Inferno : Canto 34

34.1 «Vexilla regis prodeunt inferni mostra/nascondi nota in-34-1 Vexilla: i vessilli del re dell'Inferno si protendono verso di noi. Le prime tre parole appartengono all'Inno allo Croce di Venanzio Fortunato (sec. VI). I vessilli sono le ali di Lucifero.
34.2 verso di noi; però dinanzi mira»,
34.3 disse 'l maestro mio «se tu 'l discerni».

34.4 Come quando una grossa nebbia spira,
34.5 o quando l'emisperio nostro annotta, mostra/nascondi nota in-34-5 l'emisperio: il nostro emisfero diviene buio perché scende la notte.
34.6 par di lungi un molin che 'l vento gira, mostra/nascondi nota in-34-6 par: appare un molino che i1 vento fa girare.

34.7 veder mi parve un tal dificio allotta; mostra/nascondi nota in-34-7 un tal dificio allotta: un tal edifico allora.
34.8 poi per lo vento mi ristrinsi retro
34.9 al duca mio; ché non lì era altra grotta. mostra/nascondi nota in-34-9 altra grotta: altro riparo.

34.10 Già era, e con paura il metto in metro,
34.11 là dove l'ombre tutte eran coperte, mostra/nascondi nota in-34-11 là: siamo nella Giudecca, quarta zona di Cocito; dove sono puniti i traditori dei benefattori e che prende il nome da Giuda, che tradì Cristo. I dannati sono immersi nel ghiaccio, in varie posizioni.
34.12 e trasparien come festuca in vetro.

34.13 Altre sono a giacere; altre stanno erte,
34.14 quella col capo e quella con le piante;
34.15 altra, com'arco, il volto a' piè rinverte. mostra/nascondi nota in-34-15 rinverte: ripiega il volto verso i piedi come arcuandosi.

34.16 Quando noi fummo fatti tanto avante,
34.17 ch'al mio maestro piacque di mostrarmi
34.18 la creatura ch'ebbe il bel sembiante, mostra/nascondi nota in-34-18 la creatura: Lucifero, prima della ribellione era l'angelo più bello (" ch'ebbe il bel sembiante ").

34.19 d'innanzi mi si tolse e fé restarmi,
34.20 «Ecco Dite», dicendo, «ed ecco il loco mostra/nascondi nota in-34-20 Dite: è il nome dell'antico dio dell'Averno, che qui Dante attribuisce a Lucifero.
34.21 ove convien che di fortezza t'armi».

34.22 Com'io divenni allor gelato e fioco,
34.23 nol dimandar, lettor, ch'i' non lo scrivo,
34.24 però ch'ogne parlar sarebbe poco.

34.25 Io non mori' e non rimasi vivo:
34.26 pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno, mostra/nascondi nota in-34-26 fior: un poco (cfr. c. XXV, 144).
34.27 qual io divenni, d'uno e d'altro privo. mostra/nascondi nota in-34-27 d'uno e d'altro: dell'una e dell'altra cosa, della vita e della morte (cfr. v. 2ó).

34.28 Lo 'mperador del doloroso regno mostra/nascondi nota in-34-28 Lo 'mperador: Lucifero.
34.29 da mezzo 'l petto uscìa fuor de la ghiaccia;
34.30 e più con un gigante io mi convegno, mostra/nascondi nota in-34-30 e più: e più io son proporzionato a un gigante ( " io mi convegno ") di quanto i giganti lo siano alle sue braccia.

34.31 che i giganti non fan con le sue braccia:
34.32 vedi oggimai quant'esser dee quel tutto
34.33 ch'a così fatta parte si confaccia.

34.34 S'el fu sì bel com'elli è ora brutto,
34.35 e contra 'l suo fattore alzò le ciglia, mostra/nascondi nota in-34-35 alzò le ciglia: levò lo sguardo superbo del ribelle; facilmente ne consegue (" ben dee ") che da lui derivi ogni male (" lutto ").
34.36 ben dee da lui proceder ogne lutto.

34.37 Oh quanto parve a me gran maraviglia
34.38 quand'io vidi tre facce a la sua testa! mostra/nascondi nota in-34-38 tre facce: costituiscono un'antitesi della Trinità (cfr. c. III, 5-6).
34.39 L'una dinanzi, e quella era vermiglia; mostra/nascondi nota in-34-39 L'una: una sta al centro, vermiglia, e simboleggia l'Odio (antitesi dell'Amore divino) delle altre due, che s'aggiungevano (" s'aggiugnieno ") a questa, al di sopra di ciascuna spalla, e si univano (" sé giugnieno ") dove gli animali hanno la cresta, la destra, di color gialliccio (" tra bianca e gialla "), simboleggia l'Impotenza (antitesi della divina Potestà), la sinistra, di color nero simile al volto di quelli che vengono dall'Etiopia ove il Nilo scende a valle, simboleggia l'ignoranza (antitesi della Sapienza divina).

34.40 l'altr'eran due, che s'aggiugnieno a questa
34.41 sovresso 'l mezzo di ciascuna spalla,
34.42 e sé giugnieno al loco de la cresta:

34.43 e la destra parea tra bianca e gialla;
34.44 la sinistra a vedere era tal, quali
34.45 vegnon di là onde 'l Nilo s'avvalla.

34.46 Sotto ciascuna uscivan due grand'ali,
34.47 quanto si convenia a tanto uccello:
34.48 vele di mar non vid'io mai cotali.

34.49 Non avean penne, ma di vispistrello mostra/nascondi nota in-34-49 di vispistrello: di pipistrello era il loro atteggiamento (" modo ").
34.50 era lor modo; e quelle svolazzava, mostra/nascondi nota in-34-50 svolazzava: usato transitivamente; le agitava, sì che tre venti si movevano da lui (" ello ").
34.51 sì che tre venti si movean da ello:

34.52 quindi Cocito tutto s'aggelava. mostra/nascondi nota in-34-52 quindi: per conseguenza. E' così spiegata l'origine del vento avvertito da Dante (cfr. c. XXXIII, 1Q0 e segg.).
34.53 Con sei occhi piangea, e per tre menti
34.54 gocciava 'l pianto e sanguinosa bava.

34.55 Da ogne bocca dirompea co' denti
34.56 un peccatore, a guisa di maciulla, mostra/nascondi nota in-34-56 maciulla: arnese per " dirompere " le fibre della canapa.
34.57 sì che tre ne facea così dolenti.

34.58 A quel dinanzi il mordere era nulla mostra/nascondi nota in-34-58 A quel dinanzi: al peccatore, divorato dalla bocca centrale, il morso sembrava un nulla, al confronto (" verso ") dei graffi, poiché la schiena talvolta rimaneva tutta spoglia della pelle.
34.59 verso 'l graffiar, che talvolta la schiena
34.60 rimanea de la pelle tutta brulla.

34.61 «Quell'anima là sù c'ha maggior pena»,
34.62 disse 'l maestro, «è Giuda Scariotto, mostra/nascondi nota in-34-62 Giuda: è Giuda Iscariota, il traditore di Cristo.
34.63 che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena.

34.64 De li altri due c'hanno il capo di sotto,
34.65 quel che pende dal nero ceffo è Bruto: mostra/nascondi nota in-34-65 Bruto: Giunio Bruto e Cassio Longino tradirono Cesare, considerato da Dante fondatore della monarchia universale, suprema autorità voluta da Dio non meno dell'autorità del pontefice (cfr. Mon. III, XVI).
34.66 vedi come si storce, e non fa motto!;

34.67 e l'altro è Cassio che par sì membruto.
34.68 Ma la notte risurge, e oramai mostra/nascondi nota in-34-68 la notte: sono dunque trascorse 24 ore dall'inizio del viaggio oltremondano.
34.69 è da partir, ché tutto avem veduto».

34.70 Com'a lui piacque, il collo li avvinghiai;
34.71 ed el prese di tempo e loco poste, mostra/nascondi nota in-34-71 di tempo e loco poste: le opportune condizioni di tempo e di luogo.
34.72 e quando l'ali fuoro aperte assai,

34.73 appigliò sé a le vellute coste; mostra/nascondi nota in-34-73 vellute: ricoperte di pelo (vello).
34.74 di vello in vello giù discese poscia
34.75 tra 'l folto pelo e le gelate croste. mostra/nascondi nota in-34-75 le gelate croste: le incrostazioni di ghiaccio che rivestono le pareti del pozzo, nel quale si trova Lucifero.

34.76 Quando noi fummo là dove la coscia
34.77 si volge, a punto in sul grosso de l'anche,
34.78 lo duca, con fatica e con angoscia,

34.79 volse la testa ov'elli avea le zanche, mostra/nascondi nota in-34-79 volse: Lucifero, con la parte centrale del corpo, occupa il centro della terra. Per salire nell'altro emisfero, Virgilio è costretto a capovolgersi, e questa manovra fa supporre a Dante che si torni nell'Inferno. " Zanche " sono le gambe di Lucifero (cfr. c. XIX, 45 e n. 44).
34.80 e aggrappossi al pel com'om che sale,
34.81 sì che 'n inferno i' credea tornar anche.

34.82 «Attienti ben, ché per cotali scale»,
34.83 disse 'l maestro, ansando com'uom lasso,
34.84 «conviensi dipartir da tanto male».

34.85 Poi uscì fuor per lo fóro d'un sasso,
34.86 e puose me in su l'orlo a sedere;
34.87 appresso porse a me l'accorto passo. mostra/nascondi nota in-34-87 porse: diresse verso di me il suo passo esperto ( " accorto ").

34.88 Io levai li occhi e credetti vedere
34.89 Lucifero com'io l'avea lasciato,
34.90 e vidili le gambe in sù tenere;

34.91 e s'io divenni allora travagliato,
34.92 la gente grossa il pensi, che non vede mostra/nascondi nota in-34-92 la gente grossa: le persone ignoranti.
34.93 qual è quel punto ch'io avea passato. mostra/nascondi nota in-34-93 quel punto: il centro della terra.

34.94 «Lèvati sù», disse 'l maestro, «in piede:
34.95 la via è lunga e 'l cammino è malvagio,
34.96 e già il sole a mezza terza riede». mostra/nascondi nota in-34-96 a mezza terza: il sole, mai nominato nelle indicazioni cronologiche dell'Inferno, torna qui come un presentimento. La mezza terza corrisponde alle 7,30 antimeridiane.

34.97 Non era camminata di palagio mostra/nascondi nota in-34-97 camminata: sala grande e spaziosa, dotata di camino.
34.98 là 'v'eravam, ma natural burella mostra/nascondi nota in-34-98 burella : luogo buio (da buro : buio) fatto ad opera della natura (" natural ").
34.99 ch'avea mal suolo e di lume disagio. mostra/nascondi nota in-34-99 disagio: mancanza.

34.100 «Prima ch'io de l'abisso mi divella,
34.101 maestro mio», diss'io quando fui dritto,
34.102 «a trarmi d'erro un poco mi favella: mostra/nascondi nota in-34-102 d'erro: dall'errore.

34.103 ov'è la ghiaccia? e questi com'è fitto
34.104 sì sottosopra? e come, in sì poc'ora,
34.105 da sera a mane ha fatto il sol tragitto?».

34.106 Ed elli a me: «Tu imagini ancora
34.107 d'esser di là dal centro, ov'io mi presi
34.108 al pel del vermo reo che 'l mondo fóra. mostra/nascondi nota in-34-108 del vermo reo: del ripugnante malvagio (cfr. c. VI, 22), cioè Lucifero.

34.109 Di là fosti cotanto quant'io scesi;
34.110 quand'io mi volsi, tu passasti 'l punto
34.111 al qual si traggon d'ogne parte i pesi. mostra/nascondi nota in-34-111 al qual si traggon : il centro della gravitazione universale, dato che per Dante la Terra costituiva il centro dell'universo.

34.112 E se' or sotto l'emisperio giunto mostra/nascondi nota in-34-112 sotto l'emisperio: sei ora sotto l'emisfero (australe) che è opposto a quello (boreale) che ricopre la terra emersa (" la gran secca ") e sotto il cui punto culminante (" colmo "), cioè sul Golgota presso Gerusalemme, fu ucciso (" consunto ") Gesù che nacque e visse senza peccato.
34.113 ch'è contraposto a quel che la gran secca
34.114 coverchia, e sotto 'l cui colmo consunto

34.115 fu l'uom che nacque e visse sanza pecca:
34.116 tu hai i piedi in su picciola spera
34.117 che l'altra faccia fa de la Giudecca.

34.118 Qui è da man, quando di là è sera; mostra/nascondi nota in-34-118 Qui: nell'emisfero australe è giorno, quando nel boreale è sera.
34.119 e questi, che ne fé scala col pelo,
34.120 fitto è ancora sì come prim'era.

34.121 Da questa parte cadde giù dal cielo; mostra/nascondi nota in-34-121 Da questa parte: dalla parte australe Lucifero precipitò giù dal cielo e la terra di tale emisfero si raccolse tutta nel nostro, per sfuggirlo. Si credeva, infatti, che le terre emerse (cfr. "la gran secca", v. 113) si trovassero soltanto nel nostro emisfero. 127 Luogo: v'è un luogo, laggiù, lontano da Lucifero ( " Belzebù " ) tanto quanto è estesa la burella (" tomba "), riconoscibile ( " noto " ) non perché si veda, ma per il rumore di un ruscelletto che qui discende, attraverso il foro in una roccia erosa dalle acque, con un corso tortuoso e in dolce declivio (" poco pende ").
34.122 e la terra, che pria di qua si sporse,
34.123 per paura di lui fé del mar velo,

34.124 e venne a l'emisperio nostro; e forse
34.125 per fuggir lui lasciò qui loco vòto
34.126 quella ch'appar di qua, e sù ricorse».

34.127 Luogo è là giù da Belzebù remoto
34.128 tanto quanto la tomba si distende,
34.129 che non per vista, ma per suono è noto

34.130 d'un ruscelletto che quivi discende
34.131 per la buca d'un sasso, ch'elli ha roso,
34.132 col corso ch'elli avvolge, e poco pende.

34.133 Lo duca e io per quel cammino ascoso
34.134 intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
34.135 e sanza cura aver d'alcun riposo,

34.136 salimmo sù, el primo e io secondo,
34.137 tanto ch'i' vidi de le cose belle
34.138 che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.

34.139 E quindi uscimmo a riveder le stelle. mostra/nascondi nota in-34-139 quindi: di lì, cioè dal " pertugio tondo ". Con la parola " stelle " si chiudono le tre cantiche.




Dinanzi a li occhi miei le quattro face | stavano accese, e quella che pria venne | incominciò a farsi più vivace,   •   Paradiso, Canto 27, Verso 11

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