Inferno : Canto 18

18.1 Luogo è in inferno detto Malebolge, mostra/nascondi nota in-18-1 Malebolge: bolgia vuol dire sacca; Malebolge è dunque la parte dell'Inferno che "insacca" (cfr. c. VII, 18) "il mal dell'universo".
18.2 tutto di pietra di color ferrigno,
18.3 come la cerchia che dintorno il volge. mostra/nascondi nota in-18-3 la cerchia: della parete che circonda la voragine.

18.4 Nel dritto mezzo del campo maligno mostra/nascondi nota in-18-4 Nel dritto mezzo: proprio nel mezzo… si apre ("vaneggia") un pozzo… di cui spiegherò la struttura e la funzione ("l'ordigno") a suo luogo ("suo loco", alla latina).
18.5 vaneggia un pozzo assai largo e profondo,
18.6 di cui suo loco dicerò l'ordigno.

18.7 Quel cinghio che rimane adunque è tondo mostra/nascondi nota in-18-7 Quel cinghio: la parte circolare ("cinghio") che rimane tra il pozzo e la parete rocciosa, cioè Malebolge, è formata da cerchi concentrici ("tondo") ed ha il fondo diviso in dieci fossati ("valli"), cioè in bolge.
18.8 tra 'l pozzo e 'l piè de l'alta ripa dura,
18.9 e ha distinto in dieci valli il fondo.

18.10 Quale, dove per guardia de le mura mostra/nascondi nota in-18-10 Quale: quale aspetto ("figura") presenta ("rende"), dove diversi fossi circondano i castelli per difesa delle mura ("guardia"), il terreno ("la parte") in cui essi sono scavati, tale aspetto ("imagine") qui presentavano le bolge ("quelli"); e, come in tali fortezze dalle soglie sporgono ("son") ponticelli, che raggiungono l'argine esterno ("alla ripa di fuor") del fosso, così dal basso della roccia si staccavano scogli che attraversavano ("ricidien") gli argini e i fossati fino al pozzo che li interrompe ("i tronca") e li riceve ("raccogli").
18.11 più e più fossi cingon li castelli,
18.12 la parte dove son rende figura,

18.13 tale imagine quivi facean quelli;
18.14 e come a tai fortezze da' lor sogli
18.15 a la ripa di fuor son ponticelli,

18.16 così da imo de la roccia scogli
18.17 movien che ricidien li argini e ' fossi
18.18 infino al pozzo che i tronca e raccogli.

18.19 In questo luogo, de la schiena scossi mostra/nascondi nota in-18-19 scossi: fatti discendere.
18.20 di Gerion, trovammoci; e 'l poeta
18.21 tenne a sinistra, e io dietro mi mossi.

18.22 A la man destra vidi nova pieta, mostra/nascondi nota in-18-22 pieta: pietosa visione.
18.23 novo tormento e novi frustatori,
18.24 di che la prima bolgia era repleta. mostra/nascondi nota in-18-24 repleta: ripiena.

18.25 Nel fondo erano ignudi i peccatori;
18.26 dal mezzo in qua ci venien verso 'l volto, mostra/nascondi nota in-18-26 dal mezzo in qua: la prima bolgia è percorsa da due schiere di dannati, che procedono l'una in senso inverso dall'altra. La prima, che occupa la metà della bolgia dal centro all'argine ove sono i poeti, avanza di fronte; la seconda, che occupa l'altra metà della bolgia, procede mostrando le spalle: cioè va nella stessa direzione di Dante e Virgilio ("con noi"), ma con andatura più veloce ("passi maggiori").
18.27 di là con noi, ma con passi maggiori,

18.28 come i Roman per l'essercito molto, mostra/nascondi nota in-18-28 come i Roman: come i Romani, per l'eccezionale affollamento dovuto ai pellegrini convenuti per il giubileo, nel 1300, hanno trovato ("colto") un sistema ("modo") per far passare la gente sul ponte Sant'Angelo, per cui da un lato di esso tutti avanzavano verso Castel Sant'Angelo e si recavano a San Pietro, e dall'altro lato del ponte andavano verso Monte Giordano.
18.29 l'anno del giubileo, su per lo ponte
18.30 hanno a passar la gente modo colto,

18.31 che da l'un lato tutti hanno la fronte
18.32 verso 'l castello e vanno a Santo Pietro;
18.33 da l'altra sponda vanno verso 'l monte.

18.34 Di qua, di là, su per lo sasso tetro
18.35 vidi demon cornuti con gran ferze, mostra/nascondi nota in-18-35 ferze: sferze, fruste.
18.36 che li battien crudelmente di retro.

18.37 Ahi come facean lor levar le berze mostra/nascondi nota in-18-37 le berze: le calcagna.
18.38 a le prime percosse! già nessuno
18.39 le seconde aspettava né le terze.

18.40 Mentr'io andava, li occhi miei in uno
18.41 furo scontrati; e io sì tosto dissi:
18.42 «Già di veder costui non son digiuno». mostra/nascondi nota in-18-42 non son digiuno: son sazio; cioè, Dante vuol dire che non per la prima volta vede quel dannato, e che lo riconosce.

18.43 Per ch'io a figurarlo i piedi affissi; mostra/nascondi nota in-18-43 affissi: arrestai il passo per meglio ravvisarlo ("figurarlo").
18.44 e 'l dolce duca meco si ristette, mostra/nascondi nota in-18-44 dolce: perché condiscendente.
18.45 e assentio ch'alquanto in dietro gissi. mostra/nascondi nota in-18-45 in dietro: perché il dannato, che procede in direzione opposta a quella di Dante, è già passato, sferzato dai demoni.

18.46 E quel frustato celar si credette
18.47 bassando 'l viso; ma poco li valse,
18.48 ch'io dissi: «O tu che l'occhio a terra gette,

18.49 se le fazion che porti non son false, mostra/nascondi nota in-18-49 se le fazion: se le tue fattezze non sono alterate.
18.50 Venedico se' tu Caccianemico. mostra/nascondi nota in-18-50 Venedico: è Venedico de' Caccianimici, nobile bolognese di parte guelfa, perciò sostenitore dei Geremei contro i Lambertazzi ghibellini; fu podestà ed ebbe altri importanti incarichi.
18.51 Ma che ti mena a sì pungenti salse?». mostra/nascondi nota in-18-51 salse: tormenti.

18.52 Ed elli a me: «Mal volentier lo dico;
18.53 ma sforzami la tua chiara favella, mostra/nascondi nota in-18-53 la tua chiara favella: le tue parole con cui mostri chiaramente d'avermi riconosciuto.
18.54 che mi fa sovvenir del mondo antico.

18.55 I' fui colui che la Ghisolabella mostra/nascondi nota in-18-55 la Ghisolabella: Venedico persuase la propria sorella Ghisolabella, già sposata, a cedere alle voglie del Marchese di Ferrara, Obizzo II d'Este.
18.56 condussi a far la voglia del marchese,
18.57 come che suoni la sconcia novella. mostra/nascondi nota in-18-57 come che suoni: comunque sia stato narrato il turpe episodio ("sconcia novella").

18.58 E non pur io qui piango bolognese;
18.59 anzi n'è questo luogo tanto pieno,
18.60 che tante lingue non son ora apprese mostra/nascondi nota in-18-60 che tante lingue: che non altrettanto numerose sono le lingue ora ammaestrate ("apprese") a dire "sia" ("sipa") nel territorio di Bologna ("tra Sàvena e Reno").

18.61 a dicer "sipa" tra Sàvena e Reno;
18.62 e se di ciò vuoi fede o testimonio,
18.63 rècati a mente il nostro avaro seno». mostra/nascondi nota in-18-63 avaro seno: animo avido di denaro.

18.64 Così parlando il percosse un demonio
18.65 de la sua scuriada, e disse: «Via, mostra/nascondi nota in-18-65 de la sua scuriada: con la sua frusta.
18.66 ruffian! qui non son femmine da conio». mostra/nascondi nota in-18-66 femmine da conio: donne da corrompere, per denaro. Col conio si stampano le monete.

18.67 I' mi raggiunsi con la scorta mia;
18.68 poscia con pochi passi divenimmo
18.69 là 'v'uno scoglio de la ripa uscia. mostra/nascondi nota in-18-69 della ripa uscia: si dipartiva dalla riva.

18.70 Assai leggeramente quel salimmo;
18.71 e vòlti a destra su per la sua scheggia, mostra/nascondi nota in-18-71 scheggia: la cima scheggiata.
18.72 da quelle cerchie etterne ci partimmo. mostra/nascondi nota in-18-72 cerchie: sono i giri che compiono i dannati.

18.73 Quando noi fummo là dov'el vaneggia mostra/nascondi nota in-18-73 vaneggia: è vuoto; al di sotto, per consentire il passaggio.
18.74 di sotto per dar passo a li sferzati,
18.75 lo duca disse: «Attienti, e fa che feggia mostra/nascondi nota in-18-75 Attienti: arrestati e fa' che ti raggiunga ("feggia": ferisca) lo sguardo ("lo viso") di questi altri mal nati, che ancora non hai visto in viso, perché procedevano nella nostra stessa direzione.

18.76 lo viso in te di quest'altri mal nati,
18.77 ai quali ancor non vedesti la faccia
18.78 però che son con noi insieme andati».

18.79 Del vecchio ponte guardavam la traccia mostra/nascondi nota in-18-79 Del: dal.
18.80 che venìa verso noi da l'altra banda,
18.81 e che la ferza similmente scaccia.

18.82 E 'l buon maestro, sanza mia dimanda,
18.83 mi disse: «Guarda quel grande che vene,
18.84 e per dolor non par lagrime spanda:

18.85 quanto aspetto reale ancor ritene!
18.86 Quelli è Iasón, che per cuore e per senno mostra/nascondi nota in-18-86 Iason: Giasone è il mitico eroe che guidò gli argonauti nella Colchide, alla conquista del vello d'oro.
18.87 li Colchi del monton privati féne. mostra/nascondi nota in-18-87 féne: fece, rese privi ("privati").

18.88 Ello passò per l'isola di Lenno, mostra/nascondi nota in-18-88 l'isola di Lenno: gli abitanti dell'isola di Lemno, per punizione imposta da Venere, trascuravano le loro mogli, le quali, colizzatesi, li uccisero tutti. In quest'isola Giasone sedusse la giovane Isifile, figlia del re Toante, la quale prima aveva ingannato le compagne, sottraendo alla morte il padre, all'epoca della strage dei maschi. Per aver abbandonato la fanciulla da lui resa madre, Giasone è punito tra i seduttori e, nell'Inferno, si fa vendetta anche del tradimento perpetrato ai danni di Medea. Figlia di Oeta, re della Colchide, Medea aiutò l'eroe nella conquista del vello d'oro; fuggì poi con lui ma, sebbene gli avesse dato due figli, si vide tradita quando il volubile Giasone si innamorò di Creùsa (o Glauche), figlia di Creonte, re di Corinto.
18.89 poi che l'ardite femmine spietate
18.90 tutti li maschi loro a morte dienno.

18.91 Ivi con segni e con parole ornate
18.92 Isifile ingannò, la giovinetta
18.93 che prima avea tutte l'altre ingannate.

18.94 Lasciolla quivi, gravida, soletta;
18.95 tal colpa a tal martiro lui condanna;
18.96 e anche di Medea si fa vendetta.

18.97 Con lui sen va chi da tal parte inganna: mostra/nascondi nota in-18-97 da tal parte: in questo modo, cioè con la seduzione.
18.98 e questo basti de la prima valle mostra/nascondi nota in-18-98 prima valle: la prima bolgia.
18.99 sapere e di color che 'n sé assanna». mostra/nascondi nota in-18-99 assanna: azzanna, racchiude.

18.100 Già eravam là 've lo stretto calle mostra/nascondi nota in-18-100 calle: il ponticello incrocia con il secondo argine e questo fa da base ("spalle") al ponte che attraversa la seconda bolgia.
18.101 con l'argine secondo s'incrocicchia,
18.102 e fa di quello ad un altr'arco spalle.

18.103 Quindi sentimmo gente che si nicchia mostra/nascondi nota in-18-103 si nicchia: si lamenta. Sono gli adulatori.
18.104 ne l'altra bolgia e che col muso scuffa, mostra/nascondi nota in-18-104 scuffa: soffia rumorosamente con le narici.
18.105 e sé medesma con le palme picchia.

18.106 Le ripe eran grommate d'una muffa,
18.107 per l'alito di giù che vi s'appasta, mostra/nascondi nota in-18-107 vi s'appasta: vi si deposita, formando come una sozza patina che travagliava violentemente la vista e l'olfatto.
18.108 che con li occhi e col naso facea zuffa.

18.109 Lo fondo è cupo sì, che non ci basta
18.110 loco a veder sanza montare al dosso mostra/nascondi nota in-18-110 sanza montare: se non salendo sulla parte più elevata del ponte.
18.111 de l'arco, ove lo scoglio più sovrasta.

18.112 Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso
18.113 vidi gente attuffata in uno sterco
18.114 che da li uman privadi parea mosso. mostra/nascondi nota in-18-114 da li uman privadi: pareva provenire dalle latrine.

18.115 E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco,
18.116 vidi un col capo sì di merda lordo,
18.117 che non parea s'era laico o cherco. mostra/nascondi nota in-18-117 che non parea: non appariva chiaro se avesse la chierica o no.

18.118 Quei mi sgridò: «Perché se' tu sì gordo
18.119 di riguardar più me che li altri brutti?».
18.120 E io a lui: «Perché, se ben ricordo,

18.121 già t'ho veduto coi capelli asciutti,
18.122 e se' Alessio Interminei da Lucca: mostra/nascondi nota in-18-122 Alessio Interminei: è il lucchese Interminelli, nobile di parte bianca, vissuto nella seconda metà del secolo XIII.
18.123 però t'adocchio più che li altri tutti».

18.124 Ed elli allor, battendosi la zucca:
18.125 «Qua giù m'hanno sommerso le lusinghe
18.126 ond'io non ebbi mai la lingua stucca». mostra/nascondi nota in-18-126 stucca: stanca, sazia.

18.127 Appresso ciò lo duca «Fa che pinghe», mostra/nascondi nota in-18-127 che pinghe: che tu spinga, sì da raggiungere ("attinghe").
18.128 mi disse «il viso un poco più avante,
18.129 sì che la faccia ben con l'occhio attinghe

18.130 di quella sozza e scapigliata fante mostra/nascondi nota in-18-130 fante: giovane donna.
18.131 che là si graffia con l'unghie merdose,
18.132 e or s'accoscia e ora è in piedi stante.

18.133 Taide è, la puttana che rispuose mostra/nascondi nota in-18-133 Taide: è la meretrice di cui si parla in una scena dell'"Eunuco" di Terenzio, citata da Cicerone nel "De Amicitia". Trasone (il "drudo suo"), avendole donato una schiava, chiese al mezzano, Gnatone se il regalo fosse giunto gradito. La risposta di Gnatone è qui da Dante attribuita a Taide stessa.
18.134 al drudo suo quando disse "Ho io grazie mostra/nascondi nota in-18-134 grazie: grandi meriti presso ("appo", cfr. lat. "apud") di te.
18.135 grandi apo te?": "Anzi maravigliose!".

18.136 E quinci sien le nostre viste sazie». mostra/nascondi nota in-18-136 quinci: di questa bolgia.




E io: «Maestro, già le sue meschite | là entro certe ne la valle cerno, | vermiglie come se di foco uscite   •   Inferno, Canto 8, Verso 70

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