Purgatorio : Canto 9

9.1 La concubina di Titone antico mostra/nascondi nota pu-9-1 la concubina: l'Aurora, compagna (nel senso etimologico, da "concumbo": giaccio insieme) di Titone, mitico personaggio cui gli dei avevan concesso l'immortalità, senza però dotarlo dell'eterna giovinezza ( " antico ", cioè vecchio), già si schiariva affacciandosi al balcone (" balco ") orientale, uscendo dalle braccia del suo dolce amico (Titone). Naturalmente l'Aurora è apparsa nell'emisfero boreale (cfr. v. 7 e segg.).
9.2 già s'imbiancava al balco d'oriente,
9.3 fuor de le braccia del suo dolce amico;

9.4 di gemme la sua fronte era lucente,
9.5 poste in figura del freddo animale mostra/nascondi nota pu-9-5 freddo animale: potrebbe essere lo Scorpione, sebbene da noi, poco prima del sorgere del sole, nell'equinozio di primavera, si veda la costellazione dei Pesci; però l'immagine " con la coda percuote " meglio si adatta allo Scorpione, che in quel periodo si trova più su dei Pesci, come se " l'Aurora protenda il capo verso il mezzo del cielo, sì che le stelle dello Scorpione le stieno in fronte a guisa di splendida corona " (Torraca).
9.6 che con la coda percuote la gente;

9.7 e la notte, de' passi con che sale, mostra/nascondi nota pu-9-7 e la notte: e in Purgatorio (" nel loco ov'eravamo " ) la notte aveva compiuto due passi e il terzo era a metà (" già chinava.); sono trascorse quasi tre ore di notte.
9.8 fatti avea due nel loco ov'eravamo,
9.9 e 'l terzo già chinava in giuso l'ale;

9.10 quand'io, che meco avea di quel d'Adamo, mostra/nascondi nota pu-9-10 quel d'Adamo: il corpo.
9.11 vinto dal sonno, in su l'erba inchinai
9.12 là 've già tutti e cinque sedavamo.

9.13 Ne l'ora che comincia i tristi lai
9.14 la rondinella presso a la mattina,
9.15 forse a memoria de' suo' primi guai, mostra/nascondi nota pu-9-15 primi guai: secondo la leggenda, Tereo usò violenza alla cognata Filomena, la quale, per vendetta, aiutò la sorella Progne, moglie dell'infedele, ad uccidere il figlio Iti per imbandire le carni al padre. Scoperto l'atroce misfatto, Progne fu trasformata in rondine e Filomena in usignolo, mentre cercavano di sfuggire alla spada di Tereo. Qui però Dante segue la versione per cui in rondine fu mutata Filomena, che al mattino si lamenta dell'oltraggio subìto (" primi guai ").

9.16 e che la mente nostra, peregrina
9.17 più da la carne e men da' pensier presa,
9.18 a le sue vision quasi è divina, mostra/nascondi nota pu-9-18 quasi è divina: si credeva ai tempi di Dante che i sogni avuti sul far del mattino fossero veritieri (cfr. Inf. c. XXVI, 7).

9.19 in sogno mi parea veder sospesa
9.20 un'aguglia nel ciel con penne d'oro,
9.21 con l'ali aperte e a calare intesa;

9.22 ed esser mi parea là dove fuoro mostra/nascondi nota pu-9-22 là dove: sul monte Ida, nella Troade, dove Ganimede fu rapito dall'aquila di Giove, per esser condotto a servire nelle riunioni degli dei (" sommo consistoro " ), come coppiere.
9.23 abbandonati i suoi da Ganimede,
9.24 quando fu ratto al sommo consistoro.

9.25 Fra me pensava: "Forse questa fiede mostra/nascondi nota pu-9-25 fiede: ferisce, colpisce solo qui per consuetudine (" uso ").
9.26 pur qui per uso, e forse d'altro loco
9.27 disdegna di portarne suso in piede". mostra/nascondi nota pu-9-27 in piede: afferrando con gli artigli.

9.28 Poi mi parea che, poi rotata un poco,
9.29 terribil come folgor discendesse,
9.30 e me rapisse suso infino al foco. mostra/nascondi nota pu-9-30 al foco: la sfera del fuoco, situata dai cosmografi tra la sfera dell'aria e il cielo della luna.

9.31 Ivi parea che ella e io ardesse;
9.32 e sì lo 'ncendio imaginato cosse,
9.33 che convenne che 'l sonno si rompesse.

9.34 Non altrimenti Achille si riscosse, mostra/nascondi nota pu-9-34 Achille: Achille fu, dalla madre Teti, tolto al centauro Chirone, che l'educava, e condotto in Sciro, isola dell'Egeo, dove visse in vesti femminili alla corte del re Licomede. Di qui Ulisse e Diomede (" li Greci ") lo trassero a combattere sotto le mura di Troia (cfr. Inf. c. XXVI, 61 e n.).
9.35 li occhi svegliati rivolgendo in giro
9.36 e non sappiendo là dove si fosse,

9.37 quando la madre da Chirón a Schiro
9.38 trafuggò lui dormendo in le sue braccia,
9.39 là onde poi li Greci il dipartiro;

9.40 che mi scoss'io, sì come da la faccia
9.41 mi fuggì 'l sonno, e diventa' ismorto,
9.42 come fa l'uom che, spaventato, agghiaccia.

9.43 Dallato m'era solo il mio conforto, mostra/nascondi nota pu-9-43 il mio conforto: Virgilio, Sordello, Nino e Corrado sono rimasti nella valletta.
9.44 e 'l sole er'alto già più che due ore,
9.45 e 'l viso m'era a la marina torto. mostra/nascondi nota pu-9-45 a la marina: verso il mare, d'onde era sorto il sole.

9.46 «Non aver tema», disse il mio segnore;
9.47 «fatti sicur, ché noi semo a buon punto;
9.48 non stringer, ma rallarga ogne vigore. mostra/nascondi nota pu-9-48 non stringer: non perdere, ma accresci il tuo coraggio.

9.49 Tu se' omai al purgatorio giunto:
9.50 vedi là il balzo che 'l chiude dintorno;
9.51 vedi l'entrata là 've par digiunto.

9.52 Dianzi, ne l'alba che procede al giorno, mostra/nascondi nota pu-9-52 procede: precede.
9.53 quando l'anima tua dentro dormia,
9.54 sovra li fiori ond'è là giù addorno

9.55 venne una donna, e disse: "I' son Lucia; mostra/nascondi nota pu-9-55 Lucia: la grazia illuminante (cfr. Inf. II, 97).
9.56 lasciatemi pigliar costui che dorme;
9.57 sì l'agevolerò per la sua via".

9.58 Sordel rimase e l'altre genti forme;
9.59 ella ti tolse, e come 'l dì fu chiaro,
9.60 sen venne suso; e io per le sue orme.

9.61 Qui ti posò, ma pria mi dimostraro
9.62 li occhi suoi belli quella intrata aperta;
9.63 poi ella e 'l sonno ad una se n'andaro». mostra/nascondi nota pu-9-63 ad una: nello stesso tempo.

9.64 A guisa d'uom che 'n dubbio si raccerta
9.65 e che muta in conforto sua paura,
9.66 poi che la verità li è discoperta,

9.67 mi cambia' io; e come sanza cura
9.68 vide me 'l duca mio, su per lo balzo
9.69 si mosse, e io di rietro inver' l'altura.

9.70 Lettor, tu vedi ben com'io innalzo
9.71 la mia matera, e però con più arte
9.72 non ti maravigliar s'io la rincalzo.

9.73 Noi ci appressammo, ed eravamo in parte, mostra/nascondi nota pu-9-73 ed eravamo in parte: in un luogo tale che, là dove prima mi sembrava che vi fosse un'interruzione (" rotto "), come una fenditura, che divida un muro, vidi una porta e, sotto, tre gradini per raggiungerla.
9.74 che là dove pareami prima rotto,
9.75 pur come un fesso che muro diparte,

9.76 vidi una porta, e tre gradi di sotto
9.77 per gire ad essa, di color diversi,
9.78 e un portier ch'ancor non facea motto.

9.79 E come l'occhio più e più v'apersi,
9.80 vidil seder sovra 'l grado sovrano, mostra/nascondi nota pu-9-80 'l grado sovrano: il gradino superiore.
9.81 tal ne la faccia ch'io non lo soffersi;

9.82 e una spada nuda avea in mano, mostra/nascondi nota pu-9-82 spada: simbolo della giustizia.
9.83 che reflettea i raggi sì ver' noi,
9.84 ch'io drizzava spesso il viso in vano.

9.85 «Dite costinci: che volete voi?», mostra/nascondi nota pu-9-85 costinci: di costì, di dove vi trovate.
9.86 cominciò elli a dire, «ov'è la scorta?
9.87 Guardate che 'l venir sù non vi nòi». mostra/nascondi nota pu-9-87 non vi nòi: non vi nuoccia, non vi rechi danno.

9.88 «Donna del ciel, di queste cose accorta»,
9.89 rispuose 'l mio maestro a lui, «pur dianzi
9.90 ne disse: "Andate là: quivi è la porta"».

9.91 «Ed ella i passi vostri in bene avanzi»,
9.92 ricominciò il cortese portinaio: mostra/nascondi nota pu-9-92 il cortese portinaio: è l'angelo portiere del Purgatorio.
9.93 «Venite dunque a' nostri gradi innanzi».

9.94 Là ne venimmo; e lo scaglion primaio mostra/nascondi nota pu-9-94 lo scaglion primaio: la porta, in generale, simboleggia la penitenza. Il primo gradino rappresenta la contrizione, che lava il cuore dalla macchia del peccato; perciò è bianco come marmo. Il secondo gradino, di color scuro e quasi nero (cfr. Inf. c. V, 89) rappresenta la confessione, che svela le oscurità del cuore e con le fessure " attesta rotta la durezza del cuore "(Vandelli). Il terzo, color porfido, simile a sangue che sgorga, simboleggia la soddisfazione, mediante le opere, dei peccati confessati. La soglia di diamante rappresenta la solida base su cui poggia l'autorità della Chiesa.
9.95 bianco marmo era sì pulito e terso,
9.96 ch'io mi specchiai in esso qual io paio.

9.97 Era il secondo tinto più che perso,
9.98 d'una petrina ruvida e arsiccia,
9.99 crepata per lo lungo e per traverso.

9.100 Lo terzo, che di sopra s'ammassiccia,
9.101 porfido mi parea, sì fiammeggiante,
9.102 come sangue che fuor di vena spiccia.

9.103 Sovra questo tenea ambo le piante
9.104 l'angel di Dio, sedendo in su la soglia,
9.105 che mi sembiava pietra di diamante.

9.106 Per li tre gradi sù di buona voglia
9.107 mi trasse il duca mio, dicendo: «Chiedi
9.108 umilemente che 'l serrame scioglia».

9.109 Divoto mi gittai a' santi piedi;
9.110 misericordia chiesi e ch'el m'aprisse,
9.111 ma tre volte nel petto pria mi diedi.

9.112 Sette P ne la fronte mi descrisse mostra/nascondi nota pu-9-112 Sette P: simboleggiano i sette peccati mortali.
9.113 col punton de la spada, e «Fa che lavi,
9.114 quando se' dentro, queste piaghe», disse.

9.115 Cenere, o terra che secca si cavi,
9.116 d'un color fora col suo vestimento; mostra/nascondi nota pu-9-116 d'un color fora: sarebbe dello stesso colore: cioè color cenere qual'è quello " del sacco della penitenza " (Pietrobono).
9.117 e di sotto da quel trasse due chiavi. mostra/nascondi nota pu-9-117 due chiavi: sono le chiavi del regno dei cieli. Quella d'oro simboleggia l'autorità di assolvere, concessa al sacerdote, quella d'argento, la sapienza indispensabile per giudicare.

9.118 L'una era d'oro e l'altra era d'argento;
9.119 pria con la bianca e poscia con la gialla
9.120 fece a la porta sì, ch'i' fu' contento.

9.121 «Quandunque l'una d'este chiavi falla, mostra/nascondi nota pu-9-121 Quandunque: ogni volta che.
9.122 che non si volga dritta per la toppa»,
9.123 diss'elli a noi, «non s'apre questa calla.

9.124 Più cara è l'una; ma l'altra vuol troppa mostra/nascondi nota pu-9-124 Più cara è l'una: più preziosa è la chiave d'oro.
9.125 d'arte e d'ingegno avanti che diserri,
9.126 perch'ella è quella che 'l nodo digroppa. mostra/nascondi nota pu-9-126 digroppa: scioglie, dipana.

9.127 Da Pier le tegno; e dissemi ch'i' erri mostra/nascondi nota pu-9-127 Pier: San Pietro, che le ebbe da Cristo. Ed egli lo esortò ad errare piuttosto per eccesso d'indulgenza che per difetto, pur che la gente si mostrasse umile e pentita.
9.128 anzi ad aprir ch'a tenerla serrata,
9.129 pur che la gente a' piedi mi s'atterri».

9.130 Poi pinse l'uscio a la porta sacrata,
9.131 dicendo: «Intrate; ma facciovi accorti
9.132 che di fuor torna chi 'n dietro si guata».

9.133 E quando fuor ne' cardini distorti
9.134 li spigoli di quella regge sacra, mostra/nascondi nota pu-9-134 regge: porta; è parola arcaica.
9.135 che di metallo son sonanti e forti,

9.136 non rugghiò sì né si mostrò sì acra mostra/nascondi nota pu-9-136 sì acra: così dura ad aprirsi. " Tarpea " è il tempio capitolino, sulla rupe omonima, ov'era custodito il pubblico Tesoro, affidato alle cure del tribuno L. Cecilio Metello, che fu scacciato; per cui Cesare se ne impadronì, lasciando consunta (" macra ") la cassa dello stato.
9.137 Tarpea, come tolto le fu il buono
9.138 Metello, per che poi rimase macra.

9.139 Io mi rivolsi attento al primo tuono, mostra/nascondi nota pu-9-139 al primo tuono: è il " rugghio " emesso dalla porta nel girare sui cardini, che acquista un armonioso valore musicale.
9.140 e "Te Deum laudamus" mi parea mostra/nascondi nota pu-9-140 Te Deum: è l'inno di lode alla Trinità che nelle cerimonie liturgiche si si intona a Dio in segno di ringraziamento ed esultanza.
9.141 udire in voce mista al dolce suono.

9.142 Tale imagine a punto mi rendea
9.143 ciò ch'io udiva, qual prender si suole
9.144 quando a cantar con organi si stea; mostra/nascondi nota pu-9-144 si stea: si stia.

9.145 ch'or sì or no s'intendon le parole.




Ancor digesto, scende ov'è più bello | tacer che dire; e quindi poscia geme | sovr'altrui sangue in natural vasello.   •   Purgatorio, Canto 25, Verso 44

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