Purgatorio : Canto 27

27.1 Sì come quando i primi raggi vibra mostra/nascondi nota pu-27-1 Sì come: il sole stava come quando vibra i primi raggi a Gerusalemme, dove Cristo versò il suo sangue. Nel Purgatorio, che si trova agli antipodi di Gerusalemme, il sole è al tramonto. E nello stesso tempo l'Ebro (" Ibero "), fiume della Spagna, cade sotto il segno della Libra ( è mezzanotte ) e le onde del Gange sono riarse dall'ora del mezzodì ( " nona " ).
27.2 là dove il suo fattor lo sangue sparse,
27.3 cadendo Ibero sotto l'alta Libra,

27.4 e l'onde in Gange da nona riarse,
27.5 sì stava il sole; onde 'l giorno sen giva,
27.6 come l'angel di Dio lieto ci apparse.

27.7 Fuor de la fiamma stava in su la riva,
27.8 e cantava "Beati mundo corde!". mostra/nascondi nota pu-27-8 Beati mundo corde: beati i puri di cuore. Sono parole della sesta beatitudine evangelica, e le pronuncia l'angelo della castità, guardiano del settimo girone.
27.9 in voce assai più che la nostra viva.

27.10 Poscia «Più non si va, se pria non morde,
27.11 anime sante, il foco: intrate in esso, mostra/nascondi nota pu-27-11 intrate in esso: l'angelo invita Dante e Virgilio ad entrare nel fuoco.
27.12 e al cantar di là non siate sorde»,

27.13 ci disse come noi li fummo presso;
27.14 per ch'io divenni tal, quando lo 'ntesi,
27.15 qual è colui che ne la fossa è messo.

27.16 In su le man commesse mi protesi, mostra/nascondi nota pu-27-16 commesse: giunte.
27.17 guardando il foco e imaginando forte
27.18 umani corpi già veduti accesi.

27.19 Volsersi verso me le buone scorte; mostra/nascondi nota pu-27-19 le buone scorte: Virgilio e Stazio.
27.20 e Virgilio mi disse: «Figliuol mio,
27.21 qui può esser tormento, ma non morte.

27.22 Ricorditi, ricorditi! E se io
27.23 sovresso Gerion ti guidai salvo, mostra/nascondi nota pu-27-23 Gerion: è stato uno degli ostacoli più ardui. Si ricordi che il mostro simboleggia la frode.
27.24 che farò ora presso più a Dio?

27.25 Credi per certo che se dentro a l'alvo mostra/nascondi nota pu-27-25 a l'alvo: in mezzo (cfr. lat. "alvus").
27.26 di questa fiamma stessi ben mille anni,
27.27 non ti potrebbe far d'un capel calvo.

27.28 E se tu forse credi ch'io t'inganni,
27.29 fatti ver lei, e fatti far credenza
27.30 con le tue mani al lembo d'i tuoi panni. mostra/nascondi nota pu-27-30 al lembo: col lembo della veste che, posto nel fuoco, non brucerà.

27.31 Pon giù omai, pon giù ogni temenza;
27.32 volgiti in qua e vieni: entra sicuro!».
27.33 E io pur fermo e contra coscienza. mostra/nascondi nota pu-27-33 pur fermo: ancora non osando avanzare.

27.34 Quando mi vide star pur fermo e duro,
27.35 turbato un poco disse: «Or vedi, figlio:
27.36 tra Beatrice e te è questo muro».

27.37 Come al nome di Tisbe aperse il ciglio mostra/nascondi nota pu-27-37 Tisbe: Narra Ovidio nelle Metamorfosi (cfr. IV, 55) che Tisbe, giovinetta babilonese, mentre attendeva sotto un gelso il suo innamorato Piramo, fu costretta a fuggire alla vista di un leone, ma lasciò cadere il velo che l'animale macchiò con le fauci insanguinate. Piramo, sopraggiunto e scoperto il velo, ritenne che la fiera avesse divorato e per il dolore si ferì a morte; riapri gli occhi quando la fanciulla lo trovò, agonizzante, sotto il gelso che aveva tinto di vermiglio le sue bacche. Poi anche Tisbe si uccise al suo fianco.
27.38 Piramo in su la morte, e riguardolla,
27.39 allor che 'l gelso diventò vermiglio;

27.40 così, la mia durezza fatta solla, mostra/nascondi nota pu-27-40 solla: molle (cfr. Inf. c. XVI, 28).
27.41 mi volsi al savio duca, udendo il nome
27.42 che ne la mente sempre mi rampolla.

27.43 Ond'ei crollò la fronte e disse: «Come!
27.44 volenci star di qua?»; indi sorrise mostra/nascondi nota pu-27-44 volenci: ce ne vogliamo.
27.45 come al fanciul si fa ch'è vinto al pome. mostra/nascondi nota pu-27-45 ch'è vinto al pome: che si lascia vincere dalla promessa o dalla vista di un pomo.

27.46 Poi dentro al foco innanzi mi si mise,
27.47 pregando Stazio che venisse retro,
27.48 che pria per lunga strada ci divise.

27.49 Sì com'fui dentro, in un bogliente vetro mostra/nascondi nota pu-27-49 in un bogliente vetro: nel vetro fuso e incandescente.
27.50 gittato mi sarei per rinfrescarmi,
27.51 tant'era ivi lo 'ncendio sanza metro. mostra/nascondi nota pu-27-51 sanza metro: senza misura.

27.52 Lo dolce padre mio, per confortarmi,
27.53 pur di Beatrice ragionando andava,
27.54 dicendo: «Li occhi suoi già veder parmi».

27.55 Guidavaci una voce che cantava
27.56 di là; e noi, attenti pur a lei,
27.57 venimmo fuor là ove si montava.

27.58 "Venite, benedicti Patris mei", mostra/nascondi nota pu-27-58 Venite, benedicti: pronuncia queste parole l'angelo guardiano della scala che conduce al Paradiso Terrestre. Le stesse parole con cui Cristo accoglierà gli eletti nel Giorno del Giudizio (Matteo XXV,34).
27.59 sonò dentro a un lume che lì era,
27.60 tal che mi vinse e guardar nol potei.

27.61 «Lo sol sen va», soggiunse, «e vien la sera;
27.62 non v'arrestate, ma studiate il passo,
27.63 mentre che l'occidente non si annera». mostra/nascondi nota pu-27-63 non si annera: non diviene buio.

27.64 Dritta salia la via per entro 'l sasso
27.65 verso tal parte ch'io toglieva i raggi mostra/nascondi nota pu-27-65 verso tal parte: verso oriente, in modo che io facevo ombra ai raggi del sole già basso.
27.66 dinanzi a me del sol ch'era già basso.

27.67 E di pochi scaglion levammo i saggi, mostra/nascondi nota pu-27-67 E di pochi scaglion: riuscimmo a provare soltanto pochi gradini.
27.68 che 'l sol corcar, per l'ombra che si spense,
27.69 sentimmo dietro e io e li miei saggi.

27.70 E pria che 'n tutte le sue parti immense
27.71 fosse orizzonte fatto d'uno aspetto,
27.72 e notte avesse tutte sue dispense, mostra/nascondi nota pu-27-72 tutte sue dispense: tutte le sue parti.

27.73 ciascun di noi d'un grado fece letto; mostra/nascondi nota pu-27-73 d'un grado fece letto: usò un gradino come giaciglio.
27.74 ché la natura del monte ci affranse mostra/nascondi nota pu-27-74 la natura: la particolare qualità del monte, ché non è possibile ascendere nottetempo.
27.75 la possa del salir più e 'l diletto.

27.76 Quali si stanno ruminando manse
27.77 le capre, state rapide e proterve
27.78 sovra le cime avante che sien pranse, mostra/nascondi nota pu-27-78 che sien pranse: che siano pasciute. Prima le capre, nella ricerca di cibo, erano veloci e baldanzose (" proterve " ).

27.79 tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve,
27.80 guardate dal pastor, che 'n su la verga
27.81 poggiato s'è e lor di posa serve; mostra/nascondi nota pu-27-81 serve: continua a fare buona guardia.

27.82 e quale il mandrian che fori alberga,
27.83 lungo il pecuglio suo queto pernotta, mostra/nascondi nota pu-27-83 il pecuglio: mandria, che costituisce la sua ricchezza.
27.84 guardando perché fiera non lo sperga; mostra/nascondi nota pu-27-84 sperga: disperda, assalendolo.

27.85 tali eravamo tutti e tre allotta, mostra/nascondi nota pu-27-85 allotta: allora.
27.86 io come capra, ed ei come pastori,
27.87 fasciati quinci e quindi d'alta grotta. mostra/nascondi nota pu-27-87 grotta: roccia.

27.88 Poco parer potea lì del di fori;
27.89 ma, per quel poco, vedea io le stelle
27.90 di lor solere e più chiare e maggiori. mostra/nascondi nota pu-27-90 di lor solere: del loro solito.

27.91 Sì ruminando e sì mirando in quelle, mostra/nascondi nota pu-27-91 ruminando: pensando e ripensando.
27.92 mi prese il sonno; il sonno che sovente,
27.93 anzi che 'l fatto sia, sa le novelle. mostra/nascondi nota pu-27-93 anzi che 'l fatto sia: prima che il fatto accada, ne dà contezza. Allude al sogno premonitore.

27.94 Ne l'ora, credo, che de l'oriente,
27.95 prima raggiò nel monte Citerea, mostra/nascondi nota pu-27-95 Citerea: la stella Venere, detta Citerea dall'isola di Citera ove la dea sarebbe nata.
27.96 che di foco d'amor par sempre ardente,

27.97 giovane e bella in sogno mi parea
27.98 donna vedere andar per una landa
27.99 cogliendo fiori; e cantando dicea:

27.100 «Sappia qualunque il mio nome dimanda
27.101 ch'i' mi son Lia, e vo movendo intorno mostra/nascondi nota pu-27-101 Lia: figlia di Labano e prima moglie di Giacobbe, simboleggia la vita attiva, e va cogliendo fiori, onde farsi ghirlanda " di loda e di gloria " (Buti).
27.102 le belle mani a farmi una ghirlanda.

27.103 Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno;
27.104 ma mia suora Rachel mai non si smaga mostra/nascondi nota pu-27-104 mia suora Rachel: altra figlia di Labano e seconda moglie di Giacobbe, simboleggia la vita contemplativa e non si allontana (" smaga ") dallo specchio (" miraglio ", cfr. provenzale "miralh").
27.105 dal suo miraglio, e siede tutto giorno.

27.106 Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga
27.107 com'io de l'addornarmi con le mani;
27.108 lei lo vedere, e me l'ovrare appaga».

27.109 E già per li splendori antelucani, mostra/nascondi nota pu-27-109 antelucani: che precedono l'alba.
27.110 che tanto a' pellegrin surgon più grati,
27.111 quanto, tornando, albergan men lontani, mostra/nascondi nota pu-27-111 men lontani: dalla patria, in cui son diretti.

27.112 le tenebre fuggian da tutti lati,
27.113 e 'l sonno mio con esse; ond'io leva'mi,
27.114 veggendo i gran maestri già levati.

27.115 «Quel dolce pome che per tanti rami mostra/nascondi nota pu-27-115 Quel dolce pome…: quel dolce frutto che, per tante vie, va cercando il desiderio dei mortali, oggi soddisferà la tua fame.
27.116 cercando va la cura de' mortali,
27.117 oggi porrà in pace le tue fami».

27.118 Virgilio inverso me queste cotali
27.119 parole usò; e mai non furo strenne mostra/nascondi nota pu-27-119 strenne: doni augurali, annunzi di cosa lieta.
27.120 che fosser di piacere a queste iguali.

27.121 Tanto voler sopra voler mi venne
27.122 de l'esser sù, ch'ad ogne passo poi
27.123 al volo mi sentia crescer le penne.

27.124 Come la scala tutta sotto noi
27.125 fu corsa e fummo in su 'l grado superno, mostra/nascondi nota pu-27-125 superno: il più alto.
27.126 in me ficcò Virgilio li occhi suoi,

27.127 e disse: «Il temporal foco e l'etterno mostra/nascondi nota pu-27-127 Il temporal foco e l'etterno: il fuoco temporaneo del Purgatorio e l'eterno fuoco infernale.
27.128 veduto hai, figlio; e se' venuto in parte
27.129 dov'io per me più oltre non discerno. mostra/nascondi nota pu-27-129 dov'io: dove la ragione, da sola, non riesce a vedere.

27.130 Tratto t'ho qui con ingegno e con arte;
27.131 lo tuo piacere omai prendi per duce;
27.132 fuor se' de l'erte vie, fuor se' de l'arte. mostra/nascondi nota pu-27-132 erte… arte: ripide… strette.

27.133 Vedi lo sol che 'n fronte ti riluce;
27.134 vedi l'erbette, i fiori e li arbuscelli
27.135 che qui la terra sol da sé produce. mostra/nascondi nota pu-27-135 sol da sé: senza seme e senza lavoro umano.

27.136 Mentre che vegnan lieti li occhi belli mostra/nascondi nota pu-27-136 li occhi belli: quelli di Beatrice.
27.137 che, lagrimando, a te venir mi fenno,
27.138 seder ti puoi e puoi andar tra elli. mostra/nascondi nota pu-27-138 seder… andar: allusione alla vita contemplativa e alla vita attiva, simboleggiate da Rachele e da Lia.

27.139 Non aspettar mio dir più né mio cenno;
27.140 libero, dritto e sano è tuo arbitrio,
27.141 e fallo fora non fare a suo senno: mostra/nascondi nota pu-27-141 e fallo: ed errore sarebbe non agire secondo il suo impulso.

27.142 per ch'io te sovra te corono e mitrio». mostra/nascondi nota pu-27-142 corono e mitrio: la corona simboleggia l'autorità temporale, la mitria quella spirituale.




dietro a le poste de le care piante. | In quella parte del giovanetto anno | che 'l sole i crin sotto l'Aquario tempra   •   Inferno, Canto 23, Verso 148

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