Inferno : Canto 30

30.1 Nel tempo che Iunone era crucciata mostra/nascondi nota in-30-1 Nel tempo: quando Giunone era adirata con la stirpe (" sangue ") tebana a causa degli amori di Giove con Semele, (figlia di Cadmo, fondatore di Tebe), come mostro più volte, fino a far morire incenerita la stessa Semele; Atamante, impazzito (" insano "), vedendo la moglie Ino, sorella di Semele, recar per mano i figlioletti Learco e Melicerta, li scambiò per una leonessa coi leoncini e, avendo egli ucciso Learco, la sventurata Ino si gettò in mare con Melicerta (" l'altro carco " ).
30.2 per Semelè contra 'l sangue tebano,
30.3 come mostrò una e altra fiata,

30.4 Atamante divenne tanto insano,
30.5 che veggendo la moglie con due figli
30.6 andar carcata da ciascuna mano,

30.7 gridò: «Tendiam le reti, sì ch'io pigli
30.8 la leonessa e ' leoncini al varco»;
30.9 e poi distese i dispietati artigli,

30.10 prendendo l'un ch'avea nome Learco,
30.11 e rotollo e percosselo ad un sasso;
30.12 e quella s'annegò con l'altro carco.

30.13 E quando la fortuna volse in basso
30.14 l'altezza de' Troian che tutto ardiva, mostra/nascondi nota in-30-14 l'altezza: quando la potenza dei Troiani che tutto osava declinò, tanto che in uno stesso tempo fu cancellato ( " casso ") il regno insieme col suo re, Priamo.
30.15 sì che 'nsieme col regno il re fu casso,

30.16 Ecuba trista, misera e cattiva, mostra/nascondi nota in-30-16 Ecuba: moglie di Priamo, divenuta schiava (" cattiva " cfr. lat. captiva) dei Greci, dopo che vide Polissena immolata sulla tomba di Achille e il cadavere del figlio Polidoro (cfr. c. XIII, 48 e n.) sulla costa della Tracia, impazzì emettendo ululati canini.
30.17 poscia che vide Polissena morta,
30.18 e del suo Polidoro in su la riva

30.19 del mar si fu la dolorosa accorta,
30.20 forsennata latrò sì come cane;
30.21 tanto il dolor le fé la mente torta.

30.22 Ma né di Tebe furie né troiane
30.23 si vider mai in alcun tanto crude, mostra/nascondi nota in-30-23 in: contro.
30.24 non punger bestie, nonché membra umane,

30.25 quant'io vidi in due ombre smorte e nude,
30.26 che mordendo correvan di quel modo
30.27 che 'l porco quando del porcil si schiude.

30.28 L'una giunse a Capocchio, e in sul nodo
30.29 del collo l'assannò, sì che, tirando,
30.30 grattar li fece il ventre al fondo sodo. mostra/nascondi nota in-30-30 al fondo sodo: al suolo duro della bolgia.

30.31 E l'Aretin che rimase, tremando mostra/nascondi nota in-30-31 l'Aretín: è Griffolino.
30.32 mi disse: «Quel folletto è Gianni Schicchi, mostra/nascondi nota in-30-32 Gianni Schicchí: è Gianni Schicchi dei Cavalcanti, fiorentino, chiamato folletto col nome che si dava a certi spiriti maligni che tormentavano gli uomini. Morì prima del 1280.
30.33 e va rabbioso altrui così conciando».

30.34 «Oh!», diss'io lui, «se l'altro non ti ficchi mostra/nascondi nota in-30-34 se l'altro: il " se " é ottativo; " l'altro " è la seconda ombra (cfr. v. 25), cioè Mirra, figlia di Cinira, re di Cipro, la quale, dominata da un'insana passione per il padre, falsificando la persona che Cinira credeva di possedere, si congiunse con lui, divenendogli perciò " amica " al di fuori e contro l'amore (" dritto amore ") che una figlia deve al padre.
30.35 li denti a dosso, non ti sia fatica
30.36 a dir chi è, pria che di qui si spicchi».

30.37 Ed elli a me: «Quell'è l'anima antica
30.38 di Mirra scellerata, che divenne
30.39 al padre fuor del dritto amore amica.

30.40 Questa a peccar con esso così venne,
30.41 falsificando sé in altrui forma,
30.42 come l'altro che là sen va, sostenne, mostra/nascondi nota in-30-42 l'altro: anche Gianni Schicchi osò (" sostenne ") sostituirsi a Buoso Donati (cfr. c. XXV, 140) già morto, facendo testamento a suo nome e dandogli validità legale (" norma "), per favorire Simone Donati, nipote di Buoso, e anche se stesso, in quanto carpì 500 fiorini e la miglior mula della scuderia (" la donna de la torma ").

30.43 per guadagnar la donna de la torma,
30.44 falsificare in sé Buoso Donati,
30.45 testando e dando al testamento norma».

30.46 E poi che i due rabbiosi fuor passati
30.47 sovra cu' io avea l'occhio tenuto,
30.48 rivolsilo a guardar li altri mal nati.

30.49 Io vidi un, fatto a guisa di leuto, mostra/nascondi nota in-30-49 a guisa dl leuto: a forma di liuto (strumento nell'aspetto simile al nostro mandolino), sol che egli avesse avuto l'inguinaia staccata (" tronca ") dalle gambe (" da l'altro… ").
30.50 pur ch'elli avesse avuta l'anguinaia
30.51 tronca da l'altro che l'uomo ha forcuto.

30.52 La grave idropesì, che sì dispaia mostra/nascondi nota in-30-52 La grave idropesì: l'idropisia, male che appesantisce (" grave ") e che così rende deformi le membra, con l'umore che trasforma in marciume, tanto che l'aspetto del viso non corrisponde alle dimensioni del ventre.
30.53 le membra con l'omor che mal converte,
30.54 che 'l viso non risponde a la ventraia,

30.55 facea lui tener le labbra aperte
30.56 come l'etico fa, che per la sete
30.57 l'un verso 'l mento e l'altro in sù rinverte.

30.58 «O voi che sanz'alcuna pena siete, mostra/nascondi nota in-30-58 l'etico: il malato di etisia.
30.59 e non so io perché, nel mondo gramo»,
30.60 diss'elli a noi, «guardate e attendete

30.61 a la miseria del maestro Adamo: mostra/nascondi nota in-30-61 maestro Adamo: è stato riconosciuto in un "magister Adam de Anglia", probabilmente inglese.
30.62 io ebbi vivo assai di quel ch'i' volli,
30.63 e ora, lasso!, un gocciol d'acqua bramo.

30.64 Li ruscelletti che d'i verdi colli
30.65 del Casentin discendon giuso in Arno,
30.66 faccendo i lor canali freddi e molli,

30.67 sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
30.68 ché l'imagine lor vie più m'asciuga
30.69 che 'l male ond'io nel volto mi discarno.

30.70 La rigida giustizia che mi fruga
30.71 tragge cagion del loco ov'io peccai mostra/nascondi nota in-30-71 del loco: dal luogo, il Casentino (cfr. v. 65), così ricco d'acque.
30.72 a metter più li miei sospiri in fuga.

30.73 Ivi è Romena, là dov'io falsai mostra/nascondi nota in-30-73 Romena: castello dei conti Guidi, per cui incarico Adamo falsificò i fiorini di Firenze, che recavano l'immagine di San Giovanni Battista. Venuto a Firenze per spacciare monete, l'incauto falsario fu scoperto e condannato al rogo.
30.74 la lega suggellata del Batista;
30.75 per ch'io il corpo sù arso lasciai.

30.76 Ma s'io vedessi qui l'anima trista mostra/nascondi nota in-30-76 Ma s'io vedessi: se io potessi vedere qui l'anima malvagia di Guido, di Alessandro, o di Aghinolfo (oppure Ildebrandino, ché quattro erano i conti di Romena), non cederei il piacere di vederla (" la vista ") in cambio di tutta l'acqua di fonte Branda. Una di queste anime (Guido, morto nel 1292) c'è già, se le anime dei falsatori di persona, che vanno in giro mordendo ( " arrabbiate ") hanno detto la verità. Ma a che serve, dato che non posso muovermi?.
30.77 di Guido o d'Alessandro o di lor frate,
30.78 per Fonte Branda non darei la vista. mostra/nascondi nota in-30-78 Fonte Branda: presso Romena, da non confondere con la Fontebranda di Siena.

30.79 Dentro c'è l'una già, se l'arrabbiate
30.80 ombre che vanno intorno dicon vero;
30.81 ma che mi val, c'ho le membra legate?

30.82 S'io fossi pur di tanto ancor leggero
30.83 ch'i' potessi in cent'anni andare un'oncia, mostra/nascondi nota in-30-83 andare un'oncia: avanzare quanto è la dodicesima parte di un piede, sarei già in cammino a cercarlo, sebbene la bolgia misuri una circonferenza di undici miglia e trasversalmente non conti meno di mezzo miglio.
30.84 io sarei messo già per lo sentiero,

30.85 cercando lui tra questa gente sconcia,
30.86 con tutto ch'ella volge undici miglia,
30.87 e men d'un mezzo di traverso non ci ha. mostra/nascondi nota in-30-87 non ci ha : da leggere "noncia", per esigenze di rima.

30.88 Io son per lor tra sì fatta famiglia: mostra/nascondi nota in-30-88 per lor: per loro colpa.
30.89 e' m'indussero a batter li fiorini
30.90 ch'avevan tre carati di mondiglia». mostra/nascondi nota in-30-90 mondiglia: il metallo vile in lega con l'oro. Un carato é la ventiquattresima parte di una oncia d'oro puro.

30.91 E io a lui: «Chi son li due tapini
30.92 che fumman come man bagnate 'l verno,
30.93 giacendo stretti a' tuoi destri confini?».

30.94 «Qui li trovai - e poi volta non dierno - », mostra/nascondi nota in-30-94 non dierno: non si sono più mossi. E non credo che si muoveranno per l'eternità.
30.95 rispuose, «quando piovvi in questo greppo, mostra/nascondi nota in-30-95 greppo: dirupo, cioè la bolgia.
30.96 e non credo che dieno in sempiterno.

30.97 L'una è la falsa ch'accusò Gioseppo; mostra/nascondi nota in-30-97 la falsa: la moglie di Putifarre, che, dopo aver cercato, inutilmente, di sedurre Giuseppe, si vendicò di lui accusandolo di aver tentato di violentarla (cfr. Genesi XXXIX, 6-23).
30.98 l'altr'è 'l falso Sinon greco di Troia: mostra/nascondi nota in-30-98 Sinon: è il greco che convinse i Troiani ad introdurre il fatale cavallo nella città, servendosi di false parole.
30.99 per febbre aguta gittan tanto leppo». mostra/nascondi nota in-30-99 leppo: è il puzzo delle cose grasse quando bruciano. I falsatori di parole, infatti, " fumman " (v. 92) perché consunti dalla febbre.

30.100 E l'un di lor, che si recò a noia
30.101 forse d'esser nomato sì oscuro,
30.102 col pugno li percosse l'epa croia. mostra/nascondi nota in-30-102 l'epa croia: la pancia dura come cuoio (cfr. lat. corium).

30.103 Quella sonò come fosse un tamburo;
30.104 e mastro Adamo li percosse il volto
30.105 col braccio suo, che non parve men duro,

30.106 dicendo a lui: «Ancor che mi sia tolto
30.107 lo muover per le membra che son gravi,
30.108 ho io il braccio a tal mestiere sciolto». mostra/nascondi nota in-30-108 a tal mestiere: per questa bisogna; il dar pugni.

30.109 Ond'ei rispuose: «Quando tu andavi
30.110 al fuoco, non l'avei tu così presto; mostra/nascondi nota in-30-110 al fuoco: al rogo.
30.111 ma sì e più l'avei quando coniavi».

30.112 E l'idropico: «Tu di' ver di questo:
30.113 ma tu non fosti sì ver testimonio
30.114 là 've del ver fosti a Troia richesto». mostra/nascondi nota in-30-114 la 've del ver: quando a Troia ti chiesero di parlare liberamente e sinceramente (là dove del vero).

30.115 «S'io dissi falso, e tu falsasti il conio»,
30.116 disse Sinon; «e son qui per un fallo,
30.117 e tu per più ch'alcun altro demonio!».

30.118 «Ricorditi, spergiuro, del cavallo», mostra/nascondi nota in-30-118 spergiuro: Simone aveva giurato di dire la verità, invocando il cielo come testimonio (cfr. En. II, 154 segg.).
30.119 rispuose quel ch'avea infiata l'epa;
30.120 «e sieti reo che tutto il mondo sallo!». mostra/nascondi nota in-30-120 sieti reo: ti sia amaro il pensare ecc.

30.121 «E te sia rea la sete onde ti crepa»,
30.122 disse 'l Greco, «la lingua, e l'acqua marcia
30.123 che 'l ventre innanzi a li occhi sì t'assiepa!». mostra/nascondi nota in-30-123 sì t'assiepa: ti si gonfia fin davanti agli occhi.

30.124 Allora il monetier: «Così si squarcia mostra/nascondi nota in-30-124 il monetier: il falsario delle monete, Adamo.
30.125 la bocca tua per tuo mal come suole;
30.126 ché s'i' ho sete e omor mi rinfarcia, mostra/nascondi nota in-30-126 mi rinfarcia: mi infarcisce, mi gonfia.

30.127 tu hai l'arsura e 'l capo che ti duole,
30.128 e per leccar lo specchio di Narcisso, mostra/nascondi nota in-30-128 e per leccar: e per lambire appena un po' d'acqua ("lo specchio di Narciso") non ci vorrebbero molte parole come invito.
30.129 non vorresti a 'nvitar molte parole».

30.130 Ad ascoltarli er'io del tutto fisso,
30.131 quando 'l maestro mi disse: «Or pur mira, mostra/nascondi nota in-30-131 Or pur mira: Continua pure a guardare, che per poco non vengo a lite con te.
30.132 che per poco che teco non mi risso!».

30.133 Quand'io 'l senti' a me parlar con ira,
30.134 volsimi verso lui con tal vergogna,
30.135 ch'ancor per la memoria mi si gira.

30.136 Qual è colui che suo dannaggio sogna, mostra/nascondi nota in-30-136 dannaggio: danno.
30.137 che sognando desidera sognare,
30.138 sì che quel ch'è, come non fosse, agogna, mostra/nascondi nota in-30-138 sì che: sì che desidera che il sogno sia sogno (" quel ch'è "), come se non lo fosse.

30.139 tal mi fec'io, non possendo parlare,
30.140 che disiava scusarmi, e scusava
30.141 me tuttavia, e nol mi credea fare.

30.142 «Maggior difetto men vergogna lava», mostra/nascondi nota in-30-142 Maggior difetto: una vergogna anche minore lava una colpa anche maggiore di quel che la tua non è stata.
30.143 disse 'l maestro, «che 'l tuo non è stato;
30.144 però d'ogne trestizia ti disgrava.

30.145 E fa ragion ch'io ti sia sempre allato, mostra/nascondi nota in-30-145 fa ragion: fa conto.
30.146 se più avvien che fortuna t'accoglia mostra/nascondi nota in-30-146 fortuna: la sorte ti faccia trovare (" t'accoglia ") in luogo ove siano persone prese da simile alterco (" piato ").
30.147 dove sien genti in simigliante piato:

30.148 ché voler ciò udire è bassa voglia».




E io: «Maestro, assai chiara procede | la tua ragione, e assai ben distingue | questo baràtro e 'l popol ch'e' possiede.   •   Inferno, Canto 11, Verso 68

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