Purgatorio : Canto 22

22.1 Già era l'angel dietro a noi rimaso, mostra/nascondi nota pu-22-1 l'angel: è l'Angelo guardiano del sesto girone, che cancella dalla fronte di Dante la quinta P, e pronuncia, della quarta beatitudine, soltanto le parole: "Beati qui sitiunt iustitiam". La parola "esuriunt" è accennata invece dall'angelo della temperanza (cfr. c. XXIV, n. 151).
22.2 l'angel che n'avea vòlti al sesto giro,
22.3 avendomi dal viso un colpo raso;

22.4 e quei c'hanno a giustizia lor disiro
22.5 detto n'avea beati, e le sue voci
22.6 con "sitiunt", sanz'altro, ciò forniro. mostra/nascondi nota pu-22-6 forniro: finirono, terminarono.

22.7 E io più lieve che per l'altre foci mostra/nascondi nota pu-22-7 foci: i passaggi dall'uno all'altro girone.
22.8 m'andava, sì che sanz'alcun labore mostra/nascondi nota pu-22-8 labore: fatica (cfr. lat. labor).
22.9 seguiva in sù li spiriti veloci;

22.10 quando Virgilio incominciò: «Amore, mostra/nascondi nota pu-22-10 Amore: l'amore virtuoso sempre suscitò un sentimento che lo ricambiasse, purché fosse manifestato (" paresse fore "). Si ricordino le parole di Francesca (cfr. Inf. c. V, 103).
22.11 acceso di virtù, sempre altro accese,
22.12 pur che la fiamma sua paresse fore;

22.13 onde da l'ora che tra noi discese
22.14 nel limbo de lo 'nferno Giovenale, mostra/nascondi nota pu-22-14 Giovenale: è Decimo Giunio Giovenale, poeta satirico latino, vissuto dal 47 ca.al 130 ca., contemporaneo ed estimatore di Stazio.
22.15 che la tua affezion mi fé palese,

22.16 mia benvoglienza inverso te fu quale mostra/nascondi nota pu-22-16 benvoglienza: affetto.
22.17 più strinse mai di non vista persona,
22.18 sì ch'or mi parran corte queste scale. mostra/nascondi nota pu-22-18 mi parran corte: perché si trova in così cara compagnia.

22.19 Ma dimmi, e come amico mi perdona
22.20 se troppa sicurtà m'allarga il freno, mostra/nascondi nota pu-22-20 sicurtà: franchezza.
22.21 e come amico omai meco ragiona:

22.22 come poté trovar dentro al tuo seno
22.23 loco avarizia, tra cotanto senno
22.24 di quanto per tua cura fosti pieno?».

22.25 Queste parole Stazio mover fenno
22.26 un poco a riso pria; poscia rispuose:
22.27 «Ogne tuo dir d'amor m'è caro cenno.

22.28 Veramente più volte appaion cose
22.29 che danno a dubitar falsa matera mostra/nascondi nota pu-22-29 falsa matera: falso argomento di dubbio.
22.30 per le vere ragion che son nascose.

22.31 La tua dimanda tuo creder m'avvera mostra/nascondi nota pu-22-31 m'avvera: mi dimostra.
22.32 esser ch'i' fossi avaro in l'altra vita,
22.33 forse per quella cerchia dov'io era.

22.34 Or sappi ch'avarizia fu partita mostra/nascondi nota pu-22-34 partita: lontana.
22.35 troppo da me, e questa dismisura mostra/nascondi nota pu-22-35 e questa dismisura: e questo eccesso contrario all'avarizia, perciò la prodigalità, migliaia di lunazioni (" lunari "), cioè di mesi, hanno punita. Sono infatti più di seimila mesi (cfr. " cinquecent'anni e più ", c. XXI, 68).
22.36 migliaia di lunari hanno punita.

22.37 E se non fosse ch'io drizzai mia cura,
22.38 quand'io intesi là dove tu chiame, mostra/nascondi nota pu-22-38 chiame: gridi.
22.39 crucciato quasi a l'umana natura:

22.40 "Per che non reggi tu, o sacra fame mostra/nascondi nota pu-22-40 Per che non reggi: ricorda un verso virgiliano: "Quid non mortalia pectora cogis Auri sacra fames?" (cfr. En. III, 5657), che vale: "a che non spingi tu gli animi umani, o esacranda fame dell'oro?". Dante, nella sua parafrasi, sembra aver frainteso il testo. Ma alcuni commentatori intesero: Per quali malvagità (" Perché ") non guidi….
22.41 de l'oro, l'appetito de' mortali?",
22.42 voltando sentirei le giostre grame. mostra/nascondi nota pu-22-42 voltando: si ricordi che gli avari e i prodighi puniti nell'Infermo voltano " pesi per forza di poppa " (cfr. Inf. c. VII 27).

22.43 Allor m'accorsi che troppo aprir l'ali
22.44 potean le mani a spendere, e pente'mi
22.45 così di quel come de li altri mali.

22.46 Quanti risurgeran coi crini scemi mostra/nascondi nota pu-22-46 coi crini scemi: cfr. Inf. c. VII, 57 e nota.
22.47 per ignoranza, che di questa pecca
22.48 toglie 'l penter vivendo e ne li stremi! mostra/nascondi nota pu-22-48 e ne li stremi: e perfino negli estremi momenti della vita. L'" ignoranza " è quella che impedisce, spesso, di sapere che la prodigalità è peccato.

22.49 E sappie che la colpa che rimbecca mostra/nascondi nota pu-22-49 E sappie: e sappi che il peccato (" la colpa ") che si contrappone esattamente ad un altro, insieme con esso qui, nel quinto girone, viene espiato (" suo verde secca ").
22.50 per dritta opposizione alcun peccato,
22.51 con esso insieme qui suo verde secca;

22.52 però, s'io son tra quella gente stato
22.53 che piange l'avarizia, per purgarmi,
22.54 per lo contrario suo m'è incontrato».

22.55 «Or quando tu cantasti le crude armi
22.56 de la doppia trestizia di Giocasta», mostra/nascondi nota pu-22-56 Giocasta: vedova di Laio re di Tebe, si congiunse incestuosamente col figlio Edipo e ne ebbe i due figli Eteocle e Polinice (cfr. Inf. c. XXVI, 54 e n.). Stazio nella Tebaide cantò appunto le "armi " che son dette " crude " perché impugnate da un fratello contro l'altro.
22.57 disse 'l cantor de' buccolici carmi, mostra/nascondi nota pu-22-57 'l cantor: Virgilio, autore delle "Bucoliche" o "Ecloghe".

22.58 «per quello che Cliò teco lì tasta, mostra/nascondi nota pu-22-58 Cliò: è Clio, musa della storia; tasta: tocca.
22.59 non par che ti facesse ancor fedele
22.60 la fede, sanza qual ben far non basta. mostra/nascondi nota pu-22-60 la fede: la vera fede, senza la quale le buone opere non bastano. 6I. qual sole: quale illuminazione divina o quale ammaestramento degli uomini (" candele ").

22.61 Se così è, qual sole o quai candele
22.62 ti stenebraron sì, che tu drizzasti
22.63 poscia di retro al pescator le vele?». mostra/nascondi nota pu-22-63 al pescator: a San Pietro, pescatore d'anime.

22.64 Ed elli a lui: «Tu prima m'inviasti mostra/nascondi nota pu-22-64 m'inviasti: tu mi avviasti alla poesia ( " Parnaso " ) e alla conversione (" appresso Dio " ).
22.65 verso Parnaso a ber ne le sue grotte,
22.66 e prima appresso Dio m'alluminasti.

22.67 Facesti come quei che va di notte,
22.68 che porta il lume dietro e sé non giova,
22.69 ma dopo sé fa le persone dotte,

22.70 quando dicesti: "Secol si rinova; mostra/nascondi nota pu-22-70 Secol si rinova: richiama i vv. 5-7 della IV Bucolica di Virgilio "Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo; Iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna, iam nova progenies caelo demittitur alto ", con i quali il poeta alludeva alla nascita del figlio di Asinio Pollione, ma in cui nel Medioevo si volle leggere una profezia della nascita di Cristo (cfr. Inf. c. I, n. 72).
22.71 torna giustizia e primo tempo umano,
22.72 e progenie scende da ciel nova".

22.73 Per te poeta fui, per te cristiano:
22.74 ma perché veggi mei ciò ch'io disegno, mostra/nascondi nota pu-22-74 mei: meglio.
22.75 a colorare stenderò la mano:

22.76 Già era 'l mondo tutto quanto pregno
22.77 de la vera credenza, seminata
22.78 per li messaggi de l'etterno regno; mostra/nascondi nota pu-22-78 per li messaggi: dagli Apostoli.

22.79 e la parola tua sopra toccata
22.80 si consonava a' nuovi predicanti; mostra/nascondi nota pu-22-80 si consonava: si accordava senza contrasto.
22.81 ond'io a visitarli presi usata. mostra/nascondi nota pu-22-81 usata: usanza.

22.82 Vennermi poi parendo tanto santi,
22.83 che, quando Domizian li perseguette, mostra/nascondi nota pu-22-83 Domizian: l'imperatore Domiziano ordinò violente persecuzioni dei Cristiani; regnò dall'81 al 96.
22.84 sanza mio lagrimar non fur lor pianti;

22.85 e mentre che di là per me si stette,
22.86 io li sovvenni, e i lor dritti costumi
22.87 fer dispregiare a me tutte altre sette.

22.88 E pria ch'io conducessi i Greci a' fiumi mostra/nascondi nota pu-22-88 E pria: e prima che, componendo il poema Tebaide, io conducessi i Greci alleati di Polinice all'Ismeno e all'Asopo, i due fiumi di Tebe, (cfr. c. XVIII, 91), io fui battezzato.
22.89 di Tebe poetando, ebb'io battesmo;
22.90 ma per paura chiuso cristian fu'mi, mostra/nascondi nota pu-22-90 chiuso: clandestino.

22.91 lungamente mostrando paganesmo;
22.92 e questa tepidezza il quarto cerchio mostra/nascondi nota pu-22-92 il quarto cerchio: dunque, prima di espiare nel quinto girone la prodigalità, Stazio, per più di quattrocento anni, fu punito nel quarto, con gli accidiosi.
22.93 cerchiar mi fé più che 'l quarto centesmo.

22.94 Tu dunque, che levato hai il coperchio
22.95 che m'ascondeva quanto bene io dico,
22.96 mentre che del salire avem soverchio, mostra/nascondi nota pu-22-96 avem soverchio: ci resta del tempo per salire.

22.97 dimmi dov'è Terrenzio nostro antico, mostra/nascondi nota pu-22-97 Terrenzio: Publio Terenzio Afro, poeta comico latino, vissuto circa dal 192 al 159 a.C. "Cecilio" è Stazio Cecilio, commediografo latino, morto intorno al 168 a. C. Altro commediografo è Plauto, di Sarsina, vissuto circa dal 254 ca. al 184 ca. a.C., il più celebre commediografo latino, le cui opere furono scoperte nel XV secolo. Varro è il poeta epico e tragico Lucio Vario Rufo, vissuto in età augustea.
22.98 Cecilio e Plauto e Varro, se lo sai:
22.99 dimmi se son dannati, e in qual vico». mostra/nascondi nota pu-22-99 in qual vico : in qual luogo ( " vico " cfr. lat. vicus: contrada).

22.100 «Costoro e Persio e io e altri assai», mostra/nascondi nota pu-22-100 Persio: Aulo Persio Flacco, poeta satirico vissuto dal 34 al 62, contemporaneo di Giovenale (v. 14).
22.101 rispuose il duca mio, «siam con quel Greco mostra/nascondi nota pu-22-101 quel Greco: Omero (cfr. inf. c. IV, 86 e segg.).
22.102 che le Muse lattar più ch'altri mai,

22.103 nel primo cinghio del carcere cieco: mostra/nascondi nota pu-22-103 nel primo cinghio: nel primo cerchio, il Limbo.
22.104 spesse fiate ragioniam del monte mostra/nascondi nota pu-22-104 del monte: del Parnaso (v. 65), ove abitano le nostre " nutrici ", cioè le Muse.
22.105 che sempre ha le nutrice nostre seco.

22.106 Euripide v'è nosco e Antifonte, mostra/nascondi nota pu-22-106 Euripide: grande poeta tragico greco (480-406 a.C:); altri tragici sono Agatone e Antifonte; Simonide, di Ceo, è il famoso lirico.
22.107 Simonide, Agatone e altri piùe
22.108 Greci che già di lauro ornar la fronte.

22.109 Quivi si veggion de le genti tue mostra/nascondi nota pu-22-109 de le genti tue: dei tuoi personaggi; Antigone, figlia di Edipo, lo accompagnò già cieco nell'Attica, poi, tornata con la sorella Ismene a Tebe diede sepoltura al corpo del fratello Polinice, contravvenendo agli ordini del tiranno Creonte, che le fece uccidere entrambe. Deifile è la moglie di Tideo, uno dei sette re che combatterono a Tebe e la sorella Argia è la moglie di Polinice.
22.110 Antigone, Deifile e Argia,
22.111 e Ismene sì trista come fue.

22.112 Védeisi quella che mostrò Langia; mostra/nascondi nota pu-22-112 Védeisi: vi si vede Isifile (cfr. Inf. c. XVIII, n. 88), la quale indicò la fonte Langia a quelli che combattevano contro Tebe.
22.113 èvvi la figlia di Tiresia, e Teti mostra/nascondi nota pu-22-113 la figlia di Tiresia: è Manto, che abbiamo incontrata non nel Limbo, ma tra gli indovini (cfr. Inf. XX, 52). Il Torraca, pensando a un errore dei copisti, propone: " la figlia di Nereo, Teti ". Altri suppone che Dante abbia aggiunto l'episodio di Manto (Inf. XX) correggendo l'Inferno e scordando il fuggevole accenno qui fatto della figlia di Tiresia.
22.114 e con le suore sue Deidamia». mostra/nascondi nota pu-22-114 Deidamia: figlia di Licomede e moglie di Achille (cfr. Inf. c. XXVI, 62).

22.115 Tacevansi ambedue già li poeti,
22.116 di novo attenti a riguardar dintorno,
22.117 liberi da saliri e da pareti;

22.118 e già le quattro ancelle eran del giorno mostra/nascondi nota pu-22-118 le quattro ancelle: le prime quattro ore del giorno.
22.119 rimase a dietro, e la quinta era al temo, mostra/nascondi nota pu-22-119 al temo: al timone del carro del sole, volgendone in su la punta fiammeggiante.
22.120 drizzando pur in sù l'ardente corno,

22.121 quando il mio duca: «Io credo ch'a lo stremo mostra/nascondi nota pu-22-121 a lo stremo: all'estremità esterna del girone.
22.122 le destre spalle volger ne convegna,
22.123 girando il monte come far solemo».

22.124 Così l'usanza fu lì nostra insegna,
22.125 e prendemmo la via con men sospetto mostra/nascondi nota pu-22-125 con men sospetto: con minor timore di sbagliare, per l'assicurazione fornita da Stazio (" anima degna ").
22.126 per l'assentir di quell'anima degna.

22.127 Elli givan dinanzi, e io soletto
22.128 di retro, e ascoltava i lor sermoni,
22.129 ch'a poetar mi davano intelletto.

22.130 Ma tosto ruppe le dolci ragioni
22.131 un alber che trovammo in mezza strada,
22.132 con pomi a odorar soavi e buoni;

22.133 e come abete in alto si digrada
22.134 di ramo in ramo, così quello in giuso, mostra/nascondi nota pu-22-134 in giuso: in basso; cioè, al contrario dell'abete, si presentava come un cono dal vertice in basso.
22.135 cred'io, perché persona sù non vada.

22.136 Dal lato onde 'l cammin nostro era chiuso,
22.137 cadea de l'alta roccia un liquor chiaro
22.138 e si spandeva per le foglie suso.

22.139 Li due poeti a l'alber s'appressaro;
22.140 e una voce per entro le fronde
22.141 gridò: «Di questo cibo avrete caro». mostra/nascondi nota pu-22-141 avrete caro: avrete carestia, cioè non potrete coglierne frutto.

22.142 Poi disse: «Più pensava Maria onde mostra/nascondi nota pu-22-142 Più pensava: è il primo esempio di temperanza. Maria, alle nozze di Cana, quando fece operare da Gesù il miracolo dell'acqua trasformata in vino, pensava più al decoro del festino che alla sue bocca; quella bocca che ora risponde alle vostre preghiere intercedendo presso Dio.
22.143 fosser le nozze orrevoli e intere,
22.144 ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde.

22.145 E le Romane antiche, per lor bere,
22.146 contente furon d'acqua; e Daniello mostra/nascondi nota pu-22-146 Daniello: Daniele rifiutò i cibi offertigli dal re Nabucodonosor e, per la sua temperanza, ebbe da Dio il dono della profezia.
22.147 dispregiò cibo e acquistò savere.

22.148 Lo secol primo, quant'oro fu bello, mostra/nascondi nota pu-22-148 Lo secol primo: la prima età, finché fu veramente quella dell'oro.
22.149 fé savorose con fame le ghiande,
22.150 e nettare con sete ogne ruscello.

22.151 Mele e locuste furon le vivande mostra/nascondi nota pu-22-151 Mele e locuste: miele e cavallette.
22.152 che nodriro il Batista nel diserto;
22.153 per ch'elli è glorioso e tanto grande

22.154 quanto per lo Vangelio v'è aperto».




e come ai rivi grandi si convenne, | ver' lo fiume real tanto veloce | si ruinò, che nulla la ritenne.   •   Purgatorio, Canto 5, Verso 123

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