Purgatorio : Canto 6

6.1 Quando si parte il gioco de la zara, mostra/nascondi nota pu-6-1 il gioco de la zara: era un gioco di dadi. Al termine il gioco " si parte ", cioè i giocatori e gli spettatori si separano.
6.2 colui che perde si riman dolente,
6.3 repetendo le volte, e tristo impara; mostra/nascondi nota pu-6-3 le volte: provando nuovi lanci tenta d'indovinare, per formarsi una regola, e, rattristato, cerca d'imparare.

6.4 con l'altro se ne va tutta la gente; mostra/nascondi nota pu-6-4 l'altro: è il vincitore.
6.5 qual va dinanzi, e qual di dietro il prende,
6.6 e qual dallato li si reca a mente;

6.7 el non s'arresta, e questo e quello intende; mostra/nascondi nota pu-6-7 intende: ascolta.
6.8 a cui porge la man, più non fa pressa; mostra/nascondi nota pu-6-8 a cui: colui al quale.
6.9 e così da la calca si difende.

6.10 Tal era io in quella turba spessa,
6.11 volgendo a loro, e qua e là, la faccia,
6.12 e promettendo mi sciogliea da essa.

6.13 Quiv'era l'Aretin che da le braccia mostra/nascondi nota pu-6-13 l'Aretin: è Benincasa da Laterina, paese prossimo ad Arezzo; fu giureconsulto a Bologna e, come giudice del podestà di Siena, condannò a morte un parente di Ghino di Tacco, famoso ladrone, il quale, quando Benincasa venne giudice a Roma, si vendicò uccidendolo proprio nell'aula del tribunale.
6.14 fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte,
6.15 e l'altro ch'annegò correndo in caccia. mostra/nascondi nota pu-6-15 l'altro: è Guccio dei Tarlati da Pietramala, di famiglia ghibellina d'Arezzo, che in uno scontro con i Bostoli, famiglia guelfa (per altri nella battaglia di Campaldino), fu trascinato dal cavallo in Arno e vi annegò.

6.16 Quivi pregava con le mani sporte
6.17 Federigo Novello, e quel da Pisa mostra/nascondi nota pu-6-17 Federigo Novello: della famiglia dei conti Guidi, fu ucciso (nel 1289 o nel 1291) presso Bibbiena da Fumaiolo dei Bostoli.
6.18 che fé parer lo buon Marzucco forte. mostra/nascondi nota pu-6-18 che fe' parer: " quel da Pisa " è Gano degli Scornigiani, mandato a morte dal conte Ugolino, nella sua città; fece apparire dotato di rara forza d'animo suo padre Marzucco, perché questi non volle che il figlio fosse vendicato.

6.19 Vidi conte Orso e l'anima divisa mostra/nascondi nota pu-6-19 Conte Orso: è Orso degli Alberti, conte di Mangona, figlio di Napoleone (cfr. Inf. c. XXXII, 55); fu ucciso nel 1286 dal cugino Alberto, figlio di Alessandro.
6.20 dal corpo suo per astio e per inveggia,
6.21 com'e' dicea, non per colpa commisa;

6.22 Pier da la Broccia dico; e qui proveggia, mostra/nascondi nota pu-6-22 Pier de la Broccia: è l'anima divisa dal corpo per astio e per invidia (" inveggia ") e non per colpa commessa. E' Pierre de la Broche, gran ciambellano di Luigi XI e Filippo III l'Ardito, re di Francia. Acquistata grande autorità a corte, insinuò che Maria di Brabante, seconda moglie del re, avesse fatto avvelenare il figliastro Luigi, per favorire la successione del proprio figlio Filippo il Bello. L'astio della regina e l'invidia dei cortigiani causarono la sua rovina: infatti, accusato a sua volta di avere insidiato la virtù della regina, Pierre fu impiccato nel 1276. Pertanto Dante esorta Maria di Brabante a pentirsi ( " proveggia " : provveda) finché è in vita (" di qua ") perché non vada a far parte della " greggia " dei falsi accusatori, puniti nella decima bolgia dell'Inferno.
6.23 mentr'è di qua, la donna di Brabante,
6.24 sì che però non sia di peggior greggia.

6.25 Come libero fui da tutte quante
6.26 quell'ombre che pregar pur ch'altri prieghi, mostra/nascondi nota pu-6-26 pregar pur: continuavano a pregare.
6.27 sì che s'avacci lor divenir sante, mostra/nascondi nota pu-6-27 s'avacci: si affretti.

6.28 io cominciai: «El par che tu mi nieghi,
6.29 o luce mia, espresso in alcun testo mostra/nascondi nota pu-6-29 espresso: espressamente in una parte dell'Eneide (c. VI, 376), ove la Sibilla risponde a Palinuro: " Desine fata deum flecti sperare precando ", cioè : smetti di sperare che i decreti degli dei possano esser piegati con le preghiere (cfr. v. 30).
6.30 che decreto del cielo orazion pieghi;

6.31 e questa gente prega pur di questo:
6.32 sarebbe dunque loro speme vana,
6.33 o non m'è 'l detto tuo ben manifesto?».

6.34 Ed elli a me: «La mia scrittura è piana;
6.35 e la speranza di costor non falla, mostra/nascondi nota pu-6-35 non falla: non è ingannatrice.
6.36 se ben si guarda con la mente sana;

6.37 ché cima di giudicio non s'avvalla mostra/nascondi nota pu-6-37 ché cima: poiché il giudizio supremo non viene sminuito dalla circostanza per cui un atto di ardente carità porta a compimento, in un solo momento, con le preghiere, l'espiazione a cui è tenuto chi ha dimora (" s'astalla ") nel Purgatorio.
6.38 perché foco d'amor compia in un punto
6.39 ciò che de' sodisfar chi qui s'astalla;

6.40 e là dov'io fermai cotesto punto,
6.41 non s'ammendava, per pregar, difetto, mostra/nascondi nota pu-6-41 non s'ammendava: non era possibile espiare una colpa (" difetto ") con preghiere, perché le preghiere dei pagani non erano gradite a Dio.
6.42 perché 'l priego da Dio era disgiunto.

6.43 Veramente a così alto sospetto mostra/nascondi nota pu-6-43 sospetto: dubbio. Virgilio intende dire che egli non è in grado di sciogliere i dubbi di natura teologica, come lo sarà invece Beatrice.
6.44 non ti fermar, se quella nol ti dice
6.45 che lume fia tra 'l vero e lo 'ntelletto.

6.46 Non so se 'ntendi: io dico di Beatrice;
6.47 tu la vedrai di sopra, in su la vetta
6.48 di questo monte, ridere e felice».

6.49 E io: «Segnore, andiamo a maggior fretta,
6.50 ché già non m'affatico come dianzi, mostra/nascondi nota pu-6-50 già non m'affatico: Dante avverte di essere giunto al luogo dove la salita comincia ad essere per lui " soave ", secondo l'espressione di Virgilio (cfr. c. IV, 9I e segg.).
6.51 e vedi omai che 'l poggio l'ombra getta». mostra/nascondi nota pu-6-51 'l poggio l'ombra getta: il monte proietta la sua ombra, dato che il sole gli gira intorno. Sono circa le tre del pomeriggio.

6.52 «Noi anderem con questo giorno innanzi»,
6.53 rispuose, «quanto più potremo omai;
6.54 ma 'l fatto è d'altra forma che non stanzi. mostra/nascondi nota pu-6-54 ma 'l fatto: ma la cosa sta in altri termini, da come tu ritieni (" stanzi "); cioè, ancora c'è molto da salire.

6.55 Prima che sie là sù, tornar vedrai
6.56 colui che già si cuopre de la costa, mostra/nascondi nota pu-6-56 colui: il sole, che già si nasconde ai fianchi (" costa ") del monte, sì che tu non interrompi con l'ombra i suoi raggi.
6.57 sì che ' suoi raggi tu romper non fai.

6.58 Ma vedi là un'anima che, posta mostra/nascondi nota pu-6-58 posta: ferma.
6.59 sola soletta, inverso noi riguarda:
6.60 quella ne 'nsegnerà la via più tosta».

6.61 Venimmo a lei: o anima lombarda,
6.62 come ti stavi altera e disdegnosa
6.63 e nel mover de li occhi onesta e tarda!

6.64 Ella non ci dicea alcuna cosa,
6.65 ma lasciavane gir, solo sguardando
6.66 a guisa di leon quando si posa.

6.67 Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
6.68 che ne mostrasse la miglior salita;
6.69 e quella non rispuose al suo dimando,

6.70 ma di nostro paese e de la vita
6.71 ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
6.72 «Mantua...», e l'ombra, tutta in sé romita, mostra/nascondi nota pu-6-72 romita: raccolta.

6.73 surse ver' lui del loco ove pria stava,
6.74 dicendo: «O Mantoano, io son Sordello mostra/nascondi nota pu-6-74 Sordello: è Sordello da Goito (città del Mantovano), celebre poeta e trovatore alla provenzale del sec. XIII. Da giovane fu a Verona, ove cantò Cunizza da Romano, moglie del signore della città, Riccardo di San Bonifacio; visse poi in Francia, in Spagna, in Provenza, presso il conte Raimondo Berlinghieri IV e alla corte di Carlo I d'Angiò. Famosi il suo compianto ("planh") in morte di ser Blacatz, cavaliere provenzale, e il poemetto "Ensenhamen d'onor".
6.75 de la tua terra!»; e l'un l'altro abbracciava.

6.76 Ahi serva Italia, di dolore ostello, mostra/nascondi nota pu-6-76 ostello: albergo.
6.77 nave sanza nocchiere in gran tempesta,
6.78 non donna di province, ma bordello! mostra/nascondi nota pu-6-78 non donna: non signora di province. Si allude alle leggi di Giustiniano, secondo le quali l'Italia non era " provincia, sed domina provinciarum ".

6.79 Quell'anima gentil fu così presta,
6.80 sol per lo dolce suon de la sua terra,
6.81 di fare al cittadin suo quivi festa; mostra/nascondi nota pu-6-81 cittadin: concittadino.

6.82 e ora in te non stanno sanza guerra
6.83 li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
6.84 di quei ch'un muro e una fossa serra. mostra/nascondi nota pu-6-84 di quei: si combattono l'un l'altro i cittadini della medesima città.

6.85 Cerca, misera, intorno da le prode mostra/nascondi nota pu-6-85 intorno da le prode: lungo le spiagge.
6.86 le tue marine, e poi ti guarda in seno,
6.87 s'alcuna parte in te di pace gode.

6.88 Che val perché ti racconciasse il freno mostra/nascondi nota pu-6-88 Che val: a che giova che Giustiniano riordinasse il Corpus delle leggi ( " il freno ") se nessuno le fa rispettare (" se la sella è vota ").
6.89 Iustiniano, se la sella è vota?
6.90 Sanz'esso fora la vergogna meno. mostra/nascondi nota pu-6-90 Cesare: si allude al detto del Vangelo " Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio " (Matteo, XXII, 21).

6.91 Ahi gente che dovresti esser devota,
6.92 e lasciar seder Cesare in la sella,
6.93 se bene intendi ciò che Dio ti nota,

6.94 guarda come esta fiera è fatta fella mostra/nascondi nota pu-6-94 fiera: è l'immagine dell'Italia paragonata al cavallo (cfr. v. 88), che prosegue. Fella: ribelle.
6.95 per non esser corretta da li sproni,
6.96 poi che ponesti mano a la predella. mostra/nascondi nota pu-6-96 predella: è la briglia, nella parte vicina al morso, che serve per condurre a mano il cavallo. Il rimprovero è rivolto agli ecclesiastici (" gente che dovresti esser devota "), e in particolare al papa, Bonifacio VIII; in più Dante sembra volerli accusare di insipienza e d'incapacità, in quanto non sanno cavalcare la " fiera ", ma la conducono a mano con la " predella ".

6.97 O Alberto tedesco ch'abbandoni mostra/nascondi nota pu-6-97 O Alberto tedesco: è Alberto I d'Austria, imperatore dal 1298, morto nel 1308.
6.98 costei ch'è fatta indomita e selvaggia,
6.99 e dovresti inforcar li suoi arcioni,

6.100 giusto giudicio da le stelle caggia mostra/nascondi nota pu-6-100 giusto giudicio: una meritata punizione ricada dal cielo sulla tua famiglia e sia inconsueta ed evidente, sì che il tuo successore ne rimanga impressionato. La sciagura profetizzata sarà la morte del primogenito Rodolfo; il successore é Arrigo VII, in cui Dante riponeva ogni speranza di veder restaurato l'impero.
6.101 sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto,
6.102 tal che 'l tuo successor temenza n'aggia!

6.103 Ch'avete tu e 'l tuo padre sofferto, mostra/nascondi nota pu-6-103 Ch'avete: poiché tu e tuo padre Rodolfo d'Asburgo avete tollerato, presi (" distretti ") dalla cupidigia di consolidare i domini d'oltralpe ( " di costà " ) che il giardino dell'Impero, cioè l'Italia, sia lasciato in rovinoso abbandono. Infatti, dalla morte di Federico II (1250) alla discesa di Arrigo VII (1310), in Italia l'Impero si può considerare vacante.
6.104 per cupidigia di costà distretti,
6.105 che 'l giardin de lo 'mperio sia diserto.

6.106 Vieni a veder Montecchi e Cappelletti, mostra/nascondi nota pu-6-106 Montecchi: famiglia ghibellina di Verona, ostile ai " Cappelletti " (sono i famosi Capuleti del dramma Shakesperiano); altro esempio di rivalità municipale è dato dai Monaldi e dai Filippeschi di Orvieto.
6.107 Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
6.108 color già tristi, e questi con sospetti!

6.109 Vien, crudel, vieni, e vedi la pressura mostra/nascondi nota pu-6-109 la pressura: le pressioni a cui sono sottoposti i tuoi vassalli.
6.110 d'i tuoi gentili, e cura lor magagne;
6.111 e vedrai Santafior com'è oscura! mostra/nascondi nota pu-6-111 Santafior: contea degli Aldobrandeschi, nel Montamiata, insidiata dai Senesi e dal papa.

6.112 Vieni a veder la tua Roma che piagne
6.113 vedova e sola, e dì e notte chiama:
6.114 «Cesare mio, perché non m'accompagne?».

6.115 Vieni a veder la gente quanto s'ama!
6.116 e se nulla di noi pietà ti move,
6.117 a vergognar ti vien de la tua fama.

6.118 E se licito m'è, o sommo Giove mostra/nascondi nota pu-6-118 o sommo Giove: o sommo Dio.
6.119 che fosti in terra per noi crucifisso,
6.120 son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?

6.121 O è preparazion che ne l'abisso mostra/nascondi nota pu-6-121 è preparazione. Oppure, il male presente è preparazione di un futuro bene completamente nascosto (" scisso ") al nostro umano intelletto (" l'accorger nostro " ).
6.122 del tuo consiglio fai per alcun bene
6.123 in tutto de l'accorger nostro scisso?

6.124 Ché le città d'Italia tutte piene
6.125 son di tiranni, e un Marcel diventa mostra/nascondi nota pu-6-125 un Marcel: forse il console Caio Claudio Marcello, avversario di Cesare. Altri intendono Marcello, vincitore di Siracusa, di cui si ricorda l'ordine, non eseguito, di risparmiare Archimede. Ogni contadino che occupi una carica pubblica, in virtù della sua faziosità (" parteggiando "), ritiene di esser diventato un Marcello.
6.126 ogne villan che parteggiando viene.

6.127 Fiorenza mia, ben puoi esser contenta
6.128 di questa digression che non ti tocca,
6.129 mercé del popol tuo che si argomenta. mostra/nascondi nota pu-6-129 mercé del popol tuo: grazie al tuo popolo che s'ingegna (" s'argomenta ") a far sì che questa " digression " non ti riguardi.

6.130 Molti han giustizia in cuore, e tardi scocca mostra/nascondi nota pu-6-130 Molti: molti, fuori di Firenze, possiedono in cuore il senso della giustizia; tuttavia, esso è lento a tradursi in parole, per non giungere al verdetto (" a l'arco ") avventatamente (" sanza consiglio "). Ma il tuo popolo ha il giudizio sempre a fior di labbra.
6.131 per non venir sanza consiglio a l'arco;
6.132 ma il popol tuo l'ha in sommo de la bocca.

6.133 Molti rifiutan lo comune incarco; mostra/nascondi nota pu-6-133 lo comune incarco: le cariche pubbliche.
6.134 ma il popol tuo solicito risponde
6.135 sanza chiamare, e grida: «I' mi sobbarco!». mostra/nascondi nota pu-6-135 sanza chiamare: senza essere chiamato e grida: Io accetto di assumere quest'onere (" I' mi sobbarco ! ").

6.136 Or ti fa lieta, ché tu hai ben onde:
6.137 tu ricca, tu con pace, e tu con senno!
6.138 S'io dico 'l ver, l'effetto nol nasconde. mostra/nascondi nota pu-6-138 l'effetto nol nasconde: si vede dai risultati.

6.139 Atene e Lacedemona, che fenno mostra/nascondi nota pu-6-139 Lacedemona: Sparta.
6.140 l'antiche leggi e furon sì civili,
6.141 fecero al viver bene un picciol cenno mostra/nascondi nota pu-6-141 un picciol cenno: un modesto esempio in confronto a te.

6.142 verso di te, che fai tanto sottili
6.143 provedimenti, ch'a mezzo novembre mostra/nascondi nota pu-6-143 ch'a mezzo novembre: che i decreti sanciti in ottobre, non arrivano alla metà di novembre.
6.144 non giugne quel che tu d'ottobre fili.

6.145 Quante volte, del tempo che rimembre, mostra/nascondi nota pu-6-145 che rimembre: di cui tu hai memoria.
6.146 legge, moneta, officio e costume
6.147 hai tu mutato e rinovate membre! mostra/nascondi nota pu-6-147 membre: i cittadini, ora esiliati, ora richiamati.

6.148 E se ben ti ricordi e vedi lume, mostra/nascondi nota pu-6-148 e vedi lume: e riesci a distinguere.
6.149 vedrai te somigliante a quella inferma
6.150 che non può trovar posa in su le piume,

6.151 ma con dar volta suo dolore scherma.




A l'alta fantasia qui mancò possa; | ma già volgeva il mio disio e 'l velle, | sì come rota ch'igualmente è mossa,   •   Paradiso, Canto 33, Verso 142

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