Paradiso : Canto 21

21.1 Già eran li occhi miei rifissi al volto
21.2 de la mia donna, e l'animo con essi,
21.3 e da ogne altro intento s'era tolto.

21.4 E quella non ridea; ma «S'io ridessi»,
21.5 mi cominciò, «tu ti faresti quale
21.6 fu Semelè quando di cener fessi; mostra/nascondi nota pa-21-6 Semelè: Semele, figlia di Cadmo, fu amata da Giove, dalquale generò Bacco. Subdolamente consigliata dalla gelosa Giunone, volle vedere Giove in tutto il suo splendore e ne rimase incenerita.

21.7 ché la bellezza mia, che per le scale
21.8 de l'etterno palazzo più s'accende,
21.9 com'hai veduto, quanto più si sale,

21.10 se non si temperasse, tanto splende,
21.11 che 'l tuo mortal podere, al suo fulgore,
21.12 sarebbe fronda che trono scoscende. mostra/nascondi nota pa-21-12 sarebbe fronda: sarebbe come ramo che il tuono ("trono ") cioè la folgore, spezza ( " scoscende " ).

21.13 Noi sem levati al settimo splendore, mostra/nascondi nota pa-21-13 settimo splendore: il cielo di Saturno, ove si trovano gli spiriti contemplativi, che, al tempo del viaggio oltremondano, si trovava in congiunzione col segno del Leone.
21.14 che sotto 'l petto del Leone ardente
21.15 raggia mo misto giù del suo valore.

21.16 Ficca di retro a li occhi tuoi la mente,
21.17 e fa di quelli specchi a la figura mostra/nascondi nota pa-21-17 a la figura: all'immagine della scala d'oro (cfr. vv 28-29).
21.18 che 'n questo specchio ti sarà parvente».

21.19 Qual savesse qual era la pastura mostra/nascondi nota pa-21-19 qual era la pastura: con quale gaudio si pascesse il mio sguardo nel beato aspetto di Beatrice.
21.20 del viso mio ne l'aspetto beato
21.21 quand'io mi trasmutai ad altra cura,

21.22 conoscerebbe quanto m'era a grato
21.23 ubidire a la mia celeste scorta,
21.24 contrapesando l'un con l'altro lato. mostra/nascondi nota pa-21-24 l'un con l'altro lato: il piacere di ammirarla e di obbedirle.

21.25 Dentro al cristallo che 'l vocabol porta, mostra/nascondi nota pa-21-25 cristallo: il pianeta luminoso che porta il nome di Saturno, sotto la cui guida il mondo conobbe l'età dell'oro (" sotto cui giacque ogne malizia morta").
21.26 cerchiando il mondo, del suo caro duce
21.27 sotto cui giacque ogne malizia morta,

21.28 di color d'oro in che raggio traluce
21.29 vid'io uno scaleo eretto in suso
21.30 tanto, che nol seguiva la mia luce.

21.31 Vidi anche per li gradi scender giuso
21.32 tanti splendor, ch'io pensai ch'ogne lume
21.33 che par nel ciel, quindi fosse diffuso. mostra/nascondi nota pa-21-33 quindi: per quella scala.

21.34 E come, per lo natural costume,
21.35 le pole insieme, al cominciar del giorno, mostra/nascondi nota pa-21-35 le pole: le piche, o, per altri, le cornacchie.
21.36 si movono a scaldar le fredde piume;

21.37 poi altre vanno via sanza ritorno,
21.38 altre rivolgon sé onde son mosse,
21.39 e altre roteando fan soggiorno;

21.40 tal modo parve me che quivi fosse
21.41 in quello sfavillar che 'nsieme venne,
21.42 sì come in certo grado si percosse. mostra/nascondi nota pa-21-42 sì come…: non appena ebbero raggiunto un certo gradino.

21.43 E quel che presso più ci si ritenne, mostra/nascondi nota pa-21-43 E quel: e quello spirito.
21.44 si fé sì chiaro, ch'io dicea pensando:
21.45 `Io veggio ben l'amor che tu m'accenne.

21.46 Ma quella ond'io aspetto il come e 'l quando
21.47 del dire e del tacer, si sta; ond'io,
21.48 contra 'l disio, fo ben ch'io non dimando'.

21.49 Per ch'ella, che vedea il tacer mio
21.50 nel veder di colui che tutto vede,
21.51 mi disse: «Solvi il tuo caldo disio».

21.52 E io incominciai: «La mia mercede mostra/nascondi nota pa-21-52 La mia mercede: i miei meriti (cfr. Inf. c. IV 34).
21.53 non mi fa degno de la tua risposta;
21.54 ma per colei che 'l chieder mi concede,

21.55 vita beata che ti stai nascosta
21.56 dentro a la tua letizia, fammi nota
21.57 la cagion che sì presso mi t'ha posta;

21.58 e di' perché si tace in questa rota
21.59 la dolce sinfonia di paradiso, mostra/nascondi nota pa-21-59 la dolce sinfonia: il canto dei beati, ascoltato nei cieli inferiori (cfr. c. III. 122, c. V, 104, ecc.).
21.60 che giù per l'altre suona sì divota».

21.61 «Tu hai l'udir mortal sì come il viso», mostra/nascondi nota pa-21-61 sì come il viso: come la vista, cioè tale da esser sopraffatto dallo splendore e dal suono Celesti.
21.62 rispuose a me; «onde qui non si canta
21.63 per quel che Beatrice non ha riso.

21.64 Giù per li gradi de la scala santa
21.65 discesi tanto sol per farti festa
21.66 col dire e con la luce che mi ammanta;

21.67 né più amor mi fece esser più presta;
21.68 ché più e tanto amor quinci sù ferve, mostra/nascondi nota pa-21-68 ché più: ché spiriti ardenti d'amore più di me e quanto me sono da questo gradino in sù (" quinci su ").
21.69 sì come il fiammeggiar ti manifesta.

21.70 Ma l'alta carità, che ci fa serve
21.71 pronte al consiglio che 'l mondo governa,
21.72 sorteggia qui sì come tu osserve». mostra/nascondi nota pa-21-72 sorteggia: ci elegge a questo ufficio.

21.73 «Io veggio ben», diss'io, «sacra lucerna,
21.74 come libero amore in questa corte mostra/nascondi nota pa-21-74 libero amore: un atto d'amore spontaneo, e non una imposizione, spinge i beati ad obbedire agli imperscrutabili disegni divini.
21.75 basta a seguir la provedenza etterna;

21.76 ma questo è quel ch'a cerner mi par forte, mostra/nascondi nota pa-21-76 a cerner: ad intendere.
21.77 perché predestinata fosti sola
21.78 a questo officio tra le tue consorte».

21.79 Né venni prima a l'ultima parola,
21.80 che del suo mezzo fece il lume centro,
21.81 girando sé come veloce mola; mostra/nascondi nota pa-21-81 mola: la ruota del molino, la macina.

21.82 poi rispuose l'amor che v'era dentro:
21.83 «Luce divina sopra me s'appunta,
21.84 penetrando per questa in ch'io m'inventro, mostra/nascondi nota pa-21-84 per questa: attraverso questa luce, nel cui seno io sto rinchiuso (" m'inventro " ).

21.85 la cui virtù, col mio veder congiunta,
21.86 mi leva sopra me tanto, ch'i' veggio
21.87 la somma essenza de la quale è munta. mostra/nascondi nota pa-21-87 la somma essenza: Dio, da cui la luce promana (" è munta ").

21.88 Quinci vien l'allegrezza ond'io fiammeggio;
21.89 per ch'a la vista mia, quant'ella è chiara,
21.90 la chiarità de la fiamma pareggio.

21.91 Ma quell'alma nel ciel che più si schiara,
21.92 quel serafin che 'n Dio più l'occhio ha fisso,
21.93 a la dimanda tua non satisfara, mostra/nascondi nota pa-21-93 non satisfara: non potrebbe soddisfare.

21.94 però che sì s'innoltra ne lo abisso
21.95 de l'etterno statuto quel che chiedi,
21.96 che da ogne creata vista è scisso.

21.97 E al mondo mortal, quando tu riedi,
21.98 questo rapporta, sì che non presumma
21.99 a tanto segno più mover li piedi.

21.100 La mente, che qui luce, in terra fumma; mostra/nascondi nota pa-21-100 in terra fumma: è come offuscata da una caligine.
21.101 onde riguarda come può là giùe
21.102 quel che non pote perché 'l ciel l'assumma». mostra/nascondi nota pa-21-102 perché 'l ciel…: per quanto il cielo l'abbia fatta sua, conferendole un potere sconosciuto in terra.

21.103 Sì mi prescrisser le parole sue,
21.104 ch'io lasciai la quistione e mi ritrassi
21.105 a dimandarla umilmente chi fue.

21.106 «Tra ' due liti d'Italia surgon sassi, mostra/nascondi nota pa-21-106 Tra' due liti: tra il litorale Adriatico e il Tirreno sorge l'Appennino centrale ( " sassi " ).
21.107 e non molto distanti a la tua patria,
21.108 tanto che ' troni assai suonan più bassi,

21.109 e fanno un gibbo che si chiama Catria, mostra/nascondi nota pa-21-109 un gibbo: una gobba, il monte Catria, vicino Gubbio.
21.110 di sotto al quale è consecrato un ermo,
21.111 che suole esser disposto a sola latria». mostra/nascondi nota pa-21-111 latria: "è servitù dovuta a solo Iddio " (Buti); cfr. il greco "latreia" (adorazione).

21.112 Così ricominciommi il terzo sermo;
21.113 e poi, continuando, disse: «Quivi
21.114 al servigio di Dio mi fe' sì fermo,

21.115 che pur con cibi di liquor d'ulivi mostra/nascondi nota pa-21-115 pur con cibi: sol con cibi conditi d'olio.
21.116 lievemente passava caldi e geli,
21.117 contento ne' pensier contemplativi.

21.118 Render solea quel chiostro a questi cieli mostra/nascondi nota pa-21-118 Render solea: era solito render fertile messe di anime.
21.119 fertilemente; e ora è fatto vano, mostra/nascondi nota pa-21-119 vano: inutile, perché i monaci non vi si santificano.
21.120 sì che tosto convien che si riveli.

21.121 In quel loco fu' io Pietro Damiano, mostra/nascondi nota pa-21-121 Pietro Damiano: Pietro nacque a Ravenna nel 1007 e si chiamò Damiano dal nome del fratello, che gli fece da padre. Visse nel monastero di Santa Croce in Avellana e nel 1057 fu eletto cardinale; ma, poco dopo, preferì tornare al monastero. Morì nel 1072. In molte sue lettere amò firmarsi Pietro Peccatore, con il qual nome, secondo quanto si credeva ai tempi di Dante, fondò la Chiesa di S. Maria in Porto, sul litorale adriatico; ma poi sappiamo che quella chiesa fu fondata invece da Pietro degli Onesti, dopo la morte di Damiano. Di qui le diverse interpretazioni di questi versi e le relative polemiche, che tralasciamo.
21.122 e Pietro Peccator fu' ne la casa
21.123 di Nostra Donna in sul lito adriano.

21.124 Poca vita mortal m'era rimasa,
21.125 quando fui chiesto e tratto a quel cappello,
21.126 che pur di male in peggio si travasa.

21.127 Venne Cefàs e venne il gran vasello mostra/nascondi nota pa-21-127 Cefàs: Pietro, chiamato col nome ebraico Cephas = pietra, che Cristo attribuì a Simone pescatore. Il gran vasello è San Paolo (cfr. Inf. c. II, 28).
21.128 de lo Spirito Santo, magri e scalzi,
21.129 prendendo il cibo da qualunque ostello.

21.130 Or voglion quinci e quindi chi rincalzi mostra/nascondi nota pa-21-130 chi rincalzi: chi li sostenga di qua e di là.
21.131 li moderni pastori e chi li meni,
21.132 tanto son gravi, e chi di rietro li alzi.

21.133 Cuopron d'i manti loro i palafreni, mostra/nascondi nota pa-21-133 i palafreni: i cavalli di razza.
21.134 sì che due bestie van sott'una pelle:
21.135 oh pazienza che tanto sostieni!».

21.136 A questa voce vid'io più fiammelle
21.137 di grado in grado scendere e girarsi,
21.138 e ogne giro le facea più belle.

21.139 Dintorno a questa vennero e fermarsi,
21.140 e fero un grido di sì alto suono,
21.141 che non potrebbe qui assomigliarsi;

21.142 né io lo 'ntesi, sì mi vinse il tuono.




E 'ntanto per la costa di traverso | venivan genti innanzi a noi un poco, | cantando "Miserere" a verso a verso.   •   Purgatorio, Canto 5, Verso 22

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