Purgatorio : Canto 1

1.1 Per correr miglior acque alza le vele
1.2 omai la navicella del mio ingegno,mostra/nascondi nota pu-1-2 la navicella: il paragone tra l'ingegno e la nave è frequente nella letteratura.
1.3 che lascia dietro a sé mar sì crudele;

1.4 e canterò di quel secondo regno
1.5 dove l'umano spirito si purga
1.6 e di salire al ciel diventa degno.

1.7 Ma qui la morta poesì resurga,mostra/nascondi nota pu-1-7 la morta poesì: la poesia, che ha cantato il regno dei morti, l'Inferno, elevi il suo tono (" resurga ").
1.8 o sante Muse, poi che vostro sono;mostra/nascondi nota pu-1-8 vostro: l'assolta dedizione di Dante alla poesia è altrove da lui stesso affermata, con commossi accenti (cfr. c. XXIX, 37 e Par. c. XXV, 3).
1.9 e qui Caliopè alquanto surga,mostra/nascondi nota pu-1-9 Caliopè: è la musa della poesia epica, ovvero quella dalla bella noce. L'accento sull'ultima è dovuto, come già visto nell'Inferno, all'uso medioevale di rendere tronche tutte le parole straniere od estranee alla declinazione latina (cfr. Inf. c. IV; 58 e n.).

1.10 seguitando il mio canto con quel suonomostra/nascondi nota pu-1-10 seguitando: accompagnando.
1.11 di cui le Piche misere sentiromostra/nascondi nota pu-1-11 le Piche: le nove figlie di Pierio, re della Tessaglia, sfidarono al canto le Muse, ma furono vinte e punite con la trasformazione in piche o gazze, uccelli dalla voce stridula.
1.12 lo colpo tal, che disperar perdono.

1.13 Dolce color d'oriental zaffiro,
1.14 che s'accoglieva nel sereno aspetto
1.15 del mezzo, puro infino al primo giro,mostra/nascondi nota pu-1-15 del mezzo: dell'aria (" mezzo " equivale a fluido) pura fino all'orizzonte (" primo giro ").

1.16 a li occhi miei ricominciò diletto,
1.17 tosto ch'io usci' fuor de l'aura morta
1.18 che m'avea contristati li occhi e 'l petto.

1.19 Lo bel pianeto che d'amar confortamostra/nascondi nota pu-1-19 Lo bel pianeto: la stella Venere brillava ad oriente, velando la costellazione dei Pesci, che si trovava in congiunzione (" in sua scorta ").
1.20 faceva tutto rider l'oriente,
1.21 velando i Pesci ch'erano in sua scorta.

1.22 I' mi volsi a man destra, e puosi mente
1.23 a l'altro polo, e vidi quattro stellemostra/nascondi nota pu-1-23 a l'altro polo: a quello antartico, o australe.
1.24 non viste mai fuor ch'a la prima gente.mostra/nascondi nota pu-1-24 fuor ch'a la prima gente: tranne che da Adamo e da Eva, che abitarono il Paradiso Terrestre, situato in cima alla montagna del Purgatorio. Nelle quattro stelle i commentatori hanno ravvisato le virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza.

1.25 Goder pareva 'l ciel di lor fiammelle:
1.26 oh settentrional vedovo sito,mostra/nascondi nota pu-1-26 settentrional vedovo sito: l'emisfero settentrionale è privo ( " vedovo " ) della vista di quelle stelle.
1.27 poi che privato se' di mirar quelle!

1.28 Com'io da loro sguardo fui partito,mostra/nascondi nota pu-1-28 Com'io: come allontanai lo sguardo da quelle, volgendomi un poco verso settentrione (" l'altro polo ") là donde la costellazione dell'Orsa Maggiore (" il Carro ") era già tramontata, ecc.
1.29 un poco me volgendo a l'altro polo,
1.30 là onde il Carro già era sparito,

1.31 vidi presso di me un veglio solo,
1.32 degno di tanta reverenza in vista,mostra/nascondi nota pu-1-32 in vista: all'aspetto.
1.33 che più non dee a padre alcun figliuolo.

1.34 Lunga la barba e di pel bianco mista
1.35 portava, a' suoi capelli simigliante,
1.36 de' quai cadeva al petto doppia lista.

1.37 Li raggi de le quattro luci santemostra/nascondi nota pu-1-37 Li raggi: la luce delle quattro stelle, dette " sante " perché illuminano il cammino dell'anima purgante, così come " sante " sono le Muse, invocate al v. 8, perché assistano guidate da Calliope la rinascente poesia; quelle stesse Muse che saranno, poi, più compiutamente, " sacrosante Vergini " (cfr. c. XXIX, 37).
1.38 fregiavan sì la sua faccia di lume,
1.39 ch'i' 'l vedea come 'l sol fosse davante.

1.40 «Chi siete voi che contro al cieco fiumemostra/nascondi nota pu-1-40 cieco fiume: presumibilmente, il " ruscelletto " (cfr. Inf. c. XXXIV, 130) che scende al centro della Terra e le cui rive i poeti hanno percorso contro corrente ( " contro " ).
1.41 fuggita avete la pregione etterna?»,
1.42 diss'el, movendo quelle oneste piume.mostra/nascondi nota pu-1-42 oneste piume: la dignitosa e grande barba.

1.43 «Chi v'ha guidati, o che vi fu lucerna,
1.44 uscendo fuor de la profonda notte
1.45 che sempre nera fa la valle inferna?

1.46 Son le leggi d'abisso così rotte?
1.47 o è mutato in ciel novo consiglio,mostra/nascondi nota pu-1-47 o è mutato: o è stata sancita in cielo una nuova legge.
1.48 che, dannati, venite a le mie grotte?».mostra/nascondi nota pu-1-48 grotte: rocce (cfr. Inf. c. XXI, 110).

1.49 Lo duca mio allor mi diè di piglio,
1.50 e con parole e con mani e con cenni
1.51 reverenti mi fé le gambe e 'l ciglio.mostra/nascondi nota pu-1-51 reverenti mi fé: mi indusse a piegare, per reverenza, il ginocchio (" le gambe ") e il capo (" 'l ciglio ").

1.52 Poscia rispuose lui: «Da me non venni:
1.53 donna scese del ciel, per li cui prieghimostra/nascondi nota pu-1-53 donna: Beatrice.
1.54 de la mia compagnia costui sovvenni.

1.55 Ma da ch'è tuo voler che più si spieghi
1.56 di nostra condizion com'ell'è vera,mostra/nascondi nota pu-1-56 com'ell'è vera : quale essa è in verità.
1.57 esser non puote il mio che a te si nieghi.mostra/nascondi nota pu-1-57 il mio: che il mio volere si opponga ( " si nieghi " ) a te.

1.58 Questi non vide mai l'ultima sera;mostra/nascondi nota pu-1-58 l'ultima sera: la morte dell'anima.
1.59 ma per la sua follia le fu sì presso,
1.60 che molto poco tempo a volger era.mostra/nascondi nota pu-1-60 a volger era: mancava, cioè sarebbe trascorso.

1.61 Sì com'io dissi, fui mandato ad esso
1.62 per lui campare; e non lì era altra viamostra/nascondi nota pu-1-62 campare: scampare, salvare.
1.63 che questa per la quale i' mi son messo.

1.64 Mostrata ho lui tutta la gente ria;
1.65 e ora intendo mostrar quelli spirti
1.66 che purgan sé sotto la tua balìa.mostra/nascondi nota pu-1-66 balìa : sorveglianza.

1.67 Com'io l'ho tratto, saria lungo a dirti;
1.68 de l'alto scende virtù che m'aiuta
1.69 conducerlo a vederti e a udirti.

1.70 Or ti piaccia gradir la sua venuta:
1.71 libertà va cercando, ch'è sì cara,mostra/nascondi nota pu-1-71 libertà: si tratta della libertà morale, di quell'assoluta libertà dello spirito, il cui conseguimento, pur se comporti la morte, è preferibile alla vita senza di essa (cfr. Mon. II, V, 15).
1.72 come sa chi per lei vita rifiuta.

1.73 Tu 'l sai, ché non ti fu per lei amaramostra/nascondi nota pu-1-73 Tu: Virgilio si rivolge a Catone, il " veglio " posto da Dante á guardia del Purgatorio. Marco Porcio Catone il giovane o l'Uticense (95-46 a.C.) è quel fiero repubblicano che, quando vide la libertà di Roma calpestata dalle legioni di Cesare trionfante, non esitò a togliersi la vita in Utica. Sebbene nemico di Cesare, che Dante considera il fondatore della Monarchia Universale e dell'Impero, sebbene pagano, sebbene suicida, Catone è assolto dal poeta, che gli assegna la " balìa " del Purgatorio, come al più intransigente custode dell'integrità morale.
1.74 in Utica la morte, ove lasciasti
1.75 la vesta ch'al gran dì sarà sì chiara.mostra/nascondi nota pu-1-75 la vesta: il corpo, che nel giorno del giudizio apparirà cosi luminoso, ricongiunto all'anima destinata al cielo.

1.76 Non son li editti etterni per noi guasti,
1.77 ché questi vive, e Minòs me non lega;
1.78 ma son del cerchio ove son li occhi castimostra/nascondi nota pu-1-78 del cerchio: il Limbo, ove si trova anche Marzia (cfr. Inf. c. IV, 128), la casta moglie di Catone. E in nome di Marzia, Virgilio prega il custode del Purgatorio di concedergli il permesso di procedere.

1.79 di Marzia tua, che 'n vista ancor ti priega,
1.80 o santo petto, che per tua la tegni:
1.81 per lo suo amore adunque a noi ti piega.

1.82 Lasciane andar per li tuoi sette regni;mostra/nascondi nota pu-1-82 sette regni: i sette gironi del Purgatorio.
1.83 grazie riporterò di te a lei,
1.84 se d'esser mentovato là giù degni».mostra/nascondi nota pu-1-84 degni: se ti degni di esser ricordato laggiù.

1.85 «Marzia piacque tanto a li occhi miei
1.86 mentre ch'i' fu' di là», diss'elli allora,mostra/nascondi nota pu-1-86 di là: sulla terra, nel mondo.
1.87 «che quante grazie volse da me, fei.mostra/nascondi nota pu-1-87 volse: volle; fei : feci.

1.88 Or che di là dal mal fiume dimora,mostra/nascondi nota pu-1-88 mal fiume: l'Acheronte.
1.89 più muover non mi può, per quella leggemostra/nascondi nota pu-1-89 per quella legge: per la legge che fu fatta quando Cristo discese al Limbo ed io ne uscii e in base alla quale non è più possibile alcun rapporto tra gli spiriti dimoranti all'Inferno e gli altri. Prima della venuta di Cristo, le anime scendevano o tra i dannati o si fermavano nel Limbo, alcune per restarvi eternamente, altre in attesa che il Salvatore le rendesse beate (cfr. Inf. c. IV, n. 62).
1.90 che fatta fu quando me n'usci' fora.

1.91 Ma se donna del ciel ti muove e regge,
1.92 come tu di', non c'è mestier lusinghe:mostra/nascondi nota pu-1-92 non c'è mestier lusinghe: non c'è bisogno che tu cerchi di convincermi.
1.93 bastisi ben che per lei mi richegge.mostra/nascondi nota pu-1-93 bastisi: sia sufficiente.

1.94 Va dunque, e fa che tu costui ricinghe
1.95 d'un giunco schietto e che li lavi 'l viso,mostra/nascondi nota pu-1-95 d'un giunco: il giunco liscio (" schietto ") rappresenta l'umiltà, virtù necessaria al purgante.
1.96 sì ch'ogne sucidume quindi stinghe;

1.97 ché non si converria, l'occhio sorprisomostra/nascondi nota pu-1-97 l'occhio sorpriso: con l'occhio offuscato dal vapore infernale.
1.98 d'alcuna nebbia, andar dinanzi al primo
1.99 ministro, ch'è di quei di paradiso.mostra/nascondi nota pu-1-99 ch'è di quei: che appartiene alle schiere angeliche del Paradiso; si riferisce all'angelo che si trova alla porta del Purgatorio (cfr. c. IX, 78 e segg.).

1.100 Questa isoletta intorno ad imo ad imo,mostra/nascondi nota pu-1-100 ad imo ad imo: nella parte più bassa.
1.101 là giù colà dove la batte l'onda,
1.102 porta di giunchi sovra 'l molle limo;

1.103 null'altra pianta che facesse fronda
1.104 o indurasse, vi puote aver vita,mostra/nascondi nota pu-1-104 o indurasse: sviluppasse un fusto rigido e non flessibile.
1.105 però ch'a le percosse non seconda.mostra/nascondi nota pu-1-105 non seconda: non si piega ai colpi dell'onda.

1.106 Poscia non sia di qua vostra reddita;mostra/nascondi nota pu-1-106 reddita: ritorno.
1.107 lo sol vi mosterrà, che surge omai,mostra/nascondi nota pu-1-107 mosterrà: arcaico toscano per " mostrerà ".
1.108 prendere il monte a più lieve salita».mostra/nascondi nota pu-1-108 a più lieve salita: dove l'ascesa è più agevole.

1.109 Così sparì; e io sù mi levai
1.110 sanza parlare, e tutto mi ritrassi
1.111 al duca mio, e li occhi a lui drizzai.

1.112 El cominciò: «Figliuol, segui i miei passi:
1.113 volgianci in dietro, ché di qua dichina
1.114 questa pianura a' suoi termini bassi».mostra/nascondi nota pu-1-114 a' suoi termini bassi: alla spiaggia, che è in basso.

1.115 L'alba vinceva l'ora mattutinamostra/nascondi nota pu-1-115 L'alba: il chiarore dell'alba scacciava le tenebre dell'ultima ora notturna, che si dileguava, per cui da lontano scorsi il tremolio del mare. E' l'ora del mattutino.
1.116 che fuggia innanzi, sì che di lontano
1.117 conobbi il tremolar de la marina.

1.118 Noi andavam per lo solingo piano
1.119 com'om che torna a la perduta strada,
1.120 che 'nfino ad essa li pare ire in vano.

1.121 Quando noi fummo là 've la rugiada
1.122 pugna col sole, per essere in parte
1.123 dove, ad orezza, poco si dirada,mostra/nascondi nota pu-1-123 dove, ad orezza: dove spira una fresca brezza; perciò la rugiada evapora lentamente (" poco si dirada ").

1.124 ambo le mani in su l'erbetta sparte
1.125 soavemente 'l mio maestro pose:
1.126 ond'io, che fui accorto di sua arte,

1.127 porsi ver' lui le guance lagrimose:
1.128 ivi mi fece tutto discoverto
1.129 quel color che l'inferno mi nascose.mostra/nascondi nota pu-1-129 quel color: il naturale incarnato, già coperto dal fumo.

1.130 Venimmo poi in sul lito diserto,
1.131 che mai non vide navicar sue acque
1.132 omo, che di tornar sia poscia esperto.mostra/nascondi nota pu-1-132 omo: fa pensare ad Ulisse (cfr. Inf. c. XXVI).

1.133 Quivi mi cinse sì com'altrui piacque:
1.134 oh maraviglia! ché qual elli scelse
1.135 l'umile pianta, cotal si rinacque

1.136 subitamente là onde l'avelse.

Purgatorio : Canto 2

2.1 Già era 'l sole a l'orizzonte giuntomostra/nascondi nota pu-2-1 Già era 'l sole: ormai il sole, nell'emisfero australe, dove si trova il Purgatorio, sta sorgendo; cioè ha raggiunto l'orizzonte astronomico il cui meridiano, collegando i poli attraverso l'Equatore, sovrasta (" coverchia ") Gerusalemme " col suo più alto punto ", cioè allo zenit. Dante, dunque, immagina che il Purgatorio si trovi esattamente agli antipodi di Gerusalemme, e, come già visto in Inf. c. XXXIV 112, segg., questa città si credeva fosse il punto medio dell'emisfero boreale; per conseguenza il Purgatorio occupa il punto centrale dell'emisfero australe, ed ha in comune con Gerusalemme l'orizzonte astronomico (cfr. c. IV, 68 e segg.).
2.2 lo cui meridian cerchio coverchia
2.3 Ierusalèm col suo più alto punto;

2.4 e la notte, che opposita a lui cerchia,mostra/nascondi nota pu-2-4 e la notte: e la notte, che gira (" cerchia ") diametralmente opposta al sole ("a lui"), usciva nell'emisfero boreale dalla foce del Gange, cioè ad oriente di Gerusalemme. E si era colà in primavera, uscendo la notte nel segno della Libra (" bilance "), e trovandosi il sole nell'opposto segno dell'Ariete (cfr. Inf. I, 38 segg.).
2.5 uscia di Gange fuor con le Bilance,
2.6 che le caggion di man quando soverchia;mostra/nascondi nota pu-2-6 quando soverchia: la notte permane nella costellazione della Libra finché queste bilance le cadono di mano (" le caggion di man ") quando, dopo l'equinozio d'autunno, diviene più lunga del giorno (" soverchia ").

2.7 sì che le bianche e le vermiglie guance,
2.8 là dov'i' era, de la bella Aurora
2.9 per troppa etate divenivan rance.mostra/nascondi nota pu-2-9 per troppa etate: per essere passato troppo tempo, divenivano color arancio dorate (" rance ", cfr. Inf. c. XXIII, 100 e nota).

2.10 Noi eravam lunghesso mare ancora,mostra/nascondi nota pu-2-10 lunghesso: lungo il.
2.11 come gente che pensa a suo cammino,
2.12 che va col cuore e col corpo dimora.mostra/nascondi nota pu-2-12 che va col cuore: che con l'animo ansioso anticipa l'arrivo del corpo nel luogo ove è diretta.

2.13 Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,mostra/nascondi nota pu-2-13 Ed ecco, qual: come sul far del mattino Marte rosseggia ad occidente per gli spessi vapori che si levano dal mare, cosi….
2.14 per li grossi vapor Marte rosseggia
2.15 giù nel ponente sovra 'l suol marino,

2.16 cotal m'apparve, s'io ancor lo veggia,mostra/nascondi nota pu-2-16 s'io ancor lo veggia: possa io rivederlo ancora.
2.17 un lume per lo mar venir sì ratto,
2.18 che 'l muover suo nessun volar pareggia.

2.19 Dal qual com'io un poco ebbi ritratto
2.20 l'occhio per domandar lo duca mio,
2.21 rividil più lucente e maggior fatto.

2.22 Poi d'ogne lato ad esso m'appario
2.23 un non sapeva che bianco, e di sottomostra/nascondi nota pu-2-23 un non sapeva che bianco: un candore indistinto.
2.24 a poco a poco un altro a lui uscio.mostra/nascondi nota pu-2-24 un altro: un altro candore.

2.25 Lo mio maestro ancor non facea motto,
2.26 mentre che i primi bianchi apparver ali;mostra/nascondi nota pu-2-26 mentre che: fino a che.
2.27 allor che ben conobbe il galeotto,mostra/nascondi nota pu-2-27 il galeotto: il nocchiero, il pilota.

2.28 gridò: «Fa, fa che le ginocchia cali.
2.29 Ecco l'angel di Dio: piega le mani;
2.30 omai vedrai di sì fatti officiali.mostra/nascondi nota pu-2-30 officiali: ministri.

2.31 Vedi che sdegna li argomenti umani,mostra/nascondi nota pu-2-31 argomenti: mezzi.
2.32 sì che remo non vuol, né altro velomostra/nascondi nota pu-2-32 velo: vela (latinismo suggerito dalla rima); l'angelo fa vela delle sue ali.
2.33 che l'ali sue, tra liti sì lontani.mostra/nascondi nota pu-2-33 tra liti sì lontani: come sarà spiegato (cfr. v.100), l'angelo viaggia dalla foce del Tevere al Purgatorio.

2.34 Vedi come l'ha dritte verso 'l cielo,
2.35 trattando l'aere con l'etterne penne,mostra/nascondi nota pu-2-35 trattando: agitando l'aria (" l'aere ").
2.36 che non si mutan come mortal pelo».

2.37 Poi, come più e più verso noi venne
2.38 l'uccel divino, più chiaro appariva:
2.39 per che l'occhio da presso nol sostenne,

2.40 ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
2.41 con un vasello snelletto e leggero,
2.42 tanto che l'acqua nulla ne 'nghiottiva.mostra/nascondi nota pu-2-42 l'acqua nulla ne 'nghiottiva: il vascello (" vasello ") era tanto leggero che lo scafo non pescava nell'acqua.

2.43 Da poppa stava il celestial nocchiero,
2.44 tal che faria beato pur descripto;mostra/nascondi nota pu-2-44 tal che faria: con aspetto tanto celestiale che, solamente descritto, renderebbbe felice ogni uomo.
2.45 e più di cento spirti entro sediero.mostra/nascondi nota pu-2-45 più di cento: per indicare un numero indeterminato.

2.46 "In exitu Israel de Aegypto"mostra/nascondi nota pu-2-46 In exitu: Nell'uscita del popolo di Israele dall'Egitto. E' il principio del salmo CXIII, che ricorda la liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù d'Egitto.
2.47 cantavan tutti insieme ad una voce
2.48 con quanto di quel salmo è poscia scripto.

2.49 Poi fece il segno lor di santa croce;
2.50 ond'ei si gittar tutti in su la piaggia;
2.51 ed el sen gì, come venne, veloce.

2.52 La turba che rimase lì, selvaggiamostra/nascondi nota pu-2-52 selvaggia: inesperta e, nello stesso tempo, guardinga.
2.53 parea del loco, rimirando intorno
2.54 come colui che nove cose assaggia.mostra/nascondi nota pu-2-54 assaggia: prova.

2.55 Da tutte parti saettava il giornomostra/nascondi nota pu-2-55 Da tutte parti: da ogni parte il sole dardeggiava la luce del giorno, esso che con le saette risplendenti (" conte " dal lat. comptus: adorno) aveva cacciato la costellazione del Capricorno dallo zenit (" di mezzo 'l ciel "). In sostanza, il sole è sorto da più di mezz'ora.
2.56 lo sol, ch'avea con le saette conte
2.57 di mezzo 'l ciel cacciato Capricorno,

2.58 quando la nova gente alzò la fronte
2.59 ver' noi, dicendo a noi: «Se voi sapete,
2.60 mostratene la via di gire al monte».

2.61 E Virgilio rispuose: «Voi credete
2.62 forse che siamo esperti d'esto loco;
2.63 ma noi siam peregrin come voi siete.

2.64 Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco,
2.65 per altra via, che fu sì aspra e forte,mostra/nascondi nota pu-2-65 che fu sì aspra e forte: il viaggio attraverso l'Inferno richiama il concetto espresso in Inf. c. I, 5.
2.66 che lo salire omai ne parrà gioco».

2.67 L'anime, che si fuor di me accorte,
2.68 per lo spirare, ch'i' era ancor vivo,mostra/nascondi nota pu-2-68 per lo spirare: per il fatto che respiravo. Analogamente in Inf. XXIII, 88.
2.69 maravigliando diventaro smorte.

2.70 E come a messagger che porta ulivomostra/nascondi nota pu-2-70 E come: e come la gente accorre (" tragge ") all'arrivo dl un messaggero di pace (" che porta ulivo "), per apprendere notizie ( " novelle " ) e nessuno si mostra insofferente di mescolarsi alla folla (" di calcar ").
2.71 tragge la gente per udir novelle,
2.72 e di calcar nessun si mostra schivo,

2.73 così al viso mio s'affisar quelle
2.74 anime fortunate tutte quante,
2.75 quasi obliando d'ire a farsi belle.mostra/nascondi nota pu-2-75 a farsi belle: a purificarsi.

2.76 Io vidi una di lor trarresi avante
2.77 per abbracciarmi con sì grande affetto,
2.78 che mosse me a far lo somigliante.mostra/nascondi nota pu-2-78 a far lo somigliante: a ricambiare l'abbraccio.

2.79 Ohi ombre vane, fuor che ne l'aspetto!mostra/nascondi nota pu-2-79 Ohi ombre vane: o anime immateriali e incorporee, fuor che nell'aspetto esteriore. Diversamente sono presentate le anime dell'Inferno: Dante afferra per la cuticagna Bocca degli Abati (cfr. Inf. c. XXXII, 97 e segg.); il conte Ugolino morde con piglio canino il cranio dell'arcivescovo Ruggieri (cfr. Inf. c. XXXII, 127 e segg.). La differenza poggia su un motivo essenzialmente poetico.
2.80 tre volte dietro a lei le mani avvinsi,
2.81 e tante mi tornai con esse al petto.

2.82 Di maraviglia, credo, mi dipinsi;
2.83 per che l'ombra sorrise e si ritrasse,
2.84 e io, seguendo lei, oltre mi pinsi.

2.85 Soavemente disse ch'io posasse;mostra/nascondi nota pu-2-85 ch'io posasse: che io avessi posa dall'affanno causatomi dalla meraviglia (v. 82).
2.86 allor conobbi chi era, e pregai
2.87 che, per parlarmi, un poco s'arrestasse.

2.88 Rispuosemi: «Così com'io t'amai
2.89 nel mortal corpo, così t'amo sciolta:mostra/nascondi nota pu-2-89 sciolta: liberata (cfr. lat. soluta) dal corpo mortale. Il femminile si spiega con il sottinteso riferimento ad anima; gli spiriti dell'Inferno parlano, invece, al maschile perché il peccato li tiene ancora legati a quel mondo terreno che la presenza di Dante rievoca.
2.90 però m'arresto; ma tu perché vai?».

2.91 «Casella mio, per tornar altra voltamostra/nascondi nota pu-2-91 Casella: musicista e cantore contemporaneo e probabile amico di Dante; di Dante e di altri poeti duecenteschi musicò varie pesie.
2.92 là dov'io son, fo io questo viaggio»,mostra/nascondi nota pu-2-92 la dov'ío son: in Purgatorio. Cioè il viaggio oltremondano servirà al poeta per purificarsi e per evitare l'Inferno.
2.93 diss'io; «ma a te com'è tanta ora tolta?».mostra/nascondi nota pu-2-93 ma a te… : ma perché ti è tolto tanto tempo? Cioè come mai solo ora giungi in Purgatorio? Casella, nel 1300, era già morto da qualche anno.

2.94 Ed elli a me: «Nessun m'è fatto oltraggio,
2.95 se quei che leva quando e cui li piace,mostra/nascondi nota pu-2-95 se quei: se l'angelo nocchiero, che prende a bordo ( " leva ") quando e chi vuole (" li piace ").
2.96 più volte m'ha negato esto passaggio;

2.97 ché di giusto voler lo suo si face:mostra/nascondi nota pu-2-97 ché di giusto voler: ché le sue azioni ( " lo suo " ) sono determinate dal volere di Dio.
2.98 veramente da tre mesi elli ha toltomostra/nascondi nota pu-2-98 da tre mesi: dal Natale 1299, quando fu istituito da Bonifacio VIII il giubileo. Egli ha imbarcato senza opporsi (" con tutta pace ") chiunque ha voluto entrare nel " vasello ", in virtù delle indulgenze, proprie dell'anno giubilare, che possono esser lucrate anche dalle anime del Purgatorio.
2.99 chi ha voluto intrar, con tutta pace.

2.100 Ond'io, ch'era ora a la marina vòlto
2.101 dove l'acqua di Tevero s'insala,mostra/nascondi nota pu-2-101 dove…: dove l'acqua del Tevere.
2.102 benignamente fu' da lui ricolto.

2.103 A quella foce ha elli or dritta l'ala,
2.104 però che sempre quivi si ricogliemostra/nascondi nota pu-2-104 quivi: cioè alla foce del Tevere.
2.105 qual verso Acheronte non si cala».mostra/nascondi nota pu-2-105 qual: chiunque non si cali in Inferno (" Acheronte ").

2.106 E io: «Se nuova legge non ti toglie
2.107 memoria o uso a l'amoroso cantomostra/nascondi nota pu-2-107 l'amoroso canto: la poesia serenatrice dello spirito.
2.108 che mi solea quetar tutte mie doglie,

2.109 di ciò ti piaccia consolare alquanto
2.110 l'anima mia, che, con la sua persona
2.111 venendo qui, è affannata tanto!».

2.112 "Amor che ne la mente mi ragiona"mostra/nascondi nota pu-2-112 Amor: è l'incipit della famosa canzone commentata nel terzo trattato del Convivio, che alcuni antichi commentatori affermano sia stata musicata da Casella.
2.113 cominciò elli allor sì dolcemente,
2.114 che la dolcezza ancor dentro mi suona.

2.115 Lo mio maestro e io e quella gente
2.116 ch'eran con lui parevan sì contenti,mostra/nascondi nota pu-2-116 parevan: apparivano.
2.117 come a nessun toccasse altro la mente.

2.118 Noi eravam tutti fissi e attenti
2.119 a le sue note; ed ecco il veglio onestomostra/nascondi nota pu-2-119 il veglio onesto: il venerando vecchio è Catone.
2.120 gridando: «Che è ciò, spiriti lenti?

2.121 qual negligenza, quale stare è questo?
2.122 Correte al monte a spogliarvi lo scogliomostra/nascondi nota pu-2-122 lo scoglio: la scorza del peccato, che impedisce la visione di Dio.
2.123 ch'esser non lascia a voi Dio manifesto».

2.124 Come quando, cogliendo biado o loglio,
2.125 li colombi adunati a la pastura,
2.126 queti, sanza mostrar l'usato orgoglio,mostra/nascondi nota pu-2-126 l'usato orgoglio: l'abituale atteggiamento del colombo, quando procede ritto e impettito.

2.127 se cosa appare ond'elli abbian paura,
2.128 subitamente lasciano star l'esca,mostra/nascondi nota pu-2-128 l'esca: il pasto, il cibo.
2.129 perch'assaliti son da maggior cura;mostra/nascondi nota pu-2-129 cura: preoccupazione (cfr. lat. cura).

2.130 così vid'io quella masnada frescamostra/nascondi nota pu-2-130 masnada: in origine era la famiglia che occupava un manso o podere (cfr. Inf. c. XV, 41). Ancora oggi nella zona di Laces, in Val Venosta, il podere è detto maso. Qui vale: compagnia, da poco giunta ( " fresca " ).
2.131 lasciar lo canto, e fuggir ver' la costa,
2.132 com'om che va, né sa dove riesca:

2.133 né la nostra partita fu men tosta.mostra/nascondi nota pu-2-133 men tosta: meno rapida.

Purgatorio : Canto 3

3.1 Avvegna che la subitana fugamostra/nascondi nota pu-3-1 Avvegna che: sebbene l'improvvisa fuga disperdesse.
3.2 dispergesse color per la campagna,
3.3 rivolti al monte ove ragion ne fruga,mostra/nascondi nota pu-3-3 ove ragion: dove la giustizia di Dio ( " ragion " ) ci ( " ne " ) esamina fin nell'intúno (" fruga "). " Ragione si disse per giustizia, e anche per il luogo ove questa si amministra" (Del Lungo).

3.4 i' mi ristrinsi a la fida compagna:mostra/nascondi nota pu-3-4 compagna: compagnia, cioè Virgilio.
3.5 e come sare' io sanza lui corso?
3.6 chi m'avria tratto su per la montagna?

3.7 El mi parea da sé stesso rimorso:mostra/nascondi nota pu-3-7 da sé stesso rimorso: che provasse spontaneamente rimorso. Infatti il rimprovero di Catone non era rivolto né a Virgilio né a Dante.
3.8 o dignitosa coscienza e netta,
3.9 come t'è picciol fallo amaro morso!mostra/nascondi nota pu-3-9 come: come amaramente ti rimorde una minima colpa!.

3.10 Quando li piedi suoi lasciar la fretta,mostra/nascondi nota pu-3-10 la fretta: la fretta che toglie (" dismaga ": indebolisce) il decoro (" l'onestade ") ad ogni atto.
3.11 che l'onestade ad ogn'atto dismaga,
3.12 la mente mia, che prima era ristretta,mostra/nascondi nota pu-3-12 ristretta: chiusa in un solo pensiero.

3.13 lo 'ntento rallargò, sì come vaga,mostra/nascondi nota pu-3-13 lo 'ntento: l'attenzione, così com'era desiderosa di apprendere.
3.14 e diedi 'l viso mio incontr'al poggio
3.15 che 'nverso 'l ciel più alto si dislaga.mostra/nascondi nota pu-3-15 si dislaga: si innalza, sorgendo sulle acque.

3.16 Lo sol, che dietro fiammeggiava roggio,mostra/nascondi nota pu-3-16 roggio: cfr. Inf. c. XI 73.
3.17 rotto m'era dinanzi a la figura,mostra/nascondi nota pu-3-17 rotto: interrotto dall'ombra della mia persona, poiché 1 suoi raggi si appoggiavano su di me.
3.18 ch'avea in me de' suoi raggi l'appoggio.

3.19 Io mi volsi dallato con paura
3.20 d'essere abbandonato, quand'io vidi
3.21 solo dinanzi a me la terra oscura;

3.22 e 'l mio conforto: «Perché pur diffidi?»,
3.23 a dir mi cominciò tutto rivolto;
3.24 «non credi tu me teco e ch'io ti guidi?

3.25 Vespero è già colà dov'è sepoltomostra/nascondi nota pu-3-25 Vespero: già è sera là dove è sepolto il mio corpo. Sappiamo che la notte è calata su Gerusalemme, (cfr. c. II, 4) perciò è sera a Napoli, sita ad occidente di Gerusalemme; e a Napoli riposano le spoglie di Virgilio.
3.26 lo corpo dentro al quale io facea ombra:
3.27 Napoli l'ha, e da Brandizio è tolto.mostra/nascondi nota pu-3-27 Brandizio: Brindisi, città in cui Virgilio morì nel 19 a.C.

3.28 Ora, se innanzi a me nulla s'aombra,
3.29 non ti maravigliar più che d'i cielimostra/nascondi nota pu-3-29 più che d'i cieli: più di quanto ti meraviglieresti dei cieli che, essendo diafani, l'uno non toglie luce (" raggio non ingombra " ) all'altro.
3.30 che l'uno a l'altro raggio non ingombra.

3.31 A sofferir tormenti, caldi e gelimostra/nascondi nota pu-3-31 A sofferir: la Virtù divina piega (" dispone ") corpi simili a quello di Virgilio, che è ormai un'ombra, a soffrire torture e caldo e freddo e non vuole che a noi sia rivelato " come ".
3.32 simili corpi la Virtù dispone
3.33 che, come fa, non vuol ch'a noi si sveli.

3.34 Matto è chi spera che nostra ragione
3.35 possa trascorrer la infinita viamostra/nascondi nota pu-3-35 trascorrer: percorrere compiutamente la via che il Dio uno e trino (" una sustanza in tre persone ") percorre (" tiene") nel suo imperscrutabile modo di operare.
3.36 che tiene una sustanza in tre persone.

3.37 State contenti, umana gente, al quia;mostra/nascondi nota pu-3-37 State contenti: accontentatevi del che (" quia ") e non cercate di sapere il come (v. 33); ché se aveste potuto veder tutto, non era necessario ( " mestier " ) che Maria generasse il figlio di Dio. Cioè che Cristo venisse a lavare la macchia del peccato originale, conseguenza della colpa di Adamo, cui Dio aveva proibito di gustare il frutto dell'albero della scienza del bene e del male. Proibizione non necessaria, se l'uomo avesse potuto veder tutto.
3.38 ché se potuto aveste veder tutto,
3.39 mestier non era parturir Maria;

3.40 e disiar vedeste sanza fruttomostra/nascondi nota pu-3-40 e disiar: e vedeste inutilmente aspirare alla conoscenza della verità (" disiar… sanza frutto " ) tali uomini ( " tai " ) che (se potuto aveste veder tutto) sarebbe appagata quella loro aspirazione (" sarebbe lor disio quetato "), invece ad essi assegnata come eterna pena (" lutto ").
3.41 tai che sarebbe lor disio quetato,
3.42 ch'etternalmente è dato lor per lutto:

3.43 io dico d'Aristotile e di Platomostra/nascondi nota pu-3-43 d'Aristotile e di Plato: Aristotele e Platone (cfr. Inf. c. IV, 131).
3.44 e di molt'altri»; e qui chinò la fronte,mostra/nascondi nota pu-3-44 di molt'altri : tra i quali è anche Virgilio, che perciò, rassegnatamente, china la fronte.
3.45 e più non disse, e rimase turbato.

3.46 Noi divenimmo intanto a piè del monte;mostra/nascondi nota pu-3-46 divenimmo: giungemmo.
3.47 quivi trovammo la roccia sì erta,
3.48 che 'ndarno vi sarien le gambe pronte.

3.49 Tra Lerice e Turbìa la più diserta,mostra/nascondi nota pu-3-49 Tra Lerice e Turbìa: tra Lerici, sul golfo della Spezia e La Turbie, in territorio nizzardo, presso Monaco, la più scoscesa e inaccessibile frana è, al paragone di quella (" verso di quella ") una scala agevole e comoda.
3.50 la più rotta ruina è una scala,
3.51 verso di quella, agevole e aperta.

3.52 «Or chi sa da qual man la costa cala»,mostra/nascondi nota pu-3-52 la costa: la parete diminuisce la pendenza (" cala ").
3.53 disse 'l maestro mio fermando 'l passo,
3.54 «sì che possa salir chi va sanz'ala?».

3.55 E mentre ch'e' tenendo 'l viso basso
3.56 essaminava del cammin la mente,mostra/nascondi nota pu-3-56 essaminava: interrogava i suoi pensieri (" la mente ") riguardo al cammino.
3.57 e io mirava suso intorno al sasso,

3.58 da man sinistra m'apparì una gente
3.59 d'anime, che movieno i piè ver' noi,
3.60 e non pareva, sì venian lente.

3.61 «Leva», diss'io, «maestro, li occhi tuoi:
3.62 ecco di qua chi ne darà consiglio,
3.63 se tu da te medesmo aver nol puoi¹.

3.64 Guardò allora, e con libero pigliomostra/nascondi nota pu-3-64 con libero piglio: come liberato dalla sua incertezza.
3.65 rispuose: «Andiamo in là, ch'ei vegnon piano;
3.66 e tu ferma la spene, dolce figlio».mostra/nascondi nota pu-3-66 ferma la spene: rafforza la speranza.

3.67 Ancora era quel popol di lontano,
3.68 i' dico dopo i nostri mille passi,
3.69 quanto un buon gittator trarria con mano,mostra/nascondi nota pu-3-69 un buon gittator: quanto un buon lanciatore di pietre scaglierebbe (" trarria ") il suo proiettile con la mano. Insomma le anime sono a un tiro di pietra.

3.70 quando si strinser tutti ai duri massi
3.71 de l'alta ripa, e stetter fermi e stretti
3.72 com'a guardar, chi va dubbiando, stassi.mostra/nascondi nota pu-3-72 com'a guardar: come si arresta a guardare chi avanza incerto.

3.73 «O ben finiti, o già spiriti eletti»,mostra/nascondi nota pu-3-73 ben finiti: morti nella grazia di Dio.
3.74 Virgilio incominciò, «per quella pace
3.75 ch'i' credo che per voi tutti s'aspetti,

3.76 ditene dove la montagna giacemostra/nascondi nota pu-3-76 giace: è meno scoscesa.
3.77 sì che possibil sia l'andare in suso;
3.78 ché perder tempo a chi più sa più spiace».mostra/nascondi nota pu-3-78 a chi più sa: a chi meglio conosce il valore del tempo.

3.79 Come le pecorelle escon del chiuso
3.80 a una, a due, a tre, e l'altre stanno
3.81 timidette atterrando l'occhio e 'l muso;

3.82 e ciò che fa la prima, e l'altre fanno,mostra/nascondi nota pu-3-82 e l'altre: anche le altre.
3.83 addossandosi a lei, s'ella s'arresta,
3.84 semplici e quete, e lo 'mperché non sanno;

3.85 sì vid'io muovere a venir la testa
3.86 di quella mandra fortunata allotta,mostra/nascondi nota pu-3-86 allotta: allora.
3.87 pudica in faccia e ne l'andare onesta.

3.88 Come color dinanzi vider rotta
3.89 la luce in terra dal mio destro canto,
3.90 sì che l'ombra era da me a la grotta,mostra/nascondi nota pu-3-90 a la grotta: fino alla roccia (cfr. I, 48).

3.91 restaro, e trasser sé in dietro alquanto,mostra/nascondi nota pu-3-91 restaro : si arrestarono.
3.92 e tutti li altri che venieno appresso,
3.93 non sappiendo 'l perché, fenno altrettanto.mostra/nascondi nota pu-3-93 fenno: fecero.

3.94 «Sanza vostra domanda io vi confesso
3.95 che questo è corpo uman che voi vedete;
3.96 per che 'l lume del sole in terra è fesso.mostra/nascondi nota pu-3-96 è fesso: è rotto, spezzato.

3.97 Non vi maravigliate, ma credete
3.98 che non sanza virtù che da ciel vegna
3.99 cerchi di soverchiar questa parete».mostra/nascondi nota pu-3-99 soverchiar: superare questa parete del monte.

3.100 Così 'l maestro; e quella gente degna
3.101 «Tornate», disse, «intrate innanzi dunque»,mostra/nascondi nota pu-3-101 intrate innanzi : procedete avanti a noi:.
3.102 coi dossi de le man faccendo insegna.

3.103 E un di loro incominciò: «Chiunque
3.104 tu se', così andando, volgi 'l viso:
3.105 pon mente se di là mi vedesti unque».mostra/nascondi nota pu-3-105 unque: mai (cfr. lat. unquam).

3.106 Io mi volsi ver lui e guardail fiso:
3.107 biondo era e bello e di gentile aspetto,
3.108 ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.mostra/nascondi nota pu-3-108 ma l'un: ma un colpo d'arma da taglio aveva spaccato uno dei sopraccigli.

3.109 Quand'io mi fui umilmente disdettomostra/nascondi nota pu-3-109 mi fui… disdetto: ebbi negato.
3.110 d'averlo visto mai, el disse: «Or vedi»;
3.111 e mostrommi una piaga a sommo 'l petto.

3.112 Poi sorridendo disse: «Io son Manfredi,mostra/nascondi nota pu-3-112 Manfredi: è il figlio naturale legittimato di Federico II, incontrato tra gli eretici (cfr. Inf. c. X, 119); regnò sulla Puglia e la Sicilia dal 1250 al 1268,anno della battaglia di Benevento, vinta da Carlo d'Angiò, chiamato in Italia dal papa Clemente IV.
3.113 nepote di Costanza imperadrice;mostra/nascondi nota pu-3-113 Costanza: è la moglie di Arrigo VI e madre di Federico II (cfr. Par. c. III. 118). Perciò Manfredi è suo nipote.
3.114 ond'io ti priego che, quando tu riedi,

3.115 vadi a mia bella figlia, genitricemostra/nascondi nota pu-3-115 bella figlia: è Costanza, figlia di Manfredi e moglie di Pietro III d'Aragona, il quale generò Federico, re di Sicilia (" l'onor di Cicilia… ") e Giacomo, re d'Aragona ("…e d'Aragona").
3.116 de l'onor di Cicilia e d'Aragona,
3.117 e dichi 'l vero a lei, s'altro si dice.

3.118 Poscia ch'io ebbi rotta la persona
3.119 di due punte mortali, io mi rendei,mostra/nascondi nota pu-3-119 punte: ferite. Mi rendei: mi abbandonai, pentito.
3.120 piangendo, a quei che volontier perdona.

3.121 Orribil furon li peccati miei;
3.122 ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
3.123 che prende ciò che si rivolge a lei.

3.124 Se 'l pastor di Cosenza, che a la cacciamostra/nascondi nota pu-3-124 'l pastor di Cosenza: è Bartolomeo Pignatelli, vescovo di Cosenza; fu inviato dal papa (" per Clemente ") a ricercare le ossa di Manfredi, sepolte in capo al ponte (" in co ": lat. caput), sul Calore presso Benevento, in luogo sconsacrato, come si usava per gli scomunicati, e sotto un pesante mucchio di sassi (" grave mora ") raccolti dalla pietà degli stessi nemici.
3.125 di me fu messo per Clemente allora,
3.126 avesse in Dio ben letta questa faccia,mostra/nascondi nota pu-3-126 avesse in Dio…: avesse saputo comprendere che in Dio vi sono due aspetti, la giustizia e " la bontà infinita ".

3.127 l'ossa del corpo mio sarieno ancora
3.128 in co del ponte presso a Benevento,
3.129 sotto la guardia de la grave mora.

3.130 Or le bagna la pioggia e move il vento
3.131 di fuor dal regno, quasi lungo 'l Verde,mostra/nascondi nota pu-3-131 di fuor dal regno: il corpo di Manfredi, morto scomunicato, non poteva riposare nel regno di Napoli " ch'era terra di Chiesa " (G. Villani) perciò fu trasportato (" trasmutò ") vicino al Garigliano (" quasi lungo 'l Verde ").
3.132 dov'e' le trasmutò a lume spento.

3.133 Per lor maladizion sì non si perde,mostra/nascondi nota pu-3-133 Per lor maladizion: in seguito alla scomunica ecclesiastica, l'amore di Dio non si perde al punto, che non possa tornare a noi finché la speranza ha un po' ( " fior " ) di verde. Cioè finché l'uomo è in vita e può pentirsi.
3.134 che non possa tornar, l'etterno amore,
3.135 mentre che la speranza ha fior del verde.

3.136 Vero è che quale in contumacia moremostra/nascondi nota pu-3-136 Vero è che: tuttavia, chi muore scomunicato ma pentito, deve restare fuori del Purgatorio trenta volte il tempo che durò la scomunica, quel tempo cioè in cui, non sottomettendosi alla Chiesa, durò il suo orgoglio (" presunzion ").
3.137 di Santa Chiesa, ancor ch'al fin si penta,
3.138 star li convien da questa ripa in fore,

3.139 per ognun tempo ch'elli è stato, trenta,
3.140 in sua presunzion, se tal decreto
3.141 più corto per buon prieghi non diventa.

3.142 Vedi oggimai se tu mi puoi far lieto,
3.143 revelando a la mia buona Costanza
3.144 come m'hai visto, e anco esto divieto;

3.145 ché qui per quei di là molto s'avanza».mostra/nascondi nota pu-3-145 ché qui: perché nel Purgatorio molto si progredisce per le preghiere (" buon prieghi ", v. 141) dei vivi (" quei di là ").

Purgatorio : Canto 4

4.1 Quando per dilettanze o ver per doglie,mostra/nascondi nota pu-4-1 Quando: quando, per sensazione piacevole o dolorosa che una qualsiasi nostra facoltà riceva, l'anima si concentra tutta in essa, sembra che non rivolga più l'attenzione a nessun'altra facoltà; e questo fatto sconfessa l'erronea teoria che ritiene esserci più di un'anima (platonismo, manicheismo).
4.2 che alcuna virtù nostra comprenda
4.3 l'anima bene ad essa si raccoglie,

4.4 par ch'a nulla potenza più intenda;
4.5 e questo è contra quello error che crede
4.6 ch'un'anima sovr'altra in noi s'accenda.

4.7 E però, quando s'ode cosa o vede
4.8 che tegna forte a sé l'anima volta,
4.9 vassene 'l tempo e l'uom non se n'avvede;

4.10 ch'altra potenza è quella che l'ascolta,mostra/nascondi nota pu-4-10 ch'altra potenza: poiché altra facoltà è quella che avverte il trascorrere del tempo (" l'ascolta ") e altra è quella che occupa l'anima intera: questa facoltà è legata alle impressioni che riceve, l'altra, quella che " ascolta " è libera e non si accorge del tempo che passa.
4.11 e altra è quella c'ha l'anima intera:
4.12 questa è quasi legata, e quella è sciolta.

4.13 Di ciò ebb'io esperienza vera,
4.14 udendo quello spirto e ammirando;
4.15 ché ben cinquanta gradi salito eramostra/nascondi nota pu-4-15 cinquanta gradi: il sole sale di 15 gradi ogni ora; perciò sono passate più di tre ore dalla levata del sole.

4.16 lo sole, e io non m'era accorto, quando
4.17 venimmo ove quell'anime ad unamostra/nascondi nota pu-4-17 ad una: tutte insieme, gridarono: Qui è il punto che ci avete chiesto per salire (cfr. c. III, 76). 19: Maggiore: il villano, quando l'uva è quasi matura, molte volte riempie con una forcata di pruni (" impruna ") spinosi, una apertura più grande (" maggiore aperta ") di quanto fosse largo il sentiero (" calla ") lungo il quale salì Virgilio… 25 Sanleo: è San Leo, borgo impervio del ducato d'Urbino; Noli: è una cittadina della riviera ligure, cui si accedeva scendendo lungo scaglioni rocciosi e dirupati: Bismantova è un monte quasi inaccessibile presso Reggio Emilia, sulla cui vetta (" cacume ") si può tuttavia giungere camminando (" con esso i piè ").
4.18 gridaro a noi: «Qui è vostro dimando».

4.19 Maggiore aperta molte volte impruna
4.20 con una forcatella di sue spine
4.21 l'uom de la villa quando l'uva imbruna,

4.22 che non era la calla onde saline
4.23 lo duca mio, e io appresso, soli,
4.24 come da noi la schiera si partìne.

4.25 Vassi in Sanleo e discendesi in Noli,
4.26 montasi su in Bismantova 'n Cacume
4.27 con esso i piè; ma qui convien ch'om voli;

4.28 dico con l'ale snelle e con le piume
4.29 del gran disio, di retro a quel condottomostra/nascondi nota pu-4-29 di retro: dietro a quella guida (" condotto "); ma può anche intendersi: condotto dietro colui che….
4.30 che speranza mi dava e facea lume.

4.31 Noi salavam per entro 'l sasso rotto,
4.32 e d'ogne lato ne stringea lo stremo,mostra/nascondi nota pu-4-32 lo stremo: le pareti della fessura, e per avanzare erano necessari mani e piedi.
4.33 e piedi e man volea il suol di sotto.

4.34 Poi che noi fummo in su l'orlo suppremo
4.35 de l'alta ripa, a la scoperta piaggia,mostra/nascondi nota pu-4-35 de l'alta ripa: " Sopra il ripiano superiore dell'alta ripa che costituisce la base del monte, ripiano che si stende all'aperto " (Casini-Barbi).
4.36 «Maestro mio», diss'io, «che via faremo?».

4.37 Ed elli a me: «Nessun tuo passo caggia;mostra/nascondi nota pu-4-37 caggia: cada, cioè vada indietro invece di avanzare.
4.38 pur su al monte dietro a me acquista,
4.39 fin che n'appaia alcuna scorta saggia».

4.40 Lo sommo er'alto che vincea la vista,
4.41 e la costa superba più assai
4.42 che da mezzo quadrante a centro lista.mostra/nascondi nota pu-4-42 che da mezzo quadrante: "Assai più ripida che una linea tirata dal mezzo d'un quadrante al centro del cerchio" (Momigliano). Cioè la parete aveva un'inclinazione superiore ai 45 gradi.

4.43 Io era lasso, quando cominciai:
4.44 «O dolce padre, volgiti, e rimira
4.45 com'io rimango sol, se non restai».mostra/nascondi nota pu-4-45 se non restai: se non ti arresti.

4.46 «Figliuol mio», disse, «infin quivi ti tira»,
4.47 additandomi un balzo poco in sùemostra/nascondi nota pu-4-47 balzo: sporgenza rocciosa.
4.48 che da quel lato il poggio tutto gira.

4.49 Sì mi spronaron le parole sue,
4.50 ch'i' mi sforzai carpando appresso lui,mostra/nascondi nota pu-4-50 carpando: avanzando carponi.
4.51 tanto che 'l cinghio sotto i piè mi fue.mostra/nascondi nota pu-4-51 cinghio: il balzo (cfr. v. 47).

4.52 A seder ci ponemmo ivi ambedui
4.53 vòlti a levante ond'eravam saliti,
4.54 che suole a riguardar giovare altrui.mostra/nascondi nota pu-4-54 che suole: poiché è di conforto volgersi a guardare il cammino percorso; " altrui " è impersonale.

4.55 Li occhi prima drizzai ai bassi liti;
4.56 poscia li alzai al sole, e ammirava
4.57 che da sinistra n'eravam feriti.mostra/nascondi nota pu-4-57 che da sinistra: che eravamo illuminati (" feriti " cfr. Inf. c. X, 69) da sinistra; nel nostro emisfero, invece, il sole si alza dalla destra.

4.58 Ben s'avvide il poeta ch'io stava
4.59 stupido tutto al carro de la luce,mostra/nascondi nota pu-4-59 carro de la luce: il sole.
4.60 ove tra noi e Aquilone intrava.mostra/nascondi nota pu-4-60 tra noi e Aquilone: tra i poeti e il vento del nord (" Aquilone "); nel nostro emisfero, il sole si sarebbe avanzato tra i poeti volti a levante e Austro, vento me ridionale.

4.61 Ond'elli a me: «Se Castore e Polucemostra/nascondi nota pu-4-61 Se Castore: se la costellazione dei Gemelli ( Castore e Polluce, figli di Giove e di Leda), fosse in congiunzione col sole (" quello specchio ") che illumina l'emisfero boreale e quello australe (" sù e giù "), cioè se fossimo più vicini al solstizio, tu vedresti lo Zodiaco rosseggiante (" rubecchio ") cioè la parte dov'è il sole, ruotare ancor più vicino alle Orse, cioè al polo artico, a meno che il sole non abbandonasse l'eclittica (" cammin vecchio ").
4.62 fossero in compagnia di quello specchio
4.63 che sù e giù del suo lume conduce,

4.64 tu vedresti il Zodiaco rubecchio
4.65 ancora a l'Orse più stretto rotare,
4.66 se non uscisse fuor del cammin vecchio.

4.67 Come ciò sia, se 'l vuoi poter pensare,
4.68 dentro raccolto, imagina Siònmostra/nascondi nota pu-4-68 imagina Siòn: considera che il monte di Gerusalemme (" Siòn") e il purgatorio sono situati sul globo in modo da avere lo stesso orizzonte astronomico, pure essendo in opposti emisferi; sono cioè agli antipodi (cfr. c. II, 1 segg.). Per cui vedrai che l'eclittica (" la strada ") che Fetonte mal seppe percorrere col carro (cfr. Inf. c. XVII, 107) necessariamente (" convien ") va, rispetto al Purgatorio (" costui ") da un lato (" fianco ") mentre rispetto al monte Sion (" colui ") va dall'altro.
4.69 con questo monte in su la terra stare

4.70 sì, ch'amendue hanno un solo orizzòn
4.71 e diversi emisperi; onde la strada
4.72 che mal non seppe carreggiar Fetòn,

4.73 vedrai come a costui convien che vada
4.74 da l'un, quando a colui da l'altro fianco,
4.75 se lo 'ntelletto tuo ben chiaro bada».

4.76 «Certo, maestro mio,», diss'io, «unquancomostra/nascondi nota pu-4-76 unquanco: mai prima d'ora.
4.77 non vid'io chiaro sì com'io discerno
4.78 là dove mio ingegno parea manco,

4.79 che 'l mezzo cerchio del moto superno,mostra/nascondi nota pu-4-79 che 'l mezzo cerchio: che il cerchio mediano dell'intero movimento celeste, in astronomia ( " in alcun'arte " ) chiamato Equatore, e situato sempre tra l'inverno e il sole (infatti quando in un emisfero è inverno il sole si trova ad di là dell'Equatore), per la ragione che tu affermi, di qua (" quinci ") si allontana verso settentrione tanto quanto gli Ebrei lo vedevano allontanarsi da Gerusalemme verso mezzogiorno (" la calda parte ").
4.80 che si chiama Equatore in alcun'arte,
4.81 e che sempre riman tra 'l sole e 'l verno,

4.82 per la ragion che di' , quinci si parte
4.83 verso settentrion, quanto li Ebrei
4.84 vedevan lui verso la calda parte.

4.85 Ma se a te piace, volontier saprei
4.86 quanto avemo ad andar; ché 'l poggio sale
4.87 più che salir non posson li occhi miei».

4.88 Ed elli a me: «Questa montagna è tale,
4.89 che sempre al cominciar di sotto è grave;
4.90 e quant'om più va sù, e men fa male.mostra/nascondi nota pu-4-90 e men fa male: meno tormentosa è l'ascesa.

4.91 Però, quand'ella ti parrà soave
4.92 tanto, che sù andar ti fia leggero
4.93 com'a seconda giù andar per nave,mostra/nascondi nota pu-4-93 com'a seconda: come seguendo la corrente.

4.94 allor sarai al fin d'esto sentiero;
4.95 quivi di riposar l'affanno aspetta.
4.96 Più non rispondo, e questo so per vero».

4.97 E com'elli ebbe sua parola detta,
4.98 una voce di presso sonò: «Forse
4.99 che di sedere in pria avrai distretta!».mostra/nascondi nota pu-4-99 avrai distretta: avrai necessità.

4.100 Al suon di lei ciascun di noi si torse,
4.101 e vedemmo a mancina un gran petrone,
4.102 del qual né io né ei prima s'accorse.

4.103 Là ci traemmo; e ivi eran persone
4.104 che si stavano a l'ombra dietro al sasso
4.105 come l'uom per negghienza a star si pone.mostra/nascondi nota pu-4-105 negghienza: pigrizia.

4.106 E un di lor, che mi sembiava lasso,mostra/nascondi nota pu-4-106 lasso: stanco.
4.107 sedeva e abbracciava le ginocchia,
4.108 tenendo 'l viso giù tra esse basso.

4.109 «O dolce segnor mio», diss'io, «adocchia
4.110 colui che mostra sé più negligente
4.111 che se pigrizia fosse sua serocchia».mostra/nascondi nota pu-4-111 serocchia: sorella (cfr. lat. sororcula).

4.112 Allor si volse a noi e puose mente,
4.113 movendo 'l viso pur su per la coscia,
4.114 e disse: «Or va tu sù, che se' valente!».

4.115 Conobbi allor chi era, e quella angoscia
4.116 che m'avacciava un poco ancor la lena,mostra/nascondi nota pu-4-116 m'avacciava: mi affrettava ancora un poco la respirazione (" lena ").
4.117 non m'impedì l'andare a lui; e poscia

4.118 ch'a lui fu' giunto, alzò la testa a pena,
4.119 dicendo: «Hai ben veduto come 'l solemostra/nascondi nota pu-4-119 Hai ben veduto: l'interlocutore si fa gioco di Dante.
4.120 da l'omero sinistro il carro mena?».

4.121 Li atti suoi pigri e le corte parole
4.122 mosser le labbra mie un poco a riso;
4.123 poi cominciai: «Belacqua, a me non dolemostra/nascondi nota pu-4-123 Belacqua: è un contemporaneo di Dante, del quale si sa pochissimo: era liutaio e forse musico.

4.124 di te omai; ma dimmi: perché assiso
4.125 quiritto se'? attendi tu iscorta,mostra/nascondi nota pu-4-125 quiritto: appunto qui.
4.126 o pur lo modo usato t'ha' ripriso?».mostra/nascondi nota pu-4-126 lo modo usato: la consueta pigrizia.

4.127 Ed elli: «O frate, andar in sù che porta?
4.128 ché non mi lascerebbe ire a' martìrimostra/nascondi nota pu-4-128 a' martìri: all'espiazione.
4.129 l'angel di Dio che siede in su la porta.

4.130 Prima convien che tanto il ciel m'aggiri
4.131 di fuor da essa, quanto fece in vita,
4.132 perch'io 'ndugiai al fine i buon sospiri,mostra/nascondi nota pu-4-132 perch'io 'ndugiai : le anime dei negligenti sono costrette ad attendere nell'Antipurgatorio per tanto tempo quanto vissero in Terra.

4.133 se orazione in prima non m'aita
4.134 che surga sù di cuor che in grazia viva;mostra/nascondi nota pu-4-134 che in grazia viva: che viva nella grazia di Dio.
4.135 l'altra che val, che 'n ciel non è udita?».mostra/nascondi nota pu-4-135 l'altra: la preghiera di chi non sia in grazia di Dio.

4.136 E già il poeta innanzi mi saliva,
4.137 e dicea: «Vienne omai; vedi ch'è toccomostra/nascondi nota pu-4-137 è tòcco: è ormai mezzogiorno e nel nostro emisfero la notte ha raggiunto il Marocco.
4.138 meridian dal sole e a la riva

4.139 cuopre la notte già col piè Morrocco».

Purgatorio : Canto 5

5.1 Io era già da quell'ombre partito,
5.2 e seguitava l'orme del mio duca,
5.3 quando di retro a me, drizzando 'l dito,

5.4 una gridò: «Ve' che non par che lucamostra/nascondi nota pu-5-4 non par che luca: non sembra che traluca, cioè che il raggio attraversi il corpo, come è invece normale per gli spiriti.
5.5 lo raggio da sinistra a quel di sotto,mostra/nascondi nota pu-5-5 a quel di sotto: salendo, Dante segue Virgilio, perciò si trova di sotto.
5.6 e come vivo par che si conduca!».

5.7 Li occhi rivolsi al suon di questo motto,
5.8 e vidile guardar per maraviglia
5.9 pur me, pur me, e 'l lume ch'era rotto.mostra/nascondi nota pu-5-9 ch'era rotto: che era interrotto dal corpo.

5.10 «Perché l'animo tuo tanto s'impiglia»,
5.11 disse 'l maestro, «che l'andare allenti?
5.12 che ti fa ciò che quivi si pispiglia?

5.13 Vien dietro a me, e lascia dir le genti:
5.14 sta come torre ferma, che non crolla
5.15 già mai la cima per soffiar di venti;

5.16 ché sempre l'omo in cui pensier rampolla
5.17 sovra pensier, da sé dilunga il segno,mostra/nascondi nota pu-5-17 il segno: la meta.
5.18 perché la foga l'un de l'altro insolla».mostra/nascondi nota pu-5-18 perché la foga: perciò la viva attività ( " foga " ) di un secondo pensiero indebolisce (" insolla ") il primo. 20: del color: il rossore della vergogna.

5.19 Che potea io ridir, se non «Io vegno»?
5.20 Dissilo, alquanto del color consperso
5.21 che fa l'uom di perdon talvolta degno.

5.22 E 'ntanto per la costa di traverso
5.23 venivan genti innanzi a noi un poco,mostra/nascondi nota pu-5-23 genti: sono le anime dei morti di morte violenta, che si pentirono in extremis.
5.24 cantando "Miserere" a verso a verso.mostra/nascondi nota pu-5-24 Miserere: è il salmo L, che nella liturgia cristiana si recita durante le esequie funebri per esprimere pentimento e chiedere perdono delle colpe commesse.

5.25 Quando s'accorser ch'i' non dava loco
5.26 per lo mio corpo al trapassar d'i raggi,
5.27 mutar lor canto in un «oh!» lungo e roco;

5.28 e due di loro, in forma di messaggi,mostra/nascondi nota pu-5-28 messaggi: messaggeri.
5.29 corsero incontr'a noi e dimandarne:
5.30 «Di vostra condizion fatene saggi».mostra/nascondi nota pu-5-30 fatene saggi: informateci.

5.31 E 'l mio maestro: «Voi potete andarne
5.32 e ritrarre a color che vi mandaro
5.33 che 'l corpo di costui è vera carne.

5.34 Se per veder la sua ombra restaro,
5.35 com'io avviso, assai è lor risposto:
5.36 fàccianli onore, ed essere può lor caro».mostra/nascondi nota pu-5-36 caro: Dante, tornato sulla terra, potrà chiedere che si preghi per loro.

5.37 Vapori accesi non vid'io sì tostomostra/nascondi nota pu-5-37 Vapori accesi: " Non vidi mai sul principio della notte stelle cadenti fendere così rapidamente il sereno e lampi sul tramonto (fendere così rapidamente) nuvole d'agosto "(Momigliano).
5.38 di prima notte mai fender sereno,
5.39 né, sol calando, nuvole d'agosto,

5.40 che color non tornasser suso in meno;
5.41 e, giunti là, con li altri a noi dier volta
5.42 come schiera che scorre sanza freno.

5.43 «Questa gente che preme a noi è molta,
5.44 e vegnonti a pregar», disse 'l poeta:
5.45 «però pur va, e in andando ascolta».mostra/nascondi nota pu-5-45 pur va: continua a camminare.

5.46 «O anima che vai per esser lieta
5.47 con quelle membra con le quai nascesti»,
5.48 venian gridando, «un poco il passo queta.

5.49 Guarda s'alcun di noi unqua vedesti,
5.50 sì che di lui di là novella porti:
5.51 deh, perché vai? deh, perché non t'arresti?

5.52 Noi fummo tutti già per forza morti,mostra/nascondi nota pu-5-52 per forza: a causa di morte violenta.
5.53 e peccatori infino a l'ultima ora;
5.54 quivi lume del ciel ne fece accorti,mostra/nascondi nota pu-5-54 quivi: in punto di morte, un'illuminazione divina ci rese consapevoli (" accorti ") del peccato in cui eravamo vissuti.

5.55 sì che, pentendo e perdonando, fora
5.56 di vita uscimmo a Dio pacificati,
5.57 che del disio di sé veder n'accora».

5.58 E io: «Perché ne' vostri visi guati,mostra/nascondi nota pu-5-58 Perché: per quanto mi sforzi di scrutare sui vostri volti.
5.59 non riconosco alcun; ma s'a voi piace
5.60 cosa ch'io possa, spiriti ben nati,

5.61 voi dite, e io farò per quella pace
5.62 che, dietro a' piedi di sì fatta guida
5.63 di mondo in mondo cercar mi si face».

5.64 E uno incominciò: «Ciascun si fidamostra/nascondi nota pu-5-64 E uno: è Iacopo del Cassero, nobile di Fano. Fu dei guelfi marchigiani, che appoggiarono Firenze contro la ghibellina Arezzo. Dal 1269 fu podestà di Bologna e avversò, con l'opera e con le parole, le mire di Azzo VIII, marchese di Ferrara, il quale giurò di vendicarsi. Quando nel 1298 fu chiamato podestà a Milano, Iacopo, per evitare il territorio estense, raggiunge via mare Venezia e di lì si diresse a Padova. Raggiunto ad Ornago da sicari di Azzo VIII, venne trucidato:.
5.65 del beneficio tuo sanza giurarlo,
5.66 pur che 'l voler nonpossa non ricida.mostra/nascondi nota pu-5-66 nonpossa: è parola composta che, per ragioni prettamente filologiche, va scritta unita.

5.67 Ond'io, che solo innanzi a li altri parlo,
5.68 ti priego, se mai vedi quel paese
5.69 che siede tra Romagna e quel di Carlo,mostra/nascondi nota pu-5-69 tra Romagna: la marca anconetana, compresa tra la Romagna e il regno di Napoli, retto da Carlo II d'Angiò.

5.70 che tu mi sie di tuoi prieghi cortese
5.71 in Fano, sì che ben per me s'adori
5.72 pur ch'i' possa purgar le gravi offese.

5.73 Quindi fu' io; ma li profondi fórimostra/nascondi nota pu-5-73 Quindi: di lì. Cioè nacque a Fano.
5.74 ond'uscì 'l sangue in sul quale io sedea,
5.75 fatti mi fuoro in grembo a li Antenori,mostra/nascondi nota pu-5-75 in grembo a li Antenori: nella terra dei Padovani, cosi chiamati da Antenore troiano, mitico fondatore della città.

5.76 là dov'io più sicuro esser credea:
5.77 quel da Esti il fé far, che m'avea in iramostra/nascondi nota pu-5-77 quel da Esti: Azzo VIII.
5.78 assai più là che dritto non volea.

5.79 Ma s'io fosse fuggito inver' la Mira,mostra/nascondi nota pu-5-79 la Mira: borgo fra Padova ed Oriago (" Oriaco "); Oriago si trova fra Padova e Venezia.
5.80 quando fu' sovragiunto ad Oriaco,
5.81 ancor sarei di là dove si spira.

5.82 Corsi al palude, e le cannucce e 'l braco
5.83 m'impigliar sì ch'i' caddi; e lì vid'io
5.84 de le mie vene farsi in terra laco».

5.85 Poi disse un altro: «Deh, se quel disiomostra/nascondi nota pu-5-85 un altro: è Buonconte da Montefeltro, figlio del conte Guido (cfr. Inf. c. XXVII). Nel 1289, fu con i ghibellini di Arezzo contro i Fiorentini e partecipò alla battaglia di Campaldino, (nella quale combatté anche Dante), perdendo la vita sul campo. II suo corpo non fu più ritrovato.
5.86 si compia che ti tragge a l'alto monte,
5.87 con buona pietate aiuta il mio!

5.88 Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;
5.89 Giovanna o altri non ha di me cura;mostra/nascondi nota pu-5-89 Giovanna: è la moglie di Buonconte.
5.90 per ch'io vo tra costor con bassa fronte».

5.91 E io a lui: «Qual forza o qual ventura
5.92 ti traviò sì fuor di Campaldino,mostra/nascondi nota pu-5-92 ti traviò: ti trascinò così lontano da Campaldino.
5.93 che non si seppe mai tua sepultura?».

5.94 «Oh!», rispuos'elli, «a piè del Casentinomostra/nascondi nota pu-5-94 Casentino: il torrente Archiano, che scorre nel Casentino, nasce dall'Appennino sopra l'Eremo (" l'Ermo ") di Camaldoli e perde il nome (" 'l vocabol suo diventa vano "), quando sfocia nell'Arno.
5.95 traversa un'acqua c'ha nome l'Archiano,
5.96 che sovra l'Ermo nasce in Apennino.

5.97 Là 've 'l vocabol suo diventa vano,
5.98 arriva' io forato ne la gola,
5.99 fuggendo a piede e sanguinando il piano.

5.100 Quivi perdei la vista e la parola
5.101 nel nome di Maria fini', e quivi
5.102 caddi, e rimase la mia carne sola.

5.103 Io dirò vero e tu 'l ridì tra ' vivi:
5.104 l'angel di Dio mi prese, e quel d'infernomostra/nascondi nota pu-5-104 quel d'inferno: un episodio analogo è già stato visto nell'Inferno (cfr. c. XXVII, 113).
5.105 gridava: "O tu del ciel, perché mi privi?

5.106 Tu te ne porti di costui l'etternomostra/nascondi nota pu-5-106 l'etterno: l'anima, per una lacrima di pentimento in punto di morte, che me la toglie (" che 'l mi toglie ").
5.107 per una lagrimetta che 'l mi toglie;
5.108 ma io farò de l'altro altro governo!".mostra/nascondi nota pu-5-108 de l'altro: del corpo farò ben altro scempio.

5.109 Ben sai come ne l'aere si raccogliemostra/nascondi nota pu-5-109 Ben sai: ben sai come si condensa nell'aria quell'umidità che si riconverte in acqua non appena sale in una zona fredda.
5.110 quell'umido vapor che in acqua riede,
5.111 tosto che sale dove 'l freddo il coglie.

5.112 Giunse quel mal voler che pur mal chiedemostra/nascondi nota pu-5-112 Giunse: quella maligna volontà, che soltanto male chiede con la sua mente, unì (" giunse ") e agitò il vapore acqueo (" fummo ") e il vento.
5.113 con lo 'ntelletto, e mosse il fummo e 'l vento
5.114 per la virtù che sua natura diede.

5.115 Indi la valle, come 'l dì fu spento,
5.116 da Pratomagno al gran giogo copersemostra/nascondi nota pu-5-116 Pratomagno: tra Pratomagno (monte tra il Valdarno casentinese e il Valdarno superiore) e la Giogana (" gran giogo ") si stende la piana di Campaldino.
5.117 di nebbia; e 'l ciel di sopra fece intento,mostra/nascondi nota pu-5-117 intento: denso di vapori.

5.118 sì che 'l pregno aere in acqua si converse;
5.119 la pioggia cadde e a' fossati venne
5.120 di lei ciò che la terra non sofferse;mostra/nascondi nota pu-5-120 ciò che la terra: quanto la terra non assorbì.

5.121 e come ai rivi grandi si convenne,
5.122 ver' lo fiume real tanto velocemostra/nascondi nota pu-5-122 lo fiume real: erano detti reali i fiumi che sfociavano in mare. Qui si tratta dell'Arno.
5.123 si ruinò, che nulla la ritenne.

5.124 Lo corpo mio gelato in su la foce
5.125 trovò l'Archian rubesto; e quel sospinsemostra/nascondi nota pu-5-125 l'Archian rubesto : è il soggetto della frase.
5.126 ne l'Arno, e sciolse al mio petto la crocemostra/nascondi nota pu-5-126 la croce: le braccia atteggiate in croce.

5.127 ch'i' fe' di me quando 'l dolor mi vinse;
5.128 voltòmmi per le ripe e per lo fondo,
5.129 poi di sua preda mi coperse e cinse».

5.130 «Deh, quando tu sarai tornato al mondo,
5.131 e riposato de la lunga via»,
5.132 seguitò 'l terzo spirito al secondo,

5.133 «ricorditi di me, che son la Pia:mostra/nascondi nota pu-5-133 la Pia: è la senese Pia de' Tolomei, moglie di Nello d'Inghirano dei Pannocchieschi, da lui uccisa in circostanze misteriose nel castello della Pietra, in Maremma. Sembra che Nello intendesse liberarsi di lei per passare a nuove nozze con Margherita Aldobrandeschi.
5.134 Siena mi fé, disfecemi Maremma:
5.135 salsi colui che 'nnanellata priamostra/nascondi nota pu-5-135 salsi: dall'arcaico sallosi (forma sincopata): lo sa colui che prima, sposandomi, mi aveva inanellato con la sua gemma.

5.136 disposando m'avea con la sua gemma».

Purgatorio : Canto 6

6.1 Quando si parte il gioco de la zara,mostra/nascondi nota pu-6-1 il gioco de la zara: era un gioco di dadi. Al termine il gioco " si parte ", cioè i giocatori e gli spettatori si separano.
6.2 colui che perde si riman dolente,
6.3 repetendo le volte, e tristo impara;mostra/nascondi nota pu-6-3 le volte: provando nuovi lanci tenta d'indovinare, per formarsi una regola, e, rattristato, cerca d'imparare.

6.4 con l'altro se ne va tutta la gente;mostra/nascondi nota pu-6-4 l'altro: è il vincitore.
6.5 qual va dinanzi, e qual di dietro il prende,
6.6 e qual dallato li si reca a mente;

6.7 el non s'arresta, e questo e quello intende;mostra/nascondi nota pu-6-7 intende: ascolta.
6.8 a cui porge la man, più non fa pressa;mostra/nascondi nota pu-6-8 a cui: colui al quale.
6.9 e così da la calca si difende.

6.10 Tal era io in quella turba spessa,
6.11 volgendo a loro, e qua e là, la faccia,
6.12 e promettendo mi sciogliea da essa.

6.13 Quiv'era l'Aretin che da le bracciamostra/nascondi nota pu-6-13 l'Aretin: è Benincasa da Laterina, paese prossimo ad Arezzo; fu giureconsulto a Bologna e, come giudice del podestà di Siena, condannò a morte un parente di Ghino di Tacco, famoso ladrone, il quale, quando Benincasa venne giudice a Roma, si vendicò uccidendolo proprio nell'aula del tribunale.
6.14 fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte,
6.15 e l'altro ch'annegò correndo in caccia.mostra/nascondi nota pu-6-15 l'altro: è Guccio dei Tarlati da Pietramala, di famiglia ghibellina d'Arezzo, che in uno scontro con i Bostoli, famiglia guelfa (per altri nella battaglia di Campaldino), fu trascinato dal cavallo in Arno e vi annegò.

6.16 Quivi pregava con le mani sporte
6.17 Federigo Novello, e quel da Pisamostra/nascondi nota pu-6-17 Federigo Novello: della famiglia dei conti Guidi, fu ucciso (nel 1289 o nel 1291) presso Bibbiena da Fumaiolo dei Bostoli.
6.18 che fé parer lo buon Marzucco forte.mostra/nascondi nota pu-6-18 che fe' parer: " quel da Pisa " è Gano degli Scornigiani, mandato a morte dal conte Ugolino, nella sua città; fece apparire dotato di rara forza d'animo suo padre Marzucco, perché questi non volle che il figlio fosse vendicato.

6.19 Vidi conte Orso e l'anima divisamostra/nascondi nota pu-6-19 Conte Orso: è Orso degli Alberti, conte di Mangona, figlio di Napoleone (cfr. Inf. c. XXXII, 55); fu ucciso nel 1286 dal cugino Alberto, figlio di Alessandro.
6.20 dal corpo suo per astio e per inveggia,
6.21 com'e' dicea, non per colpa commisa;

6.22 Pier da la Broccia dico; e qui proveggia,mostra/nascondi nota pu-6-22 Pier de la Broccia: è l'anima divisa dal corpo per astio e per invidia (" inveggia ") e non per colpa commessa. E' Pierre de la Broche, gran ciambellano di Luigi XI e Filippo III l'Ardito, re di Francia. Acquistata grande autorità a corte, insinuò che Maria di Brabante, seconda moglie del re, avesse fatto avvelenare il figliastro Luigi, per favorire la successione del proprio figlio Filippo il Bello. L'astio della regina e l'invidia dei cortigiani causarono la sua rovina: infatti, accusato a sua volta di avere insidiato la virtù della regina, Pierre fu impiccato nel 1276. Pertanto Dante esorta Maria di Brabante a pentirsi ( " proveggia " : provveda) finché è in vita (" di qua ") perché non vada a far parte della " greggia " dei falsi accusatori, puniti nella decima bolgia dell'Inferno.
6.23 mentr'è di qua, la donna di Brabante,
6.24 sì che però non sia di peggior greggia.

6.25 Come libero fui da tutte quante
6.26 quell'ombre che pregar pur ch'altri prieghi,mostra/nascondi nota pu-6-26 pregar pur: continuavano a pregare.
6.27 sì che s'avacci lor divenir sante,mostra/nascondi nota pu-6-27 s'avacci: si affretti.

6.28 io cominciai: «El par che tu mi nieghi,
6.29 o luce mia, espresso in alcun testomostra/nascondi nota pu-6-29 espresso: espressamente in una parte dell'Eneide (c. VI, 376), ove la Sibilla risponde a Palinuro: " Desine fata deum flecti sperare precando ", cioè : smetti di sperare che i decreti degli dei possano esser piegati con le preghiere (cfr. v. 30).
6.30 che decreto del cielo orazion pieghi;

6.31 e questa gente prega pur di questo:
6.32 sarebbe dunque loro speme vana,
6.33 o non m'è 'l detto tuo ben manifesto?».

6.34 Ed elli a me: «La mia scrittura è piana;
6.35 e la speranza di costor non falla,mostra/nascondi nota pu-6-35 non falla: non è ingannatrice.
6.36 se ben si guarda con la mente sana;

6.37 ché cima di giudicio non s'avvallamostra/nascondi nota pu-6-37 ché cima: poiché il giudizio supremo non viene sminuito dalla circostanza per cui un atto di ardente carità porta a compimento, in un solo momento, con le preghiere, l'espiazione a cui è tenuto chi ha dimora (" s'astalla ") nel Purgatorio.
6.38 perché foco d'amor compia in un punto
6.39 ciò che de' sodisfar chi qui s'astalla;

6.40 e là dov'io fermai cotesto punto,
6.41 non s'ammendava, per pregar, difetto,mostra/nascondi nota pu-6-41 non s'ammendava: non era possibile espiare una colpa (" difetto ") con preghiere, perché le preghiere dei pagani non erano gradite a Dio.
6.42 perché 'l priego da Dio era disgiunto.

6.43 Veramente a così alto sospettomostra/nascondi nota pu-6-43 sospetto: dubbio. Virgilio intende dire che egli non è in grado di sciogliere i dubbi di natura teologica, come lo sarà invece Beatrice.
6.44 non ti fermar, se quella nol ti dice
6.45 che lume fia tra 'l vero e lo 'ntelletto.

6.46 Non so se 'ntendi: io dico di Beatrice;
6.47 tu la vedrai di sopra, in su la vetta
6.48 di questo monte, ridere e felice».

6.49 E io: «Segnore, andiamo a maggior fretta,
6.50 ché già non m'affatico come dianzi,mostra/nascondi nota pu-6-50 già non m'affatico: Dante avverte di essere giunto al luogo dove la salita comincia ad essere per lui " soave ", secondo l'espressione di Virgilio (cfr. c. IV, 9I e segg.).
6.51 e vedi omai che 'l poggio l'ombra getta».mostra/nascondi nota pu-6-51 'l poggio l'ombra getta: il monte proietta la sua ombra, dato che il sole gli gira intorno. Sono circa le tre del pomeriggio.

6.52 «Noi anderem con questo giorno innanzi»,
6.53 rispuose, «quanto più potremo omai;
6.54 ma 'l fatto è d'altra forma che non stanzi.mostra/nascondi nota pu-6-54 ma 'l fatto: ma la cosa sta in altri termini, da come tu ritieni (" stanzi "); cioè, ancora c'è molto da salire.

6.55 Prima che sie là sù, tornar vedrai
6.56 colui che già si cuopre de la costa,mostra/nascondi nota pu-6-56 colui: il sole, che già si nasconde ai fianchi (" costa ") del monte, sì che tu non interrompi con l'ombra i suoi raggi.
6.57 sì che ' suoi raggi tu romper non fai.

6.58 Ma vedi là un'anima che, postamostra/nascondi nota pu-6-58 posta: ferma.
6.59 sola soletta, inverso noi riguarda:
6.60 quella ne 'nsegnerà la via più tosta».

6.61 Venimmo a lei: o anima lombarda,
6.62 come ti stavi altera e disdegnosa
6.63 e nel mover de li occhi onesta e tarda!

6.64 Ella non ci dicea alcuna cosa,
6.65 ma lasciavane gir, solo sguardando
6.66 a guisa di leon quando si posa.

6.67 Pur Virgilio si trasse a lei, pregando
6.68 che ne mostrasse la miglior salita;
6.69 e quella non rispuose al suo dimando,

6.70 ma di nostro paese e de la vita
6.71 ci 'nchiese; e 'l dolce duca incominciava
6.72 «Mantua...», e l'ombra, tutta in sé romita,mostra/nascondi nota pu-6-72 romita: raccolta.

6.73 surse ver' lui del loco ove pria stava,
6.74 dicendo: «O Mantoano, io son Sordellomostra/nascondi nota pu-6-74 Sordello: è Sordello da Goito (città del Mantovano), celebre poeta e trovatore alla provenzale del sec. XIII. Da giovane fu a Verona, ove cantò Cunizza da Romano, moglie del signore della città, Riccardo di San Bonifacio; visse poi in Francia, in Spagna, in Provenza, presso il conte Raimondo Berlinghieri IV e alla corte di Carlo I d'Angiò. Famosi il suo compianto ("planh") in morte di ser Blacatz, cavaliere provenzale, e il poemetto "Ensenhamen d'onor".
6.75 de la tua terra!»; e l'un l'altro abbracciava.

6.76 Ahi serva Italia, di dolore ostello,mostra/nascondi nota pu-6-76 ostello: albergo.
6.77 nave sanza nocchiere in gran tempesta,
6.78 non donna di province, ma bordello!mostra/nascondi nota pu-6-78 non donna: non signora di province. Si allude alle leggi di Giustiniano, secondo le quali l'Italia non era " provincia, sed domina provinciarum ".

6.79 Quell'anima gentil fu così presta,
6.80 sol per lo dolce suon de la sua terra,
6.81 di fare al cittadin suo quivi festa;mostra/nascondi nota pu-6-81 cittadin: concittadino.

6.82 e ora in te non stanno sanza guerra
6.83 li vivi tuoi, e l'un l'altro si rode
6.84 di quei ch'un muro e una fossa serra.mostra/nascondi nota pu-6-84 di quei: si combattono l'un l'altro i cittadini della medesima città.

6.85 Cerca, misera, intorno da le prodemostra/nascondi nota pu-6-85 intorno da le prode: lungo le spiagge.
6.86 le tue marine, e poi ti guarda in seno,
6.87 s'alcuna parte in te di pace gode.

6.88 Che val perché ti racconciasse il frenomostra/nascondi nota pu-6-88 Che val: a che giova che Giustiniano riordinasse il Corpus delle leggi ( " il freno ") se nessuno le fa rispettare (" se la sella è vota ").
6.89 Iustiniano, se la sella è vota?
6.90 Sanz'esso fora la vergogna meno.mostra/nascondi nota pu-6-90 Cesare: si allude al detto del Vangelo " Date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio ciò che è di Dio " (Matteo, XXII, 21).

6.91 Ahi gente che dovresti esser devota,
6.92 e lasciar seder Cesare in la sella,
6.93 se bene intendi ciò che Dio ti nota,

6.94 guarda come esta fiera è fatta fellamostra/nascondi nota pu-6-94 fiera: è l'immagine dell'Italia paragonata al cavallo (cfr. v. 88), che prosegue. Fella: ribelle.
6.95 per non esser corretta da li sproni,
6.96 poi che ponesti mano a la predella.mostra/nascondi nota pu-6-96 predella: è la briglia, nella parte vicina al morso, che serve per condurre a mano il cavallo. Il rimprovero è rivolto agli ecclesiastici (" gente che dovresti esser devota "), e in particolare al papa, Bonifacio VIII; in più Dante sembra volerli accusare di insipienza e d'incapacità, in quanto non sanno cavalcare la " fiera ", ma la conducono a mano con la " predella ".

6.97 O Alberto tedesco ch'abbandonimostra/nascondi nota pu-6-97 O Alberto tedesco: è Alberto I d'Austria, imperatore dal 1298, morto nel 1308.
6.98 costei ch'è fatta indomita e selvaggia,
6.99 e dovresti inforcar li suoi arcioni,

6.100 giusto giudicio da le stelle caggiamostra/nascondi nota pu-6-100 giusto giudicio: una meritata punizione ricada dal cielo sulla tua famiglia e sia inconsueta ed evidente, sì che il tuo successore ne rimanga impressionato. La sciagura profetizzata sarà la morte del primogenito Rodolfo; il successore é Arrigo VII, in cui Dante riponeva ogni speranza di veder restaurato l'impero.
6.101 sovra 'l tuo sangue, e sia novo e aperto,
6.102 tal che 'l tuo successor temenza n'aggia!

6.103 Ch'avete tu e 'l tuo padre sofferto,mostra/nascondi nota pu-6-103 Ch'avete: poiché tu e tuo padre Rodolfo d'Asburgo avete tollerato, presi (" distretti ") dalla cupidigia di consolidare i domini d'oltralpe ( " di costà " ) che il giardino dell'Impero, cioè l'Italia, sia lasciato in rovinoso abbandono. Infatti, dalla morte di Federico II (1250) alla discesa di Arrigo VII (1310), in Italia l'Impero si può considerare vacante.
6.104 per cupidigia di costà distretti,
6.105 che 'l giardin de lo 'mperio sia diserto.

6.106 Vieni a veder Montecchi e Cappelletti,mostra/nascondi nota pu-6-106 Montecchi: famiglia ghibellina di Verona, ostile ai " Cappelletti " (sono i famosi Capuleti del dramma Shakesperiano); altro esempio di rivalità municipale è dato dai Monaldi e dai Filippeschi di Orvieto.
6.107 Monaldi e Filippeschi, uom sanza cura:
6.108 color già tristi, e questi con sospetti!

6.109 Vien, crudel, vieni, e vedi la pressuramostra/nascondi nota pu-6-109 la pressura: le pressioni a cui sono sottoposti i tuoi vassalli.
6.110 d'i tuoi gentili, e cura lor magagne;
6.111 e vedrai Santafior com'è oscura!mostra/nascondi nota pu-6-111 Santafior: contea degli Aldobrandeschi, nel Montamiata, insidiata dai Senesi e dal papa.

6.112 Vieni a veder la tua Roma che piagne
6.113 vedova e sola, e dì e notte chiama:
6.114 «Cesare mio, perché non m'accompagne?».

6.115 Vieni a veder la gente quanto s'ama!
6.116 e se nulla di noi pietà ti move,
6.117 a vergognar ti vien de la tua fama.

6.118 E se licito m'è, o sommo Giovemostra/nascondi nota pu-6-118 o sommo Giove: o sommo Dio.
6.119 che fosti in terra per noi crucifisso,
6.120 son li giusti occhi tuoi rivolti altrove?

6.121 O è preparazion che ne l'abissomostra/nascondi nota pu-6-121 è preparazione. Oppure, il male presente è preparazione di un futuro bene completamente nascosto (" scisso ") al nostro umano intelletto (" l'accorger nostro " ).
6.122 del tuo consiglio fai per alcun bene
6.123 in tutto de l'accorger nostro scisso?

6.124 Ché le città d'Italia tutte piene
6.125 son di tiranni, e un Marcel diventamostra/nascondi nota pu-6-125 un Marcel: forse il console Caio Claudio Marcello, avversario di Cesare. Altri intendono Marcello, vincitore di Siracusa, di cui si ricorda l'ordine, non eseguito, di risparmiare Archimede. Ogni contadino che occupi una carica pubblica, in virtù della sua faziosità (" parteggiando "), ritiene di esser diventato un Marcello.
6.126 ogne villan che parteggiando viene.

6.127 Fiorenza mia, ben puoi esser contenta
6.128 di questa digression che non ti tocca,
6.129 mercé del popol tuo che si argomenta.mostra/nascondi nota pu-6-129 mercé del popol tuo: grazie al tuo popolo che s'ingegna (" s'argomenta ") a far sì che questa " digression " non ti riguardi.

6.130 Molti han giustizia in cuore, e tardi scoccamostra/nascondi nota pu-6-130 Molti: molti, fuori di Firenze, possiedono in cuore il senso della giustizia; tuttavia, esso è lento a tradursi in parole, per non giungere al verdetto (" a l'arco ") avventatamente (" sanza consiglio "). Ma il tuo popolo ha il giudizio sempre a fior di labbra.
6.131 per non venir sanza consiglio a l'arco;
6.132 ma il popol tuo l'ha in sommo de la bocca.

6.133 Molti rifiutan lo comune incarco;mostra/nascondi nota pu-6-133 lo comune incarco: le cariche pubbliche.
6.134 ma il popol tuo solicito risponde
6.135 sanza chiamare, e grida: «I' mi sobbarco!».mostra/nascondi nota pu-6-135 sanza chiamare: senza essere chiamato e grida: Io accetto di assumere quest'onere (" I' mi sobbarco ! ").

6.136 Or ti fa lieta, ché tu hai ben onde:
6.137 tu ricca, tu con pace, e tu con senno!
6.138 S'io dico 'l ver, l'effetto nol nasconde.mostra/nascondi nota pu-6-138 l'effetto nol nasconde: si vede dai risultati.

6.139 Atene e Lacedemona, che fennomostra/nascondi nota pu-6-139 Lacedemona: Sparta.
6.140 l'antiche leggi e furon sì civili,
6.141 fecero al viver bene un picciol cennomostra/nascondi nota pu-6-141 un picciol cenno: un modesto esempio in confronto a te.

6.142 verso di te, che fai tanto sottili
6.143 provedimenti, ch'a mezzo novembremostra/nascondi nota pu-6-143 ch'a mezzo novembre: che i decreti sanciti in ottobre, non arrivano alla metà di novembre.
6.144 non giugne quel che tu d'ottobre fili.

6.145 Quante volte, del tempo che rimembre,mostra/nascondi nota pu-6-145 che rimembre: di cui tu hai memoria.
6.146 legge, moneta, officio e costume
6.147 hai tu mutato e rinovate membre!mostra/nascondi nota pu-6-147 membre: i cittadini, ora esiliati, ora richiamati.

6.148 E se ben ti ricordi e vedi lume,mostra/nascondi nota pu-6-148 e vedi lume: e riesci a distinguere.
6.149 vedrai te somigliante a quella inferma
6.150 che non può trovar posa in su le piume,

6.151 ma con dar volta suo dolore scherma.

Purgatorio : Canto 7

7.1 Poscia che l'accoglienze oneste e liete
7.2 furo iterate tre e quattro volte,mostra/nascondi nota pu-7-2 iterate: rinnovate, ripetute le accoglienze cortesi e liete.
7.3 Sordel si trasse, e disse: «Voi, chi siete?».

7.4 «Anzi che a questo monte fosser voltemostra/nascondi nota pu-7-4 Anzi: prima che Cristo, lavando la macchia del peccato originale, consentisse alle anime degne di salire al cielo.
7.5 l'anime degne di salire a Dio,
7.6 fur l'ossa mie per Ottavian sepolte.mostra/nascondi nota pu-7-6 per Ottavian: per ordine di Ottaviano.

7.7 Io son Virgilio; e per null'altro riomostra/nascondi nota pu-7-7 rio: colpa, cioè quella di non aver fede nel Cristo venturo.
7.8 lo ciel perdei che per non aver fé».
7.9 Così rispuose allora il duca mio.

7.10 Qual è colui che cosa innanzi sé
7.11 sùbita vede ond'e' si maraviglia,
7.12 che crede e non, dicendo «Ella è... non è...»,

7.13 tal parve quelli; e poi chinò le ciglia,
7.14 e umilmente ritornò ver' lui,mostra/nascondi nota pu-7-14 ritornò: Sordello si era un poco allontanato (" si trasse " v. 3), " come denno fare le savie persone, che non denno stare con volto a volto " (Buti).
7.15 e abbracciòl là 've 'l minor s'appiglia.mostra/nascondi nota pu-7-15 e abbracciòl là: " non più a collo, ma più giù, al petto o alle ginocchia " (Torraca).

7.16 «O gloria di Latin», disse, «per cui
7.17 mostrò ciò che potea la lingua nostra,
7.18 o pregio etterno del loco ond'io fui,

7.19 qual merito o qual grazia mi ti mostra?
7.20 S'io son d'udir le tue parole degno,
7.21 dimmi se vien d'inferno, e di qual chiostra».mostra/nascondi nota pu-7-21 e di qual chiostra: da quale cerchio.

7.22 «Per tutt'i cerchi del dolente regno»,
7.23 rispuose lui, «son io di qua venuto;
7.24 virtù del ciel mi mosse, e con lei vegno.

7.25 Non per far, ma per non fare ho perdutomostra/nascondi nota pu-7-25 Non per far: non per aver fatto il male, ma per mancanza di fede adeguata (" per non fare ") ho perduto la speranza di vedere Dio ( " l'alto Sol " ).
7.26 a veder l'alto Sol che tu disiri
7.27 e che fu tardi per me conosciuto.

7.28 Luogo è là giù non tristo di martìri,mostra/nascondi nota pu-7-28 non tristo: non contristato dai castighi divini (" martìri ").
7.29 ma di tenebre solo, ove i lamenti
7.30 non suonan come guai, ma son sospiri.mostra/nascondi nota pu-7-30 guai: urla bestiali (cfr. Inf. c. III, 22).

7.31 Quivi sto io coi pargoli innocenti
7.32 dai denti morsi de la morte avante
7.33 che fosser da l'umana colpa essenti;mostra/nascondi nota pu-7-33 l'umana colpa: il peccato originale, che il Battesimo cancella.

7.34 quivi sto io con quei che le tre santemostra/nascondi nota pu-7-34 le tre sante virtù: le tre virtù teologali: le anime del Limbo praticarono solo le quattro cardinali (" l'altre ").
7.35 virtù non si vestiro, e sanza vizio
7.36 conobber l'altre e seguir tutte quante.

7.37 Ma se tu sai e puoi, alcuno indizio
7.38 dà noi per che venir possiam più tosto
7.39 là dove purgatorio ha dritto inizio».mostra/nascondi nota pu-7-39 ha dritto inizio: realmente comincia. Siamo ancora nell'Antipurgatorio.

7.40 Rispuose: «Loco certo non c'è posto;mostra/nascondi nota pu-7-40 Loco: non ci è imposto ( " posto " ) un luogo determinato (" certo ") ma mi è concesso andare all'intorno e verso la porta del Purgatorio (" suso "); e per quanto posso procedere, ti sarò vicino come guida.
7.41 licito m'è andar suso e intorno;
7.42 per quanto ir posso, a guida mi t'accosto.

7.43 Ma vedi già come dichina il giorno,mostra/nascondi nota pu-7-43 dichina: declina, tramonta.
7.44 e andar sù di notte non si puote;
7.45 però è buon pensar di bel soggiorno.mostra/nascondi nota pu-7-45 è buon: è bene pensare a un luogo adatto a trascorrervi la notte.

7.46 Anime sono a destra qua remote:
7.47 se mi consenti, io ti merrò ad esse,mostra/nascondi nota pu-7-47 merrò: menerò, condurrò.
7.48 e non sanza diletto ti fier note».mostra/nascondi nota pu-7-48 fier: saranno.

7.49 «Com'è ciò?», fu risposto. «Chi volesse
7.50 salir di notte, fora elli impeditomostra/nascondi nota pu-7-50 fora: sarebbe.
7.51 d'altrui, o non sarria ché non potesse?».mostra/nascondi nota pu-7-51 o non sarria: o non salirebbe per il fatto che non potrebbe farlo con le sue forze?.

7.52 E 'l buon Sordello in terra fregò 'l dito,
7.53 dicendo: «Vedi? sola questa riga
7.54 non varcheresti dopo 'l sol partito:

7.55 non però ch'altra cosa desse briga,mostra/nascondi nota pu-7-55 non però: non però che vi fosse altro impedimento (" altra cosa desse briga "), al salire oltre la tenebra notturna; quella frena la volontà (" intriga ") soltanto col togliere la possibilità.
7.56 che la notturna tenebra, ad ir suso;
7.57 quella col nonpoder la voglia intriga.

7.58 Ben si poria con lei tornare in giuso
7.59 e passeggiar la costa intorno errando,
7.60 mentre che l'orizzonte il dì tien chiuso».mostra/nascondi nota pu-7-60 mentre: finché la linea dell'orizzonte nasconde il giorno.

7.61 Allora il mio segnor, quasi ammirando,mostra/nascondi nota pu-7-61 ammirando: meravigliandosi (cfr. lat. mirari).
7.62 «Menane», disse, «dunque là 've dici
7.63 ch'aver si può diletto dimorando».

7.64 Poco allungati c'eravam di lici,mostra/nascondi nota pu-7-64 lici: lì.
7.65 quand'io m'accorsi che 'l monte era scemo,
7.66 a guisa che i vallon li sceman quici.mostra/nascondi nota pu-7-66 quici: qui, cioè come i valloni incavano (" sceman ") i monti qui sulla terra.

7.67 «Colà», disse quell'ombra, «n'anderemo
7.68 dove la costa face di sé grembo;
7.69 e là il novo giorno attenderemo».

7.70 Tra erto e piano era un sentiero schembo,mostra/nascondi nota pu-7-70 schembo: obliquo e né ripido, né pianeggiante ( " Tra erto e piano " ).
7.71 che ne condusse in fianco de la lacca,mostra/nascondi nota pu-7-71 lacca: è la valle incavata.
7.72 là dove più ch'a mezzo muore il lembo.mostra/nascondi nota pu-7-72 là dove: nella parte in cui l'avvallamento è meno profondo, dove, cioè, il margine (" lembo ") comincia a scendere ( " muore " ) di oltre la metà ( " più ch'a mezzo " ).

7.73 Oro e argento fine, cocco e biacca,mostra/nascondi nota pu-7-73 cocco e biacca: il color rosso carminio ricavato dalla cocciniglia (lat. coccum) e il bianco della biacca; cui si aggiunge l'azzurro (" indaco ") e il colore brillante del chiaro (" sereno "), il verde smeraldo, nel momento in cui si spezza (" in l'ora che si fiacca "), mostrando all'interno un più acceso colore che in superficie.
7.74 indaco, legno lucido e sereno,

Purgatorio : Canto 47

47.75 fresco smeraldo in l'ora che si fiacca,

Purgatorio : Canto 7

7.76 da l'erba e da li fior, dentr'a quel seno
7.77 posti, ciascun saria di color vinto,
7.78 come dal suo maggiore è vinto il meno.

7.79 Non avea pur natura ivi dipinto,mostra/nascondi nota pu-7-79 pur: soltanto.
7.80 ma di soavità di mille odori
7.81 vi facea uno incognito e indistinto.

7.82 `Salve, Regina' in sul verde e 'n su' fiori
7.83 quindi seder cantando anime vidi,
7.84 che per la valle non parean di fuori.mostra/nascondi nota pu-7-84 non parean: non erano visibili dal di fuori, per via della valle che li nascondeva.

7.85 «Prima che 'l poco sole omai s'annidi»,mostra/nascondi nota pu-7-85 s'annidi: si nasconda, tramonti completamente.
7.86 cominciò 'l Mantoan che ci avea vòlti,mostra/nascondi nota pu-7-86 'l Mantoan: Sordello, che aveva guidati (" vòlti ").
7.87 «tra color non vogliate ch'io vi guidi.

7.88 Di questo balzo meglio li atti e ' volti
7.89 conoscerete voi di tutti quanti,
7.90 che ne la lama giù tra essi accolti.mostra/nascondi nota pu-7-90 lama: depressione (cfr. Inf. c. XX, 79); è la valletta.

7.91 Colui che più siede alto e fa sembiantimostra/nascondi nota pu-7-91 Colui: è Rodolfo d'Asburgo, che ha trascurato ( " negletto " ) il suo dovere nei confronti dell'Italia (cfr. c. VI, 103 e n.).
7.92 d'aver negletto ciò che far dovea,
7.93 e che non move bocca a li altrui canti,

7.94 Rodolfo imperador fu, che potea
7.95 sanar le piaghe c'hanno Italia morta,
7.96 sì che tardi per altri si ricrea.mostra/nascondi nota pu-7-96 sì che tardi: sì che ormai tardi l'Italia rinascerà ( " si ricrea " ) per merito ed opera di un altro. Cioè, come Dante sperava, di Arrigo VII.

7.97 L'altro che ne la vista lui conforta,
7.98 resse la terra dove l'acqua nasce
7.99 che Molta in Albia, e Albia in mar ne porta:mostra/nascondi nota pu-7-99 che Molta in Albia : che la Moldava versa nell'Elba….

7.100 Ottacchero ebbe nome, e ne le fascemostra/nascondi nota pu-7-100 Ottacchero: è Ottocaro II, re di Boemia dal 1253 al 1278; che, pur da fanciullo (" ne le fasce "), fu assai migliore di suo figlio Venceslao da adulto.
7.101 fu meglio assai che Vincislao suo figlio
7.102 barbuto, cui lussuria e ozio pasce.

7.103 E quel nasetto che stretto a consigliomostra/nascondi nota pu-7-103 nasetto: è Filippo III l'Ardito, re di Francia, così detto per il suo piccolissimo naso. Fu padre di Filippo il Bello e di Carlo di Valois; morì a Perpignano, fuggendo davanti all'incalzare di Pietro III d'Aragona, disonorando il giglio, emblema della Francia.
7.104 par con colui c'ha sì benigno aspetto,
7.105 morì fuggendo e disfiorando il giglio:

7.106 guardate là come si batte il petto!
7.107 L'altro vedete c'ha fatto a la guanciamostra/nascondi nota pu-7-107 L'altro: è Enrico I il Grasso, re di Navarra dal 1270 al 1274, suocero di Filippo il Bello (" mal di Francia " cfr. Inf. c. XIX, n. 83).
7.108 de la sua palma, sospirando, letto.

7.109 Padre e suocero son del mal di Francia:
7.110 sanno la vita sua viziata e lorda,
7.111 e quindi viene il duol che sì li lancia.mostra/nascondi nota pu-7-111 li lancia: li trafigge.

7.112 Quel che par sì membruto e che s'accorda,mostra/nascondi nota pu-7-112 Quel che par: è Pietro III d'Aragona, il Grande.
7.113 cantando, con colui dal maschio naso,mostra/nascondi nota pu-7-113 colui dal maschio naso: è Carlo I d'Angiò.
7.114 d'ogne valor portò cinta la corda;mostra/nascondi nota pu-7-114 d'ogne: fu adorno d'ogni virtù.

7.115 e se re dopo lui fosse rimaso
7.116 lo giovanetto che retro a lui siede,mostra/nascondi nota pu-7-116 lo giovanetto : può essere Alfonso III, primogenito di Pietro III, o l'ultimo figlio di questi, Pietro, morto in giovane età.
7.117 ben andava il valor di vaso in vaso,mostra/nascondi nota pu-7-117 di vaso in vaso: di generazione in generazione, cosa che non si può dire degli altri eredi (" rede "): Giacomo e Federico (v. 119).

7.118 che non si puote dir de l'altre rede;
7.119 Iacomo e Federigo hanno i reami;mostra/nascondi nota pu-7-119 Iacomo e Federigo: il primo, incoronato re di Sicilia nel 1286 col nome di Giacomo II e successo al fratello Alfonso nel regno di Aragona; l'altro re di Sicilia nel 1296, col nome di Federico II (cfr. c. III, n. 115). Ma nessuno dei due possiede la virtù paterna (" retaggio miglior " ).
7.120 del retaggio miglior nessun possiede.

7.121 Rade volte risurge per li rami
7.122 l'umana probitate; e questo vole
7.123 quei che la dà, perché da lui si chiami.mostra/nascondi nota pu-7-123 perché da lui si chiami: perché la si invochi da lui e la si riconosca da lui concessa.

7.124 Anche al nasuto vanno mie parolemostra/nascondi nota pu-7-124 al nasuto: a Carlo I d'Angiò (cfr. v. 113).
7.125 non men ch'a l'altro, Pier, che con lui canta,
7.126 onde Puglia e Proenza già si dole.mostra/nascondi nota pu-7-126 Puglia e Proenza: il regno di Napoli (" Puglia ") e la Provenza già si dolgono di Carlo II, figlio di Carlo I.

7.127 Tant'è del seme suo minor la pianta,mostra/nascondi nota pu-7-127 Tant'è: Carlo II (" la pianta ") è inferiore a Carlo I (" seme ") tanto quanto la vedova di Pietro III (" Costanza ", figlia di Manfredi) ancora (era viva nel 1300) si vanta del marito più di quel che possano (" più che ") le due mogli di Carlo I (" Beatrice " di Provenza e " Margherita " di Borgogna). In conclusione, la frase vale: Carlo II è inferiore a Carlo I quanto Carlo I è inferiore a Pietro III.
7.128 quanto più che Beatrice e Margherita,
7.129 Costanza di marito ancor si vanta.

7.130 Vedete il re de la semplice vita
7.131 seder là solo, Arrigo d'Inghilterra:
7.132 questi ha ne' rami suoi migliore uscita.mostra/nascondi nota pu-7-132 questi ha: Arrigo III d'Inghilterra ebbe una miglior discendenza (" uscita "); allusione ad Edoardo I (1272-1307), detto il Giustiniano inglese.

7.133 Quel che più basso tra costor s'atterra,
7.134 guardando in suso, è Guiglielmo marchese,mostra/nascondi nota pu-7-134 Guiglielmo Marchese: è Guglielmo VII, detto Spadalunga, marchese del Monferrato, vicario imperiale e condottiero ghibellino, morto in prigionia; per vendicarlo, il figlio Giovanni I assalì Alessandria, città che con i dolorosi effetti della controffensiva (" la sua guerra ") portò desolazione (" fa pianger ") nel Monferrato e nel Canavese, che costituivano il marchesato dell'aggressore.
7.135 per cui e Alessandria e la sua guerra

7.136 fa pianger Monferrato e Canavese».

Purgatorio : Canto 8

8.1 Era già l'ora che volge il disiomostra/nascondi nota pu-8-1 Era già l'ora: era già l'ora che accende la nostalgia (" disio ") dei naviganti (l'ora è soggetto anche di " 'ntenerisce " e di " punge ").
8.2 ai navicanti e 'ntenerisce il core
8.3 lo dì c'han detto ai dolci amici addio;

8.4 e che lo novo peregrin d'amoremostra/nascondi nota pu-8-4 lo novo peregrin: il pellegrino da poco in viaggio.
8.5 punge, se ode squilla di lontano
8.6 che paia il giorno pianger che si more;mostra/nascondi nota pu-8-6 che paia: che sembri pianger il giorno al tramonto (" che si more ").

8.7 quand'io incominciai a render vanomostra/nascondi nota pu-8-7 a render vano l'udire: a non sentire più.
8.8 l'udire e a mirare una de l'alme
8.9 surta, che l'ascoltar chiedea con mano.

8.10 Ella giunse e levò ambo le palme,
8.11 ficcando li occhi verso l'oriente,
8.12 come dicesse a Dio: "D'altro non calme".mostra/nascondi nota pu-8-12 non calme: non m'importa (non mi cale).

8.13 "Te lucis ante" sì devotamentemostra/nascondi nota pu-8-13 Te lucis ante: verso iniziale di un inno, attribuito a Sant'Ambrogio, con il quale nella liturgia cristiana, durante la compieta, si chiede aiuto a Dio contro le tentazioni della notte.
8.14 le uscìo di bocca e con sì dolci note,
8.15 che fece me a me uscir di mente;

8.16 e l'altre poi dolcemente e devote
8.17 seguitar lei per tutto l'inno intero,
8.18 avendo li occhi a le superne rote.mostra/nascondi nota pu-8-18 a le superne rote: alle sfere celesti.

8.19 Aguzza qui, lettor, ben li occhi al vero,
8.20 ché 'l velo è ora ben tanto sottile,mostra/nascondi nota pu-8-20 'l velo: il senso letterale dietro il quale si nasconde l'allegoria.
8.21 certo che 'l trapassar dentro è leggero.

8.22 Io vidi quello essercito gentile
8.23 tacito poscia riguardare in sùe
8.24 quasi aspettando, palido e umìle;

8.25 e vidi uscir de l'alto e scender giùe
8.26 due angeli con due spade affocate,mostra/nascondi nota pu-8-26 affocate: color fuoco, fiammeggianti(cfr. Inf. c. VIII, 74).
8.27 tronche e private de le punte sue.mostra/nascondi nota pu-8-27 tronche: spuntate, perché, oltre la giustizia di Dio, ne simboleggiano la misericordia.

8.28 Verdi come fogliette pur mo natemostra/nascondi nota pu-8-28 pur mo: appena.
8.29 erano in veste, che da verdi penne
8.30 percosse traean dietro e ventilate.

8.31 L'un poco sovra noi a star si venne,
8.32 e l'altro scese in l'opposita sponda,
8.33 sì che la gente in mezzo si contenne.mostra/nascondi nota pu-8-33 si contenne: fu contenuta.

8.34 Ben discernea in lor la testa bionda;
8.35 ma ne la faccia l'occhio si smarria,
8.36 come virtù ch'a troppo si confonda.

8.37 «Ambo vegnon del grembo di Maria»,
8.38 disse Sordello, «a guardia de la valle,
8.39 per lo serpente che verrà vie via».mostra/nascondi nota pu-8-39 vie via: fra poco.

8.40 Ond'io, che non sapeva per qual calle,
8.41 mi volsi intorno, e stretto m'accostai,
8.42 tutto gelato, a le fidate spalle.mostra/nascondi nota pu-8-42 fidate spalle: di Virgilio.

8.43 E Sordello anco: «Or avvalliamo omaimostra/nascondi nota pu-8-43 avvalliamo: discendiamo nella valletta.
8.44 tra le grandi ombre, e parleremo ad esse;
8.45 grazioso fia lor vedervi assai».

8.46 Solo tre passi credo ch'i' scendesse,mostra/nascondi nota pu-8-46 Solo tre passi: il tre ha valore generico; si ricordi, ad ogni modo, che il punto ove Dante si trova non è molto elevato e che la valle in quel punto è poco profonda (cfr. c. VII, 72).
8.47 e fui di sotto, e vidi un che mirava
8.48 pur me, come conoscer mi volesse.mostra/nascondi nota pu-8-48 pur me: proprio me, come se mi volesse riconoscere.

8.49 Temp'era già che l'aere s'annerava,
8.50 ma non sì che tra li occhi suoi e ' miei
8.51 non dichiarisse ciò che pria serrava.mostra/nascondi nota pu-8-51 non dichiarisse: non lasciasse scorgere chiaramente.

8.52 Ver' me si fece, e io ver' lui mi fei:
8.53 giudice Nin gentil, quanto mi piacquemostra/nascondi nota pu-8-53 giudice Nin: è Nino o Ugolino Visconti, pisano, nipote del conte Ugolino della Gherardesca; fu giudice di Gallura, in Sardegna, e capo della lega guelfa contro i ghibellini di Pisa. Morì nel 1296. " Nessun'altra, forse, delle figure del poema, ha avuto da Dante un tal fondo, dove luci ed ombre, immagini ed atteggiamenti dispongano a maggior delicatezza e intimità d'affetti il cuore di chi legge " (Del Lungo).
8.54 quando ti vidi non esser tra ' rei!

8.55 Nullo bel salutar tra noi si tacque;
8.56 poi dimandò: «Quant'è che tu venisti
8.57 a piè del monte per le lontane acque?».

8.58 «Oh!», diss'io lui, «per entro i luoghi tristimostra/nascondi nota pu-8-58 per entro i luoghi tristi: attraverso l'Inferno.
8.59 venni stamane, e sono in prima vita,mostra/nascondi nota pu-8-59 in prima vita: nella vita terrena, sebbene, così procedendo, mi purifichi per meritare la vita eterna (" l'altra ").
8.60 ancor che l'altra, sì andando, acquisti».

8.61 E come fu la mia risposta udita,
8.62 Sordello ed elli in dietro si raccolse
8.63 come gente di sùbito smarrita.

8.64 L'uno a Virgilio e l'altro a un si volse
8.65 che sedea lì, gridando:«Sù, Currado!mostra/nascondi nota pu-8-65 Currado: è Corrado Malaspina, nipote di Corrado il vecchio, capostipite della famiglia che signoreggiò la Val di Magra e altre parti della Lunigiana.
8.66 vieni a veder che Dio per grazia volse».mostra/nascondi nota pu-8-66 che Dio…: che cosa Dio volle.

8.67 Poi, vòlto a me: «Per quel singular gradomostra/nascondi nota pu-8-67 singular grado: particolare gratitudine.
8.68 che tu dei a colui che sì nasconde
8.69 lo suo primo perché, che non lì è guado,mostra/nascondi nota pu-8-69 lo suo primo perché: le ragioni del suo operare, in modo che non sono raggiungibili (" non li è guado ").

8.70 quando sarai di là da le larghe onde,mostra/nascondi nota pu-8-70 di là: di là dal mare che è tra questa montagna e la terra dei viventi.
8.71 dì a Giovanna mia che per me chiamimostra/nascondi nota pu-8-71 Giovanna: è la figlia di Nino, che nel 1300 contava nove anni.
8.72 là dove a li 'nnocenti si risponde.

8.73 Non credo che la sua madre più m'ami,mostra/nascondi nota pu-8-73 la sua madre: è Beatrice d'Este, figlia di Obizzo II (cfr. Inf. XII, III). Rimasta vedova, passò a nuove nozze, togliendo le bende bianche che le donne portavano sull'abito nero in segno di lutto, e sposò, nel 1300, Galeazzo Visconti, figlio del signore di Milano, Matteo Visconti.
8.74 poscia che trasmutò le bianche bende,
8.75 le quai convien che, misera!, ancor brami.

8.76 Per lei assai di lieve si comprende
8.77 quanto in femmina foco d'amor dura,
8.78 se l'occhio o 'l tatto spesso non l'accende.

8.79 Non le farà sì bella sepultura
8.80 la vipera che Melanesi accampa,mostra/nascondi nota pu-8-80 la vipera: è il biscione che figura nell'arma dei Visconti di Milano, mentre il gallo è l'insegna dei Visconti di Pisa.
8.81 com'avria fatto il gallo di Gallura».

8.82 Così dicea, segnato de la stampa,
8.83 nel suo aspetto, di quel dritto zelomostra/nascondi nota pu-8-83 dritto zelo: giusto risentimento che non eccede la misura.
8.84 che misuratamente in core avvampa.

8.85 Li occhi miei ghiotti andavan pur al cielo,mostra/nascondi nota pu-8-85 ghiotti: desiderosi di vedere (cfr. Inf. c. XVI, 51).
8.86 pur là dove le stelle son più tarde,mostra/nascondi nota pu-8-86 là dove: verso il polo (antartico) dove le stelle si muovono più lentamente, come la parte della ruota vicina all'asse.
8.87 sì come rota più presso a lo stelo.

8.88 E 'l duca mio: «Figliuol, che là sù guarde?».
8.89 E io a lui: «A quelle tre facellemostra/nascondi nota pu-8-89 tre facelle: tre stelle indeterminate, simboleggianti le tre virtù teologali: Fede, Speranza e Carità.
8.90 di che 'l polo di qua tutto quanto arde».

8.91 Ond'elli a me: «Le quattro chiare stellemostra/nascondi nota pu-8-91 Le quattro chiare stelle: cfr. c. I, 23 e segg.
8.92 che vedevi staman, son di là basse,
8.93 e queste son salite ov'eran quelle».

8.94 Com'ei parlava, e Sordello a sé il trassemostra/nascondi nota pu-8-94 e Sordello: ecco che Sordello.
8.95 dicendo:«Vedi là 'l nostro avversaro»;mostra/nascondi nota pu-8-95 avversaro: espressione biblica (cfr. Apoc.XII,98), che indica il demonio tentatore (cfr. c. XI, 20).
8.96 e drizzò il dito perché 'n là guardasse.

8.97 Da quella parte onde non ha riparo
8.98 la picciola vallea, era una biscia,
8.99 forse qual diede ad Eva il cibo amaro.mostra/nascondi nota pu-8-99 il cibo amaro: il frutto proibito, causa del peccato originale.

8.100 Tra l'erba e ' fior venìa la mala striscia,
8.101 volgendo ad ora ad or la testa, e 'l dosso
8.102 leccando come bestia che si liscia.

8.103 Io non vidi, e però dicer non posso,
8.104 come mosser li astor celestiali;mostra/nascondi nota pu-8-104 li astor: uccelli da preda nemici dei serpenti. Ad essi sono paragonati gli angeli (" celestiali ").
8.105 ma vidi bene e l'uno e l'altro mosso.

8.106 Sentendo fender l'aere a le verdi ali,mostra/nascondi nota pu-8-106 a le verdi ali: dalle verdi ali. l09. L'ombra: Corrado Malaspina (cfr. v. 64 e seg.).
8.107 fuggì 'l serpente, e li angeli dier volta,
8.108 suso a le poste rivolando iguali.

8.109 L'ombra che s'era al giudice raccolta
8.110 quando chiamò, per tutto quello assalto
8.111 punto non fu da me guardare sciolta.mostra/nascondi nota pu-8-111 punto non fu: non fu sciolta neppure un attimo, cioè rimase legata a me con lo sguardo.

8.112 «Se la lucerna che ti mena in altomostra/nascondi nota pu-8-112 Se la lucerna: possa la grazia illuminante di Dio. "Se" ha il consueto valore ottativo.
8.113 truovi nel tuo arbitrio tanta cera
8.114 quant'è mestiere infino al sommo smalto»,

8.115 cominciò ella, «se novella vera
8.116 di Val di Magra o di parte vicina
8.117 sai, dillo a me, che già grande là era.

8.118 Fui chiamato Currado Malaspina;
8.119 non son l'antico, ma di lui discesi;
8.120 a' miei portai l'amor che qui raffina».

8.121 «Oh!», diss'io lui, «per li vostri paesi
8.122 già mai non fui; ma dove si dimora
8.123 per tutta Europa ch'ei non sien palesi?

8.124 La fama che la vostra casa onora,
8.125 grida i segnori e grida la contrada,
8.126 sì che ne sa chi non vi fu ancora;

8.127 e io vi giuro, s'io di sopra vada,
8.128 che vostra gente onrata non si sfregiamostra/nascondi nota pu-8-128 non si sfregia: non ha perso il pregio, il vanto della liberalità (" borsa ") e del valore (" spada ").
8.129 del pregio de la borsa e de la spada.

8.130 Uso e natura sì la privilegia,
8.131 che, perché il capo reo il mondo torca,mostra/nascondi nota pu-8-131 perché: per quanto, sebbene la cattiva condotta ( " il capo reo " ) faccia traviare il mondo.
8.132 sola va dritta e 'l mal cammin dispregia».

8.133 Ed elli: «Or va; che 'l sol non si ricorcamostra/nascondi nota pu-8-133 Or va: va, che il sole non tramonterà sette volte nel segno dell'Ariete (" 'l Montone "), cioè non passeranno sette anni, che questa cortese opinione, che hai dei Malaspina, ti sarà ribadita (" chiavata " cfr. Inf. c. XXXIII, 46) con ben altri argomenti (" chiovi ") che i discorsi degli altri, se il corso del giudizio divino non s'interrompe. Dante, infatti, sarà ospite dei Malaspina nel.
8.134 sette volte nel letto che 'l Montone
8.135 con tutti e quattro i piè cuopre e inforca,

8.136 che cotesta cortese oppinione
8.137 ti fia chiavata in mezzo de la testa
8.138 con maggior chiovi che d'altrui sermone,

8.139 se corso di giudicio non s'arresta».

Purgatorio : Canto 9

9.1 La concubina di Titone anticomostra/nascondi nota pu-9-1 la concubina: l'Aurora, compagna (nel senso etimologico, da "concumbo": giaccio insieme) di Titone, mitico personaggio cui gli dei avevan concesso l'immortalità, senza però dotarlo dell'eterna giovinezza ( " antico ", cioè vecchio), già si schiariva affacciandosi al balcone (" balco ") orientale, uscendo dalle braccia del suo dolce amico (Titone). Naturalmente l'Aurora è apparsa nell'emisfero boreale (cfr. v. 7 e segg.).
9.2 già s'imbiancava al balco d'oriente,
9.3 fuor de le braccia del suo dolce amico;

9.4 di gemme la sua fronte era lucente,
9.5 poste in figura del freddo animalemostra/nascondi nota pu-9-5 freddo animale: potrebbe essere lo Scorpione, sebbene da noi, poco prima del sorgere del sole, nell'equinozio di primavera, si veda la costellazione dei Pesci; però l'immagine " con la coda percuote " meglio si adatta allo Scorpione, che in quel periodo si trova più su dei Pesci, come se " l'Aurora protenda il capo verso il mezzo del cielo, sì che le stelle dello Scorpione le stieno in fronte a guisa di splendida corona " (Torraca).
9.6 che con la coda percuote la gente;

9.7 e la notte, de' passi con che sale,mostra/nascondi nota pu-9-7 e la notte: e in Purgatorio (" nel loco ov'eravamo " ) la notte aveva compiuto due passi e il terzo era a metà (" già chinava.); sono trascorse quasi tre ore di notte.
9.8 fatti avea due nel loco ov'eravamo,
9.9 e 'l terzo già chinava in giuso l'ale;

9.10 quand'io, che meco avea di quel d'Adamo,mostra/nascondi nota pu-9-10 quel d'Adamo: il corpo.
9.11 vinto dal sonno, in su l'erba inchinai
9.12 là 've già tutti e cinque sedavamo.

9.13 Ne l'ora che comincia i tristi lai
9.14 la rondinella presso a la mattina,
9.15 forse a memoria de' suo' primi guai,mostra/nascondi nota pu-9-15 primi guai: secondo la leggenda, Tereo usò violenza alla cognata Filomena, la quale, per vendetta, aiutò la sorella Progne, moglie dell'infedele, ad uccidere il figlio Iti per imbandire le carni al padre. Scoperto l'atroce misfatto, Progne fu trasformata in rondine e Filomena in usignolo, mentre cercavano di sfuggire alla spada di Tereo. Qui però Dante segue la versione per cui in rondine fu mutata Filomena, che al mattino si lamenta dell'oltraggio subìto (" primi guai ").

9.16 e che la mente nostra, peregrina
9.17 più da la carne e men da' pensier presa,
9.18 a le sue vision quasi è divina,mostra/nascondi nota pu-9-18 quasi è divina: si credeva ai tempi di Dante che i sogni avuti sul far del mattino fossero veritieri (cfr. Inf. c. XXVI, 7).

9.19 in sogno mi parea veder sospesa
9.20 un'aguglia nel ciel con penne d'oro,
9.21 con l'ali aperte e a calare intesa;

9.22 ed esser mi parea là dove fuoromostra/nascondi nota pu-9-22 là dove: sul monte Ida, nella Troade, dove Ganimede fu rapito dall'aquila di Giove, per esser condotto a servire nelle riunioni degli dei (" sommo consistoro " ), come coppiere.
9.23 abbandonati i suoi da Ganimede,
9.24 quando fu ratto al sommo consistoro.

9.25 Fra me pensava: "Forse questa fiedemostra/nascondi nota pu-9-25 fiede: ferisce, colpisce solo qui per consuetudine (" uso ").
9.26 pur qui per uso, e forse d'altro loco
9.27 disdegna di portarne suso in piede".mostra/nascondi nota pu-9-27 in piede: afferrando con gli artigli.

9.28 Poi mi parea che, poi rotata un poco,
9.29 terribil come folgor discendesse,
9.30 e me rapisse suso infino al foco.mostra/nascondi nota pu-9-30 al foco: la sfera del fuoco, situata dai cosmografi tra la sfera dell'aria e il cielo della luna.

9.31 Ivi parea che ella e io ardesse;
9.32 e sì lo 'ncendio imaginato cosse,
9.33 che convenne che 'l sonno si rompesse.

9.34 Non altrimenti Achille si riscosse,mostra/nascondi nota pu-9-34 Achille: Achille fu, dalla madre Teti, tolto al centauro Chirone, che l'educava, e condotto in Sciro, isola dell'Egeo, dove visse in vesti femminili alla corte del re Licomede. Di qui Ulisse e Diomede (" li Greci ") lo trassero a combattere sotto le mura di Troia (cfr. Inf. c. XXVI, 61 e n.).
9.35 li occhi svegliati rivolgendo in giro
9.36 e non sappiendo là dove si fosse,

9.37 quando la madre da Chirón a Schiro
9.38 trafuggò lui dormendo in le sue braccia,
9.39 là onde poi li Greci il dipartiro;

9.40 che mi scoss'io, sì come da la faccia
9.41 mi fuggì 'l sonno, e diventa' ismorto,
9.42 come fa l'uom che, spaventato, agghiaccia.

9.43 Dallato m'era solo il mio conforto,mostra/nascondi nota pu-9-43 il mio conforto: Virgilio, Sordello, Nino e Corrado sono rimasti nella valletta.
9.44 e 'l sole er'alto già più che due ore,
9.45 e 'l viso m'era a la marina torto.mostra/nascondi nota pu-9-45 a la marina: verso il mare, d'onde era sorto il sole.

9.46 «Non aver tema», disse il mio segnore;
9.47 «fatti sicur, ché noi semo a buon punto;
9.48 non stringer, ma rallarga ogne vigore.mostra/nascondi nota pu-9-48 non stringer: non perdere, ma accresci il tuo coraggio.

9.49 Tu se' omai al purgatorio giunto:
9.50 vedi là il balzo che 'l chiude dintorno;
9.51 vedi l'entrata là 've par digiunto.

9.52 Dianzi, ne l'alba che procede al giorno,mostra/nascondi nota pu-9-52 procede: precede.
9.53 quando l'anima tua dentro dormia,
9.54 sovra li fiori ond'è là giù addorno

9.55 venne una donna, e disse: "I' son Lucia;mostra/nascondi nota pu-9-55 Lucia: la grazia illuminante (cfr. Inf. II, 97).
9.56 lasciatemi pigliar costui che dorme;
9.57 sì l'agevolerò per la sua via".

9.58 Sordel rimase e l'altre genti forme;
9.59 ella ti tolse, e come 'l dì fu chiaro,
9.60 sen venne suso; e io per le sue orme.

9.61 Qui ti posò, ma pria mi dimostraro
9.62 li occhi suoi belli quella intrata aperta;
9.63 poi ella e 'l sonno ad una se n'andaro».mostra/nascondi nota pu-9-63 ad una: nello stesso tempo.

9.64 A guisa d'uom che 'n dubbio si raccerta
9.65 e che muta in conforto sua paura,
9.66 poi che la verità li è discoperta,

9.67 mi cambia' io; e come sanza cura
9.68 vide me 'l duca mio, su per lo balzo
9.69 si mosse, e io di rietro inver' l'altura.

9.70 Lettor, tu vedi ben com'io innalzo
9.71 la mia matera, e però con più arte
9.72 non ti maravigliar s'io la rincalzo.

9.73 Noi ci appressammo, ed eravamo in parte,mostra/nascondi nota pu-9-73 ed eravamo in parte: in un luogo tale che, là dove prima mi sembrava che vi fosse un'interruzione (" rotto "), come una fenditura, che divida un muro, vidi una porta e, sotto, tre gradini per raggiungerla.
9.74 che là dove pareami prima rotto,
9.75 pur come un fesso che muro diparte,

9.76 vidi una porta, e tre gradi di sotto
9.77 per gire ad essa, di color diversi,
9.78 e un portier ch'ancor non facea motto.

9.79 E come l'occhio più e più v'apersi,
9.80 vidil seder sovra 'l grado sovrano,mostra/nascondi nota pu-9-80 'l grado sovrano: il gradino superiore.
9.81 tal ne la faccia ch'io non lo soffersi;

9.82 e una spada nuda avea in mano,mostra/nascondi nota pu-9-82 spada: simbolo della giustizia.
9.83 che reflettea i raggi sì ver' noi,
9.84 ch'io drizzava spesso il viso in vano.

9.85 «Dite costinci: che volete voi?»,mostra/nascondi nota pu-9-85 costinci: di costì, di dove vi trovate.
9.86 cominciò elli a dire, «ov'è la scorta?
9.87 Guardate che 'l venir sù non vi nòi».mostra/nascondi nota pu-9-87 non vi nòi: non vi nuoccia, non vi rechi danno.

9.88 «Donna del ciel, di queste cose accorta»,
9.89 rispuose 'l mio maestro a lui, «pur dianzi
9.90 ne disse: "Andate là: quivi è la porta"».

9.91 «Ed ella i passi vostri in bene avanzi»,
9.92 ricominciò il cortese portinaio:mostra/nascondi nota pu-9-92 il cortese portinaio: è l'angelo portiere del Purgatorio.
9.93 «Venite dunque a' nostri gradi innanzi».

9.94 Là ne venimmo; e lo scaglion primaiomostra/nascondi nota pu-9-94 lo scaglion primaio: la porta, in generale, simboleggia la penitenza. Il primo gradino rappresenta la contrizione, che lava il cuore dalla macchia del peccato; perciò è bianco come marmo. Il secondo gradino, di color scuro e quasi nero (cfr. Inf. c. V, 89) rappresenta la confessione, che svela le oscurità del cuore e con le fessure " attesta rotta la durezza del cuore "(Vandelli). Il terzo, color porfido, simile a sangue che sgorga, simboleggia la soddisfazione, mediante le opere, dei peccati confessati. La soglia di diamante rappresenta la solida base su cui poggia l'autorità della Chiesa.
9.95 bianco marmo era sì pulito e terso,
9.96 ch'io mi specchiai in esso qual io paio.

9.97 Era il secondo tinto più che perso,
9.98 d'una petrina ruvida e arsiccia,
9.99 crepata per lo lungo e per traverso.

9.100 Lo terzo, che di sopra s'ammassiccia,
9.101 porfido mi parea, sì fiammeggiante,
9.102 come sangue che fuor di vena spiccia.

9.103 Sovra questo tenea ambo le piante
9.104 l'angel di Dio, sedendo in su la soglia,
9.105 che mi sembiava pietra di diamante.

9.106 Per li tre gradi sù di buona voglia
9.107 mi trasse il duca mio, dicendo: «Chiedi
9.108 umilemente che 'l serrame scioglia».

9.109 Divoto mi gittai a' santi piedi;
9.110 misericordia chiesi e ch'el m'aprisse,
9.111 ma tre volte nel petto pria mi diedi.

9.112 Sette P ne la fronte mi descrissemostra/nascondi nota pu-9-112 Sette P: simboleggiano i sette peccati mortali.
9.113 col punton de la spada, e «Fa che lavi,
9.114 quando se' dentro, queste piaghe», disse.

9.115 Cenere, o terra che secca si cavi,
9.116 d'un color fora col suo vestimento;mostra/nascondi nota pu-9-116 d'un color fora: sarebbe dello stesso colore: cioè color cenere qual'è quello " del sacco della penitenza " (Pietrobono).
9.117 e di sotto da quel trasse due chiavi.mostra/nascondi nota pu-9-117 due chiavi: sono le chiavi del regno dei cieli. Quella d'oro simboleggia l'autorità di assolvere, concessa al sacerdote, quella d'argento, la sapienza indispensabile per giudicare.

9.118 L'una era d'oro e l'altra era d'argento;
9.119 pria con la bianca e poscia con la gialla
9.120 fece a la porta sì, ch'i' fu' contento.

9.121 «Quandunque l'una d'este chiavi falla,mostra/nascondi nota pu-9-121 Quandunque: ogni volta che.
9.122 che non si volga dritta per la toppa»,
9.123 diss'elli a noi, «non s'apre questa calla.

9.124 Più cara è l'una; ma l'altra vuol troppamostra/nascondi nota pu-9-124 Più cara è l'una: più preziosa è la chiave d'oro.
9.125 d'arte e d'ingegno avanti che diserri,
9.126 perch'ella è quella che 'l nodo digroppa.mostra/nascondi nota pu-9-126 digroppa: scioglie, dipana.

9.127 Da Pier le tegno; e dissemi ch'i' errimostra/nascondi nota pu-9-127 Pier: San Pietro, che le ebbe da Cristo. Ed egli lo esortò ad errare piuttosto per eccesso d'indulgenza che per difetto, pur che la gente si mostrasse umile e pentita.
9.128 anzi ad aprir ch'a tenerla serrata,
9.129 pur che la gente a' piedi mi s'atterri».

9.130 Poi pinse l'uscio a la porta sacrata,
9.131 dicendo: «Intrate; ma facciovi accorti
9.132 che di fuor torna chi 'n dietro si guata».

9.133 E quando fuor ne' cardini distorti
9.134 li spigoli di quella regge sacra,mostra/nascondi nota pu-9-134 regge: porta; è parola arcaica.
9.135 che di metallo son sonanti e forti,

9.136 non rugghiò sì né si mostrò sì acramostra/nascondi nota pu-9-136 sì acra: così dura ad aprirsi. " Tarpea " è il tempio capitolino, sulla rupe omonima, ov'era custodito il pubblico Tesoro, affidato alle cure del tribuno L. Cecilio Metello, che fu scacciato; per cui Cesare se ne impadronì, lasciando consunta (" macra ") la cassa dello stato.
9.137 Tarpea, come tolto le fu il buono
9.138 Metello, per che poi rimase macra.

9.139 Io mi rivolsi attento al primo tuono,mostra/nascondi nota pu-9-139 al primo tuono: è il " rugghio " emesso dalla porta nel girare sui cardini, che acquista un armonioso valore musicale.
9.140 e "Te Deum laudamus" mi pareamostra/nascondi nota pu-9-140 Te Deum: è l'inno di lode alla Trinità che nelle cerimonie liturgiche si si intona a Dio in segno di ringraziamento ed esultanza.
9.141 udire in voce mista al dolce suono.

9.142 Tale imagine a punto mi rendea
9.143 ciò ch'io udiva, qual prender si suole
9.144 quando a cantar con organi si stea;mostra/nascondi nota pu-9-144 si stea: si stia.

9.145 ch'or sì or no s'intendon le parole.

Purgatorio : Canto 10

10.1 Poi fummo dentro al soglio de la porta
10.2 che 'l mal amor de l'anime disusa,mostra/nascondi nota pu-10-2 che 'l mal amor: che il falso amore dei beni terreni rende poco frequentata (" disusa ").
10.3 perché fa parer dritta la via torta,

10.4 sonando la senti' esser richiusa;
10.5 e s'io avesse li occhi vòlti ad essa,
10.6 qual fora stata al fallo degna scusa?

10.7 Noi salavam per una pietra fessa,
10.8 che si moveva e d'una e d'altra parte,mostra/nascondi nota pu-10-8 si moveva: il cammino era tortuoso.
10.9 sì come l'onda che fugge e s'appressa.

10.10 «Qui si conviene usare un poco d'arte»,
10.11 cominciò 'l duca mio, «in accostarsi
10.12 or quinci, or quindi al lato che si parte».mostra/nascondi nota pu-10-12 che si parte: che si allontana, nei suoi meandri.

10.13 E questo fece i nostri passi scarsi,
10.14 tanto che pria lo scemo de la lunamostra/nascondi nota pu-10-14 lo scemo de la luna: la luna, mancante nella sua figura, perché è all'ultimo quarto, tocca l'orizzonte ove tramonta prima che i poeti siano fuori di quella strettoia (" cruna ").
10.15 rigiunse al letto suo per ricorcarsi,

10.16 che noi fossimo fuor di quella cruna;
10.17 ma quando fummo liberi e aperti
10.18 sù dove il monte in dietro si rauna,

10.19 io stancato e amendue incerti
10.20 di nostra via, restammo in su un piano
10.21 solingo più che strade per diserti.

10.22 Da la sua sponda, ove confina il vano,mostra/nascondi nota pu-10-22 ove confina il vano: ove, nella parte esterna, confina col vuoto.
10.23 al piè de l'alta ripa che pur sale,
10.24 misurrebbe in tre volte un corpo umano;mostra/nascondi nota pu-10-24 misurrebbe: misurerebbe tre volte l'altezza di un uomo.

10.25 e quanto l'occhio mio potea trar d'ale,mostra/nascondi nota pu-10-25 trar d'ale: raggiungere con lo sguardo.
10.26 or dal sinistro e or dal destro fianco,
10.27 questa cornice mi parea cotale.mostra/nascondi nota pu-10-27 cotale: della stessa larghezza.

10.28 Là sù non eran mossi i piè nostri anco,
10.29 quand'io conobbi quella ripa intorno
10.30 che dritto di salita aveva manco,mostra/nascondi nota pu-10-30 aveva manco: aveva minor scoscendimento per salire.

10.31 esser di marmo candido e addorno
10.32 d'intagli sì, che non pur Policleto,mostra/nascondi nota pu-10-32 non pur Policleto: non soltanto Policleto (scultore greco del V secolo a.C.), ma la stessa natura avrebbe sfigurato al confronto.
10.33 ma la natura lì avrebbe scorno.

10.34 L'angel che venne in terra col decretomostra/nascondi nota pu-10-34 L'angel: è l'Arcangelo Gabriele, latore del decreto di Dio con cui si annunciava la pace agli uomini, cioè l'Annunciazione.
10.35 de la molt'anni lagrimata pace,
10.36 ch'aperse il ciel del suo lungo divieto,

10.37 dinanzi a noi pareva sì verace
10.38 quivi intagliato in un atto soave,mostra/nascondi nota pu-10-38 quivi intagliato: i bassorilievi marmorei della parete rappresentano esempi di umiltà.
10.39 che non sembiava imagine che tace.

10.40 Giurato si saria ch'el dicesse "Ave!";
10.41 perché iv'era imaginata quellamostra/nascondi nota pu-10-41 imaginata: raffigurata Maria, colei che aprì agli uomini l'amore di Dio.
10.42 ch'ad aprir l'alto amor volse la chiave;

10.43 e avea in atto impressa esta favella
10.44 "Ecce ancilla Dei", propriamentemostra/nascondi nota pu-10-44 Ecce ancilla Dei: è la risposta di Maria all'Arcangelo Gabriele.
10.45 come figura in cera si suggella.

10.46 «Non tener pur ad un loco la mente»,
10.47 disse 'l dolce maestro, che m'avea
10.48 c onde 'l cuore ha la gente.mostra/nascondi nota pu-10-48 da quella parte: a sinistra.

10.49 Per ch'i' mi mossi col viso, e vedea
10.50 di retro da Maria, da quella costamostra/nascondi nota pu-10-50 di retro da Maria: oltre il bassorilievo raffigurante la Vergine, sulla destra.
10.51 onde m'era colui che mi movea,

10.52 un'altra storia ne la roccia imposta;
10.53 per ch'io varcai Virgilio, e fe'mi presso,
10.54 acciò che fosse a li occhi miei disposta.mostra/nascondi nota pu-10-54 disposta: ben visibile.

10.55 Era intagliato lì nel marmo stesso
10.56 lo carro e ' buoi, traendo l'arca santa,mostra/nascondi nota pu-10-56 l'arca santa: l'Arca contenente le tavole della legge.
10.57 per che si teme officio non commesso.mostra/nascondi nota pu-10-57 officio non commesso: incarico non espressamente ricevuto. Allude ad Oza, conducente del carro, il quale fu fulminato per essere accorso a sostenere l'arca traballante, che poteva essere toccata soltanto dai sacerdoti.

10.58 Dinanzi parea gente; e tutta quanta,mostra/nascondi nota pu-10-58 parea: appariva.
10.59 partita in sette cori, a' due mie' sensimostra/nascondi nota pu-10-59 a' due mie' sensi: all'udito faceva negare e alla vista affermare che la gente cantasse.
10.60 faceva dir l'un «No», l'altro «Sì, canta».

10.61 Similemente al fummo de li 'ncensi
10.62 che v'era imaginato, li occhi e 'l naso
10.63 e al sì e al no discordi fensi.mostra/nascondi nota pu-10-63 fensi: si fecero.

10.64 Lì precedeva al benedetto vaso,mostra/nascondi nota pu-10-64 al benedetto vaso: all'arca santa, detta vaso, in quanto conteneva le tavole della legge.
10.65 trescando alzato, l'umile salmista,mostra/nascondi nota pu-10-65 l'umile salmista: è il re David, di cui si legge (cfr. Libro II dei Re, VI, I e segg.) che, facendo trasportare l'arca dalla casa di Abinadab a Gerusalemme, non esitò a danzare con le vesti rialzate (" trescando alzato ") in onore di Dio, trovandosi ad essere in quella circostanza più che re, perché il suo atteggiamento umile lo esaltava agli occhi di Dio, e men che re, in quanto agli occhi del popolo poteva apparire sminuita la sua dignità regale.
10.66 e più e men che re era in quel caso.

10.67 Di contra, effigiata ad una vistamostra/nascondi nota pu-10-67 ad una vista: ad una finestra (cfr. Inf. c. X, 52).
10.68 d'un gran palazzo, Micòl ammiravamostra/nascondi nota pu-10-68 Micòl: figlia dl Saul e moglie di Davide. Guardava meravigliata (" ammirava ") sprezzante e disapprovando (" dispettosa e trista ").
10.69 sì come donna dispettosa e trista.

10.70 I' mossi i piè del loco dov'io stava,
10.71 per avvisar da presso un'altra istoria,
10.72 che di dietro a Micòl mi biancheggiava.

10.73 Quiv'era storiata l'alta gloria
10.74 del roman principato, il cui valoremostra/nascondi nota pu-10-74 principato: principe. E' Traiano, la cui virtù spinse il pontefice S. Gregorio I a pregare per lui, ottenendo che l'anima, dopo una miracolosa conversione, salisse al cielo (cfr. Par. XX, 44, segg.,e 106 segg).

Purgatorio : Canto 410

410.75 mosse Gregorio a la sua gran vittoria;

Purgatorio : Canto 10

10.76 i' dico di Traiano imperadore;
10.77 e una vedovella li era al freno,mostra/nascondi nota pu-10-77 al freno: presso il cavallo, all'altezza del morso.
10.78 di lagrime atteggiata e di dolore.

10.79 Intorno a lui parea calcato e pieno
10.80 di cavalieri, e l'aguglie ne l'oro
10.81 sovr'essi in vista al vento si movieno.

10.82 La miserella intra tutti costoro
10.83 pareva dir: «Segnor, fammi vendettamostra/nascondi nota pu-10-83 fammi vendetta: la storia, assai diffusa nel Medioevo (cfr. anche il "Novellino"), narra di una vedova che chiede giustizia (" vendetta ") a Traiano in favore del figliolo ucciso. Le linee tradizionali del dialogo sono quelle riferite da Dante.
10.84 di mio figliuol ch'è morto, ond'io m'accoro»;

10.85 ed elli a lei rispondere: «Or aspetta
10.86 tanto ch'i' torni»; e quella: «Segnor mio»,
10.87 come persona in cui dolor s'affretta,

10.88 «se tu non torni?»; ed ei: «Chi fia dov'io,mostra/nascondi nota pu-10-88 Chi fia: chi sarà al mio posto ( " dov'io " ).
10.89 la ti farà»; ed ella: «L'altrui benemostra/nascondi nota pu-10-89 L'altrui bene: il bene fatto da altri, che sarà ( "fia" ) per te, cioè a cosa ti potrà giovare, se dimentichi quello che dovresti compiere proprio tu?.
10.90 a te che fia, se 'l tuo metti in oblio?»;

10.91 ond'elli: «Or ti conforta; ch'ei convene
10.92 ch'i' solva il mio dovere anzi ch'i' mova:
10.93 giustizia vuole e pietà mi ritene».

10.94 Colui che mai non vide cosa novamostra/nascondi nota pu-10-94 Colui: Dio scolpì questo parlante bassorilievo, di un genere di cui noi non abbiamo esperienza.
10.95 produsse esto visibile parlare,
10.96 novello a noi perché qui non si trova.

10.97 Mentr'io mi dilettava di guardare
10.98 l'imagini di tante umilitadi,
10.99 e per lo fabbro loro a veder care,

10.100 «Ecco di qua, ma fanno i passi radi»,
10.101 mormorava il poeta, «molte genti:
10.102 questi ne 'nvieranno a li alti gradi».

10.103 Li occhi miei ch'a mirare eran contentimostra/nascondi nota pu-10-103 contenti: perché godevano nell'ammirare le figure.
10.104 per veder novitadi ond'e' son vaghi,
10.105 volgendosi ver' lui non furon lenti.

10.106 Non vo' però, lettor, che tu ti smaghimostra/nascondi nota pu-10-106 ti smaghi: ti distolga da.
10.107 di buon proponimento per udire
10.108 come Dio vuol che 'l debito si paghi.

10.109 Non attender la forma del martìre:mostra/nascondi nota pu-10-109 Non attender: non badare alla qualità (" forma ") della pena (" martìre "), ma a ciò che vien dopo (" la succession "): cioè che l'espiazione non può andare oltre il giorno del giudizio (" la gran sentenza " ).
10.110 pensa la succession; pensa ch'al peggio,
10.111 oltre la gran sentenza non può ire.

10.112 Io cominciai: «Maestro, quel ch'io veggio
10.113 muovere a noi, non mi sembian persone,
10.114 e non so che, sì nel veder vaneggio».

10.115 Ed elli a me: «La grave condizione
10.116 di lor tormento a terra li rannicchia,
10.117 sì che ' miei occhi pria n'ebber tencione.mostra/nascondi nota pu-10-117 n'ebber tencione: furono anch'essi combattuti dall'incertezza.

10.118 Ma guarda fiso là, e disviticchiamostra/nascondi nota pu-10-118 e disviticchia: prova a discenere.
10.119 col viso quel che vien sotto a quei sassi:
10.120 già scorger puoi come ciascun si picchia».

10.121 O superbi cristian, miseri lassi,
10.122 che, de la vista de la mente infermi,mostra/nascondi nota pu-10-122 infermi: ciechi di mente, vi fidate dei vostri gesti superbi, che sono come passi a ritroso.
10.123 fidanza avete ne' retrosi passi,

10.124 non v'accorgete voi che noi siam vermi
10.125 nati a formar l'angelica farfalla,
10.126 che vola a la giustizia sanza schermi?mostra/nascondi nota pu-10-126 sanza schermi: senza difesa e senza scuse.

10.127 Di che l'animo vostro in alto galla,mostra/nascondi nota pu-10-127 galla: galleggia, cioè insuperbisce; poiché siete come insetti (" antomata ", grecismo corrotto da un originario " automata ", indicherebbe quegli animali inferiori non generati ma prodotti da putrefazione di una qualsiasi sostanza organica) incompleti, come un bruco al quale venga a mancare la trasformazione in farfalla.
10.128 poi siete quasi antomata in difetto,
10.129 sì come vermo in cui formazion falla?

10.130 Come per sostentar solaio o tetto,
10.131 per mensola talvolta una figuramostra/nascondi nota pu-10-131 una figura: una cariatide o un telamone.
10.132 si vede giugner le ginocchia al petto,

10.133 la qual fa del non ver vera rancuramostra/nascondi nota pu-10-133 la qual: che suscita una vera pena ("rancura") del non vero, ma effigiato dolore.
10.134 nascere 'n chi la vede; così fatti
10.135 vid'io color, quando puosi ben cura.

10.136 Vero è che più e meno eran contratti
10.137 secondo ch'avien più e meno a dosso;mostra/nascondi nota pu-10-137 più e meno: un peso maggiore o minore.
10.138 e qual più pazienza avea ne li atti,mostra/nascondi nota pu-10-138 e qual: e quello che sembrava sopportare con maggior tolleranza il suo peso, sembrava dire: non ne posso più.

10.139 piangendo parea dicer: "Più non posso".

Purgatorio : Canto 11

11.1 «O Padre nostro, che ne' cieli stai,
11.2 non circunscritto, ma per più amoremostra/nascondi nota pu-11-2 non circunscritto: non chiuso entro limiti di spazio, ma per il più vivo amore che tu porti alle prime creature (" effetti ").
11.3 ch'ai primi effetti di là sù tu hai,

11.4 laudato sia 'l tuo nome e 'l tuo valore
11.5 da ogni creatura, com'è degno
11.6 di render grazie al tuo dolce vapore.mostra/nascondi nota pu-11-6 vapore: lo Spirito Santo.

11.7 Vegna ver' noi la pace del tuo regno,
11.8 ché noi ad essa non potem da noi,mostra/nascondi nota pu-11-8 non potem: non possiamo raggiungerla.
11.9 s'ella non vien, con tutto nostro ingegno.

11.10 Come del suo voler li angeli tuoimostra/nascondi nota pu-11-10 Come del suo voler: come gli angeli fanno sacrificio del proprio volere… cosi facciano gli uomini del loro, cioè sia fatta la tua volontà.
11.11 fan sacrificio a te, cantando osanna,mostra/nascondi nota pu-11-11 osanna: voce ebraica che esprime salutevole esultanza.
11.12 così facciano li uomini de' suoi.

11.13 Dà oggi a noi la cotidiana manna,mostra/nascondi nota pu-11-13 manna: è il pane quotidiano. Manna ricorda il cibo inviato da Dio agli Ebrei nel deserto.
11.14 sanza la qual per questo aspro diserto
11.15 a retro va chi più di gir s'affanna.

11.16 E come noi lo mal ch'avem sofferto
11.17 perdoniamo a ciascuno, e tu perdonamostra/nascondi nota pu-11-17 e tu: anche tu perdona, senza valutare il nostro merito.
11.18 benigno, e non guardar lo nostro merto.

11.19 Nostra virtù che di legger s'adona,mostra/nascondi nota pu-11-19 s'adona: si fiacca (cfr. Inf. c. VI, 34).
11.20 non spermentar con l'antico avversaro,mostra/nascondi nota pu-11-20 l'antico avversaro: il demonio (cfr. c. VIII, 95 e Inf. c. XXII, 45).
11.21 ma libera da lui che sì la sprona.

11.22 Quest'ultima preghiera, segnor caro,mostra/nascondi nota pu-11-22 Quest'ultima preghiera: l'ultima parte del Pater Noster viene recitata dagli spiriti purganti per i vivi.
11.23 già non si fa per noi, ché non bisogna,
11.24 ma per color che dietro a noi restaro».

11.25 Così a sé e noi buona ramognamostra/nascondi nota pu-11-25 ramogna: augurio.
11.26 quell'ombre orando, andavan sotto 'l pondo,mostra/nascondi nota pu-11-26 'l pondo: il peso.
11.27 simile a quel che tal volta si sogna,

11.28 disparmente angosciate tutte a tondomostra/nascondi nota pu-11-28 disparmente: non tutte allo stesso modo.
11.29 e lasse su per la prima cornice,
11.30 purgando la caligine del mondo.

11.31 Se di là sempre ben per noi si dice,
11.32 di qua che dire e far per lor si puote
11.33 da quei ch'hanno al voler buona radice?mostra/nascondi nota pu-11-33 buona radice: ben radicato è il voler suffragare i purganti, nelle anime che vivono in grazia di Dio.

11.34 Ben si de' loro atar lavar le notemostra/nascondi nota pu-11-34 atar: aiutare a " lavar " le macchie ( " note " ) del peccato.
11.35 che portar quinci, sì che, mondi e lievi,
11.36 possano uscire a le stellate ruote.mostra/nascondi nota pu-11-36 le stellate ruote: i cieli rotanti.

11.37 «Deh, se giustizia e pietà vi disgrievimostra/nascondi nota pu-11-37 vi disgrievi: possa liberarvi dal peso.
11.38 tosto, sì che possiate muover l'ala,
11.39 che secondo il disio vostro vi lievi,mostra/nascondi nota pu-11-39 vi lievi: vi innalzi.

11.40 mostrate da qual mano inver' la scala
11.41 si va più corto; e se c'è più d'un varco,
11.42 quel ne 'nsegnate che men erto cala;mostra/nascondi nota pu-11-42 men erto: meno ripido.

11.43 ché questi che vien meco, per lo 'ncarco
11.44 de la carne d'Adamo onde si veste,
11.45 al montar sù, contra sua voglia, è parco».mostra/nascondi nota pu-11-45 è parco: è lento.

11.46 Le lor parole, che rendero a queste
11.47 che dette avea colui cu' io seguiva,
11.48 non fur da cui venisser manifeste;

11.49 ma fu detto: «A man destra per la rivamostra/nascondi nota pu-11-49 per la riva: lungo il girone.
11.50 con noi venite, e troverete il passo
11.51 possibile a salir persona viva.

11.52 E s'io non fossi impedito dal sasso
11.53 che la cervice mia superba doma,
11.54 onde portar convienmi il viso basso,

11.55 cotesti, ch'ancor vive e non si noma,mostra/nascondi nota pu-11-55 e non si noma: e non dichiara il suo nome.
11.56 guardere' io, per veder s'i' 'l conosco,
11.57 e per farlo pietoso a questa soma.

11.58 Io fui c e nato d'un gran Tosco:mostra/nascondi nota pu-11-58 latino: nel consueto significato di "italiano".
11.59 Guiglielmo Aldobrandesco fu mio padre;
11.60 non so se 'l nome suo già mai fu vosco.mostra/nascondi nota pu-11-60 vosco: con voi, cioè a voi noto.

11.61 L'antico sangue e l'opere leggiadre
11.62 d'i miei maggior mi fer sì arrogante,
11.63 che, non pensando a la comune madre,mostra/nascondi nota pu-11-63 a la comune madre: la terra, cui tutti si deve tornare, perché siamo polvere impastata della sua polvere.

11.64 ogn'uomo ebbi in despetto tanto avante,
11.65 ch'io ne mori', come i Sanesi sannomostra/nascondi nota pu-11-65 i Sanesi sanno: il peccatore che parla è Omberto Aldobrandesco, signore di Campagnatico e conte di Santafiora. Fu acerrimo nemico del comune di Siena, del quale nel 1227 rimase prigioniero per sei mesi; e contro i Senesi morì in combattimento, forse nel 1257; come in Campagnatico è noto ad ogni essere parlante ( "fante ", participio del verbo lat. fari).
11.66 e sallo in Campagnatico ogne fante.

11.67 Io sono Omberto; e non pur a me danno
11.68 superbia fa, ché tutti miei consortimostra/nascondi nota pu-11-68 consorti: consanguinei, parenti (cfr. Inf. c. XXIX, 33).
11.69 ha ella tratti seco nel malanno.

11.70 E qui convien ch'io questo peso porti
11.71 per lei, tanto che a Dio si sodisfaccia,mostra/nascondi nota pu-11-71 per lei: a causa della superbia.
11.72 poi ch'io nol fe' tra ' vivi, qui tra ' morti».

11.73 Ascoltando chinai in giù la faccia;
11.74 e un di lor, non questi che parlava,
11.75 si torse sotto il peso che li 'mpaccia,

11.76 e videmi e conobbemi e chiamava,
11.77 tenendo li occhi con fatica fisi
11.78 a me che tutto chin con loro andava.mostra/nascondi nota pu-11-78 tutto chin: Dante si adegua al curvo procedere dei peccatori.

11.79 «Oh!», diss'io lui, «non se' tu Oderisi,mostra/nascondi nota pu-11-79 Oderisi: è Oderisi da Gubbio (" Agobbio "), celebre miniaturista del sec. XIII (morì a Roma intorno al 1299).
11.80 l'onor d'Agobbio e l'onor di quell'arte
11.81 ch'alluminar chiamata è in Parisi?».mostra/nascondi nota pu-11-81 ch'alluminar: l'arte del miniare, che in Parigi chiamano illuminare ("enluminer"), poiché il libro risulta come illuminato dal minio (secondo che afferma Salimbene).

11.82 «Frate», diss'elli, «più ridon le cartemostra/nascondi nota pu-11-82 più ridon: più luminose sono le pagine che, con sicuri tratti di pennello, minia Franco Bolognese, pittore e miniaturista vissuto tra il sec. XIII e il XIV; le opere a lui ascritte dalle "Vite" del Vasari sembrano irrimediabilmente perdute.
11.83 che pennelleggia Franco Bolognese;
11.84 l'onore è tutto or suo, e mio in parte.

11.85 Ben non sare' io stato sì cortese
11.86 mentre ch'io vissi, per lo gran disio
11.87 de l'eccellenza ove mio core intese.mostra/nascondi nota pu-11-87 intese: fu rivolto.

11.88 Di tal superbia qui si paga il fio;
11.89 e ancor non sarei qui, se non fossemostra/nascondi nota pu-11-89 se non fosse…: se non fosse che mi volsi a Dio quando ancora potevo peccare, cioè quando ero ancor vivo.
11.90 che, possendo peccar, mi volsi a Dio.

11.91 Oh vana gloria de l'umane posse!
11.92 com'poco verde in su la cima dura,
11.93 se non è giunta da l'etati grosse!mostra/nascondi nota pu-11-93 se non è giunta: se non è raggiunta, cioè seguita, da età di decadenza (" grosse ": grossolane).

11.94 Credette Cimabue ne la pitturamostra/nascondi nota pu-11-94 Cimabue: Giovanni o Cenni di Pepo, detto Cimabue, eccellente pittore fiorentino (1240 circa-1302 circa) fu maestro di Giotto, figlio di Bondone dal Colle, il più significativo pittore dell'età sua (nato a Vespignano presso Firenze, 1266-1337 circa).
11.95 tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
11.96 sì che la fama di colui è scura:

11.97 così ha tolto l'uno a l'altro Guidomostra/nascondi nota pu-11-97 l'uno a l'altro Guido: Guido Cavalcanti ha superato Guido Guinuizzelli. Qualcuno ha voluto vedere in colui che " l'uno a l'altro …caccerà del nido " una larvata allusione a Dante stesso.
11.98 la gloria de la lingua; e forse è nato
11.99 chi l'uno e l'altro caccerà del nido.

11.100 Non è il mondan romore altro ch'un fiatomostra/nascondi nota pu-11-100 il mondan romore: la fama.
11.101 di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi,
11.102 e muta nome perché muta lato.

11.103 Che voce avrai tu più, se vecchia scindimostra/nascondi nota pu-11-103 Che voce: qual ricordo nella fama.
11.104 da te la carne, che se fossi morto
11.105 anzi che tu lasciassi il "pappo" e 'l "dindi",mostra/nascondi nota pu-11-105 il "pappo" e 'l "dindi": voci infantili. Cioè: cosa rimarrà di te, morto in tarda età, più che se fossi morto ancor bambino, prima che passino mille anni? Periodo (" spazio ") che in confronto all'eternità è più breve di quanto un batter di ciglia sia in confronto al moto del cielo stellato. ( " cerchio "), che, più lento degli altri cieli, è tratto a girare (" è torto ") in una rivoluzione che dura 360 secoli.

11.106 pria che passin mill'anni? ch'è più corto
11.107 spazio a l'etterno, ch'un muover di ciglia
11.108 al cerchio che più tardi in cielo è torto.

11.109 Colui che del cammin sì poco pigliamostra/nascondi nota pu-11-109 sì poco piglia: avanza così lentamente.
11.110 dinanzi a me, Toscana sonò tutta;mostra/nascondi nota pu-11-110 Toscana sonò tutto: l'intera Toscana risonò del suo nome.
11.111 e ora a pena in Siena sen pispiglia,mostra/nascondi nota pu-11-111 in Siena : città di cui " era sire ".

11.112 ond'era sire quando fu distruttamostra/nascondi nota pu-11-112 quando fu distrutta: quando a Montaperti (1260) fu distrutto l'orgoglio dei Fiorentini, che allora andava superbo della potenza cittadina, così come ora è pronto a prostituirsi (" putta ") cfr. Inf. c. XIII,.
11.113 la rabbia fiorentina, che superba
11.114 fu a quel tempo sì com'ora è putta.

11.115 La vostra nominanza è color d'erba,
11.116 che viene e va, e quei la discoloramostra/nascondi nota pu-11-116 e quei: e il sole la dissecca, il sole per cui mezzo spunta dal terreno. Cioè il sole dissecca le piante e il tempo la fama.
11.117 per cui ella esce de la terra acerba».

11.118 E io a lui: «Tuo vero dir m'incoramostra/nascondi nota pu-11-118 m'incora: m'infonde nel cuore.
11.119 bona umiltà, e gran tumor m'appiani;mostra/nascondi nota pu-11-119 tumor: la gonfiezza della superbia.
11.120 ma chi è quei di cui tu parlavi ora?».

11.121 «Quelli è», rispuose, «Provenzan Salvani;mostra/nascondi nota pu-11-121 Provenzan Salvani: fu a capo del governo senese quando i Guelfi fiorentini furono sconfitti a Montaperti e, al Concilio d'Empoli, sostenne la tesi di " tòrre via Fiorenza "(cfr. Inf. c. X, 92). Mori nel 1269 durante la battaglia di Colle Valdelsa, in cui i Fiorentini vinsero i Senesi, ed ebbe il capo mozzato.
11.122 ed è qui perché fu presuntuoso
11.123 a recar Siena tutta a le sue mani.

11.124 Ito è così e va, sanza riposo,
11.125 poi che morì; cotal moneta rendemostra/nascondi nota pu-11-125 cotal moneta: questo è il prezzo che paga per soddisfare la divina giustizia chi nel mondo (" di là ") troppo ha osato.
11.126 a sodisfar chi è di là troppo oso».

11.127 E io: «Se quello spirito ch'attende,mostra/nascondi nota pu-11-127 Se quello spirito: se lo spirito che attende l'ultimo momento della vita prima di pentirsi, si trova nell'Antipurgatorio (" giù ") e non sale in Purgatorio (" qua sù ") a meno che le altrui preghiere non lo suffraghino, prima che passi tanto tempo quanto visse, come a costui fu concessa " largita ") la venuta?.
11.128 pria che si penta, l'orlo de la vita,
11.129 qua giù dimora e qua sù non ascende,

11.130 se buona orazion lui non aita,
11.131 prima che passi tempo quanto visse,
11.132 come fu la venuta lui largita?».

11.133 «Quando vivea più glorioso», disse,
11.134 «liberamente nel Campo di Siena,
11.135 ogne vergogna diposta, s'affisse;mostra/nascondi nota pu-11-135 s'affisse: si piantò nella piazza del campo, a Siena, e senz'alcuna vergogna, come un mendicante, si adoperò per raccogliere la somma necessaria a riscattare un suo amico prigioniero di Carlo d'Angiò.

11.136 e lì, per trar l'amico suo di pena
11.137 ch'e' sostenea ne la prigion di Carlo,
11.138 si condusse a tremar per ogne vena.

11.139 Più non dirò, e scuro so che parlo;
11.140 ma poco tempo andrà, che ' tuoi vicini
11.141 faranno sì che tu potrai chiosarlo.mostra/nascondi nota pu-11-141 faranno sì: faranno in modo, cacciandoti in esilio, che tu possa comprendere meglio il suo gesto (" chiosarlo "), valendoti della tua personale esperienza.

11.142 Quest'opera li tolse quei confini».

Purgatorio : Canto 12

12.1 Di pari, come buoi che vanno a giogo,
12.2 m'andava io con quell'anima carca,
12.3 fin che 'l sofferse il dolce pedagogo.mostra/nascondi nota pu-12-3 fin che: finché lo permise il dolce maestro (" pedagogo "), cioè Virgilio.

12.4 Ma quando disse: «Lascia lui e varca;mostra/nascondi nota pu-12-4 varca: vai oltre.
12.5 ché qui è buono con l'ali e coi remi,
12.6 quantunque può, ciascun pinger sua barca»;

12.7 dritto sì come andar vuolsi rife'mimostra/nascondi nota pu-12-7 sì come andar vuolsi: come si conviene camminare per nostra natura, mi rifeci (" rife'mi ") eretto sulla persona. Dante andava curvo (cfr. c. XI, 78).
12.8 con la persona, avvegna che i pensieri
12.9 mi rimanessero e chinati e scemi.mostra/nascondi nota pu-12-9 e chinati: umili e sgombri dal sentimento di superbia ( "scemi" ).

12.10 Io m'era mosso, e seguia volontieri
12.11 del mio maestro i passi, e amendue
12.12 già mostravam com'eravam leggeri;

12.13 ed el mi disse: «Volgi li occhi in giùe:
12.14 buon ti sarà, per tranquillar la via,mostra/nascondi nota pu-12-14 per tranquillar la via: per rendere meno disagevole il cammino, osserva il pavimento sul quale poggiano i tuoi piedi; ci sono istoriati esempi di superbia punita.
12.15 veder lo letto de le piante tue».

12.16 Come, perché di lor memoria sia,
12.17 sovra i sepolti le tombe terragnemostra/nascondi nota pu-12-17 terragne: sono le tombe sotterranee, il cui coperchio è a livello del suolo, frequenti nelle chiese e in altri luoghi sacri.
12.18 portan segnato quel ch'elli eran pria,

12.19 onde lì molte volte si ripiagne
12.20 per la puntura de la rimembranza,
12.21 che solo a' pii dà de le calcagne;mostra/nascondi nota pu-12-21 che solo a' pii: che sprona (" dà de le calcagne ") solamente gli animi pietosi.

12.22 sì vid'io lì, ma di miglior sembianza
12.23 secondo l'artificio, figurato
12.24 quanto per via di fuor del monte avanza.mostra/nascondi nota pu-12-24 quanto per via: quanto rimane (" avanza ") al di fuori del monte lungo il percorso del girone (" per via ").

12.25 Vedea colui che fu nobil creato
12.26 più ch'altra creatura , giù dal cielo
12.27 folgoreggiando scender da un lato

12.28 Vedea Briareo, fitto dal telomostra/nascondi nota pu-12-28 Briareo: cfr. Inf. c. XXXI, 88 e n.
12.29 celestial, giacer da l'altra parte
12.30 grave a la terra per lo mortal gelo.mostra/nascondi nota pu-12-30 grave: gigantesco e disteso a terre nel " gelo " della morte.

12.31 Vedea Timbreo, vedea Pallade e Marte,mostra/nascondi nota pu-12-31 Timbreo: Apollo, così detto dalla città di Timbra, nella Troade, ove sorgeva un suo tempio, particolarmente venerato. Pallade è Minerva e con Made e Apollo si trova a lato di Giove (" padre loro ") meravigliando delle smisurate membra dei Giganti, uccisi alla battaglia di Flegra.
12.32 armati ancora, intorno al padre loro,
12.33 mirar le membra de' Giganti sparte.

12.34 Vedea Nembròt a piè del gran lavoromostra/nascondi nota pu-12-34 Nembròt: cfr. Inf. c. XXXI, 77 e n.
12.35 quasi smarrito, e riguardar le genti
12.36 che in Sennaàr con lui superbi fuoro.mostra/nascondi nota pu-12-36 Sennaàr: la pianura ove fu innalzata la torre di Babele.

12.37 O Niobè, con che occhi dolentimostra/nascondi nota pu-12-37 Niobè: Niobe, figlia di Tantalo e moglie di Anfione, re di Tebe; superba della sua numerosa prole (sette maschi e sette femmine), osò chiedere ai Tebani, per sè, i sacrifici che essi dedicavano a Latona, madre di Apollo e di Diana soltanto. Per punirla, quegli dei le uccisero tutti i figli e Niobe rimase impietrita dal dolore.
12.38 vedea io te segnata in su la strada,
12.39 tra sette e sette tuoi figliuoli spenti!

12.40 O Saùl, come su la propria spadamostra/nascondi nota pu-12-40 Saùl: re d'Israele; trascurati per superbia i consigli divini, fu sconfitto dai Filistei sui monti di Ghelboa, per cui si uccise, gettandosi sulla propria spada. I monti di Ghelboa, maledetti da David, non conobbero più né pioggia né rugiada.
12.41 quivi parevi morto in Gelboè,
12.42 che poi non sentì pioggia né rugiada!

12.43 O folle Aragne, sì vedea io temostra/nascondi nota pu-12-43 Aragne: cfr. Inf. c. XVII, 18 e n.
12.44 già mezza ragna, trista in su li stracci
12.45 de l'opera che mal per te si fé.

12.46 O Roboàm, già non par che minaccimostra/nascondi nota pu-12-46 Roboàm: Roboamo, figlio di Salomone, promise altezzosamente agli Ebrei un governo ancor più rigido di quello paterno. Fu costretto a fuggire e in tale atto, sul carro, pieno di spavento, lo ritrae il bassorilievo.
12.47 quivi 'l tuo segno; ma pien di spavento
12.48 nel porta un carro, sanza ch'altri il cacci.

12.49 Mostrava ancor lo duro pavimento
12.50 come Almeon a sua madre fé caromostra/nascondi nota pu-12-50 come Almeon: Erifile, moglie di Anfiarao (cfr. Inf. c. XX, 34), in cambio della collana (fatta da Vulcano, e da Venere, donata alla moglie di Cadmo, Armonia) sempre apportatrice di sciagure a chi la possedette, svelò a Polinice, che le offriva il gioiello, il nascondiglio del marito. Così Anfiarao fu scovato e condotto alla guerra dei sette contro Tebe, in cui morì, com'egli aveva previsto. Almeone, figlio di Anfiarao e di Erifile, vendicò quella morte, uccidendo la madre che così pagò " caro " quella collana da lei accettata per ambiziosa superbia.
12.51 parer lo sventurato addornamento.

12.52 Mostrava come i figli si gittaro
12.53 sovra Sennacherìb dentro dal tempio,mostra/nascondi nota pu-12-53 Sennacherìb : re assiro, superbo spregiatore della fede che Ezechia aveva nel dio d'Israele, fu ucciso dai propri figli mentre pregava nel Tempio.
12.54 e come, morto lui, quivi il lasciaro.

12.55 Mostrava la ruina e 'l crudo scempio
12.56 che fé Tamiri, quando disse a Ciro:mostra/nascondi nota pu-12-56 Tamiri: regina degli Sciti, distrusse l'esercito persiano e, fatto tagliare al cadavere di Ciro il capo, gettò questo in un otre pieno di sangue umano, accompagnando il gesto con le parole: "Hai sempre avuto sete (" sitisti ") di sangue e io" ecc.
12.57 «Sangue sitisti, e io di sangue t'empio».

12.58 Mostrava come in rotta si fuggiro
12.59 li Assiri, poi che fu morto Oloferne,mostra/nascondi nota pu-12-59 Oloferne: generale del re assiro Nabucodonosor; malgrado la sua superbia, si lasciò irretire dalle grazie di Giuditta, che lo decapitò nel sonno, liberando così dall'assedio la città di Betulia, in Giudea.
12.60 e anche le reliquie del martìro.mostra/nascondi nota pu-12-60 reliquie del martìro: il corpo scempiato di Olofeme.

12.61 Vedeva Troia in cenere e in caverne;
12.62 o Iliòn, come te basso e vilemostra/nascondi nota pu-12-62 o Iliòn: la rocca di Troia, la famosa città dell'Asia minore.
12.63 mostrava il segno che lì si discerne!mostra/nascondi nota pu-12-63 il segno: la scultura (cfr. lat. signum).

12.64 Qual di pennel fu maestro o di stilemostra/nascondi nota pu-12-64 di stile: di disegno (" stile " è la verghetta di piombo e stagno usata per disegnare).
12.65 che ritraesse l'ombre e ' tratti ch'ivi
12.66 mirar farieno uno ingegno sottile?

12.67 Morti li morti e i vivi parean vivi:
12.68 non vide mei di me chi vide il vero,mostra/nascondi nota pu-12-68 non vide: non vide meglio (" mei ") di me, chi vide, in realtà, l'avvenimento che quei bassorilievi ritraevano. Allude ai testimoni di quegli avvenimenti.
12.69 quant'io calcai, fin che chinato givi.

12.70 Or superbite, e via col viso altero,
12.71 figliuoli d'Eva, e non chinate il volto
12.72 sì che veggiate il vostro mal sentero!

12.73 Più era già per noi del monte vòltomostra/nascondi nota pu-12-73 Più…: da parte nostra, era stata già percorsa di quella via circolare e trascorsa ( " speso " ) del giorno ( " del cammin del sole ") una parte maggiore di quella che potesse credere l'animo preso (" non sciolto ") da tante immagini raffigurate.
12.74 e del cammin del sole assai più speso
12.75 che non stimava l'animo non sciolto,

12.76 quando colui che sempre innanzi atteso
12.77 andava, cominciò: «Drizza la testa;
12.78 non è più tempo di gir sì sospeso.mostra/nascondi nota pu-12-78 sospeso: assorto.

12.79 Vedi colà un angel che s'appresta
12.80 per venir verso noi; vedi che torna
12.81 dal servigio del dì l'ancella sesta.mostra/nascondi nota pu-12-81 l'ancella sesta: la sesta ora del giorno, cioè il mezzogiorno, che torna dal " servigio " in quanto è già passata.

12.82 Di reverenza il viso e li atti addorna,
12.83 sì che i diletti lo 'nviarci in suso;mostra/nascondi nota pu-12-83 i diletti: gli piaccia; s'intende all'Angelo.
12.84 pensa che questo dì mai non raggiorna!».mostra/nascondi nota pu-12-84 non raggorna: non torna a sorgere.

12.85 Io era ben del suo ammonir uso
12.86 pur di non perder tempo, sì che 'n quella
12.87 materia non potea parlarmi chiuso.

12.88 A noi venìa la creatura bella,
12.89 biancovestito e ne la faccia quale
12.90 par tremolando mattutina stella.

12.91 Le braccia aperse, e indi aperse l'ale;
12.92 disse: «Venite: qui son presso i gradi,mostra/nascondi nota pu-12-92 i gradi: i gradini che conducono al secondo girone.
12.93 e agevolemente omai si sale.mostra/nascondi nota pu-12-93 agevolemente: perché un peccato è stato già scontato e per la natura stessa del Purgatorio, che " quant'om più va sù, e men fa male " (cfr. c. IV, 90).

12.94 A questo invito vegnon molto radi:
12.95 o gente umana, per volar sù nata,
12.96 perché a poco vento così cadi?».

12.97 Menocci ove la roccia era tagliata;
12.98 quivi mi batté l'ali per la fronte;mostra/nascondi nota pu-12-98 batté l'ali: con un colpo d'ali è cancellata la prima P.
12.99 poi mi promise sicura l'andata.

12.100 Come a man destra, per salire al montemostra/nascondi nota pu-12-100 Come a man destra: come sul lato destro di chi salga al monte (ora chiamato Monte alle Croci), ove sorge la chiesa di San Miniato, che domina la ben governata Firenze (" la ben guidata " è detto ironicamente) sopra il ponte alle Grazie (detto " Rubaconte " dal nome del podestà che ne pose la prima pietra nel 1237), si rompe la ripidità della salita (" del montar l'ardita foga ") per mezzo di scalee che furono fatte in un tempo (" ad etade ") in cui non si falsificavano gli atti pubblici e i paesi. Il " quaderno " allude alle baratterie del priore Nicola Acciaiuoli (agosto-ottobre 1299) e ai falsi operati nei registri pubblici. La " doga " ricorda la truffa di Donato Chiaramontesi, camerlengo alla distribuzione del sale, il quale, quando riceveva la merce dal comune, usava uno staio e, quando la distribuiva al popolo, usava uno staio più piccolo, mancante di una doga.
12.101 dove siede la chiesa che soggioga
12.102 la ben guidata sopra Rubaconte,

12.103 si rompe del montar l'ardita foga
12.104 per le scalee che si fero ad etade
12.105 ch'era sicuro il quaderno e la doga;

12.106 così s'allenta la ripa che cademostra/nascondi nota pu-12-106 così s'allenta: in questo modo si riduce lo scoscendimento che scende ripido dal secondo al primo girone; ma da una parte e dall'altra (" quinci e quindi ") l'alta parete di pietra sfiora (" rade ") chi sale.
12.107 quivi ben ratta da l'altro girone;
12.108 ma quinci e quindi l'alta pietra rade.

12.109 Noi volgendo ivi le nostre persone,
12.110 "Beati pauperes spiritu!" vocimostra/nascondi nota pu-12-110 Beati pauperes spiritu: è il testo della prima delle beatitudini, predicate da Cristo nel discorso della montagna (Matteo V,3).
12.111 cantaron sì, che nol diria sermone.

12.112 Ahi quanto son diverse quelle focimostra/nascondi nota pu-12-112 foci: passaggi.
12.113 da l'infernali! ché quivi per canti
12.114 s'entra, e là giù per lamenti feroci.

12.115 Già montavam su per li scaglion santi,
12.116 ed esser mi parea troppo più lieve
12.117 che per lo pian non mi parea davanti.mostra/nascondi nota pu-12-117 davanti: prima.

12.118 Ond'io: «Maestro, dì, qual cosa greve
12.119 levata s'è da me, che nulla quasi
12.120 per me fatica, andando, si riceve?».

12.121 Rispuose: «Quando i P che son rimasi
12.122 ancor nel volto tuo presso che stinti,mostra/nascondi nota pu-12-122 presso che stinti: cancellata la P della superbia anche gli altri peccati appaiono sbiaditi, perché la superbia è alla radice di ogni peccato, da Adamo in poi.
12.123 saranno, com'è l'un, del tutto rasi,

12.124 fier li tuoi piè dal buon voler sì vinti,
12.125 che non pur non fatica sentiranno,
12.126 ma fia diletto loro esser sù pinti».

12.127 Allor fec'io come color che vanno
12.128 con cosa in capo non da lor saputa,
12.129 se non che ' cenni altrui sospecciar fanno;mostra/nascondi nota pu-12-129 se non che: se non per i cenni altrui, che lo mettono in sospetto.

12.130 per che la mano ad accertar s'aiuta,
12.131 e cerca e truova e quello officio adempie
12.132 che non si può fornir per la veduta;mostra/nascondi nota pu-12-132 scempie: aperte e separate.

12.133 e con le dita de la destra scempie
12.134 trovai pur sei le lettere che 'ncise
12.135 quel da le chiavi a me sovra le tempie:mostra/nascondi nota pu-12-135 quel da le chiavi: l'angelo portiere.

12.136 a che guardando, il mio duca sorrise.

Purgatorio : Canto 13

13.1 Noi eravamo al sommo de la scala,
13.2 dove secondamente si risegamostra/nascondi nota pu-13-2 secondamente si risega: per la seconda volta è tagliato da un ripiano il monte che purifica dal male (" altrui dismala " ).
13.3 lo monte che salendo altrui dismala.

13.4 Ivi così una cornice legamostra/nascondi nota pu-13-4 una cornice: è il secondo girone del Purgatorio.
13.5 dintorno il poggio, come la primaia;
13.6 se non che l'arco suo più tosto piega.mostra/nascondi nota pu-13-6 l'arco suo: la sua curvatura è più accentuata, cioè il raggio è minore.

13.7 Ombra non lì è né segno che si paia:mostra/nascondi nota pu-13-7 Ombra: né anime né figurazioni (" segno ") che siano visibili.
13.8 parsi la ripa e parsi la via schiettamostra/nascondi nota pu-13-8 parsi: appare.
13.9 col livido color de la petraia.

13.10 «Se qui per dimandar gente s'aspetta»,
13.11 ragionava il poeta, «io temo forse
13.12 che troppo avrà d'indugio nostra eletta».mostra/nascondi nota pu-13-12 eletta: la scelta della strada da seguire.

13.13 Poi fisamente al sole li occhi porse;
13.14 fece del destro lato a muover centro,
13.15 e la sinistra parte di sé torse.mostra/nascondi nota pu-13-15 torse: si volse verso destra, cioè verso il sole, che è da quella parte, dopo il mezzogiorno, nell'emisfero australe.

13.16 «O dolce lume a cui fidanza i' entromostra/nascondi nota pu-13-16 a cui fidanza: in cui fidando.
13.17 per lo novo cammin, tu ne conduci»,
13.18 dicea, «come condur si vuol quinc'entro.

13.19 Tu scaldi il mondo, tu sovr'esso luci;
13.20 s'altra ragione in contrario non ponta,mostra/nascondi nota pu-13-20 non ponta: non ci spinge a seguire altra via.
13.21 esser dien sempre li tuoi raggi duci».

13.22 Quanto di qua per un migliaio si conta,mostra/nascondi nota pu-13-22 un migliaio: un miglio (cfr. lat. miliariun). Metricamente " migliaio " va considerato bisillabo, con desinenza in ai. Così pure in Inf. c. VI, 79, Purg. c. XIV, 66 e passim.
13.23 tanto di là eravam noi già iti,
13.24 con poco tempo, per la voglia pronta;

13.25 e verso noi volar furon sentiti,mostra/nascondi nota pu-13-25 e: quando.
13.26 non però visti, spiriti parlandomostra/nascondi nota pu-13-26 spiriti: sono invisibili voci che esaltano esempi di carità.
13.27 a la mensa d'amor cortesi inviti.

13.28 La prima voce che passò volando
13.29 "Vinum non habent" altamente disse,mostra/nascondi nota pu-13-29 Vinum non habent: non hanno vino; ricorda l'episodio delle nozze di Cana, quando, in seguito all'osservazione della Vergine, Gesù trasformò l'acqua in vino.
13.30 e dietro a noi l'andò reiterando.

13.31 E prima che del tutto non si udisse
13.32 per allungarsi, un'altra "I' sono Oreste"mostra/nascondi nota pu-13-32 I' sono Oreste: allude all'amore più che fraterno di Pilade per Oreste, figlio di Agamennone e precisamente a quando Pilade si spacciò per Oreste, volendo morire in sua vece, e questi, sopraggiunto, gridò : " lo sono Oreste! ". 38. Amate: è il precetto evangelico di amare i nemici.
13.33 passò gridando, e anco non s'affisse.

13.34 «Oh!», diss'io, «padre, che voci son queste?».
13.35 E com'io domandai, ecco la terza
13.36 dicendo: `Amate da cui male aveste'.

13.37 E 'l buon maestro: «Questo cinghio sferzamostra/nascondi nota pu-13-37 cinghio: girone.
13.38 la colpa de la invidia, e però sono
13.39 tratte d'amor le corde de la ferza.mostra/nascondi nota pu-13-39 le corde de la ferza: le corde della sferza, cioè l'incitamento è tratto da esempi di carità (" d'amor ").

13.40 Lo fren vuol esser del contrario suono;mostra/nascondi nota pu-13-40 Lo fren: l'ammonimento o rimprovero sarà dato da esempi contrari, cioè d'odio (cfr. c. XIV, 13I e segg.).
13.41 credo che l'udirai, per mio avviso,
13.42 prima che giunghi al passo del perdono.mostra/nascondi nota pu-13-42 passo del perdono: il passaggio dal secondo al terzo girone, dove l'angelo cancellerà il secondo P dalla fronte di Dante.

13.43 Ma ficca li occhi per l'aere ben fiso,
13.44 e vedrai gente innanzi a noi sedersi,
13.45 e ciascuno è lungo la grotta assiso».mostra/nascondi nota pu-13-45 la grotta: la roccia (cfr. c. I, 48).

13.46 Allora più che prima li occhi apersi;
13.47 guarda'mi innanzi, e vidi ombre con manti
13.48 al color de la pietra non diversi.

13.49 E poi che fummo un poco più avanti,
13.50 udia gridar: "Maria, òra per noi":mostra/nascondi nota pu-13-50 òra per noi: prega per noi.
13.51 gridar `Michele' e "Pietro", e "Tutti santi".

13.52 Non credo che per terra vada ancoimostra/nascondi nota pu-13-52 ancoi: oggi ( lat. hanc hodie).
13.53 omo sì duro, che non fosse punto
13.54 per compassion di quel ch'i' vidi poi;

13.55 ché, quando fui sì presso di lor giunto,
13.56 che li atti loro a me venivan certi,mostra/nascondi nota pu-13-56 certi: ben distinti e visibili.
13.57 per li occhi fui di grave dolor munto.

13.58 Di vil ciliccio mi parean coperti,mostra/nascondi nota pu-13-58 ciliccio: abito da penitente. In origine era formato da un tessuto ricavato da crini di cavallo, annodati a maglia.
13.59 e l'un sofferia l'altro con la spalla,mostra/nascondi nota pu-13-59 sofferia: sosteneva.
13.60 e tutti da la ripa eran sofferti.

13.61 Così li ciechi a cui la roba fallamostra/nascondi nota pu-13-61 falla: manca.
13.62 stanno a' perdoni a chieder lor bisogna,mostra/nascondi nota pu-13-62 a' perdoni: nei giorni delle indulgenze a chiedere l'elemosina davanti alle chiese.
13.63 e l'uno il capo sopra l'altro avvalla,

13.64 perché 'n altrui pietà tosto si pogna,
13.65 non pur per lo sonar de le parole,
13.66 ma per la vista che non meno agogna.mostra/nascondi nota pu-13-66 che non meno agogna: che non meno invoca pietà.

13.67 E come a li orbi non approda il sole,mostra/nascondi nota pu-13-67 non approda: non giova, non fa pro.
13.68 così a l'ombre quivi, ond'io parlo ora,
13.69 luce del ciel di sé largir non vole;

13.70 ché a tutti un fil di ferro i cigli fóra
13.71 e cusce sì, come a sparvier selvaggiomostra/nascondi nota pu-13-71 come a sparvier: si usava chiudere con filo di ferro le palpebre del falcone da addomesticare, perché avendo gli occhi aperti e vedendo l'uomo non sarebbe stato quieto. Per il falcone " grifagno " cfr. Inf. c. XXII, 139.
13.72 si fa però che queto non dimora.

13.73 A me pareva, andando, fare oltraggio,
13.74 veggendo altrui, non essendo veduto:
13.75 per ch'io mi volsi al mio consiglio saggio.

13.76 Ben sapev'ei che volea dir lo muto;mostra/nascondi nota pu-13-76 lo muto: il mio inespresso pensiero.
13.77 e però non attese mia dimanda,
13.78 ma disse: «Parla, e sie breve e arguto».mostra/nascondi nota pu-13-78 arguto: sostanzioso, concettoso.

13.79 Virgilio mi venìa da quella banda
13.80 de la cornice onde cader si puote,
13.81 perché da nulla sponda s'inghirlanda;

13.82 da l'altra parte m'eran le divote
13.83 ombre, che per l'orribile costuramostra/nascondi nota pu-13-83 costura: cucitura; s'intende, delle palpebre.
13.84 premevan sì, che bagnavan le gote.

13.85 Volsimi a loro e «O gente sicura»,
13.86 incominciai, «di veder l'alto lume
13.87 che 'l disio vostro solo ha in sua cura,mostra/nascondi nota pu-13-87 che 'l disìo vostro: che il vostro desiderio ha come suo unico oggetto.

13.88 se tosto grazia resolva le schiumemostra/nascondi nota pu-13-88 resolva le schiume: disciolga le impurità.
13.89 di vostra coscienza sì che chiaro
13.90 per essa scenda de la mente il fiume,

13.91 ditemi, ché mi fia grazioso e caro,
13.92 s'anima è qui tra voi che sia latina;
13.93 e forse lei sarà buon s'i' l'apparo».mostra/nascondi nota pu-13-93 lei sarà buon: a lei sarà utile.

13.94 «O frate mio, ciascuna è cittadinamostra/nascondi nota pu-13-94 ciascuna è cittadina: ogni anima è cittadina della città di Dio (" d'una vera città " ).
13.95 d'una vera città; ma tu vuo' dire
13.96 che vivesse in Italia peregrina».mostra/nascondi nota pu-13-96 peregrina: di passaggio, quasi ospite, essendo sua vera città la città di Dio.

13.97 Questo mi parve per risposta udire
13.98 più innanzi alquanto che là dov'io stava,
13.99 ond'io mi feci ancor più là sentire.

13.100 Tra l'altre vidi un'ombra ch'aspettava
13.101 in vista; e se volesse alcun dir 'Come?',
13.102 lo mento a guisa d'orbo in sù levava.

13.103 «Spirto», diss'io, «che per salir ti dome,mostra/nascondi nota pu-13-103 ti dome: ti domi, cioè ti sottometti alla purificazione.
13.104 se tu se' quelli che mi rispondesti,
13.105 fammiti conto o per luogo o per nome».mostra/nascondi nota pu-13-105 conto: cognito, noto.

13.106 «Io fui sanese», rispuose, «e con questi
13.107 altri rimendo qui la vita ria,
13.108 lagrimando a colui che sé ne presti.mostra/nascondi nota pu-13-108 lagrimando: versando lacrime a Dio, perché ci conceda la sua visione (" che sé ne presti ").

13.109 Savia non fui, avvegna che Sapìamostra/nascondi nota pu-13-109 Sapìa: Sapia, senese, moglie di Ghinibaldo Saracini signore di Castiglioncello, fu zia paterna di Provenzan Salvani. Per comprendere l'avversativa va ricordato che il nome "Sapia" si ricollega etimologicamente all'aggettivo "savia", e che nella cultura filosofico-retorico-giuridica del Medioevo "nomina sunt consequentia rerum".
13.110 fossi chiamata, e fui de li altrui danni
13.111 più lieta assai che di ventura mia.

13.112 E perché tu non creda ch'io t'inganni,
13.113 odi s'i' fui, com'io ti dico, folle,
13.114 già discendendo l'arco d'i miei anni.

13.115 Eran li cittadin miei presso a Collemostra/nascondi nota pu-13-115 presso a Colle: i Senesi erano venuti a contatto ( " giunti " ) con i nemici presso Colle Valdelsa, ove si svolse la battaglia in cui perse la vita Provenzano. E Sapia pregava Dio per la sconfitta dei concittadini, come effettivamente accadde.
13.116 in campo giunti co' loro avversari,
13.117 e io pregava Iddio di quel ch'e' volle.

13.118 Rotti fuor quivi e vòlti ne li amari
13.119 passi di fuga; e veggendo la caccia,mostra/nascondi nota pu-13-119 la caccia: l'inseguimento dei Fiorentini dietro i Senesi.
13.120 letizia presi a tutte altre dispari,

13.121 tanto ch'io volsi in sù l'ardita faccia
13.122 gridando a Dio: "Omai più non ti temo!",
13.123 come fe' 'l merlo per poca bonaccia.mostra/nascondi nota pu-13-123 come fe' 'l merlo: secondo una leggenda popolare, un merlo, visto spuntare il sole limpido, in una chiara giornata d'inverno, avrebbe detto: " Più non ti temo, domine, ch'uscito son del verno ".

13.124 Pace volli con Dio in su lo stremomostra/nascondi nota pu-13-124 in su lo stremo: all'ultimo momento.
13.125 de la mia vita; e ancor non sarebbemostra/nascondi nota pu-13-125 e ancor: non sarebbe ancora, con le penitenze, scemato il mio debito verso Dio, se non mi avesse ricordato nelle sue preghiere ecc.
13.126 lo mio dover per penitenza scemo,mostra/nascondi nota pu-13-126 scemo: compiuto, soddisfatto.

13.127 se ciò non fosse, ch'a memoria m'ebbe
13.128 Pier Pettinaio in sue sante orazionimostra/nascondi nota pu-13-128 Pier Pettinaio: terziario francescano e uomo di grande virtù, dovette il suo nome al fatto di vender pettini in Siena. Morì in odore di santità nel 1289.
13.129 a cui di me per caritate increbbe.mostra/nascondi nota pu-13-129 increbbe: sentì pietà.

13.130 Ma tu chi se', che nostre condizioni
13.131 vai dimandando, e porti li occhi sciolti,mostra/nascondi nota pu-13-131 sciolti: non cuciti.
13.132 sì com'io credo, e spirando ragioni?».

13.133 «Li occhi», diss'io, «mi fieno ancor qui tolti,
13.134 ma picciol tempo, ché poca è l'offesamostra/nascondi nota pu-13-134 ché poca è l'offesa: che non grave è il mio peccato d'invidia.
13.135 fatta per esser con invidia vòlti.

13.136 Troppa è più la paura ond'è sospesa
13.137 l'anima mia del tormento di sotto,mostra/nascondi nota pu-13-137 del tormento di sotto: della peso dei superbi, gravati da massi.
13.138 che già lo 'ncarco di là giù mi pesa».

13.139 Ed ella a me: «Chi t'ha dunque condotto
13.140 qua sù tra noi, se giù ritornar credi?»
13.141 E io: «Costui ch'è meco e non fa motto.

13.142 E vivo sono; e però mi richiedi,
13.143 spirito eletto, se tu vuo' ch'i' mova
13.144 di là per te ancor li mortai piedi».

13.145 «Oh, questa è a udir sì cosa nuova»,
13.146 rispuose, «che gran segno è che Dio t'ami;
13.147 però col priego tuo talor mi giova.mostra/nascondi nota pu-13-147 mi giova: aiutarmi.

13.148 E cheggioti, per quel che tu più brami,
13.149 se mai calchi la terra di Toscana,
13.150 che a' miei propinqui tu ben mi rinfami.mostra/nascondi nota pu-13-150 a' miei propinqui: ai miei parenti tu riabiliti la mia memoria (" ben mi rinfami " ).

13.151 Tu li vedrai tra quella gente vanamostra/nascondi nota pu-13-151 tra quella gente vana: tra i Senesi, che sperano di poter sfruttare, per i loro commerci, il porto di Talamone, da essi acquistato. Essi vi perderanno speranze ben maggiori che quelle riposte nella Diana (fiume sotterraneo che i Senesi credevano scorresse nelle viscere del loro territorio); ma più speranze di tutti perderanno quelli che sperano di divenire ammiragli della ipotetica flotta di Talamone.
13.152 che spera in Talamone, e perderagli
13.153 più di speranza ch'a trovar la Diana;

13.154 ma più vi perderanno li ammiragli».

Purgatorio : Canto 14

14.1 «Chi è costui che 'l nostro monte cerchiamostra/nascondi nota pu-14-1 cerchia: percorre girandogli intorno.
14.2 prima che morte li abbia dato il volo,
14.3 e apre li occhi a sua voglia e coverchia?».mostra/nascondi nota pu-14-3 e coverchia: e coperchia, cioè chiude le palpebre.

14.4 «Non so chi sia, ma so ch'e' non è solo:
14.5 domandal tu che più li t'avvicini,
14.6 e dolcemente, sì che parli, acco'lo».mostra/nascondi nota pu-14-6 acco'lo : accoglilo.

14.7 Così due spirti, l'uno a l'altro chini,
14.8 ragionavan di me ivi a man dritta;
14.9 poi fer li visi, per dirmi, supini;mostra/nascondi nota pu-14-9 supini: levati verso l'alto.

14.10 e disse l'uno: «O anima che fittamostra/nascondi nota pu-14-10 l'uno: è Guido del Duca, della nobile famiglia ravennate degli Onesti, vissuto nella prima meta del sec. XIII. Di lui sappiamo soltanto che esercitò in Romagna la professione di giudice, e che era ancor vivo nel 1249. Fu uomo di parte ghibellina.
14.11 nel corpo ancora inver' lo ciel ten vai,
14.12 per carità ne consola e ne dittamostra/nascondi nota pu-14-12 ne ditta: dicci (da dittare, frequentativo di dire).

14.13 onde vieni e chi se'; ché tu ne fai
14.14 tanto maravigliar de la tua grazia,
14.15 quanto vuol cosa che non fu più mai».mostra/nascondi nota pu-14-15 quanto vuol: quanto richiede una cosa mai accaduta.

14.16 E io: «Per mezza Toscana si spazia
14.17 un fiumicel che nasce in Falterona,mostra/nascondi nota pu-14-17 un fiumicel: l'Arno, che nasce dal monte Falterona e a cui non bastano (" nol sazia ") cento miglia di corso.
14.18 e cento miglia di corso nol sazia.

14.19 Di sovr'esso rech'io questa persona:
14.20 dirvi ch'i' sia, saria parlare indarno,
14.21 ché 'l nome mio ancor molto non suona».

14.22 «Se ben lo 'ntendimento tuo accarnomostra/nascondi nota pu-14-22 accarno: penetro con l'intelletto fino a comprendere la sostanza.
14.23 con lo 'ntelletto», allora mi rispuose
14.24 quei che diceva pria, «tu parli d'Arno».

14.25 E l'altro disse lui: «Perché nascosemostra/nascondi nota pu-14-25 E l'altro: è Rinieri dei Paolucci da Calboli, forlivese e uomo di parte guelfa. Prese parte attiva alle lotte interne delle Romagne, ricoprendo ripetutamente la carica di podestà in varie città emiliano-romagnole. Morì nel 1296, quando le milizie forlivesi, guidate da Scarpetta Ordelaffi, espugnarono il castello di Calboli.
14.26 questi il vocabol di quella riviera,mostra/nascondi nota pu-14-26 vocabol: nome (cfr. c. V, 97).
14.27 pur com'om fa de l'orribili cose?».

14.28 E l'ombra che di ciò domandata era,
14.29 si sdebitò così: «Non so; ma degno
14.30 ben è che 'l nome di tal valle pèra;mostra/nascondi nota pu-14-30 pèra: perisca, sia dimenticato.

14.31 ché dal principio suo, ov'è sì pregnomostra/nascondi nota pu-14-31 ché dal principio: poiché, dalla sua sorgente, ove l'Appennino (" l'alpestro monte "), dal quale è staccato il capo Faro (" Peloro "), sulle coste sicule davanti alla Calabria, è cosi massiccio ( " pregno" ) che in pochi altri luoghi supera quella conformazione ( " segno " ), fino là dove mette foce ( " si rende " ) in cambio ( " per ristoro ") di quelle acque che il sole prosciuga dal mare mediante l'evaporazione, per cui i fiumi hanno la corrente che li accompagna ( " ciò che va con loro " ), la virtù e così nemica che viene scacciata come biscia da tutti gli abitanti della valle o per iattura del luogo, o per pessima abitudine ( " mal uso " ) che in essi si è annidata (" fruga " cfr. c. III, 3 e Inf. c. XXX,70). Si tratta della valle dell'Arno.
14.32 l'alpestro monte ond'è tronco Peloro,
14.33 che 'n pochi luoghi passa oltra quel segno,

14.34 infin là 've si rende per ristoro
14.35 di quel che 'l ciel de la marina asciuga,
14.36 ond'hanno i fiumi ciò che va con loro,

14.37 vertù così per nimica si fuga
14.38 da tutti come biscia, o per sventura
14.39 del luogo, o per mal uso che li fruga:

14.40 ond'hanno sì mutata lor natura
14.41 li abitator de la misera valle,
14.42 che par che Circe li avesse in pastura.mostra/nascondi nota pu-14-42 Circe: la mitica maga che trasformava gli uomini in bruti.

14.43 Tra brutti porci, più degni di gallemostra/nascondi nota pu-14-43 porci: sono gli abitanti del Casentino, dove scorre l'alto corso dell'Arno. Forse con allusione a Porciano, feudo dei conti Guidi di Romena. Le galle stanno per: ghiande.
14.44 che d'altro cibo fatto in uman uso,
14.45 dirizza prima il suo povero calle.mostra/nascondi nota pu-14-45 calle: il letto del fiume, ancora modesto nelle dimensioni (" povero ").

14.46 Botoli trova poi, venendo giuso,mostra/nascondi nota pu-14-46 Botoli: sono gli abitanti di Arezzo, paragonati a cagnolini ( " botoli ") ringhiosi più di quanto loro consentano le possibilità; Lo spunto può provenire dallo stemma della stessa città, dove si leggeva "a cane non magno saepe tenetur aper" ("spesso il cinghiale viene preso da un piccolo cane. Presso Arezzo l'Arno piega in un'ansa (" torce il muso ") e va a formare il Valdarno superiore.
14.47 ringhiosi più che non chiede lor possa,
14.48 e da lor disdegnosa torce il muso.

14.49 Vassi caggendo; e quant'ella più 'ngrossa,mostra/nascondi nota pu-14-49 Vassi caggendo: va sempre più a valle, cadendo (" caggendo ").
14.50 tanto più trova di can farsi lupimostra/nascondi nota pu-14-50 di can farsi lupi: gli abitanti da cani si trasformarono in lupi, animali feroci e bramosi. Siamo a Firenze.
14.51 la maladetta e sventurata fossa.

14.52 Discesa poi per più pelaghi cupi,mostra/nascondi nota pu-14-52 pelaghi cupi: i tratti incassati del Valdarno inferiore, dopo Signa.
14.53 trova le volpi sì piene di froda,mostra/nascondi nota pu-14-53 le volpi: sono gli abitanti di Pisa, che non temono astuzia (" ingegno ": trappola) che li sorprenda.
14.54 che non temono ingegno che le occùpi.

14.55 Né lascerò di dir perch'altri m'oda;
14.56 e buon sarà costui, s'ancor s'ammentamostra/nascondi nota pu-14-56 costui: Dante, se, tornato sulla terra, ancora terrà a mente (" s'ammenta ") ciò che lo spirito della verità mi svela (" mi disnoda " ).
14.57 di ciò che vero spirto mi disnoda.

14.58 Io veggio tuo nepote che diventamostra/nascondi nota pu-14-58 tuo nepote: si rivolge a Rinieri, il cui nipote, Fulcieri, chiamato come podestà in Firenze nel primo semestre del 1303, realizzò i più arditi desideri dei Neri, con l'inferire contro i Bianchi. Torturò e uccise molti fiorentini come belva esperta (" antica ") guadagnandosi una orribile reputazione di sanguinario e lasciò la città in una condizione tale, che neppure in mille anni sarebbe tornata allo stato primitivo (" primaio ").
14.59 cacciator di quei lupi in su la riva
14.60 del fiero fiume, e tutti li sgomenta.

14.61 Vende la carne loro essendo viva;
14.62 poscia li ancide come antica belva;
14.63 molti di vita e sé di pregio priva.

14.64 Sanguinoso esce de la trista selva;
14.65 lasciala tal, che di qui a mille anni
14.66 ne lo stato primaio non si rinselva».

14.67 Com'a l'annunzio di dogliosi danni
14.68 si turba il viso di colui ch'ascolta,
14.69 da qual che parte il periglio l'assanni,mostra/nascondi nota pu-14-69 da qual che: da qualunque.

14.70 così vid'io l'altr'anima, che volta
14.71 stava a udir, turbarsi e farsi trista,
14.72 poi ch'ebbe la parola a sé raccolta.

14.73 Lo dir de l'una e de l'altra la vista
14.74 mi fer voglioso di saper lor nomi,
14.75 e dimanda ne fei con prieghi mista;

14.76 per che lo spirto che di pria parlomimostra/nascondi nota pu-14-76 parlomi: mi parlò; è Guido del Duca.
14.77 ricominciò: «Tu vuo' ch'io mi deduca
14.78 nel fare a te ciò che tu far non vuo'mi.mostra/nascondi nota pu-14-78 non vuo'mi :non mi vuoi (cfr. v. 20).

14.79 Ma da che Dio in te vuol che traluca
14.80 tanto sua grazia, non ti sarò scarso;
14.81 però sappi ch'io fui Guido del Duca.

14.82 Fu il sangue mio d'invidia sì riarso,
14.83 che se veduto avesse uom farsi lieto,
14.84 visto m'avresti di livore sparso.

14.85 Di mia semente cotal paglia mieto;mostra/nascondi nota pu-14-85 Di mia semente: questo è il frutto ch'io raccolgo di ciò che ho seminato.
14.86 o gente umana, perché poni 'l core
14.87 là 'v'è mestier di consorte divieto?mostra/nascondi nota pu-14-87 là 'v'è mestier: là dov'è necessaria l'esclusione di ogni compagno (" di consorte divieto ") per goderne? Sono cioè i beni materiali.

14.88 Questi è Rinier; questi è 'l pregio e l'onore
14.89 de la casa da Calboli, ove nullo
14.90 fatto s'è reda poi del suo valore.mostra/nascondi nota pu-14-90 reda: erede.

14.91 E non pur lo suo sangue è fatto brullo,mostra/nascondi nota pu-14-91 E non pur: e non soltanto il suo casato s'è fatto spoglio ( " brullo " ) in Romagna (" tra 'l Po… ") delle virtù necessarie alla vita seria (" al vero ") e alla ricreazione dello spirito (" trastullo ").
14.92 tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno,
14.93 del ben richesto al vero e al trastullo;

14.94 ché dentro a questi termini è ripienomostra/nascondi nota pu-14-94 termini: confini.
14.95 di venenosi sterpi, sì che tardimostra/nascondi nota pu-14-95 sì che tardi: sì che per quanto si coltivasse, ormai questi sterpi stenterebbero ad essere estirpati.
14.96 per coltivare omai verrebber meno.

14.97 Ov'è 'l buon Lizio e Arrigo Mainardi?mostra/nascondi nota pu-14-97 Lizio: signore di Valbona, sui monti tra la Toscana e la Romagna. E' il primo di una serie di uomini virtuosi; gli altri sono: Arrigo Mainardi, dei signori di Bertinoro, Pier Traversaro signore di Ravenna dal 1218 al 1225, Guido dei conti di Carpigna o Carpegna, nel Montefeltro.
14.98 Pier Traversaro e Guido di Carpigna?
14.99 Oh Romagnuoli tornati in bastardi!

14.100 Quando in Bologna un Fabbro si ralligna?mostra/nascondi nota pu-14-100 Fabbro: della famiglia dei Lambertazzi di Bologna, capo dei ghibellini di Romagna.
14.101 quando in Faenza un Bernardin di Fosco,mostra/nascondi nota pu-14-101 Bernardin di Fosco: difese Faenza, nel 1240, contro Federico II.
14.102 verga gentil di picciola gramigna?

14.103 Non ti maravigliar s'io piango, Tosco,
14.104 quando rimembro con Guido da Prata,mostra/nascondi nota pu-14-104 Guido da Prata: gentiluomo di Prata, tra Faenza e Ravenna, vissuto a cavallo dei sec. XII e XIII.
14.105 Ugolin d'Azzo che vivette nosco,mostra/nascondi nota pu-14-105 Ugolin d'Azzo: è forse il rappresentante di Faenza alla negoziazione della Pace di Costanza nel 1183. Nosco: con noi.

14.106 Federigo Tignoso e sua brigata,mostra/nascondi nota pu-14-106 Federigo Tignoso: forse di Rimini, usava accogliere in casa sua quanti gli somigliassero moralmente (" e sua brigata ").
14.107 la casa Traversara e li Anastagimostra/nascondi nota pu-14-107 la casa Traversara: grande famiglia ravennate, come quella degli Anastagi.
14.108 (e l'una gente e l'altra è diretata),mostra/nascondi nota pu-14-108 diretata: priva di eredi.

14.109 le donne e ' cavalier, li affanni e li agi
14.110 che ne 'nvogliava amore e cortesia
14.111 là dove i cuor son fatti sì malvagi.

14.112 O Bretinoro, ché non fuggi via,mostra/nascondi nota pu-14-112 o Bretinoro: Bertinoro, città tra Forlì e Cesena, contò famiglie rinomate per la cortesia e la liberalità; sulla piazza sorgeva (e sorge tuttora) una colonna munita di anelli, ciascuno appartenente ad una famiglia. Il forestiero che avesse legato il proprio cavallo ad uno degli anelli, diveniva automaticamente ospite della famiglia cui l'anello apparteneva.
14.113 poi che gita se n'è la tua famiglia
14.114 e molta gente per non esser ria?

14.115 Ben fa Bagnacaval, che non rifiglia;mostra/nascondi nota pu-14-115 Bagnacaval: Bagnacavallo, tra Lugo e Ravenna, era feudo dei conti Malvicini, la cui discendenza in linea maschile era spenta nel 1300.
14.116 e mal fa Castrocaro, e peggio Conio,mostra/nascondi nota pu-14-116 Castrocaro: nella valle del Montone; Conio, o Cunio, era un castello presso Imola.
14.117 che di figliar tai conti più s'impiglia.

14.118 Ben faranno i Pagan, da che 'l demoniomostra/nascondi nota pu-14-118 i Pagan: i Pagani di Faenza faranno bene a non generare altri figli, dopo che Maghinardo da Susinana (" 'l demonio lor ") sarà morto (cfr. Inf. c. XXVII, 49). Maghinardo morì nel 1302.
14.119 lor sen girà; ma non però che puro
14.120 già mai rimagna d'essi testimonio.

14.121 O Ugolin de' Fantolin, sicuromostra/nascondi nota pu-14-121 Ugolin de' Fantolin: Ugolino dei Fantolini da Cerfugnano, presso Faenza; la sua discendenza si era spenta prima del 1300, perciò il suo nome è " sicuro " di non venir macchiato.
14.122 è il nome tuo, da che più non s'aspetta
14.123 chi far lo possa, tralignando, scuro.

14.124 Ma va via, Tosco, omai; ch'or mi diletta
14.125 troppo di pianger più che di parlare,
14.126 sì m'ha nostra ragion la mente stretta».mostra/nascondi nota pu-14-126 nostra ragion: il nostro ragionamento.

14.127 Noi sapavam che quell'anime care
14.128 ci sentivano andar; però, tacendo,mostra/nascondi nota pu-14-128 però, tacendo: perciò con il loro tacere ci rassicuravano circa la strada da percorrere.
14.129 facean noi del cammin confidare.

14.130 Poi fummo fatti soli procedendo,
14.131 folgore parve quando l'aere fende,
14.132 voce che giunse di contra dicendo:

14.133 "Anciderammi qualunque m'apprende";mostra/nascondi nota pu-14-133 Anciderammi: mi ucciderà chiunque mi troverà. E' la frase pronunciata da Caino, dopo che fu maledetto per l'uccisione di Abele. E' questo il primo esempio di invidia punita (cfr. c. XIII, 40 e n.).
14.134 e fuggì come tuon che si dilegua,
14.135 se sùbito la nuvola scoscende.mostra/nascondi nota pu-14-135 scoscende: squarcia.

14.136 Come da lei l'udir nostro ebbe triegua,
14.137 ed ecco l'altra con sì gran fracasso,
14.138 che somigliò tonar che tosto segua:

14.139 «Io sono Aglauro che divenni sasso»;mostra/nascondi nota pu-14-139 Aglauro: è la figlia di Cecrope, re di Atene, la quale fu mutata in sasso da Mercurio, poiché, mossa da invidia, ostacolava l'amore della sorella Erse per il dio.
14.140 e allor, per ristrignermi al poeta,
14.141 in destro feci e non innanzi il passo.

14.142 Già era l'aura d'ogne parte queta;
14.143 ed el mi disse: «Quel fu 'l duro camomostra/nascondi nota pu-14-143 camo: il freno (camus era il morso per i cavalli).
14.144 che dovria l'uom tener dentro a sua meta.

14.145 Ma voi prendete l'esca, sì che l'amomostra/nascondi nota pu-14-145 prendete l'esca: vi lasciate adescare dal demonio (" antico avversaro " cfr. c. XI, 201).
14.146 de l'antico avversaro a sé vi tira;
14.147 e però poco val freno o richiamo.

14.148 Chiamavi 'l cielo e 'ntorno vi si gira,
14.149 mostrandovi le sue bellezze etterne,
14.150 e l'occhio vostro pur a terra mira;

14.151 onde vi batte chi tutto discerne».mostra/nascondi nota pu-14-151 vi batte: vi castiga.

Purgatorio : Canto 15

15.1 Quanto tra l'ultimar de l'ora terzamostra/nascondi nota pu-15-1 Quanto: E' questo un passo molto confuso. Il senso generale è: quanto della sfera celeste, che sempre è in movimento ("scherza") come un fanciullo, è visibile ( " par " ) dall'alba ( " 'l principio del dì " ) alla fine dell'ora terza, cioè per tre ore, altrettanto al sole appariva (" pareva ") esser rimasto del suo cammino verso il tramonto: nel Purgatorio (" la ") era il vespro e in Italia (" qui ") mezzanotte. Se nel Purgatorio mancavano tre ore al tramonto, a Gerusalemme, cioè agli antipodi, dovevano mancare tre ore all'aurora, valutabile intorno alle 6 a Gerusalemme erano dunque le 3 e in Italia, dove è una differenza di tre ore in meno rispetto a Gerusalemme era mezzanotte. II conto torna ma tutta l'immagine è macchinosa e inefficace.
15.2 e 'l principio del dì par de la spera
15.3 che sempre a guisa di fanciullo scherza,

15.4 tanto pareva già inver' la sera
15.5 essere al sol del suo corso rimaso;
15.6 vespero là, e qui mezza notte era.

15.7 E i raggi ne ferien per mezzo 'l naso,mostra/nascondi nota pu-15-7 per mezzo 'l naso: in mezzo al viso, poiché, girato il monte, i poeti sono rivolti ad occidente.
15.8 perché per noi girato era sì 'l monte,
15.9 che già dritti andavamo inver' l'occaso,

15.10 quand'io senti' a me gravar la fronte
15.11 a lo splendore assai più che di prima,mostra/nascondi nota pu-15-11 a lo splendore: dalla luminosità.
15.12 e stupor m'eran le cose non conte;mostra/nascondi nota pu-15-12 non conte: sconosciute.

15.13 ond'io levai le mani inver' la cima
15.14 de le mie ciglia, e fecimi 'l solecchio,mostra/nascondi nota pu-15-14 solecchio: gesto compiuto portando alla fronte la mano, aperta a visiera, per riparare gli occhi dalla luce eccessiva.
15.15 che del soverchio visibile lima.

15.16 Come quando da l'acqua o da lo specchio
15.17 salta lo raggio a l'opposita parte,mostra/nascondi nota pu-15-17 salta: si riflette.
15.18 salendo su per lo modo parecchiomostra/nascondi nota pu-15-18 salendo: tornando in su in modo pari (" parecchio ") a quello col quale discende.

15.19 a quel che scende, e tanto si dipartemostra/nascondi nota pu-15-19 si diparte: si allontana dalla perpendicolare (" dal cader de la pietre ") nella stessa misura angolare ("in igual tratta "), così come dimostrano l'esperienza e la scienza.
15.20 dal cader de la pietra in igual tratta,
15.21 sì come mostra esperienza e arte;

15.22 così mi parve da luce rifrattamostra/nascondi nota pu-15-22 rifratta: riflessa.
15.23 quivi dinanzi a me esser percosso;
15.24 per che a fuggir la mia vista fu ratta.

15.25 «Che è quel, dolce padre, a che non possomostra/nascondi nota pu-15-25 a che non posso: contro cui non posso far schermo al viso in modo che mi giovi (" vaglia ").
15.26 schermar lo viso tanto che mi vaglia»,
15.27 diss'io, «e pare inver' noi esser mosso?».

15.28 «Non ti maravigliar s'ancor t'abbaglia
15.29 la famiglia del cielo», a me rispuose:mostra/nascondi nota pu-15-29 la famiglia del cielo: le creature celesti.
15.30 «messo è che viene ad invitar ch'om saglia.mostra/nascondi nota pu-15-30 ch'om saglia: che si salga (" om " è impersonale, come il francese on, dal lat. homo).

15.31 Tosto sarà ch'a veder queste cose
15.32 non ti fia grave, ma fieti diletto
15.33 quanto natura a sentir ti dispuose».

15.34 Poi giunti fummo a l'angel benedetto,mostra/nascondi nota pu-15-34 Poi: dopo che.
15.35 con lieta voce disse: «Intrate quinci
15.36 ad un scaleo vie men che li altri eretto».mostra/nascondi nota pu-15-36 vie men: meno ripido ( " eretto " ) degli altri.

15.37 Noi montavam, già partiti di linci,mostra/nascondi nota pu-15-37 linci: di lì.
15.38 e "Beati misericordes!" fuemostra/nascondi nota pu-15-38 Beati misericordes: è l'inizio della quinta beatitudine evangelica. La misericordia è la virtù contraria al vizio dell'invidia.
15.39 cantato retro, e "Godi tu che vinci!".mostra/nascondi nota pu-15-39 Godi tu che vinci: s'intende l'ostacolo del peccato. " E' un saluto augurale, che esprime il sentimento delle anime in vidiose, ormai fatte ardenti di carità " (Rossi). E' presumibile che, a questo punto, l'angelo abbia cancellato un'altra P dalla fronte di Dante.

15.40 Lo mio maestro e io soli amendue
15.41 suso andavamo; e io pensai, andando,
15.42 prode acquistar ne le parole sue;mostra/nascondi nota pu-15-42 prode: giovamento (cfr. c. XIII, 67).

15.43 e dirizza'mi a lui sì dimandando:
15.44 «Che volse dir lo spirto di Romagna,mostra/nascondi nota pu-15-44 Che volse: cosa volle intendere Guido del Duca, quando disse esclusione di ogni compagno? (" e «divieto» e «consorte» cfr. c. XIV, 87).
15.45 e `divieto' e `consorte' menzionando?».

15.46 Per ch'elli a me: «Di sua maggior magagnamostra/nascondi nota pu-15-46 magagna: difetto o colpa, cioè l'invidia.
15.47 conosce il danno; e però non s'ammirimostra/nascondi nota pu-15-47 non s'ammiri: non ci si meravigli.
15.48 se ne riprende perché men si piagna.

15.49 Perché s'appuntano i vostri disirimostra/nascondi nota pu-15-49 Perché: poiché i vostri desideri si rivolgono a quei beni la cui consistenza (" parte ") diminuisce (" si scema ") quando si sia in più a goderne (" per compagnia "), l'invidia muove ai sospiri, come un mantice (" mantaco "), i vostri petti.
15.50 dove per compagnia parte si scema,
15.51 invidia move il mantaco a' sospiri.

15.52 Ma se l'amor de la spera supprema
15.53 torcesse in suso il disiderio vostro,
15.54 non vi sarebbe al petto quella tema;

15.55 ché, per quanti si dice più lì "nostro",mostra/nascondi nota pu-15-55 ché, per quanti: ché quanti più sono quelli da cui in cielo ( " lì " ) si dice "nostro", tanta più beatitudine possiede ciascuno e maggiormente s'illumina d'amore quel cielo ( " chiostro " ).
15.56 tanto possiede più di ben ciascuno,
15.57 e più di caritate arde in quel chiostro».

15.58 «Io son d'esser contento più digiuno»,mostra/nascondi nota pu-15-58 Io son: sono ancora più lontano (" digiuno ") dall'esser soddisfatto. Dante non comprende come un bene, se distribuito, possa rendere più ricchi i numerosi possessori.
15.59 diss'io, «che se mi fosse pria taciuto,
15.60 e più di dubbio ne la mente aduno.

15.61 Com'esser puote ch'un ben, distributo
15.62 in più posseditor, faccia più ricchi
15.63 di sé, che se da pochi è posseduto?».

15.64 Ed elli a me: «Però che tu rificchi
15.65 la mente pur a le cose terrene,
15.66 di vera luce tenebre dispicchi.mostra/nascondi nota pu-15-66 dispicchi: cogli tenebre dalla vera luce.

15.67 Quello infinito e ineffabil bene
15.68 che là sù è, così corre ad amore
15.69 com'a lucido corpo raggio vene.mostra/nascondi nota pu-15-69 com'a lucido corpo: come la luce colpisce un corpo capace di rifletterla.

15.70 Tanto si dà quanto trova d'ardore;
15.71 sì che, quantunque carità si stende,mostra/nascondi nota pu-15-71 sí che: "sicché quanto maggiore è la carità, tanto più ad essa si dona la eterna bontà " (Momigliano).
15.72 cresce sovr'essa l'etterno valore.

15.73 E quanta gente più là sù s'intende,mostra/nascondi nota pu-15-73 s'intende: è innamorata.
15.74 più v'è da bene amare, e più vi s'ama,
15.75 e come specchio l'uno a l'altro rende.

15.76 E se la mia ragion non ti disfama,mostra/nascondi nota pu-15-76 disfama: sazia la tua voglia di sapere.
15.77 vedrai Beatrice, ed ella pienamente
15.78 ti torrà questa e ciascun'altra brama.

15.79 Procaccia pur che tosto sieno spente,
15.80 come son già le due, le cinque piaghe,mostra/nascondi nota pu-15-80 le cinque piaghe: le cinque P, che ancora Dante ha sulla fronte.
15.81 che si richiudon per esser dolente».mostra/nascondi nota pu-15-81 per esser dolente: in virtù del dolore provato come penitente.

15.82 Com'io voleva dicer "Tu m'appaghe",
15.83 vidimi giunto in su l'altro girone,
15.84 sì che tacer mi fer le luci vaghe.mostra/nascondi nota pu-15-84 luci valhe: gli occhi desiderosi di vedere.

15.85 Ivi mi parve in una visionemostra/nascondi nota pu-15-85 una visione: cominciano esempi di mansuetudine.
15.86 estatica di sùbito esser tratto,
15.87 e vedere in un tempio più persone;

15.88 e una donna, in su l'entrar, con atto
15.89 dolce di madre dicer: «Figliuol miomostra/nascondi nota pu-15-89 Figliuol mio: riferisce l'episodio evangelico della disputa di Gesù coi dottori nel tempio, quando Maria, ritrovato dopo tre giorni di ricerche il divino fanciullo, non lo rimproverò, ma si rivolse a lui con mansuetudine.
15.90 perché hai tu così verso noi fatto?

15.91 Ecco, dolenti, lo tuo padre e io
15.92 ti cercavamo». E come qui si tacque,
15.93 ciò che pareva prima, dispario.

15.94 Indi m'apparve un'altra con quell'acquemostra/nascondi nota pu-15-94 quell'acque: le lacrime. L'altra è la moglie di Pisistrato, che pianse lacrime d'ira quando quel sentimento in lei (" in altrui ") si accese. Narra Valerio Massimo che uno sconosciuto, baciò sulla pubblica via la giovane figlia di Pisistrato, signore di Atene; la madre desiderava che l'audace fosse punito con la morte, ma Pisistrato rispose: " Se puniremo con la morte chi ci ama, cosa faremo a chi ci vuol male? ".
15.95 giù per le gote che 'l dolor distilla
15.96 quando di gran dispetto in altrui nacque,

15.97 e dir: «Se tu se' sire de la villamostra/nascondi nota pu-15-97 de la villa: della città dl Atene; per la scelta del nome da dare alla città, vennero a contesa tra loro Poseidone e Atena, la quale riportò la vittoria.
15.98 del cui nome ne' dèi fu tanta lite,
15.99 e onde ogni scienza disfavilla,

15.100 vendica te di quelle braccia ardite
15.101 ch'abbracciar nostra figlia, o Pisistràto».
15.102 E 'l segnor mi parea, benigno e mite,

15.103 risponder lei con viso temperato:
15.104 «Che farem noi a chi mal ne disira,
15.105 se quei che ci ama è per noi condannato?»,

15.106 Poi vidi genti accese in foco d'ira
15.107 con pietre un giovinetto ancider, fortemostra/nascondi nota pu-15-107 un giovinetto: è Santo Stefano, lapidato dai Giudei.
15.108 gridando a sé pur: «Martira, martira!».

15.109 E lui vedea chinarsi, per la morte
15.110 che l'aggravava già, inver' la terra,
15.111 ma de li occhi facea sempre al ciel porte,mostra/nascondi nota pu-15-111 al ciel porte: " Teneva gli occhi fissi al cielo, quasi porte ad accogliere in sé la visione di Dio " (Casini-Barbi).

15.112 orando a l'alto Sire, in tanta guerra,
15.113 che perdonasse a' suoi persecutori,
15.114 con quello aspetto che pietà diserra.

15.115 Quando l'anima mia tornò di forimostra/nascondi nota pu-15-115 di fori: alle cose esterne, che son vere al di fuori di lei.
15.116 a le cose che son fuor di lei vere,
15.117 io riconobbi i miei non falsi errori.

15.118 Lo duca mio, che mi potea vedere
15.119 far sì com'om che dal sonno si slega,
15.120 disse: «Che hai che non ti puoi tenere,

15.121 ma se' venuto più che mezza lega
15.122 velando li occhi e con le gambe avvolte,
15.123 a guisa di cui vino o sonno piega?».

15.124 «O dolce padre mio, se tu m'ascolte,
15.125 io ti dirò», diss'io, «ciò che m'apparve
15.126 quando le gambe mi furon sì tolte».

15.127 Ed ei: «Se tu avessi cento larvemostra/nascondi nota pu-15-127 larve : maschere.
15.128 sovra la faccia, non mi sarian chiuse
15.129 le tue cogitazion, quantunque parve.

15.130 Ciò che vedesti fu perché non scusemostra/nascondi nota pu-15-130 perché non scuse: affinché non ricusi.
15.131 d'aprir lo core a l'acque de la pace
15.132 che da l'etterno fonte son diffuse.

15.133 Non dimandai "Che hai?" per quel che facemostra/nascondi nota pu-15-133 per quel che face: per la ragione per cui lo fa chi vede solo con l'occhio del corpo (" l'occhio che non vede ").
15.134 chi guarda pur con l'occhio che non vede,
15.135 quando disanimato il corpo giace;

15.136 ma dimandai per darti forza al piede:
15.137 così frugar conviensi i pigri, lentimostra/nascondi nota pu-15-137 frugar: penetrare nell'anima per stimolare.
15.138 ad usar lor vigilia quando riede».

15.139 Noi andavam per lo vespero, attentimostra/nascondi nota pu-15-139 per lo vespero: cfr. v. 6.
15.140 oltre quanto potean li occhi allungarsi
15.141 contra i raggi serotini e lucenti.mostra/nascondi nota pu-15-141 serotini: della sera.

15.142 Ed ecco a poco a poco un fummo farsi
15.143 verso di noi come la notte oscuro;
15.144 né da quello era loco da cansarsi.

15.145 Questo ne tolse li occhi e l'aere puro.mostra/nascondi nota pu-15-145 li occhi: la vista.

Purgatorio : Canto 16

16.1 Buio d'inferno e di notte privata
16.2 d'ogne pianeto, sotto pover cielo,mostra/nascondi nota pu-16-2 pover cielo: perché quando è privato del suoi astri, il cielo appare come depauperato.
16.3 quant'esser può di nuvol tenebrata,

16.4 non fece al viso mio sì grosso velo
16.5 come quel fummo ch'ivi ci coperse,
16.6 né a sentir di così aspro pelo,

16.7 che l'occhio stare aperto non sofferse;
16.8 onde la scorta mia saputa e fidamostra/nascondi nota pu-16-8 saputa: saggia.
16.9 mi s'accostò e l'omero m'offerse.

16.10 Sì come cieco va dietro a sua guida
16.11 per non smarrirsi e per non dar di cozzo
16.12 in cosa che 'l molesti, o forse ancida,

16.13 m'andava io per l'aere amaro e sozzo,
16.14 ascoltando il mio duca che diceva
16.15 pur: «Guarda che da me tu non sia mozzo».mostra/nascondi nota pu-16-15 mozzo: separato.

16.16 Io sentia voci, e ciascuna pareva
16.17 pregar per pace e per misericordia
16.18 l'Agnel di Dio che le peccata leva.

16.19 Pur "Agnus Dei" eran le loro essordia;mostra/nascondi nota pu-16-19 essordia: il principio della loro preghiera era sempre "Agnus Dei", cantico angelico che s'intona nella messa. Si noti che " essordia " è un latinismo da " exordia ".
16.20 una parola in tutte era e un modo,
16.21 sì che parea tra esse ogne concordia.

16.22 «Quei sono spirti, maestro, ch'i' odo?»,
16.23 diss'io. Ed elli a me: «Tu vero apprendi,
16.24 e d'iracundia van solvendo il nodo».mostra/nascondi nota pu-16-24 van solvendo: si van liberando dal peccato d'iracondia.

16.25 «Or tu chi se' che 'l nostro fummo fendi,mostra/nascondi nota pu-16-25 fendi: tagli. Dante, infatti attraversa il fumo col corpo.
16.26 e di noi parli pur come se tue
16.27 partissi ancor lo tempo per calendi?».mostra/nascondi nota pu-16-27 partissi: dividessi ancora il tempo per mesi (" calendi " o calende, il primo giorno del mese, presso i latini); cioè fossi ancor vivo.

16.28 Così per una voce detto fue;
16.29 onde 'l maestro mio disse: «Rispondi,
16.30 e domanda se quinci si va sùe».

16.31 E io: «O creatura che ti mondi
16.32 per tornar bella a colui che ti fece,
16.33 maraviglia udirai, se mi secondi».mostra/nascondi nota pu-16-33 se mi secondi: se mi segui, mi accompagni.

16.34 «Io ti seguiterò quanto mi lece»,
16.35 rispuose; «e se veder fummo non lascia,mostra/nascondi nota pu-16-35 e se veder: e se il fumo non consente che ci si veda.
16.36 l'udir ci terrà giunti in quella vece».

16.37 Allora incominciai: «Con quella fasciamostra/nascondi nota pu-16-37 fascia: il corpo, che è come l'involucro dell'anima.
16.38 che la morte dissolve men vo suso,
16.39 e venni qui per l'infernale ambascia.

16.40 E se Dio m'ha in sua grazia rinchiuso,mostra/nascondi nota pu-16-40 rinchiuso: accolto.
16.41 tanto che vuol ch'i' veggia la sua corte
16.42 per modo tutto fuor del moderno uso,mostra/nascondi nota pu-16-42 moderno uso: l'uso consueto, ovvero recente, considerato che soltanto Enea e Paolo, nell'antichità, visitarono ancor vivi il regno dei morti (cfr. Inf. C. II, 13 e segg.).

16.43 non mi celar chi fosti anzi la morte,
16.44 ma dilmi, e dimmi s'i' vo bene al varco;mostra/nascondi nota pu-16-44 al varco: al passaggio dal terzo al quarto girone.
16.45 e tue parole fier le nostre scorte».

16.46 «Lombardo fui, e fu' chiamato Marco;mostra/nascondi nota pu-16-46 Lombardo: è Marco Lombardo, integerrimo e valente cortigiano del sec. XIII. Visse nell'Italia settentrionale e le scarse notizie (alcune fonti lo danno per veneto o addirittura trevigiano), che abbiamo di lui, ce lo presentano come saggio e arguto.
16.47 del mondo seppi, e quel valore amai
16.48 al quale ha or ciascun disteso l'arco.mostra/nascondi nota pu-16-48 disteso: allentato (contrario di teso). Cioè al quale nessuno ormai mira.

16.49 Per montar sù dirittamente vai».
16.50 Così rispuose, e soggiunse: «I' ti prego
16.51 che per me prieghi quando sù sarai».mostra/nascondi nota pu-16-51 sù: nel cielo.

16.52 E io a lui: «Per fede mi ti lego
16.53 di far ciò che mi chiedi; ma io scoppio
16.54 dentro ad un dubbio, s'io non me ne spiego.

16.55 Prima era scempio, e ora è fatto doppiomostra/nascondi nota pu-16-55 Prima era scempio: prima era semplice ed ora è duplice per la tua affermazione (" sentenza ") che mi ribadisce ( " mi fa certo " ) il fenomeno della corruzione ("quello") al quale annetto(" accoppio ") il mio dubbio, in seguito alle tue parole (" qui ") e a quelle di Guido del Duca (" altrove ").
16.56 ne la sentenza tua, che mi fa certo
16.57 qui, e altrove, quello ov'io l'accoppio.

16.58 Lo mondo è ben così tutto diserto
16.59 d'ogne virtute, come tu mi sone,mostra/nascondi nota pu-16-59 mi sone: mi suoni, cioè mi affermi.
16.60 e di malizia gravido e coverto;

16.61 ma priego che m'addite la cagione,
16.62 sì ch'i' la veggia e ch'i' la mostri altrui;
16.63 ché nel cielo uno, e un qua giù la pone».mostra/nascondi nota pu-16-63 ché nel cielo uno: " Uno la fa dipendere dall'influsso delle stelle, un altro dalla volontà degli uomini " (Momigliano).

16.64 Alto sospir, che duolo strinse in «uhi!»,mostra/nascondi nota pu-16-64 Alto sospir: prima emise un profondo sospiro che il dolore tramutò in un lamento (" uhi ").
16.65 mise fuor prima; e poi cominciò: «Frate,
16.66 lo mondo è cieco, e tu vien ben da lui.

16.67 Voi che vivete ogne cagion recate
16.68 pur suso al cielo, pur come se tutto
16.69 movesse seco di necessitate.mostra/nascondi nota pu-16-69 movesse: necessariamente determinasse col suo movimento. Soggetto è il cielo (v. 68).

16.70 Se così fosse, in voi fora distruttomostra/nascondi nota pu-16-70 fora: sarebbe.
16.71 libero arbitrio, e non fora giustiziamostra/nascondi nota pu-16-71 non fora giustizia: non sarebbe giusto avere un premio (" letizia ") per il bene e l'eterno dolore (" lutto ") per il male.
16.72 per ben letizia, e per male aver lutto.

16.73 Lo cielo i vostri movimenti inizia;
16.74 non dico tutti, ma, posto ch'i' 'l dica,
16.75 lume v'è dato a bene e a malizia,mostra/nascondi nota pu-16-75 lume: il lume della ragione per distinguere il bene dal male, e il libero volere per scegliere l'uno o l'altro; e se la volontà dura fatica a vincere le prime battaglie con gli influssi celesti che muovono gli appetiti, poi riporta completa vittoria se è ben educata e diretta. Voi soggiacete, pur essendo liberi, ad una forza più grande e ad una natura migliore degli influssi celesti, cioè a Dio; e Dio crea in voi l'anima razionale (" la mente ") che non è sottoposta agli influssi celesti.

16.76 e libero voler; che, se fatica
16.77 ne le prime battaglie col ciel dura,
16.78 poi vince tutto, se ben si notrica.

16.79 A maggior forza e a miglior natura
16.80 liberi soggiacete; e quella cria
16.81 la mente in voi, che 'l ciel non ha in sua cura.

16.82 Però, se 'l mondo presente disvia,
16.83 in voi è la cagione, in voi si cheggia;mostra/nascondi nota pu-16-83 si cheggia: si ricerchi.
16.84 e io te ne sarò or vera spia.mostra/nascondi nota pu-16-84 vera spia: sincero dimostratore.

16.85 Esce di mano a lui che la vagheggia
16.86 prima che sia, a guisa di fanciulla
16.87 che piangendo e ridendo pargoleggia,

16.88 l'anima semplicetta che sa nulla,
16.89 salvo che, mossa da lieto fattore,mostra/nascondi nota pu-16-89 lieto fattore: Dio creatore è perfetta letizia.
16.90 volontier torna a ciò che la trastulla.mostra/nascondi nota pu-16-90 torna: si volge a ciò che la diletta (" trastulla " ).

16.91 Di picciol bene in pria sente sapore;mostra/nascondi nota pu-16-91 picciol bene: bene effimero e limitato. com'è proprio dei beni terreni.
16.92 quivi s'inganna, e dietro ad esso corre,
16.93 se guida o fren non torce suo amore.

16.94 Onde convenne legge per fren porre;
16.95 convenne rege aver che discernessemostra/nascondi nota pu-16-95 rege: l'autorità temporale che distinguesse, della città di Dio (" vera cittade "), almeno la torre, cioè la giustizia.
16.96 de la vera cittade almen la torre.

16.97 Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?
16.98 Nullo, però che 'l pastor che procede,mostra/nascondi nota pu-16-98 pastor: la guida spirituale, che precede, predica bene ed opera male. Si ricordi che l'impero è vacante e che il pontefice, secondo Dante, confonde il potere temporale con quello spirituale Tutta l'espressione ha una risonanza biblica, ricordando l'obbligo fatto agli Ebrei di mangiare soltanto animali ruminanti e dall'unghia fessa. Il pontefice, dunque, sa ruminare (" rugumar ") cioè meditare la Scrittura, ma non ha l'unghia fessa, cioè non riesce ad osservare la netta separazione che deve esistere tra il potere spirituale, proprio di lui pastore, e quello temporale, che spetta all'imperatore.
16.99 rugumar può, ma non ha l'unghie fesse;

16.100 per che la gente, che sua guida vede
16.101 pur a quel ben fedire ond'ella è ghiotta,mostra/nascondi nota pu-16-101 pur a quel ben: mirare soltanto ai beni temporali, di cui essa è ingorda (" ghiotta ").
16.102 di quel si pasce, e più oltre non chiede.

16.103 Ben puoi veder che la mala condotta
16.104 è la cagion che 'l mondo ha fatto reo,
16.105 e non natura che 'n voi sia corrotta.

16.106 Soleva Roma, che 'l buon mondo feo,
16.107 due soli aver, che l'una e l'altra stradamostra/nascondi nota pu-16-107 due soli: il pontefice e l'imperatore.
16.108 facean vedere, e del mondo e di Deo.

16.109 L'un l'altro ha spento; ed è giunta la spadamostra/nascondi nota pu-16-109 giunta: congiunta; impugnata dalla medesima mano.
16.110 col pasturale, e l'un con l'altro insieme
16.111 per viva forza mal convien che vada;

16.112 però che, giunti, l'un l'altro non teme:
16.113 se non mi credi, pon mente a la spiga,mostra/nascondi nota pu-16-113 a la spiga : al frutto derivato da questa situazione; poiché ogni erba si conosce in base al seme, contenuto nel frutto che produce.
16.114 ch'ogn'erba si conosce per lo seme.

16.115 In sul paese ch'Adice e Po riga,mostra/nascondi nota pu-16-115 In sul paese: la Lombardia, che nel Medioevo comprendeva quasi tutta l'Italia settentrionale, con la Marca Trevigiana e l'Emilia.
16.116 solea valore e cortesia trovarsi,
16.117 prima che Federigo avesse briga;mostra/nascondi nota pu-16-117 prima che Federigo: prima che Federico II venisse a contesa con i papi e i Guelfi.

16.118 or può sicuramente indi passarsimostra/nascondi nota pu-16-118 or può: " Ora chiunque si vergognasse di ragionar coi buoni o di avvicinarli, può passare per quelle contrade, sicuro di non trovarne nessuno " (Momigliano).
16.119 per qualunque lasciasse, per vergogna
16.120 di ragionar coi buoni o d'appressarsi.

16.121 Ben v'èn tre vecchi ancora in cui rampognamostra/nascondi nota pu-16-121 v'èn: ci sono tre vecchi la cui figura è un vivo rimprovero dell'antica età verso la nuova.
16.122 l'antica età la nova, e par lor tardo
16.123 che Dio a miglior vita li ripogna:

16.124 Currado da Palazzo e 'l buon Gherardomostra/nascondi nota pu-16-124 Currado da Palazzo: è Corrado III dei conti di Palazzo da Brescia, capitano di parte guelfa e reggitore di alcune podesterie. Visse nella seconda metà del sec. XIII. Gherardo è della famiglia dei da Camino di Treviso, che successe nella signoria della città agli Ezzelini. Mori nel 1306.
16.125 e Guido da Castel, che mei si nomamostra/nascondi nota pu-16-125 Guido da Castel: appartenne alla famiglia dei Roberti di Reggio Emilia, e dalla sua città fu cacciato perché ghibellino. Egli meglio (" mei ") è chiamato, alla francese, il modesto Lombardo (" semplice " = simple, che in francese vale appunto modesto).
16.126 francescamente, il semplice Lombardo.

16.127 Dì oggimai che la Chiesa di Roma,
16.128 per confondere in sé due reggimenti,
16.129 cade nel fango e sé brutta e la soma».mostra/nascondi nota pu-16-129 la soma: è il potere temporale di cui si è gravata in seguito ad usurpazione.

16.130 «O Marco mio», diss'io, «bene argomenti;
16.131 e or discerno perché dal retaggio
16.132 li figli di Levì furono essenti.mostra/nascondi nota pu-16-132 li figli di Leví: la tribù dei Levi, cui era attribuito il sacerdozio, fu esclusa dal possesso dei beni temporali (" retaggio "), quando Dio distribuì la terra di Canaan.

16.133 Ma qual Gherardo è quel che tu per saggio
16.134 di' ch'è rimaso de la gente spenta,
16.135 in rimprovèro del secol selvaggio?».

16.136 «O tuo parlar m'inganna, o el mi tenta»,mostra/nascondi nota pu-16-136 o el mi tenta: o mi esorta a dire più cose sul conto di Gherardo.
16.137 rispuose a me; «ché, parlandomi tosco,
16.138 par che del buon Gherardo nulla senta.mostra/nascondi nota pu-16-138 nulla senta: nulla tu sappia; mentre a Dante, toscano, non doveva essere sconosciuto, perché Gherardo era stato in rapporto con i Donati e specialmente con Corso.

16.139 Per altro sopranome io nol conosco,
16.140 s'io nol togliessi da sua figlia Gaia.mostra/nascondi nota pu-16-140 s'io nol togliessi: se non ne prendessi in prestito uno dal nome di sua figlia Gaia, e lo definissi, cioè, lieto. La " gaiezza non si disgiungeva da valore, da amore e cortesia" (Torraca).
16.141 Dio sia con voi, ché più non vegno vosco.

16.142 Vedi l'albor che per lo fummo raiamostra/nascondi nota pu-16-142 raia: raggia, irradia.
16.143 già biancheggiare, e me convien partirmi
16.144 (l'angelo è ivi) prima ch'io li paia».

16.145 Così tornò, e più non volle udirmi.

Purgatorio : Canto 17

17.1 Ricorditi, lettor, se mai ne l'alpemostra/nascondi nota pu-17-1 ne l'alpe: in alta montagna.
17.2 ti colse nebbia per la qual vedessi
17.3 non altrimenti che per pelle talpe,mostra/nascondi nota pu-17-3 per pelle talpe: le talpe attraverso la membrana che vela i loro occhi.

17.4 come, quando i vapori umidi e spessi
17.5 a diradar cominciansi, la spera
17.6 del sol debilemente entra per essi;

17.7 e fia la tua imagine leggeramostra/nascondi nota pu-17-7 e fia: e la tua immaginazione sarà facilmente disposta (" leggera ") a comprendere come….
17.8 in giugnere a veder com'io rividi
17.9 lo sole in pria, che già nel corcar era.mostra/nascondi nota pu-17-9 che già: che già era al tramonto.

17.10 Sì, pareggiando i miei co' passi fidi
17.11 del mio maestro, usci' fuor di tal nube
17.12 ai raggi morti già ne' bassi lidi.

17.13 O imaginativa che ne rubemostra/nascondi nota pu-17-13 O imaginativa: o fantasia, che talvolta così ci astrai da noi stessi, che anche se intorno ci suonano mille trombe non ce ne accorgiamo, chi ti accende se lo stimolo non ti viene dai sensi? Ti accende (" Moveti ") una luce celeste o per virtù propria o per volere divino, che la scorta (" scorge "), cioè l'accompagna.
17.14 talvolta sì di fuor, ch'om non s'accorge
17.15 perché dintorno suonin mille tube,

17.16 chi move te, se 'l senso non ti porge?
17.17 Moveti lume che nel ciel s'informa,
17.18 per sé o per voler che giù lo scorge.

17.19 De l'empiezza di lei che mutò formamostra/nascondi nota pu-17-19 De l'empiezza: nella mia fantasia ( " imagine " ) apparve la figurazione ( " orma ") di Progne (cfr. c. IX, n. 15).
17.20 ne l'uccel ch'a cantar più si diletta,
17.21 ne l'imagine mia apparve l'orma;

17.22 e qui fu la mia mente sì ristrettamostra/nascondi nota pu-17-22 ristretta: concentrata in sè, ché dall'esterno non poteva venire cosa che fosse da essa accolta (" ricetta ").
17.23 dentro da sé, che di fuor non venìa
17.24 cosa che fosse allor da lei ricetta.

17.25 Poi piovve dentro a l'alta fantasia
17.26 un crucifisso dispettoso e feromostra/nascondi nota pu-17-26 un: è Aman, ministro del re di Persia, Assuero, il quale, adirato contro Mardocheo, tramò la morte sua e di tutti i Giudei. Ma la regina Ester, nipote di Mardocheo, denunciò al marito Assuero i piani dello scellerato ministro e Aman fu crocifisso sullo stesso strumento di tortura da lui preparato per Mardocheo.
17.27 ne la sua vista, e cotal si morìa;

17.28 intorno ad esso era il grande Assuero,
17.29 Estèr sua sposa e 'l giusto Mardoceo,
17.30 che fu al dire e al far così intero.mostra/nascondi nota pu-17-30 intero: integro.

17.31 E come questa imagine rompeo
17.32 sé per sé stessa, a guisa d'una bullamostra/nascondi nota pu-17-32 bulla: bolla cui manchi la pellicola d'acqua sotto la quale si è formata.
17.33 cui manca l'acqua sotto qual si feo,

17.34 surse in mia visione una fanciullamostra/nascondi nota pu-17-34 una fanciulla: è Lavinia, figlia del re Latino e della regina Amata. La madre, per ira contro Enea, che non voleva accettare per genero, si uccise.
17.35 piangendo forte, e dicea: «O regina,
17.36 perché per ira hai voluto esser nulla?

17.37 Ancisa t'hai per non perder Lavina;
17.38 or m'hai perduta! Io son essa che lutto,mostra/nascondi nota pu-17-38 lutto: piango (dal lat. luctus) per la tua morte, prima che per la morte di Turno ("altrui"). Turno, re dei Rutuli, era promesso sposo di Lavinia.
17.39 madre, a la tua pria ch'a l'altrui ruina».

17.40 Come si frange il sonno ove di buttomostra/nascondi nota pu-17-40 di butto: di botto, improvvisamente. .
17.41 nova luce percuote il viso chiuso,
17.42 che fratto guizza pria che muoia tutto;mostra/nascondi nota pu-17-42 che fratto guizza: che, pur interrotto, ancor serpeggia nelle membra, prima di scomparire interamente.

17.43 così l'imaginar mio cadde giuso
17.44 tosto che lume il volto mi percosse,
17.45 maggior assai che quel ch'è in nostro uso.

17.46 I' mi volgea per veder ov'io fosse,
17.47 quando una voce disse «Qui si monta»,
17.48 che da ogne altro intento mi rimosse;

17.49 e fece la mia voglia tanto pronta
17.50 di riguardar chi era che parlava,
17.51 che mai non posa, se non si raffronta.mostra/nascondi nota pu-17-51 se non si raffronta: se non trovandosi di fronte al suo oggetto, cioè all'Angelo che ha rivolto l'invito.

17.52 Ma come al sol che nostra vista gravamostra/nascondi nota pu-17-52 grava: opprime, e per troppo fulgore ( " soverchio " ) nasconde la sua forma.
17.53 e per soverchio sua figura vela,
17.54 così la mia virtù quivi mancava.mostra/nascondi nota pu-17-54 mancava: era inadeguata.

17.55 «Questo è divino spirito, che ne la
17.56 via da ir sù ne drizza sanza prego,
17.57 e col suo lume sé medesmo cela.

17.58 Sì fa con noi, come l'uom si fa sego;mostra/nascondi nota pu-17-58 sego: seco, con sè stesso. Ché colui il quale vede ciò che bisogna fare (" l'uopo ") e aspetta d'essere pregato, già si mette malignamente in atteggiamenti di rifiuto ( " al nego " ).
17.59 ché quale aspetta prego e l'uopo vede,
17.60 malignamente già si mette al nego.

17.61 Or accordiamo a tanto invito il piede;
17.62 procacciam di salir pria che s'abbui,
17.63 ché poi non si poria, se 'l dì non riede».mostra/nascondi nota pu-17-63 se 'l dì non riede: se il giorno non ritorna. E' impossibile procedere nel Purgatorio durante la notte (cfr. c. VII, 44).

17.64 Così disse il mio duca, e io con lui
17.65 volgemmo i nostri passi ad una scala;
17.66 e tosto ch'io al primo grado fui,

17.67 senti'mi presso quasi un muover d'ala
17.68 e ventarmi nel viso e dir: "Beatimostra/nascondi nota pu-17-68 e ventarmi nel viso: l'angelo cancella un'altra P. Le parole muovono da Matteo V,9: "Beati pacifici, quoniam filii Dei vocabuntur".
17.69 pacifici, che son sanz'ira mala!".

17.70 Già eran sovra noi tanto levati
17.71 li ultimi raggi che la notte segue,mostra/nascondi nota pu-17-71 che lo notte segue: ai quali vien dietro la notte.
17.72 che le stelle apparivan da più lati.

17.73 "O virtù mia, perché sì ti dilegue?",mostra/nascondi nota pu-17-73 virtù: la forza di procedere.
17.74 fra me stesso dicea, ché mi sentiva
17.75 la possa de le gambe posta in triegue.

17.76 Noi eravam dove più non saliva
17.77 la scala sù, ed eravamo affissi,mostra/nascondi nota pu-17-77 affissi: come approdati.
17.78 pur come nave ch'a la piaggia arriva.

17.79 E io attesi un poco, s'io udissi
17.80 alcuna cosa nel novo girone;
17.81 poi mi volsi al maestro mio, e dissi:

17.82 «Dolce mio padre, dì, quale offensionemostra/nascondi nota pu-17-82 offensione: peccato, che è offesa a Dio.
17.83 si purga qui nel giro dove semo?
17.84 Se i piè si stanno, non stea tuo sermone».

17.85 Ed elli a me: «L'amor del bene, scemo
17.86 del suo dover, quiritta si ristora;mostra/nascondi nota pu-17-86 quiritta: proprio qui (cfr. c. IV 125) si espia (" si ristora ") l'amore del vero bene, cui è mancata la sollecitudine dovuta (" scemo del suo dover"). E' il peccato d'accidia.
17.87 qui si ribatte il mal tardato remo.

17.88 Ma perché più aperto intendi ancora,
17.89 volgi la mente a me, e prenderai
17.90 alcun buon frutto di nostra dimora».mostra/nascondi nota pu-17-90 di nostra dimora: della sosta notturna.

17.91 «Né creator né creatura mai»,
17.92 cominciò el, «figliuol, fu sanza amore,
17.93 o naturale o d'animo; e tu 'l sai.mostra/nascondi nota pu-17-93 o naturale o d'animo: il primo è l'amore innato, istintivo, cioè determinato dalla natura; e poiché " ciò che viene dalla natura, viene da Dio " (cfr. Mon. III, XIV, 2) non può mai errare. L'altro è l'amore razionale, soggetto ad errare in tre modi : " per malo obietto ", cioè per essere rivolto ad oggetto riprovevole (superbia, invidia, ira) o "per troppo… di vigore " cioè per eccessivo interesse ai beni del mondo (avarizia, gola, lussuria) o " per poco di vigore " cioè per quella freddezza verso il sommo bene che costituisce il peccato d'accidia. Quando l'amore razionale è ben diretto verso il " primo " bene, Dio, e verso i " secondi ", i beni mondani, è moderato (" sé stesso misura "), non può esser causa di peccato (" mal diletto "); ma quando volge al male o pecca per eccesso e per difetto, la creatura (" sua fattura ") si volge contro il creatore (" 'l fattore ").

17.94 Lo naturale è sempre sanza errore,
17.95 ma l'altro puote errar per malo obietto
17.96 o per troppo o per poco di vigore.

17.97 Mentre ch'elli è nel primo ben diretto,
17.98 e ne' secondi sé stesso misura,
17.99 esser non può cagion di mal diletto;

17.100 ma quando al mal si torce, o con più cura
17.101 o con men che non dee corre nel bene,
17.102 contra 'l fattore adovra sua fattura.

17.103 Quinci comprender puoi ch'esser convene
17.104 amor sementa in voi d'ogne virtute
17.105 e d'ogne operazion che merta pene.

17.106 Or, perché mai non può da la salutemostra/nascondi nota pu-17-106 Or, perché mai: ora, poiché l'amore non può mai rimuover lo sguardo dal bene (" salute ") del soggetto (" subietto ") cioè della creatura che prova il sentimento, le cose sono sicure (" tute ", cfr. lat. tutus), cioè al riparo, dall'odio verso sè stesse: e poiché non si può concepire (" intender ") alcun essere separato e per sè stante dall'Essere primo, Dio, ne consegue che ogni creatura (" effetto ", cfr. c. XI, 3) è tagliata fuori ( decìso cfr. lat. decìdo) dalla possibilità di odiare Dio (" quello ").
17.107 amor del suo subietto volger viso,
17.108 da l'odio proprio son le cose tute;

17.109 e perché intender non si può diviso,
17.110 e per sé stante, alcuno esser dal primo,
17.111 da quello odiare ogne effetto è deciso.

17.112 Resta, se dividendo bene stimo,mostra/nascondi nota pu-17-112 Resta: dato che nessuna creatura può odiare sè stessa o Dio, rimane, se la mia classificazione è giusta, che il male che si desidera (" che s'ama ") è rivolto soltanto al prossimo; e tale amore del male del prossimo nasce in tre modi nella vostra natura, nel fango (" limo ") di cui siete impastati.
17.113 che 'l mal che s'ama è del prossimo; ed esso
17.114 amor nasce in tre modi in vostro limo.

17.115 E' chi, per esser suo vicin soppresso,mostra/nascondi nota pu-17-115 E' chi: c'è chi spera di eccellere per il fatto che il suo vicino sia da lui umiliato (" soppresso ") e solo per questo desidera che quello decada dalla sua grandezza. E' il peccato di superbia. C'è chi teme di perdere autorità, favore, onore e gloria a causa di altri che salga più in alto di lui, per cui si rode (" s'attrista ") tanto, che augura il contrario, cioè l'insuccesso, al suo rivale. E' il peccato d'invidia. E c'è chi, per un'offesa ricevuta (" ingiuria "), sembra che s'offenda (" ch'aonti ") sì che non aspiri ad altro che alla vendetta; e, ridottosi cosi ( " tal " ), gli è necessario approntare il male al prossimo. E' il peccato d'iracondia.
17.116 spera eccellenza, e sol per questo brama
17.117 ch'el sia di sua grandezza in basso messo;

17.118 è chi podere, grazia, onore e fama
17.119 teme di perder perch'altri sormonti,
17.120 onde s'attrista sì che 'l contrario ama;

17.121 ed è chi per ingiuria par ch'aonti,
17.122 sì che si fa de la vendetta ghiotto,
17.123 e tal convien che 'l male altrui impronti.

17.124 Questo triforme amor qua giù di sottomostra/nascondi nota pu-17-124 di sotto: nei primi tre gironi del Purgatorio.
17.125 si piange; or vo' che tu de l'altro intende,
17.126 che corre al ben con ordine corrotto.mostra/nascondi nota pu-17-126 con ordine corrotto: in disordine, cioè peccando per eccesso o per difetto.

17.127 Ciascun confusamente un bene apprendemostra/nascondi nota pu-17-127 apprende: conosce; già Marco Lombardo ha detto che l'anima ha una rudimentale conoscenza del bene, in quanto " mossa da lieto fattore " (cfr. c. XVI, 89); a quel bene aspira. (" disira ") e ciascuno si sforza (" contende ") di raggiungerlo. Ma, se l'amore è fiacco, questa cornice ve ne castiga, dopo un giusto pentimento. E' il peccato d'accidia punito appunto nel quarto girone.
17.128 nel qual si queti l'animo, e disira;
17.129 per che di giugner lui ciascun contende.

17.130 Se lento amore a lui veder vi tira
17.131 o a lui acquistar, questa cornice,
17.132 dopo giusto penter, ve ne martira.

17.133 Altro ben è che non fa l'uom felice;mostra/nascondi nota pu-17-133 Altro ben: il bene mondano.
17.134 non è felicità, non è la buona
17.135 essenza, d'ogne ben frutto e radice.

17.136 L'amor ch'ad esso troppo s'abbandona,mostra/nascondi nota pu-17-136 L'amor: l'amore, che eccessivamente indulge ai beni mondani, è punito nei tre cerchi a noi sovrastanti; sono i peccati di avarizia, gola, lussuria. Cosi è chiarita la classificazione dei peccati nel Purgatorio, semplicemente riferita ai sette peccati capitali; analoga, ma più complessa classificazione dei peccati nell'Infermo, è stata esposta, sempre da Virgilio, in Inf.XI.
17.137 di sovr'a noi si piange per tre cerchi;
17.138 ma come tripartito si ragiona,

17.139 tacciolo, acciò che tu per te ne cerchi».

Purgatorio : Canto 18

18.1 Posto avea fine al suo ragionamento
18.2 l'alto dottore, e attento guardava
18.3 ne la mia vista s'io parea contento;mostra/nascondi nota pu-18-3 vista: aspetto.

18.4 e io, cui nova sete ancor frugava,
18.5 di fuor tacea, e dentro dicea: "Forse
18.6 lo troppo dimandar ch'io fo li grava".mostra/nascondi nota pu-18-6 li grava: lo annoia.

18.7 Ma quel padre verace, che s'accorse
18.8 del timido voler che non s'apriva,mostra/nascondi nota pu-18-8 che non s'apriva: che non osava palesarsi.
18.9 parlando, di parlare ardir mi porse.

18.10 Ond'io: «Maestro, il mio veder s'avviva
18.11 sì nel tuo lume, ch'io discerno chiaro
18.12 quanto la tua ragion parta o descriva.mostra/nascondi nota pu-18-12 parta o descriva: affermi o esamini minutamente.

18.13 Però ti prego, dolce padre caro,
18.14 che mi dimostri amore, a cui reducimostra/nascondi nota pu-18-14 che mi dimostri: che mi spieghi cosa sia quest'amore, a cui tu riduci ogni virtù ("ogne buono operare") e i1 suo contrario, cioè ogni vizio.
18.15 ogne buono operare e 'l suo contraro».

18.16 «Drizza», disse, «ver' me l'agute luci
18.17 de lo 'ntelletto, e fieti manifesto
18.18 l'error de' ciechi che si fanno duci.mostra/nascondi nota pu-18-18 che si fanno duci: che pretendono far da guida.

18.19 L'animo, ch'è creato ad amar presto,mostra/nascondi nota pu-18-19 presto: disposto, pronto potenzialmente.
18.20 ad ogne cosa è mobile che piace,
18.21 tosto che dal piacere in atto è desto.mostra/nascondi nota pu-18-21 tosto che: non appena, dal piacere, è sollecitato (" desto ") a tradurre in atto la sua disposizione potenziale.

18.22 Vostra apprensiva da esser veracemostra/nascondi nota pu-18-22 Vostra apprensiva: la vostra facoltà conoscitiva deriva l'immagine (" tragge intenzione ") dalla realtà (" da esser verace " ) e la chiarisce ( " spiega " ) in voi, si che fa volgere ad essa il vostro animo e se, una volta che ad essa sia intento, l'animo si sente attratto ( " si piega " ), questo è amore ed è amor naturale, cioè innato o istintivo (" natura ") che, mediante il piacere, per la prima volta (" di novo ") si concretizza in voi (" si lega ").
18.23 tragge intenzione, e dentro a voi la spiega,
18.24 sì che l'animo ad essa volger face;

18.25 e se, rivolto, inver' di lei si piega,
18.26 quel piegare è amor, quell'è natura
18.27 che per piacer di novo in voi si lega.

18.28 Poi, come 'l foco movesi in alturamostra/nascondi nota pu-18-28 Poi: poi, come il fuoco va verso l'alto per il suo principio formale ("forrma") che è fatto per salire verso la sua sfera, cioè quella del fuoco (cfr. Par. c. I, 115), dove dura di più trovandosi nel suo proprio elemento (" in sua matera "), cosi l'animo, preso dall'attrazione per la cosa di cui la facoltà conoscitiva gli ha fornito conoscenza (" preso "), entra in desiderio, che è moto dello spirito, e non ha tregua (" mai non posa ") finché non riesca a godere della cosa amata. E' questo l'amore d'animo.
18.29 per la sua forma ch'è nata a salire
18.30 là dove più in sua matera dura,

18.31 così l'animo preso entra in disire,
18.32 ch'è moto spiritale, e mai non posa
18.33 fin che la cosa amata il fa gioire.

18.34 Or ti puote apparer quant'è nascosa
18.35 la veritate a la gente ch'avveramostra/nascondi nota pu-18-35 ch'avvera: che tiene per vero che l'amore sia sempre, in sè, una cosa lodevole, forse perché sempre buona sembra essere la sua materia, cioè la naturale disposizione ad amare; ma, sebbene la cera sia buona, non tutte le forme ( " segno ") impresse alla cera sono buone.
18.36 ciascun amore in sé laudabil cosa;

18.37 però che forse appar la sua matera
18.38 sempre esser buona, ma non ciascun segno
18.39 è buono, ancor che buona sia la cera».

18.40 «Le tue parole e 'l mio seguace ingegno»,mostra/nascondi nota pu-18-40 seguace: che seguiva il tuo ragionamento.
18.41 rispuos'io lui, «m'hanno amor discoverto,
18.42 ma ciò m'ha fatto di dubbiar più pregno;

18.43 ché, s'amore è di fuori a noi offerto,mostra/nascondi nota pu-18-43 ché, s'amore: ché se amore deriva da qualcosa che è fuori di noi, e se l'anima non procede che per suo naturale impulso, non è merito suo (" suo merto ") se va dritto, né è sua colpa se prende un cammino torto. E' un caratteristico esempio di sillogismo.
18.44 e l'anima non va con altro piede,
18.45 se dritta o torta va, non è suo merto».

18.46 Ed elli a me: «Quanto ragion qui vede,
18.47 dir ti poss'io; da indi in là t'aspettamostra/nascondi nota pu-18-47 t'aspetta: affidati.
18.48 pur a Beatrice, ch'è opra di fede.

18.49 Ogne forma sustanzial, che settamostra/nascondi nota pu-18-49 Ogne forma sustanzial: ogni anima, che è separata, distinta (" setta " cfr. lat. secta) dalla materia, ma con essa legata nel corpo che forma un tutto unico, ha in sè raccolta (" colletta " cfr. lat. collecta) una particolare attitudine, che non è percepita se non quando opera, e che non si rivela altro che nei suoi effetti, come la vita in una pianta si rivela nel germogliare di verdi foglie.
18.50 è da matera ed è con lei unita,
18.51 specifica vertute ha in sé colletta,

18.52 la qual sanza operar non è sentita,
18.53 né si dimostra mai che per effetto,
18.54 come per verdi fronde in pianta vita.

18.55 Però, là onde vegna lo 'ntellettomostra/nascondi nota pu-18-55 Però: perciò (poiché la particolare attitudine si rivela soltanto attraverso gli effetti), non si sa donde provenga la conoscenza delle cognizioni fondamentali (gli assiomi) e l'amore dei beni cui naturalmente l'uomo si rivolge (il vero, il bello, Dio), e che sono negli uomini, come nell'ape la predisposizione e la tendenza (" studio " cfr. lat. studium) a produrre il miele. E questa prima tendenza a quei beni, essendo innata, non merita né lode né biasimo.
18.56 de le prime notizie, omo non sape,
18.57 e de' primi appetibili l'affetto,

18.58 che sono in voi sì come studio in ape
18.59 di far lo mele; e questa prima voglia
18.60 merto di lode o di biasmo non cape.

18.61 Or perché a questa ogn'altra si raccoglia,mostra/nascondi nota pu-18-61 Or: ora, perché a questa innata tendenza si uniformi ogni altra voglia (" si raccoglia "), vi è innata la facoltà razionale, capace di consigliare e di controllare i desideri, prima che ad essi si dia libero sfogo ( " l'assenso " ); tale è il libero arbitrio.
18.62 innata v'è la virtù che consiglia,
18.63 e de l'assenso de' tener la soglia.

18.64 Quest'è 'l principio là onde si pigliamostra/nascondi nota pu-18-64 Quest'è 'l principio: da questa prima voglia deriva " la ragione per cui voi meritate (lode o biasimo) a seconda che essa virtù accolga e scelga come oggetti dell'amore il bene o il male" (Momigliano).
18.65 ragion di meritare in voi, secondo
18.66 che buoni e rei amori accoglie e viglia.

18.67 Color che ragionando andaro al fondo,
18.68 s'accorser d'esta innata libertate;
18.69 però moralità lasciaro al mondo.mostra/nascondi nota pu-18-69 moralità: le leggi morali.

18.70 Onde, poniam che di necessitate
18.71 surga ogne amor che dentro a voi s'accende,
18.72 di ritenerlo è in voi la podestate.mostra/nascondi nota pu-18-72 di ritenerlo: di frenarlo, se scelga il male come oggetto.

18.73 La nobile virtù Beatrice intendemostra/nascondi nota pu-18-73 La nobile virtù: la facoltà di frenare o di assecondare gli impulsi naturali. Beatrice parlerà del libero arbitrio nel c. V del Paradiso.
18.74 per lo libero arbitrio, e però guarda
18.75 che l'abbi a mente, s'a parlar ten prende».

18.76 La luna, quasi a mezza notte tarda,mostra/nascondi nota pu-18-76 La luna: la luna, che aveva tardato a levarsi fin quasi a mezzanotte.
18.77 facea le stelle a noi parer più rade,
18.78 fatta com'un secchion che tuttor arda;mostra/nascondi nota pu-18-78 un secchion: è l'aspetto convesso della luna calante.

18.79 e correa contro 'l ciel per quelle strademostra/nascondi nota pu-18-79 per quelle strade: lungo quel cammino che il sole accende, intorno al solstizio d'inverno, quando i Romani lo vedono tramontare tra Sardegna e Corsica.
18.80 che 'l sole infiamma allor che quel da Roma
18.81 tra Sardi e ' Corsi il vede quando cade.

18.82 E quell'ombra gentil per cui si noma
18.83 Pietola più che villa mantoana,mostra/nascondi nota pu-18-83 Pietola: è l'antica Andes, patria di Virgilio, per i cui meriti essa è famosa ( " si noma " ) più che ogni altra città del Mantovano.
18.84 del mio carcar diposta avea la soma;mostra/nascondi nota pu-18-84 del mio carcar: del dubbio che mi gravava la mente.

18.85 per ch'io, che la ragione aperta e piana
18.86 sovra le mie quistioni avea ricolta,
18.87 stava com'om che sonnolento vana.mostra/nascondi nota pu-18-87 vana: vaneggia per stanchezza.

18.88 Ma questa sonnolenza mi fu tolta
18.89 subitamente da gente che dopo
18.90 le nostre spalle a noi era già volta.

18.91 E quale Ismeno già vide e Asopomostra/nascondi nota pu-18-91 Ismeno: è, con l'Asopo, un fiume della Beozia, lungo le cui rive i Tebani correvano in folla furente, invocando Bacco, loro protettore.
18.92 lungo di sè di notte furia e calca,
18.93 pur che i Teban di Bacco avesser uopo,

18.94 cotal per quel giron suo passo falca,mostra/nascondi nota pu-18-94 falca: si rammenti il "Salcare" del passo dei cavalli. L'immagine è tolta dall'inascare che fanno la schiena e le gambe a modo di falce.
18.95 per quel ch'io vidi di color, venendo,
18.96 cui buon volere e giusto amor cavalca.mostra/nascondi nota pu-18-96 cui: che il buon volere e il giusto amore sprona ( " cavalca " ).

18.97 Tosto fur sovr'a noi, perché correndo
18.98 si movea tutta quella turba magna;
18.99 e due dinanzi gridavan piangendo:

18.100 «Maria corse con fretta a la montagna;mostra/nascondi nota pu-18-100 Maria : è il primo esempio di sollecitudine: Maria, appena saputo che Elisabetta era incinta, corse da lei per prestarle aiuto. il secondo, ricorda l'operazione militare di Cesare, il quale, per conquistare Ilerda, cioè Lerida, nella Spagna, prima colpi Marsiglia, poi, lasciato Bruto a comandante del presidio, accorse in Spagna contro Afranio e Petreio, luogotenenti di Pompeo.
18.101 e Cesare, per soggiogare Ilerda,
18.102 punse Marsilia e poi corse in Ispagna».

18.103 «Ratto, ratto, che 'l tempo non si perda
18.104 per poco amor», gridavan li altri appresso,
18.105 «che studio di ben far grazia rinverda».mostra/nascondi nota pu-18-105 rinverda: rinverdisce, ravviva.

18.106 «O gente in cui fervore aguto adesso
18.107 ricompie forse negligenza e indugiomostra/nascondi nota pu-18-107 ricompie: ricompensa.
18.108 da voi per tepidezza in ben far messo,

18.109 questi che vive, e certo i' non vi bugio,mostra/nascondi nota pu-18-109 non vi bugio: non vi mentisco.
18.110 vuole andar sù, pur che 'l sol ne riluca;mostra/nascondi nota pu-18-110 pur che: non appena.
18.111 però ne dite ond'è presso il pertugio».

18.112 Parole furon queste del mio duca;
18.113 e un di quelli spirti disse: «Vieni
18.114 di retro a noi, e troverai la buca.

18.115 Noi siam di voglia a muoverci sì pieni,
18.116 che restar non potem; però perdona,
18.117 se villania nostra giustizia tieni.mostra/nascondi nota pu-18-117 nostra giustizia: quel che giustamente siamo costretti a fare.

18.118 Io fui abate in San Zeno a Veronamostra/nascondi nota pu-18-118 Io fui abate: non si sa con precisione chi sia l'abate di San Zeno, in Verona. I commentatori, tuttavia, si orientano su un Gherardo, morto nel 1187.
18.119 sotto lo 'mperio del buon Barbarossa,mostra/nascondi nota pu-18-119 Barbarossa: è il famoso Federico I, che distrusse Milano nel 1162.
18.120 di cui dolente ancor Milan ragiona.

18.121 E tale ha già l'un piè dentro la fossa,mostra/nascondi nota pu-18-121 E tale: è Alberto della Scala, che mori il 10 settembre 1301.
18.122 che tosto piangerà quel monastero,
18.123 e tristo fia d'avere avuta possa;

18.124 perché suo figlio, mal del corpo intero,mostra/nascondi nota pu-18-124 suo figlio: il figlio illegittimo Giuseppe (" che mal nacque "), difettoso di corpo e di mente (" mal… intero "), fu creato, da Alberto, abate di San Zeno.
18.125 e de la mente peggio, e che mal nacque,
18.126 ha posto in loco di suo pastor vero».

18.127 Io non so se più disse o s'ei si tacque,
18.128 tant'era già di là da noi trascorso;
18.129 ma questo intesi, e ritener mi piacque.

18.130 E quei che m'era ad ogne uopo soccorso
18.131 disse: «Volgiti qua: vedine due
18.132 venir dando a l'accidia di morso».

18.133 Di retro a tutti dicean: «Prima fuemostra/nascondi nota pu-18-133 Prima fue: è il primo esempio di accidia punita: gli Ebrei, davanti ai quali si era aperto il mar Rosso, essendo restii a seguire Mosè, furono distrutti ad opera di Dio nel deserto prima che il Giordano, fiume della Palestina, vedesse giunger loro che erano eredi di quella terra. Il secondo: i compagni di Enea (" figlio d'Anchise ") che non sopportarono di condurre fino in fondo l'impresa, ma si fermarono in Sicilia con Aceste, si condannarono a una vita senza gloria.
18.134 morta la gente a cui il mar s'aperse,
18.135 che vedesse Iordan le rede sue.

18.136 E quella che l'affanno non sofferse
18.137 fino a la fine col figlio d'Anchise,
18.138 sé stessa a vita sanza gloria offerse».

18.139 Poi quando fuor da noi tanto divise
18.140 quell'ombre, che veder più non potiersi,mostra/nascondi nota pu-18-140 potiersi: si potevano.
18.141 novo pensiero dentro a me si mise,

18.142 del qual più altri nacquero e diversi;
18.143 e tanto d'uno in altro vaneggiai,
18.144 che li occhi per vaghezza ricopersi,mostra/nascondi nota pu-18-144 ricopersi: chiusi, per quel vagare della mente.

18.145 e 'l pensamento in sogno trasmutai.

Purgatorio : Canto 19

19.1 Ne l'ora che non può 'l calor diurnomostra/nascondi nota pu-19-1 Ne l'ora: nell'ora in cui il calore del sole non può temperare il freddo lunare, perché sopraffatto dalla naturale freddezza della terra o, se esso si trovi all'orizzonte, di Saturno pianeta che si credeva apportasse freddo; e quando i geomanti, (cioè gli indovini che ottenevano i loro presagi da figure tracciate in terra mediante la congiunzione di certi punti corrispondenti ad alcune costellazioni), vedono sorgere sul far dell'aurora il segno da essi detto di Maggior Fortuna (formato dalla congiunzione di sei stelle dell'Acquario e dei Pesci), in una zona del cielo che per poco ancora rimane oscura, in virtù di esso segno che precede l'aurora. In conclusione, Dante vuol dire che era l'alba, momento in cui si riteneva che i sogni avessero il crisma della veridicità.
19.2 intepidar più 'l freddo de la luna,
19.3 vinto da terra, e talor da Saturno

19.4 - quando i geomanti lor Maggior Fortuna
19.5 veggiono in oriente, innanzi a l'alba,
19.6 surger per via che poco le sta bruna -,

19.7 mi venne in sogno una femmina balba,mostra/nascondi nota pu-19-7 balba: balbuziente.
19.8 ne li occhi guercia, e sovra i piè distorta,
19.9 con le man monche, e di colore scialba.

19.10 Io la mirava; e come 'l sol conforta
19.11 le fredde membra che la notte aggrava,mostra/nascondi nota pu-19-11 aggrava: intorpidisce.
19.12 così lo sguardo mio le facea scortamostra/nascondi nota pu-19-12 le facea scorta: le rendeva spedita, cioè capace di parlare senza balbutire, la lingua. Sotto lo sguardo di Dante avviene dunque una trasformazione della donna deforme, che si drizza sulla persona e acquista il roseo pallore che ispira sentimenti d'amore. Notare l'"enjambement" col verso successivo.

19.13 la lingua, e poscia tutta la drizzava
19.14 in poco d'ora, e lo smarrito volto,
19.15 com'amor vuol, così le colorava.

19.16 Poi ch'ell'avea 'l parlar così disciolto,
19.17 cominciava a cantar sì, che con pena
19.18 da lei avrei mio intento rivolto.mostra/nascondi nota pu-19-18 mio intento: la mia attenzione.

19.19 «Io son», cantava, «io son dolce serena,mostra/nascondi nota pu-19-19 serena: sirena; già nell'antichità le sirene simboleggiavano l'allettamento dei falsi piaceri, e ben si adatta questo ricordo mitologico alla " femmina balba " che rappresenta l'amore errante per eccesso (cfr. c. XVII, 96).
19.20 che ' marinari in mezzo mar dismago;mostra/nascondi nota pu-19-20 dismago: incanto.
19.21 tanto son di piacere a sentir piena!

19.22 Io volsi Ulisse del suo cammin vagomostra/nascondi nota pu-19-22 Io volsi: io piegai Ulisse al mio canto, distogliendolo dal suo cammino errabondo (" vago "). L'episodio di Ulisse che, legato all'albero della nave, riesce ad ascoltare il canto delle Sirene e a salvarsi perché i compagni, con la cera alle orecchia non odono il suo ordine di fermarsi, si legge nel XII canto dell'Odissea. Probabilmente Dante lo conobbe da una narrazione leggendaria medioevale.
19.23 al canto mio; e qual meco s'ausa,mostra/nascondi nota pu-19-23 meco s'ausa: prende dimestichezza con me.
19.24 rado sen parte; sì tutto l'appago!».

19.25 Ancor non era sua bocca richiusa,
19.26 quand'una donna apparve santa e prestamostra/nascondi nota pu-19-26 presta: sollecita.
19.27 lunghesso me per far colei confusa.

19.28 «O Virgilio, Virgilio, chi è questa?»,
19.29 fieramente dicea; ed el venìa
19.30 con li occhi fitti pur in quella onesta.

19.31 L'altra prendea, e dinanzi l'apria
19.32 fendendo i drappi, e mostravami 'l ventre;
19.33 quel mi svegliò col puzzo che n'uscìa.

19.34 Io mossi li occhi, e 'l buon maestro: «Almen tremostra/nascondi nota pu-19-34 Almen tre: da lèggere "almentre".
19.35 voci t'ho messe!», dicea. «Surgi e vieni;
19.36 troviam l'aperta per la qual tu entre».mostra/nascondi nota pu-19-36 l'aperta: l'apertura della scala che mena al quinto girone (cfr. c. IV, 19).

19.37 Sù mi levai, e tutti eran già pieni
19.38 de l'alto dì i giron del sacro monte,
19.39 e andavam col sol novo a le reni.mostra/nascondi nota pu-19-39 a le reni: alle spalle. I poeti procedono verso occidente.

19.40 Seguendo lui, portava la mia fronte
19.41 come colui che l'ha di pensier carca,
19.42 che fa di sé un mezzo arco di ponte;mostra/nascondi nota pu-19-42 mezzo arco di ponte: la persona di Dante è curva come la metà di un arco di ponte.

19.43 quand'io udi' «Venite; qui si varca»,
19.44 parlare in modo soave e benigno,
19.45 qual non si sente in questa mortal marca.mostra/nascondi nota pu-19-45 marca: era, propriamente, la terra di confine. Qui vale terra, in generale.

19.46 Con l'ali aperte, che parean di cigno,
19.47 volseci in sù colui che sì parlonne
19.48 tra due pareti del duro macigno.

19.49 Mosse le penne poi e ventilonne,mostra/nascondi nota pu-19-49 e ventilonne: è l'ormai consueta maniera di cancellare le P dalla fronte del poeta.
19.50 "Qui lugent" affermando esser beati,mostra/nascondi nota pu-19-50 Qui lugent: coloro che piangono. E' parafrasi della terza beatitudine del Discorso della montagna (Matteo V 5).
19.51 ch'avran di consolar l'anime donne.mostra/nascondi nota pu-19-51 donne: signore (cfr. lat. dominae); perciò: avranno le anime ricche di consolazione ( " consolar " ).

19.52 «Che hai che pur inver' la terra guati?»,
19.53 la guida mia incominciò a dirmi,
19.54 poco amendue da l'angel sormontati.

19.55 E io: «Con tanta sospeccion fa irmimostra/nascondi nota pu-19-55 sospeccion: sospetto, dubbio; irmi: andare.
19.56 novella vision ch'a sé mi piega,
19.57 sì ch'io non posso dal pensar partirmi».

19.58 «Vedesti», disse, «quell'antica strega
19.59 che sola sovr'a noi omai si piagne;mostra/nascondi nota pu-19-59 sovr'a noi: nei gironi rimasti si purgano i peccati determinati da eccesso di amore errante.
19.60 vedesti come l'uom da lei si slega.

19.61 Bastiti, e batti a terra le calcagne;
19.62 li occhi rivolgi al logoro che giramostra/nascondi nota pu-19-62 logoro: cfr. Inf. c. XVII, 128.
19.63 lo rege etterno con le rote magne».

19.64 Quale 'l falcon, che prima a' piè si mira,
19.65 indi si volge c e si protendemostra/nascondi nota pu-19-65 al grido: alla voce del falconiere.
19.66 per lo disio del pasto che là il tira,

19.67 tal mi fec'io; e tal, quanto si fende
19.68 la roccia per dar via a chi va suso,
19.69 n'andai infin dove 'l cerchiar si prende.mostra/nascondi nota pu-19-69 'l cerchiar si prende: si apre il cerchio che costituisce il quinto girone.

19.70 Com'io nel quinto giro fui dischiuso,
19.71 vidi gente per esso che piangea,
19.72 giacendo a terra tutta volta in giuso.

19.73 "Adhaesit pavimento anima mea"mostra/nascondi nota pu-19-73 Adhaesit pavimento anima mea: la mia anima è rimasta attaccata alla terra (Salmo CXVIII, 25). I1 versetto è cantato dagli avari e dai prodighi, espianti in questo girone, distesi bocconi al suolo.
19.74 sentia dir lor con sì alti sospiri,
19.75 che la parola a pena s'intendea.

19.76 «O eletti di Dio, li cui soffriri
19.77 e giustizia e speranza fa men duri,
19.78 drizzate noi verso li alti saliri».

19.79 «Se voi venite dal giacer sicuri,mostra/nascondi nota pu-19-79 sicuri: liberi dal giacere, cioè esenti dalla pena.
19.80 e volete trovar la via più tosto,
19.81 le vostre destre sien sempre di fori».mostra/nascondi nota pu-19-81 di fori: di fuori, cioè a destra, verso l'esterno.

19.82 Così pregò 'l poeta, e sì risposto
19.83 poco dinanzi a noi ne fu; per ch'io
19.84 nel parlare avvisai l'altro nascosto,mostra/nascondi nota pu-19-84 l'altro: il resto, cioè colui che parlava e che non era possibile vedere, data la posizione.

19.85 e volsi li occhi a li occhi al segnor mio:
19.86 ond'elli m'assentì con lieto cenno
19.87 ciò che chiedea la vista del disio.

19.88 Poi ch'io potei di me fare a mio senno,
19.89 trassimi sovra quella creatura
19.90 le cui parole pria notar mi fenno,

19.91 dicendo: «Spirto in cui pianger maturamostra/nascondi nota pu-19-91 matura: porta a compimento l'espiazione (" quel "), senza di che non si può tornare a Dio.
19.92 quel sanza 'l quale a Dio tornar non pòssi,
19.93 sosta un poco per me tua maggior cura.mostra/nascondi nota pu-19-93 sosta: interrompi.

19.94 Chi fosti e perché vòlti avete i dossi
19.95 al sù, mi dì, e se vuo' ch'io t'impetrimostra/nascondi nota pu-19-95 t'impetri: ottenga in tuo favore.
19.96 cosa di là ond'io vivendo mossi».

19.97 Ed elli a me: «Perché i nostri diretri
19.98 rivolga il cielo a sé, saprai; ma prima
19.99 scias quod ego fui successor Petri.mostra/nascondi nota pu-19-99 scias: sappi ch'io fui successore di Pietro, cioè fui papa.

19.100 Intra Siestri e Chiaveri s'adimamostra/nascondi nota pu-19-100 Intra Siestri: tra Sestri e Chiavari scende a valle (" s'adima ", va ad imo, al basso) il fiume Lavagna e dal suo nome prende origine (" fa sua cima ") il titolo della mia famiglia. Chi parla è Ottobuono dei Fieschi, conti di Lavagna, pontefice dall' 11 luglio al 18 agosto 1276, col nome di Adriano IV.
19.101 una fiumana bella, e del suo nome
19.102 lo titol del mio sangue fa sua cima.

19.103 Un mese e poco più prova' io come
19.104 pesa il gran manto a chi dal fango il guarda,
19.105 che piuma sembran tutte l'altre some.

19.106 La mia conversione, omè!, fu tarda;
19.107 ma, come fatto fui roman pastore,
19.108 così scopersi la vita bugiarda.mostra/nascondi nota pu-19-108 la vita bugiarda: la vita umana, che non mantiene le sue ingannevoli promesse.

19.109 Vidi che lì non s'acquetava il core,
19.110 né più salir potiesi in quella vita;
19.111 per che di questa in me s'accese amore.

19.112 Fino a quel punto misera e partitamostra/nascondi nota pu-19-112 partita: lontana.
19.113 da Dio anima fui, del tutto avara:mostra/nascondi nota pu-19-113 avara: avida, vinta dalla cupidigia.
19.114 or, come vedi, qui ne son punita.

19.115 Quel ch'avarizia fa, qui si dichiaramostra/nascondi nota pu-19-115 si dichiara: appare chiara nel modo della pena.
19.116 in purgazion de l'anime converse;
19.117 e nulla pena il monte ha più amara.

19.118 Sì come l'occhio nostro non s'adersemostra/nascondi nota pu-19-118 non s'aderse: non seppe elevarsi.
19.119 in alto, fisso a le cose terrene,
19.120 così giustizia qui a terra il merse.mostra/nascondi nota pu-19-120 il merse: lo sommerse, costringendolo a terra.

19.121 Come avarizia spense a ciascun bene
19.122 lo nostro amore, onde operar perdési,mostra/nascondi nota pu-19-122 onde operar perdési: per cui fu inutile il nostro operare.
19.123 così giustizia qui stretti ne tene,

19.124 ne' piedi e ne le man legati e presi;
19.125 e quanto fia piacer del giusto Sire,
19.126 tanto staremo immobili e distesi».

19.127 Io m'era inginocchiato e volea dire;
19.128 ma com'io cominciai ed el s'accorse,
19.129 solo ascoltando, del mio reverire,mostra/nascondi nota pu-19-129 del mio reverire: del mio atteggiamento reverente.

19.130 «Qual cagion», disse, «in giù così ti torse?».
19.131 E io a lui: «Per vostra dignitate
19.132 mia coscienza dritto mi rimorse».

19.133 «Drizza le gambe, lèvati sù, frate!»,
19.134 rispuose; «non errar: conservo sonomostra/nascondi nota pu-19-134 conservo: sono servo insieme con te e con gli altri uomini di un solo signore (" podestate ").
19.135 teco e con li altri ad una podestate.

19.136 Se mai quel santo evangelico suonomostra/nascondi nota pu-19-136 Se mai: se mai hai udito e compreso ( " intendesti ") le parole che Gesù disse ai Sadducei, per spiegare di chi sarebbe stata, dopo la resurrezione, una donna che aveva avuto sette mariti, puoi comprendere perché io ragiono così. La risposta di Gesù è " Neque nubent neque nubentur ", cioè le donne non sposeranno, né saranno sposate, perché dopo la resurrezione, di fronte a Dio, non avranno alcun valore i rapporti umani. Ecco perché Adriano V non vuole la reverenza di Dante.
19.137 che dice "Neque nubent" intendesti,
19.138 ben puoi veder perch'io così ragiono.

19.139 Vattene omai: non vo' che più t'arresti;
19.140 ché la tua stanza mio pianger disagia,mostra/nascondi nota pu-19-140 disagia: toglie agio, cioè impedisce.
19.141 col qual maturo ciò che tu dicesti.

19.142 Nepote ho io di là c'ha nome Alagia,mostra/nascondi nota pu-19-142 Alagia: Alagia Fieschi, moglie di Moroello Malaspina e figlia di Niccolò Fieschi, fratello di Adriano.
19.143 buona da sé, pur che la nostra casa
19.144 non faccia lei per essempro malvagia;mostra/nascondi nota pu-19-144 per essempro: offrendole cattivi esempi.

19.145 e questa sola di là m'è rimasa».

Purgatorio : Canto 20

20.1 Contra miglior voler voler mal pugna;mostra/nascondi nota pu-20-1 Contra miglior voler: una volontà mal riesce a combattere (" mal pugna ") contro una volontà più forte, per cui, allo scopo di fargli piacere (" per piacerli "), pur contro il mio desiderio, estrassi dall'acqua la spugna non bene imbevuta (" non sazia "), cioè mi astenni dal domandar più oltre.
20.2 onde contra 'l piacer mio, per piacerli,
20.3 trassi de l'acqua non sazia la spugna.

20.4 Mossimi; e 'l duca mio si mosse per li
20.5 luoghi spediti pur lungo la roccia,mostra/nascondi nota pu-20-5 spediti: liberi soltanto lungo la parete rocciosa, come sulle mura si procede rasente ai merli.
20.6 come si va per muro stretto a' merli;

20.7 ché la gente che fonde a goccia a gocciamostra/nascondi nota pu-20-7 fonde: effonde con le lacrime.
20.8 per li occhi il mal che tutto 'l mondo occupa,
20.9 da l'altra parte in fuor troppo s'approccia.mostra/nascondi nota pu-20-9 s'approccia: s'avvicina.

20.10 Maladetta sie tu, antica ,mostra/nascondi nota pu-20-10 lupa: è il simbolo dell'avarizia o dell'incontinenza (cfr. Inf. c. I, 49).
20.11 che più che tutte l'altre bestie hai preda
20.12 per la tua fame sanza fine cupa!mostra/nascondi nota pu-20-12 cupa: profonda, perciò insaziabile.

20.13 O ciel, nel cui girar par che si credamostra/nascondi nota pu-20-13 nel cui girar: si credeva che il moto dei Cieli influisse sulle vicende umane.
20.14 le condizion di qua giù trasmutarsi,
20.15 quando verrà per cui questa disceda?mostra/nascondi nota pu-20-15 quando verrà: il Veltro (cfr. Inf. c. I, 101) per la cui opera (" per cui ") questa si allontani (" disceda ") dal nostro mondo, per tornare all'inferno " là onde invidia prima dipartilla " (cfr. Inf. c. I, 111).

20.16 Noi andavam con passi lenti e scarsi,
20.17 e io attento a l'ombre, ch'i' sentia
20.18 pietosamente piangere e lagnarsi;

20.19 e per ventura udi' «Dolce Maria!»
20.20 dinanzi a noi chiamar così nel pianto
20.21 come fa donna che in parturir sia;

20.22 e seguitar: «Povera fosti tanto,
20.23 quanto veder si può per quello ospiziomostra/nascondi nota pu-20-23 ospizio: la stalla di Betlemme, ove deponesti la santa creatura che porta nel seno.
20.24 dove sponesti il tuo portato santo».

20.25 Seguentemente intesi: «O buon Fabrizio,mostra/nascondi nota pu-20-25 Fabrizio: è il console romano Caio Fabrizio Luscino, il quale rifiutò i doni a lui offerti, dai Sanniti prima e da Pirro dopo, e morì cosi povero, che i suoi funerali si svolsero a spese dello stato.
20.26 con povertà volesti anzi virtutemostra/nascondi nota pu-20-26 volesti anzi: preferisti.
20.27 che gran ricchezza posseder con vizio».

20.28 Queste parole m'eran sì piaciute,
20.29 ch'io mi trassi oltre per aver contezzamostra/nascondi nota pu-20-29 contezza: cognizione, conoscenza.
20.30 di quello spirto onde parean venute.

20.31 Esso parlava ancor de la larghezzamostra/nascondi nota pu-20-31 larghezza : la generosa elargizione con la quale San Niccolò, patrono di Bari, nottetempo, fornì la dote a tre fanciulle, figlie di un suo vicino, il quale, per mancanza di denaro aveva deciso di prostituirle.
20.32 che fece Niccolò a le pulcelle,
20.33 per condurre ad onor lor giovinezza.

20.34 «O anima che tanto ben favelle,
20.35 dimmi chi fosti», dissi, «e perché sola
20.36 tu queste degne lode rinovelle.mostra/nascondi nota pu-20-36 rinovelle: ricordi queste meritate lodi.

20.37 Non fia sanza mercé la tua parola,mostra/nascondi nota pu-20-37 sanza mercé: senza compenso di suffragi.
20.38 s'io ritorno a compiér lo cammin cortomostra/nascondi nota pu-20-38 lo cammin corto: il resto della vita mortale.
20.39 di quella vita ch'al termine vola».

20.40 Ed elli: «Io ti dirò, non per conforto
20.41 ch'io attenda di là, ma perché tanta
20.42 grazia in te luce prima che sie morto.

20.43 Io fui radice de la mala pianta
20.44 che la terra cristiana tutta aduggia,mostra/nascondi nota pu-20-44 aduggia: ricopre con la sua ombra.
20.45 sì che buon frutto rado se ne schianta.

20.46 Ma se Doagio, Lilla, Guanto e Bruggiamostra/nascondi nota pu-20-46 Ma se Doagio: ma se Douai, Lilla, Gant e Bruges, città della Fiandra, potessero, presto trarrebbero vendetta del tradimento perpetrato da Filippo il Bello e dal fratello Carlo di Valois ai danni del conte di Fiandra, nel 1299. E la vendetta, in effetti, venne nel 1302, quando i Francesi subirono una dura sconfitta a Courtrai. Ennesima e feroce profezia "ex eventu".
20.47 potesser, tosto ne saria vendetta;
20.48 e io la cheggio a lui che tutto giuggia.mostra/nascondi nota pu-20-48 a lui: a Dio, colui che tutto giudica ( " giuggia " ).

20.49 Chiamato fui di là Ugo Ciappetta;mostra/nascondi nota pu-20-49 Ugo Ciappetta: era il soprannome di Ugo II, duca di francia dal 960, eletto re di Francia nella Dieta di Compiègne del 987, alla morte dell'ultimo carolingio, Ludovico V il Neghittoso. Figlio dunque di Ugo il Grande, che storicamente è da considerarsi il vero fondatore della dinastia capetingia. Ma dei due Ughi Dante fa un solo personaggio.
20.50 di me son nati i Filippi e i Luigimostra/nascondi nota pu-20-50 i Filippi e i Luigi: nomi quasi costanti dei primogeniti capetingi saliti al trono.
20.51 per cui novellamente è Francia retta.

20.52 Figliuol fu' io d'un beccaio di Parigi:mostra/nascondi nota pu-20-52 Figliuol fu' io: è una leggenda. In realtà Ugo Capeto fu figlio, come si è detto, di Ugo il Grande, duca di Francia, Borgogna e Aquitania, conte di Parigi e d'Orléans.
20.53 quando li regi antichi venner menomostra/nascondi nota pu-20-53 li regi antichi: i Carolingi.
20.54 tutti, fuor ch'un renduto in panni bigi,mostra/nascondi nota pu-20-54 fuor ch'un: tranne Carlo, duca di Lorena, il quale però non fu affatto frate (" renduto in panni bigi ") ma, consegnato proditoriamente ad Ugo Capeto, morì poco dopo in prigione.

20.55 trova'mi stretto ne le mani il frenomostra/nascondi nota pu-20-55 trová' mi: veramente già il padre di Ugo Capeto, sia pur senza titolo regio, governava in nome degli ultimi due re Carolingi.
20.56 del governo del regno, e tanta possamostra/nascondi nota pu-20-56 e tanta possa: e tanta potenza di nuovo acquisto e così pieno di seguaci che, alla corona vacante, fu promosso mio figlio, dal quale cominciarono le consacrazioni. In realtà le consacrazioni regie, celebrate con l'unzione nella cattedrale di Reims, cominciarono proprio con Ugo Capeto, il quale associò al governo, per assicurargli la successione al trono, il proprio figlio Roberto. E quando questi fu incoronato, la corona non era vacante ( " vedova " ) ma tale era stata alla morte di Ludovico V, cui successe proprio Ugo che tolse, con la cattura di Carlo di Lorena, zio di Luigi (cfr. n. 54), la possibilità di regnare ai Carolingi.
20.57 di nuovo acquisto, e sì d'amici pieno,

20.58 ch'a la corona vedova promossa
20.59 la testa di mio figlio fu, dal quale
20.60 cominciar di costor le sacrate ossa.

20.61 Mentre che la gran dota provenzalemostra/nascondi nota pu-20-61 Mentre che: fino a che la Provenza (avuta in dote da Carlo I d'Angiò quando sposò la figlia di Raimondo IV Belinghieri), conte di quella regione non tolse ogni ritegno (" vergogna ") ai miei successori (" al sangue mio ") questi volevano poco, ma non erano malvagi.
20.62 al sangue mio non tolse la vergogna,
20.63 poco valea, ma pur non facea male.

20.64 Lì cominciò con forza e con menzognamostra/nascondi nota pu-20-64 Lì: dall'acquisto di quella dote, la mia discendenza cominciò la sua rapina, con violenza e con raggiri. Infatti Beatrice Berlinghieri era stata già promessa a Raimondo di Tolosa, ma Carlo d'Angiò riuscì a portargliela via; poi, per ammenda di questa mala azione, usurpò la contea del Ponthieu, la Normandia e la Guascogna. Nel 1265, Carlo venne in Italia, ove tolse il regno di Napoli agli Svevi e, per ammenda dei vecchi e nuovi misfatti, nel 1268 fece decapitare il sedicenne, innocente Corradino; e, sempre per ammenda, fece uccidere Tommaso d'Aquino, che da Napoli si recava al concilio di Lione, per impedire la sua elezione a cardinale. Quest'ultimo misfatto, tuttavia, è soltanto frutto di una tradizione non documentata. " Ammenda " è detto e ripetuto con amara ironia.
20.65 la sua rapina; e poscia, per ammenda,
20.66 Pontì e Normandia prese e Guascogna.

20.67 Carlo venne in Italia e, per ammenda,
20.68 vittima fé di Curradino; e poi
20.69 ripinse al ciel Tommaso, per ammenda.

20.70 Tempo vegg'io, non molto dopo ancoi,mostra/nascondi nota pu-20-70 ancoi: non molto lontano da oggi.
20.71 che tragge un altro Carlo fuor di Francia,mostra/nascondi nota pu-20-71 che tragge: che un altro Carlo si parte dalla Francia. Allude a Carlo di Valois, fratello del re Filippo il Bello, che, chiamato da Bonifacio VIII, venne in Italia nel 1301, con il pretesto di conciliare Bianchi e Neri, ma basandosi sul tradimento (" la lancia con la qual giostrò Giuda ") fu il principale artefice della cacciata dei Bianchi da Firenze. Tra gli esuli fu anche Dante.
20.72 per far conoscer meglio e sé e ' suoi.

20.73 Sanz'arme n'esce e solo con la lancia
20.74 con la qual giostrò Giuda, e quella ponta
20.75 sì ch'a Fiorenza fa scoppiar la pancia.

20.76 Quindi non terra, ma peccato e ontamostra/nascondi nota pu-20-76 Quindi non terra: di qui non ricaverà possessi territoriali, ma una vergognosa colpa, tanto più grave, quanto più lieve egli la ritiene. Il Valois prima di scendere in Italia, era chiamato Carlo Senza terra; e il fatto che egli non dia peso alla sua colpa, la rende più grave, perché dovrà scontarla. nell'altra vita.
20.77 guadagnerà, per sé tanto più grave,
20.78 quanto più lieve simil danno conta.

20.79 L'altro, che già uscì preso di nave,mostra/nascondi nota pu-20-79 L'altro: è Carlo II, figlio di Carlo I e re di Puglia. Sconfitto nel golfo di Napoli, nel 1284, da Ruggero di Lauria, ammiraglio di Pietro d'Aragona, fu catturato a bordo della sua nave (" preso di nave "). Nel 1305, patteggiò le nozze di sua figlia Beatrice, con Azzo VIII d Este, in cambiò di una forte somma.
20.80 veggio vender sua figlia e patteggiarne
20.81 come fanno i corsar de l'altre schiave.

20.82 O avarizia, che puoi tu più farne,
20.83 poscia c'ha' il mio sangue a te sì tratto,
20.84 che non si cura de la propria carne?

20.85 Perché men paia il mal futuro e 'l fatto,mostra/nascondi nota pu-20-85 Perché men paia : perché minore appaia il male futuro e quello già compiuto (" il fatto "), vedo il giglio (" fiordaliso "), simbolo della casa di Francia, irrompere in Anagni ( " Alagna " ) e Cristo essere catturato nella persona del papa, suo vicario. Allude all'affronto subito in Anagni da Bonifacio VIII (7 settembre 1302), noto come "schiaffo di Anagni", quando Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret lo tennero per tre giorni come prigioniero, per mandato di Filippo il Bello.
20.86 veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
20.87 e nel vicario suo Cristo esser catto.

20.88 Veggiolo un'altra volta esser deriso;
20.89 veggio rinovellar l'aceto e 'l fiele,
20.90 e tra vivi ladroni esser anciso.

20.91 Veggio il novo Pilato sì crudele,mostra/nascondi nota pu-20-91 Veggio il novo Pilato: Filippo il Bello è tanto crudele, che l'oltraggio recato al pontefice non lo accontenta (" sazia "), ma, senza attendere la decisione di Clemente V, che aveva ordinato una inchiesta, distrugge l'Ordine dei Templari (" Tempio ") per impossessarsi dei beni di questo.
20.92 che ciò nol sazia, ma sanza decreto
20.93 portar nel Tempio le cupide vele.

20.94 O Segnor mio, quando sarò io lieto
20.95 a veder la vendetta che, nascosa,
20.96 fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?mostra/nascondi nota pu-20-96 fa dolce: mitiga.

20.97 Ciò ch'io dicea di quell'unica sposamostra/nascondi nota pu-20-97 Ciò ch'io dicea: Ugo Capeto risponde alla seconda domanda di Dante ( " perché sola " , v. 35) : ciò che io dicevo della Vergine e che ti fece rivolgere a me per una spiegazione ( " chiosa ") è come un responsorio alle nostre preghiere finché dura il giorno; ma, come cala la notte, invece di quegli esempi ne diciamo altri, di opposto significato, cioè di avarizia punita.
20.98 de lo Spirito Santo e che ti fece
20.99 verso me volger per alcuna chiosa,

20.100 tanto è risposto a tutte nostre prece
20.101 quanto 'l dì dura; ma com'el s'annotta,
20.102 contrario suon prendemo in quella vece.

20.103 Noi repetiam Pigmalion allotta,mostra/nascondi nota pu-20-103 Noi repetiam : allora (" allotta " ) ricordiamo Pigmalione, re di Tiro e fratello di Didone, che l'ingordigia dell'oro rese traditore di Sicheo, marito di Didone, da lui ucciso per derubarlo (" ladro ") e senza tener conto che era suo zio (" paricida ").
20.104 cui traditore e ladro e paricida
20.105 fece la voglia sua de l'oro ghiotta;

20.106 e la miseria de l'avaro Mida,mostra/nascondi nota pu-20-106 Mida: re di Frigia, ebbe da Bacco il dono di trasformare in oro qualunque cosa toccasse. Ma in tal modo i cibi e l'acqua divennero irraggiungibili per lui, dato che diventavano d'oro al contatto. Onde la " miseria… che seguì… ", sempre farà ridere come esempio di sciagurata scempiaggine.
20.107 che seguì a la sua dimanda gorda,
20.108 per la qual sempre convien che si rida.

20.109 Del folle Acàn ciascun poi si ricorda,mostra/nascondi nota pu-20-109 Del folle Acàn: malgrado l'espresso divieto di Giosuè, dopo la conquista di Gerico rubò una parte del bottino (" furò le spoglie ") e, per punizione, fu lapidato.
20.110 come furò le spoglie, sì che l'ira
20.111 di Iosuè qui par ch'ancor lo morda.

20.112 Indi accusiam col marito Saffira;mostra/nascondi nota pu-20-112 Saffira: Saffira e suo marito Anania non versarono alla comunità cristiana tutta la somma dovuta. Per cui, rimproverati da San Pietro, caddero fulminati.
20.113 lodiam i calci ch'ebbe Eliodoro;mostra/nascondi nota pu-20-113 Eliodoro: inviato da Seleuco, re di Siria, per asportare il tesoro dal tempio di Gerusalemme, fu preso a calci da un misterioso cavallo, montato da un misterioso cavaliere, apparso improvvisamente all'interno dell'edificio.
20.114 e in infamia tutto 'l monte gira

20.115 Polinestòr ch'ancise Polidoro;mostra/nascondi nota pu-20-115 Polinestòr: re della Tracia e genero di Priamo, uccise, per derubarlo, Polidoro, a lui affidato, onde salvarlo dagli orrori della guerra di Troia.
20.116 ultimamente : "Crasso,mostra/nascondi nota pu-20-116 ci si grida: qui si grida "Crasso, diccelo ( " dilci " ) se lo sai : di che sapore é l'oro?". Allude a Marco Licinio Crasso, sconfitto dai Parti e decapitato dai nemici. Quando la sua testa fu consegnata al re Orode, questi gli fece colare in bocca dell'oro dicendo: " tu ne avesti sete; bevilo, dunque ". Assai nota, infatti, era stata la cupidigia di Crasso.
20.117 dilci, che 'l sai: di che sapore è l'oro?".

20.118 Talor parla l'uno alto e l'altro basso,mostra/nascondi nota pu-20-118 Talor: talvolta gli esempi sono ricordati a bassa voce, talvolta ad alta voce, secondo il sentimento (" l'affezion ") che ci esorta a parlare (" ad ir ").
20.119 secondo l'affezion ch'ad ir ci sprona
20.120 ora a maggiore e ora a minor passo:

20.121 però al ben che 'l dì ci si ragiona,mostra/nascondi nota pu-20-121 però al ben: per questo, a ricordare gli esempi di virtù (" ben ") di cui qui ( " ci " ) si parla di giorno, non ero io solo.
20.122 dianzi non era io sol; ma qui da presso
20.123 non alzava la voce altra persona».

20.124 Noi eravam partiti già da esso,
20.125 e brigavam di soverchiar la strada
20.126 tanto quanto al poder n'era permesso,mostra/nascondi nota pu-20-126 al poder: alle possibilità. 130: Delo: l'isola di Delo era vagante sulle acque, prima che Latona la scegliesse come " nido " per partorirvi Apollo e Diana che, in quanto dei del Sole e della Luna, sono detti " occhi del cielo ".

20.127 quand'io senti', come cosa che cada,
20.128 tremar lo monte; onde mi prese un gelo
20.129 qual prender suol colui ch'a morte vada.

20.130 Certo non si scoteo sì forte Delo,
20.131 pria che Latona in lei facesse 'l nido
20.132 a parturir li due occhi del cielo.

20.133 Poi cominciò da tutte parti un grido
20.134 tal, che 'l maestro inverso me si feo,
20.135 dicendo: «Non dubbiar, mentr'io ti guido».mostra/nascondi nota pu-20-135 Non dubbiar: non temere.

20.136 "Gloria in excelsis" tutti "Deo"
20.137 dicean, per quel ch'io da' vicin compresi,
20.138 onde intender lo grido si poteo.

20.139 No' istavamo immobili e sospesi
20.140 come i pastor che prima udir quel canto,mostra/nascondi nota pu-20-140 come i pastor: come i pastori, che per primi udirono quel canto annunciante la nascita di Gesù.
20.141 fin che 'l tremar cessò ed el compiési.mostra/nascondi nota pu-20-141 ed el: e il canto ebbe termine col " tremar ".

20.142 Poi ripigliammo nostro cammin santo,
20.143 guardando l'ombre che giacean per terra,
20.144 tornate già in su l'usato pianto.

20.145 Nulla ignoranza mai con tanta guerramostra/nascondi nota pu-20-145 Nulla ignoranza: nessuna cosa ignota mi rese mai desideroso di sapere con tanta ansiosa urgenza ( " guerra " ) quanta mi pareva di averne allora.
20.146 mi fé desideroso di sapere,
20.147 se la memoria mia in ciò non erra,

20.148 quanta pareami allor, pensando, avere;
20.149 né per la fretta dimandare er'oso,
20.150 né per me lì potea cosa vedere:mostra/nascondi nota pu-20-150 per me: con i miei soli mezzi, senza spiegazione.

20.151 così m'andava timido e pensoso.

Purgatorio : Canto 21

21.1 La sete natural che mai non saziamostra/nascondi nota pu-21-1 La sete natural: la sete di sapere, che mai non si appaga ( " sazia ", usato intransitivamente) se non con l'acqua della verità, di cui la Samaritana chiese il dono (" grazia "). Allude all'episodio evangelico della donna di Samaria, cui Gesù chiese dell'acqua e che, meravigliata dalla dimestichezza mostratale da Lui, ch'era Giudeo, si sentì rispondere che se avesse saputo chi era colui che le aveva chiesto l'acqua, ella stessa avrebbe a lui domandato da bere non l'acqua del pozzo che non sazia, ma l'acqua della verità. La Samaritana gli chiese allora di quest'acqua. Vangelo di San Giovanni (IV, 6).
21.2 se non con l'acqua onde la femminetta
21.3 samaritana domandò la grazia,

21.4 mi travagliava, e pungeami la fretta
21.5 per la 'mpacciata via dietro al mio duca,mostra/nascondi nota pu-21-5 la 'mpacciata via: la via ingombra d'anime.
21.6 e condoleami a la giusta vendetta.mostra/nascondi nota pu-21-6 e condoleami: e provavo compassione di fronte alla giusta espiazione.

21.7 Ed ecco, sì come ne scrive Lucamostra/nascondi nota pu-21-7 scrive Luca: nel Vangelo di San Luca si legge che Cristo, risorto dal sepolcro, apparve sulla strada di Emmaus a due discepoli e si accompagnò con loro (cfr. Luca XXIV, 13).
21.8 che Cristo apparve a' due ch'erano in via,
21.9 già surto fuor de la sepulcral buca,

21.10 ci apparve un'ombra, e dietro a noi venìa,
21.11 dal piè guardando la turba che giace;mostra/nascondi nota pu-21-11 dal piè guardando: che badavamo (" guardando " con valore di participio) a non urtare col piede la turba prostrata delle anime.
21.12 né ci addemmo di lei, sì parlò pria,mostra/nascondi nota pu-21-12 ci addemmo: ci accorgemmo.

21.13 dicendo; «O frati miei, Dio vi dea pace».mostra/nascondi nota pu-21-13 vi dea: vi dia.
21.14 Noi ci volgemmo sùbiti, e Virgilio
21.15 rendéli 'l cenno ch'a ciò si conface.mostra/nascondi nota pu-21-15 ch'a ciò si conface: che si addice a rendere il saluto.

21.16 Poi cominciò: «Nel beato concilio
21.17 ti ponga in pace la verace corte
21.18 che me rilega ne l'etterno essilio».mostra/nascondi nota pu-21-18 che me rilega: è Virgilio che parla ed egli è relegato nel Limbo ( " l'etterno essilio " ).

21.19 «Come!», diss'elli, e parte andavam forte:mostra/nascondi nota pu-21-19 parte: intanto (cfr. Inf. c. XXIX, 16).
21.20 «se voi siete ombre che Dio sù non degni,
21.21 chi v'ha per la sua scala tanto scorte?».mostra/nascondi nota pu-21-21 scorte: scortate, guidate.

21.22 E 'l dottor mio: «Se tu riguardi a' segnimostra/nascondi nota pu-21-22 a' segni: alle P incise sulla fronte di Dante.
21.23 che questi porta e che l'angel profila,
21.24 ben vedrai che coi buon convien ch'e' regni.mostra/nascondi nota pu-21-24 coi buon: coi beati, cioè è ammesso alla salvazione.

21.25 Ma perché lei che dì e notte filamostra/nascondi nota pu-21-25 lei: colei che fila notte e giorno lo stame della vita. E' Lachesi, una delle tre Parche; Cloto è l'altra Parca che pone ( " impone " ) per ciascuno il filo sulla rocca e lo avvolge (" compila ") con la mano.
21.26 non li avea tratta ancora la conocchia
21.27 che Cloto impone a ciascuno e compila,

21.28 l'anima sua, ch'è tua e mia serocchia,mostra/nascondi nota pu-21-28 serocchia: sorella (cfr. c. IV, 111 e n.).
21.29 venendo sù, non potea venir sola,
21.30 però ch'al nostro modo non adocchia.mostra/nascondi nota pu-21-30 non adocchia: non può vedere come facciamo noi.

21.31 Ond'io fui tratto fuor de l'ampia golamostra/nascondi nota pu-21-31 ampia gola: il Limbo, il primo e perciò il più ampio dei cerchi dell'Inferno.
21.32 d'inferno per mostrarli, e mosterrollimostra/nascondi nota pu-21-32 mosterrolli: gli mostrerò.
21.33 oltre, quanto 'l potrà menar mia scola.

21.34 Ma dimmi, se tu sai, perché tai crolli
21.35 diè dianzi 'l monte, e perché tutto ad unamostra/nascondi nota pu-21-35 ad una: insieme (cfr. c. IV, 17).
21.36 parve gridare infino a' suoi piè molli».mostra/nascondi nota pu-21-36 molli: i piedi del monte sono bagnati dal mare.

21.37 Sì mi diè, dimandando, per la crunamostra/nascondi nota pu-21-37 Sì mi diè… per la cruna: colpì nel segno del mio desiderio con la stessa pressione con cui si infila la cruna di un ago.
21.38 del mio disio, che pur con la speranzamostra/nascondi nota pu-21-38 che pur: che, soltanto per la speranza di sapere, il mio desiderio si fece meno assillante.
21.39 si fece la mia sete men digiuna.

21.40 Quei cominciò: «f che sanzamostra/nascondi nota pu-21-40 Cosa non è: non vi è cosa che subisca la regola sacra ( " relïgione " ) della montagna, senza un preordinato volere ( " ordine " ), o che sia insolita. Qui c'è libertà da ogni alterazione degli elementi naturali; ed ogni perturbazione trova la sua causa ( " cagione " ) solo in ciò che il cielo riceve in sè da sè stesso.
21.41 ordine senta la religione
21.42 de la montagna, o che sia fuor d'usanza.

21.43 Libero è qui da ogne alterazione:mostra/nascondi nota pu-21-43 Libero: questo luogo è esente da tutte le alterazioni che vediamo solitamente seguire là dove sono gli elementi e le loro mistura (Scartazzini-Vandelli).
21.44 di quel che 'l ciel da sé in sé riceve
21.45 esser ci puote, e non d'altro, cagione.

21.46 Per che non pioggia, non grando, non neve,mostra/nascondi nota pu-21-46 grando: grandine.
21.47 non rugiada, non brina più sù cademostra/nascondi nota pu-21-47 più sù: al disopra della (" che ") scaletta formata da tre gradini all'ingresso del Purgatorio.
21.48 che la scaletta di tre gradi breve;

21.49 nuvole spesse non paion né rade,
21.50 né coruscar, né figlia di Taumante,mostra/nascondi nota pu-21-50 né coruscar: né lampi, né arcobaleno (personificato da Iride, figlia di Taumante e di Elettra).
21.51 che di là cangia sovente contrade;

21.52 secco vapor non surge più avantemostra/nascondi nota pu-21-52 secco vapor: il vento, che, secondo la dottrina aristotelica era formato dal vapore secco e sottile; dal vapore secco e forte era originato invece il terremoto.
21.53 ch'al sommo d'i tre gradi ch'io parlai,
21.54 dov'ha 'l vicario di Pietro le piante.mostra/nascondi nota pu-21-54 'l vicario: l'Angelo portiere.

21.55 Trema forse più giù poco o assai;mostra/nascondi nota pu-21-55 più giù: al di sotto della porta del Purgatorio.
21.56 ma per vento che 'n terra si nasconda,mostra/nascondi nota pu-21-56 ma per vento: il vapore secco e forte sprigionato dalla terra (cfr. n. 52).
21.57 non so come, qua sù non tremò mai.

21.58 Tremaci quando alcuna anima mondamostra/nascondi nota pu-21-58 Tremaci: trema qui (" ci ") quando un'anima si sente purificata.
21.59 sentesi, sì che surga o che si mova
21.60 per salir sù; e tal grido seconda.mostra/nascondi nota pu-21-60 seconda: la segue.

21.61 De la mondizia sol voler fa prova,mostra/nascondi nota pu-21-61 De la mondizia: dell'avvenuta purificazione è prova soltanto la volontà, che sorprende l'anima purificata, del tutto libera a mutar compagnia (" convento ", cfr. lat. conventus), e le è proficua (" di voler le giova "). Anche prima l'anima vorrebbe salire al cielo ( " vuol ben " ) ma non glielo consente la tendenza agli appetiti riprovevoli (" talento ") che va purgata e che la divina giustizia pone al tormento contro la volontà, come contro la volontà fu l'anima dal talento condotta a peccare.
21.62 che, tutto libero a mutar convento,
21.63 l'alma sorprende, e di voler le giova.

21.64 Prima vuol ben, ma non lascia il talento
21.65 che divina giustizia, contra voglia,
21.66 come fu al peccar, pone al tormento.

21.67 E io, che son giaciuto a questa doglia
21.68 cinquecent'anni e più, pur mo sentii
21.69 libera volontà di miglior soglia:

21.70 però sentisti il tremoto e li pii
21.71 spiriti per lo monte render lode
21.72 a quel Segnor, che tosto sù li 'nvii».mostra/nascondi nota pu-21-72 che tosto: che presto li avvii al cielo. E' formula augurale.

21.73 Così ne disse; e però ch'el si gode
21.74 tanto del ber quant'è grande la sete.
21.75 non saprei dir quant'el mi fece prode.mostra/nascondi nota pu-21-75 mi fece prode: mi giovò (cfr. c. XV, 42).

21.76 E 'l savio duca: «Omai veggio la retemostra/nascondi nota pu-21-76 la rete: è il " talento " (cfr. v. 64).
21.77 che qui v'impiglia e come si scalappia,mostra/nascondi nota pu-21-77 si scalappia: si scioglie il calappio, il nodo.
21.78 perché ci trema e di che congaudete.mostra/nascondi nota pu-21-78 ci trema: qui trema.

21.79 Ora chi fosti, piacciati ch'io sappia,
21.80 e perché tanti secoli giaciuto
21.81 qui se', ne le parole tue mi cappia».mostra/nascondi nota pu-21-81 mi cappia: sia contenuto per me (" cappia " dal verbo capere, usato ancor oggi in alcuni dialetti: ci cape = c'entra, è contenuto).

21.82 «Nel tempo che 'l buon Tito, con l'aiutomostra/nascondi nota pu-21-82 Nel tempo: quando Tito, con l'aiuto di Dio, vendico le piaghe (" le fòra ") donde sgorgò il sangue del Redentore venduto da Giuda. Cioè, quando, nel 70, l'imperatore Tito distrusse Gerusalemme.
21.83 del sommo rege, vendicò le fóra
21.84 ond'uscì 'l sangue per Giuda venduto,

21.85 col nome che più dura e più onoramostra/nascondi nota pu-21-85 col nome: col nome di poeta, che più dura.
21.86 era io di là», rispuose quello spirto,
21.87 «famoso assai, ma non con fede ancora.

21.88 Tanto fu dolce mio vocale spirto,mostra/nascondi nota pu-21-88 mio vocale spirto: l'ispirazione del mio canto.
21.89 che, tolosano, a sé mi trasse Roma,mostra/nascondi nota pu-21-89 tolosano: nato a Tolosa, si credette nel Medio Evo, per una confusione con Lucio Stazio Ursolo, rettore della Gallia Narbonese. Stazio nacque invece a Napoli, come si apprese nel sec. XV, dalla lettura del suo poema, le "Selve", scoperto da Poggio Bracciolini.
21.90 dove mertai le tempie ornar di mirto.

21.91 Stazio la gente ancor di là mi noma:mostra/nascondi nota pu-21-91 Stazio: è Publio Papinio Stazio, nato circa il 50 e morto circa il 96. Insigne poeta latino dell'età argentea, compose la "Tebaide" e l'"Achilleide" e fu molto noto nel Medio Evo.
21.92 cantai di Tebe, e poi del grande Achille;
21.93 ma caddi in via con la seconda soma.mostra/nascondi nota pu-21-93 caddi: morii quando ancora lavorava all'"Achilleide".

21.94 Al mio ardor fuor seme le faville,
21.95 che mi scaldar, de la divina fiamma
21.96 onde sono allumati più di mille;

21.97 de l'Eneida dico, la qual mamma
21.98 fummi e fummi nutrice poetando:
21.99 sanz'essa non fermai peso di dramma.mostra/nascondi nota pu-21-99 senz'essa: senza l'Eneide non fermai sulla carta cosa che valesse una " dramma " (l'ottava parte di un'oncia).

21.100 E per esser vivuto di là quando
21.101 visse Virgilio, assentirei un solemostra/nascondi nota pu-21-101 assentirei un sole: acconsentirei a rimanere un anno (" un sole ") più del dovuto, in Purgatorio.
21.102 più che non deggio al mio uscir di bando».

21.103 Volser Virgilio a me queste parole
21.104 con viso che, tacendo, disse "Taci";
21.105 ma non può tutto la virtù che vuole;mostra/nascondi nota pu-21-105 la virtù che vuole: la volontà.

21.106 ché riso e pianto son tanto seguaci
21.107 a la passion di che ciascun si spicca,mostra/nascondi nota pu-21-107 a la passion: al sentimento, dal quale ciascuno trae origine (" si spicca "), che meno asseconda la volontà nelle persone più sincere (" veraci ").
21.108 che men seguon voler ne' più veraci.

21.109 Io pur sorrisi come l'uom ch'ammicca;
21.110 per che l'ombra si tacque, e riguardommi
21.111 ne li occhi ove 'l sembiante più si ficca;mostra/nascondi nota pu-21-111 ove 'l sembiante: ove più si raccoglie l'espressione.

21.112 e «Se tanto labore in bene assommi»,mostra/nascondi nota pu-21-112 Se tanto labore: possa tu portare a compimento (" in bene assommi ") questo faticoso cammino (" labore ").
21.113 disse, «perché la tua faccia testesomostra/nascondi nota pu-21-113 testeso: or ora.
21.114 un lampeggiar di riso dimostrommi?».

21.115 Or son io d'una parte e d'altra preso:
21.116 l'una mi fa tacer, l'altra scongiura
21.117 ch'io dica; ond'io sospiro, e sono inteso

21.118 dal mio maestro, e «Non aver paura»,
21.119 mi dice, «di parlar; ma parla e digli
21.120 quel ch'e' dimanda con cotanta cura».

21.121 Ond'io: «Forse che tu ti maravigli,
21.122 antico spirto, del rider ch'io fei;
21.123 ma più d'ammirazion vo' che ti pigli.mostra/nascondi nota pu-21-123 d'ammirazion: di meraviglia.

21.124 Questi che guida in alto li occhi miei,
21.125 è quel Virgilio dal qual tu togliesti
21.126 forza a cantar de li uomini e d'i dèi.

21.127 Se cagion altra al mio rider credesti,
21.128 lasciala per non vera, ed esser credi
21.129 quelle parole che di lui dicesti».

21.130 Già s'inchinava ad abbracciar li piedimostra/nascondi nota pu-21-130 ad abbracciar: abbracciare le gambe e i piedi era gesto dell'inferiore al superiore.
21.131 al mio dottor, ma el li disse: «Frate,
21.132 non far, ché tu se' ombra e ombra vedi».

21.133 Ed ei surgendo: «Or puoi la quantitate
21.134 comprender de l'amor ch'a te mi scalda,
21.135 quand'io dismento nostra vanitate,mostra/nascondi nota pu-21-135 dismento: dimentico (cfr. c. XIV,56 " s'ammenta " di cui la forma " dismento " è il contrario).

21.136 trattando l'ombre come cosa salda».

Purgatorio : Canto 22

22.1 Già era l'angel dietro a noi rimaso,mostra/nascondi nota pu-22-1 l'angel: è l'Angelo guardiano del sesto girone, che cancella dalla fronte di Dante la quinta P, e pronuncia, della quarta beatitudine, soltanto le parole: "Beati qui sitiunt iustitiam". La parola "esuriunt" è accennata invece dall'angelo della temperanza (cfr. c. XXIV, n. 151).
22.2 l'angel che n'avea vòlti al sesto giro,
22.3 avendomi dal viso un colpo raso;

22.4 e quei c'hanno a giustizia lor disiro
22.5 detto n'avea beati, e le sue voci
22.6 con "sitiunt", sanz'altro, ciò forniro.mostra/nascondi nota pu-22-6 forniro: finirono, terminarono.

22.7 E io più lieve che per l'altre focimostra/nascondi nota pu-22-7 foci: i passaggi dall'uno all'altro girone.
22.8 m'andava, sì che sanz'alcun laboremostra/nascondi nota pu-22-8 labore: fatica (cfr. lat. labor).
22.9 seguiva in sù li spiriti veloci;

22.10 quando Virgilio incominciò: «Amore,mostra/nascondi nota pu-22-10 Amore: l'amore virtuoso sempre suscitò un sentimento che lo ricambiasse, purché fosse manifestato (" paresse fore "). Si ricordino le parole di Francesca (cfr. Inf. c. V, 103).
22.11 acceso di virtù, sempre altro accese,
22.12 pur che la fiamma sua paresse fore;

22.13 onde da l'ora che tra noi discese
22.14 nel limbo de lo 'nferno Giovenale,mostra/nascondi nota pu-22-14 Giovenale: è Decimo Giunio Giovenale, poeta satirico latino, vissuto dal 47 ca.al 130 ca., contemporaneo ed estimatore di Stazio.
22.15 che la tua affezion mi fé palese,

22.16 mia benvoglienza inverso te fu qualemostra/nascondi nota pu-22-16 benvoglienza: affetto.
22.17 più strinse mai di non vista persona,
22.18 sì ch'or mi parran corte queste scale.mostra/nascondi nota pu-22-18 mi parran corte: perché si trova in così cara compagnia.

22.19 Ma dimmi, e come amico mi perdona
22.20 se troppa sicurtà m'allarga il freno,mostra/nascondi nota pu-22-20 sicurtà: franchezza.
22.21 e come amico omai meco ragiona:

22.22 come poté trovar dentro al tuo seno
22.23 loco avarizia, tra cotanto senno
22.24 di quanto per tua cura fosti pieno?».

22.25 Queste parole Stazio mover fenno
22.26 un poco a riso pria; poscia rispuose:
22.27 «Ogne tuo dir d'amor m'è caro cenno.

22.28 Veramente più volte appaion cose
22.29 che danno a dubitar falsa materamostra/nascondi nota pu-22-29 falsa matera: falso argomento di dubbio.
22.30 per le vere ragion che son nascose.

22.31 La tua dimanda tuo creder m'avveramostra/nascondi nota pu-22-31 m'avvera: mi dimostra.
22.32 esser ch'i' fossi avaro in l'altra vita,
22.33 forse per quella cerchia dov'io era.

22.34 Or sappi ch'avarizia fu partitamostra/nascondi nota pu-22-34 partita: lontana.
22.35 troppo da me, e questa dismisuramostra/nascondi nota pu-22-35 e questa dismisura: e questo eccesso contrario all'avarizia, perciò la prodigalità, migliaia di lunazioni (" lunari "), cioè di mesi, hanno punita. Sono infatti più di seimila mesi (cfr. " cinquecent'anni e più ", c. XXI, 68).
22.36 migliaia di lunari hanno punita.

22.37 E se non fosse ch'io drizzai mia cura,
22.38 quand'io intesi là dove tu chiame,mostra/nascondi nota pu-22-38 chiame: gridi.
22.39 crucciato quasi a l'umana natura:

22.40 "Per che non reggi tu, o sacra famemostra/nascondi nota pu-22-40 Per che non reggi: ricorda un verso virgiliano: "Quid non mortalia pectora cogis Auri sacra fames?" (cfr. En. III, 5657), che vale: "a che non spingi tu gli animi umani, o esacranda fame dell'oro?". Dante, nella sua parafrasi, sembra aver frainteso il testo. Ma alcuni commentatori intesero: Per quali malvagità (" Perché ") non guidi….
22.41 de l'oro, l'appetito de' mortali?",
22.42 voltando sentirei le giostre grame.mostra/nascondi nota pu-22-42 voltando: si ricordi che gli avari e i prodighi puniti nell'Infermo voltano " pesi per forza di poppa " (cfr. Inf. c. VII 27).

22.43 Allor m'accorsi che troppo aprir l'ali
22.44 potean le mani a spendere, e pente'mi
22.45 così di quel come de li altri mali.

22.46 Quanti risurgeran coi crini scemimostra/nascondi nota pu-22-46 coi crini scemi: cfr. Inf. c. VII, 57 e nota.
22.47 per ignoranza, che di questa pecca
22.48 toglie 'l penter vivendo e ne li stremi!mostra/nascondi nota pu-22-48 e ne li stremi: e perfino negli estremi momenti della vita. L'" ignoranza " è quella che impedisce, spesso, di sapere che la prodigalità è peccato.

22.49 E sappie che la colpa che rimbeccamostra/nascondi nota pu-22-49 E sappie: e sappi che il peccato (" la colpa ") che si contrappone esattamente ad un altro, insieme con esso qui, nel quinto girone, viene espiato (" suo verde secca ").
22.50 per dritta opposizione alcun peccato,
22.51 con esso insieme qui suo verde secca;

22.52 però, s'io son tra quella gente stato
22.53 che piange l'avarizia, per purgarmi,
22.54 per lo contrario suo m'è incontrato».

22.55 «Or quando tu cantasti le crude armi
22.56 de la doppia trestizia di Giocasta»,mostra/nascondi nota pu-22-56 Giocasta: vedova di Laio re di Tebe, si congiunse incestuosamente col figlio Edipo e ne ebbe i due figli Eteocle e Polinice (cfr. Inf. c. XXVI, 54 e n.). Stazio nella Tebaide cantò appunto le "armi " che son dette " crude " perché impugnate da un fratello contro l'altro.
22.57 disse 'l cantor de' buccolici carmi,mostra/nascondi nota pu-22-57 'l cantor: Virgilio, autore delle "Bucoliche" o "Ecloghe".

22.58 «per quello che Cliò teco lì tasta,mostra/nascondi nota pu-22-58 Cliò: è Clio, musa della storia; tasta: tocca.
22.59 non par che ti facesse ancor fedele
22.60 la fede, sanza qual ben far non basta.mostra/nascondi nota pu-22-60 la fede: la vera fede, senza la quale le buone opere non bastano. 6I. qual sole: quale illuminazione divina o quale ammaestramento degli uomini (" candele ").

22.61 Se così è, qual sole o quai candele
22.62 ti stenebraron sì, che tu drizzasti
22.63 poscia di retro al pescator le vele?».mostra/nascondi nota pu-22-63 al pescator: a San Pietro, pescatore d'anime.

22.64 Ed elli a lui: «Tu prima m'inviastimostra/nascondi nota pu-22-64 m'inviasti: tu mi avviasti alla poesia ( " Parnaso " ) e alla conversione (" appresso Dio " ).
22.65 verso Parnaso a ber ne le sue grotte,
22.66 e prima appresso Dio m'alluminasti.

22.67 Facesti come quei che va di notte,
22.68 che porta il lume dietro e sé non giova,
22.69 ma dopo sé fa le persone dotte,

22.70 quando dicesti: "Secol si rinova;mostra/nascondi nota pu-22-70 Secol si rinova: richiama i vv. 5-7 della IV Bucolica di Virgilio "Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo; Iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna, iam nova progenies caelo demittitur alto ", con i quali il poeta alludeva alla nascita del figlio di Asinio Pollione, ma in cui nel Medioevo si volle leggere una profezia della nascita di Cristo (cfr. Inf. c. I, n. 72).
22.71 torna giustizia e primo tempo umano,
22.72 e progenie scende da ciel nova".

22.73 Per te poeta fui, per te cristiano:
22.74 ma perché veggi mei ciò ch'io disegno,mostra/nascondi nota pu-22-74 mei: meglio.
22.75 a colorare stenderò la mano:

22.76 Già era 'l mondo tutto quanto pregno
22.77 de la vera credenza, seminata
22.78 per li messaggi de l'etterno regno;mostra/nascondi nota pu-22-78 per li messaggi: dagli Apostoli.

22.79 e la parola tua sopra toccata
22.80 si consonava a' nuovi predicanti;mostra/nascondi nota pu-22-80 si consonava: si accordava senza contrasto.
22.81 ond'io a visitarli presi usata.mostra/nascondi nota pu-22-81 usata: usanza.

22.82 Vennermi poi parendo tanto santi,
22.83 che, quando Domizian li perseguette,mostra/nascondi nota pu-22-83 Domizian: l'imperatore Domiziano ordinò violente persecuzioni dei Cristiani; regnò dall'81 al 96.
22.84 sanza mio lagrimar non fur lor pianti;

22.85 e mentre che di là per me si stette,
22.86 io li sovvenni, e i lor dritti costumi
22.87 fer dispregiare a me tutte altre sette.

22.88 E pria ch'io conducessi i Greci a' fiumimostra/nascondi nota pu-22-88 E pria: e prima che, componendo il poema Tebaide, io conducessi i Greci alleati di Polinice all'Ismeno e all'Asopo, i due fiumi di Tebe, (cfr. c. XVIII, 91), io fui battezzato.
22.89 di Tebe poetando, ebb'io battesmo;
22.90 ma per paura chiuso cristian fu'mi,mostra/nascondi nota pu-22-90 chiuso: clandestino.

22.91 lungamente mostrando paganesmo;
22.92 e questa tepidezza il quarto cerchiomostra/nascondi nota pu-22-92 il quarto cerchio: dunque, prima di espiare nel quinto girone la prodigalità, Stazio, per più di quattrocento anni, fu punito nel quarto, con gli accidiosi.
22.93 cerchiar mi fé più che 'l quarto centesmo.

22.94 Tu dunque, che levato hai il coperchio
22.95 che m'ascondeva quanto bene io dico,
22.96 mentre che del salire avem soverchio,mostra/nascondi nota pu-22-96 avem soverchio: ci resta del tempo per salire.

22.97 dimmi dov'è Terrenzio nostro antico,mostra/nascondi nota pu-22-97 Terrenzio: Publio Terenzio Afro, poeta comico latino, vissuto circa dal 192 al 159 a.C. "Cecilio" è Stazio Cecilio, commediografo latino, morto intorno al 168 a. C. Altro commediografo è Plauto, di Sarsina, vissuto circa dal 254 ca. al 184 ca. a.C., il più celebre commediografo latino, le cui opere furono scoperte nel XV secolo. Varro è il poeta epico e tragico Lucio Vario Rufo, vissuto in età augustea.
22.98 Cecilio e Plauto e Varro, se lo sai:
22.99 dimmi se son dannati, e in qual vico».mostra/nascondi nota pu-22-99 in qual vico : in qual luogo ( " vico " cfr. lat. vicus: contrada).

22.100 «Costoro e Persio e io e altri assai»,mostra/nascondi nota pu-22-100 Persio: Aulo Persio Flacco, poeta satirico vissuto dal 34 al 62, contemporaneo di Giovenale (v. 14).
22.101 rispuose il duca mio, «siam con quel Grecomostra/nascondi nota pu-22-101 quel Greco: Omero (cfr. inf. c. IV, 86 e segg.).
22.102 che le Muse lattar più ch'altri mai,

22.103 nel primo cinghio del carcere cieco:mostra/nascondi nota pu-22-103 nel primo cinghio: nel primo cerchio, il Limbo.
22.104 spesse fiate ragioniam del montemostra/nascondi nota pu-22-104 del monte: del Parnaso (v. 65), ove abitano le nostre " nutrici ", cioè le Muse.
22.105 che sempre ha le nutrice nostre seco.

22.106 Euripide v'è nosco e Antifonte,mostra/nascondi nota pu-22-106 Euripide: grande poeta tragico greco (480-406 a.C:); altri tragici sono Agatone e Antifonte; Simonide, di Ceo, è il famoso lirico.
22.107 Simonide, Agatone e altri piùe
22.108 Greci che già di lauro ornar la fronte.

22.109 Quivi si veggion de le genti tuemostra/nascondi nota pu-22-109 de le genti tue: dei tuoi personaggi; Antigone, figlia di Edipo, lo accompagnò già cieco nell'Attica, poi, tornata con la sorella Ismene a Tebe diede sepoltura al corpo del fratello Polinice, contravvenendo agli ordini del tiranno Creonte, che le fece uccidere entrambe. Deifile è la moglie di Tideo, uno dei sette re che combatterono a Tebe e la sorella Argia è la moglie di Polinice.
22.110 Antigone, Deifile e Argia,
22.111 e Ismene sì trista come fue.

22.112 Védeisi quella che mostrò Langia;mostra/nascondi nota pu-22-112 Védeisi: vi si vede Isifile (cfr. Inf. c. XVIII, n. 88), la quale indicò la fonte Langia a quelli che combattevano contro Tebe.
22.113 èvvi la figlia di Tiresia, e Tetimostra/nascondi nota pu-22-113 la figlia di Tiresia: è Manto, che abbiamo incontrata non nel Limbo, ma tra gli indovini (cfr. Inf. XX, 52). Il Torraca, pensando a un errore dei copisti, propone: " la figlia di Nereo, Teti ". Altri suppone che Dante abbia aggiunto l'episodio di Manto (Inf. XX) correggendo l'Inferno e scordando il fuggevole accenno qui fatto della figlia di Tiresia.
22.114 e con le suore sue Deidamia».mostra/nascondi nota pu-22-114 Deidamia: figlia di Licomede e moglie di Achille (cfr. Inf. c. XXVI, 62).

22.115 Tacevansi ambedue già li poeti,
22.116 di novo attenti a riguardar dintorno,
22.117 liberi da saliri e da pareti;

22.118 e già le quattro ancelle eran del giornomostra/nascondi nota pu-22-118 le quattro ancelle: le prime quattro ore del giorno.
22.119 rimase a dietro, e la quinta era al temo,mostra/nascondi nota pu-22-119 al temo: al timone del carro del sole, volgendone in su la punta fiammeggiante.
22.120 drizzando pur in sù l'ardente corno,

22.121 quando il mio duca: «Io credo ch'a lo stremomostra/nascondi nota pu-22-121 a lo stremo: all'estremità esterna del girone.
22.122 le destre spalle volger ne convegna,
22.123 girando il monte come far solemo».

22.124 Così l'usanza fu lì nostra insegna,
22.125 e prendemmo la via con men sospettomostra/nascondi nota pu-22-125 con men sospetto: con minor timore di sbagliare, per l'assicurazione fornita da Stazio (" anima degna ").
22.126 per l'assentir di quell'anima degna.

22.127 Elli givan dinanzi, e io soletto
22.128 di retro, e ascoltava i lor sermoni,
22.129 ch'a poetar mi davano intelletto.

22.130 Ma tosto ruppe le dolci ragioni
22.131 un alber che trovammo in mezza strada,
22.132 con pomi a odorar soavi e buoni;

22.133 e come abete in alto si digrada
22.134 di ramo in ramo, così quello in giuso,mostra/nascondi nota pu-22-134 in giuso: in basso; cioè, al contrario dell'abete, si presentava come un cono dal vertice in basso.
22.135 cred'io, perché persona sù non vada.

22.136 Dal lato onde 'l cammin nostro era chiuso,
22.137 cadea de l'alta roccia un liquor chiaro
22.138 e si spandeva per le foglie suso.

22.139 Li due poeti a l'alber s'appressaro;
22.140 e una voce per entro le fronde
22.141 gridò: «Di questo cibo avrete caro».mostra/nascondi nota pu-22-141 avrete caro: avrete carestia, cioè non potrete coglierne frutto.

22.142 Poi disse: «Più pensava Maria ondemostra/nascondi nota pu-22-142 Più pensava: è il primo esempio di temperanza. Maria, alle nozze di Cana, quando fece operare da Gesù il miracolo dell'acqua trasformata in vino, pensava più al decoro del festino che alla sue bocca; quella bocca che ora risponde alle vostre preghiere intercedendo presso Dio.
22.143 fosser le nozze orrevoli e intere,
22.144 ch'a la sua bocca, ch'or per voi risponde.

22.145 E le Romane antiche, per lor bere,
22.146 contente furon d'acqua; e Daniellomostra/nascondi nota pu-22-146 Daniello: Daniele rifiutò i cibi offertigli dal re Nabucodonosor e, per la sua temperanza, ebbe da Dio il dono della profezia.
22.147 dispregiò cibo e acquistò savere.

22.148 Lo secol primo, quant'oro fu bello,mostra/nascondi nota pu-22-148 Lo secol primo: la prima età, finché fu veramente quella dell'oro.
22.149 fé savorose con fame le ghiande,
22.150 e nettare con sete ogne ruscello.

22.151 Mele e locuste furon le vivandemostra/nascondi nota pu-22-151 Mele e locuste: miele e cavallette.
22.152 che nodriro il Batista nel diserto;
22.153 per ch'elli è glorioso e tanto grande

22.154 quanto per lo Vangelio v'è aperto».

Purgatorio : Canto 23

23.1 Mentre che li occhi per la fronda verde
23.2 ficcava io sì come far suole
23.3 chi dietro a li uccellin sua vita perde,mostra/nascondi nota pu-23-3 chi dietro: il cacciatore.

23.4 lo più che padre mi dicea: «Figliuole,
23.5 vienne oramai, ché 'l tempo che n'è imposto
23.6 più utilmente compartir si vuole».

23.7 Io volsi 'l viso, e 'l passo non men tosto,
23.8 appresso i savi, che parlavan sìe,
23.9 che l'andar mi facean di nullo costo.

23.10 Ed ecco piangere e cantar s'udìe
23.11 "Labia mea, Domine" per modomostra/nascondi nota pu-23-11 Labia: è il verso 17° del "Miserere".
23.12 tal, che diletto e doglia parturìe.

23.13 «O dolce padre, che è quel ch'i' odo?»,
23.14 comincia' io; ed elli: «Ombre che vanno
23.15 forse di lor dover solvendo il nodo».mostra/nascondi nota pu-23-15 solvendo: sciogliendo.

23.16 Sì come i peregrin pensosi fanno,
23.17 giugnendo per cammin gente non nota,mostra/nascondi nota pu-23-17 giugnendo: raggiungendo lungo il cammino gente sconosciuta.
23.18 che si volgono ad essa e non restanno,

23.19 così di retro a noi, più tosto mota,mostra/nascondi nota pu-23-19 più tosto mota: andando più veloce di noi.
23.20 venendo e trapassando ci ammirava
23.21 d'anime turba tacita e devota.

23.22 Ne li occhi era ciascuna oscura e cava,mostra/nascondi nota pu-23-22 oscura e cava: smagrita al punto che le orbite incavate creavano un'ombra e la pelle si modellava sulle ossa.
23.23 palida ne la faccia, e tanto scema,
23.24 che da l'ossa la pelle s'informava.

23.25 Non credo che così a buccia strema
23.26 Erisittone fosse fatto secco,mostra/nascondi nota pu-23-26 Erisittone: Eresitone, figlio di un re della Tessaglia, fu punito dalla dea Cerere, per aver tagliato un albero in un bosco a lei sacro, con una insaziabile fame che lo condusse a divorare se stesso, quando più ebbe timore di restar digiuno.
23.27 per digiunar, quando più n'ebbe tema.

23.28 Io dicea fra me stesso pensando: "Ecco
23.29 la gente che perdé Ierusalemme,mostra/nascondi nota pu-23-29 la gente: i Giudei assediati da Tito, quando Maria di Eleazaro divorò suo figlio, accecata dalla fame.
23.30 quando Maria nel figlio diè di becco!"

23.31 Parean l'occhiaie anella sanza gemme:
23.32 chi nel viso de li uomini legge "omo"mostra/nascondi nota pu-23-32 legge " omo ": nel Medio Evo si credeva di poter leggere nel volto umano la parola "omo" formata dalle linee orbitali e nasali (la m) e dagli occhi (le due o, inserite nei bracci della m). Perciò in questi volti, essendo gli occhi incavati, rimaneva l'emme.
23.33 ben avria quivi conosciuta l'emme.

23.34 Chi crederebbe che l'odor d'un pomo
23.35 sì governasse, generando brama,
23.36 e quel d'un'acqua, non sappiendo como?

23.37 Già era in ammirar che sì li affama,mostra/nascondi nota pu-23-37 Già era: già consideravo, meravigliato, cosa potesse affamarli così.
23.38 per la cagione ancor non manifesta
23.39 di lor magrezza e di lor trista squama,mostra/nascondi nota pu-23-39 trista squama: la pelle inaridita.

23.40 ed ecco del profondo de la testa
23.41 volse a me li occhi un'ombra e guardò fiso;
23.42 poi gridò forte: «Qual grazia m'è questa?».

23.43 Mai non l'avrei riconosciuto al viso;
23.44 ma ne la voce sua mi fu palese
23.45 ciò che l'aspetto in sé avea conquiso.mostra/nascondi nota pu-23-45 conquiso: nascosto.

23.46 Questa favilla tutta mi raccese
23.47 mia conoscenza a la cangiata labbia,mostra/nascondi nota pu-23-47 labbia: aspetto (cfr. Inf. c. VII, 7).
23.48 e ravvisai la faccia di Forese.mostra/nascondi nota pu-23-48 Forese: Forese Donati, detto Bicci, figlio di Simone e fratello di Corso (cfr. c. XXIV, 82) e di Piccarda (cfr. Par. c. III, 34). Fu amico intimo di Dante, con il quale visse un periodo di vita scioperata e godereccia, culminato con la famosa Tenzone in sei sonetti violenti e sboccati. Morì nel 1296.

23.49 «Deh, non contendere a l'asciutta scabbiamostra/nascondi nota pu-23-49 non contendere: non badare.
23.50 che mi scolora», pregava, «la pelle,
23.51 né a difetto di carne ch'io abbia;mostra/nascondi nota pu-23-51 difetto di carne: mancanza di carne.

23.52 ma dimmi il ver di te, di' chi son quelle
23.53 due anime che là ti fanno scorta;
23.54 non rimaner che tu non mi favelle!».

23.55 «La faccia tua, ch'io lagrimai già morta,
23.56 mi dà di pianger mo non minor doglia»,
23.57 rispuos'io lui, «veggendola sì torta.mostra/nascondi nota pu-23-57 torta: sfigurata.

23.58 Però mi dì, per Dio, che sì vi sfoglia;mostra/nascondi nota pu-23-58 vi sfoglia : vi desquama la pelle (cfr. " asciutta scabbia ", v.49).
23.59 non mi far dir mentr'io mi maraviglio,
23.60 ché mal può dir chi è pien d'altra voglia».

23.61 Ed elli a me: «De l'etterno consiglio
23.62 cade vertù ne l'acqua e ne la pianta
23.63 rimasa dietro ond'io sì m'assottiglio.

23.64 Tutta esta gente che piangendo canta
23.65 per seguitar la gola oltra misura,mostra/nascondi nota pu-23-65 per seguitar: per seguire il peccato di gola. Siamo tra i golosi.
23.66 in fame e 'n sete qui si rifà santa.

23.67 Di bere e di mangiar n'accende cura
23.68 l'odor ch'esce del pomo e de lo sprazzomostra/nascondi nota pu-23-68 de lo sprazzo: dallo zampillo.
23.69 che si distende su per sua verdura.

23.70 E non pur una volta, questo spazzomostra/nascondi nota pu-23-70 spazzo: spazio, spianata che costituisce il sesto girone.
23.71 girando, si rinfresca nostra pena:
23.72 io dico pena, e dovrìa dir sollazzo,

23.73 ché quella voglia a li alberi ci mena
23.74 che menò Cristo lieto a dire "Elì",mostra/nascondi nota pu-23-74 a dire "Elì": a dire "Elì, Elì, lamma sabacthani?"; cioè: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?", quando sulla croce ci liberò col suo sangue (" vena ").
23.75 quando ne liberò con la sua vena».

23.76 E io a lui: «Forese, da quel dì
23.77 nel qual mutasti mondo a miglior vita,
23.78 cinq'anni non son vòlti infino a qui.

23.79 Se prima fu la possa in te finita
23.80 di peccar più, che sovvenisse l'ora
23.81 del buon dolor ch'a Dio ne rimarita,

23.82 come se' tu qua sù venuto ancora?
23.83 Io ti credea trovar là giù di sottomostra/nascondi nota pu-23-83 là giù: nell'Antipurgatorio, dove si compensa ( " ristora " ) col tempo dell'attesa il tempo trascorso prima del pentimento.
23.84 dove tempo per tempo si ristora».

23.85 Ond'elli a me: «Sì tosto m'ha condotto
23.86 a ber lo dolce assenzo d'i martìrimostra/nascondi nota pu-23-86 assenzo: assenzio, bevanda amara già ricordata.
23.87 la Nella mia con suo pianger dirotto.mostra/nascondi nota pu-23-87 la Nella: è la nobilissima vedova dl Forese.

23.88 Con suoi prieghi devoti e con sospiri
23.89 tratto m'ha de la costa ove s'aspetta,
23.90 e liberato m'ha de li altri giri.

23.91 Tanto è a Dio più cara e più diletta
23.92 la vedovella mia, che molto amai,
23.93 quanto in bene operare è più soletta;

23.94 ché la Barbagia di Sardigna assaimostra/nascondi nota pu-23-94 la Barbagia: regione montuosa della Sardegna, i cui abitanti avevano la diffusa e gratuita fama di esser licenziosi e corrotti.
23.95 ne le femmine sue più è pudica
23.96 che la Barbagia dov'io la lasciai.

23.97 O dolce frate, che vuo' tu ch'io dica?
23.98 Tempo futuro m'è già nel cospetto,
23.99 cui non sarà quest'ora molto antica,

23.100 nel qual sarà in pergamo interdettomostra/nascondi nota pu-23-100 in pergamo: dal pulpito, nelle chiese.
23.101 a le sfacciate donne fiorentine
23.102 l'andar mostrando con le poppe il petto.

23.103 Quai barbare fuor mai, quai saracine,mostra/nascondi nota pu-23-103 saracine: le donne musulmane non trovano nella loro religione alcuna inibizione alla naturale lussuria.
23.104 cui bisognasse, per farle ir coperte,
23.105 o spiritali o altre discipline?mostra/nascondi nota pu-23-105 discipline: sanzioni.

23.106 Ma se le svergognate fosser certe
23.107 di quel che 'l ciel veloce loro ammanna,mostra/nascondi nota pu-23-107 ammanna: ammannisce, prepara.
23.108 già per urlare avrian le bocche aperte;

23.109 ché se l'antiveder qui non m'inganna,
23.110 prima fien triste che le guance impelimostra/nascondi nota pu-23-110 prima fien triste: saranno contristate dalla sciagura, prima che cresca la barba ai fanciulli che ora si cullano con la ninna nanna.
23.111 colui che mo si consola con nanna.

23.112 Deh, frate, or fa che più non mi ti celi!
23.113 vedi che non pur io, ma questa gente
23.114 tutta rimira là dove 'l sol veli».mostra/nascondi nota pu-23-114 'l sol veli: fai ombra al sole.

23.115 Per ch'io a lui: «Se tu riduci a mente
23.116 qual fosti meco, e qual io teco fui,mostra/nascondi nota pu-23-116 qual fosti meco: allusione al periodo di traviamento comune e alla Tenzone.
23.117 ancor fia grave il memorar presente.

23.118 Di quella vita mi volse costui
23.119 che mi va innanzi, l'altr'ier, quando tonda
23.120 vi si mostrò la suora di colui»,mostra/nascondi nota pu-23-120 la suora: la sorella del sole ( "colui ") personificato in Apollo, è la luna, personificata in Diana (cfr. c. XX, 132 e nota 130).

23.121 e 'l sol mostrai; «costui per la profonda
23.122 notte menato m'ha d'i veri morti
23.123 con questa vera carne che 'l seconda.

23.124 Indi m'han tratto sù li suoi conforti,
23.125 salendo e rigirando la montagna
23.126 che drizza voi che 'l mondo fece torti.

23.127 Tanto dice di farmi sua compagna,mostra/nascondi nota pu-23-127 compagna: compagnia.
23.128 che io sarò là dove fia Beatrice;
23.129 quivi convien che sanza lui rimagna.

23.130 Virgilio è questi che così mi dice»,
23.131 e addita'lo; «e quest'altro è quell'ombra
23.132 per cui scosse dianzi ogne pendice

23.133 lo vostro regno, che da sé lo sgombra».

Purgatorio : Canto 24

24.1 Né 'l dir l'andar, né l'andar lui più lento
24.2 facea, ma ragionando andavam forte,
24.3 sì come nave pinta da buon vento;

24.4 e l'ombre, che parean cose rimorte,mostra/nascondi nota pu-24-4 rimorte: più che morte:.
24.5 per le fosse de li occhi ammirazione
24.6 traean di me, di mio vivere accorte.

24.7 E io, continuando al mio sermone,
24.8 dissi: «Ella sen va sù forse più tardamostra/nascondi nota pu-24-8 Ella: l'anima di Stazio, forse, procede più lentamente, per accompagnarsi a Virgilio, di quanto non farebbe se fosse sola.
24.9 che non farebbe, per altrui cagione.

24.10 Ma dimmi, se tu sai, dov'è Piccarda;mostra/nascondi nota pu-24-10 Piccarda: è la sorella di Forese.
24.11 dimmi s'io veggio da notar persona
24.12 tra questa gente che sì mi riguarda».

24.13 «La mia sorella, che tra bella e buona
24.14 non so qual fosse più, triunfa lieta
24.15 ne l'alto Olimpo già di sua corona».mostra/nascondi nota pu-24-15 ne l'alto Olimpo: in Paradiso.

24.16 Sì disse prima; e poi: «Qui non si vieta
24.17 di nominar ciascun, da ch'è sì muntamostra/nascondi nota pu-24-17 munta… via: smunta.
24.18 nostra sembianza via per la dieta.

24.19 Questi», e mostrò col dito, «è Bonagiunta,mostra/nascondi nota pu-24-19 Bonagiunta: è Bonagiunta Orbicciani da Lucca, rozzo rimatore del sec. XIII, che trapianta modi siciliani a presentimenti dello stilnovo.
24.20 Bonagiunta da Lucca; e quella facciamostra/nascondi nota pu-24-20 quella faccia: è Simone de Brion, pontefice dal 1281 al 1285 col nome di di Martino IV. E' detto dal Torso, cioè di Tours, sebbene fosse nato a Montpincé nella Briè, perché a Tours fu tesoriere della cattedrale. Si racconta che tra i suoi piatti preferiti fossero le anguille del lago di Bolsena, annegate nella vernaccia e poi arrostite.
24.21 di là da lui più che l'altre trapunta

24.22 ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia:
24.23 dal Torso fu, e purga per digiuno
24.24 l'anguille di Bolsena e la vernaccia».

24.25 Molti altri mi nomò ad uno ad uno;
24.26 e del nomar parean tutti contenti,
24.27 sì ch'io però non vidi un atto bruno.mostra/nascondi nota pu-24-27 un atto bruno: un gesto che dimostrasse l'adombrarsi di qualcuno.

24.28 Vidi per fame a vòto usar li denti
24.29 Ubaldin da la Pila e Bonifaziomostra/nascondi nota pu-24-29 Ubaldin de la Pila e Bonifazio: il primo, Ubaldino degli Ubaldini della Pila fu fratello del cardinale Ottaviano (cfr. Inf.X, 120) e padre dell'Arcivescovo Ruggieri; l'altro è Bonifazio Fieschi, di Genova, nipote di Innocenzo IV. Fu arcivescovo di Ravenna e usò un pastorale non ricurvo ma " fatto di sopra al modo del roco de li scacchi " (Lana).
24.30 che pasturò col rocco molte genti.

24.31 Vidi messer Marchese, ch'ebbe spaziomostra/nascondi nota pu-24-31 messer Marchese: podestà di Faenza nel 1296, appartenne alla famiglia degli Argogliosi di Forlì, dove ebbe agio di bere con minor arsura (" secchezza ") eppure fu così forte bevitore, che non fu mai sazio.
24.32 già di bere a Forlì con men secchezza,
24.33 e sì fu tal, che non si sentì sazio.

24.34 Ma come fa chi guarda e poi s'apprezzamostra/nascondi nota pu-24-34 s'apprezza: fa conto.
24.35 più d'un che d'altro, fei a quel da Lucca,mostra/nascondi nota pu-24-35 a quel da Lucca: a Bonagiunta, che più d'ogni altro sembrava voler notizia (" contezza ") di me.
24.36 che più parea di me aver contezza.

24.37 El mormorava; e non so che «Gentucca»
24.38 sentiv'io là, ov'el sentia la piagamostra/nascondi nota pu-24-38 ov'el sentia: " dove più sentiva il tormento della giustizia che così li consuma " (Momigliano), cioè la bocca. Bonagiunta mormorava una parola che a Dante sembra essere "Gentucca".
24.39 de la giustizia che sì li pilucca.

24.40 «O anima», diss'io, «che par sì vaga
24.41 di parlar meco, fa sì ch'io t'intenda,
24.42 e te e me col tuo parlare appaga».

24.43 «Femmina è nata, e non porta ancor benda»,mostra/nascondi nota pu-24-43 e non porta ancor benda: le donne sposate e le vedove portavano in capo una benda col soggolo, nera le prime, bianca le seconde (cfr. c. VIII, 74). Gentucca (forse Gentucca Morla, moglie di Bonaccorso Fondora), dunque, nel 1300 non era ancora sposata.
24.44 cominciò el, «che ti farà piacere
24.45 la mia città, come ch'om la riprenda.mostra/nascondi nota pu-24-45 come ch'om la riprenda: per quanto le si rimproveri. Si ricordi che i Lucchesi avevano fama di barattieri (cfr. Inf. c. XXI, 41).

24.46 Tu te n'andrai con questo antivedere:mostra/nascondi nota pu-24-46 antivedere: profezia. Bonagiunta profetizza a Dante che quando andrà esule a Lucca, una fanciulla, Gentucca, gli saprà render meno doloroso il soggiorno in quella città; e che la confusione generata dal suo mormorio gli sarà chiarita dalla realtà.
24.47 se nel mio mormorar prendesti errore,
24.48 dichiareranti ancor le cose vere.

24.49 Ma dì s'i' veggio qui colui che foremostra/nascondi nota pu-24-49 fore: fuori.
24.50 trasse le nove rime, cominciando
24.51 "Donne ch'avete intelletto d'amore"».mostra/nascondi nota pu-24-51 Donne ch'avete: così comincia la prima canzone della "Vita Nuova" di Dante, opera che segna l'avvento dello Stilnovo (" le nove rime "), cioè della maniera di cantare, nuova rispetto alla scuola provenzaleggiante, cui appartenne Bonagiunta e alla scuola dottrinale, cui appartenne Guittone d'Arezzo. Nei versi seguenti, Dante espone la propria poetica.

24.52 E io a lui: «I' mi son un che, quando
24.53 Amor mi spira, noto, e a quel modomostra/nascondi nota pu-24-53 noto: imprimo nell'animo.
24.54 ch'e' ditta dentro vo significando».mostra/nascondi nota pu-24-54 vo significando: esprimo.

24.55 «O frate, issa vegg'io», diss'elli, «il nodomostra/nascondi nota pu-24-55 issa: ora, cfr. Inf. c. XXIII, 7); il nodo: l'impedimento.
24.56 che 'l Notaro e Guittone e me ritennemostra/nascondi nota pu-24-56 'l Notaro: Iacopo da Lentini, poeta provenzaleggiante, esponente della scuola siciliana, detto per antonomasia il Notaio, morto verso il 1250; Guittone d'Arezzo (1230 ca.-1294), rimatore fra quelli detti "di transizione", fu esponente della scuola dottrinale in Toscana.
24.57 di qua dal dolce stil novo ch'i' odo!

24.58 Io veggio ben come le vostre penne
24.59 di retro al dittator sen vanno strette,mostra/nascondi nota pu-24-59 al dittator: ad Amore (cfr. vv. 53-57).
24.60 che de le nostre certo non avvenne;

24.61 e qual più a gradire oltre si mette,mostra/nascondi nota pu-24-61 e qual: e chiunque si pone a riguardare al di là (" oltre ") di quel che abbiamo detto, non vede più la differenza tra l'uno e l'altro stile.
24.62 non vede più da l'uno a l'altro stilo»;
24.63 e, quasi contentato, si tacette.

24.64 Come li augei che vernan lungo 'l Nilo,mostra/nascondi nota pu-24-64 Come li augei: come le gru, uccelli che svernano (" vernan ") lungo il Nilo.
24.65 alcuna volta in aere fanno schiera,
24.66 poi volan più a fretta e vanno in filo,

24.67 così tutta la gente che lì era,
24.68 volgendo 'l viso, raffrettò suo passo,
24.69 e per magrezza e per voler leggera.

24.70 E come l'uom che di trottare è lasso,
24.71 lascia andar li compagni, e sì passeggiamostra/nascondi nota pu-24-71 passeggia: va di passo.
24.72 fin che si sfoghi l'affollar del casso,mostra/nascondi nota pu-24-72 l'affollar del casso: l'ansimare (cfr. lat. "follis": mantice) del petto ( " casso ", cfr. Inf. c. XII, 122).

24.73 sì lasciò trapassar la santa greggia
24.74 Forese, e dietro meco sen veniva,
24.75 dicendo: «Quando fia ch'io ti riveggia?».mostra/nascondi nota pu-24-75 Quando fia: quando accadrà che io ti riveda?.

24.76 «Non so», rispuos'io lui, «quant'io mi viva;
24.77 ma già non fia il tornar mio tantosto,mostra/nascondi nota pu-24-77 ma già non fia: ma il mio ritorno non sarà mai tanto sollecito quanto io desidero.
24.78 ch'io non sia col voler prima a la riva;

24.79 però che 'l loco u' fui a viver posto,mostra/nascondi nota pu-24-79 'l loco: il luogo dove (" ù " ) fui posto a vivere, cioè Firenze, quotidianamente si spoglia ( " spolpa " ) e sembra avviato ( " disposto " ) a dolorosa rovina.
24.80 di giorno in giorno più di ben si spolpa,
24.81 e a trista ruina par disposto».

24.82 «Or va», diss'el; «che quei che più n'ha colpa,mostra/nascondi nota pu-24-82 quei che più n'ha colpa: è Corso Donati, fratello di Forese, uno dei più accesi fautori di parte Nera e perciò avversario politico di Dante. Qui Forese, nella sua previsione, ne indica il modo della morte quando, accusato di tradimento dai suoi, Corso fu colpito mentre fuggiva a cavallo e, rimasto impigliato nei finimenti, fu rovinosamente trascinato dall'animale. Dante immagina che il cavallo trascini il malcapitato direttamente all'inferno (" la valle ove mai non si scolpa ").
24.83 vegg'io a coda d'una bestia tratto
24.84 inver' la valle ove mai non si scolpa.

24.85 La bestia ad ogne passo va più ratto,
24.86 crescendo sempre, fin ch'ella il percuote,
24.87 e lascia il corpo vilmente disfatto.

24.88 Non hanno molto a volger quelle ruote»,
24.89 e drizzò li ochi al ciel, «che ti fia chiaro
24.90 ciò che 'l mio dir più dichiarar non puote.

24.91 Tu ti rimani omai; ché 'l tempo è caro
24.92 in questo regno, sì ch'io perdo troppo
24.93 venendo teco sì a paro a paro».mostra/nascondi nota pu-24-93 a paro a paro: procedendo con la stessa tua andatura. Si ricordi che le anime camminammo veloci e che Forese ha rallentato come " l'uom che di trottare è lasso " (v. 70).

24.94 Qual esce alcuna volta di gualoppo
24.95 lo cavalier di schiera che cavalchi,
24.96 e va per farsi onor del primo intoppo,mostra/nascondi nota pu-24-96 primo intoppo: il primo scontro.

24.97 tal si partì da noi con maggior valchi;mostra/nascondi nota pu-24-97 valchi: passi.
24.98 e io rimasi in via con esso i due
24.99 che fuor del mondo sì gran marescalchi.mostra/nascondi nota pu-24-99 marescalchi: maestri; cioè Virgilio e Stazio.

24.100 E quando innanzi a noi intrato fue,
24.101 che li occhi miei si fero a lui seguaci,
24.102 come la mente a le parole sue,

24.103 parvermi i rami gravidi e vivacimostra/nascondi nota pu-24-103 parvermi: mi apparvero.
24.104 d'un altro pomo, e non molto lontani
24.105 per esser pur allora vòlto in laci.mostra/nascondi nota pu-24-105 per esser: per il fatto di aver girato in là (cfr. lat. illac) soltanto allora.

24.106 Vidi gente sott'esso alzar le mani
24.107 e gridar non so che verso le fronde,
24.108 quasi bramosi fantolini e vani,mostra/nascondi nota pu-24-108 fantolini: fanciullini ingenui (" vani ").

24.109 che pregano, e 'l pregato non risponde,
24.110 ma, per fare esser ben la voglia acuta,
24.111 tien alto lor disio e nol nasconde.mostra/nascondi nota pu-24-111 lor disio: l'oggetto desiderato.

24.112 Poi si partì sì come ricreduta;mostra/nascondi nota pu-24-112 ricreduta: rassegnata.
24.113 e noi venimmo al grande arbore adesso,mostra/nascondi nota pu-24-113 adesso: subito.
24.114 che tanti prieghi e lagrime rifiuta.

24.115 «Trapassate oltre sanza farvi presso:
24.116 legno è più sù che fu morso da Eva,mostra/nascondi nota pu-24-116 legno è più sù: l'albero della scienza del bene e del male, il cui frutto fu morso da Eva, ha fornito il legno di questa pianta.
24.117 e questa pianta si levò da esso».

24.118 Sì tra le frasche non so chi diceva;
24.119 per che Virgilio e Stazio e io, ristretti,
24.120 oltre andavam dal lato che si leva.mostra/nascondi nota pu-24-120 dal lato che si leva: lungo la costa, che s'innalza.

24.121 «Ricordivi», dicea, «d'i maladettimostra/nascondi nota pu-24-121 d'i maladetti: sono i Centauri, figli di Issíone e di Néfele, una nube da lui scambiata per Giunone. Essi dal, petto in su erano uomini e nel resto cavalli (" doppi petti "). Invitati alle nozze di Piritoo con Ippodamia, si ubriacarono (" satolli ") e, in conseguenza, tentarono di violentare le donne presenti al banchetto, ma furono battuti da Teseo. E' questo il primo esempio di golosità punita.
24.122 nei nuvoli formati, che, satolli,
24.123 Teseo combatter co' doppi petti;

24.124 e de li Ebrei ch'al ber si mostrar molli,
24.125 per che no i volle Gedeon compagni,mostra/nascondi nota pu-24-125 Gedeon: Gedeone, combattendo contro i Madianiti, escluse dall'impresa quegli Ebrei che alla fonte di Arad si erano adagiati a terra per bere con comodo, invece di attingere acqua con la mano, per cui si mostrarono amanti delle comodità (" molli ").
24.126 quando inver' Madian discese i colli».

24.127 Sì accostati a l'un d'i due vivagnimostra/nascondi nota pu-24-127 vivagni: margini.
24.128 passammo, udendo colpe de la gola
24.129 seguite già da miseri guadagni.

24.130 Poi, rallargati per la strada sola,mostra/nascondi nota pu-24-130 sola: solitaria; sgombra di anime.
24.131 ben mille passi e più ci portar oltre,
24.132 contemplando ciascun sanza parola.

24.133 «Che andate pensando sì voi sol tre?».
24.134 sùbita voce disse; ond'io mi scossi
24.135 come fan bestie spaventate e poltre.mostra/nascondi nota pu-24-135 e poltre: e disturbate nel loro poltrire.

24.136 Drizzai la testa per veder chi fossi;
24.137 e già mai non si videro in fornace
24.138 vetri o metalli sì lucenti e rossi,

24.139 com'io vidi un che dicea: «S'a voi piacemostra/nascondi nota pu-24-139 un: è l'angelo della temperanza, di un colore vivo e incandescente, come vetro o metallo fuso.
24.140 montare in sù, qui si convien dar volta;
24.141 quinci si va chi vuole andar per pace».

24.142 L'aspetto suo m'avea la vista tolta;
24.143 per ch'io mi volsi dietro a' miei dottori,
24.144 com'om che va secondo ch'elli ascolta.mostra/nascondi nota pu-24-144 com'om: come chi vada guidato dal suono.

24.145 E quale, annunziatrice de li albori,
24.146 l'aura di maggio movesi e olezza,
24.147 tutta impregnata da l'erba e da' fiori;

24.148 tal mi senti' un vento dar per mezza
24.149 la fronte, e ben senti' mover la piuma,
24.150 che fé sentir d'ambrosia l'orezza.mostra/nascondi nota pu-24-150 che fé sentir: che profumò (cfr. francese "sentir") l'aria (" l'orezza ") d'ambrosia.

24.151 E senti' dir: «Beati cui allumamostra/nascondi nota pu-24-151 Beati: beati coloro ai quali risplende tanta grazia che l'amore della gola non infonde ( " fuma " ) nel loro petto troppo desiderio, appetendo (" esuriendo ") sempre quanto è giusto. E' un'allusione alla quarta beatitudine evangelica (cfr. c. XXII, 1).
24.152 tanto di grazia, che l'amor del gusto
24.153 nel petto lor troppo disir non fuma,

24.154 esuriendo sempre quanto è giusto!».

Purgatorio : Canto 25

25.1 Ora era onde 'l salir non volea storpio;mostra/nascondi nota pu-25-1 Ora era: era un'ora così tarda che il salire non ammetteva indugio (" storpio ": impedimento), poiché il sole aveva lasciato il cerchio meridiano al Toro, cioè era passato mezzogiorno.
25.2 ché 'l sole avea il cerchio di merigge
25.3 lasciato al Tauro e la notte a lo Scorpio:mostra/nascondi nota pu-25-3 Scorpio: la costellazione dello Scorpione.

25.4 per che, come fa l'uom che non s'affiggemostra/nascondi nota pu-25-4 non s'affigge: non s arresta.
25.5 ma vassi a la via sua, che che li appaia,
25.6 se di bisogno stimolo il trafigge,mostra/nascondi nota pu-25-6 il trafigge: punge.

25.7 così intrammo noi per la callaia,mostra/nascondi nota pu-25-7 callaia: passaggio stretto.
25.8 uno innanzi altro prendendo la scala
25.9 che per artezza i salitor dispaia.mostra/nascondi nota pu-25-9 che per artezza: che per strettezza impedisce che si possa salire affiancati.

25.10 E quale il cicognin che leva l'ala
25.11 per voglia di volare, e non s'attenta
25.12 d'abbandonar lo nido, e giù la cala;

25.13 tal era io con voglia accesa e spenta
25.14 di dimandar, venendo infino a l'atto
25.15 che fa colui ch'a dicer s'argomenta.mostra/nascondi nota pu-25-15 s'argomenta: fa del tutto per parlare.

25.16 Non lasciò, per l'andar che fosse ratto,mostra/nascondi nota pu-25-16 Non lasciò: non tralasciò di acconsentire al mio desiderio.
25.17 lo dolce padre mio, ma disse: «Scocca
25.18 l'arco del dir, che 'nfino al ferro hai tratto».mostra/nascondi nota pu-25-18 che 'nfino al ferro: fino alla punta ferrata del dardo.

25.19 Allor sicuramente apri' la bocca
25.20 e cominciai: «Come si può far magromostra/nascondi nota pu-25-20 Come si può: come è possibile dimagrire a chi non è stretto dalla necessità (" uopo ") di nutrirsi, cioè alle ombre?.
25.21 là dove l'uopo di nodrir non tocca?».

25.22 «Se t'ammentassi come Meleagromostra/nascondi nota pu-25-22 Meleagro: figlio del re Oeneo e di Altea, a lui le Parche destinarono una vita non più lunga del tempo impiegato, per bruciare, da un tizzone, acceso quando nacque. La madre spense e occultò il tizzone ma, allorché Meleagro le uccise i fratelli, in seguito alla questione del cinghiale Caledonio, lo diede nuovamente alle fiamme e la vita di Meleagro si consumò con esso. Virgilio vuol dire dunque che la domanda di Dante ha la sua risposta in un fatto sovrannaturale.
25.23 si consumò al consumar d'un stizzo,
25.24 non fora», disse, «a te questo sì agro;

25.25 e se pensassi come, al vostro guizzo,mostra/nascondi nota pu-25-25 guizzo: movimento.
25.26 guizza dentro a lo specchio vostra image,
25.27 ciò che par duro ti parrebbe vizzo.mostra/nascondi nota pu-25-27 vizzo: molle, cioè non duro a comprendersi.

25.28 Ma perché dentro a tuo voler t'adage,
25.29 ecco qui Stazio; e io lui chiamo e prego
25.30 che sia or sanator de le tue piage».mostra/nascondi nota pu-25-30 piage: piaghe. Il dubbio è come una piaga.

25.31 «Se la veduta etterna li dislego»,mostra/nascondi nota pu-25-31 Se la veduta etterna: se gli sciolgo il dubbio circa quel che Dio vede, mentre ci sei tu che sei nostro sommo maestro, mi scusi il fatto che io non posso negarti nulla che tu mi chieda.
25.32 rispuose Stazio, «là dove tu sie,
25.33 discolpi me non potert'io far nego».

25.34 Poi cominciò: «Se le parole mie,
25.35 figlio, la mente tua guarda e riceve,
25.36 lume ti fiero al come che tu die.mostra/nascondi nota pu-25-36 che tu die: che tu dì, dici.

25.37 Sangue perfetto, che poi non si bevemostra/nascondi nota pu-25-37 Sangue perfetto: la parte più pura del sangue, che non viene mai in circolazione nelle vene, e si conserva come cibo che si tolga da mensa perché non consumato, prende nel cuore la capacità di informare tulle le membra dell'uomo, come il sangue meno puro, che va attraverso le vene, ha la capacità di formare le membra (" a farsi quelle "), nutrendole. Secondo Tommaso d'Aquino, infatti, una parte del sangue, non contribuendo al fenomeno della digestione, era destinato alla concezione, venendo a costituire il seme (cfr. "Summa Theologica", III, 31, 5).
25.38 da l'assetate vene, e si rimane
25.39 quasi alimento che di mensa leve,

25.40 prende nel core a tutte membra umane
25.41 virtute informativa, come quello
25.42 ch'a farsi quelle per le vene vane.

25.43 Ancor digesto, scende ov'è più bellomostra/nascondi nota pu-25-43 Ancor digesto: nuovamente trasformato, in liquido seminale, scende negli organi genitali ( " ov'è più bello tacer che dire "); e di qui poi stilla (" geme ") sul sangue femminile in un naturale ricettacolo, la matrice. Qui l'un sangue s'unisce all'altro; l'uno costituito in modo da subire e l'altro da agire, dato l'organo perfetto, il cuore, dal quale proviene; e una volta giunto, il sangue maschile, divenuto seme, in un primo tempo manifesta la sua attività, formando un coagulo e poi, dando vita a ciò a cui ha dato consistenza perché fosse materia al suo operare.
25.44 tacer che dire; e quindi poscia geme
25.45 sovr'altrui sangue in natural vasello.

25.46 Ivi s'accoglie l'uno e l'altro insieme,
25.47 l'un disposto a patire, e l'altro a fare
25.48 per lo perfetto loco onde si preme;

25.49 e, giunto lui, comincia ad operare
25.50 coagulando prima, e poi avviva
25.51 ciò che per sua matera fé constare.

25.52 Anima fatta la virtute attivamostra/nascondi nota pu-25-52 Anima fatta: allorché la virtù attiva del seme è divenuta anima vegetativa quale è quella di una pianta, (ma con la differenza che l'anima del feto è suscettibile di sviluppo, e quella della pianta è già completa), opera poi tanto che acquista sentimento e motilità, come un fungo marino; è divenuta, cioè, anima sensitiva e da questo momento si trasforma in virtù attiva e comincia a costituire gli organi dei sensi, di cui è seme.
25.53 qual d'una pianta, in tanto differente,
25.54 che questa è in via e quella è già a riva,

25.55 tanto ovra poi, che già si move e sente,
25.56 come spungo marino; e indi imprende
25.57 ad organar le posse ond'è semente.

25.58 Or si spiega, figliuolo, or si distendemostra/nascondi nota pu-25-58 Or si spiega : qui si dilata e si sviluppa la virtù informativa, che proviene dal cuore del genitore, dove la natura provvede a tutte le membra.
25.59 la virtù ch'è dal cor del generante,
25.60 dove natura a tutte membra intende.

25.61 Ma come d'animal divegna fante,mostra/nascondi nota pu-25-61 fante: essere razionale, parlante (cfr. lat. fans).
25.62 non vedi tu ancor: quest'è tal punto,
25.63 che più savio di te fé già errante,mostra/nascondi nota pu-25-63 più savio di te: allude ad Averroè (cfr. Inf. c. IV, 144).

25.64 sì che per sua dottrina fé disgiuntomostra/nascondi nota pu-25-64 fé disgiunto: affermò che l'intelletto possibile è disgiunto dall'anima, perché non vedeva alcun organo " deputato propriamente a lo intelletto, come è l'orecchio ad udire " (Buti).
25.65 da l'anima il possibile intelletto,
25.66 perché da lui non vide organo assunto.

25.67 Apri a la verità che viene il petto;
25.68 e sappi che, sì tosto come al fetomostra/nascondi nota pu-25-68 e sappi che: e sappi che non appena nel feto l'ornamento del cervello è compiuto, Dio (" lo motor primo ") si volge ad esso feto, lieto di tanta arte naturale e infonde un'anima nuova, piena di virtù, la quale attiva e trasforma nella sua stessa sostanza, sostituendosi all'anima vegetativa e sensitiva, le attività che vi trova e diviene un'anima unica che vive sente e riflette; cioè è insieme vegetativa, sensitiva e razionale.
25.69 l'articular del cerebro è perfetto,

25.70 lo motor primo a lui si volge lieto
25.71 sovra tant'arte di natura, e spira
25.72 spirito novo, di vertù repleto,mostra/nascondi nota pu-25-72 repleto: ripieno.

25.73 che ciò che trova attivo quivi, tira
25.74 in sua sustanzia, e fassi un'alma sola,
25.75 che vive e sente e sé in sé rigira.

25.76 E perché meno ammiri la parola,
25.77 guarda il calor del sole che si fa vino,
25.78 giunto a l'omor che de la vite cola.

25.79 Quando Làchesis non ha più del lino,mostra/nascondi nota pu-25-79 Làchesis: Lachesi è quella delle tre Parche che fila lo stame della vita. Quando lo stame è finito, l'anima si libera dalla carne e porta con come principio virtuale (" in virtute ") le facoltà vegetative e sensitive (" l'umano ") insieme a quelle intellettive o razionali (" 'l divino "). E mentre le prime, private dei loro organi, sono come mute, la memoria, l'intelligenza e la volontà, libere dal peso del corpo, divengono in atto più acute.
25.80 solvesi da la carne, e in virtute
25.81 ne porta seco e l'umano e 'l divino:

25.82 l'altre potenze tutte quante mute;
25.83 memoria, intelligenza e volontade
25.84 in atto molto più che prima agute.

25.85 Sanza restarsi per sé stessa cade
25.86 mirabilmente a l'una de le rive;mostra/nascondi nota pu-25-86 a l'una de le rive: o sulla riva d'Acheronte, o sulla foce del Tevere; e qui conosce il suo futuro destino.
25.87 quivi conosce prima le sue strade.

25.88 Tosto che loco lì la circunscrive,mostra/nascondi nota pu-25-88 Tosto che: non appena quel luogo la circoscrive, la virtù informativa che è nell'anima s'irradia all'intorno, nella stessa maniera e nella medesima quantità che nelle membra vive: e come l'aria, quando è molto piovosa (" piorno ") diviene adorna di diversi colori per l'arcobaleno, cioè per i raggi solari che in lei si riflettono; così l'aria circostante all'anima si dispone in quella forma che in essa imprime ( " suggella " ), con la sua virtù (" virtualmente "), l'anima che si è fermata; e poi, come la fiammella segue il fuoco dovunque esso si sposti, così lo spirito segue la nuova forma assunta, il corpo aereo.
25.89 la virtù formativa raggia intorno
25.90 così e quanto ne le membra vive.

25.91 E come l'aere, quand'è ben piorno,
25.92 per l'altrui raggio che 'n sé si reflette,
25.93 di diversi color diventa addorno;

25.94 così l'aere vicin quivi si mette
25.95 in quella forma ch'è in lui suggella
25.96 virtualmente l'alma che ristette;

25.97 e simigliante poi a la fiammella
25.98 che segue il foco là 'vunque si muta,
25.99 segue lo spirto sua forma novella.

25.100 Però che quindi ha poscia sua paruta,mostra/nascondi nota pu-25-100 Però che: per il fatto che dal corpo aereo ("quindi ") ha poi la sua parvenza (" paruta ") è detta ombra; e sempre dal corpo aereo organizza ciascun senso fino a quello della vista (" veduta " ) che è il più complesso.
25.101 è chiamata ombra; e quindi organa poi
25.102 ciascun sentire infino a la veduta.

25.103 Quindi parliamo e quindi ridiam noi;mostra/nascondi nota pu-25-103 Quindi: sempre in virtù del corpo aereo.
25.104 quindi facciam le lagrime e ' sospiri
25.105 che per lo monte aver sentiti puoi.

25.106 Secondo che ci affiggono i disiri
25.107 e li altri affetti, l'ombra si figura;mostra/nascondi nota pu-25-107 si figura: assume aspetti diversi.
25.108 e quest'è la cagion di che tu miri».

25.109 E già venuto a l'ultima torturamostra/nascondi nota pu-25-109 a l'ultima tortura: all'ultimo girone, il settimo.
25.110 s'era per noi, e vòlto a la man destra,
25.111 ed eravamo attenti ad altra cura.

25.112 Quivi la ripa fiamma in fuor balestra,mostra/nascondi nota pu-25-112 fiamma in fuor balestra: emette delle fiamme, e l'orlo del girone soffia un vento in alto che le piega e le allontana ( " sequestra " ) da esso.
25.113 e la cornice spira fiato in suso
25.114 che la reflette e via da lei sequestra;

25.115 ond'ir ne convenia dal lato schiuso
25.116 ad uno ad uno; e io temea 'l foco
25.117 quinci, e quindi temeva cader giuso.mostra/nascondi nota pu-25-117 quinci. .. . quindi : da una parte… dall'altra.

25.118 Lo duca mio dicea: «Per questo loco
25.119 si vuol tenere a li occhi stretto il freno,
25.120 però ch'errar potrebbesi per poco».

25.121 "Summae Deus clementiae" nel senomostra/nascondi nota pu-25-121 Summae Deus clementiae: o Dio di somma clemenza. E' il principio un inno, attribuito a Sant'Ambrogio, che si recitava nel mattutino del sabato, dove s'invoca l'aiuto di Dio contro le tentazioni della carne.
25.122 al grande ardore allora udi' cantando,
25.123 che di volger mi fé caler non meno;mostra/nascondi nota pu-25-123 caler: importare, desiderare.

25.124 e vidi spirti per la fiamma andando;
25.125 per ch'io guardava a loro e a' miei passi
25.126 compartendo la vista a quando a quando.

25.127 Appresso il fine ch'a quell'inno fassi,
25.128 gridavano alto: "Virum non cognosco";mostra/nascondi nota pu-25-128 Virum non cognosco: allude alla risposta data da Maria all'Arcangelo Gabriele, che le annunciava la nascita di Gesù: e come è ciò possibile, se non conosco uomo?.
25.129 indi ricominciavan l'inno bassi.

25.130 Finitolo, anco gridavano: «Al bosco
25.131 si tenne Diana, ed Elice caccionnemostra/nascondi nota pu-25-131 ed Elice caccionne: Diana, castissima dea, cacciò dal bosco la ninfa Calisto (trasformata infine nella costellazione dell'Orsa Maggiore, detta Elice, che, posseduta da Giove, aveva conosciuto il veleno ( " tòsco " ) di Venere, cioè l'amore.
25.132 che di Venere avea sentito il tòsco».

25.133 Indi al cantar tornavano; indi donne
25.134 gridavano e mariti che fuor casti
25.135 come virtute e matrimonio imponne.

25.136 E questo modo credo che lor basti
25.137 per tutto il tempo che 'l foco li abbruscia:
25.138 con tal cura conviene e con tai pasti

25.139 che la piaga da sezzo si ricuscia.mostra/nascondi nota pu-25-139 che la piaga: che il marchio del peccato di lussuria di cui sono colpevoli le anime del settimo girone, si cicatrizza alla fine (" da sezzo " cfr. Inf. c. VII, 130).

Purgatorio : Canto 26

26.1 Mentre che sì per l'orlo, uno innanzi altro,
26.2 ce n'andavamo, e spesso il buon maestro
26.3 diceami: «Guarda: giovi ch'io ti scaltro»;mostra/nascondi nota pu-26-3 ch'io ti scaltro che ti metto sull'avviso.

26.4 feriami il sole in su l'omero destro,
26.5 che già, raggiando, tutto l'occidente
26.6 mutava in bianco aspetto di cilestro;

26.7 e io facea con l'ombra più rovente
26.8 parer la fiamma; e pur a tanto indiziomostra/nascondi nota pu-26-8 a tanto indizio: così piccolo indizio attirò la loro attenzione.
26.9 vidi molt'ombre, andando, poner mente.

26.10 Questa fu la cagion che diede inizio
26.11 loro a parlar di me; e cominciarsi
26.12 a dir: «Colui non par corpo fittizio»;mostra/nascondi nota pu-26-12 corpo fittizio: un'ombra.

26.13 poi verso me, quanto potean farsi,
26.14 certi si fero, sempre con riguardo
26.15 di non uscir dove non fosser arsi.

26.16 «O tu che vai, non per esser più tardo,
26.17 ma forse reverente, a li altri dopo,
26.18 rispondi a me che 'n sete e 'n foco ardo.

26.19 Né solo a me la tua risposta è uopo;mostra/nascondi nota pu-26-19 è uopo: è necessaria.
26.20 ché tutti questi n'hanno maggior sete
26.21 che d'acqua fredda Indo o Etiopo.

26.22 Dinne com'è che fai di te paretemostra/nascondi nota pu-26-22 parete al sol: ostacolò al sole.
26.23 al sol, pur come tu non fossi ancora
26.24 di morte intrato dentro da la rete».

26.25 Sì mi parlava un d'essi; e io mi fora
26.26 già manifesto, s'io non fossi attesomostra/nascondi nota pu-26-26 atteso: attento.
26.27 ad altra novità ch'apparve allora;

26.28 ché per lo mezzo del cammino acceso
26.29 venne gente col viso incontro a questa,mostra/nascondi nota pu-26-29 col viso incontro a questa: è una seconda schiera di anime, provenienti dall'opposta direzione. E quando le due schiere s'incontrano, si scambiano baci di purissimo affetto.
26.30 la qual mi fece a rimirar sospeso.

26.31 Lì veggio d'ogne parte farsi presta
26.32 ciascun'ombra e basciarsi una con una
26.33 sanza restar, contente a brieve festa;

26.34 così per entro loro schiera bruna
26.35 s'ammusa l'una con l'altra formica,mostra/nascondi nota pu-26-35 s'ammusa: urta muso contro muso.
26.36 forse a spiar lor via e lor fortuna.

26.37 Tosto che parton l'accoglienza amica,mostra/nascondi nota pu-26-37 parton: interrompono.
26.38 prima che 'l primo passo lì trascorra,
26.39 sopragridar ciascuna s'affatica:

26.40 la nova gente: «Soddoma e Gomorra»;mostra/nascondi nota pu-26-40 Soddoma e Gomorra: la schiera nuova arrivata, quella dei sodomiti, grida il nome delle città bibliche distrutte dal fuoco divino, perché i loro abitanti peccarono contro natura (cfr. Inf. c. XI, n. 49). L'altra schiera, quella dei lussuriosi secondo natura, ricorda a proprio obbrobrio (cfr. v. 84), un esempio di amore eccessivo e pervertito.
26.41 e l'altra: «Ne la vacca entra Pasife,mostra/nascondi nota pu-26-41 Pasife: cfr. Inf. c. XII, n. 12.
26.42 perché 'l torello a sua lussuria corra».

26.43 Poi, come grue ch'a le montagne Rifemostra/nascondi nota pu-26-43 le montagne Rife: i monti Rifei, che gli antichi situavano imprecisamente nel settentrione d'Europa; sono forse da identificare con gli Urali.
26.44 volasser parte, e parte inver' l'arene,
26.45 queste del gel, quelle del sole schife,mostra/nascondi nota pu-26-45 schife: schive.

26.46 l'una gente sen va, l'altra sen vene;
26.47 e tornan, lagrimando, a' primi canti
26.48 e al gridar che più lor si convene;

26.49 e raccostansi a me, come davanti,
26.50 essi medesmi che m'avean pregato,
26.51 attenti ad ascoltar ne' lor sembianti.

26.52 Io, che due volte avea visto lor grato,mostra/nascondi nota pu-26-52 Io, che due volte: io che due volte, prima e dopo l'arrivo dei sodomiti, avevo visto cosa ad essi sarebbe stato gradito conoscere.
26.53 incominciai: «O anime sicure
26.54 d'aver, quando che sia, di pace stato,

26.55 non son rimase acerbe né mature
26.56 le membra mie di là, ma son qui mecomostra/nascondi nota pu-26-56 meco: con tutto me stesso.
26.57 col sangue suo e con le sue giunture.

26.58 Quinci sù vo per non esser più cieco;
26.59 donna è di sopra che m'acquista grazia,
26.60 per che 'l mortal per vostro mondo reco.mostra/nascondi nota pu-26-60 'l mortal: il corpo.

26.61 Ma se la vostra maggior voglia sazia
26.62 tosto divegna, sì che 'l ciel v'alberghi
26.63 ch'è pien d'amore e più ampio si spazia,mostra/nascondi nota pu-26-63 e più ampio si spazia: il cielo Empireo racchiude in sè tutti gli altri cieli.

26.64 ditemi, acciò ch'ancor carte ne verghi,
26.65 chi siete voi, e chi è quella turba
26.66 che se ne va di retro a' vostri terghi».

26.67 Non altrimenti stupido si turbamostra/nascondi nota pu-26-67 stupido: stupito.
26.68 lo montanaro, e rimirando ammuta,
26.69 quando rozzo e salvatico s'inurba,mostra/nascondi nota pu-26-69 s'inurba: va in città.

26.70 che ciascun'ombra fece in sua paruta;mostra/nascondi nota pu-26-70 in sua paruta: a vederla.
26.71 ma poi che furon di stupore scarche,mostra/nascondi nota pu-26-71 scarche : scariche, liberate.
26.72 lo qual ne li alti cuor tosto s'attuta,mostra/nascondi nota pu-26-72 s'attuta: s'attutisce, cessa.

26.73 «Beato te, che de le nostre marche»,mostra/nascondi nota pu-26-73 marche: paesi, contrade.
26.74 ricominciò colei che pria m'inchiese,
26.75 «per morir meglio, esperienza imbarche!mostra/nascondi nota pu-26-75 esperienza imbarche: acquisti esperienza.

26.76 La gente che non vien con noi, offesemostra/nascondi nota pu-26-76 La gente: la schiera che si è allontanata, offese Dio con il peccato di sodomia, per il quale una volta Cesare, durante il trionfo gallico, si senti chiamare, a suo scorno (" contra sè ") "Regina", per le voci correnti di suoi rapporti contro natura con il re Nicomede di Bitinia.
26.77 di ciò per che già Cesar, triunfando,
26.78 "Regina" contra sé chiamar s'intese:

26.79 però si parton "Soddoma" gridando,
26.80 rimproverando a sé, com'hai udito,
26.81 e aiutan l'arsura vergognando.

26.82 Nostro peccato fu ermafrodito;mostra/nascondi nota pu-26-82 ermafrodito: bisessuale, perché queste anime peccarono di lussuria con persone di sesso diverso.
26.83 ma perché non servammo umana legge,
26.84 seguendo come bestie l'appetito,

26.85 in obbrobrio di noi, per noi si legge,
26.86 quando partinci, il nome di coleimostra/nascondi nota pu-26-86 colei: Pasifae (cfr. v. 41).
26.87 che s'imbestiò ne le 'mbestiate schegge.

26.88 Or sai nostri atti e di che fummo rei:
26.89 se forse a nome vuo' saper chi semo,
26.90 tempo non è di dire, e non saprei.

26.91 Farotti ben di me volere scemo:mostra/nascondi nota pu-26-91 Farotti ben…: tuttavia ti renderò appagato il desiderio riguardo a me.
26.92 son Guido Guinizzelli; e già mi purgomostra/nascondi nota pu-26-92 Guido Guinizzelli: celebrato poeta bolognese; vissuto tra il 1230 e il 1270 circa, considerato il caposcuola dello Stilnovo (almeno nella prospettiva dantesca.
26.93 per ben dolermi prima ch'a lo stremo».

26.94 Quali ne la tristizia di Ligurgomostra/nascondi nota pu-26-94 Quali ne la tristizia: quali si fecero i due figli Toante ed Euneo, nel rivedere la madre Isifile, condannata a morte con improvvisa e irata decisione di Licurgo re di Nemea, di cui era schiava, il quale volle punirla.; della trascuratezza dimostrata quando per indicare la fonte Largia ai sette assedianti di Tebe, ella abbandonò il figliolo del re che morì per il morso dl un serpente, tale mi feci io, ma non arrivo al punto cui arrivarono Toante ed Euneo, che liberarono la donna. L'episodio è nella "Tebaide" di Stazio.
26.95 si fer due figli a riveder la madre,
26.96 tal mi fec'io, ma non a tanto insurgo,

26.97 quand'io odo nomar sé stesso il padremostra/nascondi nota pu-26-97 il padre: il caposcuola degli stilnovisti.
26.98 mio e de li altri miei miglior che mai
26.99 rime d'amore usar dolci e leggiadre;

26.100 e sanza udire e dir pensoso andai
26.101 lunga fiata rimirando lui,
26.102 né, per lo foco, in là più m'appressai.

26.103 Poi che di riguardar pasciuto fui,
26.104 tutto m'offersi pronto al suo servigio
26.105 con l'affermar che fa credere altrui.mostra/nascondi nota pu-26-105 con l'affermar: con un giuramento.

26.106 Ed elli a me: «Tu lasci tal vestigio,mostra/nascondi nota pu-26-106 vestigio: segno, impronta.
26.107 per quel ch'i' odo, in me, e tanto chiaro,
26.108 che Letè nol può tòrre né far bigio.mostra/nascondi nota pu-26-108 Letè: il fiume dell'oblio (cfr. c. XXVIII, 130).

26.109 Ma se le tue parole or ver giuraro,
26.110 dimmi che è cagion per che dimostri
26.111 nel dire e nel guardar d'avermi caro».

26.112 E io a lui: «Li dolci detti vostri,
26.113 che, quanto durerà l'uso moderno,
26.114 faranno cari ancora i loro incostri».mostra/nascondi nota pu-26-114 incostri: inchiostri, cioè le carte scritte.

26.115 «O frate», disse, «questi ch'io ti cernomostra/nascondi nota pu-26-115 ti cerno: indico.
26.116 col dito», e additò un spirto innanzi,
26.117 «fu miglior fabbro del parlar materno.mostra/nascondi nota pu-26-117 miglior fabbro: scrisse meglio di me.

26.118 Versi d'amore e prose di romanzi
26.119 soverchiò tutti; e lascia dir li stolti
26.120 che quel di Lemosì credon ch'avanzi.mostra/nascondi nota pu-26-120 quel di Lemosì: è Girault de Bornelh, poeta provenzale nato nel Limosino e vissuto dal 1175 al 1220 circa.

26.121 A voce più ch'al ver drizzan li volti,mostra/nascondi nota pu-26-121 A voce: alla fama.
26.122 e così ferman sua oppinione
26.123 prima ch'arte o ragion per lor s'ascolti.

26.124 Così fer molti antichi di Guittone,
26.125 di grido in grido pur lui dando pregio,mostra/nascondi nota pu-26-125 pur lui: solo a lui.
26.126 fin che l'ha vinto il ver con più persone.

26.127 Or se tu hai sì ampio privilegio,
26.128 che licito ti sia l'andare al chiostromostra/nascondi nota pu-26-128 al chiostro: al Paradiso.
26.129 nel quale è Cristo abate del collegio,

26.130 falli per me un dir d'un paternostro,mostra/nascondi nota pu-26-130 falli per me: recitagli per me un paternostro, senza la formula: non c'indurre in tentazione, ché non serve a noi che non possiamo più peccare.
26.131 quanto bisogna a noi di questo mondo,
26.132 dove poter peccar non è più nostro».

26.133 Poi, forse per dar luogo altrui secondo
26.134 che presso avea, disparve per lo foco,
26.135 come per l'acqua il pesce andando al fondo.

26.136 Io mi fei al mostrato innanzi un poco,mostra/nascondi nota pu-26-136 al mostrato: allo spirito indicato da Guido (v. 116). E' Arnaut Daniel, trovatore provenzale della seconda metà del XII secolo. Nei versi che seguono egli si esprime in provenzale.
26.137 e dissi ch'al suo nome il mio disire
26.138 apparecchiava grazioso loco.

26.139 El cominciò liberamente a dire:
26.140 «Tan m'abellis vostre cortes deman,mostra/nascondi nota pu-26-140 Tán m'abellis…: Tanto mi piace la vostra cortese domanda/ che io non mi posso ne voglio a voi celare./ Io sono Arnaldo, che piango e vado cantando;/ afflitto vedo la passata follia,/ e lieto vedo, davanti (a me) la gioia che spero./ Ora vi prego, in nome di quel valore che vi guida alla sommità della scala, (cioè "verso la cima del Purgatorio"),/ al tempo opportuno vi sovvenga del mio dolore.
26.141 qu'ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.

26.142 Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;
26.143 consiros vei la passada folor,
26.144 e vei jausen lo joi qu'esper, denan.

26.145 Ara vos prec, per aquella valor
26.146 que vos guida al som de l'escalina,
26.147 sovenha vos a temps de ma dolor!».

26.148 Poi s'ascose nel foco che li affina.

Purgatorio : Canto 27

27.1 Sì come quando i primi raggi vibramostra/nascondi nota pu-27-1 Sì come: il sole stava come quando vibra i primi raggi a Gerusalemme, dove Cristo versò il suo sangue. Nel Purgatorio, che si trova agli antipodi di Gerusalemme, il sole è al tramonto. E nello stesso tempo l'Ebro (" Ibero "), fiume della Spagna, cade sotto il segno della Libra ( è mezzanotte ) e le onde del Gange sono riarse dall'ora del mezzodì ( " nona " ).
27.2 là dove il suo fattor lo sangue sparse,
27.3 cadendo Ibero sotto l'alta Libra,

27.4 e l'onde in Gange da nona riarse,
27.5 sì stava il sole; onde 'l giorno sen giva,
27.6 come l'angel di Dio lieto ci apparse.

27.7 Fuor de la fiamma stava in su la riva,
27.8 e cantava "Beati mundo corde!".mostra/nascondi nota pu-27-8 Beati mundo corde: beati i puri di cuore. Sono parole della sesta beatitudine evangelica, e le pronuncia l'angelo della castità, guardiano del settimo girone.
27.9 in voce assai più che la nostra viva.

27.10 Poscia «Più non si va, se pria non morde,
27.11 anime sante, il foco: intrate in esso,mostra/nascondi nota pu-27-11 intrate in esso: l'angelo invita Dante e Virgilio ad entrare nel fuoco.
27.12 e al cantar di là non siate sorde»,

27.13 ci disse come noi li fummo presso;
27.14 per ch'io divenni tal, quando lo 'ntesi,
27.15 qual è colui che ne la fossa è messo.

27.16 In su le man commesse mi protesi,mostra/nascondi nota pu-27-16 commesse: giunte.
27.17 guardando il foco e imaginando forte
27.18 umani corpi già veduti accesi.

27.19 Volsersi verso me le buone scorte;mostra/nascondi nota pu-27-19 le buone scorte: Virgilio e Stazio.
27.20 e Virgilio mi disse: «Figliuol mio,
27.21 qui può esser tormento, ma non morte.

27.22 Ricorditi, ricorditi! E se io
27.23 sovresso Gerion ti guidai salvo,mostra/nascondi nota pu-27-23 Gerion: è stato uno degli ostacoli più ardui. Si ricordi che il mostro simboleggia la frode.
27.24 che farò ora presso più a Dio?

27.25 Credi per certo che se dentro a l'alvomostra/nascondi nota pu-27-25 a l'alvo: in mezzo (cfr. lat. "alvus").
27.26 di questa fiamma stessi ben mille anni,
27.27 non ti potrebbe far d'un capel calvo.

27.28 E se tu forse credi ch'io t'inganni,
27.29 fatti ver lei, e fatti far credenza
27.30 con le tue mani al lembo d'i tuoi panni.mostra/nascondi nota pu-27-30 al lembo: col lembo della veste che, posto nel fuoco, non brucerà.

27.31 Pon giù omai, pon giù ogni temenza;
27.32 volgiti in qua e vieni: entra sicuro!».
27.33 E io pur fermo e contra coscienza.mostra/nascondi nota pu-27-33 pur fermo: ancora non osando avanzare.

27.34 Quando mi vide star pur fermo e duro,
27.35 turbato un poco disse: «Or vedi, figlio:
27.36 tra Beatrice e te è questo muro».

27.37 Come al nome di Tisbe aperse il cigliomostra/nascondi nota pu-27-37 Tisbe: Narra Ovidio nelle Metamorfosi (cfr. IV, 55) che Tisbe, giovinetta babilonese, mentre attendeva sotto un gelso il suo innamorato Piramo, fu costretta a fuggire alla vista di un leone, ma lasciò cadere il velo che l'animale macchiò con le fauci insanguinate. Piramo, sopraggiunto e scoperto il velo, ritenne che la fiera avesse divorato e per il dolore si ferì a morte; riapri gli occhi quando la fanciulla lo trovò, agonizzante, sotto il gelso che aveva tinto di vermiglio le sue bacche. Poi anche Tisbe si uccise al suo fianco.
27.38 Piramo in su la morte, e riguardolla,
27.39 allor che 'l gelso diventò vermiglio;

27.40 così, la mia durezza fatta solla,mostra/nascondi nota pu-27-40 solla: molle (cfr. Inf. c. XVI, 28).
27.41 mi volsi al savio duca, udendo il nome
27.42 che ne la mente sempre mi rampolla.

27.43 Ond'ei crollò la fronte e disse: «Come!
27.44 volenci star di qua?»; indi sorrisemostra/nascondi nota pu-27-44 volenci: ce ne vogliamo.
27.45 come al fanciul si fa ch'è vinto al pome.mostra/nascondi nota pu-27-45 ch'è vinto al pome: che si lascia vincere dalla promessa o dalla vista di un pomo.

27.46 Poi dentro al foco innanzi mi si mise,
27.47 pregando Stazio che venisse retro,
27.48 che pria per lunga strada ci divise.

27.49 Sì com'fui dentro, in un bogliente vetromostra/nascondi nota pu-27-49 in un bogliente vetro: nel vetro fuso e incandescente.
27.50 gittato mi sarei per rinfrescarmi,
27.51 tant'era ivi lo 'ncendio sanza metro.mostra/nascondi nota pu-27-51 sanza metro: senza misura.

27.52 Lo dolce padre mio, per confortarmi,
27.53 pur di Beatrice ragionando andava,
27.54 dicendo: «Li occhi suoi già veder parmi».

27.55 Guidavaci una voce che cantava
27.56 di là; e noi, attenti pur a lei,
27.57 venimmo fuor là ove si montava.

27.58 "Venite, benedicti Patris mei",mostra/nascondi nota pu-27-58 Venite, benedicti: pronuncia queste parole l'angelo guardiano della scala che conduce al Paradiso Terrestre. Le stesse parole con cui Cristo accoglierà gli eletti nel Giorno del Giudizio (Matteo XXV,34).
27.59 sonò dentro a un lume che lì era,
27.60 tal che mi vinse e guardar nol potei.

27.61 «Lo sol sen va», soggiunse, «e vien la sera;
27.62 non v'arrestate, ma studiate il passo,
27.63 mentre che l'occidente non si annera».mostra/nascondi nota pu-27-63 non si annera: non diviene buio.

27.64 Dritta salia la via per entro 'l sasso
27.65 verso tal parte ch'io toglieva i raggimostra/nascondi nota pu-27-65 verso tal parte: verso oriente, in modo che io facevo ombra ai raggi del sole già basso.
27.66 dinanzi a me del sol ch'era già basso.

27.67 E di pochi scaglion levammo i saggi,mostra/nascondi nota pu-27-67 E di pochi scaglion: riuscimmo a provare soltanto pochi gradini.
27.68 che 'l sol corcar, per l'ombra che si spense,
27.69 sentimmo dietro e io e li miei saggi.

27.70 E pria che 'n tutte le sue parti immense
27.71 fosse orizzonte fatto d'uno aspetto,
27.72 e notte avesse tutte sue dispense,mostra/nascondi nota pu-27-72 tutte sue dispense: tutte le sue parti.

27.73 ciascun di noi d'un grado fece letto;mostra/nascondi nota pu-27-73 d'un grado fece letto: usò un gradino come giaciglio.
27.74 ché la natura del monte ci affransemostra/nascondi nota pu-27-74 la natura: la particolare qualità del monte, ché non è possibile ascendere nottetempo.
27.75 la possa del salir più e 'l diletto.

27.76 Quali si stanno ruminando manse
27.77 le capre, state rapide e proterve
27.78 sovra le cime avante che sien pranse,mostra/nascondi nota pu-27-78 che sien pranse: che siano pasciute. Prima le capre, nella ricerca di cibo, erano veloci e baldanzose (" proterve " ).

27.79 tacite a l'ombra, mentre che 'l sol ferve,
27.80 guardate dal pastor, che 'n su la verga
27.81 poggiato s'è e lor di posa serve;mostra/nascondi nota pu-27-81 serve: continua a fare buona guardia.

27.82 e quale il mandrian che fori alberga,
27.83 lungo il pecuglio suo queto pernotta,mostra/nascondi nota pu-27-83 il pecuglio: mandria, che costituisce la sua ricchezza.
27.84 guardando perché fiera non lo sperga;mostra/nascondi nota pu-27-84 sperga: disperda, assalendolo.

27.85 tali eravamo tutti e tre allotta,mostra/nascondi nota pu-27-85 allotta: allora.
27.86 io come capra, ed ei come pastori,
27.87 fasciati quinci e quindi d'alta grotta.mostra/nascondi nota pu-27-87 grotta: roccia.

27.88 Poco parer potea lì del di fori;
27.89 ma, per quel poco, vedea io le stelle
27.90 di lor solere e più chiare e maggiori.mostra/nascondi nota pu-27-90 di lor solere: del loro solito.

27.91 Sì ruminando e sì mirando in quelle,mostra/nascondi nota pu-27-91 ruminando: pensando e ripensando.
27.92 mi prese il sonno; il sonno che sovente,
27.93 anzi che 'l fatto sia, sa le novelle.mostra/nascondi nota pu-27-93 anzi che 'l fatto sia: prima che il fatto accada, ne dà contezza. Allude al sogno premonitore.

27.94 Ne l'ora, credo, che de l'oriente,
27.95 prima raggiò nel monte Citerea,mostra/nascondi nota pu-27-95 Citerea: la stella Venere, detta Citerea dall'isola di Citera ove la dea sarebbe nata.
27.96 che di foco d'amor par sempre ardente,

27.97 giovane e bella in sogno mi parea
27.98 donna vedere andar per una landa
27.99 cogliendo fiori; e cantando dicea:

27.100 «Sappia qualunque il mio nome dimanda
27.101 ch'i' mi son Lia, e vo movendo intornomostra/nascondi nota pu-27-101 Lia: figlia di Labano e prima moglie di Giacobbe, simboleggia la vita attiva, e va cogliendo fiori, onde farsi ghirlanda " di loda e di gloria " (Buti).
27.102 le belle mani a farmi una ghirlanda.

27.103 Per piacermi a lo specchio, qui m'addorno;
27.104 ma mia suora Rachel mai non si smagamostra/nascondi nota pu-27-104 mia suora Rachel: altra figlia di Labano e seconda moglie di Giacobbe, simboleggia la vita contemplativa e non si allontana (" smaga ") dallo specchio (" miraglio ", cfr. provenzale "miralh").
27.105 dal suo miraglio, e siede tutto giorno.

27.106 Ell'è d'i suoi belli occhi veder vaga
27.107 com'io de l'addornarmi con le mani;
27.108 lei lo vedere, e me l'ovrare appaga».

27.109 E già per li splendori antelucani,mostra/nascondi nota pu-27-109 antelucani: che precedono l'alba.
27.110 che tanto a' pellegrin surgon più grati,
27.111 quanto, tornando, albergan men lontani,mostra/nascondi nota pu-27-111 men lontani: dalla patria, in cui son diretti.

27.112 le tenebre fuggian da tutti lati,
27.113 e 'l sonno mio con esse; ond'io leva'mi,
27.114 veggendo i gran maestri già levati.

27.115 «Quel dolce pome che per tanti ramimostra/nascondi nota pu-27-115 Quel dolce pome…: quel dolce frutto che, per tante vie, va cercando il desiderio dei mortali, oggi soddisferà la tua fame.
27.116 cercando va la cura de' mortali,
27.117 oggi porrà in pace le tue fami».

27.118 Virgilio inverso me queste cotali
27.119 parole usò; e mai non furo strennemostra/nascondi nota pu-27-119 strenne: doni augurali, annunzi di cosa lieta.
27.120 che fosser di piacere a queste iguali.

27.121 Tanto voler sopra voler mi venne
27.122 de l'esser sù, ch'ad ogne passo poi
27.123 al volo mi sentia crescer le penne.

27.124 Come la scala tutta sotto noi
27.125 fu corsa e fummo in su 'l grado superno,mostra/nascondi nota pu-27-125 superno: il più alto.
27.126 in me ficcò Virgilio li occhi suoi,

27.127 e disse: «Il temporal foco e l'etternomostra/nascondi nota pu-27-127 Il temporal foco e l'etterno: il fuoco temporaneo del Purgatorio e l'eterno fuoco infernale.
27.128 veduto hai, figlio; e se' venuto in parte
27.129 dov'io per me più oltre non discerno.mostra/nascondi nota pu-27-129 dov'io: dove la ragione, da sola, non riesce a vedere.

27.130 Tratto t'ho qui con ingegno e con arte;
27.131 lo tuo piacere omai prendi per duce;
27.132 fuor se' de l'erte vie, fuor se' de l'arte.mostra/nascondi nota pu-27-132 erte… arte: ripide… strette.

27.133 Vedi lo sol che 'n fronte ti riluce;
27.134 vedi l'erbette, i fiori e li arbuscelli
27.135 che qui la terra sol da sé produce.mostra/nascondi nota pu-27-135 sol da sé: senza seme e senza lavoro umano.

27.136 Mentre che vegnan lieti li occhi bellimostra/nascondi nota pu-27-136 li occhi belli: quelli di Beatrice.
27.137 che, lagrimando, a te venir mi fenno,
27.138 seder ti puoi e puoi andar tra elli.mostra/nascondi nota pu-27-138 seder… andar: allusione alla vita contemplativa e alla vita attiva, simboleggiate da Rachele e da Lia.

27.139 Non aspettar mio dir più né mio cenno;
27.140 libero, dritto e sano è tuo arbitrio,
27.141 e fallo fora non fare a suo senno:mostra/nascondi nota pu-27-141 e fallo: ed errore sarebbe non agire secondo il suo impulso.

27.142 per ch'io te sovra te corono e mitrio».mostra/nascondi nota pu-27-142 corono e mitrio: la corona simboleggia l'autorità temporale, la mitria quella spirituale.

Purgatorio : Canto 28

28.1 Vago già di cercar dentro e dintorno
28.2 la divina foresta spessa e viva,mostra/nascondi nota pu-28-2 la divina foresta: il Paradiso Terrestre è rappresentato come una foresta folta e rigogliosa, di natura divina.
28.3 ch'a li occhi temperava il novo giorno,

28.4 sanza più aspettar, lasciai la riva,mostra/nascondi nota pu-28-4 la riva: il margine ove comincia la foresta.
28.5 prendendo la campagna lento lento
28.6 su per lo suol che d'ogne parte auliva.mostra/nascondi nota pu-28-6 auliva: olezzava, profumava.

28.7 Un'aura dolce, sanza mutamento
28.8 avere in sé, mi feria per la fronte
28.9 non di più colpo che soave vento;

28.10 per cui le fronde, tremolando, pronte
28.11 tutte quante piegavano a la partemostra/nascondi nota pu-28-11 a la parte: verso occidente, ove ( " u' " ) il santo monte proietta l'ombra al levarsi del sole (" prim'ombra ").
28.12 u' la prim'ombra gitta il santo monte;

28.13 non però dal loro esser dritto spartemostra/nascondi nota pu-28-13 non però: non però tanto lontane (" sparte ") dalla loro posizione normale (come accade invece quando il vento è forte), che….
28.14 tanto, che li augelletti per le cime
28.15 lasciasser d'operare ogne lor arte;

28.16 ma con piena letizia l'ore prime,mostra/nascondi nota pu-28-16 l'ore prime: le prime aure, brezze. Oppure: "le prime ore (del mattino)".
28.17 cantando, ricevieno intra le foglie,
28.18 che tenevan bordone a le sue rime,mostra/nascondi nota pu-28-18 bordone: è il tono basso dell'accompagnamento, perciò " tenevan bordone " vale: "accompagnavano il loro canto".

28.19 tal qual di ramo in ramo si raccoglie
28.20 per la pineta in su 'l lito di Chiassi,mostra/nascondi nota pu-28-20 Chiassi: la pineta di Classe (anticamente Classis) presso Ravenna, sull'Adriatico.
28.21 quand'Eolo scilocco fuor discioglie.mostra/nascondi nota pu-28-21 quand'Eolo scilocco…: quando Eolo, mitico re dei venti, libera (" discioglie ") lo Scirocco dall'antro ove lo tiene serrato.

28.22 Già m'avean trasportato i lenti passi
28.23 dentro a la selva antica tanto, ch'io
28.24 non potea rivedere ond'io mi 'ntrassi;mostra/nascondi nota pu-28-24 ond'io mi 'ntrassi: il luogo donde io fossi entrato.

28.25 ed ecco più andar mi tolse un rio,mostra/nascondi nota pu-28-25 un rio: un ruscello; è il fiume Lete, che dona l'oblio del peccato (cfr. c. XXVI, 108).
28.26 che 'nver' sinistra con sue picciole onde
28.27 piegava l'erba che 'n sua ripa uscìo.

28.28 Tutte l'acque che son di qua più monde,mostra/nascondi nota pu-28-28 di qua: sulla terra.
28.29 parrieno avere in sé mistura alcuna,
28.30 verso di quella, che nulla nasconde,

28.31 avvegna che si mova bruna bruna
28.32 sotto l'ombra perpetua, che mai
28.33 raggiar non lascia sole ivi né luna.

28.34 Coi piè ristretti e con li occhi passai
28.35 di là dal fiumicello, per mirare
28.36 la gran variazion d'i freschi mai;mostra/nascondi nota pu-28-36 la gran variazion: la grande varietà dei freschi rami fioriti (" mai ", da maio, maggio, mese dei fiori).

28.37 e là m'apparve, sì com'elli apparemostra/nascondi nota pu-28-37 elli: pronome pleonastico.
28.38 subitamente cosa che disviamostra/nascondi nota pu-28-38 disvia: distrae.
28.39 per maraviglia tutto altro pensare,

28.40 una donna soletta che si gia
28.41 e cantando e scegliendo fior da fiore
28.42 ond'era pinta tutta la sua via.mostra/nascondi nota pu-28-42 pinta: dipinta, cioè colorata.

28.43 «Deh, bella donna, che a' raggi d'amore
28.44 ti scaldi, s'i' vo' credere a' sembiantimostra/nascondi nota pu-28-44 a' sembianti : all'espressione del viso.
28.45 che soglion esser testimon del core,

28.46 vegnati in voglia di trarreti avanti»,
28.47 diss'io a lei, «verso questa rivera,
28.48 tanto ch'io possa intender che tu canti.

28.49 Tu mi fai rimembrar dove e qual eramostra/nascondi nota pu-28-49 dove: il lago di Enna, in Sicilia, presso le cui rive Proserpina fu rapita da Plutone, mentre coglieva fiori, cosi che la madre Cerere perse lei, ed ella la primavera, poiché fu trascinata nell'Ade.
28.50 Proserpina nel tempo che perdette
28.51 la madre lei, ed ella primavera».

28.52 Come si volge, con le piante strette
28.53 a terra e intra sé, donna che balli,
28.54 e piede innanzi piede a pena mette,

28.55 volsesi in su i vermigli e in su i gialli
28.56 fioretti verso me, non altrimenti
28.57 che vergine che li occhi onesti avvalli;mostra/nascondi nota pu-28-57 avvalli: abbassi.

28.58 e fece i prieghi miei esser contenti,mostra/nascondi nota pu-28-58 fece… esser contenti: soddisfece.
28.59 sì appressando sé, che 'l dolce suonomostra/nascondi nota pu-28-59 che 'l dolce suono: " che il dolce suono mi giungeva insieme con le parole, ora chiaramente intellegibili " (Momigliano).
28.60 veniva a me co' suoi intendimenti.

28.61 Tosto che fu là dove l'erbe sono
28.62 bagnate già da l'onde del bel fiume,
28.63 di levar li occhi suoi mi fece dono.

28.64 Non credo che splendesse tanto lume
28.65 sotto le ciglia a Venere, trafittamostra/nascondi nota pu-28-65 trafitta dal figlio: Venere fu ferita da suo figliò Cupido inavvertitamente ( " fuor di tutto suo costume " ) e si innamorò di Adone.
28.66 dal figlio fuor di tutto suo costume.

28.67 Ella ridea da l'altra riva dritta,
28.68 trattando più color con le sue mani,mostra/nascondi nota pu-28-68 più color: disponendo con le mani più fiori colorati di quanti ne produce la terra spontaneamente (" sanza seme " ).
28.69 che l'alta terra sanza seme gitta.

28.70 Tre passi ci facea il fiume lontani;
28.71 ma Elesponto, là 've passò Serse,mostra/nascondi nota pu-28-71 ma Elesponto: ma lo stretto dei Dardanelli ("Elesponto") dove Serse passò nel 480 a. C., per poi riattraversarlo, sconfitto clamorosamente dai Greci si da essere ancora esempio valido a moderare gli orgogli umani non fu odiato da Leandro per il fatto di separare le rive (" mareggiare ") tra Sesto ed Abido più di quanto fosse da me odiato quel fiumicello (" che quel da me ") perché allora non si aprì. Leandro, giovane greco di Abido, per recarsi a Sesto, dove si trovava Ero, fanciulla da lui amata attraversava a nuoto ogni notte i Dardanelli.
28.72 ancora freno a tutti orgogli umani,

28.73 più odio da Leandro non sofferse
28.74 per mareggiare intra Sesto e Abido,
28.75 che quel da me perch'allor non s'aperse.

28.76 «Voi siete nuovi, e forse perch'io rido»,
28.77 cominciò ella, «in questo luogo elettomostra/nascondi nota pu-28-77 eletto: scelto, destinato.
28.78 a l'umana natura per suo nido,

28.79 maravigliando tienvi alcun sospetto;mostra/nascondi nota pu-28-79 sospetto: dubbio.
28.80 ma luce rende il salmo Delectasti,mostra/nascondi nota pu-28-80 ma luce rende: ma illumina il salmo che dice: Mi desti diletto, o Signore, per le tue imprese, ed esulterò per le opere della tua mano (Salmi, XCI 5).
28.81 che puote disnebbiar vostro intelletto.

28.82 E tu che se' dinanzi e mi pregasti,
28.83 dì s'altro vuoli udir; ch'i' venni prestamostra/nascondi nota pu-28-83 presta: pronta e disposta a rispondere.
28.84 ad ogne tua question tanto che basti».

28.85 «L'acqua», diss'io, «e 'l suon de la foresta
28.86 impugnan dentro a me novella fedemostra/nascondi nota pu-28-86 impugnan … novella fede: contrastano con una nuova certezza, che io ho appreso come contraria alla realtà. Cioè Dante ricorda le parole con cui Stazio aveva affermato che oltre la porta del Purgatorio non si avevano fenomeni atmosferici (cfr. c. XXI, 43 e segg.).
28.87 di cosa ch'io udi' contraria a questa».

28.88 Ond'ella: «Io dicerò come procede
28.89 per sua cagion ciò ch'ammirar ti face,
28.90 e purgherò la nebbia che ti fiede.

28.91 Lo sommo Ben, che solo esso a sé piace,mostra/nascondi nota pu-28-91 che solo esso a sè piace: che soltanto di sè prova piacere, perché solo Dio è perfetto.
28.92 fé l'uom buono e a bene, e questo loco
28.93 diede per arr'a lui d'etterna pace.mostra/nascondi nota pu-28-93 arr'a: pegno a.

28.94 Per sua difalta qui dimorò poco;mostra/nascondi nota pu-28-94 difalta: colpa, mancanza. Cioè, il peccato originale.
28.95 per sua difalta in pianto e in affanno
28.96 cambiò onesto riso e dolce gioco.

28.97 Perché 'l turbar che sotto da sé fannomostra/nascondi nota pu-28-97 Perché 'l turbar: affinché le perturbazioni che al di sotto di questo monte (" sotto da sè ") producono le esalazioni dell'acqua della terra, (le quali per quanto possibile, seguono il calore), non causassero molestia (" alcuna guerra ") all'uomo, questo monte si elevò di tanto verso il cielo ed è libero da quelle perturbazioni dalla porta ove è chiuso (" d'indi ove si serra ") in su.
28.98 l'essalazion de l'acqua e de la terra,
28.99 che quanto posson dietro al calor vanno,

28.100 a l'uomo non facesse alcuna guerra,
28.101 questo monte salìo verso 'l ciel tanto,
28.102 e libero n'è d'indi ove si serra.

28.103 Or perché in circuito tutto quanto
28.104 l'aere si volge con la prima volta,mostra/nascondi nota pu-28-104 con la prima volta: il primo cielo, o quello della Luna o il Primo Mobile.
28.105 se non li è rotto il cerchio d'alcun canto,mostra/nascondi nota pu-28-105 se non li è rotto: se il suo girare non è interrotto in qualche parte. Si noti che la terra è considerata ferma al centro dei cieli che girano.

28.106 in questa altezza ch'è tutta discioltamostra/nascondi nota pu-28-106 in questa altezza: in questa cima, che è tutta protesa (" disciolta ") nell'aria pura, quel movimento va a colpire e fa risuonare la selva perché è folta di rami; e la pianta cosi colpita ha tanto potere che impregna l'aria della sua virtù fecondatrice; e la terra abitata dagli uomini ( " l'altra terra " ) secondo che sia adatta o per sè o per il suo clima (" per suo ciel ") concepisce e riproduce da diverse virtù fecondatrici, diverse specie dl piante.
28.107 ne l'aere vivo, tal moto percuote,
28.108 e fa sonar la selva perch'è folta;

28.109 e la percossa pianta tanto puote,
28.110 che de la sua virtute l'aura impregna,
28.111 e quella poi, girando, intorno scuote;

28.112 e l'altra terra, secondo ch'è degna
28.113 per sé e per suo ciel, concepe e figlia
28.114 di diverse virtù diverse legna.

28.115 Non parrebbe di là poi maraviglia,mostra/nascondi nota pu-28-115 di là: sulla terra.
28.116 udito questo, quando alcuna pianta
28.117 sanza seme palese vi s'appiglia.mostra/nascondi nota pu-28-117 sanza seme: vi attecchisce (" vi s'appiglia ") senza che alcuno vi getti il seme palesemente.

28.118 E saper dei che la campagna santa
28.119 dove tu se', d'ogne semenza è piena,
28.120 e frutto ha in sé che di là non si schianta.mostra/nascondi nota pu-28-120 non si schianta: non si coglie.

28.121 L'acqua che vedi non surge di venamostra/nascondi nota pu-28-121 non surge di vena: non proviene da una sorgente che il vapor acqueo, convertito in acqua dal freddo, alimenti di continuo (" ristori "), come un fiume che, dall'acqua acquista forza (" lena "), e per l'evaporazione la perde.
28.122 che ristori vapor che gel converta,
28.123 come fiume ch'acquista e perde lena;

28.124 ma esce di fontana salda e certa,
28.125 che tanto dal voler di Dio riprende,
28.126 quant'ella versa da due parti aperta.

28.127 Da questa parte con virtù discende
28.128 che toglie altrui memoria del peccato;mostra/nascondi nota pu-28-128 da due parti aperta: riversandosi in due corsi, cioè nel Lete, che ha il potere di togliere il ricordo del peccato e nell'Eunoè, che restituisce la memoria del bene compiuto. Eunoè è voce formata da due parole greche che significano buona mente, memoria.
28.129 da l'altra d'ogne ben fatto la rende.

28.130 Quinci Letè; così da l'altro lato
28.131 Eunoè si chiama, e non adopramostra/nascondi nota pu-28-131 e non adopra: non opera, finché non si sia gustato di entrambe le acque.
28.132 se quinci e quindi pria non è gustato:

28.133 a tutti altri sapori esto è di sopra.mostra/nascondi nota pu-28-133 esto è di sopra: il sapore dell'Eunoè è superiore a qualsiasi altro.
28.134 E avvegna ch'assai possa esser sazia
28.135 la sete tua perch'io più non ti scuopra,mostra/nascondi nota pu-28-135 perch'io: anche se io non ti riveli altro.

28.136 darotti un corollario ancor per grazia;mostra/nascondi nota pu-28-136 un corollario: un chiarimento aggiunto spontaneamente (" per grazia ").
28.137 né credo che 'l mio dir ti sia men caro,
28.138 se oltre promession teco si spazia.

28.139 Quelli ch'anticamente poetaromostra/nascondi nota pu-28-139 poetaro: cantarono nei loro versi. Sono, soprattutto, Ovidio e Virgilio.
28.140 l'età de l'oro e suo stato felice,
28.141 forse in Parnaso esto loco sognaro.

28.142 Qui fu innocente l'umana radice;mostra/nascondi nota pu-28-142 Qui: nel Paradiso Terrestre, ove Dante ora si trova.
28.143 qui primavera sempre e ogne frutto;
28.144 nettare è questo di che ciascun dice».mostra/nascondi nota pu-28-144 ciascun: ogni poeta (cfr. v. 139).

28.145 Io mi rivolsi 'n dietro allora tutto
28.146 a' miei poeti, e vidi che con riso
28.147 udito avean l'ultimo costrutto;mostra/nascondi nota pu-28-147 l'ultimo costrutto: le ultime parole.

28.148 poi a la bella donna torna' il viso.mostra/nascondi nota pu-28-148 torna': rivolsi.

Purgatorio : Canto 29

29.1 Cantando come donna innamorata,
29.2 continuò col fin di sue parole:
29.3 "Beati quorum tecta sunt peccata!".mostra/nascondi nota pu-29-3 Beati: beati coloro i cui peccati son rimessi. E' l'intonazione del Salmo XXXI 1.

29.4 E come ninfe che si givan sole
29.5 per le salvatiche ombre, disiando
29.6 qual di veder, qual di fuggir lo sole,

29.7 allor si mosse contra 'l fiume, andandomostra/nascondi nota pu-29-7 contra 'l fiume: lungo il fiume, risalendo sulla riva, in direzione opposta alla corrente.
29.8 su per la riva; e io pari di lei,
29.9 picciol passo con picciol seguitando.

29.10 Non eran cento tra ' suoi passi e ' miei,mostra/nascondi nota pu-29-10 Non eran cento: ciascuno di noi non aveva ancor fatto cinquanta passi, quando le rive del fiume piegarono entrambe verso levante, donde proviene la luce divina.
29.11 quando le ripe igualmente dier volta,
29.12 per modo ch'a levante mi rendei.

29.13 Né ancor fu così nostra via molta,
29.14 quando la donna tutta a me si torse,
29.15 dicendo: «Frate mio, guarda e ascolta».

29.16 Ed ecco un lustro sùbito trascorsemostra/nascondi nota pu-29-16 un lustro: un improvviso bagliore.
29.17 da tutte parti per la gran foresta,
29.18 tal che di balenar mi mise in forse.mostra/nascondi nota pu-29-18 mi mise in forse: mi fece dubitare che fosse un lampo.

29.19 Ma perché 'l balenar, come vien, resta,mostra/nascondi nota pu-29-19 resta: cessa rapidamente come viene.
29.20 e quel, durando, più e più splendeva,
29.21 nel mio pensier dicea: "Che cosa è questa?".

29.22 E una melodia dolce correva
29.23 per l'aere luminoso; onde buon zelo
29.24 mi fé riprender l'ardimento d'Eva,mostra/nascondi nota pu-29-24 mi fé riprender: mi spinse a rimproverare l'audacia di Eva.

29.25 che là dove ubidia la terra e 'l cielo,
29.26 femmina, sola e pur testé formata,
29.27 non sofferse di star sotto alcun velo;mostra/nascondi nota pu-29-27 sotto alcun velo: sotto il velo dell'ubbidienza.

29.28 sotto 'l qual se divota fosse stata,
29.29 avrei quelle ineffabili delizie
29.30 sentite prima e più lunga fiata.mostra/nascondi nota pu-29-30 prima: fin dalla nascita, e per più lungo tempo.

29.31 Mentr'io m'andava tra tante primiziemostra/nascondi nota pu-29-31 primizie: quasi anticipazioni del Paradiso.
29.32 de l'etterno piacer tutto sospeso,
29.33 e disioso ancora a più letizie,

29.34 dinanzi a noi, tal quale un foco acceso,
29.35 ci si fé l'aere sotto i verdi rami;
29.36 e 'l dolce suon per canti era già inteso.

29.37 O sacrosante Vergini, se fami,mostra/nascondi nota pu-29-37 O sacrosante Vergini: le Muse, cui nella nuova invocazione è attribuito l'aggettivo sacrosante (cfr. c. I, 8).
29.38 freddi o vigilie mai per voi soffersi,
29.39 cagion mi sprona ch'io mercé vi chiami.mostra/nascondi nota pu-29-39 mercé: in aiuto.

29.40 Or convien che Elicona per me versi,mostra/nascondi nota pu-29-40 Elicona: il monte, sede delle Muse, dal quale sgorgavano le due fonti Aganippe e Ippocrene.
29.41 e Uranìe m'aiuti col suo coromostra/nascondi nota pu-29-41 Uranìe: Urania, la Musa delle cose celesti e dell'astronomia.
29.42 forti cose a pensar mettere in versi.

29.43 Poco più oltre, sette alberi d'oro
29.44 falsava nel parere il lungo trattomostra/nascondi nota pu-29-44 falsava: il lungo tratto dell'aria (" del mezzo " cfr. c. I,15), che intercorreva tra noi e loro, faceva falsamente apparire sette alberi d'oro.
29.45 del mezzo ch'era ancor tra noi e loro;

29.46 ma quand'i' fui sì presso di lor fatto,
29.47 che l'obietto comun, che 'l senso inganna,mostra/nascondi nota pu-29-47 l'obietto comun: l'oggetto comunemente percepibile da più sensi e non da uno solo.
29.48 non perdea per distanza alcun suo atto,mostra/nascondi nota pu-29-48 atto: atteggiamento, modo d'essere.

29.49 la virtù ch'a ragion discorso ammanna,mostra/nascondi nota pu-29-49 la virtù: la facoltà estimativa, che fornisce alla ragione la materia.
29.50 sì com'elli eran candelabri apprese,mostra/nascondi nota pu-29-50 candelabri: il candelabro a sette braccia simboleggia i sette doni dello Spirito Santo.
29.51 e ne le voci del cantare "Osanna".

29.52 Di sopra fiammeggiava il bello arnese
29.53 più chiaro assai che luna per sereno
29.54 di mezza notte nel suo mezzo mese.mostra/nascondi nota pu-29-54 nel suo mezza mese: nel plenilunio.

29.55 Io mi rivolsi d'ammirazion pieno
29.56 al buon Virgilio, ed esso mi rispuose
29.57 con vista carca di stupor non meno.

29.58 Indi rendei l'aspetto a l'alte cosemostra/nascondi nota pu-29-58 rendei l'aspetto: rivolsi lo sguardo.
29.59 che si movieno incontr'a noi sì tardi,
29.60 che foran vinte da novelle spose.mostra/nascondi nota pu-29-60 che foran vinte: che sarebbero superate in lentezza, nel procedere, dalle spose che in solenne corteo abbandonano la casa paterna.

29.61 La donna mi sgridò: «Perché pur ardimostra/nascondi nota pu-29-61 La donna: Matilde o Matelda.
29.62 sì ne l'affetto de le vive luci,
29.63 e ciò che vien di retro a lor non guardi?».

29.64 Genti vid'io allor, come a lor duci,
29.65 venire appresso, vestite di bianco;
29.66 e tal candor di qua già mai non fuci.mostra/nascondi nota pu-29-66 non fuci: non ci fu.

29.67 L'acqua imprendea dal sinistro fianco,
29.68 e rendea me la mia sinistra costa,mostra/nascondi nota pu-29-68 e rendea me: e rifletteva a me.
29.69 s'io riguardava in lei, come specchio anco.

29.70 Quand'io da la mia riva ebbi tal posta,mostra/nascondi nota pu-29-70 ebbi tal posta: occupai un luogo tale. 75 e di tratti pennelli: di pennelli mossi da una invisibile mano.
29.71 che solo il fiume mi facea distante,
29.72 per veder meglio ai passi diedi sosta,

29.73 e vidi le fiammelle andar davante,
29.74 lasciando dietro a sé l'aere dipinto,
29.75 e di tratti pennelli avean sembiante;

29.76 sì che lì sopra rimanea distinto
29.77 di sette liste, tutte in quei colori
29.78 onde fa l'arco il Sole e Delia il cinto.mostra/nascondi nota pu-29-78 onde fa l'arco: di cui il Sole forma l'arcobaleno e la luna il suo alone. La luna è simboleggiata in Diana, sorella di Apollo, nata a Delo (" Delia " cfr. c. XX, 130).

29.79 Questi ostendali in dietro eran maggiorimostra/nascondi nota pu-29-79 ostendali: forma arcaica per stendardi.
29.80 che la mia vista; e, quanto a mio avviso,
29.81 diece passi distavan quei di fori.mostra/nascondi nota pu-29-81 diece passi: le due liste estreme della luce distavano fra loro, a quel che mi pareva, dieci passi. Sono, forse, simboleggiati i dieci comandamenti, per la cui osservanza si ottengono i sette doni dello Spirito Santo.

29.82 Sotto così bel ciel com'io diviso,mostra/nascondi nota pu-29-82 diviso: descrivo.
29.83 ventiquattro seniori, a due a due,mostra/nascondi nota pu-29-83 ventiquattro seniori: sono le " genti " del v. 64. ricordano i vecchioni dell'Apocalisse (IV, 4) e sembrano simboleggiare i 24 Libri dell'Antico Testamento, che seguono, " come lor duci ", i doni dello Spirito Santo dai quali sono ispirati.
29.84 coronati venien di fiordaliso.

29.85 Tutti cantavan: «Benedicta tuemostra/nascondi nota pu-29-85 Benedicta tue: benedetta tu, fra le donne. E' il saluto evangelico a Maria da parte dell'arcangelo Gabriele e di Elisabetta (Luca I, 28 e 42).
29.86 ne le figlie d'Adamo, e benedette
29.87 sieno in etterno le bellezze tue!».

29.88 Poscia che i fiori e l'altre fresche erbette
29.89 a rimpetto di me da l'altra sponda
29.90 libere fuor da quelle genti elette,

29.91 sì come luce luce in ciel seconda,mostra/nascondi nota pu-29-91 come luce: come una stella, in cielo, segue altra stella.
29.92 vennero appresso lor quattro animali,mostra/nascondi nota pu-29-92 quattro animali: simboleggiano i quattro Evangelisti, coronati di verde perché depositari di perenne verità.
29.93 coronati ciascun di verde fronda.

29.94 Ognuno era pennuto di sei ali;
29.95 le penne piene d'occhi; e li occhi d'Argo,mostra/nascondi nota pu-29-95 li occhi d'Argo: Argo era il mitico custode di Io, ed era dotato di cento occhi; fu ucciso da Mercurio.
29.96 se fosser vivi, sarebber cotali.

29.97 A descriver lor forme più non spargo
29.98 rime, lettor; ch'altra spesa mi strigne,mostra/nascondi nota pu-29-98 altra spesa: altro argomento.
29.99 tanto ch'a questa non posso esser largo;

29.100 ma leggi Ezechiel, che li dipignemostra/nascondi nota pu-29-100 ma leggi Ezechiel: è un rinvio alla descrizione contenuta nel libro di Ezechiele (I, 4), dove si parla di quattro animali provenienti da settentrione, con vento, nube e fuoco (" igne ").
29.101 come li vide da la fredda parte
29.102 venir con vento e con nube e con igne;

29.103 e quali i troverai ne le sue carte,
29.104 tali eran quivi, salvo ch'a le penne
29.105 Giovanni è meco e da lui si diparte.mostra/nascondi nota pu-29-105 Giovanni è meco: San Giovanni, nell'"Apocalisse", afferma, con me, che le ali erano sei, mentre Ezechiele ne indica quattro.

29.106 Lo spazio dentro a lor quattro contenne
29.107 un carro, in su due rote, triunfale,mostra/nascondi nota pu-29-107 un carro: forse rappresenta la Chiesa: è trascinato da un "grifon", animale dalla testa e dalle ali d'aquila e dal corpo di leone, che simboleggerebbe il Cristo nella sua duplice natura umana e divina.
29.108 ch'al collo d'un grifon tirato venne.

29.109 Esso tendeva in sù l'una e l'altra alemostra/nascondi nota pu-29-109 Esso tendeva: le ali erano situate in modo da contenere, senza appunto tagliarla, la lista mediana promanante dal candelabro. Ai lati esterni delle ali si trovavano, tre da una parte, tre dall'altra, le rimanenti sei liste.
29.110 tra la mezzana e le tre e tre liste,
29.111 sì ch'a nulla, fendendo, facea male.

29.112 Tanto salivan che non eran viste;
29.113 le membra d'oro avea quant'era uccello,mostra/nascondi nota pu-29-113 le membra d'oro: la parte del corpo conformata come un'aquila era d'oro, incorruttibile come la natura divina. Il resto aveva il colorito roseo del corpo umano.
29.114 e bianche l'altre, di vermiglio miste.

29.115 Non che Roma di carro così bello
29.116 rallegrasse Affricano, o vero Augusto,
29.117 ma quel del Sol saria pover con ello;mostra/nascondi nota pu-29-117 pover con ello: misero al suo confronto.

29.118 quel del Sol che, sviando, fu combustomostra/nascondi nota pu-29-118 sviando: cfr. Inf. c. XVII, 107 e n.
29.119 per l'orazion de la Terra devota,mostra/nascondi nota pu-29-119 per l'orazion: Giove fulminò Fetonte in seguito alle preghiere della Terra, che si sentiva avvampare per la vicinanza del Sole, compiendo un atto della sua arcana giustizia.
29.120 quando fu Giove arcanamente giusto.

29.121 Tre donne in giro da la destra rotamostra/nascondi nota pu-29-121 Tre donne: rappresentano le tre virtù teologali : la Carità ( " rossa " ) la Speranza (" smeraldo ") la Fede (" neve"). E sembrano trascinate nella loro danza, ora dalla Fede, ora dalla Carità.
29.122 venìan danzando: l'una tanto rossa
29.123 ch'a pena fòra dentro al foco nota;

29.124 l'altr'era come se le carni e l'ossa
29.125 fossero state di smeraldo fatte;
29.126 la terza parea neve testé mossa;

29.127 e or parean da la bianca tratte,
29.128 or da la rossa; e dal canto di questa
29.129 l'altre toglìen l'andare e tarde e ratte.

29.130 Da la sinistra quattro facean festa,mostra/nascondi nota pu-29-130 quattro: rappresentano le virtù cardinali : Giustizia, Prudenza, Fortezza, Temperanza. Sono vestite del colore della Carità (" porpora ") e 1a Prudenza mostra tre occhi perché a chi è prudente si richiede " buona memoria de le vedute cose, buona conoscenza de le presenti, e buona provedenza de le future " (cfr. Conv. IV, XXVII, 5).
29.131 in porpora vestite, dietro al modo
29.132 d'una di lor ch'avea tre occhi in testa.

29.133 Appresso tutto il pertrattato nodomostra/nascondi nota pu-29-133 il pertrattato nodo: il descritto corteo organicamente unito (" nodo ").
29.134 vidi due vecchi in abito dispari,mostra/nascondi nota pu-29-134 in abito dispari: vestiti diversamente ma con identico atteggiamento, onorevole e incrollabile (" sodo " ).
29.135 ma pari in atto ed onesto e sodo.

29.136 L'un si mostrava alcun de' famigliarimostra/nascondi nota pu-29-136 L'un: rappresenta gli Atti degli Apostoli, attribuito a San Luca, che fu medico; il suo vestito è simile a quello dei seguaci d'Ippocrate, il sommo medico che la Natura creò per giovare agli uomini, sue creature predilette.
29.137 di quel sommo Ipocràte che natura
29.138 a li animali fe' ch'ell'ha più cari;

29.139 mostrava l'altro la contraria curamostra/nascondi nota pu-29-139 l'altro: rappresenta le Epistole di San Paolo, persecutore dei Cristiani e, dopo la conversione, deciso combattente in loro favore. Cosi si spiegano la spada e l'atteggiamento contrario a quello di un medico, in quanto un combattente ferisce e non sana i corpi.
29.140 con una spada lucida e aguta,
29.141 tal, che di qua dal rio mi fé paura.

29.142 Poi vidi quattro in umile paruta;mostra/nascondi nota pu-29-142 quattro: rappresentano i libri sacri minori, perciò d'umile apparenza ( " paruta " ) : le Epistole canoniche di San Giacomo, San Pietro, San Giovanni e San Giuda.
29.143 e di retro da tutti un vecchio solomostra/nascondi nota pu-29-143 un vecchio solo: rappresenta l'Apocalisse di San Giovanni, e avanza dormendo, perché quel libro è tutto intessuto di visioni.
29.144 venir, dormendo, con la faccia arguta.

29.145 E questi sette col primaio stuolo
29.146 erano abituati, ma di giglimostra/nascondi nota pu-29-146 erano abituati: avevamo l'abito analogo ai 24 seniori del primo stuolo, cioè bianco, ma non avevano corona di gigli sul capo (" brolo ": boschetto, giardino), ma di rose e di altri fiori rossi.
29.147 dintorno al capo non facean brolo,

29.148 anzi di rose e d'altri fior vermigli;
29.149 giurato avria poco lontano aspettomostra/nascondi nota pu-29-149 poco lontano aspetto: chi guardasse da un po' lontano. E' soggetto di " giurato avria ".
29.150 che tutti ardesser di sopra da' cigli.mostra/nascondi nota pu-29-150 ardesser: che il capo a tutti realmente fiammeggiasse.

29.151 E quando il carro a me fu a rimpetto,
29.152 un tuon s'udì, e quelle genti degne
29.153 parvero aver l'andar più interdetto,mostra/nascondi nota pu-29-153 interdetto: vietato il procedere oltre ( " l'andar più " ).

29.154 fermandosi ivi con le prime insegne.mostra/nascondi nota pu-29-154 con le prime insegne: gli " ostendali " (v. 79) rappresentati dai candelabri.

Purgatorio : Canto 30

30.1 Quando il settentrion del primo cielo,mostra/nascondi nota pu-30-1 Quando: quando i sette candelabri, che sono come le sette stelle (cfr. lat. septem triones: sette stelle, nome col quale si designa la costellazione dell'Orsa) del cielo Empireo (" primo cielo "), che non conobbero mai né tramonto ( " occaso " ) né aurora ( " orto " ), né altra nebbia che le velasse se non l'umana colpa, e che li guidavano ciascuno, circa quel che dovesse fare, come le nostre stelle dell'Orsa minore (" 'l più basso " settentrione) guidano chiunque (" qual ") ruota il timone per venire in porto, si furono fermati….
30.2 che né occaso mai seppe né orto
30.3 né d'altra nebbia che di colpa velo,

30.4 e che faceva lì ciascun accorto
30.5 di suo dover, come 'l più basso face
30.6 qual temon gira per venire a porto,

30.7 fermo s'affisse: la gente verace,mostra/nascondi nota pu-30-7 la gente verace: i 24 seniori che rappresentano il Vecchio Testamento, libro senza menzogne (" verace ").
30.8 venuta prima tra 'l grifone ed esso,
30.9 al carro volse sé come a sua pace;

30.10 e un di loro, quasi da ciel messo,
30.11 `Veni, sponsa, de Libano' cantandomostra/nascondi nota pu-30-11 Veni, sponsa, de Libano: vieni, o sposa, dal Libano. Simboleggia il Cantico del Cantici: La sposa invocata è Beatrice.
30.12 gridò tre volte, e tutti li altri appresso.

30.13 Quali i beati al novissimo bandomostra/nascondi nota pu-30-13 al novissimo bando: all'ultimo appello, quello del Giudizio Universale.
30.14 surgeran presti ognun di sua caverna,mostra/nascondi nota pu-30-14 caverna: tomba. 15: alleluiando: allorché la voce rivestita dal corpo intonerà l'alleluia.
30.15 la revestita voce alleluiando,

30.16 cotali in su la divina basternamostra/nascondi nota pu-30-16 basterna: è il carro (cfr. c. XXIX, 115), cosi chiamato con il nome latino che designa una sorta di lettiga.
30.17 si levar cento, ad vocem tanti senis,mostra/nascondi nota pu-30-17 ad vocem: al richiamo di così degno vecchio.
30.18 ministri e messaggier di vita etterna.mostra/nascondi nota pu-30-18 ministri: angeli.

30.19 Tutti dicean: "Benedictus qui venis!",mostra/nascondi nota pu-30-19 Benedictus: Benedetto tu che vieni. Ricorda le parole con cui fu salutata la venuta di Cristo a Gerusalemme: "Benedictus qui venit in nomine Domini" (Giovanni XII,13). Qui il saluto è rivolto a Beatrice.
30.20 e fior gittando e di sopra e dintorno,
30.21 "Manibus, oh, date lilia plenis!".mostra/nascondi nota pu-30-21 Manibus: O, spargete gigli a piene mani. Sono le parole che Virgilio, nell'Eneide (VI, 883), mette in bocca ad Anchise quando parla del giovane Marcello.

30.22 Io vidi già nel cominciar del giornomostra/nascondi nota pu-30-22 Io vidi già: è una descrizione comparativa dell'aurora.
30.23 la parte oriental tutta rosata,
30.24 e l'altro ciel di bel sereno addorno;

30.25 e la faccia del sol nascere ombrata,
30.26 sì che per temperanza di vaporimostra/nascondi nota pu-30-26 temperanza: velo di vapori che attenuano la luminosità.
30.27 l'occhio la sostenea lunga fiata:

30.28 così dentro una nuvola di fiori
30.29 che da le mani angeliche saliva
30.30 e ricadeva in giù dentro e di fori,

30.31 sovra candido vel cinta d'uliva
30.32 donna m'apparve, sotto verde manto
30.33 vestita di color di fiamma viva.mostra/nascondi nota pu-30-33 color di fiamma viva: ritornano i colori delle virtù teologali nelle vesti di Beatrice. L'ulivo simboleggia la sapienza e la pace.

30.34 E lo spirito mio, che già cotanto
30.35 tempo era stato ch'a la sua presenza
30.36 non era di stupor, tremando, affranto,

30.37 sanza de li occhi aver più conoscenza,
30.38 per occulta virtù che da lei mosse,
30.39 d'antico amor sentì la gran potenza.

30.40 Tosto che ne la vista mi percosse
30.41 l'alta virtù che già m'avea trafittomostra/nascondi nota pu-30-41 l'alta virtù: la sovrumana bellezza.
30.42 prima ch'io fuor di puerizia fosse,mostra/nascondi nota pu-30-42 prima: Dante conobbe Beatrice all'età di nove anni.

30.43 volsimi a la sinistra col respitto
30.44 col quale il fantolin corre a la mamma
30.45 quando ha paura o quando elli è afflitto,

30.46 per dicere a Virgilio: "Men che drammamostra/nascondi nota pu-30-46 dramma: cfr. c. XXI, 99 e n.
30.47 di sangue m'è rimaso che non tremi:
30.48 conosco i segni de l'antica fiamma".mostra/nascondi nota pu-30-48 conosco i segni: traduce letteralmente il virgiliano " Agnosco veteris vestigia flammae ".

30.49 Ma Virgilio n'avea lasciati scemimostra/nascondi nota pu-30-49 scemi: privi.
30.50 di sé, Virgilio dolcissimo patre,
30.51 Virgilio a cui per mia salute die'mi;mostra/nascondi nota pu-30-51 die'mi: mi affidai.

30.52 né quantunque perdeo l'antica matre,mostra/nascondi nota pu-30-52 né quantunque: né tutto quel che Eva (" l'antica matre ") perse per il suo peccato, cioè il Paradiso Terrestre, valse a ottenere che le guance nettate dalla rugiada (cfr. c. I, 96; 121 e segg.) non tornassero a bruttarsi di pianto (" atre ").
30.53 valse a le guance nette di rugiada,
30.54 che, lagrimando, non tornasser atre.

30.55 «Dante, perché Virgilio se ne vada,mostra/nascondi nota pu-30-55 perché: per i1 fatto che.
30.56 non pianger anco, non pianger ancora;
30.57 ché pianger ti conven per altra spada».mostra/nascondi nota pu-30-57 per altra spada: per il rimprovero che l'attende.

30.58 Quasi ammiraglio che in poppa e in prora
30.59 viene a veder la gente che ministramostra/nascondi nota pu-30-59 che ministra: " che attende al proprio ministero " (Del Lungo).
30.60 per li altri legni, e a ben far l'incora;

30.61 in su la sponda del carro sinistra,
30.62 quando mi volsi al suon del nome mio,
30.63 che di necessità qui si registra,mostra/nascondi nota pu-30-63 di necessità: per la prima volta Dante " registra " il suo nome al v. 55, soltanto perché costretto (" di necessità ").

30.64 vidi la donna che pria m'appario
30.65 velata sotto l'angelica festa,mostra/nascondi nota pu-30-65 festa: la nuvola di fiori, lanciati dagli angeli.
30.66 drizzar li occhi ver' me di qua dal rio.mostra/nascondi nota pu-30-66 rio: è sempre il Lete.

30.67 Tutto che 'l vel che le scendea di testa,
30.68 cerchiato de le fronde di Minerva,mostra/nascondi nota pu-30-68 le fronde: l'ulivo era sacro a Minerva.
30.69 non la lasciasse parer manifesta,

30.70 regalmente ne l'atto ancor protervamostra/nascondi nota pu-30-70 proterva: fiera.
30.71 continuò come colui che dice
30.72 e 'l più caldo parlar dietro reserva:

30.73 «Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.mostra/nascondi nota pu-30-73 Guardaci: guarda qui.
30.74 Come degnasti d'accedere al monte?
30.75 non sapei tu che qui è l'uom felice?».

30.76 Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;
30.77 ma veggendomi in esso, i trassi a l'erba,mostra/nascondi nota pu-30-77 i trassi: li trassi. Cioè spostai lo sguardo.
30.78 tanta vergogna mi gravò la fronte.

30.79 Così la madre al figlio par superba,mostra/nascondi nota pu-30-79 superba: severa.
30.80 com'ella parve a me; perché d'amaro
30.81 sente il sapor de la pietade acerba.

30.82 Ella si tacque; e li angeli cantaro
30.83 di subito "In te, Domine, speravi";mostra/nascondi nota pu-30-83 In te, Domine: è il Salmo XXX, che gli angeli cantano fino al nono versetto, che termina con le parole " pedes meos ".
30.84 ma oltre "pedes meos" non passaro.

30.85 Sì come neve tra le vive travimostra/nascondi nota pu-30-85 le vive travi: gli alberi dell'Appennino ( " lo dosso " ).
30.86 per lo dosso d'Italia si congela,
30.87 soffiata e stretta da li venti schiavi,mostra/nascondi nota pu-30-87 li venti schiavi: i venti di nord-est, provenienti dalla Schiavonia.

30.88 poi, liquefatta, in sé stessa trapela,mostra/nascondi nota pu-30-88 trapela: filtra nei suoi strati inferiori.
30.89 pur che la terra che perde ombra spiri,mostra/nascondi nota pu-30-89 la terra: l'Africa. Nelle regioni equatoriali due volte all'anno, quando il sole è allo zenit, i corpi non danno ombra. Perciò: purché l'Africa mandi i suoi venti caldi ( " spiri " ).
30.90 sì che par foco fonder la candela;

30.91 così fui sanza lagrime e sospiri
30.92 anzi 'l cantar di quei che notan sempremostra/nascondi nota pu-30-92 quei: gli angeli, che cantano accordando le loro armonie con quelle dei cieli in eterno rotanti.
30.93 dietro a le note de li etterni giri;

30.94 ma poi che 'ntesi ne le dolci tempremostra/nascondi nota pu-30-94 tempre: modulati canti.
30.95 lor compatire a me, par che se detto
30.96 avesser: "Donna, perché sì lo stempre?",mostra/nascondi nota pu-30-96 stempre: consumi.

30.97 lo gel che m'era intorno al cor ristretto,
30.98 spirito e acqua fessi, e con angosciamostra/nascondi nota pu-30-98 spirito e acqua: sospiri e lacrime.
30.99 de la bocca e de li occhi uscì del petto.

30.100 Ella, pur ferma in su la detta cosciamostra/nascondi nota pu-30-100 coscia: sponda, lato del carro.
30.101 del carro stando, a le sustanze pie
30.102 volse le sue parole così poscia:

30.103 «Voi vigilate ne l'etterno die,mostra/nascondi nota pu-30-103 ne l'etterno die: nella luce divina.
30.104 sì che notte né sonno a voi non furamostra/nascondi nota pu-30-104 non fura: non toglie a voi la precisa conoscenza di ogni passo che il mondo degli uomini (" secol " cfr. Inf. c. II, n. 13) faccia lungo le strade che son sue, perché influenzate dal peccato.
30.105 passo che faccia il secol per sue vie;

30.106 onde la mia risposta è con più cura
30.107 che m'intenda colui che di là piagne,
30.108 perché sia colpa e duol d'una misura.mostra/nascondi nota pu-30-108 colpa e duol: perché il dolore sia pari al suo peccato.

30.109 Non pur per ovra de le rote magne,mostra/nascondi nota pu-30-109 le rote magne: le sfere celesti.
30.110 che drizzan ciascun seme ad alcun finemostra/nascondi nota pu-30-110 ciascun seme: ogni essere fin dal suo concepimento, secondo le costellazioni sotto le quali questo è avvenuto.
30.111 secondo che le stelle son compagne,

30.112 ma per larghezza di grazie divine,
30.113 che sì alti vapori hanno a lor piova,mostra/nascondi nota pu-30-113 che sì alti vapori: che piovono da così alta sorgente, che i nostri sguardi non la possono raggiungere.
30.114 che nostre viste là non van vicine,

30.115 questi fu tal ne la sua vita novamostra/nascondi nota pu-30-115 nova: giovanile.
30.116 virtualmente, ch'ogne abito destromostra/nascondi nota pu-30-116 ogne abito destro: ogni buona disposizione.
30.117 fatto averebbe in lui mirabil prova.

30.118 Ma tanto più maligno e più silvestro
30.119 si fa 'l terren col mal seme e non cólto,mostra/nascondi nota pu-30-119 non còlto: non coltivato.
30.120 quant'elli ha più di buon vigor terrestro.mostra/nascondi nota pu-30-120 vigor terrestro: feracità naturale.

30.121 Alcun tempo il sostenni col mio volto:mostra/nascondi nota pu-30-121 Alcun tempo: dal primo incontro (1274) alla morte (1290), Beatrice lo sostenne con la sua presenza (" vòlto ").
30.122 mostrando li occhi giovanetti a lui,
30.123 meco il menava in dritta parte vòlto.

30.124 Sì tosto come in su la soglia fui
30.125 di mia seconda etade e mutai vita,mostra/nascondi nota pu-30-125 seconda etade: la giovinezza che segue all'adolescenza, al 25° anno di vita. Beatrice morì a 25 anni (" mutai vita " ).
30.126 questi si tolse a me, e diessi altrui.mostra/nascondi nota pu-30-126 altrui: ad altri, o ad altro genere di vita: Si può pensare che Beatrice alluda alla " donna gentile " della V. N. XXXV segg.

30.127 Quando di carne a spirto era salita
30.128 e bellezza e virtù cresciuta m'era,
30.129 fu' io a lui men cara e men gradita;

30.130 e volse i passi suoi per via non vera,
30.131 imagini di ben seguendo false,
30.132 che nulla promession rendono intera.

30.133 Né l'impetrare ispirazion mi valse,mostra/nascondi nota pu-30-133 Né l'impetrare: né mi giovò ottenere da Dio per lui delle buone ispirazioni.
30.134 con le quali e in sogno e altrimenti
30.135 lo rivocai; sì poco a lui ne calse!mostra/nascondi nota pu-30-135 ne calse: ne importò.

30.136 Tanto giù cadde, che tutti argomenti
30.137 a la salute sua eran già corti,
30.138 fuor che mostrarli le perdute genti.mostra/nascondi nota pu-30-138 fuor che: tranne il viaggio oltremondano.

30.139 Per questo visitai l'uscio de' mortimostra/nascondi nota pu-30-139 l'uscio de' morti: il Limbo.
30.140 e a colui che l'ha qua sù condotto,mostra/nascondi nota pu-30-140 a colui: a Virgilio (cfr. Inf. c. II, 58 e segg.).
30.141 li prieghi miei, piangendo, furon porti.

30.142 Alto fato di Dio sarebbe rotto,
30.143 se Leté si passasse e tal vivanda
30.144 fosse gustata sanza alcuno scottomostra/nascondi nota pu-30-144 alcuno scotto: un compenso.

30.145 di pentimento che lagrime spanda».

Purgatorio : Canto 31

31.1 «O tu che se' di là dal fiume sacro»,mostra/nascondi nota pu-31-1 fiume sacro: il Lete.
31.2 volgendo suo parlare a me per punta,mostra/nascondi nota pu-31-2 per punta: direttamente. Fino a questo momento, Beatrice aveva rimproverato Dante solo indirettamente (" per taglio " ).
31.3 che pur per taglio m'era paruto acro,

31.4 ricominciò, seguendo sanza cunta,mostra/nascondi nota pu-31-4 sanza cunta: senza indugio (cfr. lat. "cunctari").
31.5 «dì, dì se questo è vero: a tanta accusa
31.6 tua confession conviene esser congiunta».

31.7 Era la mia virtù tanto confusa,mostra/nascondi nota pu-31-7 virtù: la capacità di reagire.
31.8 che la voce si mosse, e pria si spense
31.9 che da li organi suoi fosse dischiusa.mostra/nascondi nota pu-31-9 li organi suoi: la bocca e la gola.

31.10 Poco sofferse; poi disse: «Che pense?mostra/nascondi nota pu-31-10 sofferse: attese.
31.11 Rispondi a me; ché le memorie triste
31.12 in te non sono ancor da l'acqua offense».mostra/nascondi nota pu-31-12 offense: colpite per essere annullate.

31.13 Confusione e paura insieme miste
31.14 mi pinsero un tal «sì» fuor de la bocca,
31.15 al quale intender fuor mestier le viste.mostra/nascondi nota pu-31-15 al quale: che, per comprenderlo, fu necessario vedere la bocca muoversi.

31.16 Come balestro frange, quando scoccamostra/nascondi nota pu-31-16 frange: si spezza, quando la sua corda e l'arco scagliano (" scocca ") la freccia, in seguito ad eccessiva tensione ( " tesa " ).
31.17 da troppa tesa la sua corda e l'arco,
31.18 e con men foga l'asta il segno tocca,

31.19 sì scoppia' io sottesso grave carco,
31.20 fuori sgorgando lagrime e sospiri,
31.21 e la voce allentò per lo suo varco.

31.22 Ond'ella a me: «Per entro i mie' disiri,
31.23 che ti menavano ad amar lo bene
31.24 di là dal qual non è a che s'aspiri,mostra/nascondi nota pu-31-24 di là dal qual: oltre il quale non v'è cosa cui si possa aspirare.

31.25 quai fossi attraversati o quai catene
31.26 trovasti, per che del passare innanzi
31.27 dovessiti così spogliar la spene?mostra/nascondi nota pu-31-27 la spene: la speranza.

31.28 E quali agevolezze o quali avanzimostra/nascondi nota pu-31-28 agevolezze… avanzi: piaceri e vantaggi. 29 ne la fronte: nell'aspetto degli altri beni.
31.29 ne la fronte de li altri si mostraro,
31.30 per che dovessi lor passeggiare anzi?».mostra/nascondi nota pu-31-30 passeggiare anzi: vagheggiarli alla maniera degli innamorati, che passeggiano avanti e indietro.

31.31 Dopo la tratta d'un sospiro amaro,
31.32 a pena ebbi la voce che rispuose,
31.33 e le labbra a fatica la formaro.

31.34 Piangendo dissi: «Le presenti cosemostra/nascondi nota pu-31-34 Le presenti cose: i beni mondani, che avevo presenti al mio sguardo.
31.35 col falso lor piacer volser miei passi,
31.36 tosto che 'l vostro viso si nascose».mostra/nascondi nota pu-31-36 si nascose: in seguito alla morte.

31.37 Ed ella: «Se tacessi o se negassi
31.38 ciò che confessi, non fora men nota
31.39 la colpa tua: da tal giudice sassi!

31.40 Ma quando scoppia de la propria gota
31.41 l'accusa del peccato, in nostra cortemostra/nascondi nota pu-31-41 in nostra corte: nel tribunale divino, la mola (" rota ") che è servita ad affilare la spada della giustizia, si volge contro il taglio per smussarlo.
31.42 rivolge sé contra 'l taglio la rota.

31.43 Tuttavia, perché mo vergogna porte
31.44 del tuo errore, e perché altra volta,
31.45 udendo le serene, sie più forte,mostra/nascondi nota pu-31-45 le serene: le sirene (cfr. c. XIX, 19).

31.46 pon giù il seme del piangere e ascolta:mostra/nascondi nota pu-31-46 il seme: le ragioni del tuo pianto.
31.47 sì udirai come in contraria parte
31.48 mover dovieti mia carne sepolta.

31.49 Mai non t'appresentò natura o arte
31.50 piacer, quanto le belle membra in ch'io
31.51 rinchiusa fui, e che so' 'n terra sparte;

31.52 e se 'l sommo piacer sì ti falliomostra/nascondi nota pu-31-52 sì ti fallio: così ti venne a mancare.
31.53 per la mia morte, qual cosa mortale
31.54 dovea poi trarre te nel suo disio?

31.55 Ben ti dovevi, per lo primo stralemostra/nascondi nota pu-31-55 lo primo strale: il primo colpo, la prima delusione.
31.56 de le cose fallaci, levar suso
31.57 di retro a me che non era più tale.mostra/nascondi nota pu-31-57 tale: cioè fallace.

31.58 Non ti dovea gravar le penne in giuso,
31.59 ad aspettar più colpo, o pargolettamostra/nascondi nota pu-31-59 pargoletta: fanciulla. Anche qui, come al c. XXX, 126, vi è una femminile punta di gelosia. " Pargoletta " è detta la donna della Rima LXXXVII:" I' mi son pargoletta bella e nova ".
31.60 o altra vanità con sì breve uso.

31.61 Novo augelletto due o tre aspetta;mostra/nascondi nota pu-31-61 Novo augelletto: un uccello appena nato aspetta due o tre volte, prima di formarsi un'esperienza dei pericoli che non conosce; ma invano si tende la rete davanti agli occhi degli uccelli non più implumi, o li si saetta.
31.62 ma dinanzi da li occhi d'i pennuti
31.63 rete si spiega indarno o si saetta».

31.64 Quali fanciulli, vergognando, muti
31.65 con li occhi a terra stannosi, ascoltando
31.66 e sé riconoscendo e ripentuti,

31.67 tal mi stav'io; ed ella disse: «Quandomostra/nascondi nota pu-31-67 Quando: dal momento che.
31.68 per udir se' dolente, alza la barba,mostra/nascondi nota pu-31-68 alza la barba: alza il mento. Nell'esortazione di Beatrice c'è un'allusione al fatto che Dante non è più un bambino, sicché la sua timidezza non è tollerabile.
31.69 e prenderai più doglia riguardando».

31.70 Con men di resistenza si dibarbamostra/nascondi nota pu-31-70 si dibarba: può essere sradicato.
31.71 robusto cerro, o vero al nostral vento
31.72 o vero a quel de la terra di Iarba,mostra/nascondi nota pu-31-72 la terra di Iarba: la Libia, un tempo regnata da Iarba, leggendario re dei Getuli e dei Mauritani, che amò senza fortuna Didone. Il vento è quello australe.

31.73 ch'io non levai al suo comando il mento;
31.74 e quando per la barba il viso chiese,
31.75 ben conobbi il velen de l'argomento.mostra/nascondi nota pu-31-75 il velen de l'argomento: cfr. nota 68.

31.76 E come la mia faccia si distese,
31.77 posarsi quelle prime creature
31.78 da loro aspersion l'occhio comprese;mostra/nascondi nota pu-31-78 l'occhio comprese: il mio occhio si avvide che gli angeli (" quelle prime creature ") cessavano dallo sparger fiori.

31.79 e le mie luci, ancor poco sicure,
31.80 vider Beatrice volta in su la fieramostra/nascondi nota pu-31-80 in su la fiera: verso il grifone.
31.81 ch'è sola una persona in due nature.

31.82 Sotto 'l suo velo e oltre la rivera
31.83 vincer pariemi più sé stessa antica,mostra/nascondi nota pu-31-83 vincer pariemi: " mi pareva che vincesse in bellezza la Beatrice di un tempo più di quella che avesse vinto le altre donne quando era in terra " (Momigliano).
31.84 vincer che l'altre qui, quand'ella c'era.

31.85 Di penter sì mi punse ivi l'orticamostra/nascondi nota pu-31-85 l'ortica: lo stimolo del pentimento.
31.86 che di tutte altre cose qual mi torsemostra/nascondi nota pu-31-86 che di tutte altre cose: che di tutte le altre cose, che non fossero Beatrice, quella che più mi aveva attratto nel suo amore, più mi divenne nemica.
31.87 più nel suo amor, più mi si fé nemica.

31.88 Tanta riconoscenza il cor mi morse,
31.89 ch'io caddi vinto; e quale allora femmi,mostra/nascondi nota pu-31-89 femmi: mi feci, divenni.
31.90 salsi colei che la cagion mi porse.mostra/nascondi nota pu-31-90 salsi: lo sa (cfr. c. V, 135) colei che mi dette motivo di "cader come morto, di quella morte mistica che è liberazione dal peccato " (Pietrobono).

31.91 Poi, quando il cor virtù di fuor rendemmi,
31.92 la donna ch'io avea trovata solamostra/nascondi nota pu-31-92 la donna: Matelda, che gli era apparsa sola (cfr. c. XXVIII, 40), ora provvede a fargli attraversare il corso del Lete e lo avverte: tieniti forte a me.
31.93 sopra me vidi, e dicea: «Tiemmi, tiemmi!».

31.94 Tratto m'avea nel fiume infin la gola,
31.95 e tirandosi me dietro sen giva
31.96 sovresso l'acqua lieve come scola.mostra/nascondi nota pu-31-96 scola: navicella a fondo piatto (dal veneto o ravennate "scaula"). 98 Asperges me: sono parole del Salmo della penitenza (L, 9): tu mi aspergerai di issopo, e sarò mondato.

31.97 Quando fui presso a la beata riva,
31.98 "Asperges me" sì dolcemente udissi,
31.99 che nol so rimembrar, non ch'io lo scriva.mostra/nascondi nota pu-31-99 non ch'io: e tanto meno scrivendo.

31.100 La bella donna ne le braccia aprissi;
31.101 abbracciommi la testa e mi sommerse
31.102 ove convenne ch'io l'acqua inghiottissi.

31.103 Indi mi tolse, e bagnato m'offerse
31.104 dentro a la danza de le quattro belle;mostra/nascondi nota pu-31-104 le quattro belle: le quattro virtù cardinali.
31.105 e ciascuna del braccio mi coperse.mostra/nascondi nota pu-31-105 del braccio: col braccio.

31.106 «Noi siam qui ninfe e nel ciel siamo stelle:mostra/nascondi nota pu-31-106 nel ciel siamo stelle: sono le " quattro luci sante " che illuminano Catone (cfr. c. I, 37).
31.107 pria che Beatrice discendesse al mondo,mostra/nascondi nota pu-31-107 discendesse al mondo: nascesse.
31.108 fummo ordinate a lei per sue ancelle.

31.109 Merrenti a li occhi suoi; ma nel giocondomostra/nascondi nota pu-31-109 Merrenti: merrenti, ti merremo, ti meneremo, ti guideremo.
31.110 lume ch'è dentro aguzzeranno i tuoi
31.111 le tre di là, che miran più profondo».mostra/nascondi nota pu-31-111 le tre: le tre virtù teologali, che vedono più addentro.

31.112 Così cantando cominciaro; e poi
31.113 al petto del grifon seco menarmi,
31.114 ove Beatrice stava volta a noi.

31.115 Disser: «Fa che le viste non risparmi;
31.116 posto t'avem dinanzi a li smeraldimostra/nascondi nota pu-31-116 li smeraldi: gli occhi lucenti di Beatrice, donde Amore ti scagliò i suoi primi dardi (" armi ").
31.117 ond'Amor già ti trasse le sue armi».

31.118 Mille disiri più che fiamma caldi
31.119 strinsermi li occhi a li occhi rilucenti,
31.120 che pur sopra 'l grifone stavan saldi.mostra/nascondi nota pu-31-120 sopra 'l grifone: rivolti al grifone.

31.121 Come in lo specchio il sol, non altrimenti
31.122 la doppia fiera dentro vi raggiava,mostra/nascondi nota pu-31-122 dentro: negli occhi di Beatrice, ora in un aspetto d'aquila, ora di leone.
31.123 or con altri, or con altri reggimenti.

31.124 Pensa, lettor, s'io mi maravigliava,
31.125 quando vedea la cosa in sé star queta,mostra/nascondi nota pu-31-125 la cosa: la figura reale del grifone.
31.126 e ne l'idolo suo si trasmutava.mostra/nascondi nota pu-31-126 e ne l'idolo: e nell'immagine riflessa, tramutarsi. "Idolo" conserva il valore etimologico del greco "èidolon", ed è vocabolo forse ricavato da qualche lessico medievale.

31.127 Mentre che piena di stupore e lieta
31.128 l'anima mia gustava di quel cibo
31.129 che, saziando di sé, di sé asseta,mostra/nascondi nota pu-31-129 saziando di sé: proprio mentre appaga di sè, suscita nuovo desiderio (" asseta " ).

31.130 sé dimostrando di più alto tribomostra/nascondi nota pu-31-130 tribo: tribù; qui, ordine, gerarchia.
31.131 ne li atti, l'altre tre si fero avanti,
31.132 danzando al loro angelico caribo.mostra/nascondi nota pu-31-132 caribo: antica canzone a ballo.

31.133 «Volgi, Beatrice, volgi li occhi santi»,
31.134 era la sua canzone, «al tuo fedele
31.135 che, per vederti, ha mossi passi tanti!

31.136 Per grazia fa noi grazia che disvelemostra/nascondi nota pu-31-136 disvele: di liberare dal velo. Si ricordi che Beatrice è velata di bianco (cfr. c. XXX, 31 e 67).
31.137 a lui la bocca tua, sì che discerna
31.138 la seconda bellezza che tu cele».mostra/nascondi nota pu-31-138 la seconda bellezza: la bocca, come gli occhi sono la prima (cfr. Conv. III, VIII, 8).

31.139 O isplendor di viva luce etterna,
31.140 chi palido si fece sotto l'ombramostra/nascondi nota pu-31-140 chi: quel poeta.
31.141 sì di Parnaso, o bevve in sua cisterna,mostra/nascondi nota pu-31-141 Parnaso: il monte sacro ad Apollo e alle Muse, sul quale si trovava la fonte (" cisterna ") Castalia.

31.142 che non paresse aver la mente ingombra,mostra/nascondi nota pu-31-142 aver la mente ingombra: essere incapace.
31.143 tentando a render te qual tu paresti
31.144 là dove armonizzando il ciel t'adombra,mostra/nascondi nota pu-31-144 là dove: nel Paradiso Terrestre, dove il cielo, armonizzando con la terra dell'innocenza, appena riesce a dare un riverbero della tua divina bellezza.

31.145 quando ne l'aere aperto ti solvesti?mostra/nascondi nota pu-31-145 quando: quando ti sciogliesti dal velo nell'aria aperta.

Purgatorio : Canto 32

32.1 Tant'eran li occhi miei fissi e attenti
32.2 a disbramarsi la decenne sete,mostra/nascondi nota pu-32-2 la decenne sete: tra la morte di Beatrice (1290) e il viaggio oltremondano (1300) sono trascorsi esattamente dieci anni.
32.3 che li altri sensi m'eran tutti spenti.mostra/nascondi nota pu-32-3 spenti: sopiti, inerti.

32.4 Ed essi quinci e quindi avien paretemostra/nascondi nota pu-32-4 avien parete: avevano come una cortina di disinteresse.
32.5 di non caler - così lo santo riso
32.6 a sé traéli con l'antica rete! -;mostra/nascondi nota pu-32-6 traéli: traevali, li attraeva.

32.7 quando per forza mi fu vòlto il viso
32.8 ver' la sinistra mia da quelle dee,mostra/nascondi nota pu-32-8 quelle dee: le tre virtù teologali, che, essendo alla destra del carro, si trovano alla sinistra di Dante, rivolto verso il grifone.
32.9 perch'io udi' da loro un «Troppo fiso!»;mostra/nascondi nota pu-32-9 Troppo fiso: troppo fissamente volgi lo sguardo a Beatrice.

32.10 e la disposizion ch'a veder èemostra/nascondi nota pu-32-10 e la disposizion: e la disposizione propria della vista " ch'a veder èe ", che è al vedere ) negli occhi proprio allora feriti dal sole, cioè l'incapacità di vedere per l'abbagliamento subito, mi fece ( " fée " ) restare per qualche tempo senza vedere.
32.11 ne li occhi pur testé dal sol percossi,
32.12 sanza la vista alquanto esser mi fée.

32.13 Ma poi ch'al poco il viso riformossimostra/nascondi nota pu-32-13 Ma poi ch'al poco: ma poi che la vista ( " il viso " ) riprese vigore ( " riformossi ") tanto da discernere il poco, cioè le varie cose della processione, che erano poco, rispetto al molto offerto alla sensazione ( " sensibile " ) della luminosità di Beatrice.
32.14 (e dico `al poco' per rispetto al molto
32.15 sensibile onde a forza mi rimossi),

32.16 vidi 'n sul braccio destro esser rivolto
32.17 lo glorioso essercito, e tornarsi
32.18 col sole e con le sette fiamme al volto.mostra/nascondi nota pu-32-18 al volto: davanti a sè; e la processione va verso levante (" col sole… ").

32.19 Come sotto li scudi per salvarsimostra/nascondi nota pu-32-19 sotto li scudi: formando quella che i Romani chiamavano la testuggine. 20: col segno: seguendo l'insegna; in questo caso l'insegna è rappresentata dai candelabri.
32.20 volgesi schiera, e sé gira col segno,
32.21 prima che possa tutta in sé mutarsi;mostra/nascondi nota pu-32-21 prima…: prima che compia la conversione.

32.22 quella milizia del celeste regno
32.23 che procedeva, tutta trapassonnemostra/nascondi nota pu-32-23 tutta trapassonne: ci passò dinanzi tutta, prima che il carro piegasse il timone ( " il primo legno " ) per iniziare anch'esso la conversione.
32.24 pria che piegasse il carro il primo legno.

32.25 Indi a le rote si tornar le donne,
32.26 e 'l grifon mosse il benedetto carco
32.27 sì, che però nulla penna crollonne.mostra/nascondi nota pu-32-27 sì, che: senza, per questo, scuotere le penne delle sue ali d'aquila.

32.28 La bella donna che mi trasse al varcomostra/nascondi nota pu-32-28 La bella donna: Matelda.
32.29 e Stazio e io seguitavam la rota
32.30 che fé l'orbita sua con minore arco.mostra/nascondi nota pu-32-30 con minore arco: la ruota destra, nella conversione da quella parte, descrive un arco minore.

32.31 Sì passeggiando l'alta selva vòta,mostra/nascondi nota pu-32-31 vòta: disabitata per colpa di Eva, che credette ( " crese " ) al serpente.
32.32 colpa di quella ch'al serpente crese,
32.33 temprava i passi un'angelica nota.mostra/nascondi nota pu-32-33 temprava: ritmava i passi un'angelica armonia.

32.34 Forse in tre voli tanto spazio presemostra/nascondi nota pu-32-34 in tre voli: tre tiri d'arco, forse, ci separavano dal luogo donde la processione era mossa, quando Beatrice scese.
32.35 disfrenata saetta, quanto eramo
32.36 rimossi, quando Beatrice scese.

32.37 Io senti' mormorare a tutti «Adamo»;
32.38 poi cerchiaro una pianta dispogliatamostra/nascondi nota pu-32-38 una pianta dispogliata: è l'albero della scienza del bene e del male, l'albero di Adamo; ad esso sono stati attribuiti numerosi valori allegorici.
32.39 di foglie e d'altra fronda in ciascun ramo.

32.40 La coma sua, che tanto si dilata
32.41 più quanto più è sù, fora da l'Indimostra/nascondi nota pu-32-41 fora da l'Indi: sarebbe causa di meraviglia anche per gl'Indi, nei cui paesi crescevano alberi altissimi.
32.42 ne' boschi lor per altezza ammirata.

32.43 «Beato se', grifon, che non discindimostra/nascondi nota pu-32-43 non discindi: non spezzi col becco nulla di questa pianta, dolce al gusto; tra i valori allegorici da attribuire all'albero, acquista rilievo quello per cui starebbe a significare l'Impero, che Cristo (il grifone) non colpì, in quanto scelse di vivere e morire sotto le sue leggi.
32.44 col becco d'esto legno dolce al gusto,
32.45 poscia che mal si torce il ventre quindi».mostra/nascondi nota pu-32-45 si torce il ventre: il ventre si torce dal dolore; cosa che non capita al grifone che, astenendosi dal mordere l'albero, si astiene dai beni mondani.

32.46 Così dintorno a l'albero robusto
32.47 gridaron li altri; e l'animal binato:mostra/nascondi nota pu-32-47 binato: dalla duplice natura di aquila e di leone.
32.48 «Sì si conserva il seme d'ogne giusto».mostra/nascondi nota pu-32-48 Sì si conserva: così si conserva il principio di ogni giustizia.

32.49 E vòlto al temo ch'elli avea tirato,mostra/nascondi nota pu-32-49 al temo: al timone del carro.
32.50 trasselo al piè de la vedova frasca,mostra/nascondi nota pu-32-50 vedova: perché " dispogliata " (cfr. n. 38-39).
32.51 e quel di lei a lei lasciò legato.mostra/nascondi nota pu-32-51 e quel di lei…: "L'atto del grifone indica l'unione ristabilita da Cristo tra l'umano e il divino, l'unione dell'Impero alla Chiesa" (Vandelli). Il grifone ha dunque legato alla pianta (" a lei ") il timone fatto con il suo stesso legno (" quel di lei ").

32.52 Come le nostre piante, quando casca
32.53 giù la gran luce mischiata con quella
32.54 che raggia dietro a la celeste lasca,mostra/nascondi nota pu-32-54 che raggia dietro: che riluce appresso alla costellazione dei Pesci (la lasca è un pesce); si tratta, cioè, della costellazione dell'Ariete.

32.55 turgide fansi, e poi si rinovella
32.56 di suo color ciascuna, pria che 'l sole
32.57 giunga li suoi corsier sotto altra stella;mostra/nascondi nota pu-32-57 giunga: aggioghi i suoi cavalli sotto la costellazione del Toro ( " altra stella " ).

32.58 men che di rose e più che di viole
32.59 colore aprendo, s'innovò la pianta,
32.60 che prima avea le ramora sì sole.mostra/nascondi nota pu-32-60 le ramora: i rami.

32.61 Io non lo 'ntesi, né qui non si canta
32.62 l'inno che quella gente allor cantaro,
32.63 né la nota soffersi tutta quanta.

32.64 S'io potessi ritrar come assonnaro
32.65 li occhi spietati udendo di Siringa,mostra/nascondi nota pu-32-65 li occhi spietati: gli occhi d'Argo (cfr. c. XXIX, 95) che si chiusero al sonno quando Mercurio, inviato da Giove, cantò gli amori della ninfa Siringa con Pan.
32.66 li occhi a cui pur vegghiar costò sì caro;mostra/nascondi nota pu-32-66 costò sì caro: perché il vigilare ( " vegghiar " ) fu causa della morte, che ad Argo diede Mercurio.

32.67 come pintor che con essempro pinga,
32.68 disegnerei com'io m'addormentai;
32.69 ma qual vuol sia che l'assonnar ben finga.mostra/nascondi nota pu-32-69 ma qual: ma sia chi vuole che rappresenti bene l'addormentarsi; io non mi ci provo.

32.70 Però trascorro a quando mi svegliai,
32.71 e dico ch'un splendor mi squarciò 'l velo
32.72 del sonno e un chiamar: «Surgi: che fai?».

32.73 Quali a veder de' fioretti del melomostra/nascondi nota pu-32-73 Quali: Come Pietro, Giovanni e Giacomo ("Iacopo"), condotti sul monte Tabor da Cristo per vedere i primi saggi (" fioretti " ) della gloria divina ( " melo " è Cristo, secondo un'immagine del Cantico dei Cantici), che, del contemplare la sua pienezza (" pome "), rende gli angeli bramosi, come in un perpetuo convito nuziale, sopraffatti ("vinti") dalla visione della trasfigurazione, caddero in ginocchio e tornarono in sè, richiamati dalla parola di Cristo, dalla quale furono interrotti letarghi anche più profondi dei loro, e videro la loro compagnia (" scuola ") assottigliata di Moisè e di Elia, scomparsi, e videro pure mutata a Cristo ( " al maestro suo " ) la bianca veste (" stola ") assunta nel trasfigurarsi; nello stesso modo ( " tal " ) io tornai in me….
32.74 che del suo pome li angeli fa ghiotti
32.75 e perpetue nozze fa nel cielo,

32.76 Pietro e Giovanni e Iacopo condotti
32.77 e vinti, ritornaro a la parola
32.78 da la qual furon maggior sonni rotti,

32.79 e videro scemata loro scuola
32.80 così di Moisè come d'Elia,
32.81 e al maestro suo cangiata stola;

32.82 tal torna' io, e vidi quella piamostra/nascondi nota pu-32-82 quella pia: Matelda.
32.83 sovra me starsi che conducitrice
32.84 fu de' miei passi lungo 'l fiume pria.

32.85 E tutto in dubbio dissi: «Ov'è Beatrice?».
32.86 Ond'ella: «Vedi lei sotto la fronda
32.87 nova sedere in su la sua radice.

32.88 Vedi la compagnia che la circonda:mostra/nascondi nota pu-32-88 la compagnia: le sette donne.
32.89 li altri dopo 'l grifon sen vanno suso
32.90 con più dolce canzone e più profonda».

32.91 E se più fu lo suo parlar diffuso,
32.92 non so, però che già ne li occhi m'era
32.93 quella ch'ad altro intender m'avea chiuso.mostra/nascondi nota pu-32-93 quella: Beatrice.

32.94 Sola sedeasi in su la terra vera,mostra/nascondi nota pu-32-94 vera: nuda.
32.95 come guardia lasciata lì del plaustromostra/nascondi nota pu-32-95 plaustro: carro (cfr. lat. plaustrum).
32.96 che legar vidi a la biforme fera.mostra/nascondi nota pu-32-96 a la biforme fera: dal grifone.

32.97 In cerchio le facean di sé claustromostra/nascondi nota pu-32-97 claustro: corona.
32.98 le sette ninfe, con quei lumi in mano
32.99 che son sicuri d'Aquilone e d'Austro.mostra/nascondi nota pu-32-99 che son sicuri: che non possono essere spenti dai venti (" Aquilone… Austro "); sono i sette candelabri.

32.100 «Qui sarai tu poco tempo silvano;mostra/nascondi nota pu-32-100 silvano: abitatore della selva del Paradiso Terrestre.
32.101 e sarai meco sanza fine civemostra/nascondi nota pu-32-101 cive: cittadino.
32.102 di quella Roma onde Cristo è romano.mostra/nascondi nota pu-32-102 di quella Roma: della Roma celeste, del Paradiso.

32.103 Però, in pro del mondo che mal vive,
32.104 al carro tieni or li occhi, e quel che vedi,
32.105 ritornato di là, fa che tu scrive».

32.106 Così Beatrice; e io, che tutto ai piedi
32.107 d'i suoi comandamenti era divoto,
32.108 la mente e li occhi ov'ella volle diedi.

32.109 Non scese mai con sì veloce moto
32.110 foco di spessa nube, quando piovemostra/nascondi nota pu-32-110 foco: fulmine, folgore.
32.111 da quel confine che più va remoto,mostra/nascondi nota pu-32-111 da quel confine: dalle regioni più alte dell'atmosfera.

32.112 com'io vidi calar l'uccel di Giovemostra/nascondi nota pu-32-112 l'uccel di Giove: l'aquila sacra a Giove.
32.113 per l'alber giù, rompendo de la scorza,
32.114 non che d'i fiori e de le foglie nove;

32.115 e ferì 'l carro di tutta sua forza;mostra/nascondi nota pu-32-115 ferì: colpì.
32.116 ond'el piegò come nave in fortuna,mostra/nascondi nota pu-32-116 in fortuna: in mezzo al fortunale.
32.117 vinta da l'onda, or da poggia, or da orza.mostra/nascondi nota pu-32-117 or da poggia: or da destra, or da sinistra; poggia e orza sono le corde, a destra e a sinistra, cui è legata l'antenna della nave.

32.118 Poscia vidi avventarsi ne la cunamostra/nascondi nota pu-32-118 cuna: fondo.
32.119 del triunfal veiculo una volpemostra/nascondi nota pu-32-119 una volpe: rappresenta l'eresia.
32.120 che d'ogne pasto buon parea digiuna;

32.121 ma, riprendendo lei di laide colpe,
32.122 la donna mia la volse in tanta futamostra/nascondi nota pu-32-122 futa: voce popolare per "fuga".
32.123 quanto sofferser l'ossa sanza polpe.

32.124 Poscia per indi ond'era pria venuta,
32.125 l'aguglia vidi scender giù ne l'arcamostra/nascondi nota pu-32-125 l'aguglia: l'aquila.
32.126 del carro e lasciar lei di sé pennuta;mostra/nascondi nota pu-32-126 lasciar lei di sé pennuta: lasciarla ricoperta di alcune sue penne. Si allude a Costantino e alla famosa donazione cfr. Inf. c. XIX, nn. 116).

32.127 e qual esce di cuor che si rammarca,
32.128 tal voce uscì del cielo e cotal disse:
32.129 «O navicella mia, com'mal se' carca!».mostra/nascondi nota pu-32-129 com'mal se' carca: di qual cattiva merce sei carica. Dante sosteneva che proprio dalla confusione del potere temporale con quello spirituale era nata la corruzione dei costumi della Chiesa. E l'origine d'ogni male andava ricercata nella donazione di Costantino.

32.130 Poi parve a me che la terra s'aprisse
32.131 tr'ambo le ruote, e vidi uscirne un dragomostra/nascondi nota pu-32-131 un drago: rappresenta Satana.
32.132 che per lo carro sù la coda fisse;

32.133 e come vespa che ritragge l'ago,
32.134 a sé traendo la coda maligna,
32.135 trasse del fondo, e gissen vago vago.mostra/nascondi nota pu-32-135 trasse del fondo: trasse con se una parte del fondo del carro, e se ne andò ancor desideroso di offendere (" vago vago ").

32.136 Quel che rimase, come da gramigna
32.137 vivace terra, da la piuma, offertamostra/nascondi nota pu-32-137 da la piuma: dalle penne dell'aquila, offerte forse con buona intenzione, rimase tutta ricoperta.
32.138 forse con intenzion sana e benigna,

32.139 si ricoperse, e funne ricoperta
32.140 e l'una e l'altra rota e 'l temo, in tantomostra/nascondi nota pu-32-140 in tanto: in un tempo tanto breve che più impiega un sospiro ad uscire dalla bocca (che esso, nell'uscire, tiene aperta).
32.141 che più tiene un sospir la bocca aperta.

32.142 Trasformato così 'l dificio santomostra/nascondi nota pu-32-142 'l dificio santo: il carro è il santo edificio della Chiesa.
32.143 mise fuor teste per le parti sue,
32.144 tre sovra 'l temo e una in ciascun canto.mostra/nascondi nota pu-32-144 tre sovra 'l temo: in totale le teste sono sette e simboleggiano i sette vizi capitali (cfr. Inf. XIX, 109-111).

32.145 Le prime eran cornute come bue,mostra/nascondi nota pu-32-145 Le prime: sono corna doppie (" come buie ":come bue); le quattro teste rimanenti sono unicorni. Difficile e discorde l'attribuzione a quali vizi si riferiscano questi particolari.
32.146 ma le quattro un sol corno avean per fronte:
32.147 simile mostro visto ancor non fue.

32.148 Sicura, quasi rocca in alto monte,
32.149 seder sovresso una puttana scioltamostra/nascondi nota pu-32-149 una puttana sciolta: rappresenta la Curia romana traviata da Bonifacio VIII e da Clemente V.
32.150 m'apparve con le ciglia intorno pronte;

32.151 e come perché non li fosse tolta,
32.152 vidi di costa a lei dritto un gigante;mostra/nascondi nota pu-32-152 un gigante: simboleggia il re di Francia, Filippo il Bello.
32.153 e baciavansi insieme alcuna volta.

32.154 Ma perché l'occhio cupido e vagante
32.155 a me rivolse, quel feroce drudo
32.156 la flagellò dal capo infin le piante;mostra/nascondi nota pu-32-156 la flagellò: sembra ricordare l'oltraggio di Anagni, subito da Bonifacio VIII (cfr. c. XX, 86 e segg.).

32.157 poi, di sospetto pieno e d'ira crudo,
32.158 disciolse il mostro, e trassel per la selva,mostra/nascondi nota pu-32-158 trassel per la selva: simboleggia il trasferimento della sede papale da Roma in Avignone, voluto dal re di Francia.
32.159 tanto che sol di lei mi fece scudo

32.160 a la puttana e a la nova belva.

Purgatorio : Canto 33

33.1 "Deus, venerunt gentes", alternandomostra/nascondi nota pu-33-1 Deus, venerunt gentes: così comincia il Salmo LXXVIII; e qui lo intonano le virtù, in due cori di tre e di quattro.
33.2 or tre or quattro dolce salmodia,
33.3 le donne incominciaro, e lagrimando;

33.4 e Beatrice sospirosa e pia,
33.5 quelle ascoltava sì fatta, che pocomostra/nascondi nota pu-33-5 che poco: che poco più Maria ne provò quando fu ai piedi della croce.
33.6 più a la croce si cambiò Maria.

33.7 Ma poi che l'altre vergini dier loco
33.8 a lei di dir, levata dritta in pè,
33.9 rispuose, colorata come foco:

33.10 "Modicum, et non videbitis me;mostra/nascondi nota pu-33-10 Modicum…: un poco e non mi vedrete; e di nuovo un poco e mi vedrete. Sono le parole pronunciate da Cristo, per annunciare ai discepoli la sua morte e la resurrezione (Giovanni XVI,16), qui probabilmente significanti il temporaneo esilio della Chiesa in Avignone.
33.11 et iterum, sorelle mie dilette,
33.12 modicum, et vos videbitis me".

33.13 Poi le si mise innanzi tutte e sette,
33.14 e dopo sé, solo accennando, mossemostra/nascondi nota pu-33-14 solo accennando: con un semplice cenno.
33.15 me e la donna e 'l savio che ristette.mostra/nascondi nota pu-33-15 e la donna: e Matelda e Stazio, che rimase (" ristette ") quando Virgilio scomparve.

33.16 Così sen giva; e non credo che fosse
33.17 lo decimo suo passo in terra posto,
33.18 quando con li occhi li occhi mi percosse;

33.19 e con tranquillo aspetto «Vien più tosto»,mostra/nascondi nota pu-33-19 Vien più tosto: vieni più vicino.
33.20 mi disse, «tanto che, s'io parlo teco,
33.21 ad ascoltarmi tu sie ben disposto».

33.22 Sì com'io fui, com'io dovea, seco,
33.23 dissemi: «Frate, perché non t'attenti
33.24 a domandarmi omai venendo meco?».mostra/nascondi nota pu-33-24 a domandarmi: a rivolgermi domande.

33.25 Come a color che troppo reverenti
33.26 dinanzi a suo maggior parlando sono,
33.27 che non traggon la voce viva ai denti.

33.28 avvenne a me, che sanza intero suonomostra/nascondi nota pu-33-28 sanza intero suono: con voce smorzata.
33.29 incominciai: «Madonna, mia bisogna
33.30 voi conoscete, e ciò ch'ad essa è buono».

33.31 Ed ella a me: «Da tema e da vergogna
33.32 voglio che tu omai ti disviluppe,
33.33 sì che non parli più com'om che sogna.

33.34 Sappi che 'l vaso che 'l serpente ruppemostra/nascondi nota pu-33-34 'l vaso: il carro, che il drago (" serpente ") guastò, fu e non è più. Cioè la Chiesa, schiava del re di Francia e retta da papi indegni, è come se non esistesse più.
33.35 fu e non è; ma chi n'ha colpa, credamostra/nascondi nota pu-33-35 creda: abbia per certo che la giustizia di Dio non teme ostacoli (" suppe ").
33.36 che vendetta di Dio non teme suppe.

33.37 Non sarà tutto tempo sanza redamostra/nascondi nota pu-33-37 sanza reda: senza eredi.
33.38 l'aguglia che lasciò le penne al carro,mostra/nascondi nota pu-33-38 l'aguglia: l'aquila, cioè l'impero da Dante considerato vacante fin dalla morte di Federico II (cfr. c. VI, n. 103).
33.39 per che divenne mostro e poscia preda;mostra/nascondi nota pu-33-39 per che: per il qual dono. Si tratta sempre della donazione di Costantino.

33.40 ch'io veggio certamente, e però il narro,
33.41 a darne tempo già stelle propinque,mostra/nascondi nota pu-33-41 a darne tempo: vedo stelle già prossime (" propinque ") a darci un tempo… nel quale.
33.42 secure d'ogn'intoppo e d'ogni sbarro,

33.43 nel quale un cinquecento diece e cinque,mostra/nascondi nota pu-33-43 un cinquecento diece e cinque: la formula, che sembra ispirata dal 666 dell'Apocalisse, trascritta in maiuscole latine dà DXV; con lo spostamento di una lettera si ottiene DVX, parola con 1a quale Dante potrebbe aver voluto simboleggiare l'imperatore, inviato da Dio per uccidere la " fuia " ("la ladra, la puttana") e il re di Francia che con lei va fornicando.
33.44 messo di Dio, anciderà la fuia
33.45 con quel gigante che con lei delinque.

33.46 E forse che la mia narrazion buia,mostra/nascondi nota pu-33-46 buia: oscura a comprendersi.
33.47 qual Temi e Sfinge, men ti persuade,mostra/nascondi nota pu-33-47 Temi: Temide, figlia di Urano e della Terra, antica personificazione della giustizia era dotata di spirito profetico. Sfinge: figlia della Chimera, uccideva i viandanti presso Tebe, se non sapevano risolvere il suo enigma, che fu poi sciolto da Edipo.
33.48 perch'a lor modo lo 'ntelletto attuia;mostra/nascondi nota pu-33-48 attuia: attura, ottura, chiude.

33.49 ma tosto fier li fatti le Naiade,mostra/nascondi nota pu-33-49 le Naiade: ma tosto i fatti saranno i solutori dell'enigma, come Edipo, figlio di Laio e perciò detto da Ovidio nelle Metamorfosi Laiade; nel suo manoscritto dell'opera ovidiana Dante, evidentemente, dovette trovare Naiades per Laiades.
33.50 che solveranno questo enigma forte
33.51 sanza danno di pecore o di biade.mostra/nascondi nota pu-33-51 sanza danno: allude alla fiera distruttrice di biade e divoratrice di pecore, inviata da Temide contro i Tebani, per vendicare la morte della Sfinge che, visto risolto il suo enigma, si precipitò da una rupe.

33.52 Tu nota; e sì come da me son porte,
33.53 così queste parole segna a' vivi
33.54 del viver ch'è un correre a la morte.mostra/nascondi nota pu-33-54 del viver: della vita che è come un preludio alla morte.

33.55 E aggi a mente, quando tu le scrivi,
33.56 di non celar qual hai vista la pianta
33.57 ch'è or due volte dirubata quivi.

33.58 Qualunque ruba quella o quella schianta,
33.59 con bestemmia di fatto offende a Dio,mostra/nascondi nota pu-33-59 di fatto: è più grave della bestemmia soltanto pronunciata a parole.
33.60 che solo a l'uso suo la creò santa.

33.61 Per morder quella, in pena e in disiomostra/nascondi nota pu-33-61 Per morder: per aver morso quella pianta.
33.62 cinquemilia anni e più l'anima primamostra/nascondi nota pu-33-62 l'anima prima: Adamo.
33.63 bramò colui che 'l morso in sé punio.mostra/nascondi nota pu-33-63 colui: Cristo, che punì nella sua persona, cioè con la crocifissione, l'antico morso.

33.64 Dorme lo 'ngegno tuo, se non estima
33.65 per singular cagione esser eccelsa
33.66 lei tanto e sì travolta ne la cima.mostra/nascondi nota pu-33-66 sì travolta: cosi difforme nella cima che si va allargando invece di restringersi.

33.67 E se stati non fossero acqua d'Elsamostra/nascondi nota pu-33-67 acqua d'Elsa: le acque del fiume Elsa erano famose per le numerose incrostazioni e concrezioni depositate sulle pietre o altri oggetti in esse contenuti.
33.68 li pensier vani intorno a la tua mente,
33.69 e 'l piacer loro un Piramo a la gelsa,mostra/nascondi nota pu-33-69 un Piramo a lo gelsa: Piramo (cfr. c. XXVII, n. 37) morente fu causa delle macchie di vermiglio visibili sul gelso ai cui piedi, poi, spirò; allo stesso modo il piacere, la compiacenza di quei pensieri, offuscava la mente di Dante.

33.70 per tante circostanze solamentemostra/nascondi nota pu-33-70 per tante circostanze: solo per le dette caratteristiche, potresti già riconoscere dall'albero, inteso nel suo valore morale, la giustizia di Dio nel proibire di toccarlo (" ne l'interdetto ").
33.71 la giustizia di Dio, ne l'interdetto,
33.72 conosceresti a l'arbor moralmente.

33.73 Ma perch'io veggio te ne lo 'ntelletto
33.74 fatto di pietra e, impetrato, tinto,mostra/nascondi nota pu-33-74 tinto: offuscato.
33.75 sì che t'abbaglia il lume del mio detto,

33.76 voglio anco, e se non scritto, almen dipinto,
33.77 che 'l te ne porti dentro a te per quellomostra/nascondi nota pu-33-77 per quello: per la stessa ragione per la quale chi sia stato in pellegrinaggio nella Terra Santa, riporta il bastone (" bordon ") circondato di foglie di palma, come ricordo del viaggio.
33.78 che si reca il bordon di palma cinto».

33.79 E io: «Sì come cera da suggello,
33.80 che la figura impressa non trasmuta,
33.81 segnato è or da voi lo mio cervello.

33.82 Ma perché tanto sovra mia veduta
33.83 vostra parola disiata vola,
33.84 che più la perde quanto più s'aiuta?».

33.85 «Perché conoschi», disse, «quella scuolamostra/nascondi nota pu-33-85 quella scuola: della filosofia e della scienza meramente umana.
33.86 c'hai seguitata, e veggi sua dottrina
33.87 come può seguitar la mia parola;

33.88 e veggi vostra via da la divina
33.89 distar cotanto, quanto si discorda
33.90 da terra il ciel che più alto festina».mostra/nascondi nota pu-33-90 che più alto festina: che più alto si affretta a rotare; è il Primo Mobile.

33.91 Ond'io rispuosi lei: «Non mi ricorda
33.92 ch'i' straniasse me già mai da voi,
33.93 né honne coscienza che rimorda».mostra/nascondi nota pu-33-93 honne: ne ho.

33.94 «E se tu ricordar non te ne puoi»,
33.95 sorridendo rispuose, «or ti rammenta
33.96 come bevesti di Letè ancoi;mostra/nascondi nota pu-33-96 come bevesti: come l'acqua del Lete ti ha fatto perdere ogni memoria del peccato quando ne bevesti oggi (" ancoi " ).

33.97 e se dal fummo foco s'argomenta,mostra/nascondi nota pu-33-97 s'argomenta: si deduce.
33.98 cotesta oblivion chiaro conchiude
33.99 colpa ne la tua voglia altrove attenta.mostra/nascondi nota pu-33-99 colpa: che ci fu colpa da parte tua, quando volgesti ad altro che a me il tuo desiderio. Infatti, il Lete fa dimenticare soltanto le colpe.

33.100 Veramente oramai saranno nudemostra/nascondi nota pu-33-100 nude: semplici e chiare, senza enigmi.
33.101 le mie parole, quanto converrassi
33.102 quelle scovrire a la tua vista rude».

33.103 E più corusco e con più lenti passi
33.104 teneva il sole il cerchio di merigge,
33.105 che qua e là, come li aspetti, fassimostra/nascondi nota pu-33-105 che qua e là: che si sposta (" fassi ") qua e là, a seconda della posizione geografica da cui si osserva ("aspetti").

33.106 quando s'affisser, sì come s'affiggemostra/nascondi nota pu-33-106 s'affisser: si arrestarono improvvisamente.
33.107 chi va dinanzi a gente per iscorta
33.108 se trova novitate o sue vestigge,

33.109 le sette donne al fin d'un'ombra smorta,
33.110 qual sotto foglie verdi e rami nigri
33.111 sovra suoi freddi rivi l'Alpe porta.mostra/nascondi nota pu-33-111 l'Alpe: la montagna.

33.112 Dinanzi ad esse Eufratès e Tigrimostra/nascondi nota pu-33-112 Eufratès e Tigri: sono fiumi della Mesopotamia, presi a paragone dell'Eunoè e del Lete, che si dipartono, dividendosi, da un'unica sorgente.
33.113 veder mi parve uscir d'una fontana,
33.114 e, quasi amici, dipartirsi pigri.

33.115 «O luce, o gloria de la gente umana,
33.116 che acqua è questa che qui si dispiegamostra/nascondi nota pu-33-116 si dispiega: scaturisce.
33.117 da un principio e sé da sé lontana?».mostra/nascondi nota pu-33-117 sé da sé lontana: si separa.

33.118 Per cotal priego detto mi fu: «Priega
33.119 Matelda che 'l ti dica». E qui rispuose,
33.120 come fa chi da colpa si dislega,

33.121 la bella donna: «Questo e altre cosemostra/nascondi nota pu-33-121 la bella donna: Matelda, per la prima volta nominata, qui, al v. 119. Essa si discolpa ( " da colpa si dislega " ) perché ha già dato a Dante spiegazioni circa l'origine delle acque e lo stormire delle fronde nel Paradiso Terrestre (cfr. c. XXVIII, 88 e segg.).
33.122 dette li son per me; e son sicura
33.123 che l'acqua di Letè non gliel nascose».

33.124 E Beatrice: «Forse maggior cura,
33.125 che spesse volte la memoria priva,
33.126 fatt'ha la mente sua ne li occhi oscura.

33.127 Ma vedi Eunoè che là diriva:mostra/nascondi nota pu-33-127 diriva: si dirama, diverte il suo corso.
33.128 menalo ad esso, e come tu se' usa,mostra/nascondi nota pu-33-128 come tu se' usa: sembra dunque che Matelda ottemperi ad un suo preciso incarico.
33.129 la tramortita sua virtù ravviva».mostra/nascondi nota pu-33-129 ravviva: risveglia la sua memoria offuscata.

33.130 Come anima gentil, che non fa scusa,mostra/nascondi nota pu-33-130 non fa scusa: non rifiuta servendosi di scuse.
33.131 ma fa sua voglia de la voglia altrui
33.132 tosto che è per segno fuor dischiusa;

33.133 così, poi che da essa preso fui,
33.134 la bella donna mossesi, e a Stazio
33.135 donnescamente disse: «Vien con lui».mostra/nascondi nota pu-33-135 donnescamente: con grazia femminile.

33.136 S'io avessi, lettor, più lungo spazio
33.137 da scrivere, i' pur cantere' in parte
33.138 lo dolce ber che mai non m'avrìa sazio;mostra/nascondi nota pu-33-138 sazio : saziato.

33.139 ma perché piene son tutte le carte
33.140 ordite a questa cantica seconda,
33.141 non mi lascia più ir lo fren de l'arte.

33.142 Io ritornai da la santissima onda
33.143 rifatto sì come piante novelle
33.144 rinnovellate di novella fronda,

33.145 puro e disposto a salire a le stelle.mostra/nascondi nota pu-33-145 a le stelle: cfr. Inf. c. XXXIV, n. 139.




Tu ti rimani omai; ché 'l tempo è caro | in questo regno, sì ch'io perdo troppo | venendo teco sì a paro a paro».   •   Purgatorio, Canto 24, Verso 93

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