Purgatorio : Canto 32

32.1 Tant'eran li occhi miei fissi e attenti
32.2 a disbramarsi la decenne sete, mostra/nascondi nota pu-32-2 la decenne sete: tra la morte di Beatrice (1290) e il viaggio oltremondano (1300) sono trascorsi esattamente dieci anni.
32.3 che li altri sensi m'eran tutti spenti. mostra/nascondi nota pu-32-3 spenti: sopiti, inerti.

32.4 Ed essi quinci e quindi avien parete mostra/nascondi nota pu-32-4 avien parete: avevano come una cortina di disinteresse.
32.5 di non caler - così lo santo riso
32.6 a sé traéli con l'antica rete! -; mostra/nascondi nota pu-32-6 traéli: traevali, li attraeva.

32.7 quando per forza mi fu vòlto il viso
32.8 ver' la sinistra mia da quelle dee, mostra/nascondi nota pu-32-8 quelle dee: le tre virtù teologali, che, essendo alla destra del carro, si trovano alla sinistra di Dante, rivolto verso il grifone.
32.9 perch'io udi' da loro un «Troppo fiso!»; mostra/nascondi nota pu-32-9 Troppo fiso: troppo fissamente volgi lo sguardo a Beatrice.

32.10 e la disposizion ch'a veder èe mostra/nascondi nota pu-32-10 e la disposizion: e la disposizione propria della vista " ch'a veder èe ", che è al vedere ) negli occhi proprio allora feriti dal sole, cioè l'incapacità di vedere per l'abbagliamento subito, mi fece ( " fée " ) restare per qualche tempo senza vedere.
32.11 ne li occhi pur testé dal sol percossi,
32.12 sanza la vista alquanto esser mi fée.

32.13 Ma poi ch'al poco il viso riformossi mostra/nascondi nota pu-32-13 Ma poi ch'al poco: ma poi che la vista ( " il viso " ) riprese vigore ( " riformossi ") tanto da discernere il poco, cioè le varie cose della processione, che erano poco, rispetto al molto offerto alla sensazione ( " sensibile " ) della luminosità di Beatrice.
32.14 (e dico `al poco' per rispetto al molto
32.15 sensibile onde a forza mi rimossi),

32.16 vidi 'n sul braccio destro esser rivolto
32.17 lo glorioso essercito, e tornarsi
32.18 col sole e con le sette fiamme al volto. mostra/nascondi nota pu-32-18 al volto: davanti a sè; e la processione va verso levante (" col sole… ").

32.19 Come sotto li scudi per salvarsi mostra/nascondi nota pu-32-19 sotto li scudi: formando quella che i Romani chiamavano la testuggine. 20: col segno: seguendo l'insegna; in questo caso l'insegna è rappresentata dai candelabri.
32.20 volgesi schiera, e sé gira col segno,
32.21 prima che possa tutta in sé mutarsi; mostra/nascondi nota pu-32-21 prima…: prima che compia la conversione.

32.22 quella milizia del celeste regno
32.23 che procedeva, tutta trapassonne mostra/nascondi nota pu-32-23 tutta trapassonne: ci passò dinanzi tutta, prima che il carro piegasse il timone ( " il primo legno " ) per iniziare anch'esso la conversione.
32.24 pria che piegasse il carro il primo legno.

32.25 Indi a le rote si tornar le donne,
32.26 e 'l grifon mosse il benedetto carco
32.27 sì, che però nulla penna crollonne. mostra/nascondi nota pu-32-27 sì, che: senza, per questo, scuotere le penne delle sue ali d'aquila.

32.28 La bella donna che mi trasse al varco mostra/nascondi nota pu-32-28 La bella donna: Matelda.
32.29 e Stazio e io seguitavam la rota
32.30 che fé l'orbita sua con minore arco. mostra/nascondi nota pu-32-30 con minore arco: la ruota destra, nella conversione da quella parte, descrive un arco minore.

32.31 Sì passeggiando l'alta selva vòta, mostra/nascondi nota pu-32-31 vòta: disabitata per colpa di Eva, che credette ( " crese " ) al serpente.
32.32 colpa di quella ch'al serpente crese,
32.33 temprava i passi un'angelica nota. mostra/nascondi nota pu-32-33 temprava: ritmava i passi un'angelica armonia.

32.34 Forse in tre voli tanto spazio prese mostra/nascondi nota pu-32-34 in tre voli: tre tiri d'arco, forse, ci separavano dal luogo donde la processione era mossa, quando Beatrice scese.
32.35 disfrenata saetta, quanto eramo
32.36 rimossi, quando Beatrice scese.

32.37 Io senti' mormorare a tutti «Adamo»;
32.38 poi cerchiaro una pianta dispogliata mostra/nascondi nota pu-32-38 una pianta dispogliata: è l'albero della scienza del bene e del male, l'albero di Adamo; ad esso sono stati attribuiti numerosi valori allegorici.
32.39 di foglie e d'altra fronda in ciascun ramo.

32.40 La coma sua, che tanto si dilata
32.41 più quanto più è sù, fora da l'Indi mostra/nascondi nota pu-32-41 fora da l'Indi: sarebbe causa di meraviglia anche per gl'Indi, nei cui paesi crescevano alberi altissimi.
32.42 ne' boschi lor per altezza ammirata.

32.43 «Beato se', grifon, che non discindi mostra/nascondi nota pu-32-43 non discindi: non spezzi col becco nulla di questa pianta, dolce al gusto; tra i valori allegorici da attribuire all'albero, acquista rilievo quello per cui starebbe a significare l'Impero, che Cristo (il grifone) non colpì, in quanto scelse di vivere e morire sotto le sue leggi.
32.44 col becco d'esto legno dolce al gusto,
32.45 poscia che mal si torce il ventre quindi». mostra/nascondi nota pu-32-45 si torce il ventre: il ventre si torce dal dolore; cosa che non capita al grifone che, astenendosi dal mordere l'albero, si astiene dai beni mondani.

32.46 Così dintorno a l'albero robusto
32.47 gridaron li altri; e l'animal binato: mostra/nascondi nota pu-32-47 binato: dalla duplice natura di aquila e di leone.
32.48 «Sì si conserva il seme d'ogne giusto». mostra/nascondi nota pu-32-48 Sì si conserva: così si conserva il principio di ogni giustizia.

32.49 E vòlto al temo ch'elli avea tirato, mostra/nascondi nota pu-32-49 al temo: al timone del carro.
32.50 trasselo al piè de la vedova frasca, mostra/nascondi nota pu-32-50 vedova: perché " dispogliata " (cfr. n. 38-39).
32.51 e quel di lei a lei lasciò legato. mostra/nascondi nota pu-32-51 e quel di lei…: "L'atto del grifone indica l'unione ristabilita da Cristo tra l'umano e il divino, l'unione dell'Impero alla Chiesa" (Vandelli). Il grifone ha dunque legato alla pianta (" a lei ") il timone fatto con il suo stesso legno (" quel di lei ").

32.52 Come le nostre piante, quando casca
32.53 giù la gran luce mischiata con quella
32.54 che raggia dietro a la celeste lasca, mostra/nascondi nota pu-32-54 che raggia dietro: che riluce appresso alla costellazione dei Pesci (la lasca è un pesce); si tratta, cioè, della costellazione dell'Ariete.

32.55 turgide fansi, e poi si rinovella
32.56 di suo color ciascuna, pria che 'l sole
32.57 giunga li suoi corsier sotto altra stella; mostra/nascondi nota pu-32-57 giunga: aggioghi i suoi cavalli sotto la costellazione del Toro ( " altra stella " ).

32.58 men che di rose e più che di viole
32.59 colore aprendo, s'innovò la pianta,
32.60 che prima avea le ramora sì sole. mostra/nascondi nota pu-32-60 le ramora: i rami.

32.61 Io non lo 'ntesi, né qui non si canta
32.62 l'inno che quella gente allor cantaro,
32.63 né la nota soffersi tutta quanta.

32.64 S'io potessi ritrar come assonnaro
32.65 li occhi spietati udendo di Siringa, mostra/nascondi nota pu-32-65 li occhi spietati: gli occhi d'Argo (cfr. c. XXIX, 95) che si chiusero al sonno quando Mercurio, inviato da Giove, cantò gli amori della ninfa Siringa con Pan.
32.66 li occhi a cui pur vegghiar costò sì caro; mostra/nascondi nota pu-32-66 costò sì caro: perché il vigilare ( " vegghiar " ) fu causa della morte, che ad Argo diede Mercurio.

32.67 come pintor che con essempro pinga,
32.68 disegnerei com'io m'addormentai;
32.69 ma qual vuol sia che l'assonnar ben finga. mostra/nascondi nota pu-32-69 ma qual: ma sia chi vuole che rappresenti bene l'addormentarsi; io non mi ci provo.

32.70 Però trascorro a quando mi svegliai,
32.71 e dico ch'un splendor mi squarciò 'l velo
32.72 del sonno e un chiamar: «Surgi: che fai?».

32.73 Quali a veder de' fioretti del melo mostra/nascondi nota pu-32-73 Quali: Come Pietro, Giovanni e Giacomo ("Iacopo"), condotti sul monte Tabor da Cristo per vedere i primi saggi (" fioretti " ) della gloria divina ( " melo " è Cristo, secondo un'immagine del Cantico dei Cantici), che, del contemplare la sua pienezza (" pome "), rende gli angeli bramosi, come in un perpetuo convito nuziale, sopraffatti ("vinti") dalla visione della trasfigurazione, caddero in ginocchio e tornarono in sè, richiamati dalla parola di Cristo, dalla quale furono interrotti letarghi anche più profondi dei loro, e videro la loro compagnia (" scuola ") assottigliata di Moisè e di Elia, scomparsi, e videro pure mutata a Cristo ( " al maestro suo " ) la bianca veste (" stola ") assunta nel trasfigurarsi; nello stesso modo ( " tal " ) io tornai in me….
32.74 che del suo pome li angeli fa ghiotti
32.75 e perpetue nozze fa nel cielo,

32.76 Pietro e Giovanni e Iacopo condotti
32.77 e vinti, ritornaro a la parola
32.78 da la qual furon maggior sonni rotti,

32.79 e videro scemata loro scuola
32.80 così di Moisè come d'Elia,
32.81 e al maestro suo cangiata stola;

32.82 tal torna' io, e vidi quella pia mostra/nascondi nota pu-32-82 quella pia: Matelda.
32.83 sovra me starsi che conducitrice
32.84 fu de' miei passi lungo 'l fiume pria.

32.85 E tutto in dubbio dissi: «Ov'è Beatrice?».
32.86 Ond'ella: «Vedi lei sotto la fronda
32.87 nova sedere in su la sua radice.

32.88 Vedi la compagnia che la circonda: mostra/nascondi nota pu-32-88 la compagnia: le sette donne.
32.89 li altri dopo 'l grifon sen vanno suso
32.90 con più dolce canzone e più profonda».

32.91 E se più fu lo suo parlar diffuso,
32.92 non so, però che già ne li occhi m'era
32.93 quella ch'ad altro intender m'avea chiuso. mostra/nascondi nota pu-32-93 quella: Beatrice.

32.94 Sola sedeasi in su la terra vera, mostra/nascondi nota pu-32-94 vera: nuda.
32.95 come guardia lasciata lì del plaustro mostra/nascondi nota pu-32-95 plaustro: carro (cfr. lat. plaustrum).
32.96 che legar vidi a la biforme fera. mostra/nascondi nota pu-32-96 a la biforme fera: dal grifone.

32.97 In cerchio le facean di sé claustro mostra/nascondi nota pu-32-97 claustro: corona.
32.98 le sette ninfe, con quei lumi in mano
32.99 che son sicuri d'Aquilone e d'Austro. mostra/nascondi nota pu-32-99 che son sicuri: che non possono essere spenti dai venti (" Aquilone… Austro "); sono i sette candelabri.

32.100 «Qui sarai tu poco tempo silvano; mostra/nascondi nota pu-32-100 silvano: abitatore della selva del Paradiso Terrestre.
32.101 e sarai meco sanza fine cive mostra/nascondi nota pu-32-101 cive: cittadino.
32.102 di quella Roma onde Cristo è romano. mostra/nascondi nota pu-32-102 di quella Roma: della Roma celeste, del Paradiso.

32.103 Però, in pro del mondo che mal vive,
32.104 al carro tieni or li occhi, e quel che vedi,
32.105 ritornato di là, fa che tu scrive».

32.106 Così Beatrice; e io, che tutto ai piedi
32.107 d'i suoi comandamenti era divoto,
32.108 la mente e li occhi ov'ella volle diedi.

32.109 Non scese mai con sì veloce moto
32.110 foco di spessa nube, quando piove mostra/nascondi nota pu-32-110 foco: fulmine, folgore.
32.111 da quel confine che più va remoto, mostra/nascondi nota pu-32-111 da quel confine: dalle regioni più alte dell'atmosfera.

32.112 com'io vidi calar l'uccel di Giove mostra/nascondi nota pu-32-112 l'uccel di Giove: l'aquila sacra a Giove.
32.113 per l'alber giù, rompendo de la scorza,
32.114 non che d'i fiori e de le foglie nove;

32.115 e ferì 'l carro di tutta sua forza; mostra/nascondi nota pu-32-115 ferì: colpì.
32.116 ond'el piegò come nave in fortuna, mostra/nascondi nota pu-32-116 in fortuna: in mezzo al fortunale.
32.117 vinta da l'onda, or da poggia, or da orza. mostra/nascondi nota pu-32-117 or da poggia: or da destra, or da sinistra; poggia e orza sono le corde, a destra e a sinistra, cui è legata l'antenna della nave.

32.118 Poscia vidi avventarsi ne la cuna mostra/nascondi nota pu-32-118 cuna: fondo.
32.119 del triunfal veiculo una volpe mostra/nascondi nota pu-32-119 una volpe: rappresenta l'eresia.
32.120 che d'ogne pasto buon parea digiuna;

32.121 ma, riprendendo lei di laide colpe,
32.122 la donna mia la volse in tanta futa mostra/nascondi nota pu-32-122 futa: voce popolare per "fuga".
32.123 quanto sofferser l'ossa sanza polpe.

32.124 Poscia per indi ond'era pria venuta,
32.125 l'aguglia vidi scender giù ne l'arca mostra/nascondi nota pu-32-125 l'aguglia: l'aquila.
32.126 del carro e lasciar lei di sé pennuta; mostra/nascondi nota pu-32-126 lasciar lei di sé pennuta: lasciarla ricoperta di alcune sue penne. Si allude a Costantino e alla famosa donazione cfr. Inf. c. XIX, nn. 116).

32.127 e qual esce di cuor che si rammarca,
32.128 tal voce uscì del cielo e cotal disse:
32.129 «O navicella mia, com'mal se' carca!». mostra/nascondi nota pu-32-129 com'mal se' carca: di qual cattiva merce sei carica. Dante sosteneva che proprio dalla confusione del potere temporale con quello spirituale era nata la corruzione dei costumi della Chiesa. E l'origine d'ogni male andava ricercata nella donazione di Costantino.

32.130 Poi parve a me che la terra s'aprisse
32.131 tr'ambo le ruote, e vidi uscirne un drago mostra/nascondi nota pu-32-131 un drago: rappresenta Satana.
32.132 che per lo carro sù la coda fisse;

32.133 e come vespa che ritragge l'ago,
32.134 a sé traendo la coda maligna,
32.135 trasse del fondo, e gissen vago vago. mostra/nascondi nota pu-32-135 trasse del fondo: trasse con se una parte del fondo del carro, e se ne andò ancor desideroso di offendere (" vago vago ").

32.136 Quel che rimase, come da gramigna
32.137 vivace terra, da la piuma, offerta mostra/nascondi nota pu-32-137 da la piuma: dalle penne dell'aquila, offerte forse con buona intenzione, rimase tutta ricoperta.
32.138 forse con intenzion sana e benigna,

32.139 si ricoperse, e funne ricoperta
32.140 e l'una e l'altra rota e 'l temo, in tanto mostra/nascondi nota pu-32-140 in tanto: in un tempo tanto breve che più impiega un sospiro ad uscire dalla bocca (che esso, nell'uscire, tiene aperta).
32.141 che più tiene un sospir la bocca aperta.

32.142 Trasformato così 'l dificio santo mostra/nascondi nota pu-32-142 'l dificio santo: il carro è il santo edificio della Chiesa.
32.143 mise fuor teste per le parti sue,
32.144 tre sovra 'l temo e una in ciascun canto. mostra/nascondi nota pu-32-144 tre sovra 'l temo: in totale le teste sono sette e simboleggiano i sette vizi capitali (cfr. Inf. XIX, 109-111).

32.145 Le prime eran cornute come bue, mostra/nascondi nota pu-32-145 Le prime: sono corna doppie (" come buie ":come bue); le quattro teste rimanenti sono unicorni. Difficile e discorde l'attribuzione a quali vizi si riferiscano questi particolari.
32.146 ma le quattro un sol corno avean per fronte:
32.147 simile mostro visto ancor non fue.

32.148 Sicura, quasi rocca in alto monte,
32.149 seder sovresso una puttana sciolta mostra/nascondi nota pu-32-149 una puttana sciolta: rappresenta la Curia romana traviata da Bonifacio VIII e da Clemente V.
32.150 m'apparve con le ciglia intorno pronte;

32.151 e come perché non li fosse tolta,
32.152 vidi di costa a lei dritto un gigante; mostra/nascondi nota pu-32-152 un gigante: simboleggia il re di Francia, Filippo il Bello.
32.153 e baciavansi insieme alcuna volta.

32.154 Ma perché l'occhio cupido e vagante
32.155 a me rivolse, quel feroce drudo
32.156 la flagellò dal capo infin le piante; mostra/nascondi nota pu-32-156 la flagellò: sembra ricordare l'oltraggio di Anagni, subito da Bonifacio VIII (cfr. c. XX, 86 e segg.).

32.157 poi, di sospetto pieno e d'ira crudo,
32.158 disciolse il mostro, e trassel per la selva, mostra/nascondi nota pu-32-158 trassel per la selva: simboleggia il trasferimento della sede papale da Roma in Avignone, voluto dal re di Francia.
32.159 tanto che sol di lei mi fece scudo

32.160 a la puttana e a la nova belva.




E l'un rispuose a me: «Le cappe rance | son di piombo sì grosse, che li pesi | fan così cigolar le lor bilance.   •   Inferno, Canto 23, Verso 100

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