Inferno : Canto 33

33.1 La bocca sollevò dal fiero pasto
33.2 quel peccator, forbendola a' capelli mostra/nascondi nota in-33-2 forbendola: nettandola (da forbire, cfr. c. XV; 69), con i capelli del capo che egli aveva guastato ( " guasto " ), mordendolo, sulla nuca (" di retro "). 4: rinovelli: rinnovi, rievochi.
33.3 del capo ch'elli avea di retro guasto.

33.4 Poi cominciò: «Tu vuo' ch'io rinovelli
33.5 disperato dolor che 'l cor mi preme
33.6 già pur pensando, pria ch'io ne favelli. mostra/nascondi nota in-33-6 già pur pensando: al solo pensarci, prima ancor che ne parli.

33.7 Ma se le mie parole esser dien seme mostra/nascondi nota in-33-7 dien: devono essere ragione (" seme ") d'infamia.
33.8 che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,
33.9 parlar e lagrimar vedrai insieme. mostra/nascondi nota in-33-9 parlar e lagrimar: si ricordi il c. V, 126.

33.10 Io non so chi tu se' né per che modo
33.11 venuto se' qua giù; ma fiorentino
33.12 mi sembri veramente quand'io t'odo.

33.13 Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino, mostra/nascondi nota in-33-13 conte Ugolino: è Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico. L'arcivescovo è Ruggieri degli Ubaldini, nipote del cardinale Ottaviano (cfr. c. X, 120 e n.119).
33.14 e questi è l'arcivescovo Ruggieri: mostra/nascondi nota in-33-14 questi: è il cranio spolpato, il " fiero pasto ".
33.15 or ti dirò perché i son tal vicino. mostra/nascondi nota in-33-15 tal: simile, così fatto.

33.16 Che per l'effetto de' suo' mai pensieri,
33.17 fidandomi di lui, io fossi preso
33.18 e poscia morto, dir non è mestieri; mostra/nascondi nota in-33-18 dir nón è mestieri: non è necessario dire che io fui preso e ucciso, fidandomi di lui, in conseguenza dei suoi malvagi pensieri. La storia, alquanto incerta, è questa: il conte Ugolino apparteneva a famiglia pisana di parte ghibellina ma, accordatosi col genero Giovanni Visconti, tradì i suoi e contribuì all'instaurazione del governo guelfo in Pisa. Esiliato, riuscì a tornare nella sua città, nel 1278, sorretto dalle armi dei Guelfi; in seguito divenne capo della flotta sconfitta dai Genovesi alla Meloria nel 1284. Fatto podestà di Pisa nel tempo in cui Genova strinse alleanza con Firenze e Lucca contro la sua città, Ugolino, per incrinare, come sembra, quella alleanza, cedette alle due città toscane alcuni castelli pisani, il che gli fu imputato a tradimento (cfr. vv. 85-86). Tornato a prevalere in Pisa il partito ghibellino, dopo il 1288, Ugolino tentò un riaccostamento ai suoi antichi compagni, ma l'arcivescovo Ruggieri, acceso ghibellino, fingendo di essergli amico, dopo averlo chiamato a Pisa, gli suscitò contro l'odio popolare, sfruttando la voce del tradimento operato con la cessione dei castelli; in conseguenza di ciò, Ugolino fu arrestato e imprigionato con due figli e due nipoti finché, dopo otto mesi, nel febbraio 1289 fu lasciato morire di fame. Ugolino è punito nell'Antenora per il tradimento verso i Guelfi e l'arcivescovo per quello verso Ugolino.

33.19 però quel che non puoi avere inteso,
33.20 cioè come la morte mia fu cruda,
33.21 udirai, e saprai s'e' m'ha offeso. mostra/nascondi nota in-33-21 m'ha offeso: si ricordi il c. V, 102.

33.22 Breve pertugio dentro da la Muda mostra/nascondi nota in-33-22 Muda: è la torre dei Gualandi, ove Ugolino fu rinchiuso. Muda è il luogo dove si pongono gli uccelli cacciatori a mutare le penne.
33.23 la qual per me ha 'l titol de la fame, mostra/nascondi nota in-33-23 per me: per causa mia è stata ribattezzata "torre della Fame".
33.24 e che conviene ancor ch'altrui si chiuda, mostra/nascondi nota in-33-24 e che conviene: e in cui sarebbe bene rinchiudere anche altri più di me colpevoli.

33.25 m'avea mostrato per lo suo forame
33.26 più lune già, quand'io feci 'l mal sonno mostra/nascondi nota in-33-26 più lune: diversi mesi.
33.27 che del futuro mi squarciò 'l velame.

33.28 Questi pareva a me maestro e donno, mostra/nascondi nota in-33-28 Questi: l'arcivescovo Ruggieri, nel sogno, mi appariva come direttore (" maestro " ) e signore ( " donno " ) della caccia.
33.29 cacciando il lupo e ' lupicini al monte mostra/nascondi nota in-33-29 al monte: il monte San Giuliano, per il cui ostacolo i Pisani non possono vedere Lucca.
33.30 per che i Pisan veder Lucca non ponno.

33.31 Con cagne magre, studiose e conte mostra/nascondi nota in-33-31 studiose e conte: bramose e ben ammaestrate.
33.32 Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi mostra/nascondi nota in-33-32 Gualandi: con i Sismondi e i Lanfranchi era tra le più influenti famiglie ghibelline.
33.33 s'avea messi dinanzi da la fronte. mostra/nascondi nota in-33-33 dinanzi da la fronte: innanzi a sè.

33.34 In picciol corso mi parieno stanchi
33.35 lo padre e ' figli, e con l'agute scane mostra/nascondi nota in-33-35 scane: zanne.
33.36 mi parea lor veder fender li fianchi.

33.37 Quando fui desto innanzi la dimane, mostra/nascondi nota in-33-37 innanzi la dimane: prima dell'alba; i sogni avuti in quell'ora erano considerati premonitori (cfr. c. XXVI, 7 e Purg. c. IX, 16).
33.38 pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli mostra/nascondi nota in-33-38 i miei figliuoli: con Ugolino erano prigionieri i figli Gaddo e Uguiccione; e i nipoti Nino, detto il Brigata, e Anselmuccio, figli del primogenito di Ugolino, Guelfo II.
33.39 ch'eran con meco, e dimandar del pane.

33.40 Ben se' crudel, se tu già non ti duoli
33.41 pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava; mostra/nascondi nota in-33-41 s'annunziava: presagiva a sè stesso.
33.42 e se non piangi, di che pianger suoli?

33.43 Già eran desti, e l'ora s'appressava
33.44 che 'l cibo ne solea essere addotto,
33.45 e per suo sogno ciascun dubitava; mostra/nascondi nota in-33-45 dubitava: temeva per un sogno analogo. Infatti essi avevano pianto nel sonno (cfr. v. 38).

33.46 e io senti' chiavar l'uscio di sotto mostra/nascondi nota in-33-46 chiavar: inchiodare (dal lat. clavus: chiodo).
33.47 a l'orribile torre; ond'io guardai
33.48 nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

33.49 Io non piangea, sì dentro impetrai: mostra/nascondi nota in-33-49 impetrai: impietrii, divenni di pietra.
33.50 piangevan elli; e Anselmuccio mio
33.51 disse: "Tu guardi sì, padre! che hai?".

33.52 Perciò non lacrimai né rispuos'io
33.53 tutto quel giorno né la notte appresso,
33.54 infin che l'altro sol nel mondo uscìo.

33.55 Come un poco di raggio si fu messo
33.56 nel doloroso carcere, e io scorsi
33.57 per quattro visi il mio aspetto stesso, mostra/nascondi nota in-33-57 per: attraverso.

33.58 ambo le man per lo dolor mi morsi;
33.59 ed ei, pensando ch'io 'l fessi per voglia mostra/nascondi nota in-33-59 'l fessi: lo facessi per desiderio di mangiare (" manicar ").
33.60 di manicar, di subito levorsi mostra/nascondi nota in-33-60 levorsi: si levarono.

33.61 e disser: "Padre, assai ci fia men doglia
33.62 se tu mangi di noi: tu ne vestisti
33.63 queste misere carni, e tu le spoglia".

33.64 Queta'mi allor per non farli più tristi;
33.65 lo dì e l'altro stemmo tutti muti;
33.66 ahi dura terra, perché non t'apristi?

33.67 Poscia che fummo al quarto dì venuti,
33.68 Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
33.69 dicendo: ``Padre mio, ché non mi aiuti?''.

33.70 Quivi morì; e come tu mi vedi,
33.71 vid'io cascar li tre ad uno ad uno
33.72 tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,

33.73 già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
33.74 e due dì li chiamai, poi che fur morti. mostra/nascondi nota in-33-74 poi che: dopo che.
33.75 Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno». mostra/nascondi nota in-33-75 più che 'l dolor: mentre il dolore non mi aveva ucciso, il lungo digiuno ebbe ragione delle mie forze residue. Ma l'oscuro verso non respinge una diversa chiosa esegetica: "poi, sull'angoscia, ebbe il sopravvento la fame", cioè "finii per cibarmi dei cadaveri di figli e nipoti".

33.76 Quand'ebbe detto ciò, con li occhi torti mostra/nascondi nota in-33-76 torti: biechi.
33.77 riprese 'l teschio misero co'denti,
33.78 che furo a l'osso, come d'un can, forti.

33.79 Ahi Pisa, vituperio de le genti
33.80 del bel paese là dove 'l sì suona, mostra/nascondi nota in-33-80 'l sì suona: il paese ove si afferma col sì è l'Italia.
33.81 poi che i vicini a te punir son lenti, mostra/nascondi nota in-33-81 i vicini: i Fiorentini e i Lucchesi.

33.82 muovasi la Capraia e la Gorgona, mostra/nascondi nota in-33-82 la Capraia e la Gorgona: sono due isolette poste alla foce dell'Arno, fiume che attraversa Pisa.
33.83 e faccian siepe ad Arno in su la foce,
33.84 sì ch'elli annieghi in te ogne persona!

33.85 Ché se 'l conte Ugolino aveva voce
33.86 d'aver tradita te de le castella,
33.87 non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.

33.88 Innocenti facea l'età novella, mostra/nascondi nota in-33-88 novella Tebe: nell'antichità Tebe fu famosa per le tragiche vicende della stirpe di Cadmo (elr. c. XXVI, n. 54 e c. XXX, n. 1).
33.89 novella Tebe, Uguiccione e 'l Brigata
33.90 e li altri due che 'l canto suso appella.

33.91 Noi passammo oltre, là 've la gelata
33.92 ruvidamente un'altra gente fascia,
33.93 non volta in giù, ma tutta riversata. mostra/nascondi nota in-33-93 riversata: supina.

33.94 Lo pianto stesso lì pianger non lascia, mostra/nascondi nota in-33-94 lì: siamo nella terza zona della ghiaccia, la Tolomea, così detta, forse, dal biblico Tolomeo che uccise a tradimento il suocero e due cognati da lui invitati a banchetto, o dal Tolomeo re d'Egitto, che fece uccidere Pompeo. Qui sono puniti i traditori degli ospiti. La pena consiste nel fatto che il pianto si ghiaccia sulle palpebre e non lascia uscire le lacrime; per cui il pianto doloroso, che trova ostacolo (" rintoppo ") sugli occhi, si volge all'interno per accrescere lo strazio.
33.95 e 'l duol che truova in su li occhi rintoppo,
33.96 si volge in entro a far crescer l'ambascia;

33.97 ché le lagrime prime fanno groppo,
33.98 e sì come visiere di cristallo,
33.99 riempion sotto 'l ciglio tutto il coppo. mostra/nascondi nota in-33-99 il coppo: la cavità che contiene l'occhio.

33.100 E avvegna che, sì come d'un callo, mostra/nascondi nota in-33-100 E avvegna che: e sebbene; come accade in una callosità, per il freddo ogni sensibilità ( " sentimento " ) avesse cessato di albergare (" stallo " : dimora) sul mio viso.
33.101 per la freddura ciascun sentimento
33.102 cessato avesse del mio viso stallo,

33.103 già mi parea sentire alquanto vento:
33.104 per ch'io: «Maestro mio, questo chi move?
33.105 non è qua giù ogne vapore spento?». mostra/nascondi nota in-33-105 vapore: si credeva che il vento fosse originato dall'evaporazione provocata dal calore del sole; e ciò non può accadere nel buio Inferno.

33.106 Ond'elli a me: «Avaccio sarai dove mostra/nascondi nota in-33-106 Avaccio: presto; tra non molto.
33.107 di ciò ti farà l'occhio la risposta,
33.108 veggendo la cagion che 'l fiato piove».

33.109 E un de' tristi de la fredda crosta
33.110 gridò a noi: «O anime crudeli,
33.111 tanto che data v'è l'ultima posta, mostra/nascondi nota in-33-111 tanto che: crudeli al punto che vi è stata assegnata l'ultima dimora ( " posta " ), cioè l'ultima zona di Cocito. Il dannato ha udito le parole di Virgilio: " Avaccio…".

33.112 levatemi dal viso i duri veli, mostra/nascondi nota in-33-112 i duri veli: le lacrime coagulate dal freddo.
33.113 sì ch'io sfoghi 'l duol che 'l cor m'impregna, mostra/nascondi nota in-33-113 m'impregna: mi gonfia.
33.114 un poco, pria che 'l pianto si raggeli».

33.115 Per ch'io a lui: «Se vuo' ch'i' ti sovvegna, mostra/nascondi nota in-33-115 ti sovvegna: ti soccorra.
33.116 dimmi chi se', e s'io non ti disbrigo, mostra/nascondi nota in-33-116 e s'io non ti disbrigo: se non ti libero dalle lacrime ghiacciate, possa io raggiungere il fondo della ghiaccia. Ma la promessa è una specie di tradimento che ben si addice al traditore (cfr. v. 149 e seg.).
33.117 al fondo de la ghiaccia ir mi convegna».

33.118 Rispuose adunque: «I' son frate Alberigo; mostra/nascondi nota in-33-118 frate Alberigo: è Alberigo di Ugolino dei Manfredi, di Faenza, frate gaudente e caporione guelfo di Firenze. Nel corso di un alterco con Manfredo Manfredi fu schiaffeggiato dal figlio di questi, Alberghetto. Fingendosi riconciliato, li invitò a banchetto nella villa di Cesato e li fece uccidere entrambi (2 maggio 1285), al segnale convenuto: " Vengano le frutta ". Ciò spiega il v. 119.
33.119 i' son quel da le frutta del mal orto,
33.120 che qui riprendo dattero per figo». mostra/nascondi nota in-33-120 dattero per figo: variante del proverbio : " rendere pan per focaccia ".

33.121 «Oh!», diss'io lui, «or se' tu ancor morto?». mostra/nascondi nota in-33-121 ancor: già. Nella primavera del 1300 frate Alberigo era ancora vivo; come il suo corpo potesse trovarsi sulla terra e la sua anima all'Inferno, è spiegato nei vv. segg.
33.122 Ed elli a me: «Come 'l mio corpo stea
33.123 nel mondo sù, nulla scienza porto. mostra/nascondi nota in-33-123 nulla scïenza porto: non so.

33.124 Cotal vantaggio ha questa Tolomea, mostra/nascondi nota in-33-124 vantaggio: prerogativa, caratteristica della Tolomea.
33.125 che spesse volte l'anima ci cade
33.126 innanzi ch'Atropòs mossa le dea. mostra/nascondi nota in-33-126 innanzi: prima che Atropos, una delle tre Parche, dia (" dea ") all'anima la spinta (" mossa ") recidendo lo stame della vita.

33.127 E perché tu più volentier mi rade
33.128 le 'nvetriate lagrime dal volto,
33.129 sappie che, tosto che l'anima trade mostra/nascondi nota in-33-129 trade: tradisce. Quindi, non appena il traditore pecca, il suo corpo è occupato da un demonio e l'anima precipita nell'Inferno. Il tradimento, secondo Dante, uccide istantaneamente l'anima.

33.130 come fec'io, il corpo suo l'è tolto
33.131 da un demonio, che poscia il governa
33.132 mentre che 'l tempo suo tutto sia vòlto.

33.133 Ella ruina in sì fatta cisterna; mostra/nascondi nota in-33-133 cisterna: pozzo.
33.134 e forse pare ancor lo corpo suso mostra/nascondi nota in-33-134 pare: appare, è visibile.
33.135 de l'ombra che di qua dietro mi verna. mostra/nascondi nota in-33-135 de l'ombra: dello spirito che qua dietro trascorre l'eterna invernata (" verna ").

33.136 Tu 'l dei saper, se tu vien pur mo giuso:
33.137 elli è ser Branca Doria, e son più anni mostra/nascondi nota in-33-137 Branca Doria: nobile genovese, genero di Michele Zanche (cfr. c. XXII, 88 e n.), aspirando alla signoria del Logudoro, in Sardegna, invitò il suocero e lo fece uccidere durante il pranzo. L'assassinio è del 1275 (o del 1290?), perciò Branca Doria, ancor vivo nel corpo, è nella Tolomea da 25 anni (o da 10).
33.138 poscia passati ch'el fu sì racchiuso».

33.139 «Io credo», diss'io lui, «che tu m'inganni;
33.140 ché Branca Doria non morì unquanche, mostra/nascondi nota in-33-140 unquanche: non ancora. Visse fino al 1325.
33.141 e mangia e bee e dorme e veste panni».

33.142 «Nel fosso sù», diss'el, «de' Malebranche,
33.143 là dove bolle la tenace pece,
33.144 non era ancor giunto Michel Zanche,

33.145 che questi lasciò il diavolo in sua vece
33.146 nel corpo suo, ed un suo prossimano mostra/nascondi nota in-33-146 prossimano: congiunto, parente.
33.147 che 'l tradimento insieme con lui fece.

33.148 Ma distendi oggimai in qua la mano; mostra/nascondi nota in-33-148 oggimai: ormai.
33.149 aprimi li occhi». E io non gliel'apersi;
33.150 e cortesia fu lui esser villano. mostra/nascondi nota in-33-150 e cortesia: e fu cortesia esser villano con lui (cfr. c. XX, 28).

33.151 Ahi Genovesi, uomini diversi mostra/nascondi nota in-33-151 diversi: alieni da ogni buon costume.
33.152 d'ogne costume e pien d'ogne magagna,
33.153 perché non siete voi del mondo spersi?

33.154 Ché col peggiore spirto di Romagna mostra/nascondi nota in-33-154 spirto di Romagna: il faentino frate Alberigo.
33.155 trovai di voi un tal, che per sua opra mostra/nascondi nota in-33-155 per sua opra: per il suo tradimento, in spirito già è immerso in Cocito e, fisicamente, appare ancor vivo nel mondo.
33.156 in anima in Cocito già si bagna,

33.157 e in corpo par vivo ancor di sopra.




Questo principio, male inteso, torse | già tutto il mondo quasi, sì che Giove, | Mercurio e Marte a nominar trascorse.   •   Paradiso, Canto 4, Verso 61

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