Purgatorio : Canto 2
2.1 Già era 'l sole a l'orizzonte giunto
Già era 'l sole: ormai il sole, nell'emisfero australe, dove si trova il Purgatorio, sta sorgendo; cioè ha raggiunto l'orizzonte astronomico il cui meridiano, collegando i poli attraverso l'Equatore, sovrasta (" coverchia ") Gerusalemme " col suo più alto punto ", cioè allo zenit. Dante, dunque, immagina che il Purgatorio si trovi esattamente agli antipodi di Gerusalemme, e, come già visto in Inf. c. XXXIV 112, segg., questa città si credeva fosse il punto medio dell'emisfero boreale; per conseguenza il Purgatorio occupa il punto centrale dell'emisfero australe, ed ha in comune con Gerusalemme l'orizzonte astronomico (cfr. c. IV, 68 e segg.).
2.2 lo cui meridian cerchio coverchia
2.3 Ierusalèm col suo più alto punto;
2.4 e la notte, che opposita a lui cerchia,
e la notte: e la notte, che gira (" cerchia ") diametralmente opposta al sole ("a lui"), usciva nell'emisfero boreale dalla foce del Gange, cioè ad oriente di Gerusalemme. E si era colà in primavera, uscendo la notte nel segno della Libra (" bilance "), e trovandosi il sole nell'opposto segno dell'Ariete (cfr. Inf. I, 38 segg.).
2.5 uscia di Gange fuor con le Bilance,
2.6 che le caggion di man quando soverchia;
quando soverchia: la notte permane nella costellazione della Libra finché queste bilance le cadono di mano (" le caggion di man ") quando, dopo l'equinozio d'autunno, diviene più lunga del giorno (" soverchia ").
2.7 sì che le bianche e le vermiglie guance,
2.8 là dov'i' era, de la bella Aurora
2.9 per troppa etate divenivan rance.
per troppa etate: per essere passato troppo tempo, divenivano color arancio dorate (" rance ", cfr. Inf. c. XXIII, 100 e nota).
2.10 Noi eravam lunghesso mare ancora,
lunghesso: lungo il.
2.11 come gente che pensa a suo cammino,
2.12 che va col cuore e col corpo dimora.
che va col cuore: che con l'animo ansioso anticipa l'arrivo del corpo nel luogo ove è diretta.
2.13 Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,
Ed ecco, qual: come sul far del mattino Marte rosseggia ad occidente per gli spessi vapori che si levano dal mare, cosi….
2.14 per li grossi vapor Marte rosseggia
2.15 giù nel ponente sovra 'l suol marino,
2.16 cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia,
s'io ancor lo veggia: possa io rivederlo ancora.
2.17 un lume per lo mar venir sì ratto,
2.18 che 'l muover suo nessun volar pareggia.
2.19 Dal qual com'io un poco ebbi ritratto
2.20 l'occhio per domandar lo duca mio,
2.21 rividil più lucente e maggior fatto.
2.22 Poi d'ogne lato ad esso m'appario
2.23 un non sapeva che bianco, e di sotto
un non sapeva che bianco: un candore indistinto.
2.24 a poco a poco un altro a lui uscio.
un altro: un altro candore.
2.25 Lo mio maestro ancor non facea motto,
2.26 mentre che i primi bianchi apparver ali;
mentre che: fino a che.
2.27 allor che ben conobbe il galeotto,
il galeotto: il nocchiero, il pilota.
2.28 gridò: «Fa, fa che le ginocchia cali.
2.29 Ecco l'angel di Dio: piega le mani;
2.30 omai vedrai di sì fatti officiali.
officiali: ministri.
2.31 Vedi che sdegna li argomenti umani,
argomenti: mezzi.
2.32 sì che remo non vuol, né altro velo
velo: vela (latinismo suggerito dalla rima); l'angelo fa vela delle sue ali.
2.33 che l'ali sue, tra liti sì lontani.
tra liti sì lontani: come sarà spiegato (cfr. v.100), l'angelo viaggia dalla foce del Tevere al Purgatorio.
2.34 Vedi come l'ha dritte verso 'l cielo,
2.35 trattando l'aere con l'etterne penne,
trattando: agitando l'aria (" l'aere ").
2.36 che non si mutan come mortal pelo».
2.37 Poi, come più e più verso noi venne
2.38 l'uccel divino, più chiaro appariva:
2.39 per che l'occhio da presso nol sostenne,
2.40 ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
2.41 con un vasello snelletto e leggero,
2.42 tanto che l'acqua nulla ne 'nghiottiva.
l'acqua nulla ne 'nghiottiva: il vascello (" vasello ") era tanto leggero che lo scafo non pescava nell'acqua.
2.43 Da poppa stava il celestial nocchiero,
2.44 tal che faria beato pur descripto;
tal che faria: con aspetto tanto celestiale che, solamente descritto, renderebbbe felice ogni uomo.
2.45 e più di cento spirti entro sediero.
più di cento: per indicare un numero indeterminato.
2.46 "In exitu Israel de Aegypto"
In exitu: Nell'uscita del popolo di Israele dall'Egitto. E' il principio del salmo CXIII, che ricorda la liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù d'Egitto.
2.47 cantavan tutti insieme ad una voce
2.48 con quanto di quel salmo è poscia scripto.
2.49 Poi fece il segno lor di santa croce;
2.50 ond'ei si gittar tutti in su la piaggia;
2.51 ed el sen gì, come venne, veloce.
2.52 La turba che rimase lì, selvaggia
selvaggia: inesperta e, nello stesso tempo, guardinga.
2.53 parea del loco, rimirando intorno
2.54 come colui che nove cose assaggia.
assaggia: prova.
2.55 Da tutte parti saettava il giorno
Da tutte parti: da ogni parte il sole dardeggiava la luce del giorno, esso che con le saette risplendenti (" conte " dal lat. comptus: adorno) aveva cacciato la costellazione del Capricorno dallo zenit (" di mezzo 'l ciel "). In sostanza, il sole è sorto da più di mezz'ora.
2.56 lo sol, ch'avea con le saette conte
2.57 di mezzo 'l ciel cacciato Capricorno,
2.58 quando la nova gente alzò la fronte
2.59 ver' noi, dicendo a noi: «Se voi sapete,
2.60 mostratene la via di gire al monte».
2.61 E Virgilio rispuose: «Voi credete
2.62 forse che siamo esperti d'esto loco;
2.63 ma noi siam peregrin come voi siete.
2.64 Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco,
2.65 per altra via, che fu sì aspra e forte,
che fu sì aspra e forte: il viaggio attraverso l'Inferno richiama il concetto espresso in Inf. c. I, 5.
2.66 che lo salire omai ne parrà gioco».
2.67 L'anime, che si fuor di me accorte,
2.68 per lo spirare, ch'i' era ancor vivo,
per lo spirare: per il fatto che respiravo. Analogamente in Inf. XXIII, 88.
2.69 maravigliando diventaro smorte.
2.70 E come a messagger che porta ulivo
E come: e come la gente accorre (" tragge ") all'arrivo dl un messaggero di pace (" che porta ulivo "), per apprendere notizie ( " novelle " ) e nessuno si mostra insofferente di mescolarsi alla folla (" di calcar ").
2.71 tragge la gente per udir novelle,
2.72 e di calcar nessun si mostra schivo,
2.73 così al viso mio s'affisar quelle
2.74 anime fortunate tutte quante,
2.75 quasi obliando d'ire a farsi belle.
a farsi belle: a purificarsi.
2.76 Io vidi una di lor trarresi avante
2.77 per abbracciarmi con sì grande affetto,
2.78 che mosse me a far lo somigliante.
a far lo somigliante: a ricambiare l'abbraccio.
2.79 Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto!
Ohi ombre vane: o anime immateriali e incorporee, fuor che nell'aspetto esteriore. Diversamente sono presentate le anime dell'Inferno: Dante afferra per la cuticagna Bocca degli Abati (cfr. Inf. c. XXXII, 97 e segg.); il conte Ugolino morde con piglio canino il cranio dell'arcivescovo Ruggieri (cfr. Inf. c. XXXII, 127 e segg.). La differenza poggia su un motivo essenzialmente poetico.
2.80 tre volte dietro a lei le mani avvinsi,
2.81 e tante mi tornai con esse al petto.
2.82 Di maraviglia, credo, mi dipinsi;
2.83 per che l'ombra sorrise e si ritrasse,
2.84 e io, seguendo lei, oltre mi pinsi.
2.85 Soavemente disse ch'io posasse;
ch'io posasse: che io avessi posa dall'affanno causatomi dalla meraviglia (v. 82).
2.86 allor conobbi chi era, e pregai
2.87 che, per parlarmi, un poco s'arrestasse.
2.88 Rispuosemi: «Così com'io t'amai
2.89 nel mortal corpo, così t'amo sciolta:
sciolta: liberata (cfr. lat. soluta) dal corpo mortale. Il femminile si spiega con il sottinteso riferimento ad anima; gli spiriti dell'Inferno parlano, invece, al maschile perché il peccato li tiene ancora legati a quel mondo terreno che la presenza di Dante rievoca.
2.90 però m'arresto; ma tu perché vai?».
2.91 «Casella mio, per tornar altra volta
Casella: musicista e cantore contemporaneo e probabile amico di Dante; di Dante e di altri poeti duecenteschi musicò varie pesie.
2.92 là dov'io son, fo io questo viaggio»,
la dov'ío son: in Purgatorio. Cioè il viaggio oltremondano servirà al poeta per purificarsi e per evitare l'Inferno.
2.93 diss'io; «ma a te com'è tanta ora tolta?».
ma a te… : ma perché ti è tolto tanto tempo? Cioè come mai solo ora giungi in Purgatorio? Casella, nel 1300, era già morto da qualche anno.
2.94 Ed elli a me: «Nessun m'è fatto oltraggio,
2.95 se quei che leva quando e cui li piace,
se quei: se l'angelo nocchiero, che prende a bordo ( " leva ") quando e chi vuole (" li piace ").
2.96 più volte m'ha negato esto passaggio;
2.97 ché di giusto voler lo suo si face:
ché di giusto voler: ché le sue azioni ( " lo suo " ) sono determinate dal volere di Dio.
2.98 veramente da tre mesi elli ha tolto
da tre mesi: dal Natale 1299, quando fu istituito da Bonifacio VIII il giubileo. Egli ha imbarcato senza opporsi (" con tutta pace ") chiunque ha voluto entrare nel " vasello ", in virtù delle indulgenze, proprie dell'anno giubilare, che possono esser lucrate anche dalle anime del Purgatorio.
2.99 chi ha voluto intrar, con tutta pace.
2.100 Ond'io, ch'era ora a la marina vòlto
2.101 dove l'acqua di Tevero s'insala,
dove…: dove l'acqua del Tevere.
2.102 benignamente fu' da lui ricolto.
2.103 A quella foce ha elli or dritta l'ala,
2.104 però che sempre quivi si ricoglie
quivi: cioè alla foce del Tevere.
2.105 qual verso Acheronte non si cala».
qual: chiunque non si cali in Inferno (" Acheronte ").
2.106 E io: «Se nuova legge non ti toglie
2.107 memoria o uso a l'amoroso canto
l'amoroso canto: la poesia serenatrice dello spirito.
2.108 che mi solea quetar tutte mie doglie,
2.109 di ciò ti piaccia consolare alquanto
2.110 l'anima mia, che, con la sua persona
2.111 venendo qui, è affannata tanto!».
2.112 "Amor che ne la mente mi ragiona"
Amor: è l'incipit della famosa canzone commentata nel terzo trattato del Convivio, che alcuni antichi commentatori affermano sia stata musicata da Casella.
2.113 cominciò elli allor sì dolcemente,
2.114 che la dolcezza ancor dentro mi suona.
2.115 Lo mio maestro e io e quella gente
2.116 ch'eran con lui parevan sì contenti,
parevan: apparivano.
2.117 come a nessun toccasse altro la mente.
2.118 Noi eravam tutti fissi e attenti
2.119 a le sue note; ed ecco il veglio onesto
il veglio onesto: il venerando vecchio è Catone.
2.120 gridando: «Che è ciò, spiriti lenti?
2.121 qual negligenza, quale stare è questo?
2.122 Correte al monte a spogliarvi lo scoglio
lo scoglio: la scorza del peccato, che impedisce la visione di Dio.
2.123 ch'esser non lascia a voi Dio manifesto».
2.124 Come quando, cogliendo biado o loglio,
2.125 li colombi adunati a la pastura,
2.126 queti, sanza mostrar l'usato orgoglio,
l'usato orgoglio: l'abituale atteggiamento del colombo, quando procede ritto e impettito.
2.127 se cosa appare ond'elli abbian paura,
2.128 subitamente lasciano star l'esca,
l'esca: il pasto, il cibo.
2.129 perch'assaliti son da maggior cura;
cura: preoccupazione (cfr. lat. cura).
2.130 così vid'io quella masnada fresca
masnada: in origine era la famiglia che occupava un manso o podere (cfr. Inf. c. XV, 41). Ancora oggi nella zona di Laces, in Val Venosta, il podere è detto maso. Qui vale: compagnia, da poco giunta ( " fresca " ).
2.131 lasciar lo canto, e fuggir ver' la costa,
2.132 com'om che va, né sa dove riesca:
2.133 né la nostra partita fu men tosta.
men tosta: meno rapida.
Di quella ch'io notai di più carezza | vid'io uscire un foco sì felice, | che nullo vi lasciò di più chiarezza; • Paradiso, Canto 24, Verso 21