Purgatorio : Canto 14

14.1 «Chi è costui che 'l nostro monte cerchia mostra/nascondi nota pu-14-1 cerchia: percorre girandogli intorno.
14.2 prima che morte li abbia dato il volo,
14.3 e apre li occhi a sua voglia e coverchia?». mostra/nascondi nota pu-14-3 e coverchia: e coperchia, cioè chiude le palpebre.

14.4 «Non so chi sia, ma so ch'e' non è solo:
14.5 domandal tu che più li t'avvicini,
14.6 e dolcemente, sì che parli, acco'lo». mostra/nascondi nota pu-14-6 acco'lo : accoglilo.

14.7 Così due spirti, l'uno a l'altro chini,
14.8 ragionavan di me ivi a man dritta;
14.9 poi fer li visi, per dirmi, supini; mostra/nascondi nota pu-14-9 supini: levati verso l'alto.

14.10 e disse l'uno: «O anima che fitta mostra/nascondi nota pu-14-10 l'uno: è Guido del Duca, della nobile famiglia ravennate degli Onesti, vissuto nella prima meta del sec. XIII. Di lui sappiamo soltanto che esercitò in Romagna la professione di giudice, e che era ancor vivo nel 1249. Fu uomo di parte ghibellina.
14.11 nel corpo ancora inver' lo ciel ten vai,
14.12 per carità ne consola e ne ditta mostra/nascondi nota pu-14-12 ne ditta: dicci (da dittare, frequentativo di dire).

14.13 onde vieni e chi se'; ché tu ne fai
14.14 tanto maravigliar de la tua grazia,
14.15 quanto vuol cosa che non fu più mai». mostra/nascondi nota pu-14-15 quanto vuol: quanto richiede una cosa mai accaduta.

14.16 E io: «Per mezza Toscana si spazia
14.17 un fiumicel che nasce in Falterona, mostra/nascondi nota pu-14-17 un fiumicel: l'Arno, che nasce dal monte Falterona e a cui non bastano (" nol sazia ") cento miglia di corso.
14.18 e cento miglia di corso nol sazia.

14.19 Di sovr'esso rech'io questa persona:
14.20 dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno,
14.21 ché 'l nome mio ancor molto non suona».

14.22 «Se ben lo 'ntendimento tuo accarno mostra/nascondi nota pu-14-22 accarno: penetro con l'intelletto fino a comprendere la sostanza.
14.23 con lo 'ntelletto», allora mi rispuose
14.24 quei che diceva pria, «tu parli d'Arno».

14.25 E l'altro disse lui: «Perché nascose mostra/nascondi nota pu-14-25 E l'altro: è Rinieri dei Paolucci da Calboli, forlivese e uomo di parte guelfa. Prese parte attiva alle lotte interne delle Romagne, ricoprendo ripetutamente la carica di podestà in varie città emiliano-romagnole. Morì nel 1296, quando le milizie forlivesi, guidate da Scarpetta Ordelaffi, espugnarono il castello di Calboli.
14.26 questi il vocabol di quella riviera, mostra/nascondi nota pu-14-26 vocabol: nome (cfr. c. V, 97).
14.27 pur com'om fa de l'orribili cose?».

14.28 E l'ombra che di ciò domandata era,
14.29 si sdebitò così: «Non so; ma degno
14.30 ben è che 'l nome di tal valle pèra; mostra/nascondi nota pu-14-30 pèra: perisca, sia dimenticato.

14.31 ché dal principio suo, ov'è sì pregno mostra/nascondi nota pu-14-31 ché dal principio: poiché, dalla sua sorgente, ove l'Appennino (" l'alpestro monte "), dal quale è staccato il capo Faro (" Peloro "), sulle coste sicule davanti alla Calabria, è cosi massiccio ( " pregno" ) che in pochi altri luoghi supera quella conformazione ( " segno " ), fino là dove mette foce ( " si rende " ) in cambio ( " per ristoro ") di quelle acque che il sole prosciuga dal mare mediante l'evaporazione, per cui i fiumi hanno la corrente che li accompagna ( " ciò che va con loro " ), la virtù e così nemica che viene scacciata come biscia da tutti gli abitanti della valle o per iattura del luogo, o per pessima abitudine ( " mal uso " ) che in essi si è annidata (" fruga " cfr. c. III, 3 e Inf. c. XXX,70). Si tratta della valle dell'Arno.
14.32 l'alpestro monte ond'è tronco Peloro,
14.33 che 'n pochi luoghi passa oltra quel segno,

14.34 infin là 've si rende per ristoro
14.35 di quel che 'l ciel de la marina asciuga,
14.36 ond'hanno i fiumi ciò che va con loro,

14.37 vertù così per nimica si fuga
14.38 da tutti come biscia, o per sventura
14.39 del luogo, o per mal uso che li fruga:

14.40 ond'hanno sì mutata lor natura
14.41 li abitator de la misera valle,
14.42 che par che Circe li avesse in pastura. mostra/nascondi nota pu-14-42 Circe: la mitica maga che trasformava gli uomini in bruti.

14.43 Tra brutti porci, più degni di galle mostra/nascondi nota pu-14-43 porci: sono gli abitanti del Casentino, dove scorre l'alto corso dell'Arno. Forse con allusione a Porciano, feudo dei conti Guidi di Romena. Le galle stanno per: ghiande.
14.44 che d'altro cibo fatto in uman uso,
14.45 dirizza prima il suo povero calle. mostra/nascondi nota pu-14-45 calle: il letto del fiume, ancora modesto nelle dimensioni (" povero ").

14.46 Botoli trova poi, venendo giuso, mostra/nascondi nota pu-14-46 Botoli: sono gli abitanti di Arezzo, paragonati a cagnolini ( " botoli ") ringhiosi più di quanto loro consentano le possibilità; Lo spunto può provenire dallo stemma della stessa città, dove si leggeva "a cane non magno saepe tenetur aper" ("spesso il cinghiale viene preso da un piccolo cane. Presso Arezzo l'Arno piega in un'ansa (" torce il muso ") e va a formare il Valdarno superiore.
14.47 ringhiosi più che non chiede lor possa,
14.48 e da lor disdegnosa torce il muso.

14.49 Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa, mostra/nascondi nota pu-14-49 Vassi caggendo: va sempre più a valle, cadendo (" caggendo ").
14.50 tanto più trova di can farsi lupi mostra/nascondi nota pu-14-50 di can farsi lupi: gli abitanti da cani si trasformarono in lupi, animali feroci e bramosi. Siamo a Firenze.
14.51 la maladetta e sventurata fossa.

14.52 Discesa poi per più pelaghi cupi, mostra/nascondi nota pu-14-52 pelaghi cupi: i tratti incassati del Valdarno inferiore, dopo Signa.
14.53 trova le volpi sì piene di froda, mostra/nascondi nota pu-14-53 le volpi: sono gli abitanti di Pisa, che non temono astuzia (" ingegno ": trappola) che li sorprenda.
14.54 che non temono ingegno che le occùpi.

14.55 Né lascerò di dir perch'altri m'oda;
14.56 e buon sarà costui, s'ancor s'ammenta mostra/nascondi nota pu-14-56 costui: Dante, se, tornato sulla terra, ancora terrà a mente (" s'ammenta ") ciò che lo spirito della verità mi svela (" mi disnoda " ).
14.57 di ciò che vero spirto mi disnoda.

14.58 Io veggio tuo nepote che diventa mostra/nascondi nota pu-14-58 tuo nepote: si rivolge a Rinieri, il cui nipote, Fulcieri, chiamato come podestà in Firenze nel primo semestre del 1303, realizzò i più arditi desideri dei Neri, con l'inferire contro i Bianchi. Torturò e uccise molti fiorentini come belva esperta (" antica ") guadagnandosi una orribile reputazione di sanguinario e lasciò la città in una condizione tale, che neppure in mille anni sarebbe tornata allo stato primitivo (" primaio ").
14.59 cacciator di quei lupi in su la riva
14.60 del fiero fiume, e tutti li sgomenta.

14.61 Vende la carne loro essendo viva;
14.62 poscia li ancide come antica belva;
14.63 molti di vita e sé di pregio priva.

14.64 Sanguinoso esce de la trista selva;
14.65 lasciala tal, che di qui a mille anni
14.66 ne lo stato primaio non si rinselva».

14.67 Com'a l'annunzio di dogliosi danni
14.68 si turba il viso di colui ch'ascolta,
14.69 da qual che parte il periglio l'assanni, mostra/nascondi nota pu-14-69 da qual che: da qualunque.

14.70 così vid'io l'altr'anima, che volta
14.71 stava a udir, turbarsi e farsi trista,
14.72 poi ch'ebbe la parola a sé raccolta.

14.73 Lo dir de l'una e de l'altra la vista
14.74 mi fer voglioso di saper lor nomi,
14.75 e dimanda ne fei con prieghi mista;

14.76 per che lo spirto che di pria parlomi mostra/nascondi nota pu-14-76 parlomi: mi parlò; è Guido del Duca.
14.77 ricominciò: «Tu vuo' ch'io mi deduca
14.78 nel fare a te ciò che tu far non vuo'mi. mostra/nascondi nota pu-14-78 non vuo'mi :non mi vuoi (cfr. v. 20).

14.79 Ma da che Dio in te vuol che traluca
14.80 tanto sua grazia, non ti sarò scarso;
14.81 però sappi ch'io fui Guido del Duca.

14.82 Fu il sangue mio d'invidia sì riarso,
14.83 che se veduto avesse uom farsi lieto,
14.84 visto m'avresti di livore sparso.

14.85 Di mia semente cotal paglia mieto; mostra/nascondi nota pu-14-85 Di mia semente: questo è il frutto ch'io raccolgo di ciò che ho seminato.
14.86 o gente umana, perché poni 'l core
14.87 là 'v'è mestier di consorte divieto? mostra/nascondi nota pu-14-87 là 'v'è mestier: là dov'è necessaria l'esclusione di ogni compagno (" di consorte divieto ") per goderne? Sono cioè i beni materiali.

14.88 Questi è Rinier; questi è 'l pregio e l'onore
14.89 de la casa da Calboli, ove nullo
14.90 fatto s'è reda poi del suo valore. mostra/nascondi nota pu-14-90 reda: erede.

14.91 E non pur lo suo sangue è fatto brullo, mostra/nascondi nota pu-14-91 E non pur: e non soltanto il suo casato s'è fatto spoglio ( " brullo " ) in Romagna (" tra 'l Po… ") delle virtù necessarie alla vita seria (" al vero ") e alla ricreazione dello spirito (" trastullo ").
14.92 tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno,
14.93 del ben richesto al vero e al trastullo;

14.94 ché dentro a questi termini è ripieno mostra/nascondi nota pu-14-94 termini: confini.
14.95 di venenosi sterpi, sì che tardi mostra/nascondi nota pu-14-95 sì che tardi: sì che per quanto si coltivasse, ormai questi sterpi stenterebbero ad essere estirpati.
14.96 per coltivare omai verrebber meno.

14.97 Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi? mostra/nascondi nota pu-14-97 Lizio: signore di Valbona, sui monti tra la Toscana e la Romagna. E' il primo di una serie di uomini virtuosi; gli altri sono: Arrigo Mainardi, dei signori di Bertinoro, Pier Traversaro signore di Ravenna dal 1218 al 1225, Guido dei conti di Carpigna o Carpegna, nel Montefeltro.
14.98 Pier Traversaro e Guido di Carpigna?
14.99 Oh Romagnuoli tornati in bastardi!

14.100 Quando in Bologna un Fabbro si ralligna? mostra/nascondi nota pu-14-100 Fabbro: della famiglia dei Lambertazzi di Bologna, capo dei ghibellini di Romagna.
14.101 quando in Faenza un Bernardin di Fosco, mostra/nascondi nota pu-14-101 Bernardin di Fosco: difese Faenza, nel 1240, contro Federico II.
14.102 verga gentil di picciola gramigna?

14.103 Non ti maravigliar s'io piango, Tosco,
14.104 quando rimembro con Guido da Prata, mostra/nascondi nota pu-14-104 Guido da Prata: gentiluomo di Prata, tra Faenza e Ravenna, vissuto a cavallo dei sec. XII e XIII.
14.105 Ugolin d'Azzo che vivette nosco, mostra/nascondi nota pu-14-105 Ugolin d'Azzo: è forse il rappresentante di Faenza alla negoziazione della Pace di Costanza nel 1183. Nosco: con noi.

14.106 Federigo Tignoso e sua brigata, mostra/nascondi nota pu-14-106 Federigo Tignoso: forse di Rimini, usava accogliere in casa sua quanti gli somigliassero moralmente (" e sua brigata ").
14.107 la casa Traversara e li Anastagi mostra/nascondi nota pu-14-107 la casa Traversara: grande famiglia ravennate, come quella degli Anastagi.
14.108 (e l'una gente e l'altra è diretata), mostra/nascondi nota pu-14-108 diretata: priva di eredi.

14.109 le donne e ' cavalier, li affanni e li agi
14.110 che ne 'nvogliava amore e cortesia
14.111 là dove i cuor son fatti sì malvagi.

14.112 O Bretinoro, ché non fuggi via, mostra/nascondi nota pu-14-112 o Bretinoro: Bertinoro, città tra Forlì e Cesena, contò famiglie rinomate per la cortesia e la liberalità; sulla piazza sorgeva (e sorge tuttora) una colonna munita di anelli, ciascuno appartenente ad una famiglia. Il forestiero che avesse legato il proprio cavallo ad uno degli anelli, diveniva automaticamente ospite della famiglia cui l'anello apparteneva.
14.113 poi che gita se n'è la tua famiglia
14.114 e molta gente per non esser ria?

14.115 Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia; mostra/nascondi nota pu-14-115 Bagnacaval: Bagnacavallo, tra Lugo e Ravenna, era feudo dei conti Malvicini, la cui discendenza in linea maschile era spenta nel 1300.
14.116 e mal fa Castrocaro, e peggio Conio, mostra/nascondi nota pu-14-116 Castrocaro: nella valle del Montone; Conio, o Cunio, era un castello presso Imola.
14.117 che di figliar tai conti più s'impiglia.

14.118 Ben faranno i Pagan, da che 'l demonio mostra/nascondi nota pu-14-118 i Pagan: i Pagani di Faenza faranno bene a non generare altri figli, dopo che Maghinardo da Susinana (" 'l demonio lor ") sarà morto (cfr. Inf. c. XXVII, 49). Maghinardo morì nel 1302.
14.119 lor sen girà; ma non però che puro
14.120 già mai rimagna d'essi testimonio.

14.121 O Ugolin de' Fantolin, sicuro mostra/nascondi nota pu-14-121 Ugolin de' Fantolin: Ugolino dei Fantolini da Cerfugnano, presso Faenza; la sua discendenza si era spenta prima del 1300, perciò il suo nome è " sicuro " di non venir macchiato.
14.122 è il nome tuo, da che più non s'aspetta
14.123 chi far lo possa, tralignando, scuro.

14.124 Ma va via, Tosco, omai; ch'or mi diletta
14.125 troppo di pianger più che di parlare,
14.126 sì m'ha nostra ragion la mente stretta». mostra/nascondi nota pu-14-126 nostra ragion: il nostro ragionamento.

14.127 Noi sapavam che quell'anime care
14.128 ci sentivano andar; però, tacendo, mostra/nascondi nota pu-14-128 però, tacendo: perciò con il loro tacere ci rassicuravano circa la strada da percorrere.
14.129 facean noi del cammin confidare.

14.130 Poi fummo fatti soli procedendo,
14.131 folgore parve quando l'aere fende,
14.132 voce che giunse di contra dicendo:

14.133 "Anciderammi qualunque m'apprende"; mostra/nascondi nota pu-14-133 Anciderammi: mi ucciderà chiunque mi troverà. E' la frase pronunciata da Caino, dopo che fu maledetto per l'uccisione di Abele. E' questo il primo esempio di invidia punita (cfr. c. XIII, 40 e n.).
14.134 e fuggì come tuon che si dilegua,
14.135 se sùbito la nuvola scoscende. mostra/nascondi nota pu-14-135 scoscende: squarcia.

14.136 Come da lei l'udir nostro ebbe triegua,
14.137 ed ecco l'altra con sì gran fracasso,
14.138 che somigliò tonar che tosto segua:

14.139 «Io sono Aglauro che divenni sasso»; mostra/nascondi nota pu-14-139 Aglauro: è la figlia di Cecrope, re di Atene, la quale fu mutata in sasso da Mercurio, poiché, mossa da invidia, ostacolava l'amore della sorella Erse per il dio.
14.140 e allor, per ristrignermi al poeta,
14.141 in destro feci e non innanzi il passo.

14.142 Già era l'aura d'ogne parte queta;
14.143 ed el mi disse: «Quel fu 'l duro camo mostra/nascondi nota pu-14-143 camo: il freno (camus era il morso per i cavalli).
14.144 che dovria l'uom tener dentro a sua meta.

14.145 Ma voi prendete l'esca, sì che l'amo mostra/nascondi nota pu-14-145 prendete l'esca: vi lasciate adescare dal demonio (" antico avversaro " cfr. c. XI, 201).
14.146 de l'antico avversaro a sé vi tira;
14.147 e però poco val freno o richiamo.

14.148 Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira,
14.149 mostrandovi le sue bellezze etterne,
14.150 e l'occhio vostro pur a terra mira;

14.151 onde vi batte chi tutto discerne». mostra/nascondi nota pu-14-151 vi batte: vi castiga.




I' m'assettai in su quelle spallacce; | sì volli dir, ma la voce non venne | com'io credetti: "Fa che tu m'abbracce".   •   Inferno, Canto 17, Verso 92

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