Inferno : Canto 4

4.1 Ruppemi l'alto sonno ne la testa mostra/nascondi nota in-4-1 l'alto sonno : il profondo letargo, in cui il poeta è caduto alla fine del canto precedente, è di natura misteriosa e sovrannaturale, come questo improvviso risveglio.
4.2 un greve truono, sì ch'io mi riscossi
4.3 come persona ch'è per forza desta;

4.4 e l'occhio riposato intorno mossi,
4.5 dritto levato, e fiso riguardai
4.6 per conoscer lo loco dov'io fossi.

4.7 Vero è che 'n su la proda mi trovai mostra/nascondi nota in-4-7 Vero è: formula di tre , che serve a do tare, sene spiegare, i fatto che Dante si trova sull'orlo (" proda ") della valle infernale.
4.8 de la valle d'abisso dolorosa
4.9 che 'ntrono accoglie d'infiniti guai.

4.10 Oscura e profonda era e nebulosa
4.11 tanto che, per ficcar lo viso a fondo, mostra/nascondi nota in-4-11 per ficcar: per quanto spingessi lo sguardo in fondo.
4.12 io non vi discernea alcuna cosa.

4.13 «Or discendiam qua giù nel cieco mondo»,
4.14 cominciò il poeta tutto smorto. mostra/nascondi nota in-4-14 tutto smorto: non si dimentichi che Virgilio si trova alla soglia del Limbo, dove egli sconta la sua pena. Ma la ragione del gallare è spiegata al c. 19.
4.15 «Io sarò primo, e tu sarai secondo».

4.16 E io, che del color mi fui accorto,
4.17 dissi: «Come verrò, se tu paventi
4.18 che suoli al mio dubbiare esser conforto?».

4.19 Ed elli a me: «L'angoscia de le genti
4.20 che son qua giù, nel viso mi dipigne
4.21 quella pietà che tu per tema senti. mostra/nascondi nota in-4-21 per tema senti: interpreti come timore.

4.22 Andiam, ché la via lunga ne sospigne». mostra/nascondi nota in-4-22 ne sospinge: ci sospinge, ci incalza.
4.23 Così si mise e così mi fé intrare
4.24 nel primo cerchio che l'abisso cigne. mostra/nascondi nota in-4-24 nel primo cerchio: cioè il Limbo, che cinge l'abisso infernale.

4.25 Quivi, secondo che per ascoltare, mostra/nascondi nota in-4-25 secondo che: per ascoltare: secondo quel che si poteva udire ascoltando, non c era altra espressione di dolore (" non avea pianto ") che profondi sospiri.
4.26 non avea pianto mai che di sospiri,
4.27 che l'aura etterna facevan tremare;

4.28 ciò avvenia di duol sanza martìri mostra/nascondi nota in-4-28 di duol sanza martìri: é un tormento senza manifestazioni materiali.
4.29 ch'avean le turbe, ch'eran molte e grandi,
4.30 d'infanti e di femmine e di viri. mostra/nascondi nota in-4-30 d'infanti: sono racchiusi nel Limbo i bambini morti senza battesimo, donne e uomini che, pur non avendo peccato, non conobbero, tuttavia, 1a vera religione. Si ricordi quel che dice Virgilio al c. I, 71-72.

4.31 Lo buon maestro a me: «Tu non dimandi
4.32 che spiriti son questi che tu vedi?
4.33 Or vo' che sappi, innanzi che più andi, mostra/nascondi nota in-4-33 che più andi: che vada più oltre.

4.34 ch'ei non peccaro; e s'elli hanno mercedi, mostra/nascondi nota in-4-34 mercedi: meriti. Ma non é sufficiente aver dei meriti, se non si é ricevuto il battesimo, vera porta del cristianesimo.
4.35 non basta, perché non ebber battesmo,
4.36 ch'è porta de la fede che tu credi;

4.37 e s'e' furon dinanzi al cristianesmo,
4.38 non adorar debitamente a Dio: mostra/nascondi nota in-4-38 non adorar: non credettero nel Cristo venturo, come invece fecero i Santi Padri. E tra questi tali é Virgilio stesso (" io medesmo ").
4.39 e di questi cotai son io medesmo.

4.40 Per tai difetti, non per altro rio, mostra/nascondi nota in-4-40 rio: colpa. Perciò sono esclusi dalla salvazione ( " perduti " ) e soltanto colpiti (" sol di tanto offesi ") dalla pena di vivere nel costante desiderio di Dio, senza mai poter essere appagati ("sanza speme " ).
4.41 semo perduti, e sol di tanto offesi,
4.42 che sanza speme vivemo in disio».

4.43 Gran duol mi prese al cor quando lo 'ntesi,
4.44 però che gente di molto valore
4.45 conobbi che 'n quel limbo eran sospesi. mostra/nascondi nota in-4-45 eran sospesi: né salvi, né dannati (cfr. Inf. II, 52).

4.46 «Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore»,
4.47 comincia' io per voler esser certo
4.48 di quella fede che vince ogne errore:

4.49 «uscicci mai alcuno, o per suo merto mostra/nascondi nota in-4-49 uscicci: uscì mai di qui.
4.50 o per altrui, che poi fosse beato?».
4.51 E quei che 'ntese il mio parlar coverto, mostra/nascondi nota in-4-51 parlar coverto: la domanda di Dante mira a sentir confermata da Virgilio una verità già acquisita per fede.

4.52 rispuose: «Io era nuovo in questo stato, mostra/nascondi nota in-4-52 Io era nuovo: Virgilio morì nel 19 a.C. ed era quindi da poco (" nuovo ") nel Limbo quando vi discese Cristo (" un Possente ") che liberò i Patriarchi dall'Inferno.
4.53 quando ci vidi venire un Possente,
4.54 con segno di vittoria coronato.

4.55 Trasseci l'ombra del primo parente, mostra/nascondi nota in-4-55 Trasseci: trasse di qui (cfr. v. 19) l'anima di Adamo (" rimo parente "), del suo secondogenito A le, di Noè, scampato al diluvio, di Mosè, che diede le leggi al popolo ebreo, di Abramo di Davide, autore dei Salmi, di Giacobbe, detto Israel, di suo padre Isacco, dei suoi dodici figli, capostipiti delle dodici tribù del popolo d'Israele, della moglie Rachele.
4.56 d'Abèl suo figlio e quella di Noè,
4.57 di Moisè legista e ubidente;

4.58 Abraàm patriarca e Davìd re, mostra/nascondi nota in-4-58 Abraàm… David… Israèl: i nomi stranieri od estranei alla declinazione latina, sono accentati sull'ultima sillaba, secondo l'uso medioevale (cfr. c. IV, 137 e seg. : c. V, 58, 63 e passim).
4.59 Israèl con lo padre e co' suoi nati
4.60 e con Rachele, per cui tanto fé; mostra/nascondi nota in-4-60 per cui tanto fé': Giacobbe, per ottenere la mano di Rachele servì per quattordici anni il padre di lei, Labano.

4.61 e altri molti, e feceli beati.
4.62 E vo' che sappi che, dinanzi ad essi, mostra/nascondi nota in-4-62 dinanzi ad essi: prima della venuta di Cristo nessuno si era salvato dal Limbo.
4.63 spiriti umani non eran salvati».

4.64 Non lasciavam l'andar perch'ei dicessi, mostra/nascondi nota in-4-64 Non lasciavam: non ci arrestavamo per il fatto che egli, Virgilio, parlasse (" ei dicessi "), ma attraversavamo la folla delle anime, folte come alberi in un bosco (" selva ").
4.65 ma passavam la selva tuttavia,
4.66 la selva, dico, di spiriti spessi.

4.67 Non era lunga ancor la nostra via
4.68 di qua dal sonno, quand'io vidi un foco mostra/nascondi nota in-4-68 di qua del sommo: di qua dall'or lo del cerchio, quando scorsi una luce ( " foco " ) che un buio emisfero ( " emisperio di tenebre") circondava ("vincìa ", cfr. lat. vincire).
4.69 ch'emisperio di tenebre vincia.

4.70 Di lungi n'eravamo ancora un poco,
4.71 ma non sì ch'io non discernessi in parte
4.72 ch'orrevol gente possedea quel loco. mostra/nascondi nota in-4-72 che orrevol: quale onorevole consesso occupava quel luogo.

4.73 «O tu ch'onori scienzia e arte,
4.74 questi chi son c'hanno cotanta onranza, mostra/nascondi nota in-4-74 onranza: onoranza. Sono infatti separati dagli altri abitatori del Limbo, che si trovano nelle tenebre.
4.75 che dal modo de li altri li diparte?».

4.76 E quelli a me: «L'onrata nominanza mostra/nascondi nota in-4-76 L'onrata nominanza: la fama onorevole che di loro echeggia su nel mondo, fa ottenere dal cielo questo privilegio che cosi li distingue.
4.77 che di lor suona sù ne la tua vita,
4.78 grazia acquista in ciel che sì li avanza».

4.79 Intanto voce fu per me udita:
4.80 «Onorate l'altissimo poeta:
4.81 l'ombra sua torna, ch'era dipartita».

4.82 Poi che la voce fu restata e queta,
4.83 vidi quattro grand'ombre a noi venire:
4.84 sembianz'avevan né trista né lieta.

4.85 Lo buon maestro cominciò a dire:
4.86 «Mira colui con quella spada in mano, mostra/nascondi nota in-4-86 Mira colui: Omero, poeta greco, è raffigurato con la spada, perché cantò le armi e la guerra di Troia. Orazio Flacco è il grande lirico Latino, particolarmente noto nel Medioevo per le sue Satire; Ovidio Nasone è l'autore delle Metamorfosi; infine, Anneo Lucano è l'autore del poema Farsaglia.
4.87 che vien dinanzi ai tre sì come sire:

4.88 quelli è Omero poeta sovrano;
4.89 l'altro è Orazio satiro che vene;
4.90 Ovidio è 'l terzo, e l'ultimo Lucano.

4.91 Però che ciascun meco si convene mostra/nascondi nota in-4-91 Però che: poiché ciascuno è simile a me ("meco si convene ") nel nome di poeta, che un'unica voce nominò (v. 80), mi fanno onore e cosi facendo fanno bene "perché, onorando me, onorano se stessi e la poesia " (Torraca).
4.92 nel nome che sonò la voce sola,
4.93 fannomi onore, e di ciò fanno bene».

4.94 Così vid'i' adunar la bella scola
4.95 di quel segnor de l'altissimo canto mostra/nascondi nota in-4-95 quel segnor: Omero.
4.96 che sovra li altri com'aquila vola.

4.97 Da ch'ebber ragionato insieme alquanto,
4.98 volsersi a me con salutevol cenno,
4.99 e 'l mio maestro sorrise di tanto; mostra/nascondi nota in-4-99 di tanto: di così grande onore.

4.100 e più d'onore ancora assai mi fenno, mostra/nascondi nota in-4-100 mi fenno: mi fecero onore ancor più grande accogliendomi come sesto nella loro schiera.
4.101 ch'e' sì mi fecer de la loro schiera,
4.102 sì ch'io fui sesto tra cotanto senno.

4.103 Così andammo infino a la lumera, mostra/nascondi nota in-4-103 lumera: lumiera, cioè la luce o " foco " del v. 68.
4.104 parlando cose che 'l tacere è bello, mostra/nascondi nota in-4-104 che 'l tacere è bello: che è opportuno non riferire, perché estranee al tema della narrazione, così come era lodevole e gradito parlarne allora.
4.105 sì com'era 'l parlar colà dov'era.

4.106 Venimmo al piè d'un nobile castello, mostra/nascondi nota in-4-106 nobile castello: le sette mura del castello rappresentano le quattro virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) e le tre intellettuali (intelletto, scienza, sapienza).
4.107 sette volte cerchiato d'alte mura,
4.108 difeso intorno d'un bel fiumicello.

4.109 Questo passammo come terra dura;
4.110 per sette porte intrai con questi savi:
4.111 giugnemmo in prato di fresca verdura.

4.112 Genti v'eran con occhi tardi e gravi,
4.113 di grande autorità ne' lor sembianti:
4.114 parlavan rado, con voci soavi.

4.115 Traemmoci così da l'un de' canti,
4.116 in loco aperto, luminoso e alto,
4.117 sì che veder si potien tutti quanti.

4.118 Colà diritto, sovra 'l verde smalto, mostra/nascondi nota in-4-118 'l verde smalto: il colore verde del prato:.
4.119 mi fuor mostrati li spiriti magni,
4.120 che del vedere in me stesso m'essalto.

4.121 I' vidi Eletra con molti compagni, mostra/nascondi nota in-4-121 Eletra…: madre di Dardano, fondatore della stirpe troiana; Ettore: figlio di Priamo e difensore di Troia; Enea: figlio di Anchise e padre di Silvio, da cui discese la :stirpe romana (cfr. Inf. II, 13 e segg.); Cesare, dagli occhi d'aquila (" grifagni ") è il fondatore dell'Impero; per Cammilla, cfr. c. I, 107; Pantasiela è la regina delle Amazzoni, uccisa da Achille sotto Troia; per Latino e Lavinia, cfr. c. II, 13 e n.; Bruto è il fondatore della repubblica, dopo la cacciata di Tarquinio; Lucrezia è la moglie di Collatino, la quale, oltraggiata da Tarquinio, si uccise; Giulia è la figlia di Cesare e sposa di Pompeo; Marzia è la moglie di Catone l'Uticense; Corviglia è la celebre Cornelia, madre dei Gracchi; il Saladino, noto nel Medio Evo per la sua liberalità, è un grande sultano d'Egitto e sta in disparte ( " in parte " ) perché unico esempio di virtù tra i suoi correligionari.
4.122 tra ' quai conobbi Ettòr ed Enea,
4.123 Cesare armato con li occhi grifagni.

4.124 Vidi Cammilla e la Pantasilea;
4.125 da l'altra parte, vidi 'l re Latino
4.126 che con Lavina sua figlia sedea.

4.127 Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino,
4.128 Lucrezia, Iulia, Marzia e Corniglia;
4.129 e solo, in parte, vidi 'l Saladino.

4.130 Poi ch'innalzai un poco più le ciglia,
4.131 vidi 'l maestro di color che sanno mostra/nascondi nota in-4-131 'l maestro: è Aristotele di Stagire, cui fanno corona: Socrate e Platone, filosofi ateniesi, Democrito di Abdera, il quale ritiene (" pone ") che il mondo si sia formato casualmente; per aggregamento de li atomi, Diogene cinico, Anassagora Clazomene, Talete di Mileto, Empedocle d'Agrigento, Eraclito di Efeso, Zenone, fondatore della scuola stoica.
4.132 seder tra filosofica famiglia.

4.133 Tutti lo miran, tutti onor li fanno:
4.134 quivi vid'io Socrate e Platone,
4.135 che 'nnanzi a li altri più presso li stanno;

4.136 Democrito, che 'l mondo a caso pone,
4.137 Diogenés, Anassagora e Tale,
4.138 Empedoclès, Eraclito e Zenone;

4.139 e vidi il buono accoglitor del quale,
4.140 Diascoride dico; e vidi Orfeo, mostra/nascondi nota in-4-140 Diascoride: medico del I sec. d.C., autore di un trattato sulle piante e le loro qualità (" quale "); Orfeo é il leggendario cantore tracio; Tullio è il celebre Cicerone, ricordato qui da Dante come filosofo; Livio é lo storico Tito Livio, Seneca é autore di alcuni trattati di filosofia morale; Euclide é il celebre matematico alessandrino; Tolomeo é l'astronomo egiziano del II sec. d.C., da cui prende nome il sistema geocentrico, seguito da Dante: Ipocrate e Galeno (" Galienò ") sono m ci greci, Avicenna, medico e filosofo arabo: Averroè ( " Averroìs " ) è il filosofo arabo del sec. XII, ommentatore di Aristotele.
4.141 Tulio e Lino e Seneca morale;

4.142 Euclide geomètra e Tolomeo,
4.143 Ipocràte, Avicenna e Galieno,
4.144 Averoìs, che 'l gran comento feo.

4.145 Io non posso ritrar di tutti a pieno,
4.146 però che sì mi caccia il lungo tema,
4.147 che molte volte al fatto il dir vien meno. mostra/nascondi nota in-4-147 il dir: molte volte 11 mio discorso è inadeguato alla realtà.

4.148 La sesta compagnia in due si scema: mostra/nascondi nota in-4-148 si scema: si divide in due.
4.149 per altra via mi mena il savio duca,
4.150 fuor de la queta, ne l'aura che trema.

4.151 E vegno in parte ove non è che luca. mostra/nascondi nota in-4-151 ove non è che luca: dove non c'è nulla che dia luce; nel buio eterno, cioè, del II cerchio.




Ond'elli ancora: «Or di': sarebbe il peggio | per l'omo in terra, se non fosse cive?». | «Sì», rispuos'io; «e qui ragion non cheggio».   •   Paradiso, Canto 8, Verso 116

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