Purgatorio : Canto 24

24.1 Né 'l dir l'andar, né l'andar lui più lento
24.2 facea, ma ragionando andavam forte,
24.3 sì come nave pinta da buon vento;

24.4 e l'ombre, che parean cose rimorte, mostra/nascondi nota pu-24-4 rimorte: più che morte:.
24.5 per le fosse de li occhi ammirazione
24.6 traean di me, di mio vivere accorte.

24.7 E io, continuando al mio sermone,
24.8 dissi: «Ella sen va sù forse più tarda mostra/nascondi nota pu-24-8 Ella: l'anima di Stazio, forse, procede più lentamente, per accompagnarsi a Virgilio, di quanto non farebbe se fosse sola.
24.9 che non farebbe, per altrui cagione.

24.10 Ma dimmi, se tu sai, dov'è Piccarda; mostra/nascondi nota pu-24-10 Piccarda: è la sorella di Forese.
24.11 dimmi s'io veggio da notar persona
24.12 tra questa gente che sì mi riguarda».

24.13 «La mia sorella, che tra bella e buona
24.14 non so qual fosse più, triunfa lieta
24.15 ne l'alto Olimpo già di sua corona». mostra/nascondi nota pu-24-15 ne l'alto Olimpo: in Paradiso.

24.16 Sì disse prima; e poi: «Qui non si vieta
24.17 di nominar ciascun, da ch'è sì munta mostra/nascondi nota pu-24-17 munta… via: smunta.
24.18 nostra sembianza via per la dieta.

24.19 Questi», e mostrò col dito, «è Bonagiunta, mostra/nascondi nota pu-24-19 Bonagiunta: è Bonagiunta Orbicciani da Lucca, rozzo rimatore del sec. XIII, che trapianta modi siciliani a presentimenti dello stilnovo.
24.20 Bonagiunta da Lucca; e quella faccia mostra/nascondi nota pu-24-20 quella faccia: è Simone de Brion, pontefice dal 1281 al 1285 col nome di di Martino IV. E' detto dal Torso, cioè di Tours, sebbene fosse nato a Montpincé nella Briè, perché a Tours fu tesoriere della cattedrale. Si racconta che tra i suoi piatti preferiti fossero le anguille del lago di Bolsena, annegate nella vernaccia e poi arrostite.
24.21 di là da lui più che l'altre trapunta

24.22 ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia:
24.23 dal Torso fu, e purga per digiuno
24.24 l'anguille di Bolsena e la vernaccia».

24.25 Molti altri mi nomò ad uno ad uno;
24.26 e del nomar parean tutti contenti,
24.27 sì ch'io però non vidi un atto bruno. mostra/nascondi nota pu-24-27 un atto bruno: un gesto che dimostrasse l'adombrarsi di qualcuno.

24.28 Vidi per fame a vòto usar li denti
24.29 Ubaldin da la Pila e Bonifazio mostra/nascondi nota pu-24-29 Ubaldin de la Pila e Bonifazio: il primo, Ubaldino degli Ubaldini della Pila fu fratello del cardinale Ottaviano (cfr. Inf.X, 120) e padre dell'Arcivescovo Ruggieri; l'altro è Bonifazio Fieschi, di Genova, nipote di Innocenzo IV. Fu arcivescovo di Ravenna e usò un pastorale non ricurvo ma " fatto di sopra al modo del roco de li scacchi " (Lana).
24.30 che pasturò col rocco molte genti.

24.31 Vidi messer Marchese, ch'ebbe spazio mostra/nascondi nota pu-24-31 messer Marchese: podestà di Faenza nel 1296, appartenne alla famiglia degli Argogliosi di Forlì, dove ebbe agio di bere con minor arsura (" secchezza ") eppure fu così forte bevitore, che non fu mai sazio.
24.32 già di bere a Forlì con men secchezza,
24.33 e sì fu tal, che non si sentì sazio.

24.34 Ma come fa chi guarda e poi s'apprezza mostra/nascondi nota pu-24-34 s'apprezza: fa conto.
24.35 più d'un che d'altro, fei a quel da Lucca, mostra/nascondi nota pu-24-35 a quel da Lucca: a Bonagiunta, che più d'ogni altro sembrava voler notizia (" contezza ") di me.
24.36 che più parea di me aver contezza.

24.37 El mormorava; e non so che «Gentucca»
24.38 sentiv'io là, ov'el sentia la piaga mostra/nascondi nota pu-24-38 ov'el sentia: " dove più sentiva il tormento della giustizia che così li consuma " (Momigliano), cioè la bocca. Bonagiunta mormorava una parola che a Dante sembra essere "Gentucca".
24.39 de la giustizia che sì li pilucca.

24.40 «O anima», diss'io, «che par sì vaga
24.41 di parlar meco, fa sì ch'io t'intenda,
24.42 e te e me col tuo parlare appaga».

24.43 «Femmina è nata, e non porta ancor benda», mostra/nascondi nota pu-24-43 e non porta ancor benda: le donne sposate e le vedove portavano in capo una benda col soggolo, nera le prime, bianca le seconde (cfr. c. VIII, 74). Gentucca (forse Gentucca Morla, moglie di Bonaccorso Fondora), dunque, nel 1300 non era ancora sposata.
24.44 cominciò el, «che ti farà piacere
24.45 la mia città, come ch'om la riprenda. mostra/nascondi nota pu-24-45 come ch'om la riprenda: per quanto le si rimproveri. Si ricordi che i Lucchesi avevano fama di barattieri (cfr. Inf. c. XXI, 41).

24.46 Tu te n'andrai con questo antivedere: mostra/nascondi nota pu-24-46 antivedere: profezia. Bonagiunta profetizza a Dante che quando andrà esule a Lucca, una fanciulla, Gentucca, gli saprà render meno doloroso il soggiorno in quella città; e che la confusione generata dal suo mormorio gli sarà chiarita dalla realtà.
24.47 se nel mio mormorar prendesti errore,
24.48 dichiareranti ancor le cose vere.

24.49 Ma dì s'i' veggio qui colui che fore mostra/nascondi nota pu-24-49 fore: fuori.
24.50 trasse le nove rime, cominciando
24.51 "Donne ch'avete intelletto d'amore"». mostra/nascondi nota pu-24-51 Donne ch'avete: così comincia la prima canzone della "Vita Nuova" di Dante, opera che segna l'avvento dello Stilnovo (" le nove rime "), cioè della maniera di cantare, nuova rispetto alla scuola provenzaleggiante, cui appartenne Bonagiunta e alla scuola dottrinale, cui appartenne Guittone d'Arezzo. Nei versi seguenti, Dante espone la propria poetica.

24.52 E io a lui: «I' mi son un che, quando
24.53 Amor mi spira, noto, e a quel modo mostra/nascondi nota pu-24-53 noto: imprimo nell'animo.
24.54 ch'e' ditta dentro vo significando». mostra/nascondi nota pu-24-54 vo significando: esprimo.

24.55 «O frate, issa vegg'io», diss'elli, «il nodo mostra/nascondi nota pu-24-55 issa: ora, cfr. Inf. c. XXIII, 7); il nodo: l'impedimento.
24.56 che 'l Notaro e Guittone e me ritenne mostra/nascondi nota pu-24-56 'l Notaro: Iacopo da Lentini, poeta provenzaleggiante, esponente della scuola siciliana, detto per antonomasia il Notaio, morto verso il 1250; Guittone d'Arezzo (1230 ca.-1294), rimatore fra quelli detti "di transizione", fu esponente della scuola dottrinale in Toscana.
24.57 di qua dal dolce stil novo ch'i' odo!

24.58 Io veggio ben come le vostre penne
24.59 di retro al dittator sen vanno strette, mostra/nascondi nota pu-24-59 al dittator: ad Amore (cfr. vv. 53-57).
24.60 che de le nostre certo non avvenne;

24.61 e qual più a gradire oltre si mette, mostra/nascondi nota pu-24-61 e qual: e chiunque si pone a riguardare al di là (" oltre ") di quel che abbiamo detto, non vede più la differenza tra l'uno e l'altro stile.
24.62 non vede più da l'uno a l'altro stilo»;
24.63 e, quasi contentato, si tacette.

24.64 Come li augei che vernan lungo 'l Nilo, mostra/nascondi nota pu-24-64 Come li augei: come le gru, uccelli che svernano (" vernan ") lungo il Nilo.
24.65 alcuna volta in aere fanno schiera,
24.66 poi volan più a fretta e vanno in filo,

24.67 così tutta la gente che lì era,
24.68 volgendo 'l viso, raffrettò suo passo,
24.69 e per magrezza e per voler leggera.

24.70 E come l'uom che di trottare è lasso,
24.71 lascia andar li compagni, e sì passeggia mostra/nascondi nota pu-24-71 passeggia: va di passo.
24.72 fin che si sfoghi l'affollar del casso, mostra/nascondi nota pu-24-72 l'affollar del casso: l'ansimare (cfr. lat. "follis": mantice) del petto ( " casso ", cfr. Inf. c. XII, 122).

24.73 sì lasciò trapassar la santa greggia
24.74 Forese, e dietro meco sen veniva,
24.75 dicendo: «Quando fia ch'io ti riveggia?». mostra/nascondi nota pu-24-75 Quando fia: quando accadrà che io ti riveda?.

24.76 «Non so», rispuos'io lui, «quant'io mi viva;
24.77 ma già non fia il tornar mio tantosto, mostra/nascondi nota pu-24-77 ma già non fia: ma il mio ritorno non sarà mai tanto sollecito quanto io desidero.
24.78 ch'io non sia col voler prima a la riva;

24.79 però che 'l loco u' fui a viver posto, mostra/nascondi nota pu-24-79 'l loco: il luogo dove (" ù " ) fui posto a vivere, cioè Firenze, quotidianamente si spoglia ( " spolpa " ) e sembra avviato ( " disposto " ) a dolorosa rovina.
24.80 di giorno in giorno più di ben si spolpa,
24.81 e a trista ruina par disposto».

24.82 «Or va», diss'el; «che quei che più n'ha colpa, mostra/nascondi nota pu-24-82 quei che più n'ha colpa: è Corso Donati, fratello di Forese, uno dei più accesi fautori di parte Nera e perciò avversario politico di Dante. Qui Forese, nella sua previsione, ne indica il modo della morte quando, accusato di tradimento dai suoi, Corso fu colpito mentre fuggiva a cavallo e, rimasto impigliato nei finimenti, fu rovinosamente trascinato dall'animale. Dante immagina che il cavallo trascini il malcapitato direttamente all'inferno (" la valle ove mai non si scolpa ").
24.83 vegg'io a coda d'una bestia tratto
24.84 inver' la valle ove mai non si scolpa.

24.85 La bestia ad ogne passo va più ratto,
24.86 crescendo sempre, fin ch'ella il percuote,
24.87 e lascia il corpo vilmente disfatto.

24.88 Non hanno molto a volger quelle ruote»,
24.89 e drizzò li ochi al ciel, «che ti fia chiaro
24.90 ciò che 'l mio dir più dichiarar non puote.

24.91 Tu ti rimani omai; ché 'l tempo è caro
24.92 in questo regno, sì ch'io perdo troppo
24.93 venendo teco sì a paro a paro». mostra/nascondi nota pu-24-93 a paro a paro: procedendo con la stessa tua andatura. Si ricordi che le anime camminammo veloci e che Forese ha rallentato come " l'uom che di trottare è lasso " (v. 70).

24.94 Qual esce alcuna volta di gualoppo
24.95 lo cavalier di schiera che cavalchi,
24.96 e va per farsi onor del primo intoppo, mostra/nascondi nota pu-24-96 primo intoppo: il primo scontro.

24.97 tal si partì da noi con maggior valchi; mostra/nascondi nota pu-24-97 valchi: passi.
24.98 e io rimasi in via con esso i due
24.99 che fuor del mondo sì gran marescalchi. mostra/nascondi nota pu-24-99 marescalchi: maestri; cioè Virgilio e Stazio.

24.100 E quando innanzi a noi intrato fue,
24.101 che li occhi miei si fero a lui seguaci,
24.102 come la mente a le parole sue,

24.103 parvermi i rami gravidi e vivaci mostra/nascondi nota pu-24-103 parvermi: mi apparvero.
24.104 d'un altro pomo, e non molto lontani
24.105 per esser pur allora vòlto in laci. mostra/nascondi nota pu-24-105 per esser: per il fatto di aver girato in là (cfr. lat. illac) soltanto allora.

24.106 Vidi gente sott'esso alzar le mani
24.107 e gridar non so che verso le fronde,
24.108 quasi bramosi fantolini e vani, mostra/nascondi nota pu-24-108 fantolini: fanciullini ingenui (" vani ").

24.109 che pregano, e 'l pregato non risponde,
24.110 ma, per fare esser ben la voglia acuta,
24.111 tien alto lor disio e nol nasconde. mostra/nascondi nota pu-24-111 lor disio: l'oggetto desiderato.

24.112 Poi si partì sì come ricreduta; mostra/nascondi nota pu-24-112 ricreduta: rassegnata.
24.113 e noi venimmo al grande arbore adesso, mostra/nascondi nota pu-24-113 adesso: subito.
24.114 che tanti prieghi e lagrime rifiuta.

24.115 «Trapassate oltre sanza farvi presso:
24.116 legno è più sù che fu morso da Eva, mostra/nascondi nota pu-24-116 legno è più sù: l'albero della scienza del bene e del male, il cui frutto fu morso da Eva, ha fornito il legno di questa pianta.
24.117 e questa pianta si levò da esso».

24.118 Sì tra le frasche non so chi diceva;
24.119 per che Virgilio e Stazio e io, ristretti,
24.120 oltre andavam dal lato che si leva. mostra/nascondi nota pu-24-120 dal lato che si leva: lungo la costa, che s'innalza.

24.121 «Ricordivi», dicea, «d'i maladetti mostra/nascondi nota pu-24-121 d'i maladetti: sono i Centauri, figli di Issíone e di Néfele, una nube da lui scambiata per Giunone. Essi dal, petto in su erano uomini e nel resto cavalli (" doppi petti "). Invitati alle nozze di Piritoo con Ippodamia, si ubriacarono (" satolli ") e, in conseguenza, tentarono di violentare le donne presenti al banchetto, ma furono battuti da Teseo. E' questo il primo esempio di golosità punita.
24.122 nei nuvoli formati, che, satolli,
24.123 Teseo combatter co' doppi petti;

24.124 e de li Ebrei ch'al ber si mostrar molli,
24.125 per che no i volle Gedeon compagni, mostra/nascondi nota pu-24-125 Gedeon: Gedeone, combattendo contro i Madianiti, escluse dall'impresa quegli Ebrei che alla fonte di Arad si erano adagiati a terra per bere con comodo, invece di attingere acqua con la mano, per cui si mostrarono amanti delle comodità (" molli ").
24.126 quando inver' Madian discese i colli».

24.127 Sì accostati a l'un d'i due vivagni mostra/nascondi nota pu-24-127 vivagni: margini.
24.128 passammo, udendo colpe de la gola
24.129 seguite già da miseri guadagni.

24.130 Poi, rallargati per la strada sola, mostra/nascondi nota pu-24-130 sola: solitaria; sgombra di anime.
24.131 ben mille passi e più ci portar oltre,
24.132 contemplando ciascun sanza parola.

24.133 «Che andate pensando sì voi sol tre?».
24.134 sùbita voce disse; ond'io mi scossi
24.135 come fan bestie spaventate e poltre. mostra/nascondi nota pu-24-135 e poltre: e disturbate nel loro poltrire.

24.136 Drizzai la testa per veder chi fossi;
24.137 e già mai non si videro in fornace
24.138 vetri o metalli sì lucenti e rossi,

24.139 com'io vidi un che dicea: «S'a voi piace mostra/nascondi nota pu-24-139 un: è l'angelo della temperanza, di un colore vivo e incandescente, come vetro o metallo fuso.
24.140 montare in sù, qui si convien dar volta;
24.141 quinci si va chi vuole andar per pace».

24.142 L'aspetto suo m'avea la vista tolta;
24.143 per ch'io mi volsi dietro a' miei dottori,
24.144 com'om che va secondo ch'elli ascolta. mostra/nascondi nota pu-24-144 com'om: come chi vada guidato dal suono.

24.145 E quale, annunziatrice de li albori,
24.146 l'aura di maggio movesi e olezza,
24.147 tutta impregnata da l'erba e da' fiori;

24.148 tal mi senti' un vento dar per mezza
24.149 la fronte, e ben senti' mover la piuma,
24.150 che fé sentir d'ambrosia l'orezza. mostra/nascondi nota pu-24-150 che fé sentir: che profumò (cfr. francese "sentir") l'aria (" l'orezza ") d'ambrosia.

24.151 E senti' dir: «Beati cui alluma mostra/nascondi nota pu-24-151 Beati: beati coloro ai quali risplende tanta grazia che l'amore della gola non infonde ( " fuma " ) nel loro petto troppo desiderio, appetendo (" esuriendo ") sempre quanto è giusto. E' un'allusione alla quarta beatitudine evangelica (cfr. c. XXII, 1).
24.152 tanto di grazia, che l'amor del gusto
24.153 nel petto lor troppo disir non fuma,

24.154 esuriendo sempre quanto è giusto!».




La provedenza, che governa il mondo | con quel consiglio nel quale ogne aspetto | creato è vinto pria che vada al fondo,   •   Paradiso, Canto 11, Verso 29

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