Inferno : Canto 12
12.1 Era lo loco ov'a scender la riva
Era lo loco: il luogo ove venimmo a discendere la parete scoscesa era dirupato (" alpestro " ) e, per quel che inoltre vi si trovava (" che v'er' anco "), era tale che ognuno eviterebbe di guardarlo.
12.2 venimmo, alpestro e, per quel che v'er'anco,
12.3 tal, ch'ogne vista ne sarebbe schiva.
12.4 Qual è quella ruina che nel fianco
ruina: la frana che investì (" percosse ") l'Adige sul fianco al di qua di Trento, o per un terremoto, o per erosione delle acque (" sostegno manco "), identificata da alcuni negli Slavini di Marco, presso Rovereto.
12.5 di qua da Trento l'Adice percosse,
12.6 o per tremoto o per sostegno manco,
12.7 che da cima del monte, onde si mosse,
12.8 al piano è sì la roccia discoscesa,
12.9 ch'alcuna via darebbe a chi sù fosse:
ch'alcuna via: ché non consentirebbe alcun passaggio a chi di là volesse scendere; tale era la china di quel burrone (" burrato " ).
12.10 cotal di quel burrato era la scesa;
12.11 e 'n su la punta de la rotta lacca
lacca: la costa rocciosa.
12.12 l'infamia di Creti era distesa
l'infamia di Creti: il Minotauro, essere spaventoso, metà uomo e metà toro, nato in modo infamante dall'unione bestiale tra un toro e Pasifae, moglie del re di Creta Minosse, la quale, per godere l'amplesso della bestia, si nascose in una vacca di legno.
12.13 che fu concetta ne la falsa vacca;
concetta : concepita.
12.14 e quando vide noi, sé stesso morse,
12.15 sì come quei cui l'ira dentro fiacca.
fiacca: domina interamente.
12.16 Lo savio mio inver' lui gridò: «Forse
12.17 tu credi che qui sia 'l duca d'Atene,
'l duca d'Atene: Teseo liberò Atene dal tributo di giovani vite umane, dovute perché fossero date in pasto al Minotauro, uccidendo il mostro con l'aiuto di Arianna, figlia di Minosse e di Pasifae e perciò sorella, per parte di madre, del Minotauro.
12.18 che sù nel mondo la morte ti porse?
12.19 Pàrtiti, bestia: ché questi non vene
12.20 ammaestrato da la tua sorella,
12.21 ma vassi per veder le vostre pene».
12.22 Qual è quel toro che si slaccia in quella
si slaccia: si libera dai legami nel momento (" in quella ") in cui ha ricevuto il colpo mortale, per cui non sa più fuggire ( " gir " ) ma saltella qua e là.
12.23 c'ha ricevuto già 'l colpo mortale,
12.24 che gir non sa, ma qua e là saltella,
12.25 vid'io lo Minotauro far cotale;
far cotale: comportarsi nello stesso modo.
12.26 e quello accorto gridò: «Corri al varco:
quello : Virgilio.
12.27 mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale».
è buon che tu ti cale: è bene che ti cali giù.
12.28 Così prendemmo via giù per lo scarco
scarco: scarico delle pietre che costituiscono la frana.
12.29 di quelle pietre, che spesso moviensi
12.30 sotto i miei piedi per lo novo carco.
per lo novo carco: per l'insolito peso del corpo.
12.31 Io gia pensando; e quei disse: «Tu pensi
gia : andavo.
12.32 forse a questa ruina ch'è guardata
a questa: a questa.
12.33 da quell'ira bestial ch'i' ora spensi.
ira bestial: siamo nel cerchio dei violenti che soggiacquero alla matta bestialità (cfr. c. XI, 81 e n.), qui simboleggiata dal Minotauro.
12.34 Or vo' che sappi che l'altra fiata
12.35 ch'i' discesi qua giù nel basso inferno,
12.36 questa roccia non era ancor cascata.
12.37 Ma certo poco pria, se ben discerno,
12.38 che venisse colui che la gran preda
colui: Cristo, che tolse a Lucifero (" Dite ") la gran preda dal Limbo (" cerchio superno "; cfr. c. IV, 55 e segg.).
12.39 levò a Dite del cerchio superno,
12.40 da tutte parti l'alta valle feda
l'alta valle feda: la profonda e sozza valle, l'Inferno, subì un terremoto nel momento in cui Cristo spirò; poco prima, dunque, che scendesse al Limbo.
12.41 tremò sì, ch'i' pensai che l'universo
12.42 sentisse amor, per lo qual è chi creda
sentisse amor: secondo la dottrina di Empedocle, tramandata da Aristotele, tutte le cose si sarebbero formate per la discordia sorta tra i quattro elementi fondamentali, per cui, tornando la concordia (" amor ") il mondo si sarebbe convertito (" converso ") in un nuovo caos.
12.43 più volte il mondo in caòsso converso;
12.44 e in quel punto questa vecchia roccia
12.45 qui e altrove, tal fece riverso.
fece riverso: si rovesciò in questo modo.
12.46 Ma ficca li occhi a valle, ché s'approccia
s' approccia : s'approssima.
12.47 la riviera del sangue in la qual bolle
la riviera: il fiume di sangue bollente, detto Flegetonte, nel quale è immerso chiunque (" qual che ") usi violenza al prossimo. Siamo, cioè, nel I girone.
12.48 qual che per violenza in altrui noccia».
12.49 Oh cieca cupidigia e ira folle,
12.50 che sì ci sproni ne la vita corta,
12.51 e ne l'etterna poi sì mal c'immolle!
c'immolle: ci immolli, ci immergi.
12.52 Io vidi un'ampia fossa in arco torta,
12.53 come quella che tutto 'l piano abbraccia,
12.54 secondo ch'avea detto la mia scorta;
12.55 e tra 'l piè de la ripa ed essa, in traccia
ed essa: la fossa, il fiume di sangue.
12.56 corrien centauri, armati di saette,
centauri: mitici figli di Issione, re dei Lapiti: erano raffigurati con aspetto umano fino alla cintola e come cavalli nel resto. Qui essi procedono in fila (" in traccia ").
12.57 come solien nel mondo andare a caccia.
12.58 Veggendoci calar, ciascun ristette,
12.59 e de la schiera tre si dipartiro
12.60 con archi e asticciuole prima elette;
prima elette: scelte in precedenza.
12.61 e l'un gridò da lungi: «A qual martiro
12.62 venite voi che scendete la costa?
12.63 Ditel costinci; se non, l'arco tiro».
costinci: dal luogo ove vi trovate.
12.64 Lo mio maestro disse: «La risposta
12.65 farem noi a Chirón costà di presso:
a Chìron: Chirone fu un celebre centauro, al quale fu affidata l'educazione di Achille.
12.66 mal fu la voglia tua sempre sì tosta».
12.67 Poi mi tentò, e disse: «Quelli è Nesso,
mi tentò: mi toccò leggermente. Nesso è un centauro dal carattere impetuoso (cfr. v. 66); tentò di rapire Deianira, moglie di Ercole, ma fu da lui ucciso con una freccia bagnata nel sangue dell'Idra di Lerna. Prima di morire, consegnò a Deianira una veste macchiata del proprio sangue avvelenato, che la donna fece indossare ad Ercole, rendendolo pazzo; cosi Nesso " fé di sé la vendetta elli stesso ".
12.68 che morì per la bella Deianira
12.69 e fé di sé la vendetta elli stesso.
12.70 E quel di mezzo, ch'al petto si mira,
12.71 è il gran Chirón, il qual nodrì Achille;
12.72 quell'altro è Folo, che fu sì pien d'ira.
Folo: centauro violento, durante le nozze di Piritoo e Ippodamia diede esca, col suo comportamento, alla guerra tra Lapiti e centauri.
12.73 Dintorno al fosso vanno a mille a mille,
12.74 saettando qual anima si svelle
qual anima: qualunque anima cerca di uscir fuori dal sangue più di quanto la colpa le ha dato in sorte (" sortille ").
12.75 del sangue più che sua colpa sortille».
12.76 Noi ci appressammo a quelle fiere isnelle:
12.77 Chirón prese uno strale, e con la cocca
cocca: la parte posteriore della freccia.
12.78 fece la barba in dietro a le mascelle.
12.79 Quando s'ebbe scoperta la gran bocca,
12.80 disse a' compagni: «Siete voi accorti
12.81 che quel di retro move ciò ch'el tocca?
12.82 Così non soglion far li piè d'i morti».
12.83 E 'l mio buon duca, che già li er'al petto,
12.84 dove le due nature son consorti,
dove: dove la natura umana e quella equina si congiungono (" son consorti").
12.85 rispuose: «Ben è vivo, e sì soletto
sì soletto: con le mie sole facoltà.
12.86 mostrar li mi convien la valle buia;
12.87 necessità 'l ci 'nduce, e non diletto.
necessità: è questo per Dante l'unico mezzo di salvazione, in quanto decretato nell'alto dei cieli.
12.88 Tal si partì da cantare alleluia
Tal: Beatrice interruppe il canto delle lodi al Signore ("alleluia") e mi affidò quest'incarico eccezionale ("officio novo " ).
12.89 che mi commise quest'officio novo:
12.90 non è ladron, né io anima fuia.
fuia: ladra (cfr. lat. fur).
12.91 Ma per quella virtù per cu' io movo
12.92 li passi miei per sì selvaggia strada,
12.93 danne un de' tuoi, a cui noi siamo a provo,
a provo: presso (cfr. lat. ad prope).
12.94 e che ne mostri là dove si guada
12.95 e che porti costui in su la groppa,
12.96 ché non è spirto che per l'aere vada».
12.97 Chirón si volse in su la destra poppa,
12.98 e disse a Nesso: «Torna, e sì li guida,
12.99 e fa cansar s'altra schiera v'intoppa».
v'intoppa: vi incontra, opponendo l'ostacolo.
12.100 Or ci movemmo con la scorta fida
12.101 lungo la proda del bollor vermiglio,
la proda: la riva.
12.102 dove i bolliti facieno alte strida.
12.103 Io vidi gente sotto infino al ciglio;
12.104 e 'l gran centauro disse: «E' son tiranni
12.105 che dier nel sangue e ne l'aver di piglio.
che dier: che furono violenti (" dier… di piglio ").
12.106 Quivi si piangon li spietati danni;
12.107 quivi è Alessandro, e Dionisio fero,
Alessandro: Alessandro Magno, definito violento e crudele da Seneca, Lucano e Paolo Orosio; Dionisio è Dionigi, tiranno di Siracusa, città della Sicilia (" Cicilia "); Azzolino è Ezzelino III da Romano, tiranno della Marca Trevigiana; Opizzo è Obizzo II d'Este, marchese di Ferrara, ucciso dal suo pessimo figlio (" figliastro ") Azzo VIII.
12.108 che fé Cicilia aver dolorosi anni.
12.109 E quella fronte c'ha 'l pel così nero,
12.110 è Azzolino; e quell'altro ch'è biondo,
12.111 è Opizzo da Esti, il qual per vero
12.112 fu spento dal figliastro sù nel mondo».
12.113 Allor mi volsi al poeta, e quei disse:
12.114 «Questi ti sia or primo, e io secondo».
ti sia or primo: sia la tua guida.
12.115 Poco più oltre il centauro s'affisse
12.116 sovr'una gente che 'nfino a la gola
12.117 parea che di quel bulicame uscisse.
bulicame: il sangue ribollente e pullulante.
12.118 Mostrocci un'ombra da l'un canto sola,
12.119 dicendo: «Colui fesse in grembo a Dio
Colui: è Guido di Monfort, il quale, in una chiesa di Viterbo (" in grembo a Dio "), uccise Arrigo, congiunto di Edoardo I d'Inghilterra, con un colpo che gli fendé (" fesse ") il cuore, che ancora gronda sangue ("cola ") sul Tamigi. Sembra, infatti, che Arrigo fosse sepolto in Inghilterra e che il suo cuore venisse posto in una coppa sorretta da una statua sulle rive del Tamigi.
12.120 lo cor che 'n su Tamisi ancor si cola».
12.121 Poi vidi gente che di fuor del rio
12.122 tenean la testa e ancor tutto 'l casso;
'l casso: la cassa toracica.
12.123 e di costoro assai riconobb'io.
12.124 Così a più a più si facea basso
12.125 quel sangue, sì che cocea pur li piedi;
pur : soltanto.
12.126 e quindi fu del fosso il nostro passo.
quindi: di lì avvenne il nostro passaggio (" passo " ).
12.127 «Sì come tu da questa parte vedi
12.128 lo bulicame che sempre si scema»,
12.129 disse 'l centauro, «voglio che tu credi
12.130 che da quest'altra a più a più giù prema
da quest'altra: dall'altra parte il fondo si fa sempre più basso, fino a ricongiungersi dove sono i tiranni.
12.131 lo fondo suo, infin ch'el si raggiunge
12.132 ove la tirannia convien che gema.
12.133 La divina giustizia di qua punge
12.134 quell'Attila che fu flagello in terra
Attila: è il famoso capo degli Unni, detto flagello di Dio; Pirro è, probabilmente, il figlio di Achille, rappresentato nell'antichità come un sanguinario (cfr. En. II; 526 e segg ); Sesto è figlio di Pompeo, rivelatosi indegno del padre, quando si diede alla pirateria.
12.135 e Pirro e Sesto; e in etterno munge
munge: spreme le lacrime, che fa versare ( " diserra " ) mediante il sangue bollente.
12.136 le lagrime, che col bollor diserra,
12.137 a Rinier da Corneto, a Rinier Pazzo,
Rinier da Corneto: famoso " rubatore " maremmano, contemporaneo di Dante; l'altro è Rinieri de' Pazzi di Valdarno, anche lui famigerato bandito da strada.
12.138 che fecero a le strade tanta guerra».
12.139 Poi si rivolse, e ripassossi 'l guazzo.
'l guazzo: detto ciò, Nesso voltò indietro e ripassò il guado.
quando s'affisser, sì come s'affigge | chi va dinanzi a gente per iscorta | se trova novitate o sue vestigge, • Purgatorio, Canto 33, Verso 107