Inferno : Canto 1

1.1 Nel mezzo del cammin di nostra vita mostra/nascondi nota in-1-1 Nel mezzo : che la metà della vita cada nel " trentacinquesimo anno " si apprende dalle parole di Dante nel Convivio (IV, XXIII, 9). Il viaggio oltremondano comincia, pertanto, nel 1300, la sera del venerdì santo (cfr. Inf. II, 1 e XII, 112).
1.2 mi ritrovai per una selva oscura
1.3 ché la diritta via era smarrita.

1.4 Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
1.5 esta selva selvaggia e aspra e forte
1.6 che nel pensier rinova la paura!

1.7 Tant'è amara che poco è più morte; mostra/nascondi nota in-1-7 che poco è più morte: Dante si riferisce alla " seconda morte ", quella dello spirito; soltanto la dannazione; infatti, è poco più amara della selva che; quale simbolo della vita peccaminosa, ne costituisce una dolorosa anticipazione.
1.8 ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
1.9 dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.

1.10 Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
1.11 tant'era pien di sonno a quel punto
1.12 che la verace via abbandonai.

1.13 Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
1.14 là dove terminava quella valle
1.15 che m'avea di paura il cor compunto,

1.16 guardai in alto, e vidi le sue spalle
1.17 vestite già de' raggi del pianeta mostra/nascondi nota in-1-17 pianeta : il sole ere considerato un pianeta e il più adeguato simbolo della luce di Dio.
1.18 che mena dritto altrui per ogne calle.

1.19 Allor fu la paura un poco queta
1.20 che nel lago del cor m'era durata mostra/nascondi nota in-1-20 lago del cor: è la cavità del cuore nella quale si raccoglie il sangue.
1.21 la notte ch'i' passai con tanta pieta. mostra/nascondi nota in-1-21 pieta: ansia angosciosa.

1.22 E come quei che con lena affannata mostra/nascondi nota in-1-22 E come quei: e come il naufrago che, con respiro ("lena" ) affannoso raggiunta la riva, si volge al mare (" pelago ") in tempesta e osserva ( " guata " ) le acque, ancora incredulo di essere in salvo….
1.23 uscito fuor del pelago a la riva
1.24 si volge a l'acqua perigliosa e guata,

1.25 così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
1.26 si volse a retro a rimirar lo passo
1.27 che non lasciò già mai persona viva.

1.28 Poi ch'ei posato un poco il corpo lasso,
1.29 ripresi via per la piaggia diserta,
1.30 sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso. mostra/nascondi nota in-1-30 sì che 'l piè fermo: sembra che il poeta voglia simboleggiare, nell'incedere mal sicuro ed esitante, come di chi sia zoppo, l'incertezza e lo smarrimento che ancora ottenebrano l'animo suo. Tale è la interpretazione di Piero di Dante, che, forse, l'udì dal padre.

1.31 Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
1.32 una lonza leggiera e presta molto,
1.33 che di pel macolato era coverta;

1.34 e non mi si partia dinanzi al volto,
1.35 anzi 'mpediva tanto il mio cammino,
1.36 ch'i' fui per ritornar più volte vòlto. mostra/nascondi nota in-1-36 più volte volto: più volte fui tentato di tornare indietro.

1.37 Temp'era dal principio del mattino,
1.38 e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
1.39 ch'eran con lui quando l'amor divino mostra/nascondi nota in-1-39 quando l'amor divino: reminiscenza biblica; il sole si trova in congiunzione con la costellazione dell'Ariete (" quelle stelle ") in primavera, come quando Dio creò il mondo (" mosse di prima…" ).

1.40 mosse di prima quelle cose belle;
1.41 sì ch'a bene sperar m'era cagione
1.42 di quella fiera a la gaetta pelle

1.43 l'ora del tempo e la dolce stagione;
1.44 ma non sì che paura non mi desse
1.45 la vista che m'apparve d'un leone.

1.46 Questi parea che contra me venisse
1.47 con la test'alta e con rabbiosa fame,
1.48 sì che parea che l'aere ne tremesse.

1.49 Ed una lupa, che di tutte brame mostra/nascondi nota in-1-49 Ed una lupa: si e voluto vedere nelle tre fiere quasi lo specchio della suddivisione dei peccati nell'Inferno; precisamente, la lonza corrisponderebbe alla frode, il leone alla violenza, la lupa all'incontinenza. Ad ogni modo, è chiaro che le fiere rappresentano peccati, o categorie di essi, da cui l'uomo è afflitto.
1.50 sembiava carca ne la sua magrezza,
1.51 e molte genti fé già viver grame,

1.52 questa mi porse tanto di gravezza
1.53 con la paura ch'uscia di sua vista,
1.54 ch'io perdei la speranza de l'altezza.

1.55 E qual è quei che volontieri acquista,
1.56 e giugne 'l tempo che perder lo face,
1.57 che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista;

1.58 tal mi fece la bestia sanza pace,
1.59 che, venendomi 'ncontro, a poco a poco
1.60 mi ripigneva là dove 'l sol tace.

1.61 Mentre ch'i' rovinava in basso loco,
1.62 dinanzi a li occhi mi si fu offerto
1.63 chi per lungo silenzio parea fioco. mostra/nascondi nota in-1-63 chi per lungo silenzio : Virgilio rappresenta la ragione umana e, quindi, la sua voce appare fioca, sommessa, al peccatore che, vivendo nel vizio, dalla retta regione si è allontanato. Ma questo non vuol dire che Virgilio abbia dimostrato di esser "fioco " con atti o gesti. Senza forzare il valore letterale del verso, può benissimo intendersi che, nella cornice tra terrena e oltremondana, offerta dal paesaggio del I canto, l'apparizione di un essere, che Dante non riesce a distinguere se sia ombra o persona umana, suggerisce al poeta l'immagine di uno spirito, quasi di uno spettro che, se dovesse parlare, parlerebbe con voce simile all'evanescente immagine sua.

1.64 Quando vidi costui nel gran diserto,
1.65 «Miserere di me», gridai a lui, mostra/nascondi nota in-1-65 Miserere : "Grido pietoso e solitario, pieno ancora dell'angoscia, passata in quella notte insonne (Momigliano)".
1.66 «qual che tu sii, od ombra od omo certo!».

1.67 Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
1.68 e li parenti miei furon lombardi, mostra/nascondi nota in-1-68 parenti: latinamente, genitore.
1.69 mantoani per patria ambedui.

1.70 Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
1.71 e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto
1.72 nel tempo de li dèi falsi e bugiardi. mostra/nascondi nota in-1-72 dei falsi e bugiardi: Virgilio esprime il proprio rammarico doloroso non essere vissuto in tempo per ascoltare il Verbo del Cristo. Il poeta lombardo rappresenta per Dante un simbolo più alto della sola ragione umana; egli è il vate (" Poeta fu "), cantore di Enea ("quel giusto figliuol d'Anchise"). Sull'interpretazione cristiana dell'anima virgiliana sembra indulgere il poeta, conformemente allo spirito medioevale, che scorgeva nell'autore dell'Ecloga IV, ad Asinio Pollione, quasi un profeta della venuta del Cristo.

1.73 Poeta fui, e cantai di quel giusto
1.74 figliuol d'Anchise che venne di Troia,
1.75 poi che 'l superbo Ilion fu combusto.

1.76 Ma tu perché ritorni a tanta noia?
1.77 perché non sali il dilettoso monte
1.78 ch'è principio e cagion di tutta gioia?».

1.79 «Or se' tu quel Virgilio e quella fonte
1.80 che spandi di parlar sì largo fiume?»,
1.81 rispuos'io lui con vergognosa fronte.

1.82 «O de li altri poeti onore e lume
1.83 vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
1.84 che m'ha fatto cercar lo tuo volume.

1.85 Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;
1.86 tu se' solo colui da cu' io tolsi
1.87 lo bello stilo che m'ha fatto onore. mostra/nascondi nota in-1-87 lo bello stilo: non sembra che debba intendersi in senso troppo angusto, ma che vada riferito all'alto insegnamento circa la missione del poeta, per cui Virgilio oltre che " maestro " è " autore ", cioè colui al quale è dovuta fiducia e obbedienza (cfr. Conv. IV, VI, 5).

1.88 Vedi la bestia per cu' io mi volsi:
1.89 aiutami da lei, famoso saggio,
1.90 ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi».

1.91 «A te convien tenere altro viaggio»,
1.92 rispuose, poi che lagrimar mi vide, mostra/nascondi nota in-1-92 poi che lagrimar: le lacrime del pentimento denunciano che Dante è ormai disposto a percorrere il lungo " viaggio " fino alla redenzione dal peccato.
1.93 «se vuo' campar d'esto loco selvaggio:

1.94 ché questa bestia, per la qual tu gride,
1.95 non lascia altrui passar per la sua via,
1.96 ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

1.97 e ha natura sì malvagia e ria,
1.98 che mai non empie la bramosa voglia,
1.99 e dopo 'l pasto ha più fame che pria.

1.100 Molti son li animali a cui s'ammoglia,
1.101 e più saranno ancora, infin che 'l veltro mostra/nascondi nota in-1-101 infin che 'l veltro: il veltro è un cane veloce ed agile, particolarmente adatto alla caccia; ed alla lupa, infatti, darà la caccia (" caccerà ", v. 109) per ogni città (" villa "). Non sembra possibile stabilire una precisa identificazione del Veltro (Cristo?, Arrigo VII?, Benedetto XI?, Cangrande della Scala?, ecc.). Forse, Dante vuol vaticinare una restaurazione dell'ordine e dell'autorità civile, per opera di un imperatore, alieno dalla cupidigia dei beni temporali (" terra "), e dall'amore per il denaro ( " peltro " ), simboleggiati dalla lupa. Sue doti saranno " sapienza, amore e virtute " che, per tradizione aristotelica, sono quelle richieste in un capo elettivo.
1.102 verrà, che la farà morir con doglia.

1.103 Questi non ciberà terra né peltro,
1.104 ma sapienza, amore e virtute,
1.105 e sua nazion sarà tra feltro e feltro. mostra/nascondi nota in-1-105 tra feltro e feltro: come generico è il significato del Veltro, così genericamente va intesa, forse, quest'espressione: il personaggio nascerà di famiglia povera, in quanto il feltro è " una spezie di panno oltre ad ogni altra vilissima " (Boccaccio). Questa interpretazione si accorda, a nostro avviso, con la serie di schietti e modesti eroi che, pur in campo avverso, si batterono per l'"umile" Italia.

1.106 Di quella umile Italia fia salute
1.107 per cui morì la vergine Cammilla, mostra/nascondi nota in-1-107 Cammilla: figlia del re dei Volsci; Turno, Eurialo e Niso, figlio del re dei Rutuli il primo, giovani troiani gli altri, sono eroi virgiliani.
1.108 Eurialo e Turno e Niso di ferute.

1.109 Questi la caccerà per ogne villa,
1.110 fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,
1.111 là onde 'nvidia prima dipartilla.

1.112 Ond'io per lo tuo me' penso e discerno mostra/nascondi nota in-1-112 per lo tuo me': per il tuo meglio; più che: per il tuo bene.
1.113 che tu mi segui, e io sarò tua guida,
1.114 e trarrotti di qui per loco etterno;

1.115 ove udirai le disperate strida,
1.116 vedrai li antichi spiriti dolenti,
1.117 ch'a la seconda morte ciascun grida; mostra/nascondi nota in-1-117 la seconda morte : è la francescana " morte secunda " del Cantico delle creature, la morte dell'anima, la dannazione, come si è visto al v. 7.

1.118 e vederai color che son contenti
1.119 nel foco, perché speran di venire
1.120 quando che sia a le beate genti.

1.121 A le quai poi se tu vorrai salire,
1.122 anima fia a ciò più di me degna:
1.123 con lei ti lascerò nel mio partire;

1.124 ché quello imperador che là sù regna,
1.125 perch'i' fu' ribellante a la sua legge, mostra/nascondi nota in-1-125 ribellante: non è, Virgilio, un ribelle in senso stretto. Non si oppose alla legge di Dio, né la trasgredì, ma non ebbe fede nel Cristo venturo, come invece fecero i Santi Padri; perciò abita il Limbo.
1.126 non vuol che 'n sua città per me si vegna.

1.127 In tutte parti impera e quivi regge;
1.128 quivi è la sua città e l'alto seggio:
1.129 oh felice colui cu' ivi elegge!».

1.130 E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
1.131 per quello Dio che tu non conoscesti,
1.132 acciò ch'io fugga questo male e peggio, mostra/nascondi nota in-1-132 questo male e peggio: il presente abbrutimento nel vizio e la conseguente dannazione.

1.133 che tu mi meni là dov'or dicesti,
1.134 sì ch'io veggia la porta di san Pietro mostra/nascondi nota in-1-134 la porta di san Pietro : la porta del Purgatorio, che consente l'accesso al Paradiso, meta ultima della salvazione.
1.135 e color cui tu fai cotanto mesti».

1.136 Allor si mosse, e io li tenni dietro.




Ma poco i valse: ché l'ali al sospetto | non potero avanzar: quelli andò sotto, | e quei drizzò volando suso il petto:   •   Inferno, Canto 22, Verso 127

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