Paradiso : Canto 16

16.1 O poca nostra nobiltà di sangue,
16.2 se gloriar di te la gente fai
16.3 qua giù dove l'affetto nostro langue, mostra/nascondi nota pa-16-3 langue: è fiacco, perché facilmente si lascia sedurre dai beni mondani.

16.4 mirabil cosa non mi sarà mai:
16.5 ché là dove appetito non si torce, mostra/nascondi nota pa-16-5 appetito non si torce: il desiderio non può esser volto al male.
16.6 dico nel cielo, io me ne gloriai.

16.7 Ben se' tu manto che tosto raccorce: mostra/nascondi nota pa-16-7 Ben: bensì, tuttavia.
16.8 sì che, se non s'appon di dì in die,
16.9 lo tempo va dintorno con le force. mostra/nascondi nota pa-16-9 con le force: con le forbici, determinando l'oblio.

16.10 Dal "voi" che prima a Roma s'offerie, mostra/nascondi nota pa-16-10 Dal "voi": l'uso del voi nel parlare, mal fu tollerato (" s'offerie ") dal popolo romano il quale, poco perseverante in esso, dà facilmente del tu.
16.11 in che la sua famiglia men persevra,
16.12 ricominciaron le parole mie;

16.13 onde Beatrice, ch'era un poco scevra, mostra/nascondi nota pa-16-13 scevra: in disparte.
16.14 ridendo, parve quella che tossio mostra/nascondi nota pa-16-14 quella che tossio: la dama di Malehaut, la quale tossi per avvertire della sua presenza, quando Ginevra, al primo convegno con Lancillotto, si trovò alla soglia del peccato (" primo fallo scritto ") come si legge nel romanzo "Lancelot du Lac". Qui Beatrice vuol richiamare l'attenzione di Dante sull'atteggiamento un po' vanaglorioso determinato dall'incauto voi, col quale vanta la propria nobiltà.
16.15 al primo fallo scritto di Ginevra.

16.16 Io cominciai: «Voi siete il padre mio;
16.17 voi mi date a parlar tutta baldezza; mostra/nascondi nota pa-16-17 beldezza: sicurtà, fiducia.
16.18 voi mi levate sì, ch'i' son più ch'io. mostra/nascondi nota pa-16-18 più ch'io: al di sopra della mia condizione.

16.19 Per tanti rivi s'empie d'allegrezza
16.20 la mente mia, che di sé fa letizia
16.21 perché può sostener che non si spezza.

16.22 Ditemi dunque, cara mia primizia, mostra/nascondi nota pa-16-22 primizia: fondatore della famiglia.
16.23 quai fuor li vostri antichi e quai fuor li anni
16.24 che si segnaro in vostra puerizia;

16.25 ditemi de l'ovil di San Giovanni mostra/nascondi nota pa-16-25 l'ovil di San Giovanni: Firenze, di cui è patrono San Giovanni.
16.26 quanto era allora, e chi eran le genti
16.27 tra esso degne di più alti scanni». mostra/nascondi nota pa-16-27 di più alti scanni: d'occupare le cariche più elevate.

16.28 Come s'avviva a lo spirar d'i venti
16.29 carbone in fiamma, così vid'io quella
16.30 luce risplendere a' miei blandimenti; mostra/nascondi nota pa-16-30 blandimenti: parole affettuose e carezzevoli.

16.31 e come a li occhi miei si fé più bella,
16.32 così con voce più dolce e soave,
16.33 ma non con questa moderna favella, mostra/nascondi nota pa-16-33 non con questa moderna favella: parlando il fiorentino antico, ovvero un linguaggio più nobile della parlata corrente.

16.34 dissemi: «Da quel dì che fu detto "Ave" mostra/nascondi nota pa-16-34 Da quel dì: dal giorno dell'Annunciazione, il 25 marzo, dal quale i Fiorentini computavano gli anni.
16.35 al parto in che mia madre, ch'è or santa,
16.36 s'alleviò di me ond'era grave,

16.37 al suo Leon cinquecento cinquanta
16.38 e trenta fiate venne questo foco mostra/nascondi nota pa-16-38 questo foco: questo ardente cielo di Marte venne a riaccendersi (" rinfiammarsi ") sotto la costellazione del Leone per 580 volte. Secondo l'"Almagesto", la rivoluzione dl Marte si compie in 687 giorni circa, che moltiplicati per 580, e divisi per i 365 della rivoluzione terrestre, portano la data di nascita di Cacciaguida al 25 gennaio del 1091.
16.39 a rinfiammarsi sotto la sua pianta.

16.40 Li antichi miei e io nacqui nel loco
16.41 dove si truova pria l'ultimo sesto mostra/nascondi nota pa-16-41 l'ultimo sesto: il sestiere di Porta San Pietro, che i corridori dell'annuale palio di Firenze incontrano per primo sul loro percorso e dove sorgevano le case degli Elisei.
16.42 da quei che corre il vostro annual gioco.

16.43 Basti d'i miei maggiori udirne questo:
16.44 chi ei si fosser e onde venner quivi,
16.45 più è tacer che ragionare onesto. mostra/nascondi nota pa-16-45 onesto: opportuno. Forse Dante non sapeva di più o gli parve sufficiente la nobiltà derivante da un antenato crociato.

16.46 Tutti color ch'a quel tempo eran ivi
16.47 da poter arme tra Marte e 'l Batista, mostra/nascondi nota pa-16-47 tra Marte e 'l Batista: tra la statua di Marte, sul Ponte Vecchio e il Battistero di San Giovanni.
16.48 erano il quinto di quei ch'or son vivi. mostra/nascondi nota pa-16-48 erano il quinto: costituivano la quinta parte di quanti ne vivevano ai tempi di Dante. Dal che si desume che la popolazione di Firenze era quintuplicata dai tempi di Cacciaguida il quale, con ciò, risponde alla terza domanda.

16.49 Ma la cittadinanza, ch'è or mista
16.50 di Campi, di Certaldo e di Fegghine, mostra/nascondi nota pa-16-50 di Campi…: Campi in Val di Bisenzio, Certaldo in Valdelsa, Figline (" Fegghine ") nel Valdarno.
16.51 pura vediesi ne l'ultimo artista. mostra/nascondi nota pa-16-51 ne l'ultimo artista: fin nel più umile artigiano.

16.52 Oh quanto fora meglio esser vicine mostra/nascondi nota pa-16-52 vicine: cioè non ancora " miste ".
16.53 quelle genti ch'io dico, e al Galluzzo mostra/nascondi nota pa-16-53 Galluzzo…Trespiano: due borgate prossime a Firenze.
16.54 e a Trespiano aver vostro confine,

16.55 che averle dentro e sostener lo puzzo
16.56 del villan d'Aguglion, di quel da Signa, mostra/nascondi nota pa-16-56 del villan d'Aguglion: è Baldo d'Aguglione, autorevole giureconsulto, autore dei falsi operati nei registri pubblici, per cui cfr. Purg. c. XII, n. 100. L'altro è Fazio Morubaldini da Signa, più volte priore e sospetto di baratteria. Aguglione (o Aquilone) è un castello in Val di Pesa, Signa è un paese presso Firenze.
16.57 che già per barattare ha l'occhio aguzzo!

16.58 Se la gente ch'al mondo più traligna
16.59 non fosse stata a Cesare noverca, mostra/nascondi nota pa-16-59 noverca: matrigna, cioè ostile all'imperatore (" Cesare "). Tale " gente " è costituita dagli ecclesiastici della Curia romana.
16.60 ma come madre a suo figlio benigna,

16.61 tal fatto è fiorentino e cambia e merca, mostra/nascondi nota pa-16-61 tal: è divenuto (" fatto ") fiorentino ed esercita le redditizie professioni del cambiavalute e del mercante, taluno ( " tal " ) proveniente dal contado, che tutt'al più si sarebbe trasferito a Simifonti, piccolo capoluogo, dove i suoi antenati andavano in cerca di elemosine.
16.62 che si sarebbe vòlto a Simifonti,
16.63 là dove andava l'avolo a la cerca;

16.64 sariesi Montemurlo ancor de' Conti; mostra/nascondi nota pa-16-64 Montemurlo: castello tra Pistoia e Prato, già appartenuto ai Guidi, " Conti " per antonomasia.
16.65 sarieno i Cerchi nel piovier d'Acone, mostra/nascondi nota pa-16-65 i Cerchi: famiglia originaria del piviere, o gruppo di parrocchie dipendenti dal piovano di Acone in Val di Sieve.
16.66 e forse in Valdigrieve i Buondelmonti. mostra/nascondi nota pa-16-66 i Buondelmonti: famiglia originaria del castello di Montebuoni in Val di Greve.

16.67 Sempre la confusion de le persone
16.68 principio fu del mal de la cittade,
16.69 come del vostro il cibo che s'appone; mostra/nascondi nota pa-16-69 come del vostro: come del vostro male è causa il cibo che si ingerisce sopra ad altro già ingerito (" che s'appone ").

16.70 e cieco toro più avaccio cade
16.71 che cieco agnello; e molte volte taglia
16.72 più e meglio una che le cinque spade.

16.73 Se tu riguardi Luni e Orbisaglia mostra/nascondi nota pa-16-73 Luni…: città rovinata già ai tempi di Dante e il cui ricordo resta nel nome Lunigiana, passato alla regione dove essa sorse. Orbisaglia: presso Macerata, città distrutta da Alarico (era la romana "Urbs Salvia").
16.74 come sono ite, e come se ne vanno
16.75 di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia, mostra/nascondi nota pa-16-75 Chiusi…: antica città etrusca, e Senigallia ("Sinigaglia"), nelle Marche, entrambe in rovina ai tempi di Dante.

16.76 udir come le schiatte si disfanno
16.77 non ti parrà nova cosa né forte,
16.78 poscia che le cittadi termine hanno.

16.79 Le vostre cose tutte hanno lor morte,
16.80 sì come voi; ma celasi in alcuna
16.81 che dura molto, e le vite son corte.

16.82 E come 'l volger del ciel de la luna mostra/nascondi nota pa-16-82 E come 'l volger: la luna ha diretta influenza sulla marea.
16.83 cuopre e discuopre i liti sanza posa,
16.84 così fa di Fiorenza la Fortuna:

16.85 per che non dee parer mirabil cosa
16.86 ciò ch'io dirò de li alti Fiorentini
16.87 onde è la fama nel tempo nascosa. mostra/nascondi nota pa-16-87 onde è la fama: la cui fama è oscurata dal tempo.

16.88 Io vidi li Ughi e vidi i Catellini, mostra/nascondi nota pa-16-88 li Ughi: questi e i seguenti sono nomi di illustri contemporanei di Cacciaguida.
16.89 Filippi, Greci, Ormanni e Alberichi,
16.90 già nel calare, illustri cittadini;

16.91 e vidi così grandi come antichi,
16.92 con quel de la Sannella, quel de l'Arca,
16.93 e Soldanieri e Ardinghi e Bostichi.

16.94 Sovra la porta ch'al presente è carca mostra/nascondi nota pa-16-94 Sovra la porta: nel sestiere di Porta San Pietro avevano le loro case, al tempo di Dante, i Cerchi e i Donati, sempre in lotta tra loro, e perciò la porta è gravata ( " carca " ) da tanto scandalo da esser causa di sciagura per la città intera.
16.95 di nova fellonia di tanto peso
16.96 che tosto fia iattura de la barca,

16.97 erano i Ravignani, ond'è disceso mostra/nascondi nota pa-16-97 i Ravignani: nobile famiglia, dalla quale è disceso Guido Guerra (cfr. Inf. c. XVI, n. 37) e chiunque altra ha preso del nome di Bellincione Berti (cfr. c. XV, 112); cioè gli Adimari e i Donati, discesi da due figlie di Bellincione.
16.98 il conte Guido e qualunque del nome
16.99 de l'alto Bellincione ha poscia preso.

16.100 Quel de la Pressa sapeva già come mostra/nascondi nota pa-16-100 Quel de la Pressa: i rappresentanti della famiglia della Pressa conoscevano l'arte di governare. Di fede ghibellina, tradirono i Fiorentini a Montaperti.
16.101 regger si vuole, e avea Galigaio mostra/nascondi nota pa-16-101 Galigaio: i Galigai avevano in famiglia un cavaliere, al quale spettava la spada dall'impugnatura dorata.
16.102 dorata in casa sua già l'elsa e 'l pome.

16.103 Grand'era già la colonna del Vaio, mostra/nascondi nota pa-16-103 Grand'era: già erano grandi i Pigli, che per insegna avevano "una colonna listata a strisce di pelle di «vaio» " (Del Lungo). Il "vaio" è lo scoiattolo.
16.104 Sacchetti, Giuochi, Fifanti e Barucci mostra/nascondi nota pa-16-104 Sacchetti: furono di parte guelfa; i Giuochi, i Fifanti, i Barucci, i Galli furono ghibellini. Quelli "ch'arrossan per lo staio" sono i Chiaramontesi, noti per la frode del sale commessa da Donato, uno di essi (cfr. Purg. c. XII, n. 100).
16.105 e Galli e quei ch'arrossan per lo staio.

16.106 Lo ceppo di che nacquero i Calfucci mostra/nascondi nota pa-16-106 Lo ceppo: i Donati e i Calfucci nacquero da un unico ceppo.
16.107 era già grande, e già eran tratti
16.108 a le curule Sizii e Arrigucci. mostra/nascondi nota pa-16-108 a le curule: alle sedie curuli, ovvero alle più alte cariche. Sizii e Arrigucci erano guelfi e abitavano presso Porta del Duomo.

16.109 Oh quali io vidi quei che son disfatti mostra/nascondi nota pa-16-109 Oh quali: allude agli Uberti, di parte ghibellina (cfr. Inf. c. X, 82 e segg.).
16.110 per lor superbia! e le palle de l'oro mostra/nascondi nota pa-16-110 le palle de l'oro: palle d'oro in campo azzurro era l'insegna dei Lamberti.
16.111 fiorian Fiorenza in tutt'i suoi gran fatti.

16.112 Così facieno i padri di coloro mostra/nascondi nota pa-16-112 i padri di coloro: gli antenati dei Visdomini e dei Tosinghi i quali, ora, hanno l'incarico di amministrare i beni vescovili quando il seggio è vacante e si impinguano in questa loro funzione (" consistoro " è ironico).
16.113 che, sempre che la vostra chiesa vaca,
16.114 si fanno grassi stando a consistoro.

16.115 L'oltracotata schiatta che s'indraca mostra/nascondi nota pa-16-115 L'oltracotata schiatta: l'oltracotante famiglia degli Adimari, che si fa drago (" s'indraca ") dietro a chi fugge… " Era irato a questa famiglia il Poeta, perché Boccaccio Adimari occupò i suoi beni, poi che fu mandato in esilio " (Landino).
16.116 dietro a chi fugge, e a chi mostra 'l dente
16.117 o ver la borsa, com'agnel si placa,

16.118 già venìa sù, ma di picciola gente;
16.119 sì che non piacque ad Ubertin Donato mostra/nascondi nota pa-16-119 sì che non piacque: Ubertino Donati, genero di Bellincione Berti, si sdegnò con il suocero, per averlo reso parente degli Adimari quando diede una delle sue figliole in moglie a un giovane di quella famiglia.
16.120 che poi il suocero il fé lor parente.

16.121 Già era 'l Caponsacco nel mercato mostra/nascondi nota pa-16-121 Caponsacco: famiglia ghibellina d'origine fiesolana. Avevano le case presso Mercato Vecchio.
16.122 disceso giù da Fiesole, e già era
16.123 buon cittadino Giuda e Infangato. mostra/nascondi nota pa-16-123 Giuda e Infangato: famiglie ghibelline.

16.124 Io dirò cosa incredibile e vera:
16.125 nel picciol cerchio s'entrava per porta mostra/nascondi nota pa-16-125 nel picciol cerchio: nella cerchia delle mura antiche c'era una porta che prendeva il nome dai della Pera (porta Peruzza), famiglia del tutto dimenticata ai tempi di Dante.
16.126 che si nomava da quei de la Pera.

16.127 Ciascun che de la bella insegna porta mostra/nascondi nota pa-16-127 Ciascun: tutte le famiglie (Giandonati, Pulci, Nerli, Gangalandi, Della Bella, Alepri) che inquartano nelle loro insegne le doghe rosse e bianche concesse dal Marchese Ugo di Toscana (" gran barone "), il cui nome e la cui virtù ricorda ai cittadini la festa di San Tommaso, in cui ricorre l'anniversario della sua morte, ebbero da lui ordini e privilegi cavallereschi, sebbene ( " avvegna che " ) oggi parteggi per la plebe colui che fascia l'antica insegna nobiliare con un fregio d'oro. Si allude a Giano Della Bella, i cui Ordinamenti di Giustizia, del 1293, favorirono apertamente il popolo.
16.128 del gran barone il cui nome e 'l cui pregio
16.129 la festa di Tommaso riconforta,

16.130 da esso ebbe milizia e privilegio;
16.131 avvegna che con popol si rauni
16.132 oggi colui che la fascia col fregio.

16.133 Già eran Gualterotti e Importuni; mostra/nascondi nota pa-16-133 Gualterotti e Importuni: abitavano in Borgo Santo Apostolo, che sarebbe più tranquillo se non fosse stato invaso da cittadini venuti di fuori.
16.134 e ancor saria Borgo più quieto,
16.135 se di novi vicin fosser digiuni.

16.136 La casa di che nacque il vostro fleto, mostra/nascondi nota pa-16-136 La casa: è la casa degli Amidei, dalla quale nacque il vostro pianto (" fleto "), per le discordie causate dal " giusto disdegno " di costoro in occasione dell'offesa ricevuta da parte di Buondelmonte Buondelnmonti, il quale aveva rifiutato di sposare una Amidei, cui già s'era promesso. Buondelmonte fu ucciso (1216) e da allora in Firenze furono i Guelfi e i Ghibellini (cfr. Inf. c. XXVIII, n. 106), divisione che uccise (" che v'ha morti ") il vivere pacifico (" lieto ").
16.137 per lo giusto disdegno che v'ha morti,
16.138 e puose fine al vostro viver lieto,

16.139 era onorata, essa e suoi consorti:
16.140 o Buondelmonte, quanto mal fuggisti
16.141 le nozze sue per li altrui conforti! mostra/nascondi nota pa-16-141 per li altrui conforti: per le istigazioni di Gualdrada Donati, che lo convinse a sposare sua figlia.

16.142 Molti sarebber lieti, che son tristi,
16.143 se Dio t'avesse conceduto ad Ema mostra/nascondi nota pa-16-143 t'avesse conceduto ad Ema: ti avesse annegato nel fiume Ema quando, per la prima volta, venisti a Firenze dalla tua Montebuoni.
16.144 la prima volta ch'a città venisti.

16.145 Ma conveniesi a quella pietra scema mostra/nascondi nota pa-16-145 pietra scema: la statua mutilata di Marte, che è a guardia di Ponte Vecchio (cfr. Inf. c. XIII, n. 147).
16.146 che guarda 'l ponte, che Fiorenza fesse
16.147 vittima ne la sua pace postrema. mostra/nascondi nota pa-16-147 vittima: Buondelmonte fu trucidato ai piedi della statua di Marte, la mattina di Pasqua del 1216.

16.148 Con queste genti, e con altre con esse,
16.149 vid'io Fiorenza in sì fatto riposo,
16.150 che non avea cagione onde piangesse:

16.151 con queste genti vid'io glorioso
16.152 e giusto il popol suo, tanto che 'l giglio
16.153 non era ad asta mai posto a ritroso, mostra/nascondi nota pa-16-153 non era ad asta…: non era mai accaduto che i nemici trascinassero lo stemma di Firenze (" 'l giglio ") con il drappo a terra, come invece fecero i Senesi dopo Montaperti. Era usanza dei vincitori rovesciare per dileggio il vessillo dei vinti. E la bandiera non era ancora stata arrossata dal sangue sparso per le discordie civili. Nel 1251, alla cacciata dei Ghibellini, i Guelfi decisero di mutare l'insegna originaria della città, costituita da un giglio bianco in campo rosso, per distinguersi dagli avversari, che vollero invece mantenerla; e le sostituirono il giglio rosso in campo bianco, rimasto intatto fino ad oggi.

16.154 né per division fatto vermiglio».




volsesi in su i vermigli e in su i gialli | fioretti verso me, non altrimenti | che vergine che li occhi onesti avvalli;   •   Purgatorio, Canto 28, Verso 55

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