Inferno : Canto 23

23.1 Taciti, soli, sanza compagnia
23.2 n'andavam l'un dinanzi e l'altro dopo,
23.3 come frati minor vanno per via.

23.4 Vòlt'era in su la favola d'Isopo mostra/nascondi nota in-23-4 la favola d'Isopo: la favola cui allude Dante, che non è di Esopo ma di Fedro, narra che una volta una rana, volendo affogare un topo, che le aveva chiesto aiuto per attraversare un fiume, gli legò una zampa alla sua, con la scusa di meglio sostenerlo; quando fu in mezzo alla corrente, la rana si inabissò, cercando di trascinare il topo, i cui sforzi per restare a galla attirarono, però, un nibbio; e, come il rapace, sceso in volo, artigliò il topo, trascinò in alto anche la rana, sempre legata per la zampa. E Dante aggiunge: mo e issa (l'uno dal lat. "modo", l'altro dal lat. "ipsa hora" significano entrambi: ora) non sono uguali l'uno all'altro più che la favola e la zuffa dei diavoli, a patto che si paragonino con discernimento il principio e la fine. Infatti al principio la rana e Calcabrina hanno un analogo fine: nuocere al topo e ad Alichino; e alla fine il nibbio e la pece fanno entrambi giustizia delle cattive intenzioni.
23.5 lo mio pensier per la presente rissa,
23.6 dov'el parlò de la rana e del topo;

23.7 ché più non si pareggia "mo" e "issa"
23.8 che l'un con l'altro fa, se ben s'accoppia
23.9 principio e fine con la mente fissa.

23.10 E come l'un pensier de l'altro scoppia,
23.11 così nacque di quello un altro poi,
23.12 che la prima paura mi fé doppia. mostra/nascondi nota in-23-12 la prima paura: quella di cui al. c XXI, 91 e 127.

23.13 Io pensava così: «Questi per noi mostra/nascondi nota in-23-13 per noi: per colpa nostra.
23.14 sono scherniti con danno e con beffa
23.15 sì fatta, ch'assai credo che lor nòi. mostra/nascondi nota in-23-15 nòi: li irriti, riempiendoli di vergogna. Notare la rima equivoca col verso 13.

23.16 Se l'ira sovra 'l mal voler s'aggueffa, mostra/nascondi nota in-23-16 s'aggueffa: si accumula, si aggiunge. Propriamente " gueffa " è un gomitolo di spago.
23.17 ei ne verranno dietro più crudeli
23.18 che 'l cane a quella lievre ch'elli acceffa». mostra/nascondi nota in-23-18 a quella lievre: a quella lepre che afferra col muso (" ceffo " è il muso; cfr. c. XVII, 50).

23.19 Già mi sentia tutti arricciar li peli
23.20 de la paura e stava in dietro intento,
23.21 quand'io dissi: «Maestro, se non celi

23.22 te e me tostamente, i' ho pavento
23.23 de Malebranche. Noi li avem già dietro;
23.24 io li 'magino sì, che già li sento».

23.25 E quei: «S'i' fossi di piombato vetro, mostra/nascondi nota in-23-25 piombato vetro: uno specchio che è una lastra di vetro con uno strato di piombo.
23.26 l'imagine di fuor tua non trarrei mostra/nascondi nota in-23-26 l'imagine: non ritrarrei la tua immagine esteriore più presto di quanto non otterrei quella dei tuoi riposti pensieri.
23.27 più tosto a me, che quella dentro 'mpetro.

23.28 Pur mo venieno i tuo' pensier tra' miei
23.29 con simile atto e con simile faccia,
23.30 sì che d'intrambi un sol consiglio fei. mostra/nascondi nota in-23-30 sì che d'intrambi: così che presi una comune risoluzione, data l'analogia dei pensieri e tuoi e miei.

23.31 S'elli è che sì la destra costa giaccia, mostra/nascondi nota in-23-31 giaccia: abbia tale pendenza.
23.32 che noi possiam ne l'altra bolgia scendere mostra/nascondi nota in-23-32 ne l'altra bolgia: nella sesta.
23.33 noi fuggirem l'maginata caccia».

23.34 Già non compié di tal consiglio rendere mostra/nascondi nota in-23-34 Già non compié: non aveva ancor finito di espormi la sua decisione (" consiglio ").
23.35 ch'io li vidi venir con l'ali tese
23.36 non molto lungi, per volerne prendere. mostra/nascondi nota in-23-36 volerne : volerci.

23.37 Lo duca mio di sùbito mi prese
23.38 come la madre ch'al romore è desta
23.39 e vede presso a sè le fiamme accese

23.40 che prende il figlio e fugge e non s'arresta
23.41 avendo più di lui che di sé cura,
23.42 tanto che solo una camicia vesta; mostra/nascondi nota in-23-42 tanto che: neppure il tempo occorrente ad indossare una camicia. Nel Medio Evo non si usava camicia da notte.

23.43 e giù dal collo de la ripa dura mostra/nascondi nota in-23-43 collo: sommità (cfr. c. XXII, 118).
23.44 supin si diede a la pendente roccia, mostra/nascondi nota in-23-44 supin si diede: si lasciò andare supino lungo il pendio roccioso che chiude la sesta bolgia dalla parte della quinta.
23.45 che l'un de' lati a l'altra bolgia tura.

23.46 Non corse mai sì tosto acqua per doccia mostra/nascondi nota in-23-46 doccia : canale.
23.47 a volger ruota di molin terragno, mostra/nascondi nota in-23-47 terragno: che sta in terraferma.
23.48 quand'ella più verso le pale approccia, mostra/nascondi nota in-23-48 quand'ella: quando essa (l'acqua) più si avvicina alle pale e accresce la velocità, data dalla pendenza del canale da cui proviene.

23.49 come 'l maestro mio per quel vivagno, mostra/nascondi nota in-23-49 vivagno: margine, orlo (cfr. XIV, 123).
23.50 portandosene me sovra 'l suo petto,
23.51 come suo figlio, non come compagno.

23.52 A pena fuoro i piè suoi giunti al letto mostra/nascondi nota in-23-52 al letto: al fondo della sesta bolgia (" fondo ").
23.53 del fondo giù, ch'e' furon in sul colle mostra/nascondi nota in-23-53 ch'e': che essi, i diavoli.
23.54 sovresso noi; ma non lì era sospetto; mostra/nascondi nota in-23-54 ma non lì era sospetto: ma non c'era da aver paura, perché la Provvidenza vieta a tutti la possibilità (" poder… tolle ") di allontanarsi dalla bolgia, cui li ha posti a guardia.

23.55 ché l'alta provedenza che lor volle
23.56 porre ministri de la fossa quinta,
23.57 poder di partirs'indi a tutti tolle.

23.58 Là giù trovammo una gente dipinta mostra/nascondi nota in-23-58 una gente dipinta: sono gli ipocriti, che in vita mascherarono sempre ogni loro pensiero, per cui Dante ne dà una pittorica aggettivazione, che ben s'adatta, del resto, anche alle cappe dorate che qui indossano.
23.59 che giva intorno assai con lenti passi,
23.60 piangendo e nel sembiante stanca e vinta.

23.61 Elli avean cappe con cappucci bassi
23.62 dinanzi a li occhi, fatte de la taglia mostra/nascondi nota in-23-62 de la taglia: della foggia con lunghe maniche e largo cappuccio, che si fa dai monaci di Cluny, in Francia.
23.63 che in Clugnì per li monaci fassi.

23.64 Di fuor dorate son, sì ch'elli abbaglia;
23.65 ma dentro tutte piombo, e gravi tanto,
23.66 che Federigo le mettea di paglia. mostra/nascondi nota in-23-66 che Federigo: che, al confronto, quelle con cui erano puniti i rei di lesa maestà al tempo di Federico II, sembravano leggere come paglia.

23.67 Oh in etterno faticoso manto!
23.68 Noi ci volgemmo ancor pur a man manca
23.69 con loro insieme, intenti al tristo pianto;

23.70 ma per lo peso quella gente stanca
23.71 venìa sì pian, che noi eravam nuovi mostra/nascondi nota in-23-71 nuovi di compagnia: nuovi compagni avevamo a fianco, ad ogni passo, per il lentissimo procedere di quelli.
23.72 di compagnia ad ogne mover d'anca.

23.73 Per ch'io al duca mio: «Fa che tu trovi
23.74 alcun ch'al fatto o al nome si conosca, mostra/nascondi nota in-23-74 al fatto o al nome: per le azioni o per il nome sia noto.
23.75 e li occhi, sì andando, intorno movi».

23.76 E un che 'ntese la parola tosca,
23.77 di retro a noi gridò: «Tenete i piedi, mostra/nascondi nota in-23-77 Tenete i piedi: fermate il passo.
23.78 voi che correte sì per l'aura fosca!

23.79 Forse ch'avrai da me quel che tu chiedi». mostra/nascondi nota in-23-79 Forse ch': forse.
23.80 Onde 'l duca si volse e disse: «Aspetta
23.81 e poi secondo il suo passo procedi».

23.82 Ristetti, e vidi due mostrar gran fretta
23.83 de l'animo, col viso, d'esser meco;
23.84 ma tardavali 'l carco e la via stretta. mostra/nascondi nota in-23-84 ma tardavali: ma li attardava il peso e lo spazio ristretto dall'ingombro delle cappe di piombo.

23.85 Quando fuor giunti, assai con l'occhio bieco mostra/nascondi nota in-23-85 con l'occhio bieco: guardando di traverso, e per l'ostacolo del cappuccio, e perché non hanno perso lo sguardo ipocrita.
23.86 mi rimiraron sanza far parola;
23.87 poi si volsero in sé, e dicean seco: mostra/nascondi nota in-23-87 in sé: tra di loro (cfr. lat. inter se).

23.88 «Costui par vivo a l'atto de la gola; mostra/nascondi nota in-23-88 a l'atto della gola: le pulsazioni e il respiro sono visibili proprio nella gola.
23.89 e s'e' son morti, per qual privilegio
23.90 vanno scoperti de la grave stola?». mostra/nascondi nota in-23-90 grave stola: la cappa di piombo.

23.91 Poi disser me: «O Tosco, ch'al collegio
23.92 de l'ipocriti tristi se' venuto,
23.93 dir chi tu se' non avere in dispregio».

23.94 E io a loro: «I' fui nato e cresciuto
23.95 sovra 'l bel fiume d'Arno a la gran villa, mostra/nascondi nota in-23-95 villa: città; cioè Firenze.
23.96 e son col corpo ch'i' ho sempre avuto.

23.97 Ma voi chi siete, a cui tanto distilla mostra/nascondi nota in-23-97 a cui: a cui giù per le guance scende, a stilla a stilla, tanto dolore quanto io ne vedo.
23.98 quant'i' veggio dolor giù per le guance?
23.99 e che pena è in voi che sì sfavilla?». mostra/nascondi nota in-23-99 sfavilla: le cappe sono estesamente dorate e lucenti.

23.100 E l'un rispuose a me: «Le cappe rance mostra/nascondi nota in-23-100 rance: color arancio, dorate.
23.101 son di piombo sì grosse, che li pesi
23.102 fan così cigolar le lor bilance. mostra/nascondi nota in-23-102 le lor bilance: corpi che le sostengono.

23.103 Frati godenti fummo, e bolognesi; mostra/nascondi nota in-23-103 Frati godenti: ordine di frati laici, istituito a Bologna nel 1261. Il nome Gaudenti assunto dai frati perché era " lo più diritto nome " di " ogni omo a Dio renduto " (Guittone), finì col suonare scherno quando l'ordine si traviò.
23.104 io Catalano e questi Loderingo mostra/nascondi nota in-23-104 io Catalano: è Catalano dei Malavolti, bolognese, il quale con Loderingo degli Andalò, suo concittadino, ebbe diverse podesterie in varie città. Nel 1268 i due furono chiamati a Firenze (" da tua terra ") con l'ufficio di podestà (" per conservar sua pace "); ma, ipocritamente, favorirono la parte guelfa, per cui si ebbe la fuga dei ghibellini e la distruzione delle case degli Uberti site presso il " Gardingo ", antica fortezza longobarda eretta " a guardia " di Firenze.
23.105 nomati, e da tua terra insieme presi,

23.106 come suole esser tolto un uom solingo,
23.107 per conservar sua pace; e fummo tali,
23.108 ch'ancor si pare intorno dal Gardingo».

23.109 Io cominciai: «O frati, i vostri mali...»;
23.110 ma più non dissi, ch'a l'occhio mi corse
23.111 un, crucifisso in terra con tre pali.

23.112 Quando mi vide, tutto si distorse,
23.113 soffiando ne la barba con sospiri;
23.114 e 'l frate Catalan, ch'a ciò s'accorse, mostra/nascondi nota in-23-114 ch'a ciò s'accorse: che al sentir sospirare il crocifisso si accorse che io lo guardavo.

23.115 mi disse: «Quel confitto che tu miri,
23.116 consigliò i Farisei che convenia mostra/nascondi nota in-23-116 consigliò i Farisei: è Caifas, il sommo pontefice che, fingendo di parlare per il comune interesse, persuase i Farisei che era necessario far morire un uomo per il bene del popolo; determinando in tal modo la crocifissione di Gesù Cristo.
23.117 porre un uom per lo popolo a' martìri.

23.118 Attraversato è, nudo, ne la via,
23.119 come tu vedi, ed è mestier ch'el senta mostra/nascondi nota in-23-119 ed è mestier ch'el senta: ed è giusto che senta come pesa chiunque passi, prima che sia passato (" pria ").
23.120 qualunque passa, come pesa, pria.

23.121 E a tal modo il socero si stenta mostra/nascondi nota in-23-121 il socero: così é punito il suocero Anna e gli altri Farisei, che parteciparono a quel concilio che fu la prima radice di sciagura per gli Ebrei. Infatti Dio vendicò la morte di Cristo con la distruzione di Gerusalemme, ad opera di Tito.
23.122 in questa fossa, e li altri dal concilio
23.123 che fu per li Giudei mala sementa».

23.124 Allor vid'io maravigliar Virgilio mostra/nascondi nota in-23-124 maravigliar Virgilio: la commossa meraviglia può, in linea subordinata, ricordarci che, nella precedente discesa, Virgilio non aveva visto Caifas, non ancora morto.
23.125 sovra colui ch'era disteso in croce
23.126 tanto vilmente ne l'etterno essilio.

23.127 Poscia drizzò al frate cotal voce:
23.128 «Non vi dispiaccia, se vi lece, dirci
23.129 s'a la man destra giace alcuna foce mostra/nascondi nota in-23-129 foce : sbocco, uscita.

23.130 onde noi amendue possiamo uscirci,
23.131 sanza costrigner de li angeli neri mostra/nascondi nota in-23-131 angeli neri: i demoni.
23.132 che vegnan d'esto fondo a dipartirci».

23.133 Rispuose adunque: «Più che tu non speri
23.134 s'appressa un sasso che de la gran cerchia mostra/nascondi nota in-23-134 un sasso: una serie di ponti.
23.135 si move e varca tutt'i vallon feri,

23.136 salvo che 'n questo è rotto e nol coperchia:
23.137 montar potrete su per la ruina, mostra/nascondi nota in-23-137 su per la ruina: su per le macerie del ponte, rotto proprio sulla sesta bolgia, che giacciono in pendenza (" in costa ") e si elevano dal fondo (" soperchia ").
23.138 che giace in costa e nel fondo soperchia».

23.139 Lo duca stette un poco a testa china;
23.140 poi disse: «Mal contava la bisogna mostra/nascondi nota in-23-140 Mal contava: ci informava male su quel che bisognasse fare, colui che afferra con l'uncino i peccatori nella quinta bolgia (" di qua "). Si ricordi la falsa informazione di Malacoda (cfr. c. XXI, 111).
23.141 colui che i peccator di qua uncina».

23.142 E 'l frate: «Io udi' già dire a Bologna mostra/nascondi nota in-23-142 E 'l frate: la frase di Catalano è una sapida e sottile canzonatura dei dotti teologi bolognesi e, per riflesso, di Virgilio, così malignamente giocato da Malacoda.
23.143 del diavol vizi assai, tra ' quali udi'
23.144 ch'elli è bugiardo, e padre di menzogna».

23.145 Appresso il duca a gran passi sen gì, mostra/nascondi nota in-23-145 sen gì: si avviò.
23.146 turbato un poco d'ira nel sembiante;
23.147 ond'io da li 'ncarcati mi parti' mostra/nascondi nota in-23-147 da li 'ncarcati : dai peccatori gravati dal peso delle cappe.

23.148 dietro a le poste de le care piante. mostra/nascondi nota in-23-148 poste: peste, passi.




Mentr'io dubbiava per lo viso spento, | de la fulgida fiamma che lo spense | uscì un spiro che mi fece attento,   •   Paradiso, Canto 26, Verso 1

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