Purgatorio : Canto 4

4.1 Quando per dilettanze o ver per doglie, mostra/nascondi nota pu-4-1 Quando: quando, per sensazione piacevole o dolorosa che una qualsiasi nostra facoltà riceva, l'anima si concentra tutta in essa, sembra che non rivolga più l'attenzione a nessun'altra facoltà; e questo fatto sconfessa l'erronea teoria che ritiene esserci più di un'anima (platonismo, manicheismo).
4.2 che alcuna virtù nostra comprenda
4.3 l'anima bene ad essa si raccoglie,

4.4 par ch'a nulla potenza più intenda;
4.5 e questo è contra quello error che crede
4.6 ch'un'anima sovr'altra in noi s'accenda.

4.7 E però, quando s'ode cosa o vede
4.8 che tegna forte a sé l'anima volta,
4.9 vassene 'l tempo e l'uom non se n'avvede;

4.10 ch'altra potenza è quella che l'ascolta, mostra/nascondi nota pu-4-10 ch'altra potenza: poiché altra facoltà è quella che avverte il trascorrere del tempo (" l'ascolta ") e altra è quella che occupa l'anima intera: questa facoltà è legata alle impressioni che riceve, l'altra, quella che " ascolta " è libera e non si accorge del tempo che passa.
4.11 e altra è quella c'ha l'anima intera:
4.12 questa è quasi legata, e quella è sciolta.

4.13 Di ciò ebb'io esperienza vera,
4.14 udendo quello spirto e ammirando;
4.15 ché ben cinquanta gradi salito era mostra/nascondi nota pu-4-15 cinquanta gradi: il sole sale di 15 gradi ogni ora; perciò sono passate più di tre ore dalla levata del sole.

4.16 lo sole, e io non m'era accorto, quando
4.17 venimmo ove quell'anime ad una mostra/nascondi nota pu-4-17 ad una: tutte insieme, gridarono: Qui è il punto che ci avete chiesto per salire (cfr. c. III, 76). 19: Maggiore: il villano, quando l'uva è quasi matura, molte volte riempie con una forcata di pruni (" impruna ") spinosi, una apertura più grande (" maggiore aperta ") di quanto fosse largo il sentiero (" calla ") lungo il quale salì Virgilio… 25 Sanleo: è San Leo, borgo impervio del ducato d'Urbino; Noli: è una cittadina della riviera ligure, cui si accedeva scendendo lungo scaglioni rocciosi e dirupati: Bismantova è un monte quasi inaccessibile presso Reggio Emilia, sulla cui vetta (" cacume ") si può tuttavia giungere camminando (" con esso i piè ").
4.18 gridaro a noi: «Qui è vostro dimando».

4.19 Maggiore aperta molte volte impruna
4.20 con una forcatella di sue spine
4.21 l'uom de la villa quando l'uva imbruna,

4.22 che non era la calla onde saline
4.23 lo duca mio, e io appresso, soli,
4.24 come da noi la schiera si partìne.

4.25 Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
4.26 montasi su in Bismantova 'n Cacume
4.27 con esso i piè; ma qui convien ch'om voli;

4.28 dico con l'ale snelle e con le piume
4.29 del gran disio, di retro a quel condotto mostra/nascondi nota pu-4-29 di retro: dietro a quella guida (" condotto "); ma può anche intendersi: condotto dietro colui che….
4.30 che speranza mi dava e facea lume.

4.31 Noi salavam per entro 'l sasso rotto,
4.32 e d'ogne lato ne stringea lo stremo, mostra/nascondi nota pu-4-32 lo stremo: le pareti della fessura, e per avanzare erano necessari mani e piedi.
4.33 e piedi e man volea il suol di sotto.

4.34 Poi che noi fummo in su l'orlo suppremo
4.35 de l'alta ripa, a la scoperta piaggia, mostra/nascondi nota pu-4-35 de l'alta ripa: " Sopra il ripiano superiore dell'alta ripa che costituisce la base del monte, ripiano che si stende all'aperto " (Casini-Barbi).
4.36 «Maestro mio», diss'io, «che via faremo?».

4.37 Ed elli a me: «Nessun tuo passo caggia; mostra/nascondi nota pu-4-37 caggia: cada, cioè vada indietro invece di avanzare.
4.38 pur su al monte dietro a me acquista,
4.39 fin che n'appaia alcuna scorta saggia».

4.40 Lo sommo er'alto che vincea la vista,
4.41 e la costa superba più assai
4.42 che da mezzo quadrante a centro lista. mostra/nascondi nota pu-4-42 che da mezzo quadrante: "Assai più ripida che una linea tirata dal mezzo d'un quadrante al centro del cerchio" (Momigliano). Cioè la parete aveva un'inclinazione superiore ai 45 gradi.

4.43 Io era lasso, quando cominciai:
4.44 «O dolce padre, volgiti, e rimira
4.45 com'io rimango sol, se non restai». mostra/nascondi nota pu-4-45 se non restai: se non ti arresti.

4.46 «Figliuol mio», disse, «infin quivi ti tira»,
4.47 additandomi un balzo poco in sùe mostra/nascondi nota pu-4-47 balzo: sporgenza rocciosa.
4.48 che da quel lato il poggio tutto gira.

4.49 Sì mi spronaron le parole sue,
4.50 ch'i' mi sforzai carpando appresso lui, mostra/nascondi nota pu-4-50 carpando: avanzando carponi.
4.51 tanto che 'l cinghio sotto i piè mi fue. mostra/nascondi nota pu-4-51 cinghio: il balzo (cfr. v. 47).

4.52 A seder ci ponemmo ivi ambedui
4.53 vòlti a levante ond'eravam saliti,
4.54 che suole a riguardar giovare altrui. mostra/nascondi nota pu-4-54 che suole: poiché è di conforto volgersi a guardare il cammino percorso; " altrui " è impersonale.

4.55 Li occhi prima drizzai ai bassi liti;
4.56 poscia li alzai al sole, e ammirava
4.57 che da sinistra n'eravam feriti. mostra/nascondi nota pu-4-57 che da sinistra: che eravamo illuminati (" feriti " cfr. Inf. c. X, 69) da sinistra; nel nostro emisfero, invece, il sole si alza dalla destra.

4.58 Ben s'avvide il poeta ch'io stava
4.59 stupido tutto al carro de la luce, mostra/nascondi nota pu-4-59 carro de la luce: il sole.
4.60 ove tra noi e Aquilone intrava. mostra/nascondi nota pu-4-60 tra noi e Aquilone: tra i poeti e il vento del nord (" Aquilone "); nel nostro emisfero, il sole si sarebbe avanzato tra i poeti volti a levante e Austro, vento me ridionale.

4.61 Ond'elli a me: «Se Castore e Poluce mostra/nascondi nota pu-4-61 Se Castore: se la costellazione dei Gemelli ( Castore e Polluce, figli di Giove e di Leda), fosse in congiunzione col sole (" quello specchio ") che illumina l'emisfero boreale e quello australe (" sù e giù "), cioè se fossimo più vicini al solstizio, tu vedresti lo Zodiaco rosseggiante (" rubecchio ") cioè la parte dov'è il sole, ruotare ancor più vicino alle Orse, cioè al polo artico, a meno che il sole non abbandonasse l'eclittica (" cammin vecchio ").
4.62 fossero in compagnia di quello specchio
4.63 che sù e giù del suo lume conduce,

4.64 tu vedresti il Zodiaco rubecchio
4.65 ancora a l'Orse più stretto rotare,
4.66 se non uscisse fuor del cammin vecchio.

4.67 Come ciò sia, se 'l vuoi poter pensare,
4.68 dentro raccolto, imagina Siòn mostra/nascondi nota pu-4-68 imagina Siòn: considera che il monte di Gerusalemme (" Siòn") e il purgatorio sono situati sul globo in modo da avere lo stesso orizzonte astronomico, pure essendo in opposti emisferi; sono cioè agli antipodi (cfr. c. II, 1 segg.). Per cui vedrai che l'eclittica (" la strada ") che Fetonte mal seppe percorrere col carro (cfr. Inf. c. XVII, 107) necessariamente (" convien ") va, rispetto al Purgatorio (" costui ") da un lato (" fianco ") mentre rispetto al monte Sion (" colui ") va dall'altro.
4.69 con questo monte in su la terra stare

4.70 sì, ch'amendue hanno un solo orizzòn
4.71 e diversi emisperi; onde la strada
4.72 che mal non seppe carreggiar Fetòn,

4.73 vedrai come a costui convien che vada
4.74 da l'un, quando a colui da l'altro fianco,
4.75 se lo 'ntelletto tuo ben chiaro bada».

4.76 «Certo, maestro mio,», diss'io, «unquanco mostra/nascondi nota pu-4-76 unquanco: mai prima d'ora.
4.77 non vid'io chiaro sì com'io discerno
4.78 là dove mio ingegno parea manco,

4.79 che 'l mezzo cerchio del moto superno, mostra/nascondi nota pu-4-79 che 'l mezzo cerchio: che il cerchio mediano dell'intero movimento celeste, in astronomia ( " in alcun'arte " ) chiamato Equatore, e situato sempre tra l'inverno e il sole (infatti quando in un emisfero è inverno il sole si trova ad di là dell'Equatore), per la ragione che tu affermi, di qua (" quinci ") si allontana verso settentrione tanto quanto gli Ebrei lo vedevano allontanarsi da Gerusalemme verso mezzogiorno (" la calda parte ").
4.80 che si chiama Equatore in alcun'arte,
4.81 e che sempre riman tra 'l sole e 'l verno,

4.82 per la ragion che di' , quinci si parte
4.83 verso settentrion, quanto li Ebrei
4.84 vedevan lui verso la calda parte.

4.85 Ma se a te piace, volontier saprei
4.86 quanto avemo ad andar; ché 'l poggio sale
4.87 più che salir non posson li occhi miei».

4.88 Ed elli a me: «Questa montagna è tale,
4.89 che sempre al cominciar di sotto è grave;
4.90 e quant'om più va sù, e men fa male. mostra/nascondi nota pu-4-90 e men fa male: meno tormentosa è l'ascesa.

4.91 Però, quand'ella ti parrà soave
4.92 tanto, che sù andar ti fia leggero
4.93 com'a seconda giù andar per nave, mostra/nascondi nota pu-4-93 com'a seconda: come seguendo la corrente.

4.94 allor sarai al fin d'esto sentiero;
4.95 quivi di riposar l'affanno aspetta.
4.96 Più non rispondo, e questo so per vero».

4.97 E com'elli ebbe sua parola detta,
4.98 una voce di presso sonò: «Forse
4.99 che di sedere in pria avrai distretta!». mostra/nascondi nota pu-4-99 avrai distretta: avrai necessità.

4.100 Al suon di lei ciascun di noi si torse,
4.101 e vedemmo a mancina un gran petrone,
4.102 del qual né io né ei prima s'accorse.

4.103 Là ci traemmo; e ivi eran persone
4.104 che si stavano a l'ombra dietro al sasso
4.105 come l'uom per negghienza a star si pone. mostra/nascondi nota pu-4-105 negghienza: pigrizia.

4.106 E un di lor, che mi sembiava lasso, mostra/nascondi nota pu-4-106 lasso: stanco.
4.107 sedeva e abbracciava le ginocchia,
4.108 tenendo 'l viso giù tra esse basso.

4.109 «O dolce segnor mio», diss'io, «adocchia
4.110 colui che mostra sé più negligente
4.111 che se pigrizia fosse sua serocchia». mostra/nascondi nota pu-4-111 serocchia: sorella (cfr. lat. sororcula).

4.112 Allor si volse a noi e puose mente,
4.113 movendo 'l viso pur su per la coscia,
4.114 e disse: «Or va tu sù, che se' valente!».

4.115 Conobbi allor chi era, e quella angoscia
4.116 che m'avacciava un poco ancor la lena, mostra/nascondi nota pu-4-116 m'avacciava: mi affrettava ancora un poco la respirazione (" lena ").
4.117 non m'impedì l'andare a lui; e poscia

4.118 ch'a lui fu' giunto, alzò la testa a pena,
4.119 dicendo: «Hai ben veduto come 'l sole mostra/nascondi nota pu-4-119 Hai ben veduto: l'interlocutore si fa gioco di Dante.
4.120 da l'omero sinistro il carro mena?».

4.121 Li atti suoi pigri e le corte parole
4.122 mosser le labbra mie un poco a riso;
4.123 poi cominciai: «Belacqua, a me non dole mostra/nascondi nota pu-4-123 Belacqua: è un contemporaneo di Dante, del quale si sa pochissimo: era liutaio e forse musico.

4.124 di te omai; ma dimmi: perché assiso
4.125 quiritto se'? attendi tu iscorta, mostra/nascondi nota pu-4-125 quiritto: appunto qui.
4.126 o pur lo modo usato t'ha' ripriso?». mostra/nascondi nota pu-4-126 lo modo usato: la consueta pigrizia.

4.127 Ed elli: «O frate, andar in sù che porta?
4.128 ché non mi lascerebbe ire a' martìri mostra/nascondi nota pu-4-128 a' martìri: all'espiazione.
4.129 l'angel di Dio che siede in su la porta.

4.130 Prima convien che tanto il ciel m'aggiri
4.131 di fuor da essa, quanto fece in vita,
4.132 perch'io 'ndugiai al fine i buon sospiri, mostra/nascondi nota pu-4-132 perch'io 'ndugiai : le anime dei negligenti sono costrette ad attendere nell'Antipurgatorio per tanto tempo quanto vissero in Terra.

4.133 se orazione in prima non m'aita
4.134 che surga sù di cuor che in grazia viva; mostra/nascondi nota pu-4-134 che in grazia viva: che viva nella grazia di Dio.
4.135 l'altra che val, che 'n ciel non è udita?». mostra/nascondi nota pu-4-135 l'altra: la preghiera di chi non sia in grazia di Dio.

4.136 E già il poeta innanzi mi saliva,
4.137 e dicea: «Vienne omai; vedi ch'è tocco mostra/nascondi nota pu-4-137 è tòcco: è ormai mezzogiorno e nel nostro emisfero la notte ha raggiunto il Marocco.
4.138 meridian dal sole e a la riva

4.139 cuopre la notte già col piè Morrocco».




dissi: «Maestro mio, or mi dimostra | che gente è questa, e se tutti fuor cherci | questi chercuti a la sinistra nostra».   •   Inferno, Canto 7, Verso 37

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