Inferno : Canto 27

27.1 Già era dritta in sù la fiamma e queta
27.2 per non dir più, e già da noi sen gia mostra/nascondi nota in-27-2 per non dir più: per il fatto che più non parlava.
27.3 con la licenza del dolce poeta,

27.4 quand'un'altra, che dietro a lei venia,
27.5 ne fece volger li occhi a la sua cima
27.6 per un confuso suon che fuor n'uscia.

27.7 Come 'l bue cicilian che mugghiò prima mostra/nascondi nota in-27-7 Come 'l bue cicilian: l'artefice ateniese Perillo aveva fabbricato un toro di rame da donare a Falaride tiranno d'Agrigento, perché vi rinchiudesse i condannati e ne ascoltasse i lamenti, provocati dall'essere il toro posto sul fuoco, e simili a veri muggiti; perciò: come il bue siciliano che per la prima volta mugghiò con le urla di Perillo (" colui "), e ciò fu giusto ("dritto"), che l'aveva fabbricato con la sua lima, e che Falaride fece arrostire per primo, come, dunque, il bue siciliano muggiva con la voce del condannato (" l'afflitto ") si che, sebbene fosse di rame, pure sembrava straziato dal dolore, così le misere (" grame ") parole, poiché non avevano via d'uscita, in un primo tempo, né sfogo (" forame " ) nel fuoco, si convertivano nel linguaggio del fuoco stesso, cioè in un rugghiante (cfr. v. 58) " confuso suon " (crf. v. 6).
27.8 col pianto di colui, e ciò fu dritto,
27.9 che l'avea temperato con sua lima,

27.10 mugghiava con la voce de l'afflitto,
27.11 sì che, con tutto che fosse di rame,
27.12 pur el pareva dal dolor trafitto;

27.13 così, per non aver via né forame
27.14 dal principio nel foco, in suo linguaggio
27.15 si convertian le parole grame.

27.16 Ma poscia ch'ebber colto lor viaggio mostra/nascondi nota in-27-16 viaggio : via.
27.17 su per la punta, dandole quel guizzo
27.18 che dato avea la lingua in lor passaggio,

27.19 udimmo dire: «O tu a cu' io drizzo
27.20 la voce e che parlavi mo lombardo,
27.21 dicendo "Istra ten va, più non t'adizzo", mostra/nascondi nota in-27-21 Istra: ora; corrisponde ad " issa " (crf. c. XXIII, 7). Più non t'adizzo: non ti aizzo, incito più a parlare. E' la frase con cui Virgilio dà " licenza " (cfr. v. 3) ad Ulisse.

27.22 perch'io sia giunto forse alquanto tardo,
27.23 non t'incresca restare a parlar meco;
27.24 vedi che non incresce a me, e ardo!

27.25 Se tu pur mo in questo mondo cieco
27.26 caduto se' di quella dolce terra
27.27 latina ond'io mia colpa tutta reco, mostra/nascondi nota in-27-27 ond'io: da cui ho qui portato tutta la mia colpa.

27.28 dimmi se Romagnuoli han pace o guerra;
27.29 ch'io fui de' monti là intra Orbino mostra/nascondi nota in-27-29 de' monti: della contea di Montefeltro, tra Urbino e la cima da cui nasce il Tevere.
27.30 e 'l giogo di che Tever si diserra».

27.31 Io era in giuso ancora attento e chino,
27.32 quando il mio duca mi tentò di costa, mostra/nascondi nota in-27-32 mi tentò di costa: mi toccò di fianco.
27.33 dicendo: «Parla tu; questi è latino». mostra/nascondi nota in-27-33 latino: Guido da Montefeltro è italiano, perciò connazionale di Dante e suo contemporaneo (1220 ca.-1298). Con lui Dante può parlare, mentre con Ulisse e Diomede, " perché fur greci ", la reverente considerazione verso il mondo classico impone al poeta di cedere la parola a Virgilio (cfr. c. XXVI, 75).

27.34 E io, ch'avea già pronta la risposta,
27.35 sanza indugio a parlare incominciai:
27.36 «O anima che se' là giù nascosta,

27.37 Romagna tua non è, e non fu mai,
27.38 sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni; mostra/nascondi nota in-27-38 ne' cuor de' suoi tiranni: : signori di Romagna hanno sempre la guerra nei loro desideri; ma, al presente, non ve ne sono in atto (" 'n palese "). Nell'aprile 1300, a Castel S. Pietro, si era giurata la completa pacificazione della Romagna.
27.39 ma 'n palese nessuna or vi lasciai.

27.40 Ravenna sta come stata è molt'anni:
27.41 l'aguglia da Polenta la si cova, mostra/nascondi nota in-27-41 la si cova: se la cova sì che con le ali (" vanni ") raggiunge e ricopre Cervia. L'aquila è nello stemma dei da Polenta.
27.42 sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni.

27.43 La terra che fé già la lunga prova mostra/nascondi nota in-27-43 La terra: Forlì, che combatté a lungo contro i Francesi (" Franceschi ") e i Guelfi, inviati da Martino IV, si trova sotto l'artiglio (" branche ") del leone verde in rampo d'oro che figura nello stemma degli Ordelaffi.
27.44 e di Franceschi sanguinoso mucchio,
27.45 sotto le branche verdi si ritrova.

27.46 E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio, mostra/nascondi nota in-27-46 E 'l mastin : i due " mastini " sono Malatesta da Verrucchio e suo figlio Malatestino, fratello di Gianciotto e Paolo (cfr. c. V, n. 74); essi fecero trucidare in carcere il capo ghibellino Montagna da Parcitade e fanno succhiello (" succhio ") dei loro denti, cioè azzannano la città di Rimini (" là dove soglion ").
27.47 che fecer di Montagna il mal governo,
27.48 là dove soglion fan d'i denti succhio.

27.49 Le città di Lamone e di Santerno mostra/nascondi nota in-27-49 Le città: Maghinardo Pagani da Susinana, il cui stemma accampa un leone azzurro su sfondo bianco, e che muta alleanze col variar delle stagioni, regge Faenza (bagnata dal Lamone) e Imola (sita presso il Santerno).
27.50 conduce il lioncel dal nido bianco,
27.51 che muta parte da la state al verno.

27.52 E quella cu' il Savio bagna il fianco, mostra/nascondi nota in-27-52 il Savio: Cesena, bagnata dal Savio, così come siede….
27.53 così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte
27.54 tra tirannia si vive e stato franco.

27.55 Ora chi se', ti priego che ne conte;
27.56 non esser duro più ch'altri sia stato, mostra/nascondi nota in-27-56 altri: io.
27.57 se 'l nome tuo nel mondo tegna fronte». mostra/nascondi nota in-27-57 se: ha il consueto valore ottativo; possa il tuo nome sopravvivere nel tempo.

27.58 Poscia che 'l foco alquanto ebbe rugghiato mostra/nascondi nota in-27-58 rugghiato: il rugghio è il linguaggio della fiamma (cfr. n. 7).
27.59 al modo suo, l'aguta punta mosse
27.60 di qua, di là, e poi diè cotal fiato: mostra/nascondi nota in-27-60 di qua, di là: cfr. c. XXVI, 88.

27.61 «S'i' credesse che mia risposta fosse
27.62 a persona che mai tornasse al mondo,
27.63 questa fiamma staria sanza più scosse; mostra/nascondi nota in-27-63 staria: starebbe senza parlare. Non é la prima volta che i dannati si preoccupano della fama lasciata nel mondo (cfr. c. VI, 88 e seg.).

27.64 ma però che già mai di questo fondo
27.65 non tornò vivo alcun, s'i' odo il vero,
27.66 sanza tema d'infamia ti rispondo.

27.67 Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero, mostra/nascondi nota in-27-67 Io fui uom d'arme: Guido da Montefeltro fu abile condottiero e protagonista dei principali avvenimenti di Romagna; poi entrò nell'Ordine francescano ("cordigliero") cingendo i fianchi con il cingolo o cordiglio.
27.68 credendomi, sì cinto, fare ammenda;
27.69 e certo il creder mio venìa intero,

27.70 se non fosse il gran prete, a cui mal prenda!, mostra/nascondi nota in-27-70 il gran prete: il pontefice Bonifacio VIII.
27.71 che mi rimise ne le prime colpe;
27.72 e come e quare, voglio che m'intenda. mostra/nascondi nota in-27-72 e come e quare: in qual modo e per qual ragione (cfr. lat. quare).

27.73 Mentre ch'io forma fui d'ossa e di polpe
27.74 che la madre mi diè, l'opere mie
27.75 non furon leonine, ma di volpe. mostra/nascondi nota in-27-75 non furon leonine; non ispirate al coraggio, ma all'astuzia.

27.76 Li accorgimenti e le coperte vie
27.77 io seppi tutte, e sì menai lor arte,
27.78 ch'al fine de la terra il suono uscie. mostra/nascondi nota in-27-78 il suono: che la fama raggiunse (" uscie ") il confine (" fine ") della terra.

27.79 Quando mi vidi giunto in quella parte
27.80 di mia etade ove ciascun dovrebbe
27.81 calar le vele e raccoglier le sarte, mostra/nascondi nota in-27-81 le sarte: le sartie (cfr. c. XXI, 14).

27.82 ciò che pria mi piacea, allor m'increbbe,
27.83 e pentuto e confesso mi rendei; mostra/nascondi nota in-27-83 mi rendei: mi feci frate.
27.84 ahi miser lasso! e giovato sarebbe.

27.85 Lo principe d'i novi Farisei, mostra/nascondi nota in-27-85 Lo principe: il capo dei corrotti sacerdoti (" nuovi Farisei "), cioè Bonifacio VIII, tutto preso dalle lotte contro i Colonna in Roma stessa (" presso a Laterano "), ove sorge la basilica di San Giovanni in Laterano.
27.86 avendo guerra presso a Laterano,
27.87 e non con Saracin né con Giudei,

27.88 ché ciascun suo nimico era cristiano,
27.89 e nessun era stato a vincer Acri mostra/nascondi nota in-27-89 e nessun: e nessuno dei Cristiani, nemici di Bonifacio, aveva collaborato coi Saraceni che, nel 1291, conquistarono Acri, ultimo baluardo della cristianità in Palestina, né coi Saraceni aveva effettuato commerci, decisamente proibiti dalla Chiesa.
27.90 né mercatante in terra di Soldano;

27.91 né sommo officio né ordini sacri
27.92 guardò in sé, né in me quel capestro mostra/nascondi nota in-27-92 quel capestro: il cingolo o cordiglio che un tempo era solito macerare nella penitenza chi lo indossava.
27.93 che solea fare i suoi cinti più macri.

27.94 Ma come Costantin chiese Silvestro mostra/nascondi nota in-27-94 Ma come Costantin: Costantino, malato di lebbra, fu guarito con il battesimo da papa Silvestro I, che egli aveva mandato a chiamare in una grotta del monte Soratte (" Siratti "), ove quello si era rifugiato.
27.95 d'entro Siratti a guerir de la lebbre;
27.96 così mi chiese questi per maestro mostra/nascondi nota in-27-96 maestro: era il titolo dato ai medici.

27.97 a guerir de la sua superba febbre: mostra/nascondi nota in-27-97 superba febbre: l'ansia di dominare i suoi avversari, i Colonna, le cui case sorgevano presso il Laterano.
27.98 domandommi consiglio, e io tacetti
27.99 perché le sue parole parver ebbre.

27.100 E' poi ridisse: "Tuo cuor non sospetti;
27.101 finor t'assolvo, e tu m'insegna fare mostra/nascondi nota in-27-101 finor: fin da questo momento.
27.102 sì come Penestrino in terra getti. mostra/nascondi nota in-27-102 Penestrino: il castello di Palestrina, roccaforte dei Colonna.

27.103 Lo ciel poss'io serrare e diserrare, mostra/nascondi nota in-27-103 serrare e diserrare: è l'aprire e il chiudere della chiave (cfr. c. XIII, 60).
27.104 come tu sai; però son due le chiavi
27.105 che 'l mio antecessor non ebbe care". mostra/nascondi nota in-27-105 'l mio antecessor: papa Celestino V, " che fece per viltade il gran rifiuto " (cfr. c. III, 60), indotto da Bonifacio.

27.106 Allor mi pinser li argomenti gravi
27.107 là 've 'l tacer mi fu avviso 'l peggio, mostra/nascondi nota in-27-107 là 've 'l tacer: al punto che tacere mi sembrò peggior partito.
27.108 e dissi: "Padre, da che tu mi lavi

27.109 di quel peccato ov'io mo cader deggio,
27.110 lunga promessa con l'attender corto mostra/nascondi nota in-27-110 lunga promessa: promettere molto e mantenere poco ti consentirà di trionfare. E Bonifacio VIII così fece, ottenendo la resa di Palestrina con la promessa di rimettere i Colonnesi " in loro stato e dignità; la qual cosa non attenne loro, ma fece disfare la detta città " (G. Villani VIII, 23).
27.111 ti farà triunfar ne l'alto seggio".

27.112 Francesco venne poi com'io fu' morto, mostra/nascondi nota in-27-112 Francesco: San Francesco d'Assisi.
27.113 per me; ma un d'i neri cherubini mostra/nascondi nota in-27-113 neri cherubini: i diavoli che vengono a prender l'anima, secondo una diffusa credenza medioevale.
27.114 li disse: "Non portar: non mi far torto.

27.115 Venir se ne dee giù tra ' miei meschini mostra/nascondi nota in-27-115 meschini : servi, schiavi.
27.116 perché diede 'l consiglio frodolente,
27.117 dal quale in qua stato li sono a' crini;

27.118 ch'assolver non si può chi non si pente,
27.119 né pentere e volere insieme puossi mostra/nascondi nota in-27-119 né pentere: non ci si può pentire di un peccato e volerlo commettere nello stesso tempo, per il principio di non contraddizione che non lo consente; perciò l'assoluzione di Bonifacio non era efficace.
27.120 per la contradizion che nol consente".

27.121 Oh me dolente! come mi riscossi
27.122 quando mi prese dicendomi: "Forse
27.123 tu non pensavi ch'io loico fossi!". mostra/nascondi nota in-27-123 loico: ragionatore, sottile conoscitore della logica.

27.124 A Minòs mi portò; e quelli attorse
27.125 otto volte la coda al dosso duro;
27.126 e poi che per gran rabbia la si morse,

27.127 disse: "Questi è d'i rei del foco furo"; mostra/nascondi nota in-27-127 foco furo: fuoco ladro, perché " invola " le anime (cfr. c. XXVI, 42).
27.128 per ch'io là dove vedi son perduto,
27.129 e sì vestito, andando, mi rancuro». mostra/nascondi nota in-27-129 mi rancuro: mi dolgo.

27.130 Quand'elli ebbe 'l suo dir così compiuto,
27.131 la fiamma dolorando si partio,
27.132 torcendo e dibattendo 'l corno aguto.

27.133 Noi passamm'oltre, e io e 'l duca mio,
27.134 su per lo scoglio infino in su l'altr'arco
27.135 che cuopre 'l fosso in che si paga il fio

27.136 a quei che scommettendo acquistan carco. mostra/nascondi nota in-27-136 scommettendo: scommettere è l'opposto di commettere: unire; perciò qui sono puniti (" acquistan carco ") coloro che seminarono scismi e scandali.




E un che d'una scrofa azzurra e grossa | segnato avea lo suo sacchetto bianco, | mi disse: «Che fai tu in questa fossa?   •   Inferno, Canto 17, Verso 66

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