Inferno : Canto 16

16.1 Già era in loco onde s'udìa 'l rimbombo
16.2 de l'acqua che cadea ne l'altro giro, mostra/nascondi nota in-16-2 ne l'altro giro: nell'altro cerchio, l'ottavo.
16.3 simile a quel che l'arnie fanno rombo, mostra/nascondi nota in-16-3 simile: simile al cupo ronzio (" rombo ") che proviene dagli alveari ("arnie").

16.4 quando tre ombre insieme si partiro, mostra/nascondi nota in-16-4 si partiro: si staccarono dalle altre.
16.5 correndo, d'una torma che passava
16.6 sotto la pioggia de l'aspro martiro.

16.7 Venian ver noi, e ciascuna gridava:
16.8 «Sòstati tu ch'a l'abito ne sembri mostra/nascondi nota in-16-8 a l'abito: dal modo di vestire, sembri essere qualcuno della nostra malvagia città (" terra prava ").
16.9 esser alcun di nostra terra prava».

16.10 Ahimè, che piaghe vidi ne' lor membri
16.11 ricenti e vecchie, da le fiamme incese!
16.12 Ancor men duol pur ch'i' me ne rimembri. mostra/nascondi nota in-16-12 pur ch'i' me ne rimembri: sol che me ne ricordi.

16.13 A le lor grida il mio dottor s'attese; mostra/nascondi nota in-16-13 s'attese: rivolse la sua attenzione.
16.14 volse 'l viso ver me, e: «Or aspetta»,
16.15 disse «a costor si vuole esser cortese. mostra/nascondi nota in-16-15 si vuole: bisogna.

16.16 E se non fosse il foco che saetta
16.17 la natura del loco, i' dicerei
16.18 che meglio stesse a te che a lor la fretta». mostra/nascondi nota in-16-18 che meglio stesse: che meglio converrebbe a te, affrettarti al colloquio, che non a loro. Si spiega perché questi sodomiti sono cittadini ragguardevoli "ch'a ben far puoser li 'ngegni " (cfr. c. VI, 81).

16.19 Ricominciar, come noi restammo, ei
16.20 l'antico verso; e quando a noi fuor giunti, mostra/nascondi nota in-16-20 l'antico verso: il consueto lamento.
16.21 fenno una rota di sé tutti e trei. mostra/nascondi nota in-16-21 una rota: tutti e tre (" trei ") si disposero in cerchio e continuarono a procedere rotando; i sodomiti non possono mai fermarsi.

16.22 Qual sogliono i campion far nudi e unti, mostra/nascondi nota in-16-22 Qual sogliono…: come usano fare gli atleti, nudi ed unti d'olio, cercando di individuare con gli occhi (" avvisando ") il punto ove afferrare con vantaggio l'avversario, prima che tra loro si colpiscano di piatto e di punta (" battuti e punti "). Vale a dire, con ceffoni e pugni.
16.23 avvisando lor presa e lor vantaggio,
16.24 prima che sien tra lor battuti e punti,

16.25 così rotando, ciascuno il visaggio mostra/nascondi nota in-16-25 visaggio: il viso, cioè lo sguardo, si che in essi il collo e i piedi erano volti in direzioni contrarie. Cioè procedevano, ruotando, e volgevano il capo a Dante.
16.26 drizzava a me, sì che 'n contraro il collo
16.27 faceva ai piè continuo viaggio.

16.28 E «Se miseria d'esto loco sollo mostra/nascondi nota in-16-28 loco sollo : luogo molle; è il sabbione, cedevole sotto i passi.
16.29 rende in dispetto noi e nostri prieghi»,
16.30 cominciò l'uno «e 'l tinto aspetto e brollo, mostra/nascondi nota in-16-30 brollo: brullo, squallido perché bruciacchiato.

16.31 la fama nostra il tuo animo pieghi
16.32 a dirne chi tu se', che i vivi piedi
16.33 così sicuro per lo 'nferno freghi. mostra/nascondi nota in-16-33 freghi: più che strisciare (fregare) Dante poggia saldamente in terra i piedi, mentre i dannati, evidentemente, procedono saltellando per lo smisurato calore del sabbione ardente (cfr. " pestar " del v. seguente).

16.34 Questi, l'orme di cui pestar mi vedi,
16.35 tutto che nudo e dipelato vada,
16.36 fu di grado maggior che tu non credi:

16.37 nepote fu de la buona Gualdrada; mostra/nascondi nota in-16-37 Gualdrada: figlia di Bellincione Berti, fu donna di esemplare virtù. Suo nipote, Guido Guerra, fu insigne uomo d'arme di parte guelfa: mori nel 1272.
16.38 Guido Guerra ebbe nome, e in sua vita
16.39 fece col senno assai e con la spada.

16.40 L'altro, ch'appresso me la rena trita, mostra/nascondi nota in-16-40 trita: calpesta il cedevole sabbione.
16.41 è Tegghiaio Aldobrandi, la cui voce mostra/nascondi nota in-16-41 Tegghiaio Aldobrandi: fu podestà di Arezzo nel 1256. Cercò di evitare, senza riuscirvi, la sconfitta di Montaperti; per cui la sua fama (" voce ") dovrebbe essere apprezzata (" gradita ") nel mondo.
16.42 nel mondo sù dovrìa esser gradita.

16.43 E io, che posto son con loro in croce,
16.44 Iacopo Rusticucci fui; e certo mostra/nascondi nota in-16-44 Iacopo Rusticucci: gentiluomo e diplomatico, sembra qui confessare il suo peccato, attribuendone in certo modo la prima origine alla crudeltà mentale della moglie ritrosa (" fiera ").
16.45 la fiera moglie più ch'altro mi nuoce».

16.46 S'i' fossi stato dal foco coperto, mostra/nascondi nota in-16-46 S'i' fossi: Dante da gran tempo (cfr. c. VI, v. 79) desiderava incontrarsi con il Tegghiaio e Iacopo Rusticucci.
16.47 gittato mi sarei tra lor di sotto,
16.48 e credo che 'l dottor l'avria sofferto; mostra/nascondi nota in-16-48 sofferto : permesso, tollerato.

16.49 ma perch'io mi sarei brusciato e cotto,
16.50 vinse paura la mia buona voglia
16.51 che di loro abbracciar mi facea ghiotto. mostra/nascondi nota in-16-51 ghiotto : desideroso.

16.52 Poi cominciai: «Non dispetto, ma doglia mostra/nascondi nota in-16-52 dispetto: disprezzo, come al v. 29.
16.53 la vostra condizion dentro mi fisse,
16.54 tanta che tardi tutta si dispoglia, mostra/nascondi nota in-16-54 tardi tutta si dispoglia: ci vorrà del tempo prima che dilegui completamente.

16.55 tosto che questo mio segnor mi disse mostra/nascondi nota in-16-55 tosto che: non appena Virgilio mi disse (cfr. v. 14 e segg.) parole per cui io pensai che venisse gente così ragguardevole come voi siete, il vostro stato (" condizion ") mi suggerì (" dentro mi fisse ") non disprezzo, ma dolore.
16.56 parole per le quali i' mi pensai
16.57 che qual voi siete, tal gente venisse.

16.58 Di vostra terra sono, e sempre mai mostra/nascondi nota in-16-58 sempre mai : sempre.
16.59 l'ovra di voi e li onorati nomi
16.60 con affezion ritrassi e ascoltai. mostra/nascondi nota in-16-60 ritrassí: appresi.

16.61 Lascio lo fele e vo per dolci pomi mostra/nascondi nota in-16-61 lo fele: il fiele, l'amaro dell'inferno; i " pomi " sono il frutto del bene a lui promesso da ( " per " ) Virgilio.
16.62 promessi a me per lo verace duca;
16.63 ma 'nfino al centro pria convien ch'i' tomi». mostra/nascondi nota in-16-63 tomi: cada, discenda.

16.64 «Se lungamente l'anima conduca mostra/nascondi nota in-16-64 Se: con valore ottativo, come già altrove (cfr. c. X, 82 e 94).
16.65 le membra tue», rispuose quelli ancora,
16.66 «e se la fama tua dopo te luca, mostra/nascondi nota in-16-66 luca : risplenda.

16.67 cortesia e valor dì se dimora mostra/nascondi nota in-16-67 cortesia e valor: onestà e gentile bontà. dì : dicci.
16.68 ne la nostra città sì come suole,
16.69 o se del tutto se n'è gita fora;

16.70 ché Guiglielmo Borsiere, il qual si duole mostra/nascondi nota in-16-70 Guiglielmo Borsiere : cavaliere fiorentino assai lodato dal Boccaccio, che ne scrive nel Decamerone (I, 8). 71: per poco: da poco tempo.
16.71 con noi per poco e va là coi compagni,
16.72 assai ne cruccia con le sue parole». mostra/nascondi nota in-16-72 ne cruccia: ci rattrista, parlandoci della corruzione di Firenze. Il Rusticucci chiede notizie a Dante, perché i dannati, come sappiamo (cfr. c. X, 100 e segg.), prevedono il futuro, ma ignorano il presente.

16.73 «La gente nuova e i sùbiti guadagni mostra/nascondi nota in-16-73 La gente nuova: gli arrivisti e i nuovi ricchi son montati in superbia ed hanno perso il senso del limite, o Firenze, si che già ne lamenti le conseguenze (" sì che tu già ten piagni.). E' un'improvvisa apostrofe contro la " terra prava ".
16.74 orgoglio e dismisura han generata,
16.75 Fiorenza, in te, sì che tu già ten piagni».

16.76 Così gridai con la faccia levata;
16.77 e i tre, che ciò inteser per risposta,
16.78 guardar l'un l'altro com'al ver si guata.

16.79 «Se l'altre volte sì poco ti costa»,
16.80 rispuoser tutti «il satisfare altrui,
16.81 felice te se sì parli a tua posta! mostra/nascondi nota in-16-81 a tua posta: a tuo giudizio, liberamente.

16.82 Però, se campi d'esti luoghi bui mostra/nascondi nota in-16-82 campi : scampi.
16.83 e torni a riveder le belle stelle,
16.84 quando ti gioverà dicere "I' fui", mostra/nascondi nota in-16-84 ti gioverà: ti sarà caro ricordare "Io fui nell'al di là".

16.85 fa che di noi a la gente favelle».
16.86 Indi rupper la rota, e a fuggirsi
16.87 ali sembiar le gambe loro isnelle. mostra/nascondi nota in-16-87 sembiar : sembrarono.

16.88 Un amen non saria potuto dirsi
16.89 tosto così com'e' fuoro spariti;
16.90 per ch'al maestro parve di partirsi.

16.91 Io lo seguiva, e poco eravam iti,
16.92 che 'l suon de l'acqua n'era sì vicino, mostra/nascondi nota in-16-92 che 'l suon : è il " rimbombo " del verso I.
16.93 che per parlar saremmo a pena uditi. mostra/nascondi nota in-16-93 per parlar: per quanto parlassimo.

16.94 Come quel fiume c'ha proprio cammino mostra/nascondi nota in-16-94 Come quel fiume: come quel fiume (il Montone) che per primo (" prima ") ha un suo corso fino al mare (" proprio cammino ") tra quelli del versante sinistro dell'Appennino, andando dal Monviso verso levante, e che nel corso superiore (" suso ") prima di scendere a valle, si chiama Acquacheta e a Forlì è privo (" vacante ") di quel nome (si chiama infatti Montone) come quel fiume scroscia ( " rimbomba " ) sopra San Benedetto dell'Alpe, poiché precipita ( " per cadere " ) per un pendio ( " scesa ") insufficiente a contenere disciplinatamente le acque ("ove dovea per mille esser recetto"), perché dovrebbero esser raccolte da mille simili pendii, data in loro abbondanza; cosi, ecc. La comparazione é appesantita da troppi riferimenti geografici.
16.95 prima dal Monte Viso 'nver' levante,
16.96 da la sinistra costa d'Apennino,

16.97 che si chiama Acquacheta suso, avante
16.98 che si divalli giù nel basso letto,
16.99 e a Forlì di quel nome è vacante,

16.100 rimbomba là sovra San Benedetto
16.101 de l'Alpe per cadere ad una scesa
16.102 ove dovea per mille esser recetto;

16.103 così, giù d'una ripa discoscesa,
16.104 trovammo risonar quell'acqua tinta,
16.105 sì che 'n poc'ora avria l'orecchia offesa.

16.106 Io avea una corda intorno cinta, mostra/nascondi nota in-16-106 uno corda: l'allegoria è oscurissima. Potrebbe rappresentare "l'osservanza della legge " (Torraca), mediante la quale Dante pensò una volta ("alcuna volta") di prender la lonza, simbolo di frode (cfr. c. I, n. 49) e che servirà a domare Gerione, anch'esso " immagine di froda " (cfr. canto XVII, 7).
16.107 e con essa pensai alcuna volta
16.108 prender la lonza a la pelle dipinta. mostra/nascondi nota in-16-108 a la pelle dipinta: "a la gaietta pelle " (cfr. c. I, 42).

16.109 Poscia ch'io l'ebbi tutta da me sciolta,
16.110 sì come 'l duca m'avea comandato,
16.111 porsila a lui aggroppata e ravvolta. mostra/nascondi nota in-16-111 aggroppata e ravvolta : raggomitolata.

16.112 Ond'ei si volse inver' lo destro lato,
16.113 e alquanto di lunge da la sponda
16.114 la gittò giuso in quell'alto burrato.

16.115 "E' pur convien che novità risponda" mostra/nascondi nota in-16-115 novità: qualcosa di nuovo, mai vista prima.
16.116 dicea fra me medesmo "al novo cenno
16.117 che 'l maestro con l'occhio sì seconda". mostra/nascondi nota in-16-117 seconda : segue.

16.118 Ahi quanto cauti li uomini esser dienno
16.119 presso a color che non veggion pur l'ovra, mostra/nascondi nota in-16-119 pur l'ovra : non soltanto i fatti, ma penetrano nei nostri pensieri.
16.120 ma per entro i pensier miran col senno!

16.121 El disse a me: «Tosto verrà di sovra
16.122 ciò ch'io attendo e che il tuo pensier sogna:
16.123 tosto convien ch'al tuo viso si scovra». mostra/nascondi nota in-16-123 viso : vista.

16.124 Sempre a quel ver c'ha faccia di menzogna
16.125 de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote, mostra/nascondi nota in-16-125 de' : deve.
16.126 però che sanza colpa fa vergogna; mostra/nascondi nota in-16-126 però che: perché senza colpa ti fa sembrare bugiardo.

16.127 ma qui tacer nol posso; e per le note
16.128 di questa comedìa, lettor, ti giuro, mostra/nascondi nota in-16-128 comedìa: commedia. Il semplice titolo del poema prevale qui sulla designazione del generer letterario.
16.129 s'elle non sien di lunga grazia vòte, mostra/nascondi nota in-16-129 s'elle: voglia il cielo che non siano prive di lungo favore (" grazia ").

16.130 ch'i' vidi per quell'aere grosso e scuro mostra/nascondi nota in-16-130 aere grosso e scuro: atmosfera densa e cupa, in cui sembra nuotare (" notando " ) la figura che susciterebbe spavento (" maravigliosa " ) anche nel cuore più saldo (" sicuro ").
16.131 venir notando una figura in suso,
16.132 maravigliosa ad ogne cor sicuro,

16.133 sì come torna colui che va giuso mostra/nascondi nota in-16-133 colui: il marinaio che è sceso a disincagliare l'ancora che fa presa ("aggrappa") in uno scoglio o altro.
16.134 talora a solver l'àncora ch'aggrappa
16.135 o scoglio o altro che nel mare è chiuso,

16.136 che 'n sù si stende, e da piè si rattrappa. mostra/nascondi nota in-16-136 che 'n sù si stende: che si protende col busto e si spinge coi piedi dopo averli raccolti a se (" piè si rattrappa ").




due branche avea pilose insin l'ascelle; | lo dosso e 'l petto e ambedue le coste | dipinti avea di nodi e di rotelle.   •   Inferno, Canto 17, Verso 14

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