Inferno : Canto 15

15.1 Ora cen porta l'un de' duri margini;
15.2 e 'l fummo del ruscel di sopra aduggia, mostra/nascondi nota in-15-2 e 'l fummo: e il vapore che si leva dal ruscello fa ombra ( " aduggia " ) e ristagna, cosicché ripara dal fuoco l'acqua e le rive (" argini ").
15.3 sì che dal foco salva l'acqua e li argini.

15.4 Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia, mostra/nascondi nota in-15-4 tra Guizzante e Bruggia: tra Wissand e Bruges, in Fiandra, elevano argini e dighe (" lo schermo ") perché il mare sia contenuto.
15.5 temendo 'l fiotto che 'nver lor s'avventa,
15.6 fanno lo schermo perché 'l mar si fuggia;

15.7 e quali Padoan lungo la Brenta,
15.8 per difender lor ville e lor castelli,
15.9 anzi che Carentana il caldo senta: mostra/nascondi nota in-15-9 anzi che Carentana: prima che la Carinzia (comprendendo in essa anche la Valsugana, dove nasce la Brenta) subisca il calore che scioglie le nevi e ingrossa i fiumi.

15.10 a tale imagine eran fatti quelli,
15.11 tutto che né sì alti né sì grossi, mostra/nascondi nota in-15-11 tutto che: sebbene.
15.12 qual che si fosse, lo maestro felli. mostra/nascondi nota in-15-12 lo maestro felli: l'artefice li costruì, chiunque egli fosse, o Dio o uno dei suoi ministri.

15.13 Già eravam da la selva rimossi mostra/nascondi nota in-15-13 rimossi: allontanati.
15.14 tanto, ch'i' non avrei visto dov'era,
15.15 perch'io in dietro rivolto mi fossi, mostra/nascondi nota in-15-15 perch'io: per quanto io.

15.16 quando incontrammo d'anime una schiera
15.17 che venìan lungo l'argine, e ciascuna
15.18 ci riguardava come suol da sera

15.19 guardare uno altro sotto nuova luna; mostra/nascondi nota in-15-19 guardare uno altro: come si suole (" uno " impersonale) guardare un'altro incontrato di sera quando, per la luna nuova, il buio è profondo; cioè, aguzzando la vista, come fa il vecchio sarto per attraversare col filo la cruna di un ago.
15.20 e sì ver' noi aguzzavan le ciglia
15.21 come 'l vecchio sartor fa ne la cruna.

15.22 Così adocchiato da cotal famiglia, mostra/nascondi nota in-15-22 famiglia: schiera di colpevoli di peccato analogo (cfr. c. IV, 132).
15.23 fui conosciuto da un, che mi prese
15.24 per lo lembo e gridò: «Qual maraviglia!».

15.25 E io, quando 'l suo braccio a me distese,
15.26 ficcai li occhi per lo cotto aspetto, mostra/nascondi nota in-15-26 cotto: bruciato dall'eterna pioggia di fuoco.
15.27 sì che 'l viso abbrusciato non difese mostra/nascondi nota in-15-27 non difese: non impedì (cfr. il francese "defendu"=proibito) al mio discernimento (" 'ntelletto ") di riconoscerlo.

15.28 la conoscenza sua al mio 'ntelletto;
15.29 e chinando la mano a la sua faccia,
15.30 rispuosi: «Siete voi qui, ser Brunetto?». mostra/nascondi nota in-15-30 ser Brunetto?: Brunetto Latini, notaio (perciò è detto " ser "), letterato e uomo politico fiorentino, fu maestro di Dante e autore de "Li Livres du Tresor" e di molti libri di filosofia . E' qui punito tra i sodomiti.

15.31 E quelli: «O figliuol mio, non ti dispiaccia
15.32 se Brunetto Latino un poco teco
15.33 c e lascia andar la traccia». mostra/nascondi nota in-15-33 ritorna 'ndietro: la pena è di andare sempre senza arrestarsi: perciò egli torna indietro, lasciando la fila (" traccia " cfr. c. XII, n. SB) dei compagni; per non fermarsi.

15.34 I' dissi lui: «Quanto posso, ven preco;
15.35 e se volete che con voi m'asseggia, mostra/nascondi nota in-15-35 m'asseggia: mi fermi.
15.36 faròl, se piace a costui che vo seco».

15.37 «O figliuol», disse, «qual di questa greggia mostra/nascondi nota in-15-37 qual : chiunque.
15.38 s'arresta punto, giace poi cent'anni
15.39 sanz'arrostarsi quando 'l foco il feggia. mostra/nascondi nota in-15-39 sanz'arrostarsi: senza possibilità di farsi schermo con le braccia come se queste fossero una frasca (" rosta " : cfr. c. XIII, 117 e n.), quando il fuoco lo ferisca ( " feggia " ).

15.40 Però va oltre: i' ti verrò a' panni;
15.41 e poi rigiugnerò la mia masnada,
15.42 che va piangendo i suoi etterni danni».

15.43 I' non osava scender de la strada mostra/nascondi nota in-15-43 scender: si ricordi che Dante procede lungo i " margini " (cfr. v. 1), elevati rispetto al sabbione.
15.44 per andar par di lui; ma 'l capo chino
15.45 tenea com'uom che reverente vada.

15.46 El cominciò: «Qual fortuna o destino
15.47 anzi l'ultimo dì qua giù ti mena? mostra/nascondi nota in-15-47 anzi l'ultimo dì: prima della morte corporale.
15.48 e chi è questi che mostra 'l cammino?».

15.49 «Là sù di sopra, in la vita serena»,
15.50 rispuos'io lui, «mi smarri' in una valle,
15.51 avanti che l'età mia fosse piena. mostra/nascondi nota in-15-51 avanti…: prima di raggiungere il " mezzo del cammin di nostra vita ".

15.52 Pur ier mattina le volsi le spalle:
15.53 questi m'apparve, tornand'io in quella,
15.54 e reducemi a ca per questo calle». mostra/nascondi nota in-15-54 a ca: a casa; cioè in cielo, ove è la dimora delle anime.

15.55 Ed elli a me: «Se tu segui tua stella, mostra/nascondi nota in-15-55 tua stella: la benevola influenza del cielo.
15.56 non puoi fallire a glorioso porto, mostra/nascondi nota in-15-56 fallire: mancar di giungere.
15.57 se ben m'accorsi ne la vita bella;

15.58 e s'io non fossi sì per tempo morto, mostra/nascondi nota in-15-58 sì per tempo: troppo presto in confronto a Dante che, quando Brunetto morì, nel 1293 o '94, contava 28 o 29 anni.
15.59 veggendo il cielo a te così benigno,
15.60 dato t'avrei a l'opera conforto. mostra/nascondi nota in-15-60 conforto : sostegno, aiuto.

15.61 Ma quello ingrato popolo maligno
15.62 che discese di Fiesole ab antico, mostra/nascondi nota in-15-62 di Fiesole ab antico: si racconta che anticamente Cesare, dopo aver distrutto Fiesole, fondò Firenze, popolandola di coloni romani e di Fiesolani, i quali ultimi conservano ancora un carattere rude ed aspro come il monte donde provengono.
15.63 e tiene ancor del monte e del macigno,

15.64 ti si farà, per tuo ben far, nimico:
15.65 ed è ragion, ché tra li lazzi sorbi mostra/nascondi nota in-15-65 ed è ragion: ed é giusto, perché il dolce fico non può allignare tra i sorbi aspri, dal sapore acidulo.
15.66 si disconvien fruttare al dolce fico.

15.67 Vecchia fama nel mondo li chiama orbi; mostra/nascondi nota in-15-67 orbi: i Fiorentini, nella loro cecità, peccano di invidia, superbia, avarizia come già ha detto Ciacco (cfr. c. VI, 74 e seguente).
15.68 gent'è avara, invidiosa e superba:
15.69 dai lor costumi fa che tu ti forbi. mostra/nascondi nota in-15-69 ti forbi : ti purifichi (da forbire : nettare).

15.70 La tua fortuna tanto onor ti serba,
15.71 che l'una parte e l'altra avranno fame mostra/nascondi nota in-15-71 l'una parte e l'altra: i Bianchi e i Neri ti perseguiteranno ("avranno fame di te " ) ma non potranno averti ( " ma lungi… ").
15.72 di te; ma lungi fia dal becco l'erba.

15.73 Faccian le bestie fiesolane strame mostra/nascondi nota in-15-73 strame : foraggio; perciò: si divorino tra di loro.
15.74 di lor medesme, e non tocchin la pianta,
15.75 s'alcuna surge ancora in lor letame,

15.76 in cui riviva la sementa santa
15.77 di que' Roman che vi rimaser quando mostra/nascondi nota in-15-77 di que' Roman: cfr. n. al v. 62.
15.78 fu fatto il nido di malizia tanta».

15.79 «Se fosse tutto pieno il mio dimando», mostra/nascondi nota in-15-79 Se fosse tutto pieno: se si potesse esaudire il mio desiderio, voi sareste ancora tra i vivi.
15.80 rispuos'io lui, «voi non sareste ancora
15.81 de l'umana natura posto in bando;

15.82 ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora,
15.83 la cara e buona imagine paterna
15.84 di voi quando nel mondo ad ora ad ora mostra/nascondi nota in-15-84 ad ora ad ora : di quanto in quando.

15.85 m'insegnavate come l'uom s'etterna:
15.86 e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivo mostra/nascondi nota in-15-86 e quant'io: e quanto io ve ne sia grato, è necessario e giusto che si scorga dalle mie parole, finché avrò vita.
15.87 convien che ne la mia lingua si scerna.

15.88 Ciò che narrate di mio corso scrivo, mostra/nascondi nota in-15-88 di mio corso: del corso della mia vita, lo incido nella memoria (" scrivo ") e lo conservo per farmelo chiarire (" chiosar"), confrontato con altre predizioni (" testo "), quelle di Ciacco e di Farinata, da una Donna (Beatrice) che saprà farlo (cfr. c. X, 132) se a lei arrivo.
15.89 e serbolo a chiosar con altro testo
15.90 a donna che saprà, s'a lei arrivo.

15.91 Tanto vogl'io che vi sia manifesto, mostra/nascondi nota in-15-91 Tanto… : questo solo (" tanto ") voglio che vi sia manifesto: che sono pronto a sostenere i rovesci della sorte purché la mia coscienza non mi rimproveri ("garra").
15.92 pur che mia coscienza non mi garra,
15.93 che a la Fortuna, come vuol, son presto.

15.94 Non è nuova a li orecchi miei tal arra: mostra/nascondi nota in-15-94 arra: caparra, nel senso di minaccia.
15.95 però giri Fortuna la sua rota
15.96 come le piace, e 'l villan la sua marra». mostra/nascondi nota in-15-96 e 'l villan la sua marra: conclusione di sapore proverbiale; Dante si cura dei colpi della fortuna quanto si curerebbe dello zappare di un bifolco.

15.97 Lo mio maestro allora in su la gota
15.98 destra si volse in dietro, e riguardommi;
15.99 poi disse: «Bene ascolta chi la nota». mostra/nascondi nota in-15-99 Bene ascolta chi la nota: ascolta con profitto chi, questa sentenza, la ripone nella memoria.

15.100 Né per tanto di men parlando vommi mostra/nascondi nota in-15-100 per tanto: per l'intervento di Virgilio.
15.101 con ser Brunetto, e dimando chi sono
15.102 li suoi compagni più noti e più sommi.

15.103 Ed elli a me: «Saper d'alcuno è buono;
15.104 de li altri fia laudabile tacerci,
15.105 ché 'l tempo sarìa corto a tanto suono. mostra/nascondi nota in-15-105 ché 'l tempo: ché mancherebbe il tempo per fare un elenco completo.

15.106 In somma sappi che tutti fur cherci mostra/nascondi nota in-15-106 cherci : ecclesiastici.
15.107 e litterati grandi e di gran fama,
15.108 d'un peccato medesmo al mondo lerci.

15.109 Priscian sen va con quella turba grama, mostra/nascondi nota in-15-109 Priscian: é Prisciano da Cesarea, famoso grammatico latino; Francesco d'Accorso é un giurista bolognese del sec. XIII.
15.110 e Francesco d'Accorso anche; e vedervi,
15.111 s'avessi avuto di tal tigna brama,

15.112 colui potei che dal servo de' servi mostra/nascondi nota in-15-112 colui potei: avresti anche potuto vedervi colui che, già vescovo di Firenze fu trasferito a Vicenza (" in Bacchiglione ") dal papa ( " servo de' servi " ) e in quella città morì ("lasciò…"). E' Andrea dei Mozzi.
15.113 fu trasmutato d'Arno in Bacchiglione,
15.114 dove lasciò li mal protesi nervi.

15.115 Di più direi; ma 'l venire e 'l sermone
15.116 più lungo esser non può, però ch'i' veggio
15.117 là surger nuovo fummo del sabbione. mostra/nascondi nota in-15-117 nuovo fummo: é il polverio alzato da una nuova schiera, con la quale Brunetto non può e non deve confondersi (" esser non deggio").

15.118 Gente vien con la quale esser non deggio.
15.119 Sieti raccomandato il mio Tesoro
15.120 nel qual io vivo ancora, e più non cheggio».

15.121 Poi si rivolse, e parve di coloro
15.122 che corrono a Verona il drappo verde mostra/nascondi nota in-15-122 il drappo verde: gara di corsa podistica che si effettuava a Verona la prima domenica di quaresima.
15.123 per la campagna; e parve di costoro

15.124 quelli che vince, non colui che perde.




non se' ancor per tutto il cerchio vòlto: | per che, se cosa n'apparisce nova, | non de' addur maraviglia al tuo volto».   •   Inferno, Canto 14, Verso 128

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