Purgatorio : Canto 33

33.1 "Deus, venerunt gentes", alternando mostra/nascondi nota pu-33-1 Deus, venerunt gentes: così comincia il Salmo LXXVIII; e qui lo intonano le virtù, in due cori di tre e di quattro.
33.2 or tre or quattro dolce salmodia,
33.3 le donne incominciaro, e lagrimando;

33.4 e Beatrice sospirosa e pia,
33.5 quelle ascoltava sì fatta, che poco mostra/nascondi nota pu-33-5 che poco: che poco più Maria ne provò quando fu ai piedi della croce.
33.6 più a la croce si cambiò Maria.

33.7 Ma poi che l'altre vergini dier loco
33.8 a lei di dir, levata dritta in pè,
33.9 rispuose, colorata come foco:

33.10 "Modicum, et non videbitis me; mostra/nascondi nota pu-33-10 Modicum…: un poco e non mi vedrete; e di nuovo un poco e mi vedrete. Sono le parole pronunciate da Cristo, per annunciare ai discepoli la sua morte e la resurrezione (Giovanni XVI,16), qui probabilmente significanti il temporaneo esilio della Chiesa in Avignone.
33.11 et iterum, sorelle mie dilette,
33.12 modicum, et vos videbitis me".

33.13 Poi le si mise innanzi tutte e sette,
33.14 e dopo sé, solo accennando, mosse mostra/nascondi nota pu-33-14 solo accennando: con un semplice cenno.
33.15 me e la donna e 'l savio che ristette. mostra/nascondi nota pu-33-15 e la donna: e Matelda e Stazio, che rimase (" ristette ") quando Virgilio scomparve.

33.16 Così sen giva; e non credo che fosse
33.17 lo decimo suo passo in terra posto,
33.18 quando con li occhi li occhi mi percosse;

33.19 e con tranquillo aspetto «Vien più tosto», mostra/nascondi nota pu-33-19 Vien più tosto: vieni più vicino.
33.20 mi disse, «tanto che, s'io parlo teco,
33.21 ad ascoltarmi tu sie ben disposto».

33.22 Sì com'io fui, com'io dovea, seco,
33.23 dissemi: «Frate, perché non t'attenti
33.24 a domandarmi omai venendo meco?». mostra/nascondi nota pu-33-24 a domandarmi: a rivolgermi domande.

33.25 Come a color che troppo reverenti
33.26 dinanzi a suo maggior parlando sono,
33.27 che non traggon la voce viva ai denti.

33.28 avvenne a me, che sanza intero suono mostra/nascondi nota pu-33-28 sanza intero suono: con voce smorzata.
33.29 incominciai: «Madonna, mia bisogna
33.30 voi conoscete, e ciò ch'ad essa è buono».

33.31 Ed ella a me: «Da tema e da vergogna
33.32 voglio che tu omai ti disviluppe,
33.33 sì che non parli più com'om che sogna.

33.34 Sappi che 'l vaso che 'l serpente ruppe mostra/nascondi nota pu-33-34 'l vaso: il carro, che il drago (" serpente ") guastò, fu e non è più. Cioè la Chiesa, schiava del re di Francia e retta da papi indegni, è come se non esistesse più.
33.35 fu e non è; ma chi n'ha colpa, creda mostra/nascondi nota pu-33-35 creda: abbia per certo che la giustizia di Dio non teme ostacoli (" suppe ").
33.36 che vendetta di Dio non teme suppe.

33.37 Non sarà tutto tempo sanza reda mostra/nascondi nota pu-33-37 sanza reda: senza eredi.
33.38 l'aguglia che lasciò le penne al carro, mostra/nascondi nota pu-33-38 l'aguglia: l'aquila, cioè l'impero da Dante considerato vacante fin dalla morte di Federico II (cfr. c. VI, n. 103).
33.39 per che divenne mostro e poscia preda; mostra/nascondi nota pu-33-39 per che: per il qual dono. Si tratta sempre della donazione di Costantino.

33.40 ch'io veggio certamente, e però il narro,
33.41 a darne tempo già stelle propinque, mostra/nascondi nota pu-33-41 a darne tempo: vedo stelle già prossime (" propinque ") a darci un tempo… nel quale.
33.42 secure d'ogn'intoppo e d'ogni sbarro,

33.43 nel quale un cinquecento diece e cinque, mostra/nascondi nota pu-33-43 un cinquecento diece e cinque: la formula, che sembra ispirata dal 666 dell'Apocalisse, trascritta in maiuscole latine dà DXV; con lo spostamento di una lettera si ottiene DVX, parola con 1a quale Dante potrebbe aver voluto simboleggiare l'imperatore, inviato da Dio per uccidere la " fuia " ("la ladra, la puttana") e il re di Francia che con lei va fornicando.
33.44 messo di Dio, anciderà la fuia
33.45 con quel gigante che con lei delinque.

33.46 E forse che la mia narrazion buia, mostra/nascondi nota pu-33-46 buia: oscura a comprendersi.
33.47 qual Temi e Sfinge, men ti persuade, mostra/nascondi nota pu-33-47 Temi: Temide, figlia di Urano e della Terra, antica personificazione della giustizia era dotata di spirito profetico. Sfinge: figlia della Chimera, uccideva i viandanti presso Tebe, se non sapevano risolvere il suo enigma, che fu poi sciolto da Edipo.
33.48 perch'a lor modo lo 'ntelletto attuia; mostra/nascondi nota pu-33-48 attuia: attura, ottura, chiude.

33.49 ma tosto fier li fatti le Naiade, mostra/nascondi nota pu-33-49 le Naiade: ma tosto i fatti saranno i solutori dell'enigma, come Edipo, figlio di Laio e perciò detto da Ovidio nelle Metamorfosi Laiade; nel suo manoscritto dell'opera ovidiana Dante, evidentemente, dovette trovare Naiades per Laiades.
33.50 che solveranno questo enigma forte
33.51 sanza danno di pecore o di biade. mostra/nascondi nota pu-33-51 sanza danno: allude alla fiera distruttrice di biade e divoratrice di pecore, inviata da Temide contro i Tebani, per vendicare la morte della Sfinge che, visto risolto il suo enigma, si precipitò da una rupe.

33.52 Tu nota; e sì come da me son porte,
33.53 così queste parole segna a' vivi
33.54 del viver ch'è un correre a la morte. mostra/nascondi nota pu-33-54 del viver: della vita che è come un preludio alla morte.

33.55 E aggi a mente, quando tu le scrivi,
33.56 di non celar qual hai vista la pianta
33.57 ch'è or due volte dirubata quivi.

33.58 Qualunque ruba quella o quella schianta,
33.59 con bestemmia di fatto offende a Dio, mostra/nascondi nota pu-33-59 di fatto: è più grave della bestemmia soltanto pronunciata a parole.
33.60 che solo a l'uso suo la creò santa.

33.61 Per morder quella, in pena e in disio mostra/nascondi nota pu-33-61 Per morder: per aver morso quella pianta.
33.62 cinquemilia anni e più l'anima prima mostra/nascondi nota pu-33-62 l'anima prima: Adamo.
33.63 bramò colui che 'l morso in sé punio. mostra/nascondi nota pu-33-63 colui: Cristo, che punì nella sua persona, cioè con la crocifissione, l'antico morso.

33.64 Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima
33.65 per singular cagione esser eccelsa
33.66 lei tanto e sì travolta ne la cima. mostra/nascondi nota pu-33-66 sì travolta: cosi difforme nella cima che si va allargando invece di restringersi.

33.67 E se stati non fossero acqua d'Elsa mostra/nascondi nota pu-33-67 acqua d'Elsa: le acque del fiume Elsa erano famose per le numerose incrostazioni e concrezioni depositate sulle pietre o altri oggetti in esse contenuti.
33.68 li pensier vani intorno a la tua mente,
33.69 e 'l piacer loro un Piramo a la gelsa, mostra/nascondi nota pu-33-69 un Piramo a lo gelsa: Piramo (cfr. c. XXVII, n. 37) morente fu causa delle macchie di vermiglio visibili sul gelso ai cui piedi, poi, spirò; allo stesso modo il piacere, la compiacenza di quei pensieri, offuscava la mente di Dante.

33.70 per tante circostanze solamente mostra/nascondi nota pu-33-70 per tante circostanze: solo per le dette caratteristiche, potresti già riconoscere dall'albero, inteso nel suo valore morale, la giustizia di Dio nel proibire di toccarlo (" ne l'interdetto ").
33.71 la giustizia di Dio, ne l'interdetto,
33.72 conosceresti a l'arbor moralmente.

33.73 Ma perch'io veggio te ne lo 'ntelletto
33.74 fatto di pietra e, impetrato, tinto, mostra/nascondi nota pu-33-74 tinto: offuscato.
33.75 sì che t'abbaglia il lume del mio detto,

33.76 voglio anco, e se non scritto, almen dipinto,
33.77 che 'l te ne porti dentro a te per quello mostra/nascondi nota pu-33-77 per quello: per la stessa ragione per la quale chi sia stato in pellegrinaggio nella Terra Santa, riporta il bastone (" bordon ") circondato di foglie di palma, come ricordo del viaggio.
33.78 che si reca il bordon di palma cinto».

33.79 E io: «Sì come cera da suggello,
33.80 che la figura impressa non trasmuta,
33.81 segnato è or da voi lo mio cervello.

33.82 Ma perché tanto sovra mia veduta
33.83 vostra parola disiata vola,
33.84 che più la perde quanto più s'aiuta?».

33.85 «Perché conoschi», disse, «quella scuola mostra/nascondi nota pu-33-85 quella scuola: della filosofia e della scienza meramente umana.
33.86 c'hai seguitata, e veggi sua dottrina
33.87 come può seguitar la mia parola;

33.88 e veggi vostra via da la divina
33.89 distar cotanto, quanto si discorda
33.90 da terra il ciel che più alto festina». mostra/nascondi nota pu-33-90 che più alto festina: che più alto si affretta a rotare; è il Primo Mobile.

33.91 Ond'io rispuosi lei: «Non mi ricorda
33.92 ch'i' straniasse me già mai da voi,
33.93 né honne coscienza che rimorda». mostra/nascondi nota pu-33-93 honne: ne ho.

33.94 «E se tu ricordar non te ne puoi»,
33.95 sorridendo rispuose, «or ti rammenta
33.96 come bevesti di Letè ancoi; mostra/nascondi nota pu-33-96 come bevesti: come l'acqua del Lete ti ha fatto perdere ogni memoria del peccato quando ne bevesti oggi (" ancoi " ).

33.97 e se dal fummo foco s'argomenta, mostra/nascondi nota pu-33-97 s'argomenta: si deduce.
33.98 cotesta oblivion chiaro conchiude
33.99 colpa ne la tua voglia altrove attenta. mostra/nascondi nota pu-33-99 colpa: che ci fu colpa da parte tua, quando volgesti ad altro che a me il tuo desiderio. Infatti, il Lete fa dimenticare soltanto le colpe.

33.100 Veramente oramai saranno nude mostra/nascondi nota pu-33-100 nude: semplici e chiare, senza enigmi.
33.101 le mie parole, quanto converrassi
33.102 quelle scovrire a la tua vista rude».

33.103 E più corusco e con più lenti passi
33.104 teneva il sole il cerchio di merigge,
33.105 che qua e là, come li aspetti, fassi mostra/nascondi nota pu-33-105 che qua e là: che si sposta (" fassi ") qua e là, a seconda della posizione geografica da cui si osserva ("aspetti").

33.106 quando s'affisser, sì come s'affigge mostra/nascondi nota pu-33-106 s'affisser: si arrestarono improvvisamente.
33.107 chi va dinanzi a gente per iscorta
33.108 se trova novitate o sue vestigge,

33.109 le sette donne al fin d'un'ombra smorta,
33.110 qual sotto foglie verdi e rami nigri
33.111 sovra suoi freddi rivi l'Alpe porta. mostra/nascondi nota pu-33-111 l'Alpe: la montagna.

33.112 Dinanzi ad esse Eufratès e Tigri mostra/nascondi nota pu-33-112 Eufratès e Tigri: sono fiumi della Mesopotamia, presi a paragone dell'Eunoè e del Lete, che si dipartono, dividendosi, da un'unica sorgente.
33.113 veder mi parve uscir d'una fontana,
33.114 e, quasi amici, dipartirsi pigri.

33.115 «O luce, o gloria de la gente umana,
33.116 che acqua è questa che qui si dispiega mostra/nascondi nota pu-33-116 si dispiega: scaturisce.
33.117 da un principio e sé da sé lontana?». mostra/nascondi nota pu-33-117 sé da sé lontana: si separa.

33.118 Per cotal priego detto mi fu: «Priega
33.119 Matelda che 'l ti dica». E qui rispuose,
33.120 come fa chi da colpa si dislega,

33.121 la bella donna: «Questo e altre cose mostra/nascondi nota pu-33-121 la bella donna: Matelda, per la prima volta nominata, qui, al v. 119. Essa si discolpa ( " da colpa si dislega " ) perché ha già dato a Dante spiegazioni circa l'origine delle acque e lo stormire delle fronde nel Paradiso Terrestre (cfr. c. XXVIII, 88 e segg.).
33.122 dette li son per me; e son sicura
33.123 che l'acqua di Letè non gliel nascose».

33.124 E Beatrice: «Forse maggior cura,
33.125 che spesse volte la memoria priva,
33.126 fatt'ha la mente sua ne li occhi oscura.

33.127 Ma vedi Eunoè che là diriva: mostra/nascondi nota pu-33-127 diriva: si dirama, diverte il suo corso.
33.128 menalo ad esso, e come tu se' usa, mostra/nascondi nota pu-33-128 come tu se' usa: sembra dunque che Matelda ottemperi ad un suo preciso incarico.
33.129 la tramortita sua virtù ravviva». mostra/nascondi nota pu-33-129 ravviva: risveglia la sua memoria offuscata.

33.130 Come anima gentil, che non fa scusa, mostra/nascondi nota pu-33-130 non fa scusa: non rifiuta servendosi di scuse.
33.131 ma fa sua voglia de la voglia altrui
33.132 tosto che è per segno fuor dischiusa;

33.133 così, poi che da essa preso fui,
33.134 la bella donna mossesi, e a Stazio
33.135 donnescamente disse: «Vien con lui». mostra/nascondi nota pu-33-135 donnescamente: con grazia femminile.

33.136 S'io avessi, lettor, più lungo spazio
33.137 da scrivere, i' pur cantere' in parte
33.138 lo dolce ber che mai non m'avrìa sazio; mostra/nascondi nota pu-33-138 sazio : saziato.

33.139 ma perché piene son tutte le carte
33.140 ordite a questa cantica seconda,
33.141 non mi lascia più ir lo fren de l'arte.

33.142 Io ritornai da la santissima onda
33.143 rifatto sì come piante novelle
33.144 rinnovellate di novella fronda,

33.145 puro e disposto a salire a le stelle. mostra/nascondi nota pu-33-145 a le stelle: cfr. Inf. c. XXXIV, n. 139.




Ma qual Gherardo è quel che tu per saggio | di' ch'è rimaso de la gente spenta, | in rimprovèro del secol selvaggio?».   •   Purgatorio, Canto 16, Verso 134

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