Inferno : Canto 28

28.1 Chi poria mai pur con parole sciolte mostra/nascondi nota in-28-1 parole sciolte: in prosa che è libera dai legami del verso (cfr. lat. oratio soluta).
28.2 dicer del sangue e de le piaghe a pieno
28.3 ch'i' ora vidi, per narrar più volte? mostra/nascondi nota in-28-3 per narrar più volte: per quanto provasse a ripetere la narrazione.

28.4 Ogne lingua per certo verria meno mostra/nascondi nota in-28-4 verria meno: sarebbe insufficiente.
28.5 per lo nostro sermone e per la mente
28.6 c'hanno a tanto comprender poco seno. mostra/nascondi nota in-28-6 seno: capacità.

28.7 S'el s'aunasse ancor tutta la gente mostra/nascondi nota in-28-7 s'aunasse: si radunasse di nuovo ( " ancor ").
28.8 che già in su la fortunata terra mostra/nascondi nota in-28-8 fortunata: fortunosa terra di Puglia.
28.9 di Puglia, fu del suo sangue dolente

28.10 per li Troiani e per la lunga guerra mostra/nascondi nota in-28-10 per li Troiani: a causa dei Romani, discendenti dei Troiani, durante le guerre sannitiche e nella seconda guerra punica, quando, come attesta Livio, a Canne Annibale riempì più di " tre moggia " con gli anelli tolti ai nemici uccisi.
28.11 che de l'anella fé sì alte spoglie,
28.12 come Livio scrive, che non erra,

28.13 con quella che sentio di colpi doglie mostra/nascondi nota in-28-13 con quella: con quella gente che fu ferita e uccisa quando Roberto il Guiscardo cacciò i Saraceni dall'Italia meridionale; e l'altra, le cui ossa ancora sono ammucchiate a Ceprano. Veramente, Carlo I d'Angiò passò per il ponte di Ceprano, sul Liri, lasciato libero in seguito al tradimento dei baroni pugliesi (v. 16 e segg.), ma la battaglia si svolse nel 1266, a Benevento, dove fu ucciso Manfredi. A Tagliacozzo, nel 1268, fu battuto Corradino di Svevia e la vittoria di Carlo fu dovuta, più che alle armi, all'astuzia di Alardo di Valery.
28.14 per contastare a Ruberto Guiscardo;
28.15 e l'altra il cui ossame ancor s'accoglie

28.16 a Ceperan, là dove fu bugiardo
28.17 ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo,
28.18 dove sanz'arme vinse il vecchio Alardo;

28.19 e qual forato suo membro e qual mozzo
28.20 mostrasse, d'aequar sarebbe nulla mostra/nascondi nota in-28-20 d'aequar sarebbe nulla: non vi sarebbe modo di uguagliare la misura (" modo ") del carname contenuto nella nona bolgia.
28.21 il modo de la nona bolgia sozzo.

28.22 Già veggia, per mezzul perdere o lulla, mostra/nascondi nota in-28-22 Già veggia : una botte ( " veggia " ) per il fatto di perdere la doga di mezzo (" mezzul ") o una doga laterale (" lulla ") del fondo, non si squarcia (" pertugia ") casi come io vidi uno, spaccato dal mento fino al posteriore, dove si emette vento ( " trulla " ).
28.23 com'io vidi un, così non si pertugia,
28.24 rotto dal mento infin dove si trulla.

28.25 Tra le gambe pendevan le minugia; mostra/nascondi nota in-28-25 le minugia: le budella (cfr. lat. minutia).
28.26 la corata pareva e 'l tristo sacco mostra/nascondi nota in-28-26 pareva: appariva, era visibile la " corata ", cioè cuore, fegato, polmoni, milza e intestino (" 'l tristo sacco ").
28.27 che merda fa di quel che si trangugia.

28.28 Mentre che tutto in lui veder m'attacco,
28.29 guardommi, e con le man s'aperse il petto,
28.30 dicendo: «Or vedi com'io mi dilacco! mostra/nascondi nota in-28-30 mi dilacco: mi squarcio in due pezzi.

28.31 vedi come storpiato è Maometto! mostra/nascondi nota in-28-31 Maometto: è il fondatore dell'Islamismo (560-633), considerato nel Medio Evo come un cristiano scismatico. Alì è il cugino e genero di Maometto, uno dei primi seguaci dell'Islamismo.
28.32 Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
28.33 fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

28.34 E tutti li altri che tu vedi qui,
28.35 seminator di scandalo e di scisma mostra/nascondi nota in-28-35 di scandalo e di scisma: di discordia e di scissione, perciò questi peccatori sono così divisi nella persona (" fessi ").
28.36 fuor vivi, e però son fessi così.

28.37 Un diavolo è qua dietro che n'accisma mostra/nascondi nota in-28-37 n'accisma: ci spacca, sottoponendo al taglio della spada ciascuno di questa schiera (" risma "), quando abbiamo compiuto l'intero giro della bolgia. E ogni giro si ripete la pena.
28.38 sì crudelmente, al taglio de la spada
28.39 rimettendo ciascun di questa risma,

28.40 quand'avem volta la dolente strada;
28.41 però che le ferite son richiuse
28.42 prima ch'altri dinanzi li rivada. mostra/nascondi nota in-28-42 altri: noi; le ferite, insomma si rimarginano.

28.43 Ma tu chi se' che 'n su lo scoglio muse, mostra/nascondi nota in-28-43 muse: musi, cioè rivolgi il muso, lo sguardo.
28.44 forse per indugiar d'ire a la pena
28.45 ch'è giudicata in su le tue accuse?». mostra/nascondi nota in-28-45 giudicata : assegnata in base ( " in su ") alle tue confessioni (" accuse ").

28.46 «Né morte 'l giunse ancor, né colpa 'l mena», mostra/nascondi nota in-28-46 'l giunse: lo ha raggiunto.
28.47 rispuose 'l mio maestro «a tormentarlo;
28.48 ma per dar lui esperienza piena,

28.49 a me, che morto son, convien menarlo
28.50 per lo 'nferno qua giù di giro in giro;
28.51 e quest'è ver così com'io ti parlo».

28.52 Più fuor di cento che, quando l'udiro, mostra/nascondi nota in-28-52 fuor: furono più di cento che….
28.53 s'arrestaron nel fosso a riguardarmi
28.54 per maraviglia obliando il martiro.

28.55 «Or dì a fra Dolcin dunque che s'armi, mostra/nascondi nota in-28-55 fra Dolcin: Dolcino Tornielli non fu frate, ma seguace della setta dei Fratelli Apostolici (o Apostoli), che auspicava un ritorno alla semplicità di costume degli Apostoli e predicava la comunanza dei beni e delle donne. Clemente V promosse una crociata contro di lui e, nel 1307, Dolcino fu costretto ad arrendersi per fame. Fu arso vivo a Novara con alcuni suoi seguaci. Qui Maometto lo fa avvertire che si provveda di cibo (" di vivanda ") in modo che la morsa (" stretta ") della neve non faciliti la vittoria ai Novaresi e agli altri crociati, vittoria che altrimenti non sarebbe facile (" leve ") conseguire.
28.56 tu che forse vedra' il sole in breve,
28.57 s'ello non vuol qui tosto seguitarmi,

28.58 sì di vivanda, che stretta di neve
28.59 non rechi la vittoria al Noarese,
28.60 ch'altrimenti acquistar non sarìa leve».

28.61 Poi che l'un piè per girsene sospese,
28.62 Maometto mi disse esta parola;
28.63 indi a partirsi in terra lo distese.

28.64 Un altro, che forata avea la gola
28.65 e tronco 'l naso infin sotto le ciglia,
28.66 e non avea mai ch'una orecchia sola, mostra/nascondi nota in-28-66 mai ch': più che (cfr. lat. magis) nel senso di: altro che.

28.67 ristato a riguardar per maraviglia
28.68 con li altri, innanzi a li altri aprì la canna, mostra/nascondi nota in-28-68 la canna: l'orribile ferita alla gola (cfr. v. 64).
28.69 ch'era di fuor d'ogni parte vermiglia,

28.70 e disse: «O tu cui colpa non condanna
28.71 e cu' io vidi su in terra latina, mostra/nascondi nota in-28-71 terra latina: l'Italia.
28.72 se troppa simiglianza non m'inganna,

28.73 rimembriti di Pier da Medicina, mostra/nascondi nota in-28-73 Pier da Medicina: personaggio di cui ben poco si conosce; Medicina si trova presso Bologna, città ove forse Piero poté incontrare Dante.
28.74 se mai torni a veder lo dolce piano
28.75 che da Vercelli a Marcabò dichina. mostra/nascondi nota in-28-75 Marcabò: castello dei Veneziani presso Ravenna.

28.76 E fa saper a' due miglior da Fano, mostra/nascondi nota in-28-76 due miglior da Fano: sono Guido del Cassero e Agnolello da Carignano, che furono gettati dalla nave e annegati (" mazzerati ") presso Cattolica, tra Rimini e Pesaro, per opera del tiranno Malatestino Malatesta (cfr. c. XXVII, 46 e segg.); con un tal delitto, che Nettuno non ne vide mai uno simile, tra Cipro e Maiorca (" Maiolica ") cioè in tutto il Mediterraneo, neppure per opera di pirati o di greci (" gente argolica "), ritenuti proverbiali traditori.
28.77 a messer Guido e anco ad Angiolello,
28.78 che, se l'antiveder qui non è vano,

28.79 gittati saran fuor di lor vasello
28.80 e mazzerati presso a la Cattolica
28.81 per tradimento d'un tiranno fello.

28.82 Tra l'isola di Cipri e di Maiolica
28.83 non vide mai sì gran fallo Nettuno,
28.84 non da pirate, non da gente argolica.

28.85 Quel traditor che vede pur con l'uno, mostra/nascondi nota in-28-85 Quel traditor: il traditore Malatestino, orbo di un occhio, che governa la terra di Rimini, che uno (" tal ") a me vicino, e cioè Curione, vorrebbe non aver mai visto, li convocherà a parlamento, poi farà in modo che essi non abbiano bisogno (" mestier ") di invocazioni e di preghiere a1 vento di Focara (monte sul mare tra Pesaro e Cattolica) perché non ostacoli la navigazione; e ciò perché ormai saranno " mazzerati ", cioè gettati a mare con un peso per sommergerli.
28.86 e tien la terra che tale qui meco
28.87 vorrebbe di vedere esser digiuno,

28.88 farà venirli a parlamento seco;
28.89 poi farà sì, ch'al vento di Focara
28.90 non sarà lor mestier voto né preco».

28.91 E io a lui: «Dimostrami e dichiara,
28.92 se vuo' ch'i' porti sù di te novella,
28.93 chi è colui da la veduta amara». mostra/nascondi nota in-28-93 colui: è quel " tal " di cui al v. 36. cioè Curione.

28.94 Allor puose la mano a la mascella
28.95 d'un suo compagno e la bocca li aperse,
28.96 gridando: «Questi è desso, e non favella. mostra/nascondi nota in-28-96 e non favella: come si vedrà ha la lingua mozzata.

28.97 Questi, scacciato, il dubitar sommerse mostra/nascondi nota in-28-97 Questi: costui, Curione, scacciato da Roma perché del partito cesariano, raggiunse il suo capo a Ravenna e lo convinse (" il dubitar sommerse ") a passare il Rubicone, affermando che chi è pronto ( " 'l fornito " ) sempre ricevette danno dall'attendere. Poiché il Rubicone scorre vicino a Rimini, si spiegano i v. 86-87.
28.98 in Cesare, affermando che 'l fornito
28.99 sempre con danno l'attender sofferse».

28.100 Oh quanto mi pareva sbigottito
28.101 con la lingua tagliata ne la strozza
28.102 Curio, ch'a dir fu così ardito!

28.103 E un ch'avea l'una e l'altra man mozza,
28.104 levando i moncherin per l'aura fosca,
28.105 sì che 'l sangue facea la faccia sozza,

28.106 gridò: «Ricordera'ti anche del Mosca, mostra/nascondi nota in-28-106 Mosca: è Mosca dei Lamberti, fiorentino illustre, il quale nel 1215 indusse gli Amidei ad uccidere Buondelmonte de' Buondelmonti, affermando che cosa fatta non ammette discussioni; da tale uccisione ebbe origine la scissione tra Guelfi e Ghibellini in Firenze e nel resto della Toscana. Per Mosca cfr. c. VI, 80.
28.107 che disse, lasso!, "Capo ha cosa fatta",
28.108 che fu mal seme per la gente tosca».

28.109 E io li aggiunsi: «E morte di tua schiatta»; mostra/nascondi nota in-28-109 E morte: e la rovina della tua gente; i Lamberti, infatti, scacciati da Firenze, non vi fecero più ritorno.
28.110 per ch'elli, accumulando duol con duolo,
28.111 sen gio come persona trista e matta.

28.112 Ma io rimasi a riguardar lo stuolo, mostra/nascondi nota in-28-112 stuolo: la schiera dei dannati.
28.113 e vidi cosa, ch'io avrei paura,
28.114 sanza più prova, di contarla solo; mostra/nascondi nota in-28-114 sanza più prova: senza miglior prova che averla vista; se non che, mi dà sicurezza la coscienza, quella buona compagnia che ci rinfranca sotto la difesa (" asbergo " = usbergo; corazza) del sentirsi pura.

28.115 se non che coscienza m'assicura,
28.116 la buona compagnia che l'uom francheggia
28.117 sotto l'asbergo del sentirsi pura.

28.118 Io vidi certo, e ancor par ch'io 'l veggia,
28.119 un busto sanza capo andar sì come
28.120 andavan li altri de la trista greggia;

28.121 e 'l capo tronco tenea per le chiome,
28.122 pesol con mano a guisa di lanterna; mostra/nascondi nota in-28-122 pesol: pendulo, sospeso in aria, come una lanterna che rischiari la via.
28.123 e quel mirava noi e dicea: «Oh me!».

28.124 Di sé facea a sé stesso lucerna,
28.125 ed eran due in uno e uno in due: mostra/nascondi nota in-28-125 due in uno: un'unica vita animava le due parti e l'unica persona era ridotta in due tronconi.
28.126 com'esser può, quei sa che sì governa. mostra/nascondi nota in-28-126 quei sa: lo sa colui che così dispone.

28.127 Quando diritto al piè del ponte fue,
28.128 levò 'l braccio alto con tutta la testa,
28.129 per appressarne le parole sue,

28.130 che fuoro: «Or vedi la pena molesta
28.131 tu che, spirando, vai veggendo i morti:
28.132 vedi s'alcuna è grande come questa.

28.133 E perché tu di me novella porti,
28.134 sappi ch'i' son Bertram dal Bornio, quelli mostra/nascondi nota in-28-134 Bertram dal Bornio: Bertran de Born, signore del castello di Hautefort, e famoso trovatore provenzale. Si credette, a torto, che mal consigliasse il giovane Enrico III a ribellarsi al padre Enrico II, re d'Inghilterra.
28.135 che diedi al re giovane i ma' conforti.

28.136 Io feci il padre e 'l figlio in sé ribelli: mostra/nascondi nota in-28-136 in sé: tra loro (cfr. lat. inter se).
28.137 Achitofèl non fé più d'Absalone mostra/nascondi nota in-28-137 Achitofél: non più tristemente si comportò Achitofel nell'istigare con le sue esortazioni (" punzelli "), Assalonne ad uccidere il padre David.
28.138 e di Davìd coi malvagi punzelli.

28.139 Perch'io parti' così giunte persone, mostra/nascondi nota in-28-139 parti': disunii persone cosi unite.
28.140 partito porto il mio cerebro, lasso!,
28.141 dal suo principio ch'è in questo troncone. mostra/nascondi nota in-28-141 dal suo principio: il midollo spinale, da cui si credeva traesse origine il cervello (" cerebro ").

28.142 Così s'osserva in me lo contrapasso». mostra/nascondi nota in-28-142 lo contrapasso : dal lat. contra pati : soffrire in cambio. E' il criterio secondo il quale la qualità della pena corrisponde perfettamente alla natura della colpa. Di ascendenza aristotelica, era penetrato nella scolastica del tempo.




Or, perché mai non può da la salute | amor del suo subietto volger viso, | da l'odio proprio son le cose tute;   •   Purgatorio, Canto 17, Verso 108

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