Inferno : Canto 25

25.1 Al fine de le sue parole il ladro
25.2 le mani alzò con amendue le fiche, mostra/nascondi nota in-25-2 le fiche: gesto sconcio che Vanni Fucci, (" il ladro "), leva come una bestemmia, alzando le mani chiuse a pugno, e con il pollice sporgente tra l'indice e il medio.
25.3 gridando: «Togli, Dio, ch'a te le squadro!».

25.4 Da indi in qua mi fuor le serpi amiche,
25.5 perch'una li s'avvolse allora al collo,
25.6 come dicesse "Non vo' che più diche"; mostra/nascondi nota in-25-6 diche : parli.

25.7 e un'altra a le braccia, e rilegollo,
25.8 ribadendo sé stessa sì dinanzi,
25.9 che non potea con esse dare un crollo. mostra/nascondi nota in-25-9 con esse dare un crollo: con le braccia non poteva effettuare il minimo movimento, tanto strettamente era avvinto il serpente.

25.10 Ahi Pistoia, Pistoia, ché non stanzi mostra/nascondi nota in-25-10 stanzi: decidi di incenerirti.
25.11 d'incenerarti sì che più non duri,
25.12 poi che 'n mal fare il seme tuo avanzi? mostra/nascondi nota in-25-12 il seme tuo avanzi: superi i tuoi antenati, cioè i ribaldi fuggiaschi dell'esercito di Catilina, dai quali Pistoia si credeva fosse stata fondata.

25.13 Per tutt'i cerchi de lo 'nferno scuri
25.14 non vidi spirto in Dio tanto superbo,
25.15 non quel che cadde a Tebe giù da' muri. mostra/nascondi nota in-25-15 quel che cadde a Tebe: Capaneo (cfr. c. XIV, 68 e segg.).

25.16 El si fuggì che non parlò più verbo; mostra/nascondi nota in-25-16 verbo: parola (cfr. lat. verbum).
25.17 e io vidi un centauro pien di rabbia
25.18 venir chiamando: «Ov'è, ov'è l'acerbo?». mostra/nascondi nota in-25-18 l'acerbo: il malvagio.

25.19 Maremma non cred'io che tante n'abbia,
25.20 quante bisce elli avea su per la groppa
25.21 infin ove comincia nostra labbia. mostra/nascondi nota in-25-21 nostra labbia: il nostro aspetto, quello umano; i centauri, come s'è visto, erano per metà uomini e per metà cavalli.

25.22 Sovra le spalle, dietro de la coppa, mostra/nascondi nota in-25-22 coppa: nuca; particolarmente detto di animali.
25.23 con l'ali aperte li giacea un draco;
25.24 e quello affuoca qualunque s'intoppa. mostra/nascondi nota in-25-24 s'intoppa : s'incontra, urtando.

25.25 Lo mio maestro disse: «Questi è Caco, mostra/nascondi nota in-25-25 Caco: personaggio mitologico descritto da Virgilio (cfr. En. VIII 194 e segg.) e liberamente trasformato da Dante in centauro; abitava sotto una rupe (" sasso ") del monte Aventino ove più volte mostrò la sua violenza (" di sangue… fece laco "). Non è punito nello stesso cerchio degli altri centauri (" suoi fratei ") perché, oltre ad essere violento, rubò con frode gli armenti di Ercole e di Gerione, trascinando i buoi per la coda, in modo che le orme rovesciate guidassero lontano dal luogo ove li aveva nascosti. Ma fu smascherato da Ercole, che l'uccise con la sua mazza, dandogli cento colpi mentre, forse, Caco non sentì che i primi dieci (" non sentì le diece "), ben sufficienti ad ammazzarlo.
25.26 che, sotto 'l sasso di monte Aventino,
25.27 di sangue fece spesse volte laco.

25.28 Non va co' suoi fratei per un cammino
25.29 per lo furto che frodolente fece
25.30 del grande armento ch'elli ebbe a vicino;

25.31 onde cessar le sue opere biece mostra/nascondi nota in-25-31 biece : bieche.
25.32 sotto la mazza d'Ercule, che forse
25.33 gliene diè cento, e non sentì le diece».

25.34 Mentre che sì parlava, ed el trascorse, mostra/nascondi nota in-25-34 trascorse : corse via.
25.35 e tre spiriti venner sotto noi, mostra/nascondi nota in-25-35 e: ecco che.
25.36 de' quai né io né 'l duca mio s'accorse,

25.37 se non quando gridar: «Chi siete voi?»;
25.38 per che nostra novella si ristette, mostra/nascondi nota in-25-38 per che: e per questo richiamo si interruppe (" si ristette ") il racconto (" nostra novella ") e rivolgemmo ad essi la nostra attenzione.
25.39 e intendemmo pur ad essi poi.

25.40 Io non li conoscea; ma ei seguette, mostra/nascondi nota in-25-40 ei seguette: accadde, come suole accadere talvolta, che uno dovette (" convenette ") chiamare un altro.
25.41 come suol seguitar per alcun caso,
25.42 che l'un nomar un altro convenette,

25.43 dicendo: «Cianfa dove fia rimaso?»; mostra/nascondi nota in-25-43 Cianfa dove fia rimaso?: Cianfa dove sarà rimasto? Cianfa Donati fu guelfo fiorentino di parte Nera.
25.44 per ch'io, acciò che 'l duca stesse attento,
25.45 mi puosi 'l dito su dal mento al naso. mostra/nascondi nota in-25-45 su dal mento al naso: cioè il dito incrocia la bocca nel gesto di chi domanda silenzio, per meglio prestare attenzione.

25.46 Se tu se' or, lettore, a creder lento
25.47 ciò ch'io dirò, non sarà maraviglia,
25.48 ché io che 'l vidi, a pena il mi consento. mostra/nascondi nota in-25-48 il mi consento: me lo permetto; cioè posso crederlo.

25.49 Com'io tenea levate in lor le ciglia,
25.50 e un serpente con sei piè si lancia mostra/nascondi nota in-25-50 e un serpente: ecco che un serpente con sei piedi…; naturalmente è Cianfa, così trasformato in serpe, che aggredisce Agnolo Brunelleschi (cfr. v. 68) per dar vita ad una nuova misteriosa trasformazione.
25.51 dinanzi a l'uno, e tutto a lui s'appiglia.

25.52 Co' piè di mezzo li avvinse la pancia,
25.53 e con li anterior le braccia prese;
25.54 poi li addentò e l'una e l'altra guancia;

25.55 li diretani a le cosce distese, mostra/nascondi nota in-25-55 li diretani: i piedi posteriori.
25.56 e miseli la coda tra 'mbedue,
25.57 e dietro per le ren sù la ritese.

25.58 Ellera abbarbicata mai non fue mostra/nascondi nota in-25-58 Ellera : edera.
25.59 ad alber sì, come l'orribil fiera
25.60 per l'altrui membra avviticchiò le sue.

25.61 Poi s'appiccar, come di calda cera mostra/nascondi nota in-25-61 s'appiccar: si appiccicarono, si fusero.
25.62 fossero stati, e mischiar lor colore,
25.63 né l'un né l'altro già parea quel ch'era: mostra/nascondi nota in-25-63 né l'un : né il serpe ( " l'un " ) né l'uomo (" l'altro ") ormai ( " già " ) appariva come era prima, come procede innanzi alla fiamma (" ardore ") su per la carta ( " lo papiro "), mentre brucia, un color bruno che non è ancor nero, come la carta bruciata, mentre il bianco del foglio va scomparendo (" more ").

25.64 come procede innanzi da l'ardore,
25.65 per lo papiro suso, un color bruno
25.66 che non è nero ancora e 'l bianco more.

25.67 Li altri due 'l riguardavano, e ciascuno
25.68 gridava: «Omè, Agnel, come ti muti! mostra/nascondi nota in-25-68 Agnel: è Agnolello o Agnolo Brunelleschi, nobile fiorentino di famiglia ghibellina, il quale dopo il 1300 passò prima ai Bianchi, indi ai Neri.
25.69 Vedi che già non se' né due né uno». mostra/nascondi nota in-25-69 né due né uno: Dante coglie il momento in cui la trasformazione si va compiendo, e non è ancor compiuta.

25.70 Già eran li due capi un divenuti,
25.71 quando n'apparver due figure miste
25.72 in una faccia, ov'eran due perduti.

25.73 Fersi le braccia due di quattro liste; mostra/nascondi nota in-25-73 Fersi: si fecero, divennero due liste, di quattro che erano; due del serpe, due dell'uomo.
25.74 le cosce con le gambe e 'l ventre e 'l casso mostra/nascondi nota in-25-74 casso : torace.
25.75 divenner membra che non fuor mai viste.

25.76 Ogne primaio aspetto ivi era casso: mostra/nascondi nota in-25-76 primaio: ogni aspetto di prima era cancellato (" casso ").
25.77 due e nessun l'imagine perversa
25.78 parea; e tal sen gio con lento passo. mostra/nascondi nota in-25-78 sen gio: se ne andava, simile ad un uomo ed a serpente, senza esser né l'uno né l'altro.

25.79 Come 'l ramarro sotto la gran fersa mostra/nascondi nota in-25-79 fersa: sferza dei giorni di canicola.
25.80 dei dì canicular, cangiando sepe,
25.81 folgore par se la via attraversa,

25.82 sì pareva, venendo verso c mostra/nascondi nota in-25-82 l'epe : i ventri.
25.83 de li altri due, un serpentello acceso, mostra/nascondi nota in-25-83 un serpentello acceso: con gli occhi fiammeggianti. II serpentello è Francesco Cavalcanti (cfr. v. 151). 85 e quella parte: è l'ombelico, parte donde l'uomo, ancor nel seno materno, trae il suo primo alimento.
25.84 livido e nero come gran di pepe;

25.85 e quella parte onde prima è preso
25.86 nostro alimento, a l'un di lor trafisse;
25.87 poi cadde giuso innanzi lui disteso.

25.88 Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse;
25.89 anzi, co' piè fermati, sbadigliava mostra/nascondi nota in-25-89 sbadigliava: l'uomo morsicato comincia a perder conoscenza ed ha inizio la trasformazione.
25.90 pur come sonno o febbre l'assalisse.

25.91 Elli 'l serpente, e quei lui riguardava;
25.92 l'un per la piaga, e l'altro per la bocca
25.93 fummavan forte, e 'l fummo si scontrava.

25.94 Taccia Lucano ormai là dove tocca mostra/nascondi nota in-25-94 Lucano: è il poeta latino Anneo Lucano, autore del poema Farsaglia (cfr. c. IV, 90 e n. 86), nel quale narra (cfr. IX, 761 segg.) di Sabello, soldato dell'esercito di Catone, morto di consunzione per il morso di un serpente e di Nassidio, suo commilitone (cfr. IX, 789 segg.), gonfiatosi fino a scoppiare per analoga causa.
25.95 del misero Sabello e di Nasidio,
25.96 e attenda a udir quel ch'or si scocca.

25.97 Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio; mostra/nascondi nota in-25-97 Ovidio: è il poeta latino Ovidio Nasone (cfr. c. IV, 90 e n. 86), autore delle Metamorfosi, in cui si legge (cfr. IV, 563 segg.) di Cadmo, fondatore di Tebe, trasformato in serpente e di Aretusa (cfr. V, 572 segg.) trasformata in fonte.
25.98 ché se quello in serpente e quella in fonte
25.99 converte poetando, io non lo 'nvidio;

25.100 ché due nature mai a fronte a fronte
25.101 non trasmutò sì ch'amendue le forme
25.102 a cambiar lor matera fosser pronte.

25.103 Insieme si rispuosero a tai norme, mostra/nascondi nota in-25-103 si rispuosero: si corrisposero secondo tali regole (" norme ") per cui il serpente biforcò la coda (" in forca fesse "), formando due gambe e il ferito unì i piedi (" l'orme "), formando una coda. Le gambe e le cosce si congiunsero al punto che, in breve, la giuntura non mostrava alcun segno che apparisse (" paresse "). La coda del serpente (" fessa ") prendeva (" togliea ") la figura che si perdeva nell'uomo ( " là ") e la sua pelle si faceva morbida, mentre quella dell'uomo si faceva squamosa.( " dura " ).
25.104 che 'l serpente la coda in forca fesse,
25.105 e il feruto ristrinse insieme l'orme.

25.106 Le gambe con le cosce seco stesse
25.107 s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura
25.108 non facea segno alcun che si paresse.

25.109 Togliea la coda fessa la figura
25.110 che si perdeva là, e la sua pelle
25.111 si facea molle, e quella di là dura.

25.112 Io vidi intrar le braccia per l'ascelle,
25.113 e i due piè de la fiera, ch'eran corti,
25.114 tanto allungar quanto accorciavan quelle.

25.115 Poscia li piè di retro, insieme attorti, mostra/nascondi nota in-25-115 li piè di rietro: i piedi posteriori del serpente, formando un unico corpo (" attorti "), diventarono il membro virile, che l'uomo tien coperto (" cela "), e l'uomo ( " 'l misero " ), dal suo membro, aveva sporti ( " porti " ) due piedi, corrispondenti a quelli posteriori del serpente. Mentre il fumo avvolge entrambe le figure, attribuendo a ciascuna il colore dell'altra, dando peli al serpente e rendendo glabro l'uomo, il serpente si levò in piedi e l'altro cadde giù, senza torcer gli occhi (" lucerne ") empi, sotto i quali ciascuno cambiava il volto ancora informe (" muso ").
25.116 diventaron lo membro che l'uom cela,
25.117 e 'l misero del suo n'avea due porti.

25.118 Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela
25.119 di color novo, e genera 'l pel suso
25.120 per l'una parte e da l'altra il dipela,

25.121 l'un si levò e l'altro cadde giuso,
25.122 non torcendo però le lucerne empie,
25.123 sotto le quai ciascun cambiava muso.

25.124 Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie,
25.125 e di troppa matera ch'in là venne
25.126 uscir li orecchi de le gote scempie; mostra/nascondi nota in-25-126 scempie: prive. Il serpente, infatti, non aveva orecchie.

25.127 ciò che non corse in dietro e si ritenne
25.128 di quel soverchio, fé naso a la faccia
25.129 e le labbra ingrossò quanto convenne.

25.130 Quel che giacea, il muso innanzi caccia,
25.131 e li orecchi ritira per la testa
25.132 come face le corna la lumaccia; mostra/nascondi nota in-25-132 la lumaccia: la lumaca.

25.133 e la lingua, ch'avea unita e presta mostra/nascondi nota in-25-133 presta: pronta e adatta.
25.134 prima a parlar, si fende, e la forcuta
25.135 ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta. mostra/nascondi nota in-25-135 si richiude: si salda, divenendo una. E il fumo scompare.

25.136 L'anima ch'era fiera divenuta,
25.137 suffolando si fugge per la valle, mostra/nascondi nota in-25-137 suffolando : sibilando.
25.138 e l'altro dietro a lui parlando sputa. mostra/nascondi nota in-25-138 sputa: quale estremo segno della trascorsa animalità.

25.139 Poscia li volse le novelle spalle,
25.140 e disse a l'altro: «I' vo' che Buoso corra, mostra/nascondi nota in-25-140 Buoso: è, probabilmente, Buoso Donati; altri propende per Buoso degli Abati.
25.141 com'ho fatt'io, carpon per questo calle».

25.142 Così vid'io la settima zavorra mostra/nascondi nota in-25-142 la settima zavorra: i dannati della settima bolgia.
25.143 mutare e trasmutare; e qui mi scusi
25.144 la novità se fior la penna abborra. mostra/nascondi nota in-25-144 la novità: mi sia di scusa la novità dell'argomento, se la mia penna un poco (" fior ") si è espressa inadeguatamente e confusamente (" abborra " da abborracciare).

25.145 E avvegna che li occhi miei confusi
25.146 fossero alquanto e l'animo smagato, mostra/nascondi nota in-25-146 smagato: smarrito.
25.147 non poter quei fuggirsi tanto chiusi, mostra/nascondi nota in-25-147 chiusi: nascosti.

25.148 ch'i' non scorgessi ben Puccio Sciancato; mostra/nascondi nota in-25-148 Puccio Sciancato: fiorentino, della famiglia ghibellina dei Galigai. I "tre compagni" sono, dunque: Agnello, che si tramuta con Cianfa (v. 49-78) Puccio, che non subisce trasformazioni e Buoso, tramutato con Francesco Cavalcanti, come è detto al v.151.
25.149 ed era quel che sol, di tre compagni
25.150 che venner prima, non era mutato;

25.151 l'altr'era quel che tu, Gaville, piagni. mostra/nascondi nota in-25-151 Gaville: paese del Valdarno superiore, i cui abitanti furono sanguinosamente perseguitati dai congiunti di Francesco Cavalcanti, ucciso da ignoti dl quel paese.




Dintorno mi guardò, come talento | avesse di veder s'altri era meco; | e poi che 'l sospecciar fu tutto spento,   •   Inferno, Canto 10, Verso 57

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