Purgatorio : Canto 13

13.1 Noi eravamo al sommo de la scala,
13.2 dove secondamente si risega mostra/nascondi nota pu-13-2 secondamente si risega: per la seconda volta è tagliato da un ripiano il monte che purifica dal male (" altrui dismala " ).
13.3 lo monte che salendo altrui dismala.

13.4 Ivi così una cornice lega mostra/nascondi nota pu-13-4 una cornice: è il secondo girone del Purgatorio.
13.5 dintorno il poggio, come la primaia;
13.6 se non che l'arco suo più tosto piega. mostra/nascondi nota pu-13-6 l'arco suo: la sua curvatura è più accentuata, cioè il raggio è minore.

13.7 Ombra non lì è né segno che si paia: mostra/nascondi nota pu-13-7 Ombra: né anime né figurazioni (" segno ") che siano visibili.
13.8 parsi la ripa e parsi la via schietta mostra/nascondi nota pu-13-8 parsi: appare.
13.9 col livido color de la petraia.

13.10 «Se qui per dimandar gente s'aspetta»,
13.11 ragionava il poeta, «io temo forse
13.12 che troppo avrà d'indugio nostra eletta». mostra/nascondi nota pu-13-12 eletta: la scelta della strada da seguire.

13.13 Poi fisamente al sole li occhi porse;
13.14 fece del destro lato a muover centro,
13.15 e la sinistra parte di sé torse. mostra/nascondi nota pu-13-15 torse: si volse verso destra, cioè verso il sole, che è da quella parte, dopo il mezzogiorno, nell'emisfero australe.

13.16 «O dolce lume a cui fidanza i' entro mostra/nascondi nota pu-13-16 a cui fidanza: in cui fidando.
13.17 per lo novo cammin, tu ne conduci»,
13.18 dicea, «come condur si vuol quinc'entro.

13.19 Tu scaldi il mondo, tu sovr'esso luci;
13.20 s'altra ragione in contrario non ponta, mostra/nascondi nota pu-13-20 non ponta: non ci spinge a seguire altra via.
13.21 esser dien sempre li tuoi raggi duci».

13.22 Quanto di qua per un migliaio si conta, mostra/nascondi nota pu-13-22 un migliaio: un miglio (cfr. lat. miliariun). Metricamente " migliaio " va considerato bisillabo, con desinenza in ai. Così pure in Inf. c. VI, 79, Purg. c. XIV, 66 e passim.
13.23 tanto di là eravam noi già iti,
13.24 con poco tempo, per la voglia pronta;

13.25 e verso noi volar furon sentiti, mostra/nascondi nota pu-13-25 e: quando.
13.26 non però visti, spiriti parlando mostra/nascondi nota pu-13-26 spiriti: sono invisibili voci che esaltano esempi di carità.
13.27 a la mensa d'amor cortesi inviti.

13.28 La prima voce che passò volando
13.29 "Vinum non habent" altamente disse, mostra/nascondi nota pu-13-29 Vinum non habent: non hanno vino; ricorda l'episodio delle nozze di Cana, quando, in seguito all'osservazione della Vergine, Gesù trasformò l'acqua in vino.
13.30 e dietro a noi l'andò reiterando.

13.31 E prima che del tutto non si udisse
13.32 per allungarsi, un'altra "I' sono Oreste" mostra/nascondi nota pu-13-32 I' sono Oreste: allude all'amore più che fraterno di Pilade per Oreste, figlio di Agamennone e precisamente a quando Pilade si spacciò per Oreste, volendo morire in sua vece, e questi, sopraggiunto, gridò : " lo sono Oreste! ". 38. Amate: è il precetto evangelico di amare i nemici.
13.33 passò gridando, e anco non s'affisse.

13.34 «Oh!», diss'io, «padre, che voci son queste?».
13.35 E com'io domandai, ecco la terza
13.36 dicendo: `Amate da cui male aveste'.

13.37 E 'l buon maestro: «Questo cinghio sferza mostra/nascondi nota pu-13-37 cinghio: girone.
13.38 la colpa de la invidia, e però sono
13.39 tratte d'amor le corde de la ferza. mostra/nascondi nota pu-13-39 le corde de la ferza: le corde della sferza, cioè l'incitamento è tratto da esempi di carità (" d'amor ").

13.40 Lo fren vuol esser del contrario suono; mostra/nascondi nota pu-13-40 Lo fren: l'ammonimento o rimprovero sarà dato da esempi contrari, cioè d'odio (cfr. c. XIV, 13I e segg.).
13.41 credo che l'udirai, per mio avviso,
13.42 prima che giunghi al passo del perdono. mostra/nascondi nota pu-13-42 passo del perdono: il passaggio dal secondo al terzo girone, dove l'angelo cancellerà il secondo P dalla fronte di Dante.

13.43 Ma ficca li occhi per l'aere ben fiso,
13.44 e vedrai gente innanzi a noi sedersi,
13.45 e ciascuno è lungo la grotta assiso». mostra/nascondi nota pu-13-45 la grotta: la roccia (cfr. c. I, 48).

13.46 Allora più che prima li occhi apersi;
13.47 guarda'mi innanzi, e vidi ombre con manti
13.48 al color de la pietra non diversi.

13.49 E poi che fummo un poco più avanti,
13.50 udia gridar: "Maria, òra per noi": mostra/nascondi nota pu-13-50 òra per noi: prega per noi.
13.51 gridar `Michele' e "Pietro", e "Tutti santi".

13.52 Non credo che per terra vada ancoi mostra/nascondi nota pu-13-52 ancoi: oggi ( lat. hanc hodie).
13.53 omo sì duro, che non fosse punto
13.54 per compassion di quel ch'i' vidi poi;

13.55 ché, quando fui sì presso di lor giunto,
13.56 che li atti loro a me venivan certi, mostra/nascondi nota pu-13-56 certi: ben distinti e visibili.
13.57 per li occhi fui di grave dolor munto.

13.58 Di vil ciliccio mi parean coperti, mostra/nascondi nota pu-13-58 ciliccio: abito da penitente. In origine era formato da un tessuto ricavato da crini di cavallo, annodati a maglia.
13.59 e l'un sofferia l'altro con la spalla, mostra/nascondi nota pu-13-59 sofferia: sosteneva.
13.60 e tutti da la ripa eran sofferti.

13.61 Così li ciechi a cui la roba falla mostra/nascondi nota pu-13-61 falla: manca.
13.62 stanno a' perdoni a chieder lor bisogna, mostra/nascondi nota pu-13-62 a' perdoni: nei giorni delle indulgenze a chiedere l'elemosina davanti alle chiese.
13.63 e l'uno il capo sopra l'altro avvalla,

13.64 perché 'n altrui pietà tosto si pogna,
13.65 non pur per lo sonar de le parole,
13.66 ma per la vista che non meno agogna. mostra/nascondi nota pu-13-66 che non meno agogna: che non meno invoca pietà.

13.67 E come a li orbi non approda il sole, mostra/nascondi nota pu-13-67 non approda: non giova, non fa pro.
13.68 così a l'ombre quivi, ond'io parlo ora,
13.69 luce del ciel di sé largir non vole;

13.70 ché a tutti un fil di ferro i cigli fóra
13.71 e cusce sì, come a sparvier selvaggio mostra/nascondi nota pu-13-71 come a sparvier: si usava chiudere con filo di ferro le palpebre del falcone da addomesticare, perché avendo gli occhi aperti e vedendo l'uomo non sarebbe stato quieto. Per il falcone " grifagno " cfr. Inf. c. XXII, 139.
13.72 si fa però che queto non dimora.

13.73 A me pareva, andando, fare oltraggio,
13.74 veggendo altrui, non essendo veduto:
13.75 per ch'io mi volsi al mio consiglio saggio.

13.76 Ben sapev'ei che volea dir lo muto; mostra/nascondi nota pu-13-76 lo muto: il mio inespresso pensiero.
13.77 e però non attese mia dimanda,
13.78 ma disse: «Parla, e sie breve e arguto». mostra/nascondi nota pu-13-78 arguto: sostanzioso, concettoso.

13.79 Virgilio mi venìa da quella banda
13.80 de la cornice onde cader si puote,
13.81 perché da nulla sponda s'inghirlanda;

13.82 da l'altra parte m'eran le divote
13.83 ombre, che per l'orribile costura mostra/nascondi nota pu-13-83 costura: cucitura; s'intende, delle palpebre.
13.84 premevan sì, che bagnavan le gote.

13.85 Volsimi a loro e «O gente sicura»,
13.86 incominciai, «di veder l'alto lume
13.87 che 'l disio vostro solo ha in sua cura, mostra/nascondi nota pu-13-87 che 'l disìo vostro: che il vostro desiderio ha come suo unico oggetto.

13.88 se tosto grazia resolva le schiume mostra/nascondi nota pu-13-88 resolva le schiume: disciolga le impurità.
13.89 di vostra coscienza sì che chiaro
13.90 per essa scenda de la mente il fiume,

13.91 ditemi, ché mi fia grazioso e caro,
13.92 s'anima è qui tra voi che sia latina;
13.93 e forse lei sarà buon s'i' l'apparo». mostra/nascondi nota pu-13-93 lei sarà buon: a lei sarà utile.

13.94 «O frate mio, ciascuna è cittadina mostra/nascondi nota pu-13-94 ciascuna è cittadina: ogni anima è cittadina della città di Dio (" d'una vera città " ).
13.95 d'una vera città; ma tu vuo' dire
13.96 che vivesse in Italia peregrina». mostra/nascondi nota pu-13-96 peregrina: di passaggio, quasi ospite, essendo sua vera città la città di Dio.

13.97 Questo mi parve per risposta udire
13.98 più innanzi alquanto che là dov'io stava,
13.99 ond'io mi feci ancor più là sentire.

13.100 Tra l'altre vidi un'ombra ch'aspettava
13.101 in vista; e se volesse alcun dir 'Come?',
13.102 lo mento a guisa d'orbo in sù levava.

13.103 «Spirto», diss'io, «che per salir ti dome, mostra/nascondi nota pu-13-103 ti dome: ti domi, cioè ti sottometti alla purificazione.
13.104 se tu se' quelli che mi rispondesti,
13.105 fammiti conto o per luogo o per nome». mostra/nascondi nota pu-13-105 conto: cognito, noto.

13.106 «Io fui sanese», rispuose, «e con questi
13.107 altri rimendo qui la vita ria,
13.108 lagrimando a colui che sé ne presti. mostra/nascondi nota pu-13-108 lagrimando: versando lacrime a Dio, perché ci conceda la sua visione (" che sé ne presti ").

13.109 Savia non fui, avvegna che Sapìa mostra/nascondi nota pu-13-109 Sapìa: Sapia, senese, moglie di Ghinibaldo Saracini signore di Castiglioncello, fu zia paterna di Provenzan Salvani. Per comprendere l'avversativa va ricordato che il nome "Sapia" si ricollega etimologicamente all'aggettivo "savia", e che nella cultura filosofico-retorico-giuridica del Medioevo "nomina sunt consequentia rerum".
13.110 fossi chiamata, e fui de li altrui danni
13.111 più lieta assai che di ventura mia.

13.112 E perché tu non creda ch'io t'inganni,
13.113 odi s'i' fui, com'io ti dico, folle,
13.114 già discendendo l'arco d'i miei anni.

13.115 Eran li cittadin miei presso a Colle mostra/nascondi nota pu-13-115 presso a Colle: i Senesi erano venuti a contatto ( " giunti " ) con i nemici presso Colle Valdelsa, ove si svolse la battaglia in cui perse la vita Provenzano. E Sapia pregava Dio per la sconfitta dei concittadini, come effettivamente accadde.
13.116 in campo giunti co' loro avversari,
13.117 e io pregava Iddio di quel ch'e' volle.

13.118 Rotti fuor quivi e vòlti ne li amari
13.119 passi di fuga; e veggendo la caccia, mostra/nascondi nota pu-13-119 la caccia: l'inseguimento dei Fiorentini dietro i Senesi.
13.120 letizia presi a tutte altre dispari,

13.121 tanto ch'io volsi in sù l'ardita faccia
13.122 gridando a Dio: "Omai più non ti temo!",
13.123 come fe' 'l merlo per poca bonaccia. mostra/nascondi nota pu-13-123 come fe' 'l merlo: secondo una leggenda popolare, un merlo, visto spuntare il sole limpido, in una chiara giornata d'inverno, avrebbe detto: " Più non ti temo, domine, ch'uscito son del verno ".

13.124 Pace volli con Dio in su lo stremo mostra/nascondi nota pu-13-124 in su lo stremo: all'ultimo momento.
13.125 de la mia vita; e ancor non sarebbe mostra/nascondi nota pu-13-125 e ancor: non sarebbe ancora, con le penitenze, scemato il mio debito verso Dio, se non mi avesse ricordato nelle sue preghiere ecc.
13.126 lo mio dover per penitenza scemo, mostra/nascondi nota pu-13-126 scemo: compiuto, soddisfatto.

13.127 se ciò non fosse, ch'a memoria m'ebbe
13.128 Pier Pettinaio in sue sante orazioni mostra/nascondi nota pu-13-128 Pier Pettinaio: terziario francescano e uomo di grande virtù, dovette il suo nome al fatto di vender pettini in Siena. Morì in odore di santità nel 1289.
13.129 a cui di me per caritate increbbe. mostra/nascondi nota pu-13-129 increbbe: sentì pietà.

13.130 Ma tu chi se', che nostre condizioni
13.131 vai dimandando, e porti li occhi sciolti, mostra/nascondi nota pu-13-131 sciolti: non cuciti.
13.132 sì com'io credo, e spirando ragioni?».

13.133 «Li occhi», diss'io, «mi fieno ancor qui tolti,
13.134 ma picciol tempo, ché poca è l'offesa mostra/nascondi nota pu-13-134 ché poca è l'offesa: che non grave è il mio peccato d'invidia.
13.135 fatta per esser con invidia vòlti.

13.136 Troppa è più la paura ond'è sospesa
13.137 l'anima mia del tormento di sotto, mostra/nascondi nota pu-13-137 del tormento di sotto: della peso dei superbi, gravati da massi.
13.138 che già lo 'ncarco di là giù mi pesa».

13.139 Ed ella a me: «Chi t'ha dunque condotto
13.140 qua sù tra noi, se giù ritornar credi?»
13.141 E io: «Costui ch'è meco e non fa motto.

13.142 E vivo sono; e però mi richiedi,
13.143 spirito eletto, se tu vuo' ch'i' mova
13.144 di là per te ancor li mortai piedi».

13.145 «Oh, questa è a udir sì cosa nuova»,
13.146 rispuose, «che gran segno è che Dio t'ami;
13.147 però col priego tuo talor mi giova. mostra/nascondi nota pu-13-147 mi giova: aiutarmi.

13.148 E cheggioti, per quel che tu più brami,
13.149 se mai calchi la terra di Toscana,
13.150 che a' miei propinqui tu ben mi rinfami. mostra/nascondi nota pu-13-150 a' miei propinqui: ai miei parenti tu riabiliti la mia memoria (" ben mi rinfami " ).

13.151 Tu li vedrai tra quella gente vana mostra/nascondi nota pu-13-151 tra quella gente vana: tra i Senesi, che sperano di poter sfruttare, per i loro commerci, il porto di Talamone, da essi acquistato. Essi vi perderanno speranze ben maggiori che quelle riposte nella Diana (fiume sotterraneo che i Senesi credevano scorresse nelle viscere del loro territorio); ma più speranze di tutti perderanno quelli che sperano di divenire ammiragli della ipotetica flotta di Talamone.
13.152 che spera in Talamone, e perderagli
13.153 più di speranza ch'a trovar la Diana;

13.154 ma più vi perderanno li ammiragli».




Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia: | essamina le colpe ne l'intrata; | giudica e manda secondo ch'avvinghia.   •   Inferno, Canto 5, Verso 6

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