Inferno : Canto 29

29.1 La molta gente e le diverse piaghe mostra/nascondi nota in-29-1 diverse: strane, mai viste prima.
29.2 avean le luci mie sì inebriate, mostra/nascondi nota in-29-2 le luci: gli occhi, che erano desiderosi ( " vaghe " ) di pianto.
29.3 che de lo stare a piangere eran vaghe.

29.4 Ma Virgilio mi disse: «Che pur guate?
29.5 perché la vista tua pur si soffolge mostra/nascondi nota in-29-5 pur si soffolge: continua a rivolgersi (cfr. lat. suffulcire: poggiare).
29.6 là giù tra l'ombre triste smozzicate?

29.7 Tu non hai fatto sì a l'altre bolge;
29.8 pensa, se tu annoverar le credi,
29.9 che miglia ventidue la valle volge. mostra/nascondi nota in-29-9 che miglia: che la valle gira intorno per ventidue miglia.

29.10 E già la luna è sotto i nostri piedi: mostra/nascondi nota in-29-10 E già la luna: la luna, già stata piena la notte precedente e al tramonto alla uscita dei poeti dalla quarta bolgia (cfr. c. XX, n. 126), si trova ora al nadir (" sotto i nostri piedi "). E' da poco trascorso il mezzogiorno e breve è il tempo rimasto per compiere la visita dell'Infermo entro il termine concesso: 24 ore.
29.11 lo tempo è poco omai che n'è concesso,
29.12 e altro è da veder che tu non vedi».

29.13 «Se tu avessi», rispuos'io appresso,
29.14 «atteso a la cagion perch'io guardava,
29.15 forse m'avresti ancor lo star dimesso». mostra/nascondi nota in-29-15 dimesso: accordato.

29.16 Parte sen giva, e io retro li andava, mostra/nascondi nota in-29-16 Parte: intanto (Virgilio) se ne andava.
29.17 lo duca, già faccendo la risposta,
29.18 e soggiugnendo: «Dentro a quella cava mostra/nascondi nota in-29-18 cava: la bolgia, a forma di " valla " e perciò concava.

29.19 dov'io tenea or li occhi sì a posta,
29.20 credo ch'un spirto del mio sangue pianga mostra/nascondi nota in-29-20 un spirto: un mio parente (" del mio sangue " ).
29.21 la colpa che là giù cotanto costa».

29.22 Allor disse 'l maestro: «Non si franga mostra/nascondi nota in-29-22 Non si franga: " non si perda dietro di lui " (Del Lungo).
29.23 lo tuo pensier da qui innanzi sovr'ello.
29.24 Attendi ad altro, ed ei là si rimanga;

29.25 ch'io vidi lui a piè del ponticello
29.26 mostrarti, e minacciar forte, col dito,
29.27 e udi' 'l nominar Geri del Bello. mostra/nascondi nota in-29-27 e udi' 'l nominar: e udii che lo chiamavano Geri del Bello. Era, costui, cugino del padre di Dante e fu ucciso da Brodaio dei Sacchetti, per aver suscitato discordie in quella famiglia.

29.28 Tu eri allor sì del tutto impedito
29.29 sovra colui che già tenne Altaforte, mostra/nascondi nota in-29-29 tenne Altaforte: è Bertran de Born, signore di Hautefort (" Altaforte ").
29.30 che non guardasti in là, sì fu partito». mostra/nascondi nota in-29-30 sì: tanto che.

29.31 «O duca mio, la violenta morte
29.32 che non li è vendicata ancor», diss'io,
29.33 «per alcun che de l'onta sia consorte, mostra/nascondi nota in-29-33 per alcun: da qualcuno degli Alighieri che, come parente, condivida l'onta sua.

29.34 fece lui disdegnoso; ond'el sen gio
29.35 sanza parlarmi, sì com'io estimo:
29.36 e in ciò m'ha el fatto a sé più pio». mostra/nascondi nota in-29-36 a sé più pio: più pietosamente disposto verso di lui.

29.37 Così parlammo infino al loco primo
29.38 che de lo scoglio l'altra valle mostra, mostra/nascondi nota in-29-38 de lo scoglio: dal ponte.
29.39 se più lume vi fosse, tutto ad imo. mostra/nascondi nota in-29-39 tutto ad imo: fino in fondo.

29.40 Quando noi fummo sor l'ultima chiostra mostra/nascondi nota in-29-40 sor l'ultima chiostra: sopra l'ultimo recinto, cioè la bolgia, che racchiude i peccatori (cfr. lat. claustrum).
29.41 di Malebolge, sì che i suoi conversi mostra/nascondi nota in-29-41 conversi: frati; l'immagine è suggerita dal chiostro del v. precedente.
29.42 potean parere a la veduta nostra, mostra/nascondi nota in-29-42 parere: apparire.

29.43 lamenti saettaron me diversi,
29.44 che di pietà ferrati avean li strali;
29.45 ond'io li orecchi con le man copersi.

29.46 Qual dolor fora, se de li spedali, mostra/nascondi nota in-29-46 fora : sarebbe.
29.47 di Valdichiana tra 'l luglio e 'l settembre mostra/nascondi nota in-29-47 Valdichiana: la Valdichiana, la Maremma e la Sardegna, specialmente nella stagione estiva (" tra 'l luglio e 'l settembre "), erano funestate da frequenti epidemie.
29.48 e di Maremma e di Sardigna i mali

29.49 fossero in una fossa tutti 'nsembre, mostra/nascondi nota in-29-49 'nsembre: insieme (cfr. francese ensemble dal lat. insimul).
29.50 tal era quivi, e tal puzzo n'usciva
29.51 qual suol venir de le marcite membre.

29.52 Noi discendemmo in su l'ultima riva mostra/nascondi nota in-29-52 riva: l'ultimo argine.
29.53 del lungo scoglio, pur da man sinistra;
29.54 e allor fu la mia vista più viva

29.55 giù ver lo fondo, la 've la ministra
29.56 de l'alto Sire infallibil giustizia
29.57 punisce i falsador che qui registra. mostra/nascondi nota in-29-57 qui: sulla terra iscrive (" registra ") sul libro dei peccatori.

29.58 Non credo ch'a veder maggior tristizia
29.59 fosse in Egina il popol tutto infermo, mostra/nascondi nota in-29-59 in Egina: narra Ovidio nelle Metamorfosi (cfr. VII, 523, segg.) che Giunone inviò una pestilenza nell'isola di Egina e che, essendo morti tutti gli abitanti, Eaco, l'unico sopravvissuto, ottenne da Giove di rinnovare ( " ristorar ", v. 64) la popolazione, trasformando in uomini quante formiche si trovavano sotto la quercia ai cui piedi egli giaceva. Così i nuovi abitanti presero il nome di Mirmidoni (dal greco myrmex = formica).
29.60 quando fu l'aere sì pien di malizia, mostra/nascondi nota in-29-60 malizia: male; il contagio della peste.

29.61 che li animali, infino al picciol vermo,
29.62 cascaron tutti, e poi le genti antiche,
29.63 secondo che i poeti hanno per fermo,

29.64 si ristorar di seme di formiche;
29.65 ch'era a veder per quella oscura valle mostra/nascondi nota in-29-65 ch'era: di quanto era. Da unire a " maggior tristizia " del v. 58.
29.66 languir li spirti per diverse biche. mostra/nascondi nota in-29-66 biche: mucchi; covoni di grano.

29.67 Qual sovra 'l ventre, e qual sovra le spalle
29.68 l'un de l'altro giacea, e qual carpone
29.69 si trasmutava per lo tristo calle. mostra/nascondi nota in-29-69 si trasmutava: si trascinava.

29.70 Passo passo andavam sanza sermone,
29.71 guardando e ascoltando li ammalati,
29.72 che non potean levar le lor persone.

29.73 Io vidi due sedere a sé poggiati,
29.74 com'a scaldar si poggia tegghia a tegghia, mostra/nascondi nota in-29-74 tegghia a tegghia: teglia a teglia.
29.75 dal capo al piè di schianze macolati; mostra/nascondi nota in-29-75 schianze: chiazze, croste.

29.76 e non vidi già mai menare stregghia mostra/nascondi nota in-29-76 menare stregghia: muover con rapidità la striglia da parte ("a" dativo d'agente come in lat.) di un giovane di stalla atteso dal suo signore (" segnorso "=signor suo, forma dell'uso antico), né da parte di colui che veglia (" vegghia ") contro il suo volere.
29.77 a ragazzo aspettato dal segnorso,
29.78 né a colui che mal volontier vegghia,

29.79 come ciascun menava spesso il morso
29.80 de l'unghie sopra sé per la gran rabbia
29.81 del pizzicor, che non ha più soccorso; mostra/nascondi nota in-29-81 più soccorso: altro aiuto.

29.82 e sì traevan giù l'unghie la scabbia,
29.83 come coltel di scardova le scaglie mostra/nascondi nota in-29-83 scardova: pesce d'acqua dolce, assai squamoso.
29.84 o d'altro pesce che più larghe l'abbia.

29.85 «O tu che con le dita ti dismaglie», mostra/nascondi nota in-29-85 ti dismaglie: ti togli le croste come se fossero le maglie di una corazza, sì che le unghie sembrano " tanaglie ".
29.86 cominciò 'l duca mio a l'un di loro,
29.87 «e che fai d'esse talvolta tanaglie,

29.88 dinne s'alcun Latino è tra costoro mostra/nascondi nota in-29-88 Latino: italiano.
29.89 che son quinc'entro, se l'unghia ti basti mostra/nascondi nota in-29-89 se: con il consueto valore ottativo, come anche ai vv. 103 e 105.
29.90 etternalmente a cotesto lavoro».

29.91 «Latin siam noi, che tu vedi sì guasti
29.92 qui ambedue», rispuose l'un piangendo;
29.93 «ma tu chi se' che di noi dimandasti?».

29.94 E 'l duca disse: «I' son un che discendo
29.95 con questo vivo giù di balzo in balzo, mostra/nascondi nota in-29-95 dl balzo in balzo: di cerchio in cerchio.
29.96 e di mostrar lo 'nferno a lui intendo».

29.97 Allor si ruppe lo comun rincalzo; mostra/nascondi nota in-29-97 rincalzo: appoggio; i due sono appoggiati l'uno all'altro.
29.98 e tremando ciascuno a me si volse
29.99 con altri che l'udiron c. mostra/nascondi nota in-29-99 di rimbalzo: di riflesso.

29.100 Lo buon maestro a me tutto s'accolse,
29.101 dicendo: «Dì a lor ciò che tu vuoli»;
29.102 e io incominciai, poscia ch'ei volse: mostra/nascondi nota in-29-102 volse: volle.

29.103 «Se la vostra memoria non s'imboli mostra/nascondi nota in-29-103 non s'imboli: non si involi, non dilegui.
29.104 nel primo mondo da l'umane menti,
29.105 ma s'ella viva sotto molti soli, mostra/nascondi nota in-29-105 sotto molti soli: per molti anni.

29.106 ditemi chi voi siete e di che genti;
29.107 la vostra sconcia e fastidiosa pena
29.108 di palesarvi a me non vi spaventi».

29.109 «Io fui d'Arezzo, e Albero da Siena», mostra/nascondi nota in-29-109 Io fui d'Arezzo: è Griffolino d'Arezzo, mandato al rogo, prima del 1272, sotto la falsa accusa di eresia (" ma quel per ch'io morii qui non mi mena ") e qui punito perché fu falsario di metalli.
29.110 rispuose l'un, «mi fé mettere al foco;
29.111 ma quel per ch'io mori' qui non mi mena.

29.112 Vero è ch'i' dissi lui, parlando a gioco: mostra/nascondi nota in-29-112 a gioco: celiando, per scherzo.
29.113 I' mi saprei levar per l'aere a volo;
29.114 e quei, ch'avea vaghezza e senno poco,

29.115 volle ch'i' li mostrassi l'arte; e solo
29.116 perch'io nol feci Dedalo, mi fece mostra/nascondi nota in-29-116 perch'io nol feci Dedalo: perché io non feci di lui un Dedalo (cfr. c. XVII, 109 e n.), mi fece condannare al rogo da uno che lo teneva come figlio. Albero o Alberto da Siena era un giovane di nobile famiglia, qui ritratto come un balordo (" avea vaghezza e senno poco "), mentre l'uomo che lo teneva come figlio potrebbe essere il vescovo di Siena, che si diceva fosse veramente il padre di Albero.
29.117 ardere a tal che l'avea per figliuolo.

29.118 Ma nell 'ultima bolgia de le diece
29.119 me per l'alchìmia che nel mondo usai mostra/nascondi nota in-29-119 l'alchìmia: scienza " sofistica " che mirava a falsificare i metalli; un'altra branca dell'alchimia, progenitrice della chimica moderna, studiava il modo di estrarre l'oro e l'argento dai minerali.
29.120 dannò Minòs, a cui fallar non lece».

29.121 E io dissi al poeta: «Or fu già mai
29.122 gente sì vana come la sanese?
29.123 Certo non la francesca sì d'assai!». mostra/nascondi nota in-29-123 la francesca: i Francesi erano tenuti in conto di frivoli e leggeri.

29.124 Onde l'altro lebbroso, che m'intese,
29.125 rispuose al detto mio: «Tra'mene Stricca mostra/nascondi nota in-29-125 Tra'mene Stricca: toglimene, cioè tranne Stricca, forse della famiglia dei Salimbeni, che fu podestà a Bologna nel 1276 e nel 1286. La frase è ironica e così al v. 130.
29.126 che seppe far le temperate spese,

29.127 e Niccolò che la costuma ricca mostra/nascondi nota in-29-127 e Niccolò: forse fratello di Stricca; egli per primo importò la dispendiosa usanza orientale di " mettere, in fagiani e pernici arrosto, garofani " (Lana) nella città di Siena (" l'orto "), dove il seme del vano sperpero attecchisce rapidamente (" s'appicca ").
29.128 del garofano prima discoverse
29.129 ne l'orto dove tal seme s'appicca;

29.130 e tra'ne la brigata in che disperse mostra/nascondi nota in-29-130 la brigata: la gaia compagnia detta " spendereccia " per cui Caccia d'Asciano degli Scialenghi profuse le sue vigne e i suoi boschi (" la gran fronda ").
29.131 Caccia d'Ascian la vigna e la gran fonda,
29.132 e l'Abbagliato suo senno proferse. mostra/nascondi nota in-29-132 l'Abbagliato: è Bartolomeo dei Folcacchieri, fratello del rimatore Folcacchiero:.

29.133 Ma perché sappi chi sì ti seconda mostra/nascondi nota in-29-133 chi sì tì seconda: chi in questo modo è con te d'accordo.
29.134 contra i Sanesi, aguzza ver me l'occhio,
29.135 sì che la faccia mia ben ti risponda:

29.136 sì vedrai ch'io son l'ombra di Capocchio, mostra/nascondi nota in-29-136 Capocchio: è un fiorentino che antichi commentatori affermano abbia conosciuto personalmente Dante. Fu falsario di metalli, ma era anche in grado di contraffare e imitare qualsiasi persona; perciò dice di sè stesso " buona scimia ". Fu arso vivo a Siena nel 1293.
29.137 che falsai li metalli con l'alchìmia;
29.138 e te dee ricordar, se ben t'adocchio, mostra/nascondi nota in-29-138 te dee: ti devi.

29.139 com'io fui di natura buona scimia».




Ed una lupa, che di tutte brame | sembiava carca ne la sua magrezza, | e molte genti fé già viver grame,   •   Inferno, Canto 1, Verso 49

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