Inferno : Canto 7
7.1 «Papé Satàn, pape Satàn aleppe!»,
7.2 cominciò Pluto con la voce chioccia;
7.3 e quel savio gentil, che tutto seppe,
7.4 disse per confortarmi: «Non ti noccia
7.5 la tua paura; ché, poder ch'elli abbia,
come ch': dovunque.
7.6 non ci torrà lo scender questa roccia».
7.7 Poi si rivolse a quella 'nfiata labbia,
piova: una pioggia dirotta, continua e gelata.
7.8 e disse: «Taci, maladetto lupo!
7.9 consuma dentro te con la tua rabbia.
regola: la quantità e la qualità non variano mai.
7.10 Non è sanza cagion l'andare al cupo:
acqua tinta: acqua sporca.
7.11 vuolsi ne l'alto, là dove Michele
7.12 fé la vendetta del superbo strupo».
pute: maleodorante è il suolo che riceve lo scroscio (" questo "). 13 Cerbero: mitica fiera, posta a guardia dell'Ade (cfr. En., VI) e qui rappresentata da Dante come un demonio (v. 32) dalla figure deforme e strana ("diversa"), che latra come un cane. Non solo è a guardia dei dannati per colpa della gola, ma li scuoia e li squarta (" isquatra ") e, con le tre avide bocche, se ne pasce l'ampio ventre, macchiandosi la barba, nera (" atra ") come la tenebra infernale.
7.13 Quali dal vento le gonfiate vele
7.14 caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca,
7.15 tal cadde a terra la fiera crudele.
7.16 Così scendemmo ne la quarta lacca
7.17 pigliando più de la dolente ripa
7.18 che 'l mal de l'universo tutto insacca.
7.19 Ahi giustizia di Dio! tante chi stipa
7.20 nove travaglie e pene quant'io viddi?
de l'un de' lati: i peccatori (" profani ") si voltano spesso difendendo così dalla pioggia il fianco non esposto.
7.21 e perché nostra colpa sì ne scipa?
7.22 Come fa l'onda là sovra Cariddi,
vermo: essere ripugnante.
7.23 che si frange con quella in cui s'intoppa,
7.24 così convien che qui la gente riddi.
7.25 Qui vid'i' gente più ch'altrove troppa,
spanne: le mani aperte.
7.26 e d'una parte e d'altra, con grand'urli,
7.27 voltando pesi per forza di poppa.
7.28 Percoteansi 'ncontro; e poscia pur lì
agogna: chiede cibo protendendo il muso.
7.29 si rivolgea ciascun, voltando a retro,
7.30 gridando: «Perché tieni?» e «Perché burli?».
intende e pugna: come il cane é intento a mangiare e " par combatta col cibo " (Tommaseo), similmente ( "cotai ") si comportarono quelle facce unte.
7.31 Così tornavan per lo cerchio tetro
7.32 da ogne mano a l'opposito punto,
7.33 gridandosi anche loro ontoso metro;
7.34 poi si volgea ciascun, quand'era giunto,
adona: fiacca, abbatte.
7.35 per lo suo mezzo cerchio a l'altra giostra.
7.36 E io, ch'avea lo cor quasi compunto,
sovra la vanità: sull'inconsistente evanescenza degli spiriti, che pure avevano figura umana.
7.37 dissi: «Maestro mio, or mi dimostra
7.38 che gente è questa, e se tutti fuor cherci
ratto : appena.
7.39 questi chercuti a la sinistra nostra».
7.40 Ed elli a me: «Tutti quanti fuor guerci
tratto : guidato.
7.41 sì de la mente in la vita primaia,
7.42 che con misura nullo spendio ferci.
tu fosti…: tu nascesti prima che io morissi.
7.43 Assai la voce lor chiaro l'abbaia
7.44 quando vegnono a' due punti del cerchio
7.45 dove colpa contraria li dispaia.
7.46 Questi fuor cherci, che non han coperchio
7.47 piloso al capo, e papi e cardinali,
7.48 in cui usa avarizia il suo soperchio».
è maggio: é maggiore, più grave.
7.49 E io: «Maestro, tra questi cotali
7.50 dovre' io ben riconoscere alcuni
7.51 che furo immondi di cotesti mali».
vita sereno: serena è la vita, se confrontata con l'attuale pena.
7.52 Ed elli a me: «Vano pensiero aduni:
Ciacco: nome usato in Toscana come abbreviazione di Giacomo, sul modello del francese Jacques. Forse si tratta del poeta Ciacco dell'Anguillara, ma non è certo.
7.53 la sconoscente vita che i fé sozzi
7.54 ad ogne conoscenza or li fa bruni.
7.55 In etterno verranno a li due cozzi:
7.56 questi resurgeranno del sepulcro
7.57 col pugno chiuso, e questi coi crin mozzi.
7.58 Mal dare e mal tener lo mondo pulcro
7.59 ha tolto loro, e posti a questa zuffa:
7.60 qual ella sia, parole non ci appulcro.
a che verranno: a qual sorte son destinati i cittadini di Firenze, città dilaniata dalle fazioni ( " partita " ).
7.61 Or puoi, figliuol, veder la corta buffa
7.62 d'i ben che son commessi a la fortuna,
7.63 per che l'umana gente si rabbuffa;
7.64 ché tutto l'oro ch'è sotto la luna
Dopo lunga tencione: dopo lunga contesa, ci sarà uno scontro sanguinoso tra i Bianchi, capeggiati dai Cerchi, e i Neri guidati dai Donati; e questi soccomberanno. I Cerchi ("la parte selvaggia ") erano noti per la loro " bizzarra salvatichezza " (Villani).
7.65 e che già fu, di quest'anime stanche
7.66 non poterebbe farne posare una».
7.67 «Maestro mio», diss'io, «or mi dì anche:
Poi appresso convien: é fatale che la fazione del Cerchi cada (" caggia ") entro tre anni ( " infra tre soli " ) e che l'altra abbia la rivincita, con l'aiuto di papa Bonifacio VIII, che ora si destreggia fra entrambe ("testé piaggia"). Sono questi, avvenimenti accaduti in Firenze tra il calendimaggio del 1300 e il 1302.
7.68 questa fortuna di che tu mi tocche,
7.69 che è, che i ben del mondo ha sì tra branche?».
7.70 E quelli a me: «Oh creature sciocche,
7.71 quanta ignoranza è quella che v'offende!
7.72 Or vo' che tu mia sentenza ne 'mbocche.
come che: quantunque i Bianchi se ne addolorino e se ne adontino (" n'adonti " ).
7.73 Colui lo cui saver tutto trascende,
due: in senso generico.
7.74 fece li cieli e diè lor chi conduce
avarizia : nel senso etimologico di cupidigia.
7.75 sì ch'ogne parte ad ogne parte splende,
7.76 distribuendo igualmente la luce.
7.77 Similemente a li splendor mondani
vo' : voglio.
7.78 ordinò general ministra e duce
7.79 che permutasse a tempo li ben vani
Farinata: é un eresiarca; lo si incontrerà nel c. X.; il Tegghiaio e Iacopo Rusticuccí sono tra i sodomiti (c. XVI), Mosca Lamberti è tra i seminatori di scandali (c. XXVIII); di Arrigo non si hanno notizie precise.
7.80 di gente in gente e d'uno in altro sangue,
7.81 oltre la difension d'i senni umani;
7.82 per ch'una gente impera e l'altra langue,
7.83 seguendo lo giudicio di costei,
7.84 che è occulto come in erba l'angue.
se 'l ciel: se il cielo li conforti della sua dolcezza, o l'inferno li avveleni con la sua tossica atmosfera ("li attosca ").
7.85 Vostro saver non ha contasto a lei:
Ei : essi.
7.86 questa provede, giudica, e persegue
grava : trascina giù : verbo sing. col sogg. plur.
7.87 suo regno come il loro li altri dèi.
7.88 Le sue permutazion non hanno triegue;
7.89 necessità la fa esser veloce;
mente: memoria (cfr. c. 11, 6). 94.
7.90 sì spesso vien chi vicenda consegue.
7.91 Quest'è colei ch'è tanto posta in croce
7.92 pur da color che le dovrien dar lode,
7.93 dandole biasmo a torto e mala voce;
7.94 ma ella s'è beata e ciò non ode:
Più non si desta: non si desterà più prima che risuoni la tromba del Giudizio Universale, quando verrà Cristo, potenza nemica del male ("nimica podesta"): allora ognuno rivedrà la sua tomba, dove rivestirà il proprio corpo, e ascolterà la sentenza finale per l'eternità ( " che in eterno rimbomba " ).
7.95 con l'altre prime creature lieta
7.96 volve sua spera e beata si gode.
7.97 Or discendiamo omai a maggior pieta;
7.98 già ogne stella cade che saliva
7.99 quand'io mi mossi, e 'l troppo star si vieta».
7.100 Noi ricidemmo il cerchio a l'altra riva
7.101 sovr'una fonte che bolle e riversa
7.102 per un fossato che da lei deriva.
toccando: trattando, senza approfondire, l'argomento della vita futura.
7.103 L'acqua era buia assai più che persa;
esti : questi.
7.104 e noi, in compagnia de l'onde bige,
7.105 intrammo giù per una via diversa.
fier : saranno.
7.106 In la palude va c'ha nome Stige
tua scienza: la dottrina aristotelico-tomista, secondo la quale, quanto più una cosa è perfetta, tanto più sente il bene e il dolore (" doglienza "); secondo San Tommaso l'anima non è perfetta se non unita a1 corpo, e perciò la pena sarà maggiore dopo il Giudizio.
7.107 questo tristo ruscel, quand'è disceso
7.108 al piè de le maligne piagge grige.
7.109 E io, che di mirare stava inteso,
Tutto che: sebbene questa gente dannata non raggiunga mai la vera perfezione, tuttavia aspetta di essere in maggior compiutezza dopo la resurrezione della carne (" di là "), piuttosto che prima ( "più che di qua" ).
7.110 vidi genti fangose in quel pantano,
7.111 ignude tutte, con sembiante offeso.
7.112 Queste si percotean non pur con mano,
7.113 ma con la testa e col petto e coi piedi,
7.114 troncandosi co' denti a brano a brano.
si digrada : si discende nell'altro cerchio (detto anche grado; cfr. c. V, 12: "quantunque gradi").
7.115 Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedi
Pluto: Mitico dio delle ricchezze, e perciò " nemico", in quanto i beni materiali sono causa di rovina per l'anima.
7.116 l'anime di color cui vinse l'ira;
7.117 e anche vo' che tu per certo credi
7.118 che sotto l'acqua è gente che sospira,
7.119 e fanno pullular quest'acqua al summo,
7.120 come l'occhio ti dice, u' che s'aggira.
7.121 Fitti nel limo, dicon: "Tristi fummo
7.122 ne l'aere dolce che dal sol s'allegra,
7.123 portando dentro accidioso fummo:
7.124 or ci attristiam ne la belletta negra".
7.125 Quest'inno si gorgoglian ne la strozza,
7.126 ché dir nol posson con parola integra».
7.127 Così girammo de la lorda pozza
7.128 grand'arco tra la ripa secca e 'l mézzo,
7.129 con li occhi vòlti a chi del fango ingozza.
7.130 Venimmo al piè d'una torre al da sezzo.
Stazio la gente ancor di là mi noma: | cantai di Tebe, e poi del grande Achille; | ma caddi in via con la seconda soma. • Purgatorio, Canto 21, Verso 93