Inferno : Canto 1

1.1 Nel mezzo del cammin di nostra vitamostra/nascondi nota in-1-1 Nel mezzo : che la metà della vita cada nel " trentacinquesimo anno " si apprende dalle parole di Dante nel Convivio (IV, XXIII, 9). Il viaggio oltremondano comincia, pertanto, nel 1300, la sera del venerdì santo (cfr. Inf. II, 1 e XII, 112).
1.2 mi ritrovai per una selva oscura
1.3 ché la diritta via era smarrita.

1.4 Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
1.5 esta selva selvaggia e aspra e forte
1.6 che nel pensier rinova la paura!

1.7 Tant'è amara che poco è più morte;mostra/nascondi nota in-1-7 che poco è più morte: Dante si riferisce alla " seconda morte ", quella dello spirito; soltanto la dannazione; infatti, è poco più amara della selva che; quale simbolo della vita peccaminosa, ne costituisce una dolorosa anticipazione.
1.8 ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
1.9 dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.

1.10 Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
1.11 tant'era pien di sonno a quel punto
1.12 che la verace via abbandonai.

1.13 Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
1.14 là dove terminava quella valle
1.15 che m'avea di paura il cor compunto,

1.16 guardai in alto, e vidi le sue spalle
1.17 vestite già de' raggi del pianetamostra/nascondi nota in-1-17 pianeta : il sole ere considerato un pianeta e il più adeguato simbolo della luce di Dio.
1.18 che mena dritto altrui per ogne calle.

1.19 Allor fu la paura un poco queta
1.20 che nel lago del cor m'era duratamostra/nascondi nota in-1-20 lago del cor: è la cavità del cuore nella quale si raccoglie il sangue.
1.21 la notte ch'i' passai con tanta pieta.mostra/nascondi nota in-1-21 pieta: ansia angosciosa.

1.22 E come quei che con lena affannatamostra/nascondi nota in-1-22 E come quei: e come il naufrago che, con respiro ("lena" ) affannoso raggiunta la riva, si volge al mare (" pelago ") in tempesta e osserva ( " guata " ) le acque, ancora incredulo di essere in salvo….
1.23 uscito fuor del pelago a la riva
1.24 si volge a l'acqua perigliosa e guata,

1.25 così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
1.26 si volse a retro a rimirar lo passo
1.27 che non lasciò già mai persona viva.

1.28 Poi ch'ei posato un poco il corpo lasso,
1.29 ripresi via per la piaggia diserta,
1.30 sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.mostra/nascondi nota in-1-30 sì che 'l piè fermo: sembra che il poeta voglia simboleggiare, nell'incedere mal sicuro ed esitante, come di chi sia zoppo, l'incertezza e lo smarrimento che ancora ottenebrano l'animo suo. Tale è la interpretazione di Piero di Dante, che, forse, l'udì dal padre.

1.31 Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
1.32 una lonza leggiera e presta molto,
1.33 che di pel macolato era coverta;

1.34 e non mi si partia dinanzi al volto,
1.35 anzi 'mpediva tanto il mio cammino,
1.36 ch'i' fui per ritornar più volte vòlto.mostra/nascondi nota in-1-36 più volte volto: più volte fui tentato di tornare indietro.

1.37 Temp'era dal principio del mattino,
1.38 e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
1.39 ch'eran con lui quando l'amor divinomostra/nascondi nota in-1-39 quando l'amor divino: reminiscenza biblica; il sole si trova in congiunzione con la costellazione dell'Ariete (" quelle stelle ") in primavera, come quando Dio creò il mondo (" mosse di prima…" ).

1.40 mosse di prima quelle cose belle;
1.41 sì ch'a bene sperar m'era cagione
1.42 di quella fiera a la gaetta pelle

1.43 l'ora del tempo e la dolce stagione;
1.44 ma non sì che paura non mi desse
1.45 la vista che m'apparve d'un leone.

1.46 Questi parea che contra me venisse
1.47 con la test'alta e con rabbiosa fame,
1.48 sì che parea che l'aere ne tremesse.

1.49 Ed una lupa, che di tutte bramemostra/nascondi nota in-1-49 Ed una lupa: si e voluto vedere nelle tre fiere quasi lo specchio della suddivisione dei peccati nell'Inferno; precisamente, la lonza corrisponderebbe alla frode, il leone alla violenza, la lupa all'incontinenza. Ad ogni modo, è chiaro che le fiere rappresentano peccati, o categorie di essi, da cui l'uomo è afflitto.
1.50 sembiava carca ne la sua magrezza,
1.51 e molte genti fé già viver grame,

1.52 questa mi porse tanto di gravezza
1.53 con la paura ch'uscia di sua vista,
1.54 ch'io perdei la speranza de l'altezza.

1.55 E qual è quei che volontieri acquista,
1.56 e giugne 'l tempo che perder lo face,
1.57 che 'n tutti suoi pensier piange e s'attrista;

1.58 tal mi fece la bestia sanza pace,
1.59 che, venendomi 'ncontro, a poco a poco
1.60 mi ripigneva là dove 'l sol tace.

1.61 Mentre ch'i' rovinava in basso loco,
1.62 dinanzi a li occhi mi si fu offerto
1.63 chi per lungo silenzio parea fioco.mostra/nascondi nota in-1-63 chi per lungo silenzio : Virgilio rappresenta la ragione umana e, quindi, la sua voce appare fioca, sommessa, al peccatore che, vivendo nel vizio, dalla retta regione si è allontanato. Ma questo non vuol dire che Virgilio abbia dimostrato di esser "fioco " con atti o gesti. Senza forzare il valore letterale del verso, può benissimo intendersi che, nella cornice tra terrena e oltremondana, offerta dal paesaggio del I canto, l'apparizione di un essere, che Dante non riesce a distinguere se sia ombra o persona umana, suggerisce al poeta l'immagine di uno spirito, quasi di uno spettro che, se dovesse parlare, parlerebbe con voce simile all'evanescente immagine sua.

1.64 Quando vidi costui nel gran diserto,
1.65 «Miserere di me», gridai a lui,mostra/nascondi nota in-1-65 Miserere : "Grido pietoso e solitario, pieno ancora dell'angoscia, passata in quella notte insonne (Momigliano)".
1.66 «qual che tu sii, od ombra od omo certo!».

1.67 Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
1.68 e li parenti miei furon lombardi,mostra/nascondi nota in-1-68 parenti: latinamente, genitore.
1.69 mantoani per patria ambedui.

1.70 Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
1.71 e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto
1.72 nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.mostra/nascondi nota in-1-72 dei falsi e bugiardi: Virgilio esprime il proprio rammarico doloroso non essere vissuto in tempo per ascoltare il Verbo del Cristo. Il poeta lombardo rappresenta per Dante un simbolo più alto della sola ragione umana; egli è il vate (" Poeta fu "), cantore di Enea ("quel giusto figliuol d'Anchise"). Sull'interpretazione cristiana dell'anima virgiliana sembra indulgere il poeta, conformemente allo spirito medioevale, che scorgeva nell'autore dell'Ecloga IV, ad Asinio Pollione, quasi un profeta della venuta del Cristo.

1.73 Poeta fui, e cantai di quel giusto
1.74 figliuol d'Anchise che venne di Troia,
1.75 poi che 'l superbo Ilion fu combusto.

1.76 Ma tu perché ritorni a tanta noia?
1.77 perché non sali il dilettoso monte
1.78 ch'è principio e cagion di tutta gioia?».

1.79 «Or se' tu quel Virgilio e quella fonte
1.80 che spandi di parlar sì largo fiume?»,
1.81 rispuos'io lui con vergognosa fronte.

1.82 «O de li altri poeti onore e lume
1.83 vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
1.84 che m'ha fatto cercar lo tuo volume.

1.85 Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;
1.86 tu se' solo colui da cu' io tolsi
1.87 lo bello stilo che m'ha fatto onore.mostra/nascondi nota in-1-87 lo bello stilo: non sembra che debba intendersi in senso troppo angusto, ma che vada riferito all'alto insegnamento circa la missione del poeta, per cui Virgilio oltre che " maestro " è " autore ", cioè colui al quale è dovuta fiducia e obbedienza (cfr. Conv. IV, VI, 5).

1.88 Vedi la bestia per cu' io mi volsi:
1.89 aiutami da lei, famoso saggio,
1.90 ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi».

1.91 «A te convien tenere altro viaggio»,
1.92 rispuose, poi che lagrimar mi vide,mostra/nascondi nota in-1-92 poi che lagrimar: le lacrime del pentimento denunciano che Dante è ormai disposto a percorrere il lungo " viaggio " fino alla redenzione dal peccato.
1.93 «se vuo' campar d'esto loco selvaggio:

1.94 ché questa bestia, per la qual tu gride,
1.95 non lascia altrui passar per la sua via,
1.96 ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;

1.97 e ha natura sì malvagia e ria,
1.98 che mai non empie la bramosa voglia,
1.99 e dopo 'l pasto ha più fame che pria.

1.100 Molti son li animali a cui s'ammoglia,
1.101 e più saranno ancora, infin che 'l veltromostra/nascondi nota in-1-101 infin che 'l veltro: il veltro è un cane veloce ed agile, particolarmente adatto alla caccia; ed alla lupa, infatti, darà la caccia (" caccerà ", v. 109) per ogni città (" villa "). Non sembra possibile stabilire una precisa identificazione del Veltro (Cristo?, Arrigo VII?, Benedetto XI?, Cangrande della Scala?, ecc.). Forse, Dante vuol vaticinare una restaurazione dell'ordine e dell'autorità civile, per opera di un imperatore, alieno dalla cupidigia dei beni temporali (" terra "), e dall'amore per il denaro ( " peltro " ), simboleggiati dalla lupa. Sue doti saranno " sapienza, amore e virtute " che, per tradizione aristotelica, sono quelle richieste in un capo elettivo.
1.102 verrà, che la farà morir con doglia.

1.103 Questi non ciberà terra né peltro,
1.104 ma sapienza, amore e virtute,
1.105 e sua nazion sarà tra feltro e feltro.mostra/nascondi nota in-1-105 tra feltro e feltro: come generico è il significato del Veltro, così genericamente va intesa, forse, quest'espressione: il personaggio nascerà di famiglia povera, in quanto il feltro è " una spezie di panno oltre ad ogni altra vilissima " (Boccaccio). Questa interpretazione si accorda, a nostro avviso, con la serie di schietti e modesti eroi che, pur in campo avverso, si batterono per l'"umile" Italia.

1.106 Di quella umile Italia fia salute
1.107 per cui morì la vergine Cammilla,mostra/nascondi nota in-1-107 Cammilla: figlia del re dei Volsci; Turno, Eurialo e Niso, figlio del re dei Rutuli il primo, giovani troiani gli altri, sono eroi virgiliani.
1.108 Eurialo e Turno e Niso di ferute.

1.109 Questi la caccerà per ogne villa,
1.110 fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,
1.111 là onde 'nvidia prima dipartilla.

1.112 Ond'io per lo tuo me' penso e discernomostra/nascondi nota in-1-112 per lo tuo me': per il tuo meglio; più che: per il tuo bene.
1.113 che tu mi segui, e io sarò tua guida,
1.114 e trarrotti di qui per loco etterno;

1.115 ove udirai le disperate strida,
1.116 vedrai li antichi spiriti dolenti,
1.117 ch'a la seconda morte ciascun grida;mostra/nascondi nota in-1-117 la seconda morte : è la francescana " morte secunda " del Cantico delle creature, la morte dell'anima, la dannazione, come si è visto al v. 7.

1.118 e vederai color che son contenti
1.119 nel foco, perché speran di venire
1.120 quando che sia a le beate genti.

1.121 A le quai poi se tu vorrai salire,
1.122 anima fia a ciò più di me degna:
1.123 con lei ti lascerò nel mio partire;

1.124 ché quello imperador che là sù regna,
1.125 perch'i' fu' ribellante a la sua legge,mostra/nascondi nota in-1-125 ribellante: non è, Virgilio, un ribelle in senso stretto. Non si oppose alla legge di Dio, né la trasgredì, ma non ebbe fede nel Cristo venturo, come invece fecero i Santi Padri; perciò abita il Limbo.
1.126 non vuol che 'n sua città per me si vegna.

1.127 In tutte parti impera e quivi regge;
1.128 quivi è la sua città e l'alto seggio:
1.129 oh felice colui cu' ivi elegge!».

1.130 E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
1.131 per quello Dio che tu non conoscesti,
1.132 acciò ch'io fugga questo male e peggio,mostra/nascondi nota in-1-132 questo male e peggio: il presente abbrutimento nel vizio e la conseguente dannazione.

1.133 che tu mi meni là dov'or dicesti,
1.134 sì ch'io veggia la porta di san Pietromostra/nascondi nota in-1-134 la porta di san Pietro : la porta del Purgatorio, che consente l'accesso al Paradiso, meta ultima della salvazione.
1.135 e color cui tu fai cotanto mesti».

1.136 Allor si mosse, e io li tenni dietro.

Inferno : Canto 2

2.1 Lo giorno se n'andava, e l'aere bruno
2.2 toglieva li animai che sono in terra
2.3 da le fatiche loro; e io sol uno

2.4 m'apparecchiava a sostener la guerramostra/nascondi nota in-2-4 la guerra: e' la tragica lotta, che sta per impegnarsi, del corpo, data l'asprezza del "cammino", e dell'anima che deve affrontare gli angosciosi sentimenti ("pietate") suscitati dalla visione dei mali infernali.
2.5 sì del cammino e sì de la pietate,
2.6 che ritrarrà la mente che non erra.mostra/nascondi nota in-2-6 che ritrarrà: che riferirà la memoria ("mente") veritiera. E tale doveva essere la memoria di chi aveva sostenuto tanta "guerra" da mostrare la propria "nobilitate".

2.7 O muse, o alto ingegno, or m'aiutate;mostra/nascondi nota in-2-7 O Muse: le Muse sono cristianamente trasfigurate, tanto che nel Purgatorio Dante le chiamerà "sante" (cfr. I,8).
2.8 o mente che scrivesti ciò ch'io vidi,
2.9 qui si parrà la tua nobilitate.

2.10 Io cominciai: «Poeta che mi guidi,
2.11 guarda la mia virtù s'ell'è possente,
2.12 prima ch'a l'alto passo tu mi fidi.mostra/nascondi nota in-2-12 mi fidi: mi affidi al difficile passaggio ("alto passo").

2.13 Tu dici che di Silvio il parente,mostra/nascondi nota in-2-13 il parente: il padre ("parente") di Silvio è Enea, al quale fu generato da Lavinia, figlia del re Latino. L'altro figlio, Ascanio, nacque dalla troiana Creusa. Enea (cfr. "En.", VI) discese nel mondo ("secolo") immortale, ancor vivo ("corruttibile") e col proprio corpo ("sensibilmente").
2.14 corruttibile ancora, ad immortale
2.15 secolo andò, e fu sensibilmente.

2.16 Però, se l'avversario d'ogne malemostra/nascondi nota in-2-16 Però: tuttavia se Dio ("avversario d'ogni male") gli fu ("i fu") benevolo ("cortese"), ciò non sembra inconcepibile a chi sappia comprendere ("ad omo d'intelletto"), se co nsideri il nobile portato ("effetto") della sua impresa e chi fosse Enea e le sue rare qualità ("e 'l chi e 'l quale").
2.17 cortese i fu, pensando l'alto effetto
2.18 ch'uscir dovea di lui e 'l chi e 'l quale,

2.19 non pare indegno ad omo d'intelletto;
2.20 ch'e' fu de l'alma Roma e di suo impero
2.21 ne l'empireo ciel per padre eletto:

2.22 la quale e 'l quale, a voler dir lo vero,mostra/nascondi nota in-2-22 la quale: Roma ("la quale") e l'Impero ("e 'l quale") furono destinati da dio ad essere il luogo sacro ove ("u'", cfr. lat. "ubi") avrebbe avuto sede il pontefice ("successor del maggior Piero"). Possiamo intendere quel "maggior" nel significato di "sommo", quasi un titolo d'onore.
2.23 fu stabilita per lo loco santo
2.24 u' siede il successor del maggior Piero.

2.25 Per quest'andata onde li dai tu vanto,
2.26 intese cose che furon cagionemostra/nascondi nota in-2-26 intese: Enea apprese dal padre Anchise cose che gli consentirono di vincere, e di porre, così, le remote basi dell'Impero di Roma, città che., per il suo prestigio, determinò l'elezione del suo vescovo a capo della cristianità ("papale ammanto").
2.27 di sua vittoria e del papale ammanto.

2.28 Andovvi poi lo Vas d'elezione,mostra/nascondi nota in-2-28 lo Vas d'elezione: San Paolo è così chiamto negli "Atti degli Apostoli". Egli narra, nella seconda "Epistola ai Corinzi" (XII, 2-4) d'esser salito al terzo cielo, dove udì parole che sonavano conforto alla fede, unico viatico di salvezza ("ch'è principio"…ecc.).
2.29 per recarne conforto a quella fede
2.30 ch'è principio a la via di salvazione.

2.31 Ma io perché venirvi? o chi 'l concede?
2.32 Io non Enea, io non Paulo sono:
2.33 me degno a ciò né io né altri 'l crede.

2.34 Per che, se del venire io m'abbandono,mostra/nascondi nota in-2-34 io m'abbandono: se, quanto al venire, io vi acconsento senza riflettere.
2.35 temo che la venuta non sia folle.
2.36 Se' savio; intendi me' ch'i' non ragiono».mostra/nascondi nota in-2-36 me': meglio, come "Inf." I,112.

2.37 E qual è quei che disvuol ciò che volle
2.38 e per novi pensier cangia proposta,
2.39 sì che dal cominciar tutto si tolle,

2.40 tal mi fec'io 'n quella oscura costa,mostra/nascondi nota in-2-40 oscura costa: è la tenebrosa zona silvestre ove i poeti ancora si trovano.
2.41 perché, pensando, consumai la 'mpresa
2.42 che fu nel cominciar cotanto tosta.

2.43 «S'i' ho ben la parola tua intesa»,
2.44 rispuose del magnanimo quell'ombra;
2.45 «l'anima tua è da viltade offesa;mostra/nascondi nota in-2-45 viltade: è l'esitazione che ostacola ("ingombra") l'uomo, tanto che lo fa recedere ("rivolve") da una onorevole ("onrata") impresa, molte volte ("fiate"), come una falsa immagine fa con una bestia quando s'adombra ("quand'ombra").

2.46 la qual molte fiate l'omo ingombra
2.47 sì che d'onrata impresa lo rivolve,
2.48 come falso veder bestia quand'ombra.

2.49 Da questa tema acciò che tu ti solve,mostra/nascondi nota in-2-49 acciò che tu ti solve: affinché ti liberi.
2.50 dirotti perch'io venni e quel ch'io 'ntesi
2.51 nel primo punto che di te mi dolve.mostra/nascondi nota in-2-51 dolve: dolse.

2.52 Io era tra color che son sospesi,mostra/nascondi nota in-2-52 sospesi: si allude alla pena sofferta dalle anime nel Limbo (cfr. "Inf." IV, 32, segg.).
2.53 e donna mi chiamò beata e bella,mostra/nascondi nota in-2-53 donna: Beatrice.
2.54 tal che di comandare io la richiesi.

2.55 Lucevan li occhi suoi più che la stella;mostra/nascondi nota in-2-55 la stella: in senso generico, per: una stella, le stelle; come spesso in Dante.
2.56 e cominciommi a dir soave e piana,
2.57 con angelica voce, in sua favella:

2.58 "O anima cortese mantoana,
2.59 di cui la fama ancor nel mondo dura,
2.60 e durerà quanto 'l mondo lontana,

2.61 l'amico mio, e non de la ventura,mostra/nascondi nota in-2-61 l'amico mio: il nome di Dante, qui taciuto, apparira soltanto nel Paradiso terrestre (cfr. "Purg." XXX, 55), quando ragioni, che qui non sussistono, lo richiederanno.
2.62 ne la diserta piaggia è impedito
2.63 sì nel cammin, che volt'è per paura;

2.64 e temo che non sia già sì smarrito,
2.65 ch'io mi sia tardi al soccorso levata,
2.66 per quel ch'i' ho di lui nel cielo udito.

2.67 Or movi, e con la tua parola ornata
2.68 e con ciò c'ha mestieri al suo camparemostra/nascondi nota in-2-68 ch'ha mestieri: che è necessario per il suo scampo.
2.69 l'aiuta, sì ch'i' ne sia consolata.

2.70 I' son Beatrice che ti faccio andare;mostra/nascondi nota in-2-70 I' son…: io, che ti esorto ad andare, sono Beatrice e vengo dal cielo ("loco") ove desidero ritornare.
2.71 vegno del loco ove tornar disio;
2.72 amor mi mosse, che mi fa parlare.

2.73 Quando sarò dinanzi al segnor mio,
2.74 di te mi loderò sovente a lui".mostra/nascondi nota in-2-74 di te mi loderò: è "un'arcana promessa" (Torraca) con la quale Beatrice esprime la sua riconoscenza a Virgilio.
2.75 Tacette allora, e poi comincia' io:

2.76 "O donna di virtù, sola per cuimostra/nascondi nota in-2-76 sola per cui: unica creatura per la quale l'umanità ("l'umana spezie") supera ogni cosa contenuta ("eccede ogni contento") dal cielo della luna che è il minore, in quanto più vicino alla terra ("che ha minor li cerchi sui").
2.77 l'umana spezie eccede ogne contento
2.78 di quel ciel c'ha minor li cerchi sui,

2.79 tanto m'aggrada il tuo comandamento,
2.80 che l'ubidir, se già fosse, m'è tardi;
2.81 più non t'è uo' ch'aprirmi il tuo talento.mostra/nascondi nota in-2-81 non t'è uo': non hai bisogno di spiegarmi il tuo desiderio.

2.82 Ma dimmi la cagion che non ti guardi
2.83 de lo scender qua giuso in questo centromostra/nascondi nota in-2-83 centro: luogo angusto, qual'è l'Inferno.
2.84 de l'ampio loco ove tornar tu ardi".

2.85 "Da che tu vuo' saver cotanto a dentro,
2.86 dirotti brievemente", mi rispuose,
2.87 "perch'io non temo di venir qua entro.

2.88 Temer si dee di sole quelle cose
2.89 c'hanno potenza di fare altrui male;mostra/nascondi nota in-2-89 altrui: agli altri. Cioè bisogna guardarsi dal fare il male.
2.90 de l'altre no, ché non son paurose.mostra/nascondi nota in-2-90 non son paurose: non fanno paura.

2.91 I' son fatta da Dio, sua mercé, tale,mostra/nascondi nota in-2-91 sua mercé: per sua grazia.
2.92 che la vostra miseria non mi tange,mostra/nascondi nota in-2-92 tange: tocca, raggiunge.
2.93 né fiamma d'esto incendio non m'assale.

2.94 Donna è gentil nel ciel che si compiangemostra/nascondi nota in-2-94 Donna: Maria, che si duole…spezza ("frange"), con la sua intercessione, il tremendo ("duro") giudizio di Dio. La Vergine è l'immagine della Misericordia.
2.95 di questo 'mpedimento ov'io ti mando,
2.96 sì che duro giudicio là sù frange.

2.97 Questa chiese Lucia in suo dimandomostra/nascondi nota in-2-97 Lucia: simbolo della Grazia illuminante.
2.98 e disse: - Or ha bisogno il tuo fedele
2.99 di te, e io a te lo raccomando -.

2.100 Lucia, nimica di ciascun crudele,
2.101 si mosse, e venne al loco dov'i' era,
2.102 che mi sedea con l'antica Rachele.mostra/nascondi nota in-2-102 Rachele: figlia di Labano e moglie di Giacobbe, è simbolo della cùvita contemplativa.

2.103 Disse: - Beatrice, loda di Dio vera,
2.104 ché non soccorri quei che t'amò tanto,
2.105 ch'uscì per te de la volgare schiera?mostra/nascondi nota in-2-105 de la volgare schiera?: dalla folla anonima di quanti sono sordi alla vita dello spirito.

2.106 non odi tu la pieta del suo pianto?
2.107 non vedi tu la morte che 'l combatte
2.108 su la fiumana ove 'l mar non ha vanto? -mostra/nascondi nota in-2-108 su la fiumana: la corrente impetuosa delle passioni, sulla quale neppure il mare può menar vanto d'essere più pericoloso, con tutte le sue tempeste.

2.109 Al mondo non fur mai persone ratte
2.110 a far lor pro o a fuggir lor danno,mostra/nascondi nota in-2-110 lor pro: a realizzare il proprio bene.
2.111 com'io, dopo cotai parole fatte,mostra/nascondi nota in-2-111 fatte: formulate.

2.112 venni qua giù del mio beato scanno,mostra/nascondi nota in-2-112 qua giù: nel Limbo.
2.113 fidandomi del tuo parlare onesto,mostra/nascondi nota in-2-113 onesto: onorevole e pieno di dignità.
2.114 ch'onora te e quei ch'udito l'hanno".

2.115 Poscia che m'ebbe ragionato questo,
2.116 li occhi lucenti lagrimando volse;
2.117 per che mi fece del venir più presto;mostra/nascondi nota in-2-117 mi fece: mi rese ancor più impaziente ("più presto") di venire da te.

2.118 e venni a te così com'ella volse;mostra/nascondi nota in-2-118 volse: volle.
2.119 d'inanzi a quella fiera ti levai
2.120 che del bel monte il corto andar ti tolse.

2.121 Dunque: che è? perché, perché restai?
2.122 perché tanta viltà nel core allette?mostra/nascondi nota in-2-122 allette?: alletti, accogli quasi con compiacimento.
2.123 perché ardire e franchezza non hai?

2.124 poscia che tai tre donne benedettemostra/nascondi nota in-2-124 tre donne benedette: la Vergine, Lucia e Beatrice hanno cura ("curan") di te nella corte celeste.
2.125 curan di te ne la corte del cielo,
2.126 e 'l mio parlar tanto ben ti promette?».

2.127 Quali fioretti dal notturno gelo
2.128 chinati e chiusi, poi che 'l sol li 'mbianca
2.129 si drizzan tutti aperti in loro stelo,

2.130 tal mi fec'io di mia virtude stanca,mostra/nascondi nota in-2-130 tal mi fec'io: tale mi sforzai di essere, rispetto alla ("di") debole ("stanca") forza dell'animo mio ("virtude").
2.131 e tanto buono ardire al cor mi corse,
2.132 ch'i' cominciai come persona franca:mostra/nascondi nota in-2-132 franca: libera dal timore.

2.133 «Oh pietosa colei che mi soccorse!
2.134 e te cortese ch'ubidisti tosto
2.135 a le vere parole che ti porse!

2.136 Tu m'hai con disiderio il cor disposto
2.137 sì al venir con le parole tue,
2.138 ch'i' son tornato nel primo proposto.mostra/nascondi nota in-2-138 nel primo proposto: nel primo proposito (cfr. v. 38).

2.139 Or va, ch'un sol volere è d'ambedue:
2.140 tu duca, tu segnore, e tu maestro».mostra/nascondi nota in-2-140 tu duca: tu guida, "quanto è nell'andare", tu signore "quanto è alla preminenza e al comandare", e tu maestro "quanto è al dimostrare" (Boccaccio).
2.141 Così li dissi; e poi che mosso fue,

2.142 intrai per lo cammino alto e silvestro.

Inferno : Canto 3

3.1 "Per me si va ne la città dolente,mostra/nascondi nota in-3-1 Per me: la porta dell'Inferno, con la sua cupa e tragica iscrizione, ci appare improvvisamente, come Improvvisamente apparve a Dante.
3.2 per me si va ne l'etterno dolore,
3.3 per me si va tra la perduta gente.

3.4 Giustizia mosse il mio alto fattore:mostra/nascondi nota in-3-4 alto fattore: è Dio, che creò l'Infermo, mosso da sensi di imperscrutabile giustizia; potenza (" potestate "), sapienza e amore sono gli attributi teologici della Trinità e riferibili facilmente al Padre, al Figlio, allo spirito Santo.
3.5 fecemi la divina podestate,
3.6 la somma sapienza e 'l primo amore.

3.7 Dinanzi a me non fuor cose create
3.8 se non etterne, e io etterno duro.mostra/nascondi nota in-3-8 se non etterne: prima dell'Inferno furono create soltanto cose eterne: angeli, cieli, materia pura ed elementare. L'Inferno, infatti, fu creato soltanto dopo la ribellione degli angeli.
3.9 Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate".

3.10 Queste parole di colore oscuromostra/nascondi nota in-3-10 colore oscuro: forse non si tratta di una notazione cromatica, ma, più probabilmente, il poeta si riferisce al senso minaccioso, che le parole esprimono, confermato dalla dolorosa gravezza che provocano nell'animo (" il senso lor m'è duro ").
3.11 vid'io scritte al sommo d'una porta;
3.12 per ch'io: «Maestro, il senso lor m'è duro».

3.13 Ed elli a me, come persona accorta:
3.14 «Qui si convien lasciare ogne sospetto;mostra/nascondi nota in-3-14 sospetto: è necessario abbandonare ogni esitazione dovuta alla paura.
3.15 ogne viltà convien che qui sia morta.

3.16 Noi siam venuti al loco ov'i' t'ho dettomostra/nascondi nota in-3-16 t'ho detto: cfr. Inf. I, 114, segg.
3.17 che tu vedrai le genti dolorose
3.18 c'hanno perduto il ben de l'intelletto».mostra/nascondi nota in-3-18 il ben dell'intelletto: il bene di vedere Dio; che é il sommo per l'umano intelletto.

3.19 E poi che la sua mano a la mia puose
3.20 con lieto volto, ond'io mi confortai,
3.21 mi mise dentro a le segrete cose.mostra/nascondi nota in-3-21 segrete cose: la realtà dell'Inferno, che è lontana, separata (cfr. lat. secretum) della conoscenza degli esseri umani.

3.22 Quivi sospiri, pianti e alti guaimostra/nascondi nota in-3-22 guai; guaiti, urla bestiali.
3.23 risonavan per l'aere sanza stelle,mostra/nascondi nota in-3-23 aere sanza stelle: senza stelle è, naturalmente, la profonda tenebra infernale.
3.24 per ch'io al cominciar ne lagrimai.

3.25 Diverse lingue, orribili favelle,mostra/nascondi nota in-3-25 Diverse: strane. In questo incomprensibile e confuso linguaggio, " c'è tutto l'Inferno che manda il suo primo grido " (De Sanctis).
3.26 parole di dolore, accenti d'ira,
3.27 voci alte e fioche, e suon di man con ellemostra/nascondi nota in-3-27 suon di man con elle: un percuotere dello mani misto ad esse voci.

3.28 facevano un tumulto, il qual s'aggira
3.29 sempre in quell'aura sanza tempo tinta,mostra/nascondi nota in-3-29 sanza tempo tinta: etera (" senza tempo ") e color delle tenebre (" tinta").
3.30 come la rena quando turbo spira.mostra/nascondi nota in-3-30 come la rena: "Questa immagine visiva par diffondere una strana foschia di tumulto nell'oscuro aere dell'Inferno " (Rossi).

3.31 E io ch'avea d'error la testa cinta,
3.32 dissi: «Maestro, che è quel ch'i' odo?
3.33 e che gent'è che par nel duol sì vinta?».mostra/nascondi nota in-3-33 nel duol sì vinta?: cosi abbattuta e travolta nel dolore?.

3.34 Ed elli a me: «Questo misero modo
3.35 tegnon l'anime triste di coloro
3.36 che visser sanza 'nfamia e sanza lodo.mostra/nascondi nota in-3-36 sanza 'nfamia e sanza lodo: senza particolare colpa (" infamia ") e senza alcun merito ("lodo") vissero gli ignavi che qui scontano la loro grave viltà.

3.37 Mischiate sono a quel cattivo coromostra/nascondi nota in-3-37 coro: schiera. Sono gli angeli che rimasero neutrali (" per sé fuoro") quando Lucifero si ribellò a Dio.
3.38 de li angeli che non furon ribelli
3.39 né fur fedeli a Dio, ma per sé fuoro.mostra/nascondi nota in-3-39 fuoro : furono.

3.40 Caccianli i ciel per non esser men belli,
3.41 né lo profondo inferno li riceve,
3.42 ch'alcuna gloria i rei avrebber d'elli».mostra/nascondi nota in-3-42 ch'alcuna gloria: poiché questi potrebbero reclamare qualche merito (" alcuna gloria ") rispetto ad essi, in quanto ebbero almeno il coraggio di peccare.

3.43 E io: «Maestro, che è tanto grevemostra/nascondi nota in-3-43 che è tanto greve: quale pena grava tanto su di loro.
3.44 a lor, che lamentar li fa sì forte?».
3.45 Rispuose: «Dicerolti molto breve.mostra/nascondi nota in-3-45 Dicerolti : te lo dirò.

3.46 Questi non hanno speranza di mortemostra/nascondi nota in-3-46 di morte: di una fine che ponga termine al loro dolore.
3.47 e la lor cieca vita è tanto bassa,
3.48 che 'nvidiosi son d'ogne altra sorte.mostra/nascondi nota in-3-48 che 'nvidiosi son: l'eterna tenebra di cui sono avvolti, fa sì che essi preferirebbero qualsiasi altra, sia pur dolorosa, condizione.

3.49 Fama di loro il mondo esser non lassa;mostra/nascondi nota in-3-49 non lassa: non lascia, non permette che duri. 51 non ragioniam: verso divenuto proverbiale, come molti altri di questo canto. Lo sdegno del poeta contro gli ignavi è tale che non si sofferma con alcuno di questi dannati (cfr. v. 59). 54: indegna: incapace d'ogni riposo. (cfr. lat. indignus nel senso. passivo).
3.50 misericordia e giustizia li sdegna:
3.51 non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

3.52 E io, che riguardai, vidi una 'nsegna
3.53 che girando correva tanto ratta,
3.54 che d'ogne posa mi parea indegna;

3.55 e dietro le venìa sì lunga trattamostra/nascondi nota in-3-55 tratta: schiera, ma quasi trascinata a forza:.
3.56 di gente, ch'i' non averei creduto
3.57 che morte tanta n'avesse disfatta.mostra/nascondi nota in-3-57 disfatta: s'intende distrutta, ma con un sottile riferimento al numero impressionante di " dannati ". 59 colui: dopo aver riconosciuto anime che sdegna perfino di nominare, il poeta fa un anonimo accenno a Celestino V (Pietro di Angelerio, eremita col nome di Pier da Morrone), pontefice che, nello stesso anno in cui fu eletto (1294), rinunciò, dichiarandosi incapace, e dando m o a Bonifacio VIII di succedergli sul trono. E sembra che Bonifacio facesse pressione sui debole predecessore per indurlo al " gran rifiuto ".

3.58 Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,
3.59 vidi e conobbi l'ombra di colui
3.60 che fece per viltade il gran rifiuto.

3.61 Incontanente intesi e certo fuimostra/nascondi nota in-3-61 Incontanente: immediatamente.
3.62 che questa era la setta d'i cattivi,mostra/nascondi nota in-3-62 cattivi: i vili sono quasi prigioniera (cfr. lat. capitivus) della loro miseria morale; e spiacciono a Dio, per non aver operato 11 bene e ai nemici di Dio, per non aver osato il male.
3.63 a Dio spiacenti e a' nemici sui.

3.64 Questi sciaurati, che mai non fur vivi,mostra/nascondi nota in-3-64 sciaurati: sciagurati: i1 cui spirito non nacque mai a vera vita.
3.65 erano ignudi e stimolati molto
3.66 da mosconi e da vespe ch'eran ivi.

3.67 Elle rigavan lor di sangue il volto,
3.68 che, mischiato di lagrime, a' lor piedi
3.69 da fastidiosi vermi era ricolto.mostra/nascondi nota in-3-69 ricolto : raccolto.

3.70 E poi ch'a riguardar oltre mi diedi,
3.71 vidi genti a la riva d'un gran fiume;mostra/nascondi nota in-3-71 alla riva: è l'Acheronte, II primo dei fiumi infernali, descritto da Virgilio nel suo poema (cfr. En., VI).
3.72 per ch'io dissi: «Maestro, or mi concedi

3.73 ch'i' sappia quali sono, e qual costumemostra/nascondi nota in-3-73 qual costume: consuetudine, ma, qui, è piuttosto lo stato d'animo che fa apparire (" parer ) gli spiriti così ansiosi di attraversare il fiume.
3.74 le fa di trapassar parer sì pronte,
3.75 com'io discerno per lo fioco lume».

3.76 Ed elli a me: «Le cose ti fier contemostra/nascondi nota in-3-76 fier conte: ti saranno cognite, rivelate.
3.77 quando noi fermerem li nostri passi
3.78 su la trista riviera d'Acheronte».

3.79 Allor con li occhi vergognosi e bassi,
3.80 temendo no 'l mio dir li fosse grave,mostra/nascondi nota in-3-80 temendo no l: temendo che il mio parlare gli sembrasse inopportuno, mi astenni (" trassi ") dal parlare.
3.81 infino al fiume del parlar mi trassi.

3.82 Ed ecco verso noi venir per nave
3.83 un vecchio, bianco per antico pelo,mostra/nascondi nota in-3-83 un vecchio: è Caronte, pilota della navicella infernale, come già nella tradizione virgiliana (cfr. En., VI).
3.84 gridando: «Guai a voi, anime prave!mostra/nascondi nota in-3-84 prave: malvage.

3.85 Non isperate mai veder lo cielo:
3.86 i' vegno per menarvi a l'altra riva
3.87 ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo.

3.88 E tu che se' costì, anima viva,mostra/nascondi nota in-3-88 anima viva: Dante é vivo soprattutto perché ha ancora la possibilità di salvarsi dalla dannazione. Perciò Caronte lo esorta ad allontanarsi (" partiti… ").
3.89 pàrtiti da cotesti che son morti».
3.90 Ma poi che vide ch'io non mi partiva,

3.91 disse: «Per altra via, per altri porti
3.92 verrai a piaggia, non qui, per passare:mostra/nascondi nota in-3-92 a piaggia: alla riva; ma seguendo altro viaggio e approdando ad altri porti. Cioè con la navicella condotta dall'Angelo nocchiero, che trasporta le anime al Purgatorio (cfr. Purg. II, 41).
3.93 più lieve legno convien che ti porti».

3.94 E 'l duca lui: «Caron, non ti crucciare:
3.95 vuolsi così colà dove si puotemostra/nascondi nota in-3-95 vuolsi: si vuole così, là dove si può ("puote ") ciò che si vuole. Con questa formula ancora Virgilio si difenderà dalle opposizioni dei demoni (cfr. Inf. V. 23 e, in parte, VII, 11).
3.96 ciò che si vuole, e più non dimandare».

3.97 Quinci fuor quete le lanose gotemostra/nascondi nota in-3-97 Quinci: allora, da quel momento.
3.98 al nocchier de la livida palude,
3.99 che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.mostra/nascondi nota in-3-99 di fiamme rote: l'accesa luminosità degli occhi di Caronte fa quasi apparire bagliori di fiamma nel suo sguardo.

3.100 Ma quell'anime, ch'eran lasse e nude,
3.101 cangiar colore e dibattero i denti,mostra/nascondi nota in-3-101 cangiar: mutarono colore e batte rono denti appena (. ratto che ") udirono le crudeli parole.
3.102 ratto che 'nteser le parole crude.

3.103 Bestemmiavano Dio e lor parenti,mostra/nascondi nota in-3-103 parenti: i genitori (cfr. lat. parentes).
3.104 l'umana spezie e 'l loco e 'l tempo e 'l seme
3.105 di lor semenza e di lor nascimenti.

3.106 Poi si ritrasser tutte quante insieme,
3.107 forte piangendo, a la riva malvagia
3.108 ch'attende ciascun uom che Dio non teme.mostra/nascondi nota in-3-108 che Dio non teme: privo del timor di Dio. 111: s'adagia: cerca di accomodarsi a proprio agio nella barca.

3.109 Caron dimonio, con occhi di bragia,
3.110 loro accennando, tutte le raccoglie;
3.111 batte col remo qualunque s'adagia.

3.112 Come d'autunno si levan le foglie
3.113 l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo
3.114 vede a la terra tutte le sue spoglie,

3.115 similemente il mal seme d'Adamo
3.116 gittansi di quel lito ad una ad una,
3.117 per cenni come augel per suo richiamo.mostra/nascondi nota in-3-117 per cenni: rispondendo al cenno di Caronte (cfr. v. 110).

3.118 Così sen vanno su per l'onda bruna,
3.119 e avanti che sien di là discese,
3.120 anche di qua nuova schiera s'auna.mostra/nascondi nota in-3-120 anche: ancora, nuovamente, si raccoglie (" s'auná ").

3.121 «Figliuol mio», disse 'l maestro cortese,
3.122 «quelli che muoion ne l'ira di Dio
3.123 tutti convegnon qui d'ogne paese:

3.124 e pronti sono a trapassar lo rio,
3.125 ché la divina giustizia li sprona,
3.126 sì che la tema si volve in disio.mostra/nascondi nota in-3-126 sì che la tema: la divina giustizia sprona le anime al punto che il senso di timore si tramuta in desiderio.

3.127 Quinci non passa mai anima buona;mostra/nascondi nota in-3-127 Quindi: di qui.
3.128 e però, se Caron di te si lagna,
3.129 ben puoi sapere omai che 'l suo dir suona».mostra/nascondi nota in-3-129 che 'l suo dir suona: cosa significano le sue parole.

3.130 Finito questo, la buia campagna
3.131 tremò sì forte, che de lo spavento
3.132 la mente di sudore ancor mi bagna.

3.133 La terra lagrimosa diede vento,mostra/nascondi nota in-3-133 La terra lagrimosa: la terra del pianto eterno.
3.134 che balenò una luce vermiglia
3.135 la qual mi vinse ciascun sentimento

3.136 e caddi come l'uom cui sonno piglia.

Inferno : Canto 4

4.1 Ruppemi l'alto sonno ne la testamostra/nascondi nota in-4-1 l'alto sonno : il profondo letargo, in cui il poeta è caduto alla fine del canto precedente, è di natura misteriosa e sovrannaturale, come questo improvviso risveglio.
4.2 un greve truono, sì ch'io mi riscossi
4.3 come persona ch'è per forza desta;

4.4 e l'occhio riposato intorno mossi,
4.5 dritto levato, e fiso riguardai
4.6 per conoscer lo loco dov'io fossi.

4.7 Vero è che 'n su la proda mi trovaimostra/nascondi nota in-4-7 Vero è: formula di tre , che serve a do tare, sene spiegare, i fatto che Dante si trova sull'orlo (" proda ") della valle infernale.
4.8 de la valle d'abisso dolorosa
4.9 che 'ntrono accoglie d'infiniti guai.

4.10 Oscura e profonda era e nebulosa
4.11 tanto che, per ficcar lo viso a fondo,mostra/nascondi nota in-4-11 per ficcar: per quanto spingessi lo sguardo in fondo.
4.12 io non vi discernea alcuna cosa.

4.13 «Or discendiam qua giù nel cieco mondo»,
4.14 cominciò il poeta tutto smorto.mostra/nascondi nota in-4-14 tutto smorto: non si dimentichi che Virgilio si trova alla soglia del Limbo, dove egli sconta la sua pena. Ma la ragione del gallare è spiegata al c. 19.
4.15 «Io sarò primo, e tu sarai secondo».

4.16 E io, che del color mi fui accorto,
4.17 dissi: «Come verrò, se tu paventi
4.18 che suoli al mio dubbiare esser conforto?».

4.19 Ed elli a me: «L'angoscia de le genti
4.20 che son qua giù, nel viso mi dipigne
4.21 quella pietà che tu per tema senti.mostra/nascondi nota in-4-21 per tema senti: interpreti come timore.

4.22 Andiam, ché la via lunga ne sospigne».mostra/nascondi nota in-4-22 ne sospinge: ci sospinge, ci incalza.
4.23 Così si mise e così mi fé intrare
4.24 nel primo cerchio che l'abisso cigne.mostra/nascondi nota in-4-24 nel primo cerchio: cioè il Limbo, che cinge l'abisso infernale.

4.25 Quivi, secondo che per ascoltare,mostra/nascondi nota in-4-25 secondo che: per ascoltare: secondo quel che si poteva udire ascoltando, non c era altra espressione di dolore (" non avea pianto ") che profondi sospiri.
4.26 non avea pianto mai che di sospiri,
4.27 che l'aura etterna facevan tremare;

4.28 ciò avvenia di duol sanza martìrimostra/nascondi nota in-4-28 di duol sanza martìri: é un tormento senza manifestazioni materiali.
4.29 ch'avean le turbe, ch'eran molte e grandi,
4.30 d'infanti e di femmine e di viri.mostra/nascondi nota in-4-30 d'infanti: sono racchiusi nel Limbo i bambini morti senza battesimo, donne e uomini che, pur non avendo peccato, non conobbero, tuttavia, 1a vera religione. Si ricordi quel che dice Virgilio al c. I, 71-72.

4.31 Lo buon maestro a me: «Tu non dimandi
4.32 che spiriti son questi che tu vedi?
4.33 Or vo' che sappi, innanzi che più andi,mostra/nascondi nota in-4-33 che più andi: che vada più oltre.

4.34 ch'ei non peccaro; e s'elli hanno mercedi,mostra/nascondi nota in-4-34 mercedi: meriti. Ma non é sufficiente aver dei meriti, se non si é ricevuto il battesimo, vera porta del cristianesimo.
4.35 non basta, perché non ebber battesmo,
4.36 ch'è porta de la fede che tu credi;

4.37 e s'e' furon dinanzi al cristianesmo,
4.38 non adorar debitamente a Dio:mostra/nascondi nota in-4-38 non adorar: non credettero nel Cristo venturo, come invece fecero i Santi Padri. E tra questi tali é Virgilio stesso (" io medesmo ").
4.39 e di questi cotai son io medesmo.

4.40 Per tai difetti, non per altro rio,mostra/nascondi nota in-4-40 rio: colpa. Perciò sono esclusi dalla salvazione ( " perduti " ) e soltanto colpiti (" sol di tanto offesi ") dalla pena di vivere nel costante desiderio di Dio, senza mai poter essere appagati ("sanza speme " ).
4.41 semo perduti, e sol di tanto offesi,
4.42 che sanza speme vivemo in disio».

4.43 Gran duol mi prese al cor quando lo 'ntesi,
4.44 però che gente di molto valore
4.45 conobbi che 'n quel limbo eran sospesi.mostra/nascondi nota in-4-45 eran sospesi: né salvi, né dannati (cfr. Inf. II, 52).

4.46 «Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore»,
4.47 comincia' io per voler esser certo
4.48 di quella fede che vince ogne errore:

4.49 «uscicci mai alcuno, o per suo mertomostra/nascondi nota in-4-49 uscicci: uscì mai di qui.
4.50 o per altrui, che poi fosse beato?».
4.51 E quei che 'ntese il mio parlar coverto,mostra/nascondi nota in-4-51 parlar coverto: la domanda di Dante mira a sentir confermata da Virgilio una verità già acquisita per fede.

4.52 rispuose: «Io era nuovo in questo stato,mostra/nascondi nota in-4-52 Io era nuovo: Virgilio morì nel 19 a.C. ed era quindi da poco (" nuovo ") nel Limbo quando vi discese Cristo (" un Possente ") che liberò i Patriarchi dall'Inferno.
4.53 quando ci vidi venire un Possente,
4.54 con segno di vittoria coronato.

4.55 Trasseci l'ombra del primo parente,mostra/nascondi nota in-4-55 Trasseci: trasse di qui (cfr. v. 19) l'anima di Adamo (" rimo parente "), del suo secondogenito A le, di Noè, scampato al diluvio, di Mosè, che diede le leggi al popolo ebreo, di Abramo di Davide, autore dei Salmi, di Giacobbe, detto Israel, di suo padre Isacco, dei suoi dodici figli, capostipiti delle dodici tribù del popolo d'Israele, della moglie Rachele.
4.56 d'Abèl suo figlio e quella di Noè,
4.57 di Moisè legista e ubidente;

4.58 Abraàm patriarca e Davìd re,mostra/nascondi nota in-4-58 Abraàm… David… Israèl: i nomi stranieri od estranei alla declinazione latina, sono accentati sull'ultima sillaba, secondo l'uso medioevale (cfr. c. IV, 137 e seg. : c. V, 58, 63 e passim).
4.59 Israèl con lo padre e co' suoi nati
4.60 e con Rachele, per cui tanto fé;mostra/nascondi nota in-4-60 per cui tanto fé': Giacobbe, per ottenere la mano di Rachele servì per quattordici anni il padre di lei, Labano.

4.61 e altri molti, e feceli beati.
4.62 E vo' che sappi che, dinanzi ad essi,mostra/nascondi nota in-4-62 dinanzi ad essi: prima della venuta di Cristo nessuno si era salvato dal Limbo.
4.63 spiriti umani non eran salvati».

4.64 Non lasciavam l'andar perch'ei dicessi,mostra/nascondi nota in-4-64 Non lasciavam: non ci arrestavamo per il fatto che egli, Virgilio, parlasse (" ei dicessi "), ma attraversavamo la folla delle anime, folte come alberi in un bosco (" selva ").
4.65 ma passavam la selva tuttavia,
4.66 la selva, dico, di spiriti spessi.

4.67 Non era lunga ancor la nostra via
4.68 di qua dal sonno, quand'io vidi un focomostra/nascondi nota in-4-68 di qua del sommo: di qua dall'or lo del cerchio, quando scorsi una luce ( " foco " ) che un buio emisfero ( " emisperio di tenebre") circondava ("vincìa ", cfr. lat. vincire).
4.69 ch'emisperio di tenebre vincia.

4.70 Di lungi n'eravamo ancora un poco,
4.71 ma non sì ch'io non discernessi in parte
4.72 ch'orrevol gente possedea quel loco.mostra/nascondi nota in-4-72 che orrevol: quale onorevole consesso occupava quel luogo.

4.73 «O tu ch'onori scienzia e arte,
4.74 questi chi son c'hanno cotanta onranza,mostra/nascondi nota in-4-74 onranza: onoranza. Sono infatti separati dagli altri abitatori del Limbo, che si trovano nelle tenebre.
4.75 che dal modo de li altri li diparte?».

4.76 E quelli a me: «L'onrata nominanzamostra/nascondi nota in-4-76 L'onrata nominanza: la fama onorevole che di loro echeggia su nel mondo, fa ottenere dal cielo questo privilegio che cosi li distingue.
4.77 che di lor suona sù ne la tua vita,
4.78 grazia acquista in ciel che sì li avanza».

4.79 Intanto voce fu per me udita:
4.80 «Onorate l'altissimo poeta:
4.81 l'ombra sua torna, ch'era dipartita».

4.82 Poi che la voce fu restata e queta,
4.83 vidi quattro grand'ombre a noi venire:
4.84 sembianz'avevan né trista né lieta.

4.85 Lo buon maestro cominciò a dire:
4.86 «Mira colui con quella spada in mano,mostra/nascondi nota in-4-86 Mira colui: Omero, poeta greco, è raffigurato con la spada, perché cantò le armi e la guerra di Troia. Orazio Flacco è il grande lirico Latino, particolarmente noto nel Medioevo per le sue Satire; Ovidio Nasone è l'autore delle Metamorfosi; infine, Anneo Lucano è l'autore del poema Farsaglia.
4.87 che vien dinanzi ai tre sì come sire:

4.88 quelli è Omero poeta sovrano;
4.89 l'altro è Orazio satiro che vene;
4.90 Ovidio è 'l terzo, e l'ultimo Lucano.

4.91 Però che ciascun meco si convenemostra/nascondi nota in-4-91 Però che: poiché ciascuno è simile a me ("meco si convene ") nel nome di poeta, che un'unica voce nominò (v. 80), mi fanno onore e cosi facendo fanno bene "perché, onorando me, onorano se stessi e la poesia " (Torraca).
4.92 nel nome che sonò la voce sola,
4.93 fannomi onore, e di ciò fanno bene».

4.94 Così vid'i' adunar la bella scola
4.95 di quel segnor de l'altissimo cantomostra/nascondi nota in-4-95 quel segnor: Omero.
4.96 che sovra li altri com'aquila vola.

4.97 Da ch'ebber ragionato insieme alquanto,
4.98 volsersi a me con salutevol cenno,
4.99 e 'l mio maestro sorrise di tanto;mostra/nascondi nota in-4-99 di tanto: di così grande onore.

4.100 e più d'onore ancora assai mi fenno,mostra/nascondi nota in-4-100 mi fenno: mi fecero onore ancor più grande accogliendomi come sesto nella loro schiera.
4.101 ch'e' sì mi fecer de la loro schiera,
4.102 sì ch'io fui sesto tra cotanto senno.

4.103 Così andammo infino a la lumera,mostra/nascondi nota in-4-103 lumera: lumiera, cioè la luce o " foco " del v. 68.
4.104 parlando cose che 'l tacere è bello,mostra/nascondi nota in-4-104 che 'l tacere è bello: che è opportuno non riferire, perché estranee al tema della narrazione, così come era lodevole e gradito parlarne allora.
4.105 sì com'era 'l parlar colà dov'era.

4.106 Venimmo al piè d'un nobile castello,mostra/nascondi nota in-4-106 nobile castello: le sette mura del castello rappresentano le quattro virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) e le tre intellettuali (intelletto, scienza, sapienza).
4.107 sette volte cerchiato d'alte mura,
4.108 difeso intorno d'un bel fiumicello.

4.109 Questo passammo come terra dura;
4.110 per sette porte intrai con questi savi:
4.111 giugnemmo in prato di fresca verdura.

4.112 Genti v'eran con occhi tardi e gravi,
4.113 di grande autorità ne' lor sembianti:
4.114 parlavan rado, con voci soavi.

4.115 Traemmoci così da l'un de' canti,
4.116 in loco aperto, luminoso e alto,
4.117 sì che veder si potien tutti quanti.

4.118 Colà diritto, sovra 'l verde smalto,mostra/nascondi nota in-4-118 'l verde smalto: il colore verde del prato:.
4.119 mi fuor mostrati li spiriti magni,
4.120 che del vedere in me stesso m'essalto.

4.121 I' vidi Eletra con molti compagni,mostra/nascondi nota in-4-121 Eletra…: madre di Dardano, fondatore della stirpe troiana; Ettore: figlio di Priamo e difensore di Troia; Enea: figlio di Anchise e padre di Silvio, da cui discese la :stirpe romana (cfr. Inf. II, 13 e segg.); Cesare, dagli occhi d'aquila (" grifagni ") è il fondatore dell'Impero; per Cammilla, cfr. c. I, 107; Pantasiela è la regina delle Amazzoni, uccisa da Achille sotto Troia; per Latino e Lavinia, cfr. c. II, 13 e n.; Bruto è il fondatore della repubblica, dopo la cacciata di Tarquinio; Lucrezia è la moglie di Collatino, la quale, oltraggiata da Tarquinio, si uccise; Giulia è la figlia di Cesare e sposa di Pompeo; Marzia è la moglie di Catone l'Uticense; Corviglia è la celebre Cornelia, madre dei Gracchi; il Saladino, noto nel Medio Evo per la sua liberalità, è un grande sultano d'Egitto e sta in disparte ( " in parte " ) perché unico esempio di virtù tra i suoi correligionari.
4.122 tra ' quai conobbi Ettòr ed Enea,
4.123 Cesare armato con li occhi grifagni.

4.124 Vidi Cammilla e la Pantasilea;
4.125 da l'altra parte, vidi 'l re Latino
4.126 che con Lavina sua figlia sedea.

4.127 Vidi quel Bruto che cacciò Tarquino,
4.128 Lucrezia, Iulia, Marzia e Corniglia;
4.129 e solo, in parte, vidi 'l Saladino.

4.130 Poi ch'innalzai un poco più le ciglia,
4.131 vidi 'l maestro di color che sannomostra/nascondi nota in-4-131 'l maestro: è Aristotele di Stagire, cui fanno corona: Socrate e Platone, filosofi ateniesi, Democrito di Abdera, il quale ritiene (" pone ") che il mondo si sia formato casualmente; per aggregamento de li atomi, Diogene cinico, Anassagora Clazomene, Talete di Mileto, Empedocle d'Agrigento, Eraclito di Efeso, Zenone, fondatore della scuola stoica.
4.132 seder tra filosofica famiglia.

4.133 Tutti lo miran, tutti onor li fanno:
4.134 quivi vid'io Socrate e Platone,
4.135 che 'nnanzi a li altri più presso li stanno;

4.136 Democrito, che 'l mondo a caso pone,
4.137 Diogenés, Anassagora e Tale,
4.138 Empedoclès, Eraclito e Zenone;

4.139 e vidi il buono accoglitor del quale,
4.140 Diascoride dico; e vidi Orfeo,mostra/nascondi nota in-4-140 Diascoride: medico del I sec. d.C., autore di un trattato sulle piante e le loro qualità (" quale "); Orfeo é il leggendario cantore tracio; Tullio è il celebre Cicerone, ricordato qui da Dante come filosofo; Livio é lo storico Tito Livio, Seneca é autore di alcuni trattati di filosofia morale; Euclide é il celebre matematico alessandrino; Tolomeo é l'astronomo egiziano del II sec. d.C., da cui prende nome il sistema geocentrico, seguito da Dante: Ipocrate e Galeno (" Galienò ") sono m ci greci, Avicenna, medico e filosofo arabo: Averroè ( " Averroìs " ) è il filosofo arabo del sec. XII, ommentatore di Aristotele.
4.141 Tulio e Lino e Seneca morale;

4.142 Euclide geomètra e Tolomeo,
4.143 Ipocràte, Avicenna e Galieno,
4.144 Averoìs, che 'l gran comento feo.

4.145 Io non posso ritrar di tutti a pieno,
4.146 però che sì mi caccia il lungo tema,
4.147 che molte volte al fatto il dir vien meno.mostra/nascondi nota in-4-147 il dir: molte volte 11 mio discorso è inadeguato alla realtà.

4.148 La sesta compagnia in due si scema:mostra/nascondi nota in-4-148 si scema: si divide in due.
4.149 per altra via mi mena il savio duca,
4.150 fuor de la queta, ne l'aura che trema.

4.151 E vegno in parte ove non è che luca.mostra/nascondi nota in-4-151 ove non è che luca: dove non c'è nulla che dia luce; nel buio eterno, cioè, del II cerchio.

Inferno : Canto 5

5.1 Così discesi del cerchio primaiomostra/nascondi nota in-5-1 primaio : primo.
5.2 giù nel secondo, che men loco cinghia,mostra/nascondi nota in-5-2 cinghia: cinge meno spazio (l'inferno ha forma d'imbuto) e tanto maggior pena, che stimola ai lamenti ( " guaio " ).
5.3 e tanto più dolor, che punge a guaio.

5.4 Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:mostra/nascondi nota in-5-4 Minòs: leggendario re di Creta, famoso per il suo senso della giustizia, è posto da Dante quale giudice infernale; egli assegna la pena secondo il modo di avvolgersi con la coda ("secondo ch'è avvinghia "). Cioè si cinge con la coda tante volte quanti sono i cerchi (" quantunque gradi ") che l'anima dannata (" mal nata ") deve discendere.
5.5 essamina le colpe ne l'intrata;
5.6 giudica e manda secondo ch'avvinghia.

5.7 Dico che quando l'anima mal nata
5.8 li vien dinanzi, tutta si confessa;
5.9 e quel conoscitor de le peccata

5.10 vede qual loco d'inferno è da essa;
5.11 cignesi con la coda tante volte
5.12 quantunque gradi vuol che giù sia messa.

5.13 Sempre dinanzi a lui ne stanno molte;
5.14 vanno a vicenda ciascuna al giudizio;
5.15 dicono e odono, e poi son giù volte.

5.16 «O tu che vieni al doloroso ospizio»,mostra/nascondi nota in-5-16 doloroso ospizio: albergo del dolore, cioè l'inferno.
5.17 disse Minòs a me quando mi vide,
5.18 lasciando l'atto di cotanto offizio,mostra/nascondi nota in-5-18 di contanto offizio: del giudicare le anime.

5.19 «guarda com'entri e di cui tu ti fide;mostra/nascondi nota in-5-19 guarda: considera bene i meriti per cui (" com' ") entri e la persona di cui ti fidi (" fide").
5.20 non t'inganni l'ampiezza de l'intrare!».
5.21 E 'l duca mio a lui: «Perché pur gride?

5.22 Non impedir lo suo fatale andare:
5.23 vuolsi così colà dove si puotemostra/nascondi nota in-5-23 vuolsi: cfr. c. III, 95 e n.
5.24 ciò che si vuole, e più non dimandare».

5.25 Or incomincian le dolenti notemostra/nascondi nota in-5-25 le dolenti note: i dolorosi lamenti.
5.26 a farmisi sentire; or son venuto
5.27 là dove molto pianto mi percuote.

5.28 Io venni in loco d'ogne luce muto,mostra/nascondi nota in-5-28 muto: si ricordi " là dove il sol tace " (cfr. c. I, 60).
5.29 che mugghia come fa mar per tempesta,
5.30 se da contrari venti è combattuto.

5.31 La bufera infernal, che mai non resta,mostra/nascondi nota in-5-31 non resta: che non avrà mai fine e trascina con il suo impeto rapace (" rapina" ).
5.32 mena li spirti con la sua rapina;
5.33 voltando e percotendo li molesta.

5.34 Quando giungon davanti a la ruina,mostra/nascondi nota in-5-34 ruina: il punto maggiormente investito dalla bufera.
5.35 quivi le strida, il compianto, il lamento;mostra/nascondi nota in-5-35 il compianto: il pianto collettivo (cfr. lat. cum).
5.36 bestemmian quivi la virtù divina.

5.37 Intesi ch'a così fatto tormento
5.38 enno dannati i peccator carnali,mostra/nascondi nota in-5-38 enno dannati: sono puniti i lussuriosi, che sottomettono la ragione alle voglie dei sensi.
5.39 che la ragion sommettono al talento.

5.40 E come li stornei ne portan l'alimostra/nascondi nota in-5-40 li stornei: e come le ali portano, sorreggono, gli stormi nel cielo invernale, a stormi ampi e folti, cosi quel vento (" fiato ") trascina le anime dannate (" spiriti mali ").
5.41 nel freddo tempo, a schiera larga e piena,
5.42 così quel fiato li spiriti mali

5.43 di qua, di là, di giù, di sù li mena;
5.44 nulla speranza li conforta mai,
5.45 non che di posa, ma di minor pena.mostra/nascondi nota in-5-45 non che di posa: non di pausa, che si può anche avere (cfr. v. 96), ma di diminuire l'intensità della pena.

5.46 E come i gru van cantando lor lai,mostra/nascondi nota in-5-46 lai: cantilena lamentosa; in provenzale, la parola indicava il canto degli uccelli.
5.47 faccendo in aere di sé lunga riga,
5.48 così vid'io venir, traendo guai,

5.49 ombre portate da la detta briga;mostra/nascondi nota in-5-49 briga: tempesta.
5.50 per ch'i' dissi: «Maestro, chi son quelle
5.51 genti che l'aura nera sì gastiga?».

5.52 «La prima di color di cui novelle
5.53 tu vuo' saper», mi disse quelli allotta,mostra/nascondi nota in-5-53 allotta : allora.
5.54 «fu imperadrice di molte favelle.mostra/nascondi nota in-5-54 fu imperadrice: regnò su molti popoli di diversa lingua. E' Semiramide, regina d'Assiria, " di cui si legge " in Paolo Orosio (Historiae adversum Paganos, I, 4) che ammise come lecita ogni dissolutezza, per liberarsi dal biasimo che le derivava della sua accesa lussuria.

5.55 A vizio di lussuria fu sì rotta,
5.56 che libito fé licito in sua legge,
5.57 per tòrre il biasmo in che era condotta.

5.58 Ell'è Semiramìs, di cui si legge
5.59 che succedette a Nino e fu sua sposa:
5.60 tenne la terra che 'l Soldan corregge.mostra/nascondi nota in-5-60 che 'l Soldan corregge: che il Sultano d'Egitto governa.

5.61 L'altra è colei che s'ancise amorosa,mostra/nascondi nota in-5-61 che s'ancise: che si uccise per amore dl Enea, dopo esser venuta meno alla promessa di serbarsi fedele alla memoria del marito Sicheo. E' Didone.
5.62 e ruppe fede al cener di Sicheo;
5.63 poi è Cleopatràs lussuriosa.mostra/nascondi nota in-5-63 Cleopatràs: Cleopatra, regina di Egitto; Elena è la moglie di Menelao, rapita da Paride, per colpa della quale fu combattuta la guerra di Troia (" tanto reo tempo si volse "); Achille è il famoso eroe greco, che si trovò a combattere negli ultimi giorni di sua vita ("al fine ") con l'amore, che lo prese, di Polissena, figlia di Priamo; Paris è Paride e Tristano è i1 cavaliere della Tavola Rotonda, innamorato di Isotta, moglie dello zio Marco, re di Cornovaglia.

5.64 Elena vedi, per cui tanto reo
5.65 tempo si volse, e vedi 'l grande Achille,
5.66 che con amore al fine combatteo.

5.67 Vedi Parìs, Tristano»; e più di mille
5.68 ombre mostrommi e nominommi a dito,
5.69 ch'amor di nostra vita dipartille.mostra/nascondi nota in-5-69 ch'amor: che amore allontanò da questa vita. Tutti, infatti, perirono di morte violenta.

5.70 Poscia ch'io ebbi il mio dottore uditomostra/nascondi nota in-5-70 dottore: nel senso etimologico (cfr. lat. doceo): maestro (cfr. c. II, 140 e n.).
5.71 nomar le donne antiche e ' cavalieri,mostra/nascondi nota in-5-71 nomar: nominare, elencare.
5.72 pietà mi giunse, e fui quasi smarrito.

5.73 I' cominciai: «Poeta, volontieri
5.74 parlerei a quei due che 'nsieme vanno,mostra/nascondi nota in-5-74 che 'nsieme vanno: soli tra i peccatori trascinati dalla bufera, Paolo e Francesca sono uniti per l'eternità. Francesca da Polenta, moglie di Gianciotto Malatesta, signore di Rimini, uomo deforme e zoppo, amò il fratello di questi, Paolo. Gianciotto vendicò il suo onore, uccidendoli entrambi.
5.75 e paion sì al vento esser leggieri».

5.76 Ed elli a me: «Vedrai quando saranno
5.77 più presso a noi; e tu allor li priega
5.78 per quello amor che i mena, ed ei verranno».mostra/nascondi nota in-5-78 per quello amor che i mena: in nome di quell'amore che li ha perduti e che li conduce ancora uniti nella violenta bufera.

5.79 Sì tosto come il vento a noi li piega,
5.80 mossi la voce: «O anime affannate,
5.81 venite a noi parlar, s'altri nol niega!».mostra/nascondi nota in-5-81 s'altri nol niega: se l'imperscrutabile potenza divina non lo vieta.

5.82 Quali colombe dal disio chiamate
5.83 con l'ali alzate e ferme al dolce nido
5.84 vegnon per l'aere, dal voler portate;

5.85 cotali uscir de la schiera ov'è Dido,mostra/nascondi nota in-5-85 cotali uscir: similmente uscirono dalla schiera ove è Didone.
5.86 a noi venendo per l'aere maligno,
5.87 sì forte fu l'affettuoso grido.mostra/nascondi nota in-5-87 l'affettuoso grido: il vocativo " O anime affannate " del v. 80.

5.88 «O animal grazioso e benignomostra/nascondi nota in-5-88 O animal grazioso: o creatura cortese.
5.89 che visitando vai per l'aere persomostra/nascondi nota in-5-89 perso: è un colore "misto di purpureo e di nero ma vince lo nero, e da lui si dinomina" (Conv. IV, XX, 2).
5.90 noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

5.91 se fosse amico il re de l'universo,
5.92 noi pregheremmo lui de la tua pace,
5.93 poi c'hai pietà del nostro mal perverso.

5.94 Di quel che udire e che parlar vi piace,
5.95 noi udiremo e parleremo a voi,
5.96 mentre che 'l vento, come fa, ci tace.mostra/nascondi nota in-5-96 ci tace: Paolo e Francesca si trovano momentaneamente al di fuori della bufera infernale (cfr. v. 45 e n.).

5.97 Siede la terra dove nata fui
5.98 su la marina dove 'l Po discendemostra/nascondi nota in-5-98 su la marina: Francesca nacque a Ravenna, città sita presso la foce ove sbocca il Po con i suoi affluenti (" seguaci sui ").
5.99 per aver pace co' seguaci sui.

5.100 Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprendemostra/nascondi nota in-5-100 ratto s'apprende: fa rapida presa. E' immagine stilnovista, cara al Guinizelli e a Dante stesso (cfr. V.N. XX).
5.101 prese costui de la bella persona
5.102 che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.mostra/nascondi nota in-5-102 e'l modo: la morte violenta che non le permise di pentirsi.

5.103 Amor, ch'a nullo amato amar perdona,mostra/nascondi nota in-5-103 Amor: l'amore che non consente a nessuno che sia amato di non riamare.
5.104 mi prese del costui piacer sì forte,mostra/nascondi nota in-5-104 del costui piacer: della bellezza di questi.
5.105 che, come vedi, ancor non m'abbandona.

5.106 Amor condusse noi ad una morte:
5.107 Caina attende chi a vita ci spense».
5.108 Queste parole da lor ci fuor porte.mostra/nascondi nota in-5-108 ad une morte: a morire insieme.

5.109 Quand'io intesi quell'anime offense,
5.110 china' il viso e tanto il tenni basso,
5.111 fin che 'l poeta mi disse: «Che pense?».

5.112 Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso,
5.113 quanti dolci pensier, quanto disio
5.114 menò costoro al doloroso passo!».

5.115 Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
5.116 e cominciai: «Francesca, i tuoi martìri
5.117 a lagrimar mi fanno tristo e pio.

5.118 Ma dimmi: al tempo de' dolci sospiri,
5.119 a che e come concedette amore
5.120 che conosceste i dubbiosi disiri?».

5.121 E quella a me: «Nessun maggior dolore
5.122 che ricordarsi del tempo felice
5.123 ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

5.124 Ma s'a conoscer la prima radice
5.125 del nostro amor tu hai cotanto affetto,
5.126 dirò come colui che piange e dice.

5.127 Noi leggiavamo un giorno per diletto
5.128 di Lancialotto come amor lo strinse;
5.129 soli eravamo e sanza alcun sospetto.

5.130 Per più fiate li occhi ci sospinse
5.131 quella lettura, e scolorocci il viso;
5.132 ma solo un punto fu quel che ci vinse.

5.133 Quando leggemmo il disiato riso
5.134 esser basciato da cotanto amante,
5.135 questi, che mai da me non fia diviso,

5.136 la bocca mi basciò tutto tremante.
5.137 Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
5.138 quel giorno più non vi leggemmo avante».

5.139 Mentre che l'uno spirto questo disse,
5.140 l'altro piangea; sì che di pietade
5.141 io venni men così com'io morisse.

5.142 E caddi come corpo morto cade.

Inferno : Canto 6

6.1 Al tornar de la mente, che si chiuse
6.2 dinanzi a la pietà de'due cognati,
6.3 che di trestizia tutto mi confuse,

6.4 novi tormenti e novi tormentati
6.5 mi veggio intorno, come ch'io mi mova
6.6 e ch'io mi volga, e come che io guati.

6.7 Io sono al terzo cerchio, de la piova
6.8 etterna, maladetta, fredda e greve;
6.9 regola e qualità mai non l'è nova.

6.10 Grandine grossa, acqua tinta e neve
6.11 per l'aere tenebroso si riversa;
6.12 pute la terra che questo riceve.

6.13 Cerbero, fiera crudele e diversa,
6.14 con tre gole caninamente latra
6.15 sovra la gente che quivi è sommersa.

6.16 Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
6.17 e 'l ventre largo, e unghiate le mani;
6.18 graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra.

6.19 Urlar li fa la pioggia come cani;
6.20 de l'un de' lati fanno a l'altro schermo;
6.21 volgonsi spesso i miseri profani.

6.22 Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
6.23 le bocche aperse e mostrocci le sanne;
6.24 non avea membro che tenesse fermo.

6.25 E 'l duca mio distese le sue spanne,
6.26 prese la terra, e con piene le pugna
6.27 la gittò dentro a le bramose canne.

6.28 Qual è quel cane ch'abbaiando agogna,
6.29 e si racqueta poi che 'l pasto morde,
6.30 ché solo a divorarlo intende e pugna,

6.31 cotai si fecer quelle facce lorde
6.32 de lo demonio Cerbero, che 'ntrona
6.33 l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde.

6.34 Noi passavam su per l'ombre che adona
6.35 la greve pioggia, e ponavam le piante
6.36 sovra lor vanità che par persona.

6.37 Elle giacean per terra tutte quante,
6.38 fuor d'una ch'a seder si levò, ratto
6.39 ch'ella ci vide passarsi davante.

6.40 «O tu che se' per questo 'nferno tratto»,
6.41 mi disse, «riconoscimi, se sai:
6.42 tu fosti, prima ch'io disfatto, fatto».

6.43 E io a lui: «L'angoscia che tu hai
6.44 forse ti tira fuor de la mia mente,
6.45 sì che non par ch'i' ti vedessi mai.

6.46 Ma dimmi chi tu se' che 'n sì dolente
6.47 loco se' messo e hai sì fatta pena,
6.48 che, s'altra è maggio, nulla è sì spiacente».

6.49 Ed elli a me: «La tua città, ch'è piena
6.50 d'invidia sì che già trabocca il sacco,
6.51 seco mi tenne in la vita serena.

6.52 Voi cittadini mi chiamaste Ciacco:
6.53 per la dannosa colpa de la gola,
6.54 come tu vedi, a la pioggia mi fiacco.

6.55 E io anima trista non son sola,
6.56 ché tutte queste a simil pena stanno
6.57 per simil colpa». E più non fé parola.

6.58 Io li rispuosi: «Ciacco, il tuo affanno
6.59 mi pesa sì, ch'a lagrimar mi 'nvita;
6.60 ma dimmi, se tu sai, a che verranno

6.61 li cittadin de la città partita;
6.62 s'alcun v'è giusto; e dimmi la cagione
6.63 per che l'ha tanta discordia assalita».

6.64 E quelli a me: «Dopo lunga tencione
6.65 verranno al sangue, e la parte selvaggia
6.66 caccerà l'altra con molta offensione.

6.67 Poi appresso convien che questa caggia
6.68 infra tre soli, e che l'altra sormonti
6.69 con la forza di tal che testé piaggia.

6.70 Alte terrà lungo tempo le fronti,
6.71 tenendo l'altra sotto gravi pesi,
6.72 come che di ciò pianga o che n'aonti.

6.73 Giusti son due, e non vi sono intesi;
6.74 superbia, invidia e avarizia sono
6.75 le tre faville c'hanno i cuori accesi».

6.76 Qui puose fine al lagrimabil suono.
6.77 E io a lui: «Ancor vo' che mi 'nsegni,
6.78 e che di più parlar mi facci dono.

6.79 Farinata e 'l Tegghiaio, che fuor sì degni,
6.80 Iacopo Rusticucci, Arrigo e 'l Mosca
6.81 e li altri ch'a ben far puoser li 'ngegni,

6.82 dimmi ove sono e fa ch'io li conosca;
6.83 ché gran disio mi stringe di savere
6.84 se 'l ciel li addolcia, o lo 'nferno li attosca».

6.85 E quelli: «Ei son tra l'anime più nere:
6.86 diverse colpe giù li grava al fondo:
6.87 se tanto scendi, là i potrai vedere.

6.88 Ma quando tu sarai nel dolce mondo,
6.89 priegoti ch'a la mente altrui mi rechi:
6.90 più non ti dico e più non ti rispondo».

6.91 Li diritti occhi torse allora in biechi;
6.92 guardommi un poco, e poi chinò la testa:
6.93 cadde con essa a par de li altri ciechi.

6.94 E 'l duca disse a me: «Più non si desta
6.95 di qua dal suon de l'angelica tromba,
6.96 quando verrà la nimica podesta:

6.97 ciascun rivederà la trista tomba,
6.98 ripiglierà sua carne e sua figura,
6.99 udirà quel ch'in etterno rimbomba».

6.100 Sì trapassammo per sozza mistura
6.101 de l'ombre e de la pioggia, a passi lenti,
6.102 toccando un poco la vita futura;

6.103 per ch'io dissi: «Maestro, esti tormenti
6.104 crescerann'ei dopo la gran sentenza,
6.105 o fier minori, o saran sì cocenti?».

6.106 Ed elli a me: «Ritorna a tua scienza,
6.107 che vuol, quanto la cosa è più perfetta,mostra/nascondi nota in-6-107 Caina: è la parte del nono cerchio dell'Inferno dove sono dannati i traditori dei parenti. 109: offense: offese, cioè colpite prima dalla travolgente passione, poi dalla fatale tragedia.
6.108 più senta il bene, e così la doglienza.

6.109 Tutto che questa gente maladetta
6.110 in vera perfezion già mai non vada,
6.111 di là più che di qua essere aspetta».

6.112 Noi aggirammo a tondo quella strada,mostra/nascondi nota in-6-112 Oh lasso: espressione di doloroso rammarico : ohimé!.
6.113 parlando più assai ch'i' non ridico;mostra/nascondi nota in-6-113 quanto disìo: quanto desiderio condusse costoro al tragico passaggio dalla vita alla morte eterna.
6.114 venimmo al punto dove si digrada:

6.115 quivi trovammo Pluto, il gran nemico.

Inferno : Canto 7

7.1 «Papé Satàn, pape Satàn aleppe!»,
7.2 cominciò Pluto con la voce chioccia;
7.3 e quel savio gentil, che tutto seppe,

7.4 disse per confortarmi: «Non ti noccia
7.5 la tua paura; ché, poder ch'elli abbia,mostra/nascondi nota in-7-5 come ch': dovunque.
7.6 non ci torrà lo scender questa roccia».

7.7 Poi si rivolse a quella 'nfiata labbia,mostra/nascondi nota in-7-7 piova: una pioggia dirotta, continua e gelata.
7.8 e disse: «Taci, maladetto lupo!
7.9 consuma dentro te con la tua rabbia.mostra/nascondi nota in-7-9 regola: la quantità e la qualità non variano mai.

7.10 Non è sanza cagion l'andare al cupo:mostra/nascondi nota in-7-10 acqua tinta: acqua sporca.
7.11 vuolsi ne l'alto, là dove Michele
7.12 fé la vendetta del superbo strupo».mostra/nascondi nota in-7-12 pute: maleodorante è il suolo che riceve lo scroscio (" questo "). 13 Cerbero: mitica fiera, posta a guardia dell'Ade (cfr. En., VI) e qui rappresentata da Dante come un demonio (v. 32) dalla figure deforme e strana ("diversa"), che latra come un cane. Non solo è a guardia dei dannati per colpa della gola, ma li scuoia e li squarta (" isquatra ") e, con le tre avide bocche, se ne pasce l'ampio ventre, macchiandosi la barba, nera (" atra ") come la tenebra infernale.

7.13 Quali dal vento le gonfiate vele
7.14 caggiono avvolte, poi che l'alber fiacca,
7.15 tal cadde a terra la fiera crudele.

7.16 Così scendemmo ne la quarta lacca
7.17 pigliando più de la dolente ripa
7.18 che 'l mal de l'universo tutto insacca.

7.19 Ahi giustizia di Dio! tante chi stipa
7.20 nove travaglie e pene quant'io viddi?mostra/nascondi nota in-7-20 de l'un de' lati: i peccatori (" profani ") si voltano spesso difendendo così dalla pioggia il fianco non esposto.
7.21 e perché nostra colpa sì ne scipa?

7.22 Come fa l'onda là sovra Cariddi,mostra/nascondi nota in-7-22 vermo: essere ripugnante.
7.23 che si frange con quella in cui s'intoppa,
7.24 così convien che qui la gente riddi.

7.25 Qui vid'i' gente più ch'altrove troppa,mostra/nascondi nota in-7-25 spanne: le mani aperte.
7.26 e d'una parte e d'altra, con grand'urli,
7.27 voltando pesi per forza di poppa.

7.28 Percoteansi 'ncontro; e poscia pur lìmostra/nascondi nota in-7-28 agogna: chiede cibo protendendo il muso.
7.29 si rivolgea ciascun, voltando a retro,
7.30 gridando: «Perché tieni?» e «Perché burli?».mostra/nascondi nota in-7-30 intende e pugna: come il cane é intento a mangiare e " par combatta col cibo " (Tommaseo), similmente ( "cotai ") si comportarono quelle facce unte.

7.31 Così tornavan per lo cerchio tetro
7.32 da ogne mano a l'opposito punto,
7.33 gridandosi anche loro ontoso metro;

7.34 poi si volgea ciascun, quand'era giunto,mostra/nascondi nota in-7-34 adona: fiacca, abbatte.
7.35 per lo suo mezzo cerchio a l'altra giostra.
7.36 E io, ch'avea lo cor quasi compunto,mostra/nascondi nota in-7-36 sovra la vanità: sull'inconsistente evanescenza degli spiriti, che pure avevano figura umana.

7.37 dissi: «Maestro mio, or mi dimostra
7.38 che gente è questa, e se tutti fuor chercimostra/nascondi nota in-7-38 ratto : appena.
7.39 questi chercuti a la sinistra nostra».

7.40 Ed elli a me: «Tutti quanti fuor guercimostra/nascondi nota in-7-40 tratto : guidato.
7.41 sì de la mente in la vita primaia,
7.42 che con misura nullo spendio ferci.mostra/nascondi nota in-7-42 tu fosti…: tu nascesti prima che io morissi.

7.43 Assai la voce lor chiaro l'abbaia
7.44 quando vegnono a' due punti del cerchio
7.45 dove colpa contraria li dispaia.

7.46 Questi fuor cherci, che non han coperchio
7.47 piloso al capo, e papi e cardinali,
7.48 in cui usa avarizia il suo soperchio».mostra/nascondi nota in-7-48 è maggio: é maggiore, più grave.

7.49 E io: «Maestro, tra questi cotali
7.50 dovre' io ben riconoscere alcuni
7.51 che furo immondi di cotesti mali».mostra/nascondi nota in-7-51 vita sereno: serena è la vita, se confrontata con l'attuale pena.

7.52 Ed elli a me: «Vano pensiero aduni:mostra/nascondi nota in-7-52 Ciacco: nome usato in Toscana come abbreviazione di Giacomo, sul modello del francese Jacques. Forse si tratta del poeta Ciacco dell'Anguillara, ma non è certo.
7.53 la sconoscente vita che i fé sozzi
7.54 ad ogne conoscenza or li fa bruni.

7.55 In etterno verranno a li due cozzi:
7.56 questi resurgeranno del sepulcro
7.57 col pugno chiuso, e questi coi crin mozzi.

7.58 Mal dare e mal tener lo mondo pulcro
7.59 ha tolto loro, e posti a questa zuffa:
7.60 qual ella sia, parole non ci appulcro.mostra/nascondi nota in-7-60 a che verranno: a qual sorte son destinati i cittadini di Firenze, città dilaniata dalle fazioni ( " partita " ).

7.61 Or puoi, figliuol, veder la corta buffa
7.62 d'i ben che son commessi a la fortuna,
7.63 per che l'umana gente si rabbuffa;

7.64 ché tutto l'oro ch'è sotto la lunamostra/nascondi nota in-7-64 Dopo lunga tencione: dopo lunga contesa, ci sarà uno scontro sanguinoso tra i Bianchi, capeggiati dai Cerchi, e i Neri guidati dai Donati; e questi soccomberanno. I Cerchi ("la parte selvaggia ") erano noti per la loro " bizzarra salvatichezza " (Villani).
7.65 e che già fu, di quest'anime stanche
7.66 non poterebbe farne posare una».

7.67 «Maestro mio», diss'io, «or mi dì anche:mostra/nascondi nota in-7-67 Poi appresso convien: é fatale che la fazione del Cerchi cada (" caggia ") entro tre anni ( " infra tre soli " ) e che l'altra abbia la rivincita, con l'aiuto di papa Bonifacio VIII, che ora si destreggia fra entrambe ("testé piaggia"). Sono questi, avvenimenti accaduti in Firenze tra il calendimaggio del 1300 e il 1302.
7.68 questa fortuna di che tu mi tocche,
7.69 che è, che i ben del mondo ha sì tra branche?».

7.70 E quelli a me: «Oh creature sciocche,
7.71 quanta ignoranza è quella che v'offende!
7.72 Or vo' che tu mia sentenza ne 'mbocche.mostra/nascondi nota in-7-72 come che: quantunque i Bianchi se ne addolorino e se ne adontino (" n'adonti " ).

7.73 Colui lo cui saver tutto trascende,mostra/nascondi nota in-7-73 due: in senso generico.
7.74 fece li cieli e diè lor chi conducemostra/nascondi nota in-7-74 avarizia : nel senso etimologico di cupidigia.
7.75 sì ch'ogne parte ad ogne parte splende,

7.76 distribuendo igualmente la luce.
7.77 Similemente a li splendor mondanimostra/nascondi nota in-7-77 vo' : voglio.
7.78 ordinò general ministra e duce

7.79 che permutasse a tempo li ben vanimostra/nascondi nota in-7-79 Farinata: é un eresiarca; lo si incontrerà nel c. X.; il Tegghiaio e Iacopo Rusticuccí sono tra i sodomiti (c. XVI), Mosca Lamberti è tra i seminatori di scandali (c. XXVIII); di Arrigo non si hanno notizie precise.
7.80 di gente in gente e d'uno in altro sangue,
7.81 oltre la difension d'i senni umani;

7.82 per ch'una gente impera e l'altra langue,
7.83 seguendo lo giudicio di costei,
7.84 che è occulto come in erba l'angue.mostra/nascondi nota in-7-84 se 'l ciel: se il cielo li conforti della sua dolcezza, o l'inferno li avveleni con la sua tossica atmosfera ("li attosca ").

7.85 Vostro saver non ha contasto a lei:mostra/nascondi nota in-7-85 Ei : essi.
7.86 questa provede, giudica, e perseguemostra/nascondi nota in-7-86 grava : trascina giù : verbo sing. col sogg. plur.
7.87 suo regno come il loro li altri dèi.

7.88 Le sue permutazion non hanno triegue;
7.89 necessità la fa esser veloce;mostra/nascondi nota in-7-89 mente: memoria (cfr. c. 11, 6). 94.
7.90 sì spesso vien chi vicenda consegue.

7.91 Quest'è colei ch'è tanto posta in croce
7.92 pur da color che le dovrien dar lode,
7.93 dandole biasmo a torto e mala voce;

7.94 ma ella s'è beata e ciò non ode:mostra/nascondi nota in-7-94 Più non si desta: non si desterà più prima che risuoni la tromba del Giudizio Universale, quando verrà Cristo, potenza nemica del male ("nimica podesta"): allora ognuno rivedrà la sua tomba, dove rivestirà il proprio corpo, e ascolterà la sentenza finale per l'eternità ( " che in eterno rimbomba " ).
7.95 con l'altre prime creature lieta
7.96 volve sua spera e beata si gode.

7.97 Or discendiamo omai a maggior pieta;
7.98 già ogne stella cade che saliva
7.99 quand'io mi mossi, e 'l troppo star si vieta».

7.100 Noi ricidemmo il cerchio a l'altra riva
7.101 sovr'una fonte che bolle e riversa
7.102 per un fossato che da lei deriva.mostra/nascondi nota in-7-102 toccando: trattando, senza approfondire, l'argomento della vita futura.

7.103 L'acqua era buia assai più che persa;mostra/nascondi nota in-7-103 esti : questi.
7.104 e noi, in compagnia de l'onde bige,
7.105 intrammo giù per una via diversa.mostra/nascondi nota in-7-105 fier : saranno.

7.106 In la palude va c'ha nome Stigemostra/nascondi nota in-7-106 tua scienza: la dottrina aristotelico-tomista, secondo la quale, quanto più una cosa è perfetta, tanto più sente il bene e il dolore (" doglienza "); secondo San Tommaso l'anima non è perfetta se non unita a1 corpo, e perciò la pena sarà maggiore dopo il Giudizio.
7.107 questo tristo ruscel, quand'è disceso
7.108 al piè de le maligne piagge grige.

7.109 E io, che di mirare stava inteso,mostra/nascondi nota in-7-109 Tutto che: sebbene questa gente dannata non raggiunga mai la vera perfezione, tuttavia aspetta di essere in maggior compiutezza dopo la resurrezione della carne (" di là "), piuttosto che prima ( "più che di qua" ).
7.110 vidi genti fangose in quel pantano,
7.111 ignude tutte, con sembiante offeso.

7.112 Queste si percotean non pur con mano,
7.113 ma con la testa e col petto e coi piedi,
7.114 troncandosi co' denti a brano a brano.mostra/nascondi nota in-7-114 si digrada : si discende nell'altro cerchio (detto anche grado; cfr. c. V, 12: "quantunque gradi").

7.115 Lo buon maestro disse: «Figlio, or vedimostra/nascondi nota in-7-115 Pluto: Mitico dio delle ricchezze, e perciò " nemico", in quanto i beni materiali sono causa di rovina per l'anima.
7.116 l'anime di color cui vinse l'ira;
7.117 e anche vo' che tu per certo credi

7.118 che sotto l'acqua è gente che sospira,
7.119 e fanno pullular quest'acqua al summo,
7.120 come l'occhio ti dice, u' che s'aggira.

7.121 Fitti nel limo, dicon: "Tristi fummo
7.122 ne l'aere dolce che dal sol s'allegra,
7.123 portando dentro accidioso fummo:

7.124 or ci attristiam ne la belletta negra".
7.125 Quest'inno si gorgoglian ne la strozza,
7.126 ché dir nol posson con parola integra».

7.127 Così girammo de la lorda pozza
7.128 grand'arco tra la ripa secca e 'l mézzo,
7.129 con li occhi vòlti a chi del fango ingozza.

7.130 Venimmo al piè d'una torre al da sezzo.

Inferno : Canto 8

8.1 Io dico, seguitando, ch'assai prima
8.2 che noi fossimo al piè de l'alta torre,
8.3 li occhi nostri n'andar suso a la cimamostra/nascondi nota in-8-3 suso a la cima: su fino alla sommità.

8.4 per due fiammette che i vedemmo porremostra/nascondi nota in-8-4 che i: che Ivi.
8.5 e un'altra da lungi render cenno
8.6 tanto ch'a pena il potea l'occhio tòrre.mostra/nascondi nota in-8-6 tòrre: percepire; tanto da lontano (" lungi ") proveniva la luce.

8.7 E io mi volsi al mar di tutto 'l senno;mostra/nascondi nota in-8-7 al mar: a Virgilio, che sempre comprende e risolve le situazioni (cfr. c.VII,3).
8.8 dissi: «Questo che dice? e che risponde
8.9 quell'altro foco? e chi son quei che 'l fenno?».mostra/nascondi nota in-8-9 che 'l fenno? : che lo fecero : l'un fuoco e l'altro.

8.10 Ed elli a me: «Su per le sucide ondemostra/nascondi nota in-8-10 sucide : sudice, fangose.
8.11 già scorgere puoi quello che s'aspetta,
8.12 se 'l fummo del pantan nol ti nasconde».

8.13 Corda non pinse mai da sé saettamostra/nascondi nota in-8-13 pinse: spinse, scoccò.
8.14 che sì corresse via per l'aere snella,
8.15 com'io vidi una nave piccioletta

8.16 venir per l'acqua verso noi in quella,mostra/nascondi nota in-8-16 in quella: in quel momento.
8.17 sotto 'l governo d'un sol galeoto,mostra/nascondi nota in-8-17 galeoto : pilota.
8.18 che gridava: «Or se' giunta, anima fella!».mostra/nascondi nota in-8-18 Or se' giunta: ora sei presa, anima malvagia.

8.19 «Flegiàs, Flegiàs, tu gridi a vòto»,mostra/nascondi nota in-8-19 Flegiàs: mitico figlio di Marte, il quale incendiò il Tempio di Delfo per vendicarsi di Apollo, che gli aveva sedotto la figlia Coronide. Ma fu punito dal dio e cacciato nell'Averno (dr. En., VI). Qui è custode del V cerchio.
8.20 disse lo mio segnore «a questa volta:mostra/nascondi nota in-8-20 a questa volta: per questa volta, gridi inutilmente (" a vòto "). Ci avrai con te solo durante il passaggio della palude (" loto ").
8.21 più non ci avrai che sol passando il loto».

8.22 Qual è colui che grande inganno ascolta
8.23 che li sia fatto, e poi se ne rammarca,mostra/nascondi nota in-8-23 rammarca : rammarica.
8.24 fecesi Flegiàs ne l'ira accolta.mostra/nascondi nota in-8-24 accolta: repressa interamente. 27, parve carca: apparve carica; infatti Dante è un corpo e non uno spirito.

8.25 Lo duca mio discese ne la barca,
8.26 e poi mi fece intrare appresso lui;
8.27 e sol quand'io fui dentro parve carca.

8.28 Tosto che 'l duca e io nel legno fui,
8.29 segando se ne va l'antica proramostra/nascondi nota in-8-29 segando: solcando le acque più che non sia solita fare con altri.
8.30 de l'acqua più che non suol con altrui.

8.31 Mentre noi corravam la morta gora,mostra/nascondi nota in-8-31 la morta gora: la palude stigia, le cui acque stagnanti sono come morte.
8.32 dinanzi mi si fece un pien di fango,
8.33 e disse: «Chi se' tu che vieni anzi ora?».mostra/nascondi nota in-8-33 anzi ora?: prima del tempo, cioè ancor vivo.

8.34 E io a lui: «S'i' vegno, non rimango;
8.35 ma tu chi se', che sì se' fatto brutto?».
8.36 Rispuose: «Vedi che son un che piango».

8.37 E io a lui: «Con piangere e con lutto,
8.38 spirito maladetto, ti rimani;mostra/nascondi nota in-8-38 brutto?: bruttato dal fango.
8.39 ch'i' ti conosco, ancor sie lordo tutto».mostra/nascondi nota in-8-39 ancor sie lordo: sebbene tu sia tutto insozzato.

8.40 Allor distese al legno ambo le mani;
8.41 per che 'l maestro accorto lo sospinse,mostra/nascondi nota in-8-41 per che: per cui.
8.42 dicendo: «Via costà con li altri cani!».

8.43 Lo collo poi con le braccia mi cinse;
8.44 basciommi 'l volto, e disse: «Alma sdegnosa,
8.45 benedetta colei che 'n te s'incinse!mostra/nascondi nota in-8-45 colei: tua madre che ti generò; "cingonsi sopra noi le madri mentre nel ventre ci portano" (Boccaccio).

8.46 Quei fu al mondo persona orgogliosa;
8.47 bontà non è che sua memoria fregi:mostra/nascondi nota in-8-47 bontà non è: non v'è episodio di generosità che adorni (" fregi") in sua memoria: perciò il suo spirito è qui palesemente iroso.
8.48 così s'è l'ombra sua qui furiosa.

8.49 Quanti si tegnon or là sù gran regi
8.50 che qui staranno come porci in brago,
8.51 di sé lasciando orribili dispregi!».mostra/nascondi nota in-8-51 di sé lasciando: lasciando di sé spregevoli memorie.

8.52 E io: «Maestro, molto sarei vagomostra/nascondi nota in-8-52 vago : desideroso.
8.53 di vederlo attuffare in questa brodamostra/nascondi nota in-8-53 broda: parola con la quale, beffardamente, Dante definisce la palude. " Broda " è infatti l'acqua sporca e grassa dei rifiuti di cucina.
8.54 prima che noi uscissimo del lago».

8.55 Ed elli a me: «Avante che la proda
8.56 ti si lasci veder, tu sarai sazio:
8.57 di tal disio convien che tu goda».

8.58 Dopo ciò poco vid'io quello straziomostra/nascondi nota in-8-58 strazio : scempio.
8.59 far di costui a le fangose genti,mostra/nascondi nota in-8-59 a le fangose genti: dalle anime bruttate dal fango.
8.60 che Dio ancor ne lodo e ne ringrazio.

8.61 Tutti gridavano: «A Filippo Argenti!»;mostra/nascondi nota in-8-61 Filippo Argenti: cavaliere fiorentino della famiglia Adimari Cavicciuli, noto per la sua iracondia; era detto degli Arienti per l'abitudine di ferrare di argento il suo cavallo.
8.62 e 'l fiorentino spirito bizzarromostra/nascondi nota in-8-62 bizzarro: " noi tegnamo bizzarri coloro che subitamente e per ogni piccola cagione corrono in ira, né mai da quella per alcuna dimostrazione rimuovere si possono " (Boccaccio).
8.63 in sé medesmo si volvea co' denti.mostra/nascondi nota in-8-63 in sé medesmo: si sfogava a morsi contro sè stesso.

8.64 Quivi il lasciammo, che più non ne narro;
8.65 ma ne l'orecchie mi percosse un duolo,mostra/nascondi nota in-8-65 un duolo: grida di dolore.
8.66 per ch'io avante l'occhio intento sbarro.

8.67 Lo buon maestro disse: «Omai, figliuolo,mostra/nascondi nota in-8-67 Omai: ormai si avvicina ("s'appressa " ).
8.68 s'appressa la città c'ha nome Dite,mostra/nascondi nota in-8-68 Dite: la città di Lucifero, posta nella parte inferiore dell'Inferno. In Dite, infatti, Dante identifica Lucifero.
8.69 coi gravi cittadin, col grande stuolo».mostra/nascondi nota in-8-69 gravi: gli abitanti gravati dai tormenti e l'esercito (" stuolo ") dei diavoli.

8.70 E io: «Maestro, già le sue meschitemostra/nascondi nota in-8-70 meschite: moschee, cioè templi dei popoli infedeli, " composti ad onor del demonio e non di Dio " (Boccaccio).
8.71 là entro certe ne la valle cerno,mostra/nascondi nota in-8-71 cerno: distinguo chiaramente (" certe ").
8.72 vermiglie come se di foco uscite

8.73 fossero». Ed ei mi disse: «Il foco etterno
8.74 ch'entro l'affoca le dimostra rosse,
8.75 come tu vedi in questo basso inferno».mostra/nascondi nota in-8-75 basso inferno: in contrapposizione con l'alto, dove sono puniti, come s'è visto, gli incontinenti.

8.76 Noi pur giugnemmo dentro a l'alte fossemostra/nascondi nota in-8-76 pur : finalmente.
8.77 che vallan quella terra sconsolata:mostra/nascondi nota in-8-77 vallan: cerchiano, cingono.
8.78 le mura mi parean che ferro fosse.

8.79 Non sanza prima far grande aggirata,
8.80 venimmo in parte dove il nocchier forte
8.81 «Usciteci», gridò: «qui è l'intrata».mostra/nascondi nota in-8-81 Usciteci: uscite di qui (" ci ").

8.82 Io vidi più di mille in su le portemostra/nascondi nota in-8-82 più di mille: sono diavoli.
8.83 da ciel piovuti, che stizzosamente
8.84 dicean: «Chi è costui che sanza morte

8.85 va per lo regno de la morta gente?».
8.86 E 'l savio mio maestro fece segno
8.87 di voler lor parlar segretamente.mostra/nascondi nota in-8-87 segretamente: a parte, in privato.

8.88 Allor chiusero un poco il gran disdegno,
8.89 e disser: «Vien tu solo, e quei sen vada,
8.90 che sì ardito intrò per questo regno.

8.91 Sol si ritorni per la folle strada:mostra/nascondi nota in-8-91 Sol si ritorni: torni indietro da solo. C'è molta malizia in queste parole, in conformità del luogo in cui ci troviamo.
8.92 pruovi, se sa; ché tu qui rimarrai
8.93 che li ha' iscorta sì buia contrada».mostra/nascondi nota in-8-93 li ha' iscorta: gli hai mostrato.

8.94 Pensa, lettor, se io mi sconfortai
8.95 nel suon de le parole maladette,
8.96 ché non credetti ritornarci mai.mostra/nascondi nota in-8-96 ritornarci: ritornare qui (" ci "), nel mondo.

8.97 «O caro duca mio, che più di settemostra/nascondi nota in-8-97 più di sette: ha valore indeterminato come due (cfr. c. VI, 73 e n.).
8.98 volte m'hai sicurtà renduta e tratto
8.99 d'alto periglio che 'ncontra mi stette,

8.100 non mi lasciar», diss'io, «così disfatto;
8.101 e se 'l passar più oltre ci è negato,
8.102 ritroviam l'orme nostre insieme ratto».

8.103 E quel segnor che lì m'avea menato,
8.104 mi disse: «Non temer; ché 'l nostro passomostra/nascondi nota in-8-104 passo : passaggio.
8.105 non ci può tòrre alcun: da tal n'è dato.mostra/nascondi nota in-8-105 tòrre: togliere, impedire, poiché ci è concesso da Dio ("da tal ").

8.106 Ma qui m'attendi, e lo spirito lasso
8.107 conforta e ciba di speranza buona,
8.108 ch'i' non ti lascerò nel mondo basso».mostra/nascondi nota in-8-108 nel mondo basso: l'inferno, senza particolare riferimento al basso inferno.

8.109 Così sen va, e quivi m'abbandona
8.110 lo dolce padre, e io rimagno in forse,
8.111 che sì e no nel capo mi tenciona.mostra/nascondi nota in-8-111 che sì e no: che nel mio capo sì alternano dubbi contrastanti.

8.112 Udir non potti quello ch'a lor porse;mostra/nascondi nota in-8-112 non potti : non potei udire quello che disse (" porse ") loro.
8.113 ma ei non stette là con essi guari,mostra/nascondi nota in-8-113 guari : molto tempo, a lungo.
8.114 che ciascun dentro a pruova si ricorse.mostra/nascondi nota in-8-114 a pruova : a gara.

8.115 Chiuser le porte que' nostri avversari
8.116 nel petto al mio segnor, che fuor rimase,mostra/nascondi nota in-8-116 nel petto: in faccia.
8.117 e rivolsesi a me con passi rari.

8.118 Li occhi a la terra e le ciglia avea rasemostra/nascondi nota in-8-118 rase: " private come per effetto di rasoio " (Torraca).
8.119 d'ogne baldanza, e dicea ne' sospiri:mostra/nascondi nota in-8-119 ne': tra i.
8.120 «Chi m'ha negate le dolenti case!».

8.121 E a me disse: «Tu, perch'io m'adiri,mostra/nascondi nota in-8-121 perch'io: sebbene io.
8.122 non sbigottir, ch'io vincerò la prova,
8.123 qual ch'a la difension dentro s'aggiri.mostra/nascondi nota in-8-123 qual ch': chiunque vi sia dentro a disporre impedimenti ("a la difension " ).

8.124 Questa lor tracotanza non è nova;
8.125 ché già l'usaro a men segreta porta,mostra/nascondi nota in-8-125 a men segreta porta : la porta dell'Inferno, abbattuta da Cristo durante la discesa al Limbo, e da allora rimasta spalancata.
8.126 la qual sanza serrame ancor si trova.

8.127 Sovr'essa vedestù la scritta morta:mostra/nascondi nota in-8-127 vedestù: vedesti tu la scritta che parla della morte dell'anima.
8.128 e già di qua da lei discende l'erta,mostra/nascondi nota in-8-128 e già…: ed ecco che da essa porta discende colui (" tal ") per il cui intervento la città di Dite (" la terra ") ci sarà aperta.
8.129 passando per li cerchi sanza scorta,

8.130 tal che per lui ne fia la terra aperta».

Inferno : Canto 9

9.1 Quel color che viltà di fuor mi pinsemostra/nascondi nota in-9-1 Quel color: quel pallore che la paura mi aveva diffuso sul volto ("di fuor "), vedendo Virgilio tornare indietro ( " in volta " ), più rapidamente fece sparire (" dentro… ristrinse ") il suo insolito rossore (" il suo novo ").
9.2 veggendo il duca mio tornare in volta,
9.3 più tosto dentro il suo novo ristrinse.

9.4 Attento si fermò com'uom ch'ascolta;
9.5 ché l'occhio nol potea menare a lungamostra/nascondi nota in-9-5 a lunga: lontano.
9.6 per l'aere nero e per la nebbia folta.

9.7 «Pur a noi converrà vincer la punga»,mostra/nascondi nota in-9-7 …punga: eppure dovremo vincere la partita (" punga " è metatesi di pugna).
9.8 cominciò el, «se non... Tal ne s'offerse.mostra/nascondi nota in-9-8 ne s'offerse: ci si offerse; allude a Beatrice ( " Tal " ).
9.9 Oh quanto tarda a me ch'altri qui giunga!».mostra/nascondi nota in-9-9 ch'altri: è il Messo celeste.

9.10 I' vidi ben sì com'ei ricoperse
9.11 lo cominciar con l'altro che poi venne,mostra/nascondi nota in-9-11 lo cominciar : le prime parole con le seguenti, che furono diverse da quelle.
9.12 che fur parole a le prime diverse;

9.13 ma nondimen paura il suo dir dienne,mostra/nascondi nota in-9-13 dienne: mi diede.
9.14 perch'io traeva la parola troncamostra/nascondi nota in-9-14 perch' io traeva: perché io attribuivo alla frase interrotta (se non…, v. 8), un senso, forse, peggiore di quel che avesse in realtà.
9.15 forse a peggior sentenzia che non tenne.

9.16 «In questo fondo de la trista concamostra/nascondi nota in-9-16 In questo fondo: nella città di Dite, scende mai qualcuno del Limbo (" del primo grado "), di quelli che hanno, come pena, troncata (" cionca ") la speranza di vedere Dio?.
9.17 discende mai alcun del primo grado,
9.18 che sol per pena ha la speranza cionca?».

9.19 Questa question fec'io; e quei «Di rado
9.20 incontra», mi rispuose, «che di noimostra/nascondi nota in-9-20 incontra: accade.
9.21 faccia il cammino alcun per qual io vado.mostra/nascondi nota in-9-21 alcun : alcuno di noi. Anche Virgilio è uno degli spiriti del Limbo.

9.22 Ver è ch'altra fiata qua giù fui,mostra/nascondi nota in-9-22 ch'altra fiata: che altra volta.
9.23 congiurato da quella Eritón crudamostra/nascondi nota in-9-23 congiurato: chiamato dagli scongiuri di quella crudele Eritone, che richiamava le anime dei morti nei loro corpi. Eritone fu una maga della Tessaglia, di cui si legge, nella "Farsaglia" di Lucano (cfr. VI, 507), che richiamò in vita un soldato, perché questi predicesse l'esito della guerra tra Cesare e Pompeo.
9.24 che richiamava l'ombre a' corpi sui.

9.25 Di poco era di me la carne nuda,mostra/nascondi nota in-9-25 nuda: spoglia della mia anima.
9.26 ch'ella mi fece intrar dentr'a quel muro,
9.27 per trarne un spirto del cerchio di Giuda.mostra/nascondi nota in-9-27 cerchio dl Giuda: la Giudecca, parte dell'ultimo cerchio dell'Inferno.

9.28 Quell'è 'l più basso loco e 'l più oscuro,
9.29 e 'l più lontan dal ciel che tutto gira:mostra/nascondi nota in-9-29 dal ciel: il 9° cielo o Primo Mobile.
9.30 ben so 'l cammin; però ti fa sicuro.

9.31 Questa palude che 'l gran puzzo spira
9.32 cigne dintorno la città dolente,
9.33 u' non potemo intrare omai sanz'ira».mostra/nascondi nota in-9-33 sanz'ira: senza suscitare sdegnate opposizioni.

9.34 E altro disse, ma non l'ho a mente;
9.35 però che l'occhio m'avea tutto tratto
9.36 ver' l'alta torre a la cima rovente,mostra/nascondi nota in-9-36 a la cima rovente: si ricordi che le torri della città di Dite sono " vermiglie come se di foco uscite fossero " (cfr. c. VIII, 72).

9.37 dove in un punto furon dritte rattomostra/nascondi nota in-9-37 furon dritte ratto: si drizzarono improvvisamente.
9.38 tre furie infernal di sangue tinte,
9.39 che membra feminine avieno e atto,mostra/nascondi nota in-9-39 atto : atteggiamento.

9.40 e con idre verdissime eran cinte;mostra/nascondi nota in-9-40 idre : serpenti d'acqua; costituivano come una verde cintura.
9.41 serpentelli e ceraste avien per crine,mostra/nascondi nota in-9-41 ceraste: serpenti con " uno o due cornicelli in capo" (Boccaccio), da cui ("onde") le tempie erano ricoperte in modo spaventoso (" fiere ").
9.42 onde le fiere tempie erano avvinte.

9.43 E quei, che ben conobbe le meschinemostra/nascondi nota in-9-43 meschine: serve, schiave; secondo l'etimologia araba.
9.44 de la regina de l'etterno pianto,mostra/nascondi nota in-9-44 regina: Proserpina, moglie di Plutone, dio dell'Ade pagano.
9.45 «Guarda», mi disse, «le feroci Erine.mostra/nascondi nota in-9-45 Erine: Erinni i Greci chiamavano le Furie, figlie della Notte, i cui nomi erano Aletto, Tesifone e Megera. Sembrano simboleggiare le tre specie dell'ira (acuta, difficile, amara).

9.46 Quest'è Megera dal sinistro canto;mostra/nascondi nota in-9-46 canto : lato.
9.47 quella che piange dal destro è Aletto;
9.48 Tesifón è nel mezzo»; e tacque a tanto.

9.49 Con l'unghie si fendea ciascuna il petto;
9.50 battiensi a palme, e gridavan sì alto,mostra/nascondi nota in-9-50 battiensi a palme: si ripercuotevano con le palme.
9.51 ch'i' mi strinsi al poeta per sospetto.mostra/nascondi nota in-9-51 per sospetto: per paura (cfr. c. III, 14 e n.).

9.52 «Vegna Medusa: sì 'l farem di smalto»,mostra/nascondi nota in-9-52 Medusa: una delle tre Gorgoni, figlie di Forco, capace di trasformare in pietra (" di smalto ") chiunque la guardasse.
9.53 dicevan tutte riguardando in giuso;mostra/nascondi nota in-9-53 in giuso: in basso.
9.54 «mal non vengiammo in Teseo l'assalto».mostra/nascondi nota in-9-54 mal non vengiammo: male facemmo a non vendicare contro ( " in " ) Teseo l'assalto che egli, con Piritoo, fece nell'Ade, allo scopo di rapire Proserpina. Teseo, infatti, preso prigioniero, fu liberato da Ercole.

9.55 «Volgiti 'n dietro e tien lo viso chiuso;mostra/nascondi nota in-9-55 lo viso: la vista, perciò gli occhi.
9.56 ché se 'l Gorgón si mostra e tu 'l vedessi,
9.57 nulla sarebbe di tornar mai suso».mostra/nascondi nota in-9-57 nulla: nessuna speranza vi sarebbe di tornare su (" s'uso ").

9.58 Così disse 'l maestro; ed elli stessimostra/nascondi nota in-9-58 stessi: forma arcaica di stesso.
9.59 mi volse, e non si tenne a le mie mani,
9.60 che con le sue ancor non mi chiudessi.

9.61 O voi ch'avete li 'ntelletti sani,
9.62 mirate la dottrina che s'asconde
9.63 sotto 'l velame de li versi strani.mostra/nascondi nota in-9-63 sotto 'l velame: Dante si rivolge a chi è capace di comprendere (" O voi ch'avete…"), per avvertire che sotto la rappresentazione delle Furie e della Medusa si nasconde un significato allegorico: le Furie "tentano d'impedire all'uomo, al cristiano di redimersi"; e Medusa potrebbe rappresentare lo "stupore" che pietrifica l'anima (Torraca).

9.64 E già venia su per le torbide onde
9.65 un fracasso d'un suon, pien di spavento,
9.66 per cui tremavano amendue le sponde,mostra/nascondi nota in-9-66 amendue : entrambe.

9.67 non altrimenti fatto che d'un vento
9.68 impetuoso per li avversi ardori,mostra/nascondi nota in-9-68 per li avversi ardori: per lo scontrarsi di aria calda con aria fredda.
9.69 che fier la selva e sanz'alcun rattentomostra/nascondi nota in-9-69 fier: ferisce, colpisce senza che nulla possa fargli ostacolo ( " sanz'alcun rattento ").

9.70 li rami schianta, abbatte e porta fori;
9.71 dinanzi polveroso va superbo,
9.72 e fa fuggir le fiere e li pastori.

9.73 Li occhi mi sciolse e disse: «Or drizza il nerbomostra/nascondi nota in-9-73 il nerbo del viso: la facoltà percettiva della vista (cfr. v. 55).
9.74 del viso su per quella schiuma anticamostra/nascondi nota in-9-74 schiuma: l'acqua dello Stige.
9.75 per indi ove quel fummo è più acerbo».mostra/nascondi nota in-9-75 per indi: da quella parte ove il fumo è più acre.

9.76 Come le rane innanzi a la nimica
9.77 biscia per l'acqua si dileguan tutte,
9.78 fin ch'a la terra ciascuna s'abbica,mostra/nascondi nota in-9-78 s'abbica : aderisce a terra come a formare un piccolo mucchio, simile al covone di grano (bica).

9.79 vid'io più di mille anime distrutte
9.80 fuggir così dinanzi ad un ch'al passo
9.81 passava Stige con le piante asciutte.

9.82 Dal volto rimovea quell'aere grasso,
9.83 menando la sinistra innanzi spesso;
9.84 e sol di quell'angoscia parea lasso.mostra/nascondi nota in-9-84 lasso : infastidito.

9.85 Ben m'accorsi ch'elli era da ciel messo,
9.86 e volsimi al maestro; e quei fé segno
9.87 ch'i' stessi queto ed inchinassi ad esso.

9.88 Ahi quanto mi parea pien di disdegno!
9.89 Venne a la porta, e con una verghetta
9.90 l'aperse, che non v'ebbe alcun ritegno.mostra/nascondi nota in-9-90 ritegno: ostacolo (crf. "ratteuto " del v. 69).

9.91 «O cacciati del ciel, gente dispetta»,mostra/nascondi nota in-9-91 dispetta: spregiata e spregevole.
9.92 cominciò elli in su l'orribil soglia,
9.93 «ond'esta oltracotanza in voi s'alletta?mostra/nascondi nota in-9-93 s'alletta?: si accoglie?.

9.94 Perché recalcitrate a quella voglia
9.95 a cui non puote il fin mai esser mozzo,mostra/nascondi nota in-9-95 esser mozzo: il fine del volere divino (" voglia ") non può non essere compiuto.
9.96 e che più volte v'ha cresciuta doglia?

9.97 Che giova ne le fata dar di cozzo?
9.98 Cerbero vostro, se ben vi ricorda,
9.99 ne porta ancor pelato il mento e 'l gozzo».mostra/nascondi nota in-9-99 ne porta: Cerbero, per essersi opposto ad Ercole, disceso all'Ade, fu da questo incatenato, tanto da avere ancora il mento e la gola (" gozzo ") spelacchiati dal collare.

9.100 Poi si rivolse per la strada lorda,
9.101 e non fé motto a noi, ma fé sembiante
9.102 d'omo cui altra cura stringa e mordamostra/nascondi nota in-9-102 altra cura: altro pensiero che lo urga ed affretti.

9.103 che quella di colui che li è davante;
9.104 e noi movemmo i piedi inver' la terra,mostra/nascondi nota in-9-104 inver' la terra: verso la città di Dite (cfr. c. VIII, 130 e n. 128).
9.105 sicuri appresso le parole sante.

9.106 Dentro li 'ntrammo sanz'alcuna guerra;mostra/nascondi nota in-9-106 li : vi.
9.107 e io, ch'avea di riguardar disio
9.108 la condizion che tal fortezza serra,mostra/nascondi nota in-9-108 la condizion: la qualità dei peccatori rinchiusi nella fortezza.

9.109 com'io fui dentro, l'occhio intorno invio;
9.110 e veggio ad ogne man grande campagna
9.111 piena di duolo e di tormento rio.

9.112 Sì come ad Arli, ove Rodano stagna,mostra/nascondi nota in-9-112 Arli: Arles, città della Provenza; Pola è la città dell'Istria, che bagna i confini (" termini ") dell'Italia.
9.113 sì com'a Pola, presso del Carnaro
9.114 ch'Italia chiude e suoi termini bagna,

9.115 fanno i sepulcri tutt'il loco varo,mostra/nascondi nota in-9-115 fanno…: i sepolcri rendono tutto il luogo vario ("varo "), non uniforme.
9.116 così facevan quivi d'ogne parte,
9.117 salvo che 'l modo v'era più amaro;

9.118 ché tra gli avelli fiamme erano sparte,mostra/nascondi nota in-9-118 sparte: sparse.
9.119 per le quali eran sì del tutto accesi,
9.120 che ferro più non chiede verun'arte.mostra/nascondi nota in-9-120 che ferro: che il ferro vi potrebbe esser lavorato senza ricorrere ad alcun altro artificio (" verun'arte ").

9.121 Tutti li lor coperchi eran sospesi,mostra/nascondi nota in-9-121 sospesi: sollevati. Gli avelli sono, cioè, scoperchiati.
9.122 e fuor n'uscivan sì duri lamenti,
9.123 che ben parean di miseri e d'offesi.

9.124 E io: «Maestro, quai son quelle gentimostra/nascondi nota in-9-124 quai: quali.
9.125 che, seppellite dentro da quell'arche,
9.126 si fan sentir coi sospiri dolenti?».

9.127 Ed elli a me: «Qui son li eresiarchemostra/nascondi nota in-9-127 li eresiarche: gli eresiarchi, capi o promotori di eresie e gli eretici ("lor seguaci " ).
9.128 con lor seguaci, d'ogne setta, e molto
9.129 più che non credi son le tombe carche.mostra/nascondi nota in-9-129 carche : piene.

9.130 Simile qui con simile è sepolto,mostra/nascondi nota in-9-130 Simile: sono sepolti insieme gli appartenenti alla medesima setta e le tombe ("monimenti") bruciano più o meno a seconda della gravitò dell'eresia.
9.131 e i monimenti son più e men caldi».
9.132 E poi ch'a la man destra si fu vòlto,

9.133 passammo tra i martiri e li alti spaldi.

Inferno : Canto 10

10.1 Ora sen va per un secreto calle,mostra/nascondi nota in-10-1 secreto calle: appartato sentiero, tra la muraglia che circonda la città ("terra"), e le tombe (" martìri ").
10.2 tra 'l muro de la terra e li martìri,
10.3 lo mio maestro, e io dopo le spalle.mostra/nascondi nota in-10-3 dopo : dietro.

10.4 «O virtù somma, che per li empi giri
10.5 mi volvi», cominciai, «com'a te piace,mostra/nascondi nota in-10-5 mi volvi: mi conduci. Ma c'è il senso del percorrere gli " empi giri ", i cerchi d'inferno.
10.6 parlami, e sodisfammi a' miei disiri.

10.7 La gente che per li sepolcri giace
10.8 potrebbesi veder? già son levati
10.9 tutt'i coperchi, e nessun guardia face».mostra/nascondi nota in-10-9 guardia face: fa la guardia.

10.10 E quelli a me: «Tutti saran serrati
10.11 quando di Iosafàt qui tornerannomostra/nascondi nota in-10-11 di Iosafàt : dalla valle di Iosafàt, presso Gerusalemme, dove si svolgerà il Giudizio Universale, dopo il quale i dannati riprenderanno il loro corpo.
10.12 coi corpi che là sù hanno lasciati.

10.13 Suo cimitero da questa parte hannomostra/nascondi nota in-10-13 Suo : loro.
10.14 con Epicuro tutti suoi seguaci,mostra/nascondi nota in-10-14 Epicuro: filosofo greco. Gli epicurei negano l'immortalità dell'anima (" l'anima col corpo morta fanno ") e, pur non essendo eretici in senso stretto, sono tuttavia colpevoli di irreligiosità. Nel Medio Evo si accusarono di epicureismo i Ghibellini, come Dante stesso testimonierà.
10.15 che l'anima col corpo morta fanno.

10.16 Però a la dimanda che mi faci
10.17 quinc'entro satisfatto sarà tosto,mostra/nascondi nota in-10-17 quinc'entro: di qui dentro.
10.18 e al disio ancor che tu mi taci».mostra/nascondi nota in-10-18 che tu mi taci: il desiderio di vedere Farinata, qui taciuto, ma intuibile per le parole rivolte da Dante a Ciacco (cfr. c. VI, 79).

10.19 E io: «Buon duca, non tegno riposto
10.20 a te mio cuor se non per dicer poco,
10.21 e tu m'hai non pur mo a ciò disposto».mostra/nascondi nota in-10-21 non pur mo: non solo ora (cfr. c. III: 76 e 80).

10.22 «O Tosco che per la città del focomostra/nascondi nota in-10-22 O Tosco: o toscano.
10.23 vivo ten vai così parlando onesto,
10.24 piacciati di restare in questo loco.

10.25 La tua loquela ti fa manifestomostra/nascondi nota in-10-25 loquela: accento, inflessione della voce.
10.26 di quella nobil patria natiomostra/nascondi nota in-10-26 nobil patria: Firenze.
10.27 a la qual forse fui troppo molesto».

10.28 Subitamente questo suono uscìomostra/nascondi nota in-10-28 Subitamente : improvvisamente questa voce proruppe.
10.29 d'una de l'arche; però m'accostai,mostra/nascondi nota in-10-29 però : perciò.
10.30 temendo, un poco più al duca mio.

10.31 Ed el mi disse: «Volgiti! Che fai?
10.32 Vedi là Farinata che s'è dritto:
10.33 da la cintola in sù tutto 'l vedrai».

10.34 Io avea già il mio viso nel suo fitto;
10.35 ed el s'ergea col petto e con la fronte
10.36 com'avesse l'inferno a gran dispitto.mostra/nascondi nota in-10-36 a gran dispitto: in dispregio (cfr. c. IX, 91).

10.37 E l'animose man del duca e prontemostra/nascondi nota in-10-37 l'animose : incoraggianti, soccorrevoli.
10.38 mi pinser tra le sepulture a lui,
10.39 dicendo: «Le parole tue sien conte».mostra/nascondi nota in-10-39 conte: cognite, cioè chiare e non avventate (cfr. c. III, 76).

10.40 Com'io al piè de la sua tomba fui,
10.41 guardommi un poco, e poi, quasi sdegnoso,
10.42 mi dimandò: «Chi fuor li maggior tui?».mostra/nascondi nota in-10-42 Chi fuor…?: da quali antenati discendi?.

10.43 Io ch'era d'ubidir disideroso,
10.44 non gliel celai, ma tutto gliel'apersi;
10.45 ond'ei levò le ciglia un poco in suso;mostra/nascondi nota in-10-45 in suso: in alto. Cioè corrugò la fronte, nell'atto di ricordare.

10.46 poi disse: «Fieramente furo avversi
10.47 a me e a miei primi e a mia parte,mostra/nascondi nota in-10-47 e a miei primi e a mia parte: ai miei antenati e al mio partito, si che li cacciai per due volte (" due fiate "). Manente, detto Farinata, appartenne alla famiglia fiorentina degli Uberti e fu il baluardo del partito ghibellino; contribuì alla cacciata dei Guelfi nel 1248 e nel 1260 (battaglia di Montaperti).
10.48 sì che per due fiate li dispersi».

10.49 «S'ei fur cacciati, ei tornar d'ogne parte»,mostra/nascondi nota in-10-49 S'ei: se essi furono cacciati, tornarono però dopo entrambe le sconfitte: e cioè nel 1251 e nel 1266. Ma i Ghibellini (" i vostri " ) non riuscirono a tornare più : infatti, dopo la Pasqua del 1267 persero ogni autorità politica e gli Uberti non furono più riammessi in città, neppure dopo la pacificazione del 1280.
10.50 rispuos'io lui, «l'una e l'altra fiata;
10.51 ma i vostri non appreser ben quell'arte».

10.52 Allor surse a la vista scoperchiatamostra/nascondi nota in-10-52 a la vista scoperchiata: all'apertura della tomba il cui coperchio era sollevato. "Vista" equivale a finestra (cfr. Purg. c. IX, 67).
10.53 un'ombra, lungo questa, infino al mento:mostra/nascondi nota in-10-53 un'ombra: è lo spirito di Cavalcante Cavalcanti, padre di Guido, poeta e amico di Dante.
10.54 credo che s'era in ginocchie levata.

10.55 Dintorno mi guardò, come talento
10.56 avesse di veder s'altri era meco;
10.57 e poi che 'l sospecciar fu tutto spento,mostra/nascondi nota in-10-57 'l sospecciar: il sospettare, nel senso etimologico di guardare dal basso in alto (cfr. lat. subspicere). 59 per altezza d'ingegno: per meriti intellettuali.

10.58 piangendo disse: «Se per questo cieco
10.59 carcere vai per altezza d'ingegno,
10.60 mio figlio ov'è? e perché non è teco?».

10.61 E io a lui: «Da me stesso non vegno:mostra/nascondi nota in-10-61 Da me stesso non vegno : non vengo per mio merito; c'è stato, infatti, l'intervento delle tre donne benedette.
10.62 colui ch'attende là, per qui mi menamostra/nascondi nota in-10-62 colui: Virgilio rappresenta la ragione umana illuminata dalla verità rivelata. E la Rivelazione, invece, disdegnò Guido Cavalcanti che, come il padre, aveva fama di epicureo.
10.63 forse cui Guido vostro ebbe a disdegno».

10.64 Le sue parole e 'l modo de la pena
10.65 m'avean di costui già letto il nome;mostra/nascondi nota in-10-65 letto : rivelato.
10.66 però fu la risposta così piena.mostra/nascondi nota in-10-66 piena : decisa.

10.67 Di subito drizzato gridò: «Come?
10.68 dicesti "elli ebbe"? non viv'elli ancora?
10.69 non fiere li occhi suoi lo dolce lume?».mostra/nascondi nota in-10-69 fiere: ferisce, colpisce i suoi occhi la dolce luce (" dolce lume ") del sole?.

10.70 Quando s'accorse d'alcuna dimoramostra/nascondi nota in-10-70 dimora: indugio, esitazione.
10.71 ch'io facea dinanzi a la risposta,
10.72 supin ricadde e più non parve fora.

10.73 Ma quell'altro magnanimo, a cui postamostra/nascondi nota in-10-73 a cui posta : a richiesta del quale mi ero arrestato (cfr. v. 22 e segg.).
10.74 restato m'era, non mutò aspetto,
10.75 né mosse collo, né piegò sua costa:mostra/nascondi nota in-10-75 costa : fianco.

10.76 e sé continuando al primo detto,
10.77 «S'elli han quell'arte», disse, «male appresa,
10.78 ciò mi tormenta più che questo letto.mostra/nascondi nota in-10-78 letto: giaciglio, costituito dalla tomba.

10.79 Ma non cinquanta volte fia raccesamostra/nascondi nota in-10-79 Ma non cinquanta: Ma non cinquanta volte tornerà a risplendere la faccia della regina infernale…; la regina (cfr. c. IX, 44) è Proserpina, la quale si identifica con Diana, in terra, e con la Luna, in cielo. Tutta la frase vale: non passeranno cinquanta lunazioni, cioè mesi; perciò quattro anni e due mesi. E' un'allusione all'esilio di Dante, decretato nell'estate 1304, cioè dopo cinquanta mesi dall'aprile 1300, in cui inizia il viaggio oltremondano.
10.80 la faccia de la donna che qui regge,
10.81 che tu saprai quanto quell'arte pesa.

10.82 E se tu mai nel dolce mondo regge,mostra/nascondi nota in-10-82 regge: ritorni, con valore ottativo (cfr. lat. redeas).
10.83 dimmi: perché quel popolo è sì empio
10.84 incontr'a' miei in ciascuna sua legge?».

10.85 Ond'io a lui: «Lo strazio e 'l grande scempio
10.86 che fece l'Arbia colorata in rosso,mostra/nascondi nota in-10-86 l'Arbia: fiume presso Montaperti, dove il 4 settembre 1280 avvenne la battaglia sanguinosa vinta dai Ghibellini di Farinata.
10.87 tal orazion fa far nel nostro tempio».mostra/nascondi nota in-10-87 tal orazion: tali deliberazioni; per conseguenza "tempio" va inteso come città.

10.88 Poi ch'ebbe sospirando il capo mosso,
10.89 «A ciò non fu' io sol», disse, «né certomostra/nascondi nota in-10-89 A ciò: allo " strazio " e al " grande scempio".
10.90 sanza cagion con li altri sarei mosso.

10.91 Ma fu' io solo, là dove soffertomostra/nascondi nota in-10-91 là: là dove da ciascuno fu tollerato di distruggere Firenze; Farinata allude al concilio di Empoli, riunitosi dopo Montaperti,nel quale egli solo, si oppose ai colleghi ghibellini contro il progetto di distruggere Firenze.
10.92 fu per ciascun di tòrre via Fiorenza,
10.93 colui che la difesi a viso aperto».

10.94 «Deh, se riposi mai vostra semenza»,mostra/nascondi nota in-10-94 se riposi: possa aver pace la vostra discendenza.
10.95 prega' io lui, «solvetemi quel nodomostra/nascondi nota in-10-95 solvetemi quel nodo: scioglietemi quel dubbio.
10.96 che qui ha 'nviluppata mia sentenza.

10.97 El par che voi veggiate, se ben odo,mostra/nascondi nota in-10-97 El par: Sembra. " El " è pleonastico e sta per " ei ".
10.98 dinanzi quel che 'l tempo seco adduce,
10.99 e nel presente tenete altro modo».

10.100 «Noi veggiam, come quei c'ha mala luce,mostra/nascondi nota in-10-100 Noi veggiam: noi vediamo le cose che ci (" ne ") sono lontane, come il presbite che ha cattiva vista ("mala luce".); di tanto ancora ci illumina Iddio (" sommo duce "). Quando si avvicinano o sono presenti è vana ogni nostra facoltà. Cosi si spiega l'atteggiamento di Cavalcanti.
10.101 le cose», disse, «che ne son lontano;
10.102 cotanto ancor ne splende il sommo duce.

10.103 Quando s'appressano o son, tutto è vano
10.104 nostro intelletto; e s'altri non ci apporta,
10.105 nulla sapem di vostro stato umano.

10.106 Però comprender puoi che tutta morta
10.107 fia nostra conoscenza da quel puntomostra/nascondi nota in-10-107 da quel punto: da quando, dopo il Giudizio universale non vi sarà più futuro, ma soltanto l'eternità.
10.108 che del futuro fia chiusa la porta».

10.109 Allor, come di mia colpa compunto,
10.110 dissi: «Or direte dunque a quel cadutomostra/nascondi nota in-10-110 a quel caduto : a Cavalcanti.
10.111 che 'l suo nato è co'vivi ancor congiunto;

10.112 e s'i' fui, dianzi, a la risposta muto,
10.113 fate i saper che 'l fei perché pensavamostra/nascondi nota in-10-113 perché pensava : perché la mia mente era presa dal dubbio che mi avete sciolto.
10.114 già ne l'error che m'avete soluto».

10.115 E già 'l maestro mio mi richiamava;
10.116 per ch'i' pregai lo spirto più avacciomostra/nascondi nota in-10-116 più avaccio: più in fretta.
10.117 che mi dicesse chi con lu' istava.

10.118 Dissemi: «Qui con più di mille giaccio:
10.119 qua dentro è 'l secondo Federico,mostra/nascondi nota in-10-119 'l secondo Federico : l'imperatore Federico II; il Cardinale è Ottaviano degli Ubaldini, simpatizzante per i Ghibellini e ritenuto miscredente.
10.120 e 'l Cardinale; e de li altri mi taccio».

10.121 Indi s'ascose; e io inver' l'antico
10.122 poeta volsi i passi, ripensando
10.123 a quel parlar che mi parea nemico.mostra/nascondi nota in-10-123 a quel parlar: alla profezia del v. 79 e segg.

10.124 Elli si mosse; e poi, così andando,
10.125 mi disse: «Perché se' tu sì smarrito?».
10.126 E io li sodisfeci al suo dimando.

10.127 «La mente tua conservi quel ch'udito
10.128 hai contra te», mi comandò quel saggio.
10.129 «E ora attendi qui», e drizzò 'l dito:mostra/nascondi nota in-10-129 attendi : fai attenzione.

10.130 «quando sarai dinanzi al dolce raggio
10.131 di quella il cui bell'occhio tutto vede,mostra/nascondi nota in-10-131 di quella: Beatrice, luminosa nella gloria celeste.
10.132 da lei saprai di tua vita il viaggio».

10.133 Appresso mosse a man sinistra il piede:
10.134 lasciammo il muro e gimmo inver' lo mezzomostra/nascondi nota in-10-134 gimmo : andammo verso il mezzo del cerchio.
10.135 per un sentier ch'a una valle fiede,mostra/nascondi nota in-10-135 fiede: ferisce, colpisce, cioè giunge.

10.136 che 'nfin là sù facea spiacer suo lezzo.mostra/nascondi nota in-10-136 che 'nfin là sù: che faceva spiacere il suo disgustoso odore ("lezzo") fin lassù.

Inferno : Canto 11

11.1 In su l'estremità d'un'alta ripamostra/nascondi nota in-11-1 In su l'estremità: giungemmo sopra un ammasso (" stipa ") di più crudeli tormenti, quando fummo sull'orlo di un profondo scoscendimento (" alta ripa "), formato da grandi blocchi di pietra, accatastati in cerchio.
11.2 che facevan gran pietre rotte in cerchio
11.3 venimmo sopra più crudele stipa;

11.4 e quivi, per l'orribile soperchiomostra/nascondi nota in-11-4 soperchio : eccesso.
11.5 del puzzo che 'l profondo abisso gitta,
11.6 ci raccostammo, in dietro, ad un coperchio

11.7 d'un grand'avello, ov'io vidi una scritta
11.8 che dicea: "Anastasio papa guardo,mostra/nascondi nota in-11-8 guardo: custodisco papa Anastasio II, che Fotino distolse dall'ortodossia cattolica. Fotino, diacono di Tessalonica e seguace dell'eresia monofisita di Acacio, secondo la cronaca di Martino Polono traviò Anatasio II, papa dal 496 al 498.
11.9 lo qual trasse Fotin de la via dritta".

11.10 «Lo nostro scender conviene esser tardo,mostra/nascondi nota in-11-10 tardo : lento.
11.11 sì che s'ausi un poco in prima il sensomostra/nascondi nota in-11-11 s'ausi : s'assuefaccia, si abitui.
11.12 al tristo fiato; e poi no i fia riguardo».mostra/nascondi nota in-11-12 no i fia riguardo: non ci sarà bisogno di precauzione.

11.13 Così 'l maestro; e io «Alcun compenso»,
11.14 dissi lui, «trova che 'l tempo non passi
11.15 perduto». Ed elli: «Vedi ch'a ciò penso».

11.16 «Figliuol mio, dentro da cotesti sassi»,
11.17 cominciò poi a dir, «son tre cerchiettimostra/nascondi nota in-11-17 son tre cerchietti: cerchi più piccoli dei precedenti; sono il 7°, l'8° e il 9°, tutti digradanti (" di grado in grado ").
11.18 di grado in grado, come que' che lassi.

11.19 Tutti son pien di spirti maladetti;
11.20 ma perché poi ti basti pur la vista,mostra/nascondi nota in-11-20 pur : soltanto.
11.21 intendi come e perché son costretti.mostra/nascondi nota in-11-21 costretti: stretti insieme.

11.22 D'ogne malizia, ch'odio in cielo acquista,mostra/nascondi nota in-11-22 D'ogne malizia : il fine di ogni cattiva azione volontaria (" malizia") è la violazione del diritto (" ingiuria ") ed ogni fine o violazione è tale, che offende il prossimo (" altrui ") o con violenza o con frode.
11.23 ingiuria è 'l fine, ed ogne fin cotale
11.24 o con forza o con frode altrui contrista.

11.25 Ma perché frode è de l'uom proprio male,mostra/nascondi nota in-11-25 è de l'uom proprio male: perché il fraudolento volge a danno altrui, abusando del proprio intelletto e non soltanto della forza, che ha in comune con gli altri animali. Perciò questi peccatori stanno più in basso (" di sotto ").
11.26 più spiace a Dio; e però stan di sotto
11.27 li frodolenti, e più dolor li assale.

11.28 Di violenti il primo cerchio è tutto;mostra/nascondi nota in-11-28 il primo: è il 7° cerchio.
11.29 ma perché si fa forza a tre persone,mostra/nascondi nota in-11-29 a tre persone: a tre specie di persone: Dio, il prossimo e sé stesso (cfr. v. 31).
11.30 in tre gironi è distinto e costrutto.

11.31 A Dio, a sé, al prossimo si pònemostra/nascondi nota in-11-31 si pòne far forza: si può usar violenza, contro le loro persone e contro le loro cose.
11.32 far forza, dico in loro e in lor cose,
11.33 come udirai con aperta ragione.mostra/nascondi nota in-11-33 aperta ragione: chiaro ragionamento, dichiarazione.

11.34 Morte per forza e ferute dogliosemostra/nascondi nota in-11-34 Morte per forza: si possono recare ( " si danno " ) al prossimo morte violenta ("per forza ) e ferite nella persona; e rovine, incendi ed estorsioni negli averi. Per cui, gli omicidi e coloro che feriscono contro diritto (" mal fiere " : ferisce), gli autori di rovine (" guastatori") e di estorsioni (" predon "), tutti li tormenta il primo girone.
11.35 nel prossimo si danno, e nel suo avere
11.36 ruine, incendi e tollette dannose;mostra/nascondi nota in-11-36 tollette: questa parola, che Dante usa anche nella forma " maltolletto " (Par., V, 33), significò ruberie, estorsioni, ed anche balzelli vessatorii.

11.37 onde omicide e ciascun che mal fiere,
11.38 guastatori e predon, tutti tormenta
11.39 lo giron primo per diverse schiere.

11.40 Puote omo avere in sé man violentamostra/nascondi nota in-11-40 in sé: contro di sé, mediante il suicidio (" priva sé del vostro mondo ").
11.41 e ne' suoi beni; e però nel secondo
11.42 giron convien che sanza pro si pentamostra/nascondi nota in-11-42 sanza pro: senza giovamento.

11.43 qualunque priva sé del vostro mondo,
11.44 biscazza e fonde la sua facultade,mostra/nascondi nota in-11-44 biscazza: sperpera giocando nelle bische il suo avere ("facultade ").
11.45 e piange là dov'esser de' giocondo.mostra/nascondi nota in-11-45 e piange: e piange per quelle ricchezze sperperate, che dovevano renderlo lieto (" giocondo ").

11.46 Puossi far forza nella deitade,
11.47 col cor negando e bestemmiando quella,mostra/nascondi nota in-11-47 col cor negando: negando la divinità, o bestemmiandola, con la violenza della passione; con l'intelletto, invece, la negano gli eretici.
11.48 e spregiando natura e sua bontade;mostra/nascondi nota in-11-48 e spregiando: e disprezzando nella natura la bontà della divinità; cioè, peccando contro natura.

11.49 e però lo minor giron suggellamostra/nascondi nota in-11-49 lo minor giron: il 3° girone, il più piccolo, bolla ( " suggella " ) con il suo marchio i sodomiti (peccatori contro natura, cosi chiamati dalla biblica città di Sodoma, distrutta per punizione da una pioggia di fuoco, a causa della corruzione dei suoi abitanti), gli usurai (che abbondavano nella città di Cahors = Caorsa, in Francia), e i bestemmiatori.
11.50 del segno suo e Soddoma e Caorsa
11.51 e chi, spregiando Dio col cor, favella.

11.52 La frode, ond'ogne coscienza è morsa,mostra/nascondi nota in-11-52 La frode: " la frode è tal vizio, che le coscienze più dure ne hanno rimorso" (Tommaseo).
11.53 può l'omo usare in colui che 'n lui fidamostra/nascondi nota in-11-53 può l'omo: si può usare la frode contro chi si fida e contro chi non accoglie in sé (" imborsa ") nessuna fiducia (" fidanza ").
11.54 e in quel che fidanza non imborsa.

11.55 Questo modo di retro par ch'incidamostra/nascondi nota in-11-55 Questo modo di retro: la frode contro chi non si fida pare che distrugga soltanto (" pur ") il vincolo naturale d'amore esistente tra gli uomini.
11.56 pur lo vinco d'amor che fa natura;
11.57 onde nel cerchio secondo s'annidamostra/nascondi nota in-11-57 nel cerchio secondo: nel secondo dei tre " cerchietti ", cioè nell'8°.

11.58 ipocresia, lusinghe e chi affattura,mostra/nascondi nota in-11-58 ipocresia: l'8° cerchio è distinto in bolge: 1° ruffiani, 2° adulatori ("lusinghe "), 3° simoniaci, 4° maliardi e indovini (" chi affattura ") 5° barattieri, 6° ipocriti, 7° ladri (" ladroneccio "), 8° onsiglieri fraudolenti, 9° seminatori di scandali e scismi, 10° traditori (" simile lordura ").
11.59 falsità, ladroneccio e simonia,
11.60 ruffian, baratti e simile lordura.

11.61 Per l'altro modo quell'amor s'obliamostra/nascondi nota in-11-61 Per l'altro modo : frodando chi si fida sì distrugge e il vincolo naturale e l'altro che si aggiunge (parentela, patria, amicizia, beneficio) e per cui si crea uno speciale rapporto di fiducia ( " fede spezial ").
11.62 che fa natura, e quel ch'è poi aggiunto,
11.63 di che la fede spezial si cria;

11.64 onde nel cerchio minore, ov'è 'l puntomostra/nascondi nota in-11-64 nel cerchio minore: sempre dei tre " cerchietti ", cioè nel 9°, ove è il centro della terra e dove risiede Lucifero (" Dite ").
11.65 de l'universo in su che Dite siede,
11.66 qualunque trade in etterno è consunto».mostra/nascondi nota in-11-66 trade : tradisce.

11.67 E io: «Maestro, assai chiara procede
11.68 la tua ragione, e assai ben distingue
11.69 questo baràtro e 'l popol ch'e' possiede.mostra/nascondi nota in-11-69 baràtro: il basso Inferno che tiene prigionieri (" possiede ") i peccatori.

11.70 Ma dimmi: quei de la palude pingue,mostra/nascondi nota in-11-70 quei de la palude: quelli della grande ( " pingue " ) palude, lo Stige, sono gl'iracondi e gli accidiosi.
11.71 che mena il vento, e che batte la pioggia,
11.72 e che s'incontran con sì aspre lingue,mostra/nascondi nota in-11-72 con sì aspre lingue: rinfacciandosi la colpa (cfr. c. VII, 30).

11.73 perché non dentro da la città roggiamostra/nascondi nota in-11-73 roggia: colore del ferro rovente; tale è l'" affocata " città di Dite.
11.74 sono ei puniti, se Dio li ha in ira?
11.75 e se non li ha, perché sono a tal foggia?».

11.76 Ed elli a me «Perché tanto delira»,mostra/nascondi nota in-11-76 delira: esce dal retto cammino (cfr. lat. lira : solco).
11.77 disse «lo 'ngegno tuo da quel che sòle?
11.78 o ver la mente dove altrove mira?mostra/nascondi nota in-11-78 dove altrove mira ? : già altre volte Dante si è rivolto a Virgilio con un suo particolare " parlar coperto ".

11.79 Non ti rimembra di quelle parole
11.80 con le quai la tua Etica pertrattamostra/nascondi nota in-11-80 la tua Etica pertratta: l'Etica di Aristotele, da te conosciuta (" tua "), tratta compiutamente (" pertratta").
11.81 le tre disposizion che 'l ciel non vole,mostra/nascondi nota in-11-81 le tre disposízion: le tre disposizioni al peccato: l'incontinenza, cioè l'incapacità di contenere entro giusti limiti l'uso dei beni leciti, che non ha per fine l'" ingiuria " e perciò meno offende Dio e attira ( " accatta " ) minor biasimo. La malizia è, soprattutto, la frode; la " matta bestialitade " è la violenza.

11.82 incontenenza, malizia e la matta
11.83 bestialitade? e come incontenenza
11.84 men Dio offende e men biasimo accatta?

11.85 Se tu riguardi ben questa sentenza,mostra/nascondi nota in-11-85 sentenza : opinione.
11.86 e rechiti a la mente chi son quelli
11.87 che sù di fuor sostegnon penitenza,mostra/nascondi nota in-11-87 sù: nei cerchi superiori.

11.88 tu vedrai ben perché da questi fellimostra/nascondi nota in-11-88 felli: malvagi. Come in c. VIII, 18.
11.89 sien dipartiti, e perché men crucciatamostra/nascondi nota in-11-89 dipartiti : separati.
11.90 la divina vendetta li martelli».

11.91 «O sol che sani ogni vista turbata,
11.92 tu mi contenti sì quando tu solvi,mostra/nascondi nota in-11-92 tu mi contenti: mi dà tanto godimento quando sciogli i miei dubbi, che dubitare mi piace non meno che sapere.
11.93 che, non men che saver, dubbiar m'aggrata.

11.94 Ancora in dietro un poco ti rivolvi»,mostra/nascondi nota in-11-94 ti rivolvi : rivolgiti.
11.95 diss'io, «là dove di' ch'usura offende
11.96 la divina bontade, e 'l groppo solvi».mostra/nascondi nota in-11-96 'l groppo solvi: sciogli il nodo.

11.97 «Filosofia», mi disse, «a chi la 'ntende,
11.98 nota, non pure in una sola parte,
11.99 come natura lo suo corso prendemostra/nascondi nota in-11-99 come natura: come la natura tragga origine dall'intelletto di Dio e dal suo operare (" arte ").

11.100 dal divino 'ntelletto e da sua arte;
11.101 e se tu ben la tua Fisica note,mostra/nascondi nota in-11-101 Fisica: la Fisica aristotelica, da te studiata.
11.102 tu troverai, non dopo molte carte,

11.103 che l'arte vostra quella, quanto pote,mostra/nascondi nota in-11-103 che l'arte vostra: che l'operare dell'uomo (" arte vostra ") segue, imita la natura, come lo scolaro imita il maestro. Cosi l'arte degli uomini, imitando la natura, che è figlia di Dio, a Dio è " quasi nepote ".
11.104 segue, come 'l maestro fa 'l discente;
11.105 sì che vostr'arte a Dio quasi è nepote.

11.106 Da queste due, se tu ti rechi a mente
11.107 lo Genesi dal principio, convenemostra/nascondi nota in-11-107 lo Genesí : se ricordi il libro della Genesi, la gente deve (" convene ") trarre il suo motivo di esistenza (" vita ") e di progresso (" avanzar ") da natura ed arte ("da queste due").
11.108 prender sua vita e avanzar la gente;

11.109 e perché l'usuriere altra via tene,
11.110 per sé natura e per la sua seguacemostra/nascondi nota in-11-110 per sé: in sé e nella sua seguace (l'arte).
11.111 dispregia, poi ch'in altro pon la spene.

11.112 Ma seguimi oramai, che 'l gir mi piace;mostra/nascondi nota in-11-112 'l gir: l'andare.
11.113 ché i Pesci guizzan su per l'orizzonta,mostra/nascondi nota in-11-113 i Pesci: i Pesci si trovano all'orizzonte e, poiché precedono l'Ariete, costellazione in cui si trova il sole (cfr. c. I, 38), ciò vuol dire che sta per sorgere l'alba.
11.114 e 'l Carro tutto sovra 'l Coro giace,mostra/nascondi nota in-11-114 e 'l Carro: l'Orsa maggiore è in direzione dei Coro o vento di maestro, che soffia da nord-ovest.

11.115 e 'l balzo via là oltra si dismonta».mostra/nascondi nota in-11-115 e 'l balzo: e la " ripa " (" balzo ") si può discendere un po' più in là.

Inferno : Canto 12

12.1 Era lo loco ov'a scender la rivamostra/nascondi nota in-12-1 Era lo loco: il luogo ove venimmo a discendere la parete scoscesa era dirupato (" alpestro " ) e, per quel che inoltre vi si trovava (" che v'er' anco "), era tale che ognuno eviterebbe di guardarlo.
12.2 venimmo, alpestro e, per quel che v'er'anco,
12.3 tal, ch'ogne vista ne sarebbe schiva.

12.4 Qual è quella ruina che nel fiancomostra/nascondi nota in-12-4 ruina: la frana che investì (" percosse ") l'Adige sul fianco al di qua di Trento, o per un terremoto, o per erosione delle acque (" sostegno manco "), identificata da alcuni negli Slavini di Marco, presso Rovereto.
12.5 di qua da Trento l'Adice percosse,
12.6 o per tremoto o per sostegno manco,

12.7 che da cima del monte, onde si mosse,
12.8 al piano è sì la roccia discoscesa,
12.9 ch'alcuna via darebbe a chi sù fosse:mostra/nascondi nota in-12-9 ch'alcuna via: ché non consentirebbe alcun passaggio a chi di là volesse scendere; tale era la china di quel burrone (" burrato " ).

12.10 cotal di quel burrato era la scesa;
12.11 e 'n su la punta de la rotta laccamostra/nascondi nota in-12-11 lacca: la costa rocciosa.
12.12 l'infamia di Creti era distesamostra/nascondi nota in-12-12 l'infamia di Creti: il Minotauro, essere spaventoso, metà uomo e metà toro, nato in modo infamante dall'unione bestiale tra un toro e Pasifae, moglie del re di Creta Minosse, la quale, per godere l'amplesso della bestia, si nascose in una vacca di legno.

12.13 che fu concetta ne la falsa vacca;mostra/nascondi nota in-12-13 concetta : concepita.
12.14 e quando vide noi, sé stesso morse,
12.15 sì come quei cui l'ira dentro fiacca.mostra/nascondi nota in-12-15 fiacca: domina interamente.

12.16 Lo savio mio inver' lui gridò: «Forse
12.17 tu credi che qui sia 'l duca d'Atene,mostra/nascondi nota in-12-17 'l duca d'Atene: Teseo liberò Atene dal tributo di giovani vite umane, dovute perché fossero date in pasto al Minotauro, uccidendo il mostro con l'aiuto di Arianna, figlia di Minosse e di Pasifae e perciò sorella, per parte di madre, del Minotauro.
12.18 che sù nel mondo la morte ti porse?

12.19 Pàrtiti, bestia: ché questi non vene
12.20 ammaestrato da la tua sorella,
12.21 ma vassi per veder le vostre pene».

12.22 Qual è quel toro che si slaccia in quellamostra/nascondi nota in-12-22 si slaccia: si libera dai legami nel momento (" in quella ") in cui ha ricevuto il colpo mortale, per cui non sa più fuggire ( " gir " ) ma saltella qua e là.
12.23 c'ha ricevuto già 'l colpo mortale,
12.24 che gir non sa, ma qua e là saltella,

12.25 vid'io lo Minotauro far cotale;mostra/nascondi nota in-12-25 far cotale: comportarsi nello stesso modo.
12.26 e quello accorto gridò: «Corri al varco:mostra/nascondi nota in-12-26 quello : Virgilio.
12.27 mentre ch'e' 'nfuria, è buon che tu ti cale».mostra/nascondi nota in-12-27 è buon che tu ti cale: è bene che ti cali giù.

12.28 Così prendemmo via giù per lo scarcomostra/nascondi nota in-12-28 scarco: scarico delle pietre che costituiscono la frana.
12.29 di quelle pietre, che spesso moviensi
12.30 sotto i miei piedi per lo novo carco.mostra/nascondi nota in-12-30 per lo novo carco: per l'insolito peso del corpo.

12.31 Io gia pensando; e quei disse: «Tu pensimostra/nascondi nota in-12-31 gia : andavo.
12.32 forse a questa ruina ch'è guardatamostra/nascondi nota in-12-32 a questa: a questa.
12.33 da quell'ira bestial ch'i' ora spensi.mostra/nascondi nota in-12-33 ira bestial: siamo nel cerchio dei violenti che soggiacquero alla matta bestialità (cfr. c. XI, 81 e n.), qui simboleggiata dal Minotauro.

12.34 Or vo' che sappi che l'altra fiata
12.35 ch'i' discesi qua giù nel basso inferno,
12.36 questa roccia non era ancor cascata.

12.37 Ma certo poco pria, se ben discerno,
12.38 che venisse colui che la gran predamostra/nascondi nota in-12-38 colui: Cristo, che tolse a Lucifero (" Dite ") la gran preda dal Limbo (" cerchio superno "; cfr. c. IV, 55 e segg.).
12.39 levò a Dite del cerchio superno,

12.40 da tutte parti l'alta valle fedamostra/nascondi nota in-12-40 l'alta valle feda: la profonda e sozza valle, l'Inferno, subì un terremoto nel momento in cui Cristo spirò; poco prima, dunque, che scendesse al Limbo.
12.41 tremò sì, ch'i' pensai che l'universo
12.42 sentisse amor, per lo qual è chi credamostra/nascondi nota in-12-42 sentisse amor: secondo la dottrina di Empedocle, tramandata da Aristotele, tutte le cose si sarebbero formate per la discordia sorta tra i quattro elementi fondamentali, per cui, tornando la concordia (" amor ") il mondo si sarebbe convertito (" converso ") in un nuovo caos.

12.43 più volte il mondo in caòsso converso;
12.44 e in quel punto questa vecchia roccia
12.45 qui e altrove, tal fece riverso.mostra/nascondi nota in-12-45 fece riverso: si rovesciò in questo modo.

12.46 Ma ficca li occhi a valle, ché s'approcciamostra/nascondi nota in-12-46 s' approccia : s'approssima.
12.47 la riviera del sangue in la qual bollemostra/nascondi nota in-12-47 la riviera: il fiume di sangue bollente, detto Flegetonte, nel quale è immerso chiunque (" qual che ") usi violenza al prossimo. Siamo, cioè, nel I girone.
12.48 qual che per violenza in altrui noccia».

12.49 Oh cieca cupidigia e ira folle,
12.50 che sì ci sproni ne la vita corta,
12.51 e ne l'etterna poi sì mal c'immolle!mostra/nascondi nota in-12-51 c'immolle: ci immolli, ci immergi.

12.52 Io vidi un'ampia fossa in arco torta,
12.53 come quella che tutto 'l piano abbraccia,
12.54 secondo ch'avea detto la mia scorta;

12.55 e tra 'l piè de la ripa ed essa, in tracciamostra/nascondi nota in-12-55 ed essa: la fossa, il fiume di sangue.
12.56 corrien centauri, armati di saette,mostra/nascondi nota in-12-56 centauri: mitici figli di Issione, re dei Lapiti: erano raffigurati con aspetto umano fino alla cintola e come cavalli nel resto. Qui essi procedono in fila (" in traccia ").
12.57 come solien nel mondo andare a caccia.

12.58 Veggendoci calar, ciascun ristette,
12.59 e de la schiera tre si dipartiro
12.60 con archi e asticciuole prima elette;mostra/nascondi nota in-12-60 prima elette: scelte in precedenza.

12.61 e l'un gridò da lungi: «A qual martiro
12.62 venite voi che scendete la costa?
12.63 Ditel costinci; se non, l'arco tiro».mostra/nascondi nota in-12-63 costinci: dal luogo ove vi trovate.

12.64 Lo mio maestro disse: «La risposta
12.65 farem noi a Chirón costà di presso:mostra/nascondi nota in-12-65 a Chìron: Chirone fu un celebre centauro, al quale fu affidata l'educazione di Achille.
12.66 mal fu la voglia tua sempre sì tosta».

12.67 Poi mi tentò, e disse: «Quelli è Nesso,mostra/nascondi nota in-12-67 mi tentò: mi toccò leggermente. Nesso è un centauro dal carattere impetuoso (cfr. v. 66); tentò di rapire Deianira, moglie di Ercole, ma fu da lui ucciso con una freccia bagnata nel sangue dell'Idra di Lerna. Prima di morire, consegnò a Deianira una veste macchiata del proprio sangue avvelenato, che la donna fece indossare ad Ercole, rendendolo pazzo; cosi Nesso " fé di sé la vendetta elli stesso ".
12.68 che morì per la bella Deianira
12.69 e fé di sé la vendetta elli stesso.

12.70 E quel di mezzo, ch'al petto si mira,
12.71 è il gran Chirón, il qual nodrì Achille;
12.72 quell'altro è Folo, che fu sì pien d'ira.mostra/nascondi nota in-12-72 Folo: centauro violento, durante le nozze di Piritoo e Ippodamia diede esca, col suo comportamento, alla guerra tra Lapiti e centauri.

12.73 Dintorno al fosso vanno a mille a mille,
12.74 saettando qual anima si svellemostra/nascondi nota in-12-74 qual anima: qualunque anima cerca di uscir fuori dal sangue più di quanto la colpa le ha dato in sorte (" sortille ").
12.75 del sangue più che sua colpa sortille».

12.76 Noi ci appressammo a quelle fiere isnelle:
12.77 Chirón prese uno strale, e con la coccamostra/nascondi nota in-12-77 cocca: la parte posteriore della freccia.
12.78 fece la barba in dietro a le mascelle.

12.79 Quando s'ebbe scoperta la gran bocca,
12.80 disse a' compagni: «Siete voi accorti
12.81 che quel di retro move ciò ch'el tocca?

12.82 Così non soglion far li piè d'i morti».
12.83 E 'l mio buon duca, che già li er'al petto,
12.84 dove le due nature son consorti,mostra/nascondi nota in-12-84 dove: dove la natura umana e quella equina si congiungono (" son consorti").

12.85 rispuose: «Ben è vivo, e sì solettomostra/nascondi nota in-12-85 sì soletto: con le mie sole facoltà.
12.86 mostrar li mi convien la valle buia;
12.87 necessità 'l ci 'nduce, e non diletto.mostra/nascondi nota in-12-87 necessità: è questo per Dante l'unico mezzo di salvazione, in quanto decretato nell'alto dei cieli.

12.88 Tal si partì da cantare alleluiamostra/nascondi nota in-12-88 Tal: Beatrice interruppe il canto delle lodi al Signore ("alleluia") e mi affidò quest'incarico eccezionale ("officio novo " ).
12.89 che mi commise quest'officio novo:
12.90 non è ladron, né io anima fuia.mostra/nascondi nota in-12-90 fuia: ladra (cfr. lat. fur).

12.91 Ma per quella virtù per cu' io movo
12.92 li passi miei per sì selvaggia strada,
12.93 danne un de' tuoi, a cui noi siamo a provo,mostra/nascondi nota in-12-93 a provo: presso (cfr. lat. ad prope).

12.94 e che ne mostri là dove si guada
12.95 e che porti costui in su la groppa,
12.96 ché non è spirto che per l'aere vada».

12.97 Chirón si volse in su la destra poppa,
12.98 e disse a Nesso: «Torna, e sì li guida,
12.99 e fa cansar s'altra schiera v'intoppa».mostra/nascondi nota in-12-99 v'intoppa: vi incontra, opponendo l'ostacolo.

12.100 Or ci movemmo con la scorta fida
12.101 lungo la proda del bollor vermiglio,mostra/nascondi nota in-12-101 la proda: la riva.
12.102 dove i bolliti facieno alte strida.

12.103 Io vidi gente sotto infino al ciglio;
12.104 e 'l gran centauro disse: «E' son tiranni
12.105 che dier nel sangue e ne l'aver di piglio.mostra/nascondi nota in-12-105 che dier: che furono violenti (" dier… di piglio ").

12.106 Quivi si piangon li spietati danni;
12.107 quivi è Alessandro, e Dionisio fero,mostra/nascondi nota in-12-107 Alessandro: Alessandro Magno, definito violento e crudele da Seneca, Lucano e Paolo Orosio; Dionisio è Dionigi, tiranno di Siracusa, città della Sicilia (" Cicilia "); Azzolino è Ezzelino III da Romano, tiranno della Marca Trevigiana; Opizzo è Obizzo II d'Este, marchese di Ferrara, ucciso dal suo pessimo figlio (" figliastro ") Azzo VIII.
12.108 che fé Cicilia aver dolorosi anni.

12.109 E quella fronte c'ha 'l pel così nero,
12.110 è Azzolino; e quell'altro ch'è biondo,
12.111 è Opizzo da Esti, il qual per vero

12.112 fu spento dal figliastro sù nel mondo».
12.113 Allor mi volsi al poeta, e quei disse:
12.114 «Questi ti sia or primo, e io secondo».mostra/nascondi nota in-12-114 ti sia or primo: sia la tua guida.

12.115 Poco più oltre il centauro s'affisse
12.116 sovr'una gente che 'nfino a la gola
12.117 parea che di quel bulicame uscisse.mostra/nascondi nota in-12-117 bulicame: il sangue ribollente e pullulante.

12.118 Mostrocci un'ombra da l'un canto sola,
12.119 dicendo: «Colui fesse in grembo a Diomostra/nascondi nota in-12-119 Colui: è Guido di Monfort, il quale, in una chiesa di Viterbo (" in grembo a Dio "), uccise Arrigo, congiunto di Edoardo I d'Inghilterra, con un colpo che gli fendé (" fesse ") il cuore, che ancora gronda sangue ("cola ") sul Tamigi. Sembra, infatti, che Arrigo fosse sepolto in Inghilterra e che il suo cuore venisse posto in una coppa sorretta da una statua sulle rive del Tamigi.
12.120 lo cor che 'n su Tamisi ancor si cola».

12.121 Poi vidi gente che di fuor del rio
12.122 tenean la testa e ancor tutto 'l casso;mostra/nascondi nota in-12-122 'l casso: la cassa toracica.
12.123 e di costoro assai riconobb'io.

12.124 Così a più a più si facea basso
12.125 quel sangue, sì che cocea pur li piedi;mostra/nascondi nota in-12-125 pur : soltanto.
12.126 e quindi fu del fosso il nostro passo.mostra/nascondi nota in-12-126 quindi: di lì avvenne il nostro passaggio (" passo " ).

12.127 «Sì come tu da questa parte vedi
12.128 lo bulicame che sempre si scema»,
12.129 disse 'l centauro, «voglio che tu credi

12.130 che da quest'altra a più a più giù premamostra/nascondi nota in-12-130 da quest'altra: dall'altra parte il fondo si fa sempre più basso, fino a ricongiungersi dove sono i tiranni.
12.131 lo fondo suo, infin ch'el si raggiunge
12.132 ove la tirannia convien che gema.

12.133 La divina giustizia di qua punge
12.134 quell'Attila che fu flagello in terramostra/nascondi nota in-12-134 Attila: è il famoso capo degli Unni, detto flagello di Dio; Pirro è, probabilmente, il figlio di Achille, rappresentato nell'antichità come un sanguinario (cfr. En. II; 526 e segg ); Sesto è figlio di Pompeo, rivelatosi indegno del padre, quando si diede alla pirateria.
12.135 e Pirro e Sesto; e in etterno mungemostra/nascondi nota in-12-135 munge: spreme le lacrime, che fa versare ( " diserra " ) mediante il sangue bollente.

12.136 le lagrime, che col bollor diserra,
12.137 a Rinier da Corneto, a Rinier Pazzo,mostra/nascondi nota in-12-137 Rinier da Corneto: famoso " rubatore " maremmano, contemporaneo di Dante; l'altro è Rinieri de' Pazzi di Valdarno, anche lui famigerato bandito da strada.
12.138 che fecero a le strade tanta guerra».

12.139 Poi si rivolse, e ripassossi 'l guazzo.mostra/nascondi nota in-12-139 'l guazzo: detto ciò, Nesso voltò indietro e ripassò il guado.

Inferno : Canto 13

13.1 Non era ancor di là Nesso arrivato,
13.2 quando noi ci mettemmo per un bosco
13.3 che da neun sentiero era segnato.

13.4 Non fronda verde, ma di color fosco;
13.5 non rami schietti, ma nodosi e 'nvolti;mostra/nascondi nota in-13-5 non rami schietti: non rami lisci, ma pieni di nodi e contorti (" 'nvolti ").
13.6 non pomi v'eran, ma stecchi con tòsco:mostra/nascondi nota in-13-6 tòsco: tossico, veleno.

13.7 non han sì aspri sterpi né sì folti
13.8 quelle fiere selvagge che 'n odio hannomostra/nascondi nota in-13-8 quelle fiere: quegli animali selvatici che popolano la Maremma toscana (" tra Cecina e Corneto "), ed hanno in odio i luoghi coltivati (" colti "). Il Cecina è un piccolo fiume che scorre nella regione volterrana, Corneto è una piccola città presso Civitavecchia.
13.9 tra Cecina e Corneto i luoghi cólti.

13.10 Quivi le brutte Arpie lor nidi fanno,mostra/nascondi nota in-13-10 le brutte Arpìe: figlie di Taumante e di Elettra, erano raffigurate con volto di donna e corpo di uccello. Erano rapaci e usavano insozzare con l'orrida profluvie del ventre tutto ciò che toccavano. Scacciarono dalle isole Strofadi o Striladi, Enea e i suoi compagni ( " i Troiani " ), profetizzando insopportabile fame (" futuro danno "). L'episodio è in Virgilio (cfr. En. III, 227 e 253, segg.).
13.11 che cacciar de le Strofade i Troiani
13.12 con tristo annunzio di futuro danno.

13.13 Ali hanno late, e colli e visi umani,mostra/nascondi nota in-13-13 late: ampie e aperte.
13.14 piè con artigli, e pennuto 'l gran ventre;
13.15 fanno lamenti in su li alberi strani.mostra/nascondi nota in-13-15 strani: può riferirsi agli alberi o ai lamenti; meglio agli alberi, il cui aspetto (crf. v. 4-9) era veramente insolito.

13.16 E 'l buon maestro «Prima che più entre,
13.17 sappi che se' nel secondo girone»,
13.18 mi cominciò a dire, «e sarai mentre

13.19 che tu verrai ne l'orribil sabbione.mostra/nascondi nota in-13-19 sabbione: è quello che forma il 3° girone.
13.20 Però riguarda ben; sì vederai
13.21 cose che torrien fede al mio sermone».mostra/nascondi nota in-13-21 che torrien fede: che renderebbero incredibili le mie parole (" sermone "), se mi limitassi a parlartene.

13.22 Io sentia d'ogne parte trarre guai,
13.23 e non vedea persona che 'l facesse;
13.24 per ch'io tutto smarrito m'arrestai.

13.25 Cred'io ch'ei credette ch'io credessemostra/nascondi nota in-13-25 Cred'io…: io suppongo che egli credette che io ritenessi.
13.26 che tante voci uscisser, tra quei bronchimostra/nascondi nota in-13-26 bronchi: grossi rami nodosi.
13.27 da gente che per noi si nascondesse.mostra/nascondi nota in-13-27 per noi: per causa nostra:.

13.28 Però disse 'l maestro: «Se tu tronchi
13.29 qualche fraschetta d'una d'este piante,
13.30 li pensier c'hai si faran tutti monchi».mostra/nascondi nota in-13-30 li pensier: le tue supposizioni cadranno d'un tratto.

13.31 Allor porsi la mano un poco avante,
13.32 e colsi un ramicel da un gran pruno;mostra/nascondi nota in-13-32 pruno: grande albero spinoso.
13.33 e 'l tronco suo gridò: «Perché mi schiante?».mostra/nascondi nota in-13-33 Perché mi schiante?: perché mi spezzi ?.

13.34 Da che fatto fu poi di sangue bruno,
13.35 ricominciò a dir: «Perché mi scerpi?mostra/nascondi nota in-13-35 scerpi : laceri.
13.36 non hai tu spirto di pietade alcuno?

13.37 Uomini fummo, e or siam fatti sterpi:
13.38 ben dovrebb'esser la tua man più pia,mostra/nascondi nota in-13-38 pia: pietosa, caritatevole.
13.39 se state fossimo anime di serpi».

13.40 Come d'un stizzo verde ch'arso siamostra/nascondi nota in-13-40 Come d'un stizzo: come da un ramo verde, che sia acceso da un capo che dall'altro trasuda (" geme ") e sibila (" cigola ") per l'aria costretta ad uscire in seguito alla dilatazione, così dal legno schiantato uscivano insieme parole e sangue.
13.41 da l'un de'capi, che da l'altro geme
13.42 e cigola per vento che va via,

13.43 sì de la scheggia rotta usciva insieme
13.44 parole e sangue; ond'io lasciai la cima
13.45 cadere, e stetti come l'uom che teme.

13.46 «S'elli avesse potuto creder prima»,
13.47 rispuose 'l savio mio, «anima lesa,mostra/nascondi nota in-13-47 lesa: ferita e offesa.
13.48 ciò c'ha veduto pur con la mia rima,mostra/nascondi nota in-13-48 con la mia rima: allude all'episodio virgiliano di Polidoro (cfr. Purg. c. XX, n. 115), figlio di Priamo, la cui voce si fa sentire, proveniente da una pianta di mirto, quando Enea ne schianta tre virgulti.

13.49 non averebbe in te la man distesa;
13.50 ma la cosa incredibile mi fece
13.51 indurlo ad ovra ch'a me stesso pesa.mostra/nascondi nota in-13-51 ovra: gesto che a me stesso è penoso.

13.52 Ma dilli chi tu fosti, sì che 'n vecemostra/nascondi nota in-13-52 'n vece: in luogo di una riparazione (" ammenda ") per il male compiuto, rinnovi la tua memoria su nel mondo, dove gli è concesso (" lece ") ritornare.
13.53 d'alcun'ammenda tua fama rinfreschi
13.54 nel mondo sù, dove tornar li lece».

13.55 E 'l tronco: «Sì col dolce dir m'adeschi,mostra/nascondi nota in-13-55 m'adeschi : m'inviti.
13.56 ch'i' non posso tacere; e voi non gravimostra/nascondi nota in-13-56 voi non gravi: non vi sia sgradito.
13.57 perch'io un poco a ragionar m'inveschi.mostra/nascondi nota in-13-57 m'inveschi : mi intrattenga.

13.58 Io son colui che tenni ambo le chiavimostra/nascondi nota in-13-58 ambo le chiavi: " l'affermativa che apriva (" diserrando ") lo cuore e la negativa che lo serrava " (Buti). Nel tronco é lo spirito di Pier delle Vigne, protonotaro e logoteta di Federico II, del quale seppe conquistare la piena fiducia; ma, caduto in disgrazia del suo signore, fu imprigionato e accecato, per cui si uccise.
13.59 del cor di Federigo, e che le volsi,
13.60 serrando e diserrando, sì soavi,mostra/nascondi nota in-13-60 sì soavi: con tanta delicata accortezza, che allontanai quasi tutti gli altri dalla sua intimità (" secreto ").

13.61 che dal secreto suo quasi ogn'uom tolsi:
13.62 fede portai al glorioso offizio,
13.63 tanto ch'i' ne perde' li sonni e ' polsi.mostra/nascondi nota in-13-63 tanto ch'i ne perde': tanto che ne persi le forze.

13.64 La meretrice che mai da l'ospiziomostra/nascondi nota in-13-64 La meretrice: l'invidia, capace di prostituire le coscienze, che non distolse mai gli occhi disonesti dalla reggia dell'imperatore (" Cesare ")….
13.65 di Cesare non torse li occhi putti,
13.66 morte comune e de le corti vizio,

13.67 infiammò contra me li animi tutti;
13.68 e li 'nfiammati infiammar sì Augusto,mostra/nascondi nota in-13-68 Augusto : l'imperatore.
13.69 che ' lieti onor tornaro in tristi lutti.mostra/nascondi nota in-13-69 tornaro: si mutarono.

13.70 L'animo mio, per disdegnoso gusto,
13.71 credendo col morir fuggir disdegno,
13.72 ingiusto fece me contra me giusto.mostra/nascondi nota in-13-72 ingiusto fece: mi rese colpevole, in quanto suicida, contro di me che pure ero innocente delle colpe attribuitemi.

13.73 Per le nove radici d'esto legnomostra/nascondi nota in-13-73 nove: nuove, relativamente al tempo e al modo.
13.74 vi giuro che già mai non ruppi fede
13.75 al mio segnor, che fu d'onor sì degno.

13.76 E se di voi alcun nel mondo riede,mostra/nascondi nota in-13-76 riede : ritorna.
13.77 conforti la memoria mia, che giace
13.78 ancor del colpo che 'nvidia le diede».mostra/nascondi nota in-13-78 del colpo: a causa del colpo.

13.79 Un poco attese, e poi «Da ch'el si tace»,
13.80 disse 'l poeta a me, «non perder l'ora;mostra/nascondi nota in-13-80 l'ora : l'occasione.
13.81 ma parla, e chiedi a lui, se più ti piace».

13.82 Ond'io a lui: «Domandal tu ancora
13.83 di quel che credi ch'a me satisfaccia;
13.84 ch'i' non potrei, tanta pietà m'accora».

13.85 Perciò ricominciò: «Se l'om ti facciamostra/nascondi nota in-13-85 Se l'om ti faccia: voglia il cielo che ti si conceda; " se " ha valore ottativo, come al v. 82 del c. X, e " l'om " è l'"on" impersonale dei Francesi.
13.86 liberamente ciò che 'l tuo dir priega,mostra/nascondi nota in-13-86 liberamente : spontaneamente.
13.87 spirito incarcerato, ancor ti piacciamostra/nascondi nota in-13-87 incarcerato: imprigionato nel tronco.

13.88 di dirne come l'anima si legamostra/nascondi nota in-13-88 si lega : si materializza in questi legni nodosi (" nocchi ").
13.89 in questi nocchi; e dinne, se tu puoi,
13.90 s'alcuna mai di tai membra si spiega».mostra/nascondi nota in-13-90 si spiega: si libera.

13.91 Allor soffiò il tronco forte, e poi
13.92 si convertì quel vento in cotal voce:
13.93 «Brievemente sarà risposto a voi.

13.94 Quando si parte l'anima ferocemostra/nascondi nota in-13-94 feroce: poiché "incrudelisce contro se medesima " (Buti).
13.95 dal corpo ond'ella stessa s'è disvelta,
13.96 Minòs la manda a la settima foce.mostra/nascondi nota in-13-96 a la settima foce: al settimo cerchio.

13.97 Cade in la selva, e non l'è parte scelta;
13.98 ma là dove fortuna la balestra,
13.99 quivi germoglia come gran di spelta.mostra/nascondi nota in-13-99 gran di spelta: una specie di biada che si sviluppa facilmente.

13.100 Surge in vermena e in pianta silvestra:mostra/nascondi nota in-13-100 vermena: stelo tenue ed erbaceo.
13.101 l'Arpie, pascendo poi de le sue foglie,
13.102 fanno dolore, e al dolor fenestra.mostra/nascondi nota in-13-102 fenestra: apertura donde escono i lamenti.

13.103 Come l'altre verrem per nostre spoglie,mostra/nascondi nota in-13-103 per nostre spoglie: per la resurrezione dei corpi dopo il Giudizio Universale.
13.104 ma non però ch'alcuna sen rivesta,
13.105 ché non è giusto aver ciò ch'om si toglie.

13.106 Qui le trascineremo, e per la mesta
13.107 selva saranno i nostri corpi appesi,
13.108 ciascuno al prun de l'ombra sua molesta».mostra/nascondi nota in-13-108 molesta: perché l'anima (" ombra ") lo spinse al suicidio.

13.109 Noi eravamo ancora al tronco attesi,mostra/nascondi nota in-13-109 attesi : intenti.
13.110 credendo ch'altro ne volesse dire,
13.111 quando noi fummo d'un romor sorpresi,

13.112 similemente a colui che venire
13.113 sente 'l porco e la caccia a la sua posta,mostra/nascondi nota in-13-113 'l porco: il cinghiale e la muta con i cacciatori al luogo ove è appostato (" posta ").
13.114 ch'ode le bestie, e le frasche stormire.

13.115 Ed ecco due da la sinistra costa,
13.116 nudi e graffiati, fuggendo sì forte,
13.117 che de la selva rompieno ogni rosta.mostra/nascondi nota in-13-117 rosta: frasca; in particolare quelle usate per scacciare le mosche.

13.118 Quel dinanzi: «Or accorri, accorri, morte!».mostra/nascondi nota in-13-118 accorri, morte : é un irrealizzabile desiderio.
13.119 E l'altro, cui pareva tardar troppo,mostra/nascondi nota in-13-119 cui pareva tardar troppo: al quale sembrava di essere troppo lento.
13.120 gridava: «Lano, sì non furo accortemostra/nascondi nota in-13-120 Lano: Lano da Siena è un noto scialacquatore e sappiamo che morì nella battaglia di Pieve del Toppo (" giostre dal Toppo ") combattuta tra Aretini e Senesi.

13.121 le gambe tue a le giostre dal Toppo!».
13.122 E poi che forse li fallia la lena,mostra/nascondi nota in-13-122 fallìa la lena: veniva meno la forza.
13.123 di sé e d'un cespuglio fece un groppo.

13.124 Di rietro a loro era la selva piena
13.125 di nere cagne, bramose e correnti
13.126 come veltri ch'uscisser di catena.

13.127 In quel che s'appiattò miser li denti,mostra/nascondi nota in-13-127 In quel: nelle membra dell'altro scialacquatore, Giacomo da Sant'Andrea, nobiluomo padovano, nel 1237 al seguito di Federico II e nel 1239 fatto uccidere da Ezzelino. Di lui si narravano le più folli prodiglità.
13.128 e quel dilaceraro a brano a brano;
13.129 poi sen portar quelle membra dolenti.

13.130 Presemi allor la mia scorta per mano,
13.131 e menommi al cespuglio che piangea,
13.132 per le rotture sanguinenti in vano.mostra/nascondi nota in-13-132 in vano: senza trovar conforto.

13.133 «O Iacopo», dicea, «da Santo Andrea,
13.134 che t'è giovato di me fare schermo?
13.135 che colpa ho io de la tua vita rea?».

13.136 Quando 'l maestro fu sovr'esso fermo,
13.137 disse «Chi fosti, che per tante punte
13.138 soffi con sangue doloroso sermo?».mostra/nascondi nota in-13-138 doloroso sermo: dolorose parole.

13.139 Ed elli a noi: «O anime che giunte
13.140 siete a veder lo strazio disonestomostra/nascondi nota in-13-140 disonesto: indecoroso e infamante.
13.141 c'ha le mie fronde sì da me disgiunte,

13.142 raccoglietele al piè del tristo cesto.mostra/nascondi nota in-13-142 cesto: la base del cespuglio.
13.143 I' fui de la città che nel Batistamostra/nascondi nota in-13-143 I' fui: fui di Firenze, città che mutò in San Giovanni Battista il primo patrono: Marte. E per questo egli, il dio (" ei "), sempre l'agiterà con la guerra (" con l'arte sua ").
13.144 mutò il primo padrone; ond'ei per questo

13.145 sempre con l'arte sua la farà trista;
13.146 e se non fosse che 'n sul passo d'Arnomostra/nascondi nota in-13-146 sul passo d'Arno: sul passaggio attraverso l'Arno, cioè Ponte Vecchio.
13.147 rimane ancor di lui alcuna vista,mostra/nascondi nota in-13-147 alcuna vista: una immagine visibile. Allude al frammento d'una statua, ritenuta di Marte, posta sul ponte Vecchio fino al 1333, quando fu trascinata via da un'inondazione.

13.148 que' cittadin che poi la rifondarno
13.149 sovra 'l cener che d'Attila rimase,mostra/nascondi nota in-13-149 'l cener: questa distruzione di Firenze è leggendaria.
13.150 avrebber fatto lavorare indarno.mostra/nascondi nota in-13-150 lavorare indarno: inutile sarebbe stata la ricostruzione di Firenze, se non fosse stata ritrovata la statua abbattuta in Arno dai barbari.

13.151 Io fei gibetto a me de le mie case».mostra/nascondi nota in-13-151 gibetto: dell'antico francese gibet = forca, vuol dire: io mi impiccai nelle mie case. Si tratta di Lotto degli Agli o di Rocco de' Mozzi.

Inferno : Canto 14

14.1 Poi che la carità del natio locomostra/nascondi nota in-14-1 carità: amore di patria.
14.2 mi strinse, raunai le fronde sparte,mostra/nascondi nota in-14-2 raunai le fronde sparte: radunai le foglie sparse.
14.3 e rende'le a colui, ch'era già fioco.mostra/nascondi nota in-14-3 già fioco: ormai sfinito dal dolore, non parlava più.

14.4 Indi venimmo al fine ove si partemostra/nascondi nota in-14-4 fine : confine, ove si separa (" si parte " ).
14.5 lo secondo giron dal terzo, e dove
14.6 si vede di giustizia orribil arte.

14.7 A ben manifestar le cose nove,
14.8 dico che arrivammo ad una landa
14.9 che dal suo letto ogne pianta rimove.mostra/nascondi nota in-14-9 rimove: non consente di germogliare sul suo terreno ( " letto " ).

14.10 La dolorosa selva l'è ghirlandamostra/nascondi nota in-14-10 l'è ghirlanda: la circonda. Si ricordi che i tre gironi sono concentrici.
14.11 intorno, come 'l fosso tristo ad essa:mostra/nascondi nota in-14-11 'l fosso tristo : il Flegetonte.
14.12 quivi fermammo i passi a randa a randa.mostra/nascondi nota in-14-12 a randa a randa: proprio sull'orlo (cfr. il tedesco Rand).

14.13 Lo spazzo era una rena arida e spessa,mostra/nascondi nota in-14-13 spazzo: spazio di terreno aperto e desolato.
14.14 non d'altra foggia fatta che colei
14.15 che fu da' piè di Caton già soppressa.mostra/nascondi nota in-14-15 soppressa: calpestata, quando Catone Uticense attraversò il deserto libico con i resti dell'esercito pompeiano.

14.16 O vendetta di Dio, quanto tu deimostra/nascondi nota in-14-16 vendetta : giusta punizione; dei : devi.
14.17 esser temuta da ciascun che legge
14.18 ciò che fu manifesto a li occhi miei!

14.19 D'anime nude vidi molte gregge
14.20 che piangean tutte assai miseramente,
14.21 e parea posta lor diversa legge.mostra/nascondi nota in-14-21 e parea: e appariva che era loro segnata una pena non uguale per tutti (" diversa " ).

14.22 Supin giacea in terra alcuna gente,mostra/nascondi nota in-14-22 Supin: nel III girone del 7° cerchio sono puniti i violenti contro Dio nella persona (bestemmiatori), che giacciono supini sul sabbione; i violenti contro l'arte (usurai), seduti in terra e i violenti contro natura (sodomiti), trascinati in un'interminabile corsa.
14.23 alcuna si sedea tutta raccolta,
14.24 e altra andava continuamente.

14.25 Quella che giva intorno era più molta,mostra/nascondi nota in-14-25 era più molta: era più numerosa; si tratta dei sodomiti.
14.26 e quella men che giacea al tormento,
14.27 ma più al duolo avea la lingua sciolta.mostra/nascondi nota in-14-27 ma più al duolo…: emetteva più dolorosi lamenti; si tratta dei bestemmiatori.

14.28 Sovra tutto 'l sabbion, d'un cader lento,mostra/nascondi nota in-14-28 d'un cader lento: con una lenta caduta, piovevano larghe fiammelle, come fiocchi di neve su di un monte ("alpe ") quando non spira il vento.
14.29 piovean di foco dilatate falde,
14.30 come di neve in alpe sanza vento.

14.31 Quali Alessandro in quelle parti caldemostra/nascondi nota in-14-31 Quali: come Alessandro Magno, in India, vide cadere sul suo esercito (" stuolo ") delle fiamme che restavano intatte fino a terra per cui provvide a far calpestare il suolo dalle sue truppe, in modo che il fuoco (" vapore ") più facilmente si poteva estinguere ( " mei si stingueva " ). finché 1e fiamme non si erano accumulate; così scendeva il fuoco eterno " l'etternale ardore ".
14.32 d'India vide sopra 'l suo stuolo
14.33 fiamme cadere infino a terra salde,

14.34 per ch'ei provide a scalpitar lo suolo
14.35 con le sue schiere, acciò che lo vapore
14.36 mei si stingueva mentre ch'era solo:

14.37 tale scendeva l'etternale ardore;
14.38 onde la rena s'accendea, com'escamostra/nascondi nota in-14-38 com'esca: come l'esca accesa dall'acciarino (" focile ").
14.39 sotto focile, a doppiar lo dolore.

14.40 Sanza riposo mai era la trescamostra/nascondi nota in-14-40 la tresca: il movimento delle mani da una parte e dall'altra ("or quindi or quinci "), cercando di allontanare il fuoco caduto da ultimo (" arsura fresca ").
14.41 de le misere mani, or quindi or quinci
14.42 escotendo da sé l'arsura fresca.

14.43 I' cominciai: «Maestro, tu che vinci
14.44 tutte le cose, fuor che ' demon duri
14.45 ch'a l'intrar de la porta incontra uscinci,mostra/nascondi nota in-14-45 uscinci: ci uscirono.

14.46 chi è quel grande che non par che curimostra/nascondi nota in-14-46 quel grande: quello spirito gigantesco. E' Capaneo, uno dei sette re che combatterono a Tebe contro Eteocle. Salito per primo sulle mura della città assediata, oso' sfidare Giove che lo fulminò.
14.47 lo 'ncendio e giace dispettoso e torto,
14.48 sì che la pioggia non par che 'l marturi?».mostra/nascondi nota in-14-48 che 'l marturi?: che riesca a "lomarlo"?.

14.49 E quel medesmo, che si fu accorto
14.50 ch'io domandava il mio duca di lui,
14.51 gridò: «Qual io fui vivo, tal son morto.

14.52 Se Giove stanchi 'l suo fabbro da cuimostra/nascondi nota in-14-52 Se Giove stanchi: anche se Giove affatica Vulcano ( "'l suo fabbro" ) da cui rabbioso (" crucciato ") prese la folgore con la quale fui colpito a morte; o se egli sollecita (" stanchi ") i Ciclopi (" li altri ") che si dànno il cambio (" a muta a muta ") nella nera fucina dell'Etna (" Mongibello "), chiamando in soccorso Vulcano, come fece alla battaglia di Flegra contro i Giganti che minacciavano il cielo, pur saettandomi con tutta la sua forza, non potrebbe piegarmi (" aver vendetta allegra ").
14.53 crucciato prese la folgore aguta
14.54 onde l'ultimo dì percosso fui;

14.55 o s'elli stanchi li altri a muta a muta
14.56 in Mongibello a la focina negra,
14.57 chiamando "Buon Vulcano, aiuta, aiuta!",

14.58 sì com'el fece a la pugna di Flegra,
14.59 e me saetti con tutta sua forza,
14.60 non ne potrebbe aver vendetta allegra».

14.61 Allora il duca mio parlò di forza
14.62 tanto, ch'i' non l'avea sì forte udito:
14.63 «O Capaneo, in ciò che non s'ammorza

14.64 la tua superbia, se' tu più punito:
14.65 nullo martiro, fuor che la tua rabbia,mostra/nascondi nota in-14-65 nullo martiro: nessuna pena sarebbe adeguata al tuo furore, tranne la tua rabbia.
14.66 sarebbe al tuo furor dolor compito».

14.67 Poi si rivolse a me con miglior labbiamostra/nascondi nota in-14-67 con miglior labbia: con aspetto più sereno.
14.68 dicendo: «Quei fu l'un d'i sette regi
14.69 ch'assiser Tebe; ed ebbe e par ch'elli abbiamostra/nascondi nota in-14-69 ch'assiser: che assediarono.

14.70 Dio in disdegno, e poco par che 'l pregi;
14.71 ma, com'io dissi lui, li suoi dispettimostra/nascondi nota in-14-71 li suoi dispetti: la sua rabbia impotente é un meritato ornamento.
14.72 sono al suo petto assai debiti fregi.

14.73 Or mi vien dietro, e guarda che non metti,
14.74 ancor, li piedi ne la rena arsiccia;
14.75 ma sempre al bosco tien li piedi stretti».mostra/nascondi nota in-14-75 stretti: accostàti, per quanto puoi.

14.76 Tacendo divenimmo là 've spiccia
14.77 fuor de la selva un picciol fiumicello,
14.78 lo cui rossore ancor mi raccapriccia.mostra/nascondi nota in-14-78 lo cui rossore: le acque sono vermiglie perché il fiumicello deriva dal Flegetonte.

14.79 Quale del Bulicame esce ruscellomostra/nascondi nota in-14-79 Bulicame: sorgente termale nei pressi di Viterbo, che formava in seguito (" poi ") un ruscello, le cui acque le meretrici si dividevano per le loro abluzioni.
14.80 che parton poi tra lor le peccatrici,
14.81 tal per la rena giù sen giva quello.

14.82 Lo fondo suo e ambo le pendici
14.83 fatt'era 'n pietra, e ' margini dallato;
14.84 per ch'io m'accorsi che 'l passo era lici.mostra/nascondi nota in-14-84 lici: di lì (cfr. lat. illic) era il passaggio; cioè dove le sponde erano pietrose.

14.85 «Tra tutto l'altro ch'i' t'ho dimostrato,
14.86 poscia che noi intrammo per la porta
14.87 lo cui sogliare a nessuno è negato,mostra/nascondi nota in-14-87 lo cui sogliare: la cui soglia tutti possono varcare; è la porta dell'Inferno, priva di serratura.

14.88 cosa non fu da li tuoi occhi scorta
14.89 notabile com'è 'l presente rio,
14.90 che sovra sé tutte fiammelle ammorta».mostra/nascondi nota in-14-90 ammorta : spegne, smorza.

14.91 Queste parole fuor del duca mio;
14.92 per ch'io 'l pregai che mi largisse 'l pastomostra/nascondi nota in-14-92 che mi largisse: che mi esponesse la spiegazione (" il pasto") di cui mi aveva acceso il desiderio.
14.93 di cui largito m'avea il disio.

14.94 «In mezzo mar siede un paese guasto»,mostra/nascondi nota in-14-94 In mezzo mar: nel mare Mediterraneo giace un paese deserto (" guasto "), chiamato Creta, sotto il cui re Saturno il mondo si conservò puro; cioè durante l'età dell'oro.
14.95 diss'elli allora, «che s'appella Creta,
14.96 sotto 'l cui rege fu già 'l mondo casto.

14.97 Una montagna v'è che già fu lietamostra/nascondi nota in-14-97 lieta : rallegrata.
14.98 d'acqua e di fronde, che si chiamò Ida:mostra/nascondi nota in-14-98 Ida: é l'attuale monte Psiloriti.
14.99 or è diserta come cosa vieta.mostra/nascondi nota in-14-99 vieta: vecchia (cfr. lat. vetus).

14.100 Rea la scelse già per cuna fidamostra/nascondi nota in-14-100 Rea: Rea o Cibele, moglie di Saturno, la scelse per allevarvi Giove e, per sottrarlo al padre che lo avrebbe divorato per non esser da lui privato del trono, lo affidò ai Coribanti, suoi sacerdoti che ne coprissero i vagiti col fracasso consueto ai loro riti.
14.101 del suo figliuolo, e per celarlo meglio,
14.102 quando piangea, vi facea far le grida.

14.103 Dentro dal monte sta dritto un gran veglio,mostra/nascondi nota in-14-103 veglio: vecchio. Il veglio di Creta ha valore allegorico; volge le spalle all'Oriente (Damiata è Damietta, alle foci del Nilo), donde prima venne l'umanità e guarda a Roma, centro dell'Impero e della cristianità, come a suo specchio (" speglio "). Il corpo rappresenta le varie età mitiche: la testa, quella dell'oro, il petto, quella dell'argento, il bacino fino alla biforcazione delle gambe (" forcata ") quella del rame, le gambe quella del ferro (" ferro eletto " : puro). II piede destro, di terracotta, sembra simboleggiare il potere spirituale, reso fragile dalla cupidigia dei beni temporali. Ogni parte del corpo, inoltre, presenta una fessura che versa lacrime capaci di forare (" foran ") la grotta dove si trova il veglio, dando origine ai fiume infernali.
14.104 che tien volte le spalle inver' Dammiata
14.105 e Roma guarda come suo speglio.

14.106 La sua testa è di fin oro formata,
14.107 e puro argento son le braccia e 'l petto,
14.108 poi è di rame infino a la forcata;

14.109 da indi in giuso è tutto ferro eletto,
14.110 salvo che 'l destro piede è terra cotta;
14.111 e sta 'n su quel più che 'n su l'altro, eretto.

14.112 Ciascuna parte, fuor che l'oro, è rotta
14.113 d'una fessura che lagrime goccia,
14.114 le quali, accolte, foran quella grotta.

14.115 Lor corso in questa valle si diroccia:mostra/nascondi nota in-14-115 si diroccia: cade di roccia in roccia.
14.116 fanno Acheronte, Stige e Flegetonta;
14.117 poi sen van giù per questa stretta docciamostra/nascondi nota in-14-117 doccia: canale; é il " fiumicello " del v. 77.

14.118 infin, là ove più non si dismontamostra/nascondi nota in-14-118 più non si dismonta: più giù non si discende.
14.119 fanno Cocito; e qual sia quello stagnomostra/nascondi nota in-14-119 Cocito: cfr. c. XXXII, 22 e segg.
14.120 tu lo vedrai, però qui non si conta».mostra/nascondi nota in-14-120 non si conta: non si descrive.

14.121 E io a lui: «Se 'l presente rigagnomostra/nascondi nota in-14-121 rigagno : rigagnolo, fiumicello.
14.122 si diriva così dal nostro mondo,
14.123 perché ci appar pur a questo vivagno?».mostra/nascondi nota in-14-123 vivagno: orlo, margine della selva tra il II e il III girone.

14.124 Ed elli a me: «Tu sai che 'l loco è tondo;
14.125 e tutto che tu sie venuto molto,mostra/nascondi nota in-14-125 tutto che…: sebbene tu abbia proceduto molto, soltanto a sinistra, tuttavia non hai compiuto il percorso di un'intera circonferenza; perciò non devi meravigliarti se si presenta qualcosa che ancor non hai visto (" nova ").
14.126 pur a sinistra, giù calando al fondo,

14.127 non se' ancor per tutto il cerchio vòlto:
14.128 per che, se cosa n'apparisce nova,
14.129 non de' addur maraviglia al tuo volto».

14.130 E io ancor: «Maestro, ove si trova
14.131 Flegetonta e Letè? ché de l'un taci,mostra/nascondi nota in-14-131 dell'un: del Letè taci e del Flegetonte dici che sl forma dalle lacrime del veglio (" d'esta piova ").
14.132 e l'altro di' che si fa d'esta piova».

14.133 «In tutte tue question certo mi piaci»,
14.134 rispuose; «ma 'l bollor de l'acqua rossamostra/nascondi nota in-14-134 'l bollor: il ribollire dell'acqua rossa doveva spiegarti che quello era il Flegetonte; tale nome significa infatti bollente.
14.135 dovea ben solver l'una che tu faci.

14.136 Letè vedrai, ma fuor di questa fossa,
14.137 là dove vanno l'anime a lavarsimostra/nascondi nota in-14-137 là dove: nel Paradiso terrestre (cfr. Purg. XXVIII, 121).
14.138 quando la colpa pentuta è rimossa».

14.139 Poi disse: «Omai è tempo da scostarsi
14.140 dal bosco; fa che di retro a me vegne:
14.141 li margini fan via, che non son arsi,mostra/nascondi nota in-14-141 fan via: permettono il passaggio.

14.142 e sopra loro ogne vapor si spegne».

Inferno : Canto 15

15.1 Ora cen porta l'un de' duri margini;
15.2 e 'l fummo del ruscel di sopra aduggia,mostra/nascondi nota in-15-2 e 'l fummo: e il vapore che si leva dal ruscello fa ombra ( " aduggia " ) e ristagna, cosicché ripara dal fuoco l'acqua e le rive (" argini ").
15.3 sì che dal foco salva l'acqua e li argini.

15.4 Quali Fiamminghi tra Guizzante e Bruggia,mostra/nascondi nota in-15-4 tra Guizzante e Bruggia: tra Wissand e Bruges, in Fiandra, elevano argini e dighe (" lo schermo ") perché il mare sia contenuto.
15.5 temendo 'l fiotto che 'nver lor s'avventa,
15.6 fanno lo schermo perché 'l mar si fuggia;

15.7 e quali Padoan lungo la Brenta,
15.8 per difender lor ville e lor castelli,
15.9 anzi che Carentana il caldo senta:mostra/nascondi nota in-15-9 anzi che Carentana: prima che la Carinzia (comprendendo in essa anche la Valsugana, dove nasce la Brenta) subisca il calore che scioglie le nevi e ingrossa i fiumi.

15.10 a tale imagine eran fatti quelli,
15.11 tutto che né sì alti né sì grossi,mostra/nascondi nota in-15-11 tutto che: sebbene.
15.12 qual che si fosse, lo maestro felli.mostra/nascondi nota in-15-12 lo maestro felli: l'artefice li costruì, chiunque egli fosse, o Dio o uno dei suoi ministri.

15.13 Già eravam da la selva rimossimostra/nascondi nota in-15-13 rimossi: allontanati.
15.14 tanto, ch'i' non avrei visto dov'era,
15.15 perch'io in dietro rivolto mi fossi,mostra/nascondi nota in-15-15 perch'io: per quanto io.

15.16 quando incontrammo d'anime una schiera
15.17 che venìan lungo l'argine, e ciascuna
15.18 ci riguardava come suol da sera

15.19 guardare uno altro sotto nuova luna;mostra/nascondi nota in-15-19 guardare uno altro: come si suole (" uno " impersonale) guardare un'altro incontrato di sera quando, per la luna nuova, il buio è profondo; cioè, aguzzando la vista, come fa il vecchio sarto per attraversare col filo la cruna di un ago.
15.20 e sì ver' noi aguzzavan le ciglia
15.21 come 'l vecchio sartor fa ne la cruna.

15.22 Così adocchiato da cotal famiglia,mostra/nascondi nota in-15-22 famiglia: schiera di colpevoli di peccato analogo (cfr. c. IV, 132).
15.23 fui conosciuto da un, che mi prese
15.24 per lo lembo e gridò: «Qual maraviglia!».

15.25 E io, quando 'l suo braccio a me distese,
15.26 ficcai li occhi per lo cotto aspetto,mostra/nascondi nota in-15-26 cotto: bruciato dall'eterna pioggia di fuoco.
15.27 sì che 'l viso abbrusciato non difesemostra/nascondi nota in-15-27 non difese: non impedì (cfr. il francese "defendu"=proibito) al mio discernimento (" 'ntelletto ") di riconoscerlo.

15.28 la conoscenza sua al mio 'ntelletto;
15.29 e chinando la mano a la sua faccia,
15.30 rispuosi: «Siete voi qui, ser Brunetto?».mostra/nascondi nota in-15-30 ser Brunetto?: Brunetto Latini, notaio (perciò è detto " ser "), letterato e uomo politico fiorentino, fu maestro di Dante e autore de "Li Livres du Tresor" e di molti libri di filosofia . E' qui punito tra i sodomiti.

15.31 E quelli: «O figliuol mio, non ti dispiaccia
15.32 se Brunetto Latino un poco teco
15.33 c e lascia andar la traccia».mostra/nascondi nota in-15-33 ritorna 'ndietro: la pena è di andare sempre senza arrestarsi: perciò egli torna indietro, lasciando la fila (" traccia " cfr. c. XII, n. SB) dei compagni; per non fermarsi.

15.34 I' dissi lui: «Quanto posso, ven preco;
15.35 e se volete che con voi m'asseggia,mostra/nascondi nota in-15-35 m'asseggia: mi fermi.
15.36 faròl, se piace a costui che vo seco».

15.37 «O figliuol», disse, «qual di questa greggiamostra/nascondi nota in-15-37 qual : chiunque.
15.38 s'arresta punto, giace poi cent'anni
15.39 sanz'arrostarsi quando 'l foco il feggia.mostra/nascondi nota in-15-39 sanz'arrostarsi: senza possibilità di farsi schermo con le braccia come se queste fossero una frasca (" rosta " : cfr. c. XIII, 117 e n.), quando il fuoco lo ferisca ( " feggia " ).

15.40 Però va oltre: i' ti verrò a' panni;
15.41 e poi rigiugnerò la mia masnada,
15.42 che va piangendo i suoi etterni danni».

15.43 I' non osava scender de la stradamostra/nascondi nota in-15-43 scender: si ricordi che Dante procede lungo i " margini " (cfr. v. 1), elevati rispetto al sabbione.
15.44 per andar par di lui; ma 'l capo chino
15.45 tenea com'uom che reverente vada.

15.46 El cominciò: «Qual fortuna o destino
15.47 anzi l'ultimo dì qua giù ti mena?mostra/nascondi nota in-15-47 anzi l'ultimo dì: prima della morte corporale.
15.48 e chi è questi che mostra 'l cammino?».

15.49 «Là sù di sopra, in la vita serena»,
15.50 rispuos'io lui, «mi smarri' in una valle,
15.51 avanti che l'età mia fosse piena.mostra/nascondi nota in-15-51 avanti…: prima di raggiungere il " mezzo del cammin di nostra vita ".

15.52 Pur ier mattina le volsi le spalle:
15.53 questi m'apparve, tornand'io in quella,
15.54 e reducemi a ca per questo calle».mostra/nascondi nota in-15-54 a ca: a casa; cioè in cielo, ove è la dimora delle anime.

15.55 Ed elli a me: «Se tu segui tua stella,mostra/nascondi nota in-15-55 tua stella: la benevola influenza del cielo.
15.56 non puoi fallire a glorioso porto,mostra/nascondi nota in-15-56 fallire: mancar di giungere.
15.57 se ben m'accorsi ne la vita bella;

15.58 e s'io non fossi sì per tempo morto,mostra/nascondi nota in-15-58 sì per tempo: troppo presto in confronto a Dante che, quando Brunetto morì, nel 1293 o '94, contava 28 o 29 anni.
15.59 veggendo il cielo a te così benigno,
15.60 dato t'avrei a l'opera conforto.mostra/nascondi nota in-15-60 conforto : sostegno, aiuto.

15.61 Ma quello ingrato popolo maligno
15.62 che discese di Fiesole ab antico,mostra/nascondi nota in-15-62 di Fiesole ab antico: si racconta che anticamente Cesare, dopo aver distrutto Fiesole, fondò Firenze, popolandola di coloni romani e di Fiesolani, i quali ultimi conservano ancora un carattere rude ed aspro come il monte donde provengono.
15.63 e tiene ancor del monte e del macigno,

15.64 ti si farà, per tuo ben far, nimico:
15.65 ed è ragion, ché tra li lazzi sorbimostra/nascondi nota in-15-65 ed è ragion: ed é giusto, perché il dolce fico non può allignare tra i sorbi aspri, dal sapore acidulo.
15.66 si disconvien fruttare al dolce fico.

15.67 Vecchia fama nel mondo li chiama orbi;mostra/nascondi nota in-15-67 orbi: i Fiorentini, nella loro cecità, peccano di invidia, superbia, avarizia come già ha detto Ciacco (cfr. c. VI, 74 e seguente).
15.68 gent'è avara, invidiosa e superba:
15.69 dai lor costumi fa che tu ti forbi.mostra/nascondi nota in-15-69 ti forbi : ti purifichi (da forbire : nettare).

15.70 La tua fortuna tanto onor ti serba,
15.71 che l'una parte e l'altra avranno famemostra/nascondi nota in-15-71 l'una parte e l'altra: i Bianchi e i Neri ti perseguiteranno ("avranno fame di te " ) ma non potranno averti ( " ma lungi… ").
15.72 di te; ma lungi fia dal becco l'erba.

15.73 Faccian le bestie fiesolane stramemostra/nascondi nota in-15-73 strame : foraggio; perciò: si divorino tra di loro.
15.74 di lor medesme, e non tocchin la pianta,
15.75 s'alcuna surge ancora in lor letame,

15.76 in cui riviva la sementa santa
15.77 di que' Roman che vi rimaser quandomostra/nascondi nota in-15-77 di que' Roman: cfr. n. al v. 62.
15.78 fu fatto il nido di malizia tanta».

15.79 «Se fosse tutto pieno il mio dimando»,mostra/nascondi nota in-15-79 Se fosse tutto pieno: se si potesse esaudire il mio desiderio, voi sareste ancora tra i vivi.
15.80 rispuos'io lui, «voi non sareste ancora
15.81 de l'umana natura posto in bando;

15.82 ché 'n la mente m'è fitta, e or m'accora,
15.83 la cara e buona imagine paterna
15.84 di voi quando nel mondo ad ora ad oramostra/nascondi nota in-15-84 ad ora ad ora : di quanto in quando.

15.85 m'insegnavate come l'uom s'etterna:
15.86 e quant'io l'abbia in grado, mentr'io vivomostra/nascondi nota in-15-86 e quant'io: e quanto io ve ne sia grato, è necessario e giusto che si scorga dalle mie parole, finché avrò vita.
15.87 convien che ne la mia lingua si scerna.

15.88 Ciò che narrate di mio corso scrivo,mostra/nascondi nota in-15-88 di mio corso: del corso della mia vita, lo incido nella memoria (" scrivo ") e lo conservo per farmelo chiarire (" chiosar"), confrontato con altre predizioni (" testo "), quelle di Ciacco e di Farinata, da una Donna (Beatrice) che saprà farlo (cfr. c. X, 132) se a lei arrivo.
15.89 e serbolo a chiosar con altro testo
15.90 a donna che saprà, s'a lei arrivo.

15.91 Tanto vogl'io che vi sia manifesto,mostra/nascondi nota in-15-91 Tanto… : questo solo (" tanto ") voglio che vi sia manifesto: che sono pronto a sostenere i rovesci della sorte purché la mia coscienza non mi rimproveri ("garra").
15.92 pur che mia coscienza non mi garra,
15.93 che a la Fortuna, come vuol, son presto.

15.94 Non è nuova a li orecchi miei tal arra:mostra/nascondi nota in-15-94 arra: caparra, nel senso di minaccia.
15.95 però giri Fortuna la sua rota
15.96 come le piace, e 'l villan la sua marra».mostra/nascondi nota in-15-96 e 'l villan la sua marra: conclusione di sapore proverbiale; Dante si cura dei colpi della fortuna quanto si curerebbe dello zappare di un bifolco.

15.97 Lo mio maestro allora in su la gota
15.98 destra si volse in dietro, e riguardommi;
15.99 poi disse: «Bene ascolta chi la nota».mostra/nascondi nota in-15-99 Bene ascolta chi la nota: ascolta con profitto chi, questa sentenza, la ripone nella memoria.

15.100 Né per tanto di men parlando vommimostra/nascondi nota in-15-100 per tanto: per l'intervento di Virgilio.
15.101 con ser Brunetto, e dimando chi sono
15.102 li suoi compagni più noti e più sommi.

15.103 Ed elli a me: «Saper d'alcuno è buono;
15.104 de li altri fia laudabile tacerci,
15.105 ché 'l tempo sarìa corto a tanto suono.mostra/nascondi nota in-15-105 ché 'l tempo: ché mancherebbe il tempo per fare un elenco completo.

15.106 In somma sappi che tutti fur chercimostra/nascondi nota in-15-106 cherci : ecclesiastici.
15.107 e litterati grandi e di gran fama,
15.108 d'un peccato medesmo al mondo lerci.

15.109 Priscian sen va con quella turba grama,mostra/nascondi nota in-15-109 Priscian: é Prisciano da Cesarea, famoso grammatico latino; Francesco d'Accorso é un giurista bolognese del sec. XIII.
15.110 e Francesco d'Accorso anche; e vedervi,
15.111 s'avessi avuto di tal tigna brama,

15.112 colui potei che dal servo de' servimostra/nascondi nota in-15-112 colui potei: avresti anche potuto vedervi colui che, già vescovo di Firenze fu trasferito a Vicenza (" in Bacchiglione ") dal papa ( " servo de' servi " ) e in quella città morì ("lasciò…"). E' Andrea dei Mozzi.
15.113 fu trasmutato d'Arno in Bacchiglione,
15.114 dove lasciò li mal protesi nervi.

15.115 Di più direi; ma 'l venire e 'l sermone
15.116 più lungo esser non può, però ch'i' veggio
15.117 là surger nuovo fummo del sabbione.mostra/nascondi nota in-15-117 nuovo fummo: é il polverio alzato da una nuova schiera, con la quale Brunetto non può e non deve confondersi (" esser non deggio").

15.118 Gente vien con la quale esser non deggio.
15.119 Sieti raccomandato il mio Tesoro
15.120 nel qual io vivo ancora, e più non cheggio».

15.121 Poi si rivolse, e parve di coloro
15.122 che corrono a Verona il drappo verdemostra/nascondi nota in-15-122 il drappo verde: gara di corsa podistica che si effettuava a Verona la prima domenica di quaresima.
15.123 per la campagna; e parve di costoro

15.124 quelli che vince, non colui che perde.

Inferno : Canto 16

16.1 Già era in loco onde s'udìa 'l rimbombo
16.2 de l'acqua che cadea ne l'altro giro,mostra/nascondi nota in-16-2 ne l'altro giro: nell'altro cerchio, l'ottavo.
16.3 simile a quel che l'arnie fanno rombo,mostra/nascondi nota in-16-3 simile: simile al cupo ronzio (" rombo ") che proviene dagli alveari ("arnie").

16.4 quando tre ombre insieme si partiro,mostra/nascondi nota in-16-4 si partiro: si staccarono dalle altre.
16.5 correndo, d'una torma che passava
16.6 sotto la pioggia de l'aspro martiro.

16.7 Venian ver noi, e ciascuna gridava:
16.8 «Sòstati tu ch'a l'abito ne sembrimostra/nascondi nota in-16-8 a l'abito: dal modo di vestire, sembri essere qualcuno della nostra malvagia città (" terra prava ").
16.9 esser alcun di nostra terra prava».

16.10 Ahimè, che piaghe vidi ne' lor membri
16.11 ricenti e vecchie, da le fiamme incese!
16.12 Ancor men duol pur ch'i' me ne rimembri.mostra/nascondi nota in-16-12 pur ch'i' me ne rimembri: sol che me ne ricordi.

16.13 A le lor grida il mio dottor s'attese;mostra/nascondi nota in-16-13 s'attese: rivolse la sua attenzione.
16.14 volse 'l viso ver me, e: «Or aspetta»,
16.15 disse «a costor si vuole esser cortese.mostra/nascondi nota in-16-15 si vuole: bisogna.

16.16 E se non fosse il foco che saetta
16.17 la natura del loco, i' dicerei
16.18 che meglio stesse a te che a lor la fretta».mostra/nascondi nota in-16-18 che meglio stesse: che meglio converrebbe a te, affrettarti al colloquio, che non a loro. Si spiega perché questi sodomiti sono cittadini ragguardevoli "ch'a ben far puoser li 'ngegni " (cfr. c. VI, 81).

16.19 Ricominciar, come noi restammo, ei
16.20 l'antico verso; e quando a noi fuor giunti,mostra/nascondi nota in-16-20 l'antico verso: il consueto lamento.
16.21 fenno una rota di sé tutti e trei.mostra/nascondi nota in-16-21 una rota: tutti e tre (" trei ") si disposero in cerchio e continuarono a procedere rotando; i sodomiti non possono mai fermarsi.

16.22 Qual sogliono i campion far nudi e unti,mostra/nascondi nota in-16-22 Qual sogliono…: come usano fare gli atleti, nudi ed unti d'olio, cercando di individuare con gli occhi (" avvisando ") il punto ove afferrare con vantaggio l'avversario, prima che tra loro si colpiscano di piatto e di punta (" battuti e punti "). Vale a dire, con ceffoni e pugni.
16.23 avvisando lor presa e lor vantaggio,
16.24 prima che sien tra lor battuti e punti,

16.25 così rotando, ciascuno il visaggiomostra/nascondi nota in-16-25 visaggio: il viso, cioè lo sguardo, si che in essi il collo e i piedi erano volti in direzioni contrarie. Cioè procedevano, ruotando, e volgevano il capo a Dante.
16.26 drizzava a me, sì che 'n contraro il collo
16.27 faceva ai piè continuo viaggio.

16.28 E «Se miseria d'esto loco sollomostra/nascondi nota in-16-28 loco sollo : luogo molle; è il sabbione, cedevole sotto i passi.
16.29 rende in dispetto noi e nostri prieghi»,
16.30 cominciò l'uno «e 'l tinto aspetto e brollo,mostra/nascondi nota in-16-30 brollo: brullo, squallido perché bruciacchiato.

16.31 la fama nostra il tuo animo pieghi
16.32 a dirne chi tu se', che i vivi piedi
16.33 così sicuro per lo 'nferno freghi.mostra/nascondi nota in-16-33 freghi: più che strisciare (fregare) Dante poggia saldamente in terra i piedi, mentre i dannati, evidentemente, procedono saltellando per lo smisurato calore del sabbione ardente (cfr. " pestar " del v. seguente).

16.34 Questi, l'orme di cui pestar mi vedi,
16.35 tutto che nudo e dipelato vada,
16.36 fu di grado maggior che tu non credi:

16.37 nepote fu de la buona Gualdrada;mostra/nascondi nota in-16-37 Gualdrada: figlia di Bellincione Berti, fu donna di esemplare virtù. Suo nipote, Guido Guerra, fu insigne uomo d'arme di parte guelfa: mori nel 1272.
16.38 Guido Guerra ebbe nome, e in sua vita
16.39 fece col senno assai e con la spada.

16.40 L'altro, ch'appresso me la rena trita,mostra/nascondi nota in-16-40 trita: calpesta il cedevole sabbione.
16.41 è Tegghiaio Aldobrandi, la cui vocemostra/nascondi nota in-16-41 Tegghiaio Aldobrandi: fu podestà di Arezzo nel 1256. Cercò di evitare, senza riuscirvi, la sconfitta di Montaperti; per cui la sua fama (" voce ") dovrebbe essere apprezzata (" gradita ") nel mondo.
16.42 nel mondo sù dovrìa esser gradita.

16.43 E io, che posto son con loro in croce,
16.44 Iacopo Rusticucci fui; e certomostra/nascondi nota in-16-44 Iacopo Rusticucci: gentiluomo e diplomatico, sembra qui confessare il suo peccato, attribuendone in certo modo la prima origine alla crudeltà mentale della moglie ritrosa (" fiera ").
16.45 la fiera moglie più ch'altro mi nuoce».

16.46 S'i' fossi stato dal foco coperto,mostra/nascondi nota in-16-46 S'i' fossi: Dante da gran tempo (cfr. c. VI, v. 79) desiderava incontrarsi con il Tegghiaio e Iacopo Rusticucci.
16.47 gittato mi sarei tra lor di sotto,
16.48 e credo che 'l dottor l'avria sofferto;mostra/nascondi nota in-16-48 sofferto : permesso, tollerato.

16.49 ma perch'io mi sarei brusciato e cotto,
16.50 vinse paura la mia buona voglia
16.51 che di loro abbracciar mi facea ghiotto.mostra/nascondi nota in-16-51 ghiotto : desideroso.

16.52 Poi cominciai: «Non dispetto, ma dogliamostra/nascondi nota in-16-52 dispetto: disprezzo, come al v. 29.
16.53 la vostra condizion dentro mi fisse,
16.54 tanta che tardi tutta si dispoglia,mostra/nascondi nota in-16-54 tardi tutta si dispoglia: ci vorrà del tempo prima che dilegui completamente.

16.55 tosto che questo mio segnor mi dissemostra/nascondi nota in-16-55 tosto che: non appena Virgilio mi disse (cfr. v. 14 e segg.) parole per cui io pensai che venisse gente così ragguardevole come voi siete, il vostro stato (" condizion ") mi suggerì (" dentro mi fisse ") non disprezzo, ma dolore.
16.56 parole per le quali i' mi pensai
16.57 che qual voi siete, tal gente venisse.

16.58 Di vostra terra sono, e sempre maimostra/nascondi nota in-16-58 sempre mai : sempre.
16.59 l'ovra di voi e li onorati nomi
16.60 con affezion ritrassi e ascoltai.mostra/nascondi nota in-16-60 ritrassí: appresi.

16.61 Lascio lo fele e vo per dolci pomimostra/nascondi nota in-16-61 lo fele: il fiele, l'amaro dell'inferno; i " pomi " sono il frutto del bene a lui promesso da ( " per " ) Virgilio.
16.62 promessi a me per lo verace duca;
16.63 ma 'nfino al centro pria convien ch'i' tomi».mostra/nascondi nota in-16-63 tomi: cada, discenda.

16.64 «Se lungamente l'anima conducamostra/nascondi nota in-16-64 Se: con valore ottativo, come già altrove (cfr. c. X, 82 e 94).
16.65 le membra tue», rispuose quelli ancora,
16.66 «e se la fama tua dopo te luca,mostra/nascondi nota in-16-66 luca : risplenda.

16.67 cortesia e valor dì se dimoramostra/nascondi nota in-16-67 cortesia e valor: onestà e gentile bontà. dì : dicci.
16.68 ne la nostra città sì come suole,
16.69 o se del tutto se n'è gita fora;

16.70 ché Guiglielmo Borsiere, il qual si duolemostra/nascondi nota in-16-70 Guiglielmo Borsiere : cavaliere fiorentino assai lodato dal Boccaccio, che ne scrive nel Decamerone (I, 8). 71: per poco: da poco tempo.
16.71 con noi per poco e va là coi compagni,
16.72 assai ne cruccia con le sue parole».mostra/nascondi nota in-16-72 ne cruccia: ci rattrista, parlandoci della corruzione di Firenze. Il Rusticucci chiede notizie a Dante, perché i dannati, come sappiamo (cfr. c. X, 100 e segg.), prevedono il futuro, ma ignorano il presente.

16.73 «La gente nuova e i sùbiti guadagnimostra/nascondi nota in-16-73 La gente nuova: gli arrivisti e i nuovi ricchi son montati in superbia ed hanno perso il senso del limite, o Firenze, si che già ne lamenti le conseguenze (" sì che tu già ten piagni.). E' un'improvvisa apostrofe contro la " terra prava ".
16.74 orgoglio e dismisura han generata,
16.75 Fiorenza, in te, sì che tu già ten piagni».

16.76 Così gridai con la faccia levata;
16.77 e i tre, che ciò inteser per risposta,
16.78 guardar l'un l'altro com'al ver si guata.

16.79 «Se l'altre volte sì poco ti costa»,
16.80 rispuoser tutti «il satisfare altrui,
16.81 felice te se sì parli a tua posta!mostra/nascondi nota in-16-81 a tua posta: a tuo giudizio, liberamente.

16.82 Però, se campi d'esti luoghi buimostra/nascondi nota in-16-82 campi : scampi.
16.83 e torni a riveder le belle stelle,
16.84 quando ti gioverà dicere "I' fui",mostra/nascondi nota in-16-84 ti gioverà: ti sarà caro ricordare "Io fui nell'al di là".

16.85 fa che di noi a la gente favelle».
16.86 Indi rupper la rota, e a fuggirsi
16.87 ali sembiar le gambe loro isnelle.mostra/nascondi nota in-16-87 sembiar : sembrarono.

16.88 Un amen non saria potuto dirsi
16.89 tosto così com'e' fuoro spariti;
16.90 per ch'al maestro parve di partirsi.

16.91 Io lo seguiva, e poco eravam iti,
16.92 che 'l suon de l'acqua n'era sì vicino,mostra/nascondi nota in-16-92 che 'l suon : è il " rimbombo " del verso I.
16.93 che per parlar saremmo a pena uditi.mostra/nascondi nota in-16-93 per parlar: per quanto parlassimo.

16.94 Come quel fiume c'ha proprio camminomostra/nascondi nota in-16-94 Come quel fiume: come quel fiume (il Montone) che per primo (" prima ") ha un suo corso fino al mare (" proprio cammino ") tra quelli del versante sinistro dell'Appennino, andando dal Monviso verso levante, e che nel corso superiore (" suso ") prima di scendere a valle, si chiama Acquacheta e a Forlì è privo (" vacante ") di quel nome (si chiama infatti Montone) come quel fiume scroscia ( " rimbomba " ) sopra San Benedetto dell'Alpe, poiché precipita ( " per cadere " ) per un pendio ( " scesa ") insufficiente a contenere disciplinatamente le acque ("ove dovea per mille esser recetto"), perché dovrebbero esser raccolte da mille simili pendii, data in loro abbondanza; cosi, ecc. La comparazione é appesantita da troppi riferimenti geografici.
16.95 prima dal Monte Viso 'nver' levante,
16.96 da la sinistra costa d'Apennino,

16.97 che si chiama Acquacheta suso, avante
16.98 che si divalli giù nel basso letto,
16.99 e a Forlì di quel nome è vacante,

16.100 rimbomba là sovra San Benedetto
16.101 de l'Alpe per cadere ad una scesa
16.102 ove dovea per mille esser recetto;

16.103 così, giù d'una ripa discoscesa,
16.104 trovammo risonar quell'acqua tinta,
16.105 sì che 'n poc'ora avria l'orecchia offesa.

16.106 Io avea una corda intorno cinta,mostra/nascondi nota in-16-106 uno corda: l'allegoria è oscurissima. Potrebbe rappresentare "l'osservanza della legge " (Torraca), mediante la quale Dante pensò una volta ("alcuna volta") di prender la lonza, simbolo di frode (cfr. c. I, n. 49) e che servirà a domare Gerione, anch'esso " immagine di froda " (cfr. canto XVII, 7).
16.107 e con essa pensai alcuna volta
16.108 prender la lonza a la pelle dipinta.mostra/nascondi nota in-16-108 a la pelle dipinta: "a la gaietta pelle " (cfr. c. I, 42).

16.109 Poscia ch'io l'ebbi tutta da me sciolta,
16.110 sì come 'l duca m'avea comandato,
16.111 porsila a lui aggroppata e ravvolta.mostra/nascondi nota in-16-111 aggroppata e ravvolta : raggomitolata.

16.112 Ond'ei si volse inver' lo destro lato,
16.113 e alquanto di lunge da la sponda
16.114 la gittò giuso in quell'alto burrato.

16.115 "E' pur convien che novità risponda"mostra/nascondi nota in-16-115 novità: qualcosa di nuovo, mai vista prima.
16.116 dicea fra me medesmo "al novo cenno
16.117 che 'l maestro con l'occhio sì seconda".mostra/nascondi nota in-16-117 seconda : segue.

16.118 Ahi quanto cauti li uomini esser dienno
16.119 presso a color che non veggion pur l'ovra,mostra/nascondi nota in-16-119 pur l'ovra : non soltanto i fatti, ma penetrano nei nostri pensieri.
16.120 ma per entro i pensier miran col senno!

16.121 El disse a me: «Tosto verrà di sovra
16.122 ciò ch'io attendo e che il tuo pensier sogna:
16.123 tosto convien ch'al tuo viso si scovra».mostra/nascondi nota in-16-123 viso : vista.

16.124 Sempre a quel ver c'ha faccia di menzogna
16.125 de' l'uom chiuder le labbra fin ch'el puote,mostra/nascondi nota in-16-125 de' : deve.
16.126 però che sanza colpa fa vergogna;mostra/nascondi nota in-16-126 però che: perché senza colpa ti fa sembrare bugiardo.

16.127 ma qui tacer nol posso; e per le note
16.128 di questa comedìa, lettor, ti giuro,mostra/nascondi nota in-16-128 comedìa: commedia. Il semplice titolo del poema prevale qui sulla designazione del generer letterario.
16.129 s'elle non sien di lunga grazia vòte,mostra/nascondi nota in-16-129 s'elle: voglia il cielo che non siano prive di lungo favore (" grazia ").

16.130 ch'i' vidi per quell'aere grosso e scuromostra/nascondi nota in-16-130 aere grosso e scuro: atmosfera densa e cupa, in cui sembra nuotare (" notando " ) la figura che susciterebbe spavento (" maravigliosa " ) anche nel cuore più saldo (" sicuro ").
16.131 venir notando una figura in suso,
16.132 maravigliosa ad ogne cor sicuro,

16.133 sì come torna colui che va giusomostra/nascondi nota in-16-133 colui: il marinaio che è sceso a disincagliare l'ancora che fa presa ("aggrappa") in uno scoglio o altro.
16.134 talora a solver l'àncora ch'aggrappa
16.135 o scoglio o altro che nel mare è chiuso,

16.136 che 'n sù si stende, e da piè si rattrappa.mostra/nascondi nota in-16-136 che 'n sù si stende: che si protende col busto e si spinge coi piedi dopo averli raccolti a se (" piè si rattrappa ").

Inferno : Canto 17

17.1 «Ecco la fiera con la coda aguzza,mostra/nascondi nota in-17-1 coda aguzza: materialmente rappresentata da una velenosa biforcazione, (cfr. v. 26) la coda di Gerione, simbolo della frode, é aguzza perché penetra (" passa ") le montagne e abbatte qualsiasi ostacolo (" rompe i muri e l'armi ").
17.2 che passa i monti, e rompe i muri e l'armi!
17.3 Ecco colei che tutto 'l mondo appuzza!».

17.4 Sì cominciò lo mio duca a parlarmi;
17.5 e accennolle che venisse a prodamostra/nascondi nota in-17-5 a proda: all'orlo, vicino al limite (" fin ") del margine di pietra dove avevano camminato.
17.6 vicino al fin d'i passeggiati marmi.

17.7 E quella sozza imagine di froda
17.8 sen venne, e arrivò la testa e 'l busto,mostra/nascondi nota in-17-8 arrivò : nel senso etimologico di : trasse a riva la testa e il busto.
17.9 ma 'n su la riva non trasse la coda.mostra/nascondi nota in-17-9 non trasse: la coda resta nascosta nella voragine, come nascosta é l'insidia contenuta nella frode.

17.10 La faccia sua era faccia d'uom giusto,mostra/nascondi nota in-17-10 La faccia: la frode, dunque, si presenta con un volto insospettabile, ma solo in superficie (" la pelle "); ché tutto il resto ha natura di serpente con attributi bestiali (" branche… pilose… ascelle ").
17.11 tanto benigna avea di fuor la pelle,
17.12 e d'un serpente tutto l'altro fusto;

17.13 due branche avea pilose insin l'ascelle;
17.14 lo dosso e 'l petto e ambedue le coste
17.15 dipinti avea di nodi e di rotelle.mostra/nascondi nota in-17-15 di nodi e di rotelle: simboleggiano i raggiri consueti alla frode.

17.16 Con più color, sommesse e sovraposte
17.17 non fer mai drappi Tartari né Turchi,mostra/nascondi nota in-17-17 Tartari nè Turchí: né Tartari, né Turchi eseguirono mai tessuti ("sommesse": stoffe messe sotto un ricamo). o ricami (" sovraposte " : ricami posti sopra una stoffa), con più diversi colori.
17.18 né fuor tai tele per Aragne imposte.mostra/nascondi nota in-17-18 nè fur tai tele: né furono poste sul telaio (" imposte ") tele simili (" tai " : tali) da (" per ") Aracne, o Aracne, famosa tessitrice lidia, la quale superò Minerva nell'arte del ricamo e, per vendetta, fu trasformata in ragno.

17.19 Come tal volta stanno a riva i burchi,mostra/nascondi nota in-17-19 i burchi: sorta di barche da trasporto.
17.20 che parte sono in acqua e parte in terra,
17.21 e come là tra li Tedeschi lurchimostra/nascondi nota in-17-21 lurchi: ghiottoni (cfr. lat. lurco).

17.22 lo bivero s'assetta a far sua guerra,mostra/nascondi nota in-17-22 lo bivero: il castoro (cfr. lat. fiber o biber) si acconcia a pescare i pesci, come si credeva, immergendo la coda in acqua.
17.23 così la fiera pessima si stava
17.24 su l'orlo ch'è di pietra e 'l sabbion serra.

17.25 Nel vano tutta sua coda guizzava,mostra/nascondi nota in-17-25 Nel vano: nel vuoto della voragine.
17.26 torcendo in sù la venenosa forcamostra/nascondi nota in-17-26 la venenosa forca: la velenosa punta biforcuta.
17.27 ch'a guisa di scorpion la punta armava.

17.28 Lo duca disse: «Or convien che si torca
17.29 la nostra via un poco insino a quella
17.30 bestia malvagia che colà si corca».

17.31 Però scendemmo a la destra mammella,mostra/nascondi nota in-17-31 a la destre mammella: verso il lato destro.
17.32 e diece passi femmo in su lo stremo,
17.33 per ben cessar la rena e la fiammella.mostra/nascondi nota in-17-33 per ben cessar: per evitare il sabbione e le fiamme.

17.34 E quando noi a lei venuti semo,
17.35 poco più oltre veggio in su la rena
17.36 gente seder propinqua al loco scemo.mostra/nascondi nota in-17-36 propinqua al loco scemo: vicina al luogo mancante di riparo, aperto sulla voragine.

17.37 Quivi 'l maestro «Acciò che tutta piena
17.38 esperienza d'esto giron porti»,
17.39 mi disse, «va, e vedi la lor mena.mostra/nascondi nota in-17-39 la lor mena: la loro condizione. Sono i violenti contro l'arte, cioè gli usurai, che siedono sul sabbione ardente.

17.40 Li tuoi ragionamenti sian là corti:
17.41 mentre che torni, parlerò con questa,mostra/nascondi nota in-17-41 con questa: con la fiera, Gerione.
17.42 che ne conceda i suoi omeri forti».

17.43 Così ancor su per la strema testamostra/nascondi nota in-17-43 la strema testa: l'orlo estremo.
17.44 di quel settimo cerchio tutto solo
17.45 andai, dove sedea la gente mesta.

17.46 Per li occhi fora scoppiava lor duolo;mostra/nascondi nota in-17-46 lor duolo: il loro dolore si manifestava in un irrefrenabile e silenzioso pianto.
17.47 è di qua, di là soccorrien con le mani
17.48 quando a' vapori, e quando al caldo suolo:

17.49 non altrimenti fan di state i canimostra/nascondi nota in-17-49 di state: durante la calura estiva.
17.50 or col ceffo, or col piè, quando son morsimostra/nascondi nota in-17-50 col ceffo: col muso lungo.
17.51 o da pulci o da mosche o da tafani.

17.52 Poi che nel viso a certi li occhi porsi,
17.53 ne' quali 'l doloroso foco casca,
17.54 non ne conobbi alcun; ma io m'accorsi

17.55 che dal collo a ciascun pendea una tasca
17.56 ch'avea certo colore e certo segno,mostra/nascondi nota in-17-56 certo colore e certo segno: un determinato colore e un particolare disegno.
17.57 e quindi par che 'l loro occhio si pasca.mostra/nascondi nota in-17-57 e quindi: e di quella borsa sembra che il loro occhio si sazi (" si pasca ").

17.58 E com'io riguardando tra lor vegno,
17.59 in una borsa gialla vidi azzurromostra/nascondi nota in-17-59 vidi azzurro: una macchia di colore che aveva l'aspetto ( " faccia " ) e l'atteggiamento (" contegno ") d'un leone. E' lo stemma dei Gianfigliazzi, famiglia guelfa di parte nera.
17.60 che d'un leone avea faccia e contegno

17.61 Poi, procedendo di mio sguardo il curro,mostra/nascondi nota in-17-61 procedendo: avanzando il carro (" curro ") del mio sguardo.
17.62 vidine un'altra come sangue rossa,mostra/nascondi nota in-17-62 un'altra: la borsa mostra un'oca bianca su fondo rosso e rappresenta lo stemma degli Obriachi, famiglia ghibellina di Firenze.
17.63 mostrando un'oca bianca più che burro.

17.64 E un che d'una scrofa azzurra e grossamostra/nascondi nota in-17-64 E un: la scrofa azzurra in campo bianco rappresenta la stemma degli Scrovegni, famiglia padovana.
17.65 segnato avea lo suo sacchetto bianco,
17.66 mi disse: «Che fai tu in questa fossa?

17.67 Or te ne va; e perché se' vivo anco,
17.68 sappi che 'l mio vicin Vitalianomostra/nascondi nota in-17-68 sappi: temendo che Dante, vivo, possa riportare su nel mondo notizie della sua pena, l'interlocutore si vendica, annunciadogli che il suo concittadino (" vicin ") Vitaliano del Dente, podestà di Padova, lo raggiungerà presto e sederà alla sua sinistra.
17.69 sederà qui dal mio sinistro fianco.

17.70 Con questi Fiorentin son padoano:
17.71 spesse fiate mi 'ntronan li orecchi
17.72 gridando: "Vegna 'l cavalier sovrano,mostra/nascondi nota in-17-72 Vegna: è il grido dei due fiorentini che, beffardamente invocano la prossima venuta del concittadino Giovanni dei Buiamonti, detto per scherno "il cavalier sovrano" e il cui stemma reca tre caproni (" becchi ").

17.73 che recherà la tasca con tre becchi!"».
17.74 Qui distorse la bocca e di fuor trassemostra/nascondi nota in-17-74 la lingua: lo sberleffo finale accentua il carattere bestiale del dannato.
17.75 la lingua, come bue che 'l naso lecchi.

17.76 E io, temendo no 'l più star crucciassemostra/nascondi nota in-17-76 no 'l più star: che il restare più a lungo.
17.77 lui che di poco star m'avea 'mmonito,
17.78 torna'mi in dietro da l'anime lasse.

17.79 Trova' il duca mio ch'era salito
17.80 già su la groppa del fiero animale,
17.81 e disse a me: «Or sie forte e ardito.

17.82 Omai si scende per sì fatte scale:
17.83 monta dinanzi, ch'i' voglio esser mezzo,mostra/nascondi nota in-17-83 ch'i' voglio esser mezzo : intendo trovarmi in mezzo per preservarti dal male.
17.84 sì che la coda non possa far male».

17.85 Qual è colui che sì presso ha 'l riprezzomostra/nascondi nota in-17-85 riprezzo: il brivido della febbre malarica (" quartana "), che ha già le unghie illividite.
17.86 de la quartana, c'ha già l'unghie smorte,
17.87 e triema tutto pur guardando 'l rezzo,mostra/nascondi nota in-17-87 pur guardando 'l rezzo: soltanto a guardare un luogo ombroso e ventilato.

17.88 tal divenn'io a le parole porte;
17.89 ma vergogna mi fé le sue minacce,
17.90 che innanzi a buon segnor fa servo forte.mostra/nascondi nota in-17-90 che innanzi: che dinanzi a un padrone coraggioso (" buon ") rende forte il servo.

17.91 I' m'assettai in su quelle spallacce;mostra/nascondi nota in-17-91 m'assettai: mi accomodai.
17.92 sì volli dir, ma la voce non venne
17.93 com'io credetti: "Fa che tu m'abbracce".

17.94 Ma esso, ch'altra volta mi sovvenne
17.95 ad altro forse, tosto ch'i' montaimostra/nascondi nota in-17-95 ad altro forse: in altre situazioni incerte.
17.96 con le braccia m'avvinse e mi sostenne;

17.97 e disse: «Gerion, moviti omai:mostra/nascondi nota in-17-97 Gerion: il Gerione mitologico aveva tre corpi e tre teste; il mostro dantesco ne ha conservato soltanto il nome.
17.98 le rote larghe e lo scender sia poco:mostra/nascondi nota in-17-98 le rote: i giri siano ampi e la discesa sia lenta.
17.99 pensa la nova soma che tu hai».mostra/nascondi nota in-17-99 nova : inconsueta.

17.100 Come la navicella esce di loco
17.101 in dietro in dietro, sì quindi si tolse;mostra/nascondi nota in-17-101 quindi: di lì.
17.102 e poi ch'al tutto si sentì a gioco,mostra/nascondi nota in-17-102 a gioco: a suo agio.

17.103 là 'v'era 'l petto, la coda rivolse,
17.104 e quella tesa, come anguilla, mosse,
17.105 e con le branche l'aere a sé raccolse.

17.106 Maggior paura non credo che fosse
17.107 quando Fetonte abbandonò li freni,mostra/nascondi nota in-17-107 Fetonte: figlio del Sole, ottenne dal padre il permesso di guidare il suo carro celeste, ma non seppe reggere i cavalli (" abbandonò li freni "), per cui il cielo, come ancora appare, si bruciò (" si cosse ") dando origine alla Via Lattea.
17.108 per che 'l ciel, come pare ancor, si cosse;

17.109 né quando Icaro misero le renimostra/nascondi nota in-17-109 Icaro: figlio di Dedalo, volò col padre da Creta ove erano prigionieri, con l'ausilio di ali formate da penne d'uccello tenute insieme dalla cera. Il giovinetto, volando alto, si accostò troppo al sole e sentì le penne cadere (" spennar ") essendosi liquefatta la cera.
17.110 sentì spennar per la scaldata cera,
17.111 gridando il padre a lui «Mala via tieni!»,

17.112 che fu la mia, quando vidi ch'i' eramostra/nascondi nota in-17-112 che fu la mia: da collegare a " Maggior paura… ", v. I06.
17.113 ne l'aere d'ogne parte, e vidi spentamostra/nascondi nota in-17-113 spenta: la tenebra della voragine impedisce ogni vista.
17.114 ogne veduta fuor che de la fera.

17.115 Ella sen va notando lenta lenta:
17.116 rota e discende, ma non me n'accorgo
17.117 se non che al viso e di sotto mi venta.mostra/nascondi nota in-17-117 mi venta: mi fa vento.

17.118 Io sentia già da la man destra il gorgo
17.119 far sotto noi un orribile scroscio,
17.120 per che con li occhi 'n giù la testa sporgo.

17.121 Allor fu' io più timido a lo stoscio,mostra/nascondi nota in-17-121 più timido a lo stoscio:più timoroso di saltare giù, di cadere ("stoscio"=salto, caduta).
17.122 però ch'i' vidi fuochi e senti' pianti;
17.123 ond'io tremando tutto mi raccoscio.

17.124 E vidi poi, ché nol vedea davanti,
17.125 lo scendere e 'l girar per li gran mali
17.126 che s'appressavan da diversi canti.

17.127 Come 'l falcon ch'è stato assai su l'ali,
17.128 che sanza veder logoro o uccellomostra/nascondi nota in-17-128 sanza veder: senza aver scorto una preda (" uccello ") ne il richiamo (" logoro " ) delude il falconiere che esclama : " Ohmè tu scendi ", e ritorna sconfitto (" lasso ") là donde era volato pieno di baldanza ( " isnello " ).
17.129 fa dire al falconiere «Omè, tu cali!»,

17.130 discende lasso onde si move isnello,
17.131 per cento rote, e da lunge si ponemostra/nascondi nota in-17-131 e da lunge si pone…: dal falconiere, " perché sa di averlo scontentato, tutto pieno di dispetto e di corruccio " (Torraca).
17.132 dal suo maestro, disdegnoso e fello;

17.133 così ne puose al fondo Gerione
17.134 al piè al piè de la stagliata roccamostra/nascondi nota in-17-134 al piè al pié: proprio al piede, cioè rasente alla ripida parete rocciosa ( " rocca " ).
17.135 e, discarcate le nostre persone,mostra/nascondi nota in-17-135 discarcate: scaricate, deposte.

17.136 si dileguò come da corda cocca.mostra/nascondi nota in-17-136 cocca: la parte terminale della freccia.

Inferno : Canto 18

18.1 Luogo è in inferno detto Malebolge,mostra/nascondi nota in-18-1 Malebolge: bolgia vuol dire sacca; Malebolge è dunque la parte dell'Inferno che "insacca" (cfr. c. VII, 18) "il mal dell'universo".
18.2 tutto di pietra di color ferrigno,
18.3 come la cerchia che dintorno il volge.mostra/nascondi nota in-18-3 la cerchia: della parete che circonda la voragine.

18.4 Nel dritto mezzo del campo malignomostra/nascondi nota in-18-4 Nel dritto mezzo: proprio nel mezzo… si apre ("vaneggia") un pozzo… di cui spiegherò la struttura e la funzione ("l'ordigno") a suo luogo ("suo loco", alla latina).
18.5 vaneggia un pozzo assai largo e profondo,
18.6 di cui suo loco dicerò l'ordigno.

18.7 Quel cinghio che rimane adunque è tondomostra/nascondi nota in-18-7 Quel cinghio: la parte circolare ("cinghio") che rimane tra il pozzo e la parete rocciosa, cioè Malebolge, è formata da cerchi concentrici ("tondo") ed ha il fondo diviso in dieci fossati ("valli"), cioè in bolge.
18.8 tra 'l pozzo e 'l piè de l'alta ripa dura,
18.9 e ha distinto in dieci valli il fondo.

18.10 Quale, dove per guardia de le muramostra/nascondi nota in-18-10 Quale: quale aspetto ("figura") presenta ("rende"), dove diversi fossi circondano i castelli per difesa delle mura ("guardia"), il terreno ("la parte") in cui essi sono scavati, tale aspetto ("imagine") qui presentavano le bolge ("quelli"); e, come in tali fortezze dalle soglie sporgono ("son") ponticelli, che raggiungono l'argine esterno ("alla ripa di fuor") del fosso, così dal basso della roccia si staccavano scogli che attraversavano ("ricidien") gli argini e i fossati fino al pozzo che li interrompe ("i tronca") e li riceve ("raccogli").
18.11 più e più fossi cingon li castelli,
18.12 la parte dove son rende figura,

18.13 tale imagine quivi facean quelli;
18.14 e come a tai fortezze da' lor sogli
18.15 a la ripa di fuor son ponticelli,

18.16 così da imo de la roccia scogli
18.17 movien che ricidien li argini e ' fossi
18.18 infino al pozzo che i tronca e raccogli.

18.19 In questo luogo, de la schiena scossimostra/nascondi nota in-18-19 scossi: fatti discendere.
18.20 di Gerion, trovammoci; e 'l poeta
18.21 tenne a sinistra, e io dietro mi mossi.

18.22 A la man destra vidi nova pieta,mostra/nascondi nota in-18-22 pieta: pietosa visione.
18.23 novo tormento e novi frustatori,
18.24 di che la prima bolgia era repleta.mostra/nascondi nota in-18-24 repleta: ripiena.

18.25 Nel fondo erano ignudi i peccatori;
18.26 dal mezzo in qua ci venien verso 'l volto,mostra/nascondi nota in-18-26 dal mezzo in qua: la prima bolgia è percorsa da due schiere di dannati, che procedono l'una in senso inverso dall'altra. La prima, che occupa la metà della bolgia dal centro all'argine ove sono i poeti, avanza di fronte; la seconda, che occupa l'altra metà della bolgia, procede mostrando le spalle: cioè va nella stessa direzione di Dante e Virgilio ("con noi"), ma con andatura più veloce ("passi maggiori").
18.27 di là con noi, ma con passi maggiori,

18.28 come i Roman per l'essercito molto,mostra/nascondi nota in-18-28 come i Roman: come i Romani, per l'eccezionale affollamento dovuto ai pellegrini convenuti per il giubileo, nel 1300, hanno trovato ("colto") un sistema ("modo") per far passare la gente sul ponte Sant'Angelo, per cui da un lato di esso tutti avanzavano verso Castel Sant'Angelo e si recavano a San Pietro, e dall'altro lato del ponte andavano verso Monte Giordano.
18.29 l'anno del giubileo, su per lo ponte
18.30 hanno a passar la gente modo colto,

18.31 che da l'un lato tutti hanno la fronte
18.32 verso 'l castello e vanno a Santo Pietro;
18.33 da l'altra sponda vanno verso 'l monte.

18.34 Di qua, di là, su per lo sasso tetro
18.35 vidi demon cornuti con gran ferze,mostra/nascondi nota in-18-35 ferze: sferze, fruste.
18.36 che li battien crudelmente di retro.

18.37 Ahi come facean lor levar le berzemostra/nascondi nota in-18-37 le berze: le calcagna.
18.38 a le prime percosse! già nessuno
18.39 le seconde aspettava né le terze.

18.40 Mentr'io andava, li occhi miei in uno
18.41 furo scontrati; e io sì tosto dissi:
18.42 «Già di veder costui non son digiuno».mostra/nascondi nota in-18-42 non son digiuno: son sazio; cioè, Dante vuol dire che non per la prima volta vede quel dannato, e che lo riconosce.

18.43 Per ch'io a figurarlo i piedi affissi;mostra/nascondi nota in-18-43 affissi: arrestai il passo per meglio ravvisarlo ("figurarlo").
18.44 e 'l dolce duca meco si ristette,mostra/nascondi nota in-18-44 dolce: perché condiscendente.
18.45 e assentio ch'alquanto in dietro gissi.mostra/nascondi nota in-18-45 in dietro: perché il dannato, che procede in direzione opposta a quella di Dante, è già passato, sferzato dai demoni.

18.46 E quel frustato celar si credette
18.47 bassando 'l viso; ma poco li valse,
18.48 ch'io dissi: «O tu che l'occhio a terra gette,

18.49 se le fazion che porti non son false,mostra/nascondi nota in-18-49 se le fazion: se le tue fattezze non sono alterate.
18.50 Venedico se' tu Caccianemico.mostra/nascondi nota in-18-50 Venedico: è Venedico de' Caccianimici, nobile bolognese di parte guelfa, perciò sostenitore dei Geremei contro i Lambertazzi ghibellini; fu podestà ed ebbe altri importanti incarichi.
18.51 Ma che ti mena a sì pungenti salse?».mostra/nascondi nota in-18-51 salse: tormenti.

18.52 Ed elli a me: «Mal volentier lo dico;
18.53 ma sforzami la tua chiara favella,mostra/nascondi nota in-18-53 la tua chiara favella: le tue parole con cui mostri chiaramente d'avermi riconosciuto.
18.54 che mi fa sovvenir del mondo antico.

18.55 I' fui colui che la Ghisolabellamostra/nascondi nota in-18-55 la Ghisolabella: Venedico persuase la propria sorella Ghisolabella, già sposata, a cedere alle voglie del Marchese di Ferrara, Obizzo II d'Este.
18.56 condussi a far la voglia del marchese,
18.57 come che suoni la sconcia novella.mostra/nascondi nota in-18-57 come che suoni: comunque sia stato narrato il turpe episodio ("sconcia novella").

18.58 E non pur io qui piango bolognese;
18.59 anzi n'è questo luogo tanto pieno,
18.60 che tante lingue non son ora appresemostra/nascondi nota in-18-60 che tante lingue: che non altrettanto numerose sono le lingue ora ammaestrate ("apprese") a dire "sia" ("sipa") nel territorio di Bologna ("tra Sàvena e Reno").

18.61 a dicer "sipa" tra Sàvena e Reno;
18.62 e se di ciò vuoi fede o testimonio,
18.63 rècati a mente il nostro avaro seno».mostra/nascondi nota in-18-63 avaro seno: animo avido di denaro.

18.64 Così parlando il percosse un demonio
18.65 de la sua scuriada, e disse: «Via,mostra/nascondi nota in-18-65 de la sua scuriada: con la sua frusta.
18.66 ruffian! qui non son femmine da conio».mostra/nascondi nota in-18-66 femmine da conio: donne da corrompere, per denaro. Col conio si stampano le monete.

18.67 I' mi raggiunsi con la scorta mia;
18.68 poscia con pochi passi divenimmo
18.69 là 'v'uno scoglio de la ripa uscia.mostra/nascondi nota in-18-69 della ripa uscia: si dipartiva dalla riva.

18.70 Assai leggeramente quel salimmo;
18.71 e vòlti a destra su per la sua scheggia,mostra/nascondi nota in-18-71 scheggia: la cima scheggiata.
18.72 da quelle cerchie etterne ci partimmo.mostra/nascondi nota in-18-72 cerchie: sono i giri che compiono i dannati.

18.73 Quando noi fummo là dov'el vaneggiamostra/nascondi nota in-18-73 vaneggia: è vuoto; al di sotto, per consentire il passaggio.
18.74 di sotto per dar passo a li sferzati,
18.75 lo duca disse: «Attienti, e fa che feggiamostra/nascondi nota in-18-75 Attienti: arrestati e fa' che ti raggiunga ("feggia": ferisca) lo sguardo ("lo viso") di questi altri mal nati, che ancora non hai visto in viso, perché procedevano nella nostra stessa direzione.

18.76 lo viso in te di quest'altri mal nati,
18.77 ai quali ancor non vedesti la faccia
18.78 però che son con noi insieme andati».

18.79 Del vecchio ponte guardavam la tracciamostra/nascondi nota in-18-79 Del: dal.
18.80 che venìa verso noi da l'altra banda,
18.81 e che la ferza similmente scaccia.

18.82 E 'l buon maestro, sanza mia dimanda,
18.83 mi disse: «Guarda quel grande che vene,
18.84 e per dolor non par lagrime spanda:

18.85 quanto aspetto reale ancor ritene!
18.86 Quelli è Iasón, che per cuore e per sennomostra/nascondi nota in-18-86 Iason: Giasone è il mitico eroe che guidò gli argonauti nella Colchide, alla conquista del vello d'oro.
18.87 li Colchi del monton privati féne.mostra/nascondi nota in-18-87 féne: fece, rese privi ("privati").

18.88 Ello passò per l'isola di Lenno,mostra/nascondi nota in-18-88 l'isola di Lenno: gli abitanti dell'isola di Lemno, per punizione imposta da Venere, trascuravano le loro mogli, le quali, colizzatesi, li uccisero tutti. In quest'isola Giasone sedusse la giovane Isifile, figlia del re Toante, la quale prima aveva ingannato le compagne, sottraendo alla morte il padre, all'epoca della strage dei maschi. Per aver abbandonato la fanciulla da lui resa madre, Giasone è punito tra i seduttori e, nell'Inferno, si fa vendetta anche del tradimento perpetrato ai danni di Medea. Figlia di Oeta, re della Colchide, Medea aiutò l'eroe nella conquista del vello d'oro; fuggì poi con lui ma, sebbene gli avesse dato due figli, si vide tradita quando il volubile Giasone si innamorò di Creùsa (o Glauche), figlia di Creonte, re di Corinto.
18.89 poi che l'ardite femmine spietate
18.90 tutti li maschi loro a morte dienno.

18.91 Ivi con segni e con parole ornate
18.92 Isifile ingannò, la giovinetta
18.93 che prima avea tutte l'altre ingannate.

18.94 Lasciolla quivi, gravida, soletta;
18.95 tal colpa a tal martiro lui condanna;
18.96 e anche di Medea si fa vendetta.

18.97 Con lui sen va chi da tal parte inganna:mostra/nascondi nota in-18-97 da tal parte: in questo modo, cioè con la seduzione.
18.98 e questo basti de la prima vallemostra/nascondi nota in-18-98 prima valle: la prima bolgia.
18.99 sapere e di color che 'n sé assanna».mostra/nascondi nota in-18-99 assanna: azzanna, racchiude.

18.100 Già eravam là 've lo stretto callemostra/nascondi nota in-18-100 calle: il ponticello incrocia con il secondo argine e questo fa da base ("spalle") al ponte che attraversa la seconda bolgia.
18.101 con l'argine secondo s'incrocicchia,
18.102 e fa di quello ad un altr'arco spalle.

18.103 Quindi sentimmo gente che si nicchiamostra/nascondi nota in-18-103 si nicchia: si lamenta. Sono gli adulatori.
18.104 ne l'altra bolgia e che col muso scuffa,mostra/nascondi nota in-18-104 scuffa: soffia rumorosamente con le narici.
18.105 e sé medesma con le palme picchia.

18.106 Le ripe eran grommate d'una muffa,
18.107 per l'alito di giù che vi s'appasta,mostra/nascondi nota in-18-107 vi s'appasta: vi si deposita, formando come una sozza patina che travagliava violentemente la vista e l'olfatto.
18.108 che con li occhi e col naso facea zuffa.

18.109 Lo fondo è cupo sì, che non ci basta
18.110 loco a veder sanza montare al dossomostra/nascondi nota in-18-110 sanza montare: se non salendo sulla parte più elevata del ponte.
18.111 de l'arco, ove lo scoglio più sovrasta.

18.112 Quivi venimmo; e quindi giù nel fosso
18.113 vidi gente attuffata in uno sterco
18.114 che da li uman privadi parea mosso.mostra/nascondi nota in-18-114 da li uman privadi: pareva provenire dalle latrine.

18.115 E mentre ch'io là giù con l'occhio cerco,
18.116 vidi un col capo sì di merda lordo,
18.117 che non parea s'era laico o cherco.mostra/nascondi nota in-18-117 che non parea: non appariva chiaro se avesse la chierica o no.

18.118 Quei mi sgridò: «Perché se' tu sì gordo
18.119 di riguardar più me che li altri brutti?».
18.120 E io a lui: «Perché, se ben ricordo,

18.121 già t'ho veduto coi capelli asciutti,
18.122 e se' Alessio Interminei da Lucca:mostra/nascondi nota in-18-122 Alessio Interminei: è il lucchese Interminelli, nobile di parte bianca, vissuto nella seconda metà del secolo XIII.
18.123 però t'adocchio più che li altri tutti».

18.124 Ed elli allor, battendosi la zucca:
18.125 «Qua giù m'hanno sommerso le lusinghe
18.126 ond'io non ebbi mai la lingua stucca».mostra/nascondi nota in-18-126 stucca: stanca, sazia.

18.127 Appresso ciò lo duca «Fa che pinghe»,mostra/nascondi nota in-18-127 che pinghe: che tu spinga, sì da raggiungere ("attinghe").
18.128 mi disse «il viso un poco più avante,
18.129 sì che la faccia ben con l'occhio attinghe

18.130 di quella sozza e scapigliata fantemostra/nascondi nota in-18-130 fante: giovane donna.
18.131 che là si graffia con l'unghie merdose,
18.132 e or s'accoscia e ora è in piedi stante.

18.133 Taide è, la puttana che rispuosemostra/nascondi nota in-18-133 Taide: è la meretrice di cui si parla in una scena dell'"Eunuco" di Terenzio, citata da Cicerone nel "De Amicitia". Trasone (il "drudo suo"), avendole donato una schiava, chiese al mezzano, Gnatone se il regalo fosse giunto gradito. La risposta di Gnatone è qui da Dante attribuita a Taide stessa.
18.134 al drudo suo quando disse "Ho io graziemostra/nascondi nota in-18-134 grazie: grandi meriti presso ("appo", cfr. lat. "apud") di te.
18.135 grandi apo te?": "Anzi maravigliose!".

18.136 E quinci sien le nostre viste sazie».mostra/nascondi nota in-18-136 quinci: di questa bolgia.

Inferno : Canto 19

19.1 O Simon mago, o miseri seguacimostra/nascondi nota in-19-1 O Simon mago: è il mago Simone di Samaria il quale, vedendo infondere lo Spirito Santo mediante l'imposizione delle mani, volle anche lui ottenere quel potere, offrendo del denaro agli Apostoli Pietro e Giovanni; per questo fu maledetto da San Pietro (cfr. Atti degli Apostoli VIII, 9 e segg.). Dal suo nome si chiamano simoniaci quelli che fanno mercato delle cose sacre, che sono puniti nella terza bolgia.
19.2 che le cose di Dio, che di bontate
19.3 deon essere spose, e voi rapaci

19.4 per oro e per argento avolterate,mostra/nascondi nota in-19-4 avolterate: adulterate; cioè corrompete e prostituite.
19.5 or convien che per voi suoni la tromba,
19.6 però che ne la terza bolgia state.

19.7 Già eravamo, a la seguente tomba,mostra/nascondi nota in-19-7 tomba: la bolgia e il ponte che l'attraversa.
19.8 montati de lo scoglio in quella parte
19.9 ch'a punto sovra mezzo 'l fosso piomba.

19.10 O somma sapienza, quanta è l'arte
19.11 che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo,
19.12 e quanto giusto tua virtù comparte!mostra/nascondi nota in-19-12 e quanto giusto: e quanto giustamente la tua virtù distribuisce le pene e i premi.

19.13 Io vidi per le coste e per lo fondo
19.14 piena la pietra livida di fóri,
19.15 d'un largo tutti e ciascun era tondo.mostra/nascondi nota in-19-15 d'un largo tutti: tutti della medesima larghezza.

19.16 Non mi parean men ampi né maggiori
19.17 che que' che son nel mio bel San Giovanni,mostra/nascondi nota in-19-17 nel mio bel San Giovanni: il Battistero di Firenze (San Giovanni) aveva, presso il fonte battesimale, quattro pozzetti per immergervi i battezzandi; ancora al tempo di Dante il Battesimo si amministrava mediante l'immersione. Dante spezzò uno di questi pozzetti per salvare un bambino che, caduto in acqua, rischiava di annegare. L'episodio avrà dato luogo a calunnie e ad accuse di sacrilegio, che il poeta si fa premura di smentire ( " e questo sia suggel ").
19.18 fatti per loco d'i battezzatori;

19.19 l'un de li quali, ancor non è molt'anni,
19.20 rupp'io per un che dentro v'annegava:
19.21 e questo sia suggel ch'ogn'omo sganni.

19.22 Fuor de la bocca a ciascun soperchiavamostra/nascondi nota in-19-22 soperchiava: sporgeva fino al polpaccio ( " al grosso " ).
19.23 d'un peccator li piedi e de le gambe
19.24 infino al grosso, e l'altro dentro stava.

19.25 Le piante erano a tutti accese intrambe;
19.26 per che sì forte guizzavan le giunte,mostra/nascondi nota in-19-26 le giunte: le giunture, che avrebbero spezzato corde di vimini (" ritorte ") e di fibre intrecciate (" strambe ").
19.27 che spezzate averien ritorte e strambe.

19.28 Qual suole il fiammeggiar de le cose unte
19.29 muoversi pur su per la strema buccia,mostra/nascondi nota in-19-29 per la strema buccia: sulla superficie esterna, come è proprio delle cose grasse (" unte ") quando bruciano.
19.30 tal era lì dai calcagni a le punte.

19.31 «Chi è colui, maestro, che si cruccia
19.32 guizzando più che li altri suoi consorti»,mostra/nascondi nota in-19-32 consorti: compagni di sorte.
19.33 diss'io, «e cui più roggia fiamma succia?».mostra/nascondi nota in-19-33 più roggia: cui più rossa fiamma dà il martirio, e la fiamma più che ardere par suggere (" succia ") la untura.

19.34 Ed elli a me: «Se tu vuo' ch'i' ti porti
19.35 là giù per quella ripa che più giace,mostra/nascondi nota in-19-35 che più giace: che è meno inclinata.
19.36 da lui saprai di sé e de' suoi torti».

19.37 E io: «Tanto m'è bel, quanto a te piace:mostra/nascondi nota in-19-37 m'è bel: mi è gradito.
19.38 tu se' segnore, e sai ch'i' non mi parto
19.39 dal tuo volere, e sai quel che si tace».mostra/nascondi nota in-19-39 quel che si tace: anche i pensieri.

19.40 Allor venimmo in su l'argine quarto:mostra/nascondi nota in-19-40 quarto: se si calcola a partire dalla parete che limita Malebolge. E', cioè, l'argine che separa la terza dalla quarta bolgia.
19.41 volgemmo e discendemmo a mano stancamostra/nascondi nota in-19-41 a mano stanca: a sinistra, sul fondo forato e angusto (" arto ").
19.42 là giù nel fondo foracchiato e arto.

19.43 Lo buon maestro ancor de la sua anca
19.44 non mi dipuose, sì mi giunse al rottomostra/nascondi nota in-19-44 non mi dipuose: non mi lasciò allontanare dal suo fianco (" anca ") sino a quando mi condusse al foro (" mi giunse al rotto ") di quello che cosi piangeva con la gamba (" zanca ": cianca).
19.45 di quel che si piangeva con la zanca.

19.46 «O qual che se' che 'l di sù tien di sotto,
19.47 anima trista come pal commessa»,mostra/nascondi nota in-19-47 come pal: piantata come un palo.
19.48 comincia' io a dir, «se puoi, fa motto».

19.49 Io stava come 'l frate che confessamostra/nascondi nota in-19-49 Io stava: la mia posizione era simile a quella del frate che confessa il perfido assassino, condannato alla propagginazione, cioè ad essere interrato col capo in giù, il quale, dopo che é stato posto nella fossa (" poi ch'è fitto" ), richiama il confessore, per cui ritarda l'esecuzione (" per che la morte cessa ").
19.50 lo perfido assessin, che, poi ch'è fitto,
19.51 richiama lui, per che la morte cessa.

19.52 Ed el gridò: «Se' tu già costì ritto,
19.53 se' tu già costì ritto, Bonifazio?mostra/nascondi nota in-19-53 Bonifazio: Benedetto Caetani, papa dal 1294 al 1303, col nome di Bonifacio VIII. Il dannato che si rivolge a Dante è il pontefice Niccolò III, che si meraviglia della prematura venuta di Bonifacio (" Se' tu già costì "), e crede che gli abbia mentito " lo scritto ", cioè il libro del futuro che i dannati sono in grado di leggere. Siamo, infatti, nel 1300, e Bonifacio VIII morrà nel 1303. Tutto l'equivoco, per cui Niccolò scambia Dante con Bonifacio, dipende dal fatto che i simoniaci sono capofitti nel foro e non vedono all'esterno.
19.54 Di parecchi anni mi mentì lo scritto.

19.55 Se' tu sì tosto di quell'aver saziomostra/nascondi nota in-19-55 Se' tu: sei tu così presto sazio di quelle ricchezze (" aver ") per le quali non esitasti a prendere con inganno la bella signora (" donna " : cfr., lat. domina), cioè la Chiesa, ed a farne scempio? L'" inganno" allude alla voce secondo la quale Bonifacio avrebbe influito sul debole Celestino V per condurlo all'abdicazione in altro luogo stigmatizzata da Dante (cfr. c. III, 59 e n.).
19.56 per lo qual non temesti tòrre a 'nganno
19.57 la bella donna, e poi di farne strazio?».

19.58 Tal mi fec'io, quai son color che stanno,mostra/nascondi nota in-19-58 quai son: come sono quelli che per non aver capito ciò che loro vien detto, restano confusi (" stanno… scornati ") e non sanno rispondere.
19.59 per non intender ciò ch'è lor risposto,
19.60 quasi scornati, e risponder non sanno.

19.61 Allor Virgilio disse: «Dilli tosto:
19.62 "Non son colui, non son colui che credi"»;
19.63 e io rispuosi come a me fu imposto.

19.64 Per che lo spirto tutti storse i piedi;mostra/nascondi nota in-19-64 storse i piedi: è l'unica manifestazione di dolore concessa a questi spiriti capovolti.
19.65 poi, sospirando e con voce di pianto,
19.66 mi disse: «Dunque che a me richiedi?

19.67 Se di saper ch'i' sia ti cal cotanto,mostra/nascondi nota in-19-67 ti cal: ti sta a cuore.
19.68 che tu abbi però la ripa corsa,mostra/nascondi nota in-19-68 però: per questo.
19.69 sappi ch'i' fui vestito del gran manto;mostra/nascondi nota in-19-69 gran manto: il manto dei pontefici (cfr. c. II, 27).

19.70 e veramente fui figliuol de l'orsa,mostra/nascondi nota in-19-70 figliuol de l'orsa: Niccolò III, al secolo Giovanni Gaetano Orsini (" dell'orsa ") fu così avido, per favorire i suoi parenti (" per avanzar li orsatti "), che, sulla terra, mise in borsa le ricchezze (" su l'avere ") e, nell'Inferno, per conseguenza cacciò sè stesso nella bolgia (" borsa ") dei simoniaci.
19.71 cupido sì per avanzar li orsatti,
19.72 che sù l'avere e qui me misi in borsa.

19.73 Di sotto al capo mio son li altri trattimostra/nascondi nota in-19-73 tratti: trascinati. Sono i suoi predecessori.
19.74 che precedetter me simoneggiando,
19.75 per le fessure de la pietra piatti.

19.76 Là giù cascherò io altresì quando
19.77 verrà colui ch'i' credea che tu fossimostra/nascondi nota in-19-77 colui: Bonifacio VIII. Man mano che giunge un nuovo dannato, occupa il posto dell'ultimo arrivato, con le gambe sporgenti dal foro e gli altri che lo han preceduto scendono verso il basso.
19.78 allor ch'i' feci 'l sùbito dimando.

19.79 Ma più è 'l tempo già che i piè mi cossimostra/nascondi nota in-19-79 Ma più: il tempo di questa mia pena é più lungo di quello che toccherà a lui. Infatti Niccolò, morto nel 1280; sarà sostituito da Bonifacio nel 1303; e il nuovo simoniaco, Clemente V, giungerà nel 1314.
19.80 e ch'i' son stato così sottosopra,
19.81 ch'el non starà piantato coi piè rossi:

19.82 ché dopo lui verrà di più laida opramostra/nascondi nota in-19-82 di più laida opra: più vergognosamente colpevole di simonia.
19.83 di ver' ponente, un pastor sanza legge,mostra/nascondi nota in-19-83 di ver' ponente: dalla Francia. Clemente V, al secolo Bertrand de Got, fu arcivescovo di Bordeaux; fu pastore " sanza legge ", simile a Giasone, di cui si legge, nel II libro dei Maccabei, che comprò da Antioco, re di Siria, il pontificato per servirsene a scopi personali. E come verso Giasone fu indulgente ed incline il re Antioco, così Filippo il Bello (" chi Francia regge " ) sarà arrendevole ( " molle " ) verso di lui, ottenendo però in cambio indegne concessioni, tra cui il trasferimento della Santa Sede in Avignone.
19.84 tal che convien che lui e me ricuopra.

19.85 Novo Iasón sarà, di cui si legge
19.86 ne' Maccabei; e come a quel fu molle
19.87 suo re, così fia lui chi Francia regge».

19.88 Io non so s'i' mi fui qui troppo folle,
19.89 ch'i' pur rispuosi lui a questo metro:mostra/nascondi nota in-19-89 metro : tono. Cioè: Niccolò ha citato il libro dei Maccabei e Dante replica sulla base del Vangelo e degli Atti degli Apostoli; e chiede: quale somma pretese Nostro Signore da San Pietro per affidargli le chiavi del Paradiso?….
19.90 «Deh, or mi dì : quanto tesoro volle

19.91 Nostro Segnore in prima da san Pietro
19.92 ch'ei ponesse le chiavi in sua balìa?
19.93 Certo non chiese se non "Viemmi retro".

19.94 Né Pier né li altri tolsero a Matiamostra/nascondi nota in-19-94 Né Pier: Né Pietro, né gli altri Apostoli chiesero denaro a Mattia, quando dalla sorte fu chiamato a prendere il posto di Giuda (" l'anima ria ").
19.95 oro od argento, quando fu sortito
19.96 al loco che perdé l'anima ria.

19.97 Però ti sta, ché tu se' ben punito;
19.98 e guarda ben la mal tolta monetamostra/nascondi nota in-19-98 guarda: conserva, custodisci (cfr. francese garder).
19.99 ch'esser ti fece contra Carlo ardito.mostra/nascondi nota in-19-99 contra Carlo ardito: Niccolò III avversò Carlo I d'Angiò, facendosi forte del denaro estorto con l'appropriazione indebita delle decime.

19.100 E se non fosse ch'ancor lo mi vieta
19.101 la reverenza delle somme chiavimostra/nascondi nota in-19-101 somme chiavi: le chiavi di San Pietro (cfr. n. 89).
19.102 che tu tenesti ne la vita lieta,

19.103 io userei parole ancor più gravi;
19.104 ché la vostra avarizia il mondo attrista,
19.105 calcando i buoni e sollevando i pravi.

19.106 Di voi pastor s'accorse il Vangelista,mostra/nascondi nota in-19-106 s'accorse il Vangelista: San Giovanni Evangelista nell'Apocalisse raffigurò nella meretrice la Roma pagana. Dante, variando i valori simbolici, nella donna identifica la Chiesa corrotta, che estende il suo dominio sui popoli (" sopra l'acque "), disposta a fornicare (" puttaneggiar") coi potenti della terra. Le sette teste sarebbero i sette doni dello Spirito Santo o i Sacramenti, da cui la Chiesa prese vita (" nacque ") e le dieci corna sarebbero i comandamenti di Dio, che le diedero forza ( " argomento " ) finché il papa ( " suo marito " ) fu virtuoso.
19.107 quando colei che siede sopra l'acque
19.108 puttaneggiar coi regi a lui fu vista;

19.109 quella che con le sette teste nacque,
19.110 e da le diece corna ebbe argomento,
19.111 fin che virtute al suo marito piacque.

19.112 Fatto v'avete Dio d'oro e d'argento;
19.113 e che altro è da voi a l'idolatre,mostra/nascondi nota in-19-113 e che altro: e che differenza c'è tra voi e gli idolatri.
19.114 se non ch'elli uno, e voi ne orate cento?

19.115 Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
19.116 non la tua conversion, ma quella dotemostra/nascondi nota in-19-116 quella dote: la donazione con cui Costantino cedette Roma a papa Silvestro, che fu il primo papa ricco (" ricco patre "). Lorenzo Valla, nel sec. XV, dimostrò esser falsa tale donazione, ritenuta autentica ancora ai tempi di Dante.
19.117 che da te prese il primo ricco patre!».

19.118 E mentr'io li cantava cotai note,
19.119 o ira o coscienza che 'l mordesse,
19.120 forte spingava con ambo le piote.mostra/nascondi nota in-19-120 spingava: scalciava con entrambe le piante dei piedi (" piote ").

19.121 I' credo ben ch'al mio duca piacesse,
19.122 con sì contenta labbia sempre attesemostra/nascondi nota in-19-122 labbia: aspetto (cfr. c. XIV, 67).
19.123 lo suon de le parole vere espresse.

19.124 Però con ambo le braccia mi prese;
19.125 e poi che tutto su mi s'ebbe al petto,
19.126 rimontò per la via onde discese.mostra/nascondi nota in-19-126 la via: il pendio dell'argine.

19.127 Né si stancò d'avermi a sé distretto,mostra/nascondi nota in-19-127 distretto: stretto a sè.
19.128 sì men portò sovra 'l colmo de l'arco
19.129 che dal quarto al quinto argine è tragetto.mostra/nascondi nota in-19-129 tragetto : passaggio.

19.130 Quivi soavemente spuose il carco,mostra/nascondi nota in-19-130 spuose: depose il carico.
19.131 soave per lo scoglio sconcio ed ertomostra/nascondi nota in-19-131 sconcio: impraticabile.
19.132 che sarebbe a le capre duro varco.

19.133 Indi un altro vallon mi fu scoperto.mostra/nascondi nota in-19-133 un altro vallon: la valle formata dalla quarta bolgia.

Inferno : Canto 20

20.1 Di nova pena mi conven far versi
20.2 e dar matera al ventesimo canto
20.3 de la prima canzon ch'è d'i sommersi.mostra/nascondi nota in-20-3 canzon : cantica.

20.4 Io era già disposto tutto quanto
20.5 a riguardar ne lo scoperto fondo,
20.6 che si bagnava d'angoscioso pianto;

20.7 e vidi gente per lo vallon tondo
20.8 venir, tacendo e lagrimando, al passomostra/nascondi nota in-20-8 al passo : lentamente, come chi avanza recitando le litanie (" letane ") in questo mondo.
20.9 che fanno le letane in questo mondo.

20.10 Come 'l viso mi scese in lor più basso,
20.11 mirabilmente apparve esser travoltomostra/nascondi nota in-20-11 esser travolto ciascun: ciascuno, di questa nuova schiera di dannati, era volto al contrario (" travolto ") nel punto ove il mento sovrasta il busto (" casso "), poiché il viso era girato (" tornato ") dalla parte delle reni ed era necessario che camminasse all'indietro, dato che a ciascuno era impedito vedere davanti.
20.12 ciascun tra 'l mento e 'l principio del casso;

20.13 ché da le reni era tornato 'l volto
20.14 e in dietro venir li convenia,
20.15 perché 'l veder dinanzi era lor tolto.

20.16 Forse per forza già di parlasiamostra/nascondi nota in-20-16 parlasia : paralisi.
20.17 si travolse così alcun del tutto;
20.18 ma io nol vidi, né credo che sia.

20.19 Se Dio ti lasci, lettor, prender frutto
20.20 di tua lezione, or pensa per te stessomostra/nascondi nota in-20-20 di tua lezione: dalla lettura del poema.
20.21 com'io potea tener lo viso asciutto,

20.22 quando la nostra imagine di pressomostra/nascondi nota in-20-22 la nostra imagine: la figura umana così deformata, che le lacrime bagnavano il posteriore lungo la fenditura (" fesso ") dei glutei.
20.23 vidi sì torta, che 'l pianto de li occhi
20.24 le natiche bagnava per lo fesso.

20.25 Certo io piangea, poggiato a un de' rocchimostra/nascondi nota in-20-25 rocchi: sporgenze rocciose.
20.26 del duro scoglio, sì che la mia scorta
20.27 mi disse: «Ancor se' tu de li altri sciocchi?mostra/nascondi nota in-20-27 sciocchi: coloro che hanno compassione dei malvagi.

20.28 Qui vive la pietà quand'è ben morta;mostra/nascondi nota in-20-28 Qui: in questa bolgia, dove i dannati sono consapevoli di aver voluto usurpare prerogative divine, la pietà consiste nel non aver pietà.
20.29 chi è più scellerato che coluimostra/nascondi nota in-20-29 che colui: passo oscuro, di cui sono possibili almeno due spiegazioni. La prima è che nessuno è più scellerato di colui che s'impietosisce per gli effetti del giudizio divino. Ma che Virgilio dia a Dante dello " scellerato " oltre che dello " sciocco " è parso un po' forte. Si è fatta perciò strada un'altra interpretazione, che nessuno, cioè, è più scellerato di colui, che pretendendo di conoscere il futuro, rende passivo (" passion comporta ") il giudizio divino.
20.30 che al giudicio divin passion comporta?

20.31 Drizza la testa, drizza, e vedi a cuimostra/nascondi nota in-20-31 a cui: Anfiarao, al quale, davanti agli occhi dei Tebani, si aperse la terra di sotto, per cui quelli gli gridavano: "Dove precipiti ( " rui "), perché abbandoni il combattimento?". Anfiarao aveva previsto la sua tragica fine e si nascose; ma fu tradito dalla moglie Erifile e costretto a seguire Polínice nella guerra dei sette contro Tebe, ove la sua previsione si avverò (cfr. Purg. c. XII, 50 e n.).
20.32 s'aperse a li occhi d'i Teban la terra;
20.33 per ch'ei gridavan tutti: "Dove rui,

20.34 Anfiarao? perché lasci la guerra?".
20.35 E non restò di ruinare a valle
20.36 fino a Minòs che ciascheduno afferra.

20.37 Mira c'ha fatto petto de le spalle:
20.38 perché volle veder troppo davante,
20.39 di retro guarda e fa retroso calle.

20.40 Vedi Tiresia, che mutò sembiantemostra/nascondi nota in-20-40 Tiresia: indovino tebano il quale, avendo separato due serpenti in amore, fu trasformato in femmina; e gli fu necessario, sette anni dopo ( " poi " ), battere di nuovo con un bastoncello i due serpenti, ancora una volta in amore (" avvolti"), prima di riassumere sembianze (" penne ") maschili (cfr. Ovidio: Metamorfosi III, 324, segg.).
20.41 quando di maschio femmina divenne
20.42 cangiandosi le membra tutte quante;

20.43 e prima, poi, ribatter li convenne
20.44 li duo serpenti avvolti, con la verga,
20.45 che riavesse le maschili penne.

20.46 Aronta è quel ch'al ventre li s'atterga,mostra/nascondi nota in-20-46 Aronta: é Arunte, aruspice etrusco, il quale oscuramente predisse la vittoria di Cesare su Pompeo; abitava nei monti di Luni, antica città etrusca presso la foce della Magra, dove i Carraresi, che vivono nella pianura sottostante, lavorano la campagna con la roncola (donde il verbo " ronca "). Arunte " s'atterga al ventre " di Tiresia, cioè segue l'altro che, come s'è detto, cammina all'indietro ed ha il ventre al posto delle spalle (terga).
20.47 che ne' monti di Luni, dove ronca
20.48 lo Carrarese che di sotto alberga,

20.49 ebbe tra ' bianchi marmi la spelonca
20.50 per sua dimora; onde a guardar le stelle
20.51 e 'l mar no li era la veduta tronca.

20.52 E quella che ricuopre le mammelle,
20.53 che tu non vedi, con le trecce sciolte,
20.54 e ha di là ogne pilosa pelle,

20.55 Manto fu, che cercò per terre molte;mostra/nascondi nota in-20-55 Manto: figlia di Tiresia; fuggita da Tebe, vagò per molte terre in cerca di rifugio, finché prese dimora nel luogo dove poi fu costruita Mantova, città che da lei prese il nome e che diede i natali a Virgilio.
20.56 poscia si puose là dove nacqu'io;
20.57 onde un poco mi piace che m'ascolte.

20.58 Poscia che 'l padre suo di vita uscìo,
20.59 e venne serva la città di Baco,mostra/nascondi nota in-20-59 e venne serva: quando Tebe, città sacra a Bacco, cadde in potere di Creonte, dopo la morte di Eteocle e Polinice.
20.60 questa gran tempo per lo mondo gio.

20.61 Suso in Italia bella giace un laco,mostra/nascondi nota in-20-61 un laco: il lago di Garda o Benaco.
20.62 a piè de l'Alpe che serra Lamagnamostra/nascondi nota in-20-62 Lamagna : Alemagna, Germania.
20.63 sovra Tiralli, c'ha nome Benaco.mostra/nascondi nota in-20-63 Tiralli: castello presso Merano, sede dei conti del Tirolo.

20.64 Per mille fonti, credo, e più si bagna
20.65 tra Garda e Val Camonica e Penninomostra/nascondi nota in-20-65 tra Garda: il territorio compreso tra Garda, Valcamonica e le Alpi, (chiamate al tempo di Dante Alpes Apenninae), è bagnato da mille e più corsi d'acqua che confluiscono nel detto lago; e, nel mezzo, vi è il punto d'incrocio, che segna il confine delle diocesi e che è sotto comune giurisdizione dei vescovi dl Trento, Brescia e Verona, i quali potrebbero tutti impartire la benedizione (" segnar ") ammesso che volessero recarvisi.
20.66 de l'acqua che nel detto laco stagna.

20.67 Loco è nel mezzo là dove 'l trentino
20.68 pastore e quel di Brescia e 'l veronese
20.69 segnar poria, s'e' fesse quel cammino.

20.70 Siede Peschiera, bello e forte arnesemostra/nascondi nota in-20-70 Peschiera : è la bella e forte rocca (" arnese ") capace di fronteggiare Bresciani e Bergamaschi. Qui confluiscono le acque che non possono essere contenute dal Garda e l'emissario che se ne forma, come l'acqua comincia (" mette co ") a scorrere, prende il nome di Mincio, fino a Governolo (" Governol "), dove si getta nel Po.
20.71 da fronteggiar Bresciani e Bergamaschi,
20.72 ove la riva 'ntorno più discese.

20.73 Ivi convien che tutto quanto caschi
20.74 ciò che 'n grembo a Benaco star non può,
20.75 e fassi fiume giù per verdi paschi.

20.76 Tosto che l'acqua a correr mette co,
20.77 non più Benaco, ma Mencio si chiama
20.78 fino a Governol, dove cade in Po.

20.79 Non molto ha corso, ch'el trova una lama,mostra/nascondi nota in-20-79 lama : una depressione.
20.80 ne la qual si distende e la 'mpaluda;
20.81 e suol di state talor essere grama.mostra/nascondi nota in-20-81 grama : malsana.

20.82 Quindi passando la vergine crudamostra/nascondi nota in-20-82 la vergine cruda: la fiera e selvaggia fanciulla è Manto.
20.83 vide terra, nel mezzo del pantano,
20.84 sanza coltura e d'abitanti nuda.

20.85 Lì, per fuggire ogne consorzio umano,
20.86 ristette con suoi servi a far sue arti,
20.87 e visse, e vi lasciò suo corpo vano.mostra/nascondi nota in-20-87 vano: vuoto perché senz'anima.

20.88 Li uomini poi che 'ntorno erano sparti
20.89 s'accolsero a quel loco, ch'era forte
20.90 per lo pantan ch'avea da tutte parti.

20.91 Fer la città sovra quell'ossa morte;mostra/nascondi nota in-20-91 Fer: fecero, fondarono.
20.92 e per colei che 'l loco prima elesse,
20.93 Mantua l'appellar sanz'altra sorte.mostra/nascondi nota in-20-93 sanz'altra sorte: senza interrogare gli oracoli.

20.94 Già fuor le genti sue dentro più spesse,mostra/nascondi nota in-20-94 più spesse: più numerose.
20.95 prima che la mattia da Casalodimostra/nascondi nota in-20-95 prima che la mattia: prima che la stoltezza del guelfo conte Alberto Casalodi fosse ingannata dal ghibellino Pinamonte de' Bonacolsi il quale, nel 1272, si impadronì della città.
20.96 da Pinamonte inganno ricevesse.

20.97 Però t'assenno che, se tu mai odimostra/nascondi nota in-20-97 t'assenno: ti avverto, ti ammonisco.
20.98 originar la mia terra altrimenti,
20.99 la verità nulla menzogna frodi».mostra/nascondi nota in-20-99 la verità: nessuna menzogna prenda il posto (" frodi ") della verità.

20.100 E io: «Maestro, i tuoi ragionamenti
20.101 mi son sì certi e prendon sì mia fede,
20.102 che li altri mi sarien carboni spenti.

20.103 Ma dimmi, de la gente che procede,
20.104 se tu ne vedi alcun degno di nota;
20.105 ché solo a ciò la mia mente rifiede».mostra/nascondi nota in-20-105 rifiede: ferisce di nuovo, torna a mirare.

20.106 Allor mi disse: «Quel che da la gotamostra/nascondi nota in-20-106 Quel: é Euripilo, l'indovino che al tempo della guerra di Troia, quando la Grecia si trovò ad essere deserta degli uomini partiti all'assedio, sì che appena vi rimasero i bambini nella culla, insieme con Calcante scelse il momento ( " 'l punto " ) per salpare (" tagliar la prima fune ") dal porto di Aulide.
20.107 porge la barba in su le spalle brune,
20.108 fu - quando Grecia fu di maschi vòta,

20.109 sì ch'a pena rimaser per le cune -
20.110 augure, e diede 'l punto con Calcanta
20.111 in Aulide a tagliar la prima fune.

20.112 Euripilo ebbe nome, e così 'l canta
20.113 l'alta mia tragedìa in alcun loco:mostra/nascondi nota in-20-113 tragedìa : l'Eneide (cfr. c. II, 114 e segg.). Tragedia è per Dante un componimento d'argomento e di stile elevati.
20.114 ben lo sai tu che la sai tutta quanta.

20.115 Quell'altro che ne' fianchi è così poco,mostra/nascondi nota in-20-115 ne' fianchi…: è cosi scarno nei fianchi.
20.116 Michele Scotto fu, che veramentemostra/nascondi nota in-20-116 Michele Scotto: scozzese di nascita, fu astrologo di Federico II e tradusse in latino alcune opere di Aristotele.
20.117 de le magiche frode seppe 'l gioco.

20.118 Vedi Guido Bonatti; vedi Asdente,mostra/nascondi nota in-20-118 Guido Bonatti: forlivese, fu astrologo di Guido da Montefeltro; Asdente è maestro Benvenuto di Parma, ciabattino dedicatosi alla scienza della divinazione. Salimbene afferma che fu chiamato Asdente (= senza denti) per scherno, in quanto i denti grossi e irregolari quasi gli impedivano di parlare.
20.119 ch'avere inteso al cuoio e a lo spago
20.120 ora vorrebbe, ma tardi si pente.

20.121 Vedi le triste che lasciaron l'ago,
20.122 la spuola e 'l fuso, e fecersi 'ndivine;
20.123 fecer malie con erbe e con imago.

20.124 Ma vienne omai, ché già tiene 'l confine
20.125 d'amendue li emisperi e tocca l'onda
20.126 sotto Sobilia Caino e le spine;mostra/nascondi nota in-20-126 Caino e le spine: secondo un'antica credenza popolare si scorgerebbe Caino con un fascio di spine (cfr. Par. II, 51) nella luna; questa tocca il mare sotto Siviglia (" Sobilia ") e si trova ora al confine tra i due emisferi, cioè tramonta. Poiché la notte precedente ci fu plenilunio (" tonda ") si calcola che siano le sei del mattino.

20.127 e già iernotte fu la luna tonda:
20.128 ben ten de' ricordar, ché non ti nocquemostra/nascondi nota in-20-128 non ti nocque: ti giovò (litote).
20.129 alcuna volta per la selva fonda».

20.130 Sì mi parlava, e andavamo introcque.mostra/nascondi nota in-20-130 introcque: intanto (cfr. latino inter hoc).

Inferno : Canto 21

21.1 Così di ponte in ponte, altro parlandomostra/nascondi nota in-21-1 di ponte in ponte: dal ponte della quarta bolgia a quello della quinta.
21.2 che la mia comedìa cantar non cura,
21.3 venimmo; e tenavamo 'l colmo, quandomostra/nascondi nota in-21-3 'l colmo: la parte più elevata, come in c. XIX, 128.

21.4 restammo per veder l'altra fessuramostra/nascondi nota in-21-4 fessura: la quinta bolgia.
21.5 di Malebolge e li altri pianti vani;
21.6 e vidila mirabilmente oscura.

21.7 Quale ne l'arzanà de' Vinizianimostra/nascondi nota in-21-7 arzanà: l'arsenale di Venezia.
21.8 bolle l'inverno la tenace pece
21.9 a rimpalmare i legni lor non sani,mostra/nascondi nota in-21-9 a rimpalmare: per spalmare di nuovo le loro navi colpite da avaria (" non sani "), che non possono navigare; e invece di prendere il mare ( " in quella vece ")….

21.10 ché navicar non ponno - in quella vece
21.11 chi fa suo legno novo e chi ristoppamostra/nascondi nota in-21-11 ristoppa: tura con nuova stoppa le falle delle fiancate.
21.12 le coste a quel che più viaggi fece;

21.13 chi ribatte da proda e chi da poppa;mostra/nascondi nota in-21-13 ribatte: ribadisce le parti inchiodate.
21.14 altri fa remi e altri volge sarte;mostra/nascondi nota in-21-14 volge sarte: attorciglia le sartie, chi attoppa la vela minore (" terzeruolo "), chi la maggiore (" artimon ").
21.15 chi terzeruolo e artimon rintoppa -;

21.16 tal, non per foco, ma per divin'arte,
21.17 bollia là giuso una pegola spessa,mostra/nascondi nota in-21-17 pegola: pece (cfr. impegolare), che imbrattava con la sua viscosità (" 'nviscava ").
21.18 che 'nviscava la ripa d'ogne parte.

21.19 I' vedea lei, ma non vedea in essamostra/nascondi nota in-21-19 I' vedea lei: io vedevo la pece, ma non vi scorgevo altro che (" mai che ") le bolle.
21.20 mai che le bolle che 'l bollor levava,
21.21 e gonfiar tutta, e riseder compressa.mostra/nascondi nota in-21-21 riseder: riabbassarsi di livello.

21.22 Mentr'io là giù fisamente mirava,
21.23 lo duca mio, dicendo «Guarda, guarda!»,mostra/nascondi nota in-21-23 Guarda, guarda!: bada, bada!.
21.24 mi trasse a sé del loco dov'io stava.

21.25 Allor mi volsi come l'uom cui tardamostra/nascondi nota in-21-25 l'uom cui tarda: l'uomo ansioso di vedere (" cui tarda di veder ") ciò che gli é necessario (" convien ") evitare e al quale l'improvvisa paura toglie gagliardia ( " sgagliarda " ); e che, sebbene continui a guardare (" per veder "), non indugia a fuggire.
21.26 di veder quel che li convien fuggire
21.27 e cui paura sùbita sgagliarda,

21.28 che, per veder, non indugia 'l partire:
21.29 e vidi dietro a noi un diavol nero
21.30 correndo su per lo scoglio venire.mostra/nascondi nota in-21-30 su per lo scoglio: su per il ponte ove Dante si trova.

21.31 Ahi quant'elli era ne l'aspetto fero!
21.32 e quanto mi parea ne l'atto acerbo,mostra/nascondi nota in-21-32 acerbo : crudele nell'atteggiamento (" atto ").
21.33 con l'ali aperte e sovra i piè leggero!

21.34 L'omero suo, ch'era aguto e superbo,mostra/nascondi nota in-21-34 L'omero suo: un peccatore gravava (" carcava " ) le sue spalle che erano ben rilevate e ossute, con entrambi i fianchi, e il diavolo ("quei") teneva stretto il collo dei piedi (" nerbo ").
21.35 carcava un peccator con ambo l'anche,
21.36 e quei tenea de' piè ghermito 'l nerbo.

21.37 Del nostro ponte disse: «O Malebranche,mostra/nascondi nota in-21-37 Del : dal. Malebranche : nome generico dei diavoli di questa bolgia.
21.38 ecco un de li anzian di Santa Zita!mostra/nascondi nota in-21-38 anzian di santa Zita: magistrati della Signoria di Lucca, ove era particolarmente venerata santa Zita. Si tratterebbe, stando alla testimonianza di un antico commentatore, di un certo Martino Bottaio (morto nel 1300), forse compagno in baratteria con il Bonturo nominato al v.41.
21.39 Mettetel sotto, ch'i' torno per anchemostra/nascondi nota in-21-39 sotto: sotto la pece bollente.

21.40 a quella terra che n'è ben fornita:mostra/nascondi nota in-21-40 a quella terra: alla città di Lucca che é ben fornita di barattieri.
21.41 ogn'uom v'è barattier, fuor che Bonturo;mostra/nascondi nota in-21-41 Bonturo: è Bonturo Dati, capo del partito popolare di Lucca, e famoso barattiere: la frase, quindi è ironica. Barattiere è chi trae illeciti guadagni dal pubblico denaro e chi prostituisce la giustizia. Ciò spiega il tono forense del v. seg., con la presenza del lat. " ita ".
21.42 del no, per li denar vi si fa ita».mostra/nascondi nota in-21-42 del no: per denaro il no diventa sì ("ita " : cfr. lat. ita est: é cosi).

21.43 Là giù 'l buttò, e per lo scoglio duro
21.44 si volse; e mai non fu mastino sciolto
21.45 con tanta fretta a seguitar lo furo.mostra/nascondi nota in-21-45 a seguitar lo furo: ad inseguire un ladro (cfr. lat. fur).

21.46 Quel s'attuffò, e tornò sù convolto;mostra/nascondi nota in-21-46 convolto: raccolto nelle membra e mostrando la schiena.
21.47 ma i demon che del ponte avean coperchio,mostra/nascondi nota in-21-47 avean coperchio: erano coperti dal ponte, cioè vi stavano sotto.
21.48 gridar: «Qui non ha loco il Santo Volto:mostra/nascondi nota in-21-48 Qui non ha loco: qui non c'è il Santo Volto, cioè un antico crocifisso di legno, davanti al quale i Lucchesi usavano inchinarsi, in atto somigliante a quello del dannato, tornato a galla tutto " convolto ".

21.49 qui si nuota altrimenti che nel Serchio!mostra/nascondi nota in-21-49 Serchio: fiume presso Lucca. Continua la crudele ironia del v. precedente.
21.50 Però, se tu non vuo' di nostri graffi,
21.51 non far sopra la pegola soverchio».mostra/nascondi nota in-21-51 non far: non soperchiare, non venire a galla; sì da star sopra la pece.

21.52 Poi l'addentar con più di cento raffi,mostra/nascondi nota in-21-52 raffi : uncini.
21.53 disser: «Coverto convien che qui balli,
21.54 sì che, se puoi, nascosamente accaffi».mostra/nascondi nota in-21-54 nascosamente accaffi: arraffi di nascosto qualcosa sotto la pece, come, in vita, occulti guadagni ti procurò la baratteria.

21.55 Non altrimenti i cuoci a' lor vassalli
21.56 fanno attuffare in mezzo la caldaia
21.57 la carne con li uncin, perché non galli.mostra/nascondi nota in-21-57 non galli: non galleggi.

21.58 Lo buon maestro «Acciò che non si paia
21.59 che tu ci sia», mi disse, «giù t'acquatta
21.60 dopo uno scheggio, ch'alcun schermo t'aia;mostra/nascondi nota in-21-60 dopo: dietro (cfr. lat. post) una sporgenza che ti offra riparo (" schermo ").

21.61 e per nulla offension che mi sia fatta,mostra/nascondi nota in-21-61 e per nulla offension: e per qualsiasi offesa mi possa esser fatta, non temere, che queste cose mi sono note (" conte " : cognite), e già altra volta mi trovai a simile contesa (cfr. c. IX, 22 e segg.).
21.62 non temer tu, ch'i' ho le cose conte,
21.63 perch'altra volta fui a tal baratta».

21.64 Poscia passò di là dal co del ponte;mostra/nascondi nota in-21-64 dal co: dal capo.
21.65 e com'el giunse in su la ripa sesta,mostra/nascondi nota in-21-65 ripa sesta: quella tra la quinta e la sesta bolgia.
21.66 mestier li fu d'aver sicura fronte.

21.67 Con quel furore e con quella tempesta
21.68 ch'escono i cani a dosso al poverello
21.69 che di sùbito chiede ove s'arresta,mostra/nascondi nota in-21-69 chiede: domanda l'elemosina dal punto in cui la furia dei cani l'ha costretto a fermarsi.

21.70 usciron quei di sotto al ponticello,
21.71 e volser contra lui tutt'i runcigli;mostra/nascondi nota in-21-71 runcigli : roncigli, uncini.
21.72 ma el gridò: «Nessun di voi sia fello!mostra/nascondi nota in-21-72 fello : ribaldo.

21.73 Innanzi che l'uncin vostro mi pigli,
21.74 traggasi avante l'un di voi che m'oda,
21.75 e poi d'arruncigliarmi si consigli».

21.76 Tutti gridaron: «Vada Malacoda!»;mostra/nascondi nota in-21-76 Malacoda: é il primo dei numerosi diavoli presentati da Dante in questo canto.
21.77 per ch'un si mosse - e li altri stetter fermi -,
21.78 e venne a lui dicendo: «Che li approda?».mostra/nascondi nota in-21-78 Che li approda?: che gli giova? A cosa gli serve?.

21.79 «Credi tu, Malacoda, qui vedermi
21.80 esser venuto», disse 'l mio maestro,
21.81 «sicuro già da tutti vostri schermi,mostra/nascondi nota in-21-81 schermi : ostacoli.

21.82 sanza voler divino e fato destro?mostra/nascondi nota in-21-82 destro : favorevole, propizio.
21.83 Lascian'andar, ché nel cielo è voluto
21.84 ch'i' mostri altrui questo cammin silvestro».

21.85 Allor li fu l'orgoglio sì caduto,
21.86 ch'e' si lasciò cascar l'uncino a' piedi,
21.87 e disse a li altri: «Omai non sia feruto».mostra/nascondi nota in-21-87 feruto : ferito.

21.88 E 'l duca mio a me: «O tu che siedi
21.89 tra li scheggion del ponte quatto quatto,
21.90 sicuramente omai a me ti riedi».

21.91 Per ch'io mi mossi, e a lui venni ratto;
21.92 e i diavoli si fecer tutti avanti,
21.93 sì ch'io temetti ch'ei tenesser patto;mostra/nascondi nota in-21-93 temetti ch'ei: costruzione latineggiante, come timeo ut per cui si desidera ciò che si teme; e Dante qui desidera che i diavoli mantengano la promessa del v.87. Della costruzione analoga a quella latina di timeo ne, per cui si teme una cosa indesiderata, ci sono diversi esempi nel poema (cfr. Inf. XVII, 76; XXII, 92).

21.94 così vid'io già temer li fanti
21.95 ch'uscivan patteggiati di Caprona,mostra/nascondi nota in-21-95 Caprona: castello dei Pisani, conquistato dai Fiorentini e Lucchesi nel 1289, l'anno in cui Dante combatté a Campaldino. I difensori si arresero a patto di aver salva la vita.
21.96 veggendo sé tra nemici cotanti.

21.97 I' m'accostai con tutta la persona
21.98 lungo 'l mio duca, e non torceva li occhi
21.99 da la sembianza lor ch'era non buona.

21.100 Ei chinavan li raffi e «Vuo' che 'l tocchi»,
21.101 diceva l'un con l'altro, «in sul groppone?».
21.102 E rispondien: «Sì, fa che gliel'accocchi!».mostra/nascondi nota in-21-102 accocchi: aggiusti, assesti. .

21.103 Ma quel demonio che tenea sermone
21.104 col duca mio, si volse tutto presto,
21.105 e disse: «Posa, posa, Scarmiglione!».

21.106 Poi disse a noi: «Più oltre andar per questo
21.107 iscoglio non si può, però che giace
21.108 tutto spezzato al fondo l'arco sesto.mostra/nascondi nota in-21-108 l'arco sesto: il ponte sulla sesta bolgia.

21.109 E se l'andare avante pur vi piace,
21.110 andatevene su per questa grotta;mostra/nascondi nota in-21-110 grotta: l'argine roccioso tra la quinta e la sesta bolgia.
21.111 presso è un altro scoglio che via face.mostra/nascondi nota in-21-111 che via face: che consente il passaggio. Ma è una maligna bugia.

21.112 Ier, più oltre cinqu'ore che quest'otta,mostra/nascondi nota in-21-112 Ier…: Ieri, all'ora che ne conta oltre cinque più di quest'ora (" otta "), si sono compiuti 1266 anni da che questa via fu interrotta. Il terremoto che causò le interruzioni (cfr. c. XII, 37-45) avvenne alla morte di Cristo. E poiché, secondo Dante (cfr. Conv. IV, XXIII, 10-11) Cristo morì nel suo 34° anno, quasi all'ora sesta, cioè a mezzogiorno, si ha: 1266 + 34 = 1300, giorno del Venerdì Santo, in cui comincia il viaggio oltremondano (cfr. c. I, 1). Riguardo all'ora si ha: 12 - 5 = 7. Sono cioè circa le sette del mattino; è trascorsa circa un'ora da quando Dante é giunto al ponte della quinta bolgia (cfr. c. XX 124 e n. 126).
21.113 mille dugento con sessanta sei
21.114 anni compié che qui la via fu rotta.

21.115 Io mando verso là di questi miei
21.116 a riguardar s'alcun se ne sciorina;mostra/nascondi nota in-21-116 se ne sciorina: si solleva sulla pece emergendo.
21.117 gite con lor, che non saranno rei».

21.118 «Tra'ti avante, Alichino, e Calcabrina»,
21.119 cominciò elli a dire, «e tu, Cagnazzo;
21.120 e Barbariccia guidi la decina.mostra/nascondi nota in-21-120 la decina: la squadra di dieci diavoli.

21.121 Libicocco vegn'oltre e Draghignazzo,
21.122 Ciriatto sannuto e Graffiacane
21.123 e Farfarello e Rubicante pazzo.

21.124 Cercate 'ntorno le boglienti pane;mostra/nascondi nota in-21-124 Cercate 'ntorno: controllate le bollenti panie.
21.125 costor sian salvi infino a l'altro scheggio
21.126 che tutto intero va sovra le tane».mostra/nascondi nota in-21-126 tane : bolge.

21.127 «Omè, maestro, che è quel ch'i' veggio?»,
21.128 diss'io, «deh, sanza scorta andianci soli,
21.129 se tu sa' ir; ch'i' per me non la cheggio.

21.130 Se tu se' sì accorto come suoli,
21.131 non vedi tu ch'e' digrignan li denti,
21.132 e con le ciglia ne minaccian duoli?».mostra/nascondi nota in-21-132 e con le ciglia: con l'ammiccare degli sguardi.

21.133 Ed elli a me: «Non vo' che tu paventi;
21.134 lasciali digrignar pur a lor senno,
21.135 ch'e' fanno ciò per li lessi dolenti».mostra/nascondi nota in-21-135 li lessi dolenti: i dannati bolliti nella pece.

21.136 Per l'argine sinistro volta dienno;mostra/nascondi nota in-21-136 Per l'argine sinistro: voltarono a sinistra.
21.137 ma prima avea ciascun la lingua stretta
21.138 coi denti, verso lor duca, per cenno;mostra/nascondi nota in-21-138 per cenno: come invito a dare un sonoro segnale di partenza, che non tarda a venire (v. 139).

21.139 ed elli avea del cul fatto trombetta.

Inferno : Canto 22

22.1 Io vidi già cavalier muover campo,mostra/nascondi nota in-22-1 muover campo: mettersi in cammino.
22.2 e cominciare stormo e far lor mostra,mostra/nascondi nota in-22-2 stormo: assalto; e schierarsi per la rassegna (" far lor mostra ").
22.3 e talvolta partir per loro scampo;mostra/nascondi nota in-22-3 partir: ritirarsi per cercare scampo.

22.4 corridor vidi per la terra vostra,mostra/nascondi nota in-22-4 corridor : avanguardie esploranti.
22.5 o Aretini, e vidi gir gualdane,mostra/nascondi nota in-22-5 gualdane: incursioni dl cavalleria.
22.6 fedir torneamenti e correr giostra;mostra/nascondi nota in-22-6 fedir torneamenti: combattere tornei e gareggiare nelle giostre.

22.7 quando con trombe, e quando con campane,
22.8 con tamburi e con cenni di castella,mostra/nascondi nota in-22-8 cenni di castella: segnali lanciati dalla torre dei castelli (cfr. c. VIII, 1 e segg.).
22.9 e con cose nostrali e con istrane;mostra/nascondi nota in-22-9 nostrali e con istrane: segnali nostri o stranieri.

22.10 né già con sì diversa cennamellamostra/nascondi nota in-22-10 né già: però mai con così straordinario strumento a fiato ( " cennamella " ) come quello usato da Barbariccia.
22.11 cavalier vidi muover né pedoni,
22.12 né nave a segno di terra o di stella.mostra/nascondi nota in-22-12 a segno: al segnale proveniente da terra o dalla stella polare.

22.13 Noi andavam con li diece demoni.
22.14 Ahi fiera compagnia! ma ne la chiesamostra/nascondi nota in-22-14 ne la chiesa…: proverbio popolare. 16. 'ntesa : attenzione.
22.15 coi santi, e in taverna coi ghiottoni.

22.16 Pur a la pegola era la mia 'ntesa,
22.17 per veder de la bolgia ogne contegnomostra/nascondi nota in-22-17 contegno : condizione.
22.18 e de la gente ch'entro v'era incesa.mostra/nascondi nota in-22-18 incesa: bruciata, lessata.

22.19 Come i dalfini, quando fanno segno
22.20 a' marinar con l'arco de la schiena,mostra/nascondi nota in-22-20 con l'arco de la schiena: il paragone richiama l'aspetto dell'Anziano di Lucca che riemerge " convolto " (cfr. c. XXI 48).
22.21 che s'argomentin di campar lor legno,mostra/nascondi nota in-22-21 che s'argomentin: perché s'industrino a salvare la loro nave dalla tempesta, che si credeva i delfini preannunciassero.

22.22 talor così, ad alleggiar la pena,mostra/nascondi nota in-22-22 alleggiar : alleviare.
22.23 mostrav'alcun de' peccatori il dossomostra/nascondi nota in-22-23 il dosso: la schiena.
22.24 e nascondea in men che non balena.

22.25 E come a l'orlo de l'acqua d'un fosso
22.26 stanno i ranocchi pur col muso fuori,
22.27 sì che celano i piedi e l'altro grosso,mostra/nascondi nota in-22-27 l'altro grosso: il resto del corpo.

22.28 sì stavan d'ogne parte i peccatori;
22.29 ma come s'appressava Barbariccia,
22.30 così si ritraén sotto i bollori.

22.31 I' vidi, e anco il cor me n'accapriccia,mostra/nascondi nota in-22-31 me n'accapriccia: espressione già vista in c. XIV, 78.
22.32 uno aspettar così, com'elli 'ncontramostra/nascondi nota in-22-32 'ncontra : capita.
22.33 ch'una rana rimane e l'altra spiccia;mostra/nascondi nota in-22-33 spiccia: fugge via.

22.34 e Graffiacan, che li era più di contra,
22.35 li arruncigliò le 'mpegolate chiome
22.36 e trassel sù, che mi parve una lontra.mostra/nascondi nota in-22-36 una lontra: la lontra, quando è bagnata, appare untuosa.

22.37 I' sapea già di tutti quanti 'l nome,
22.38 sì li notai quando fuorono eletti,mostra/nascondi nota in-22-38 eletti: scelti (da Malacoda); e, quando si chiamarono tra loro, feci attenzione (" attesi ") a come si chiamassero.
22.39 e poi ch'e' si chiamaro, attesi come.

22.40 «O Rubicante, fa che tu li metti
22.41 li unghioni a dosso, sì che tu lo scuoi!»,
22.42 gridavan tutti insieme i maladetti.

22.43 E io: «Maestro mio, fa, se tu puoi,
22.44 che tu sappi chi è lo sciagurato
22.45 venuto a man de li avversari suoi».mostra/nascondi nota in-22-45 a man: nelle mani. In generale, per Dante, il demonio è l'"antico avversaro " (cfr. Purg. XI, 20).

22.46 Lo duca mio li s'accostò allato;
22.47 domandollo ond'ei fosse, e quei rispuose:
22.48 «I' fui del regno di Navarra nato.mostra/nascondi nota in-22-48 nato: nativo. E' Ciampolo di Navarra. La madre che lo aveva avuto da uno scioperato (" ribaldo ") scialacquatore e, forse, suicida ( " distruggitor di sè " ), lo pose al servizio di un signore. Fu poi alla corte (" famiglia ") del re Tebaldo II di Navarra, ove esercitò 1a baratteria, colpa di cui rende conto nella pece bollente.

22.49 Mia madre a servo d'un segnor mi puose,
22.50 che m'avea generato d'un ribaldo,
22.51 distruggitor di sé e di sue cose.

22.52 Poi fui famiglia del buon re Tebaldo:
22.53 quivi mi misi a far baratteria;
22.54 di ch'io rendo ragione in questo caldo».

22.55 E Ciriatto, a cui di bocca uscia
22.56 d'ogne parte una sanna come a porco,
22.57 li fé sentir come l'una sdrucia.mostra/nascondi nota in-22-57 come l'una sdrucia: come la zanna stracciava.

22.58 Tra male gatte era venuto 'l sorco;mostra/nascondi nota in-22-58 'l sorco: Ciampolo è come un topo tra i gatti.
22.59 ma Barbariccia il chiuse con le braccia,
22.60 e disse: «State in là, mentr'io lo 'nforco».mostra/nascondi nota in-22-60 lo 'nforco: lo circondo con le braccia; al modo che un cavaliere inforca la sua cavalcatura con le gambe.

22.61 E al maestro mio volse la faccia:
22.62 «Domanda», disse, «ancor, se più disii
22.63 saper da lui, prima ch'altri 'l disfaccia».mostra/nascondi nota in-22-63 altri : i demoni.

22.64 Lo duca dunque: «Or dì : de li altri rii
22.65 conosci tu alcun che sia latinomostra/nascondi nota in-22-65 latino: italiano; come in c. XXVII, 27 e 33.
22.66 sotto la pece?». E quelli: «I' mi partii,

22.67 poco è, da un che fu di là vicino.mostra/nascondi nota in-22-67 vicino: perché nato in Sardegna, non nella penisola. Si tratta di frate Gomita.
22.68 Così foss'io ancor con lui coperto,
22.69 ch'i' non temerei unghia né uncino!».

22.70 E Libicocco «Troppo avem sofferto»,mostra/nascondi nota in-22-70 sofferto : tollerato, pazientato.
22.71 disse; e preseli 'l braccio col runciglio,
22.72 sì che, stracciando, ne portò un lacerto.mostra/nascondi nota in-22-72 lacerto: un brano di carne e muscolo.

22.73 Draghignazzo anco i volle dar di piglio
22.74 giuso a le gambe; onde 'l decurio loromostra/nascondi nota in-22-74 'l decurio: il decurione, comandante la " decina " (cfr. c. XXI, 120).
22.75 si volse intorno intorno con mal piglio.mostra/nascondi nota in-22-75 mal piglio: aspetto minaccioso.

22.76 Quand'elli un poco rappaciati fuoro,
22.77 a lui, ch'ancor mirava sua ferita,
22.78 domandò 'l duca mio sanza dimoro:mostra/nascondi nota in-22-78 sanza dimoro: senza indugio.

22.79 «Chi fu colui da cui mala partitamostra/nascondi nota in-22-79 da cui: da cui dici di esserti allontanato per tua disgrazia.
22.80 di' che facesti per venire a proda?».
22.81 Ed ei rispuose: «Fu frate Gomita,mostra/nascondi nota in-22-81 frate Gomita: personaggio poco conosciuto; forse fu funzionario di Nino Visconti in Sardegna, nel giudicato di Gallura; fu ricettacolo (" vasel ") d'ogni frode, e, avuti in suo potere i nemici del suo signore (" donno "), li lasciò andare, previo compenso, dopo un farsesco giudizio ( "di piano": cfr. lat. de plano: procedura sommaria ).

22.82 quel di Gallura, vasel d'ogne froda,
22.83 ch'ebbe i nemici di suo donno in mano,
22.84 e fé sì lor, che ciascun se ne loda.

22.85 Danar si tolse, e lasciolli di piano,
22.86 sì com'e' dice; e ne li altri offici anche
22.87 barattier fu non picciol, ma sovrano.

22.88 Usa con esso donno Michel Zanchemostra/nascondi nota in-22-88 Usa: sta abitualmente con quel messere (" donno " in Sardegna aveva anche questo senso) Michele Zanche, del giudicato sardo del Logudoro. Anche di costui non si sa molto. Forse fu vicario di Enzo, re di Sardegna, della cui prigionia avrebbe approfittato per esercitare la baratteria. Fu ucciso dal genero Branca Doria (cfr. c. XXXIII, 137 e segg.).
22.89 di Logodoro; e a dir di Sardigna
22.90 le lingue lor non si sentono stanche.

22.91 Omè, vedete l'altro che digrigna:
22.92 i' direi anche, ma i' temo ch'ellomostra/nascondi nota in-22-92 anche : ancora.
22.93 non s'apparecchi a grattarmi la tigna».mostra/nascondi nota in-22-93 a grattarmi la tigna: a graffiarmi con l'uncino.

22.94 E 'l gran proposto, vòlto a Farfarellomostra/nascondi nota in-22-94 'l gran proposto: il gran capo Barbariccia.
22.95 che stralunava li occhi per fedire,
22.96 disse: «Fatti 'n costà, malvagio uccello!».mostra/nascondi nota in-22-96 Fatti 'n costà: fatti in là.

22.97 «Se voi volete vedere o udire»,
22.98 ricominciò lo spaurato appresso
22.99 «Toschi o Lombardi, io ne farò venire;

22.100 ma stieno i Malebranche un poco in cesso,mostra/nascondi nota in-22-100 in cesso : fermi e in disparte.
22.101 sì ch'ei non teman de le lor vendette;
22.102 e io, seggendo in questo loco stesso,mostra/nascondi nota in-22-102 seggendo: stando fermo; promessa ingannevole per far ritirare i diavoli e aver modo di rituffarsi.

22.103 per un ch'io son, ne farò venir sette
22.104 quand'io suffolerò, com'è nostro usomostra/nascondi nota in-22-104 suffolerò: fischierò; con questo segnale, dice Ciampolo, i dannati usano avvertire che non ci sono demoni in giro.
22.105 di fare allor che fori alcun si mette».

22.106 Cagnazzo a cotal motto levò 'l muso,
22.107 crollando 'l capo, e disse: «Odi malizia
22.108 ch'elli ha pensata per gittarsi giuso!».

22.109 Ond'ei, ch'avea lacciuoli a gran divizia,mostra/nascondi nota in-22-109 lacciuoli: inganni, trappole.
22.110 rispuose: «Malizioso son io troppo,
22.111 quand'io procuro a' mia maggior trestizia».mostra/nascondi nota in-22-111 quand'io procuro: dal momento che l'inganno ricade sui miei simili.

22.112 Alichin non si tenne e, di rintoppo
22.113 a li altri, disse a lui: «Se tu ti cali,
22.114 io non ti verrò dietro di gualoppo,

22.115 ma batterò sovra la pece l'ali.
22.116 Lascisi 'l collo, e sia la ripa scudo,mostra/nascondi nota in-22-116 Lascisi 'l collo: lasciamo il colle, cioè la sommità dell'argine e questo sia riparo a Ciampolo, per vedere se da solo vale più di noi.
22.117 a veder se tu sol più di noi vali».

22.118 O tu che leggi, udirai nuovo ludo:mostra/nascondi nota in-22-118 ludo : gara.
22.119 ciascun da l'altra costa li occhi volse;mostra/nascondi nota in-22-119 ciascun: ognuno volse gli occhi dall'argine e, primo fra tutti, Cagnazzo che era il più restio (" crudo ").
22.120 quel prima, ch'a ciò fare era più crudo.

22.121 Lo Navarrese ben suo tempo colse;
22.122 fermò le piante a terra, e in un punto
22.123 saltò e dal proposto lor si sciolse.mostra/nascondi nota in-22-123 dal proposto lor si sciolse: si liberò dalla stretta di Barbariccia (" proposto "), che lo aveva inforcato (v. 50).

22.124 Di che ciascun di colpa fu compunto,
22.125 ma quei più che cagion fu del difetto;mostra/nascondi nota in-22-125 ma quei: Alichino, maggiore responsabile dell'errore (" difetto "), si slancia gridando: Sei preso !.
22.126 però si mosse e gridò: «Tu se' giunto!».

22.127 Ma poco i valse: ché l'ali al sospettomostra/nascondi nota in-22-127 ché l'ali: le ali non poterono essere più veloci della paura (" sospetto ") dell'altro.
22.128 non potero avanzar: quelli andò sotto,
22.129 e quei drizzò volando suso il petto:

22.130 non altrimenti l'anitra di botto,
22.131 quando 'l falcon s'appressa, giù s'attuffa,
22.132 ed ei ritorna sù crucciato e rotto.mostra/nascondi nota in-22-132 rotto : sconfitto.

22.133 Irato Calcabrina de la buffa,mostra/nascondi nota in-22-133 buffa: beffa.
22.134 volando dietro li tenne, invaghitomostra/nascondi nota in-22-134 invaghito: desideroso che Ciampolo scampasse, per aver motivo di zuffa con Alichino.
22.135 che quei campasse per aver la zuffa;

22.136 e come 'l barattier fu disparito,
22.137 così volse li artigli al suo compagno,
22.138 e fu con lui sopra 'l fosso ghermito.mostra/nascondi nota in-22-138 e fu… ghermito: e si trovò allacciato.

22.139 Ma l'altro fu bene sparvier grifagnomostra/nascondi nota in-22-139 grifagno: è lo sparviero catturato adulto, difficile da addomesticare, ma adatto alla caccia.
22.140 ad artigliar ben lui, e amendue
22.141 cadder nel mezzo del bogliente stagno.

22.142 Lo caldo sghermitor sùbito fue;mostra/nascondi nota in-22-142 Lo caldo: il caldo fu un rapido separatore (" sghermitor " : contrario di ghermitore).
22.143 ma però di levarsi era neente,mostra/nascondi nota in-22-143 era neente: non c'era possibilità.
22.144 sì avieno inviscate l'ali sue.

22.145 Barbariccia, con li altri suoi dolente,
22.146 quattro ne fé volar da l'altra costa
22.147 con tutt'i raffi, e assai prestamente

22.148 di qua, di là discesero a la posta;mostra/nascondi nota in-22-148 discesero a la posta: si calarono dove occorreva appostarsi per aiutare i compagni.
22.149 porser li uncini verso li 'mpaniati,
22.150 ch'eran già cotti dentro da la crosta;mostra/nascondi nota in-22-150 crosta: la piaga causata dalla scottatura.

22.151 e noi lasciammo lor così 'mpacciati.

Inferno : Canto 23

23.1 Taciti, soli, sanza compagnia
23.2 n'andavam l'un dinanzi e l'altro dopo,
23.3 come frati minor vanno per via.

23.4 Vòlt'era in su la favola d'Isopomostra/nascondi nota in-23-4 la favola d'Isopo: la favola cui allude Dante, che non è di Esopo ma di Fedro, narra che una volta una rana, volendo affogare un topo, che le aveva chiesto aiuto per attraversare un fiume, gli legò una zampa alla sua, con la scusa di meglio sostenerlo; quando fu in mezzo alla corrente, la rana si inabissò, cercando di trascinare il topo, i cui sforzi per restare a galla attirarono, però, un nibbio; e, come il rapace, sceso in volo, artigliò il topo, trascinò in alto anche la rana, sempre legata per la zampa. E Dante aggiunge: mo e issa (l'uno dal lat. "modo", l'altro dal lat. "ipsa hora" significano entrambi: ora) non sono uguali l'uno all'altro più che la favola e la zuffa dei diavoli, a patto che si paragonino con discernimento il principio e la fine. Infatti al principio la rana e Calcabrina hanno un analogo fine: nuocere al topo e ad Alichino; e alla fine il nibbio e la pece fanno entrambi giustizia delle cattive intenzioni.
23.5 lo mio pensier per la presente rissa,
23.6 dov'el parlò de la rana e del topo;

23.7 ché più non si pareggia "mo" e "issa"
23.8 che l'un con l'altro fa, se ben s'accoppia
23.9 principio e fine con la mente fissa.

23.10 E come l'un pensier de l'altro scoppia,
23.11 così nacque di quello un altro poi,
23.12 che la prima paura mi fé doppia.mostra/nascondi nota in-23-12 la prima paura: quella di cui al. c XXI, 91 e 127.

23.13 Io pensava così: «Questi per noimostra/nascondi nota in-23-13 per noi: per colpa nostra.
23.14 sono scherniti con danno e con beffa
23.15 sì fatta, ch'assai credo che lor nòi.mostra/nascondi nota in-23-15 nòi: li irriti, riempiendoli di vergogna. Notare la rima equivoca col verso 13.

23.16 Se l'ira sovra 'l mal voler s'aggueffa,mostra/nascondi nota in-23-16 s'aggueffa: si accumula, si aggiunge. Propriamente " gueffa " è un gomitolo di spago.
23.17 ei ne verranno dietro più crudeli
23.18 che 'l cane a quella lievre ch'elli acceffa».mostra/nascondi nota in-23-18 a quella lievre: a quella lepre che afferra col muso (" ceffo " è il muso; cfr. c. XVII, 50).

23.19 Già mi sentia tutti arricciar li peli
23.20 de la paura e stava in dietro intento,
23.21 quand'io dissi: «Maestro, se non celi

23.22 te e me tostamente, i' ho pavento
23.23 de Malebranche. Noi li avem già dietro;
23.24 io li 'magino sì, che già li sento».

23.25 E quei: «S'i' fossi di piombato vetro,mostra/nascondi nota in-23-25 piombato vetro: uno specchio che è una lastra di vetro con uno strato di piombo.
23.26 l'imagine di fuor tua non trarreimostra/nascondi nota in-23-26 l'imagine: non ritrarrei la tua immagine esteriore più presto di quanto non otterrei quella dei tuoi riposti pensieri.
23.27 più tosto a me, che quella dentro 'mpetro.

23.28 Pur mo venieno i tuo' pensier tra' miei
23.29 con simile atto e con simile faccia,
23.30 sì che d'intrambi un sol consiglio fei.mostra/nascondi nota in-23-30 sì che d'intrambi: così che presi una comune risoluzione, data l'analogia dei pensieri e tuoi e miei.

23.31 S'elli è che sì la destra costa giaccia,mostra/nascondi nota in-23-31 giaccia: abbia tale pendenza.
23.32 che noi possiam ne l'altra bolgia scenderemostra/nascondi nota in-23-32 ne l'altra bolgia: nella sesta.
23.33 noi fuggirem l'maginata caccia».

23.34 Già non compié di tal consiglio renderemostra/nascondi nota in-23-34 Già non compié: non aveva ancor finito di espormi la sua decisione (" consiglio ").
23.35 ch'io li vidi venir con l'ali tese
23.36 non molto lungi, per volerne prendere.mostra/nascondi nota in-23-36 volerne : volerci.

23.37 Lo duca mio di sùbito mi prese
23.38 come la madre ch'al romore è desta
23.39 e vede presso a sè le fiamme accese

23.40 che prende il figlio e fugge e non s'arresta
23.41 avendo più di lui che di sé cura,
23.42 tanto che solo una camicia vesta;mostra/nascondi nota in-23-42 tanto che: neppure il tempo occorrente ad indossare una camicia. Nel Medio Evo non si usava camicia da notte.

23.43 e giù dal collo de la ripa duramostra/nascondi nota in-23-43 collo: sommità (cfr. c. XXII, 118).
23.44 supin si diede a la pendente roccia,mostra/nascondi nota in-23-44 supin si diede: si lasciò andare supino lungo il pendio roccioso che chiude la sesta bolgia dalla parte della quinta.
23.45 che l'un de' lati a l'altra bolgia tura.

23.46 Non corse mai sì tosto acqua per docciamostra/nascondi nota in-23-46 doccia : canale.
23.47 a volger ruota di molin terragno,mostra/nascondi nota in-23-47 terragno: che sta in terraferma.
23.48 quand'ella più verso le pale approccia,mostra/nascondi nota in-23-48 quand'ella: quando essa (l'acqua) più si avvicina alle pale e accresce la velocità, data dalla pendenza del canale da cui proviene.

23.49 come 'l maestro mio per quel vivagno,mostra/nascondi nota in-23-49 vivagno: margine, orlo (cfr. XIV, 123).
23.50 portandosene me sovra 'l suo petto,
23.51 come suo figlio, non come compagno.

23.52 A pena fuoro i piè suoi giunti al lettomostra/nascondi nota in-23-52 al letto: al fondo della sesta bolgia (" fondo ").
23.53 del fondo giù, ch'e' furon in sul collemostra/nascondi nota in-23-53 ch'e': che essi, i diavoli.
23.54 sovresso noi; ma non lì era sospetto;mostra/nascondi nota in-23-54 ma non lì era sospetto: ma non c'era da aver paura, perché la Provvidenza vieta a tutti la possibilità (" poder… tolle ") di allontanarsi dalla bolgia, cui li ha posti a guardia.

23.55 ché l'alta provedenza che lor volle
23.56 porre ministri de la fossa quinta,
23.57 poder di partirs'indi a tutti tolle.

23.58 Là giù trovammo una gente dipintamostra/nascondi nota in-23-58 una gente dipinta: sono gli ipocriti, che in vita mascherarono sempre ogni loro pensiero, per cui Dante ne dà una pittorica aggettivazione, che ben s'adatta, del resto, anche alle cappe dorate che qui indossano.
23.59 che giva intorno assai con lenti passi,
23.60 piangendo e nel sembiante stanca e vinta.

23.61 Elli avean cappe con cappucci bassi
23.62 dinanzi a li occhi, fatte de la tagliamostra/nascondi nota in-23-62 de la taglia: della foggia con lunghe maniche e largo cappuccio, che si fa dai monaci di Cluny, in Francia.
23.63 che in Clugnì per li monaci fassi.

23.64 Di fuor dorate son, sì ch'elli abbaglia;
23.65 ma dentro tutte piombo, e gravi tanto,
23.66 che Federigo le mettea di paglia.mostra/nascondi nota in-23-66 che Federigo: che, al confronto, quelle con cui erano puniti i rei di lesa maestà al tempo di Federico II, sembravano leggere come paglia.

23.67 Oh in etterno faticoso manto!
23.68 Noi ci volgemmo ancor pur a man manca
23.69 con loro insieme, intenti al tristo pianto;

23.70 ma per lo peso quella gente stanca
23.71 venìa sì pian, che noi eravam nuovimostra/nascondi nota in-23-71 nuovi di compagnia: nuovi compagni avevamo a fianco, ad ogni passo, per il lentissimo procedere di quelli.
23.72 di compagnia ad ogne mover d'anca.

23.73 Per ch'io al duca mio: «Fa che tu trovi
23.74 alcun ch'al fatto o al nome si conosca,mostra/nascondi nota in-23-74 al fatto o al nome: per le azioni o per il nome sia noto.
23.75 e li occhi, sì andando, intorno movi».

23.76 E un che 'ntese la parola tosca,
23.77 di retro a noi gridò: «Tenete i piedi,mostra/nascondi nota in-23-77 Tenete i piedi: fermate il passo.
23.78 voi che correte sì per l'aura fosca!

23.79 Forse ch'avrai da me quel che tu chiedi».mostra/nascondi nota in-23-79 Forse ch': forse.
23.80 Onde 'l duca si volse e disse: «Aspetta
23.81 e poi secondo il suo passo procedi».

23.82 Ristetti, e vidi due mostrar gran fretta
23.83 de l'animo, col viso, d'esser meco;
23.84 ma tardavali 'l carco e la via stretta.mostra/nascondi nota in-23-84 ma tardavali: ma li attardava il peso e lo spazio ristretto dall'ingombro delle cappe di piombo.

23.85 Quando fuor giunti, assai con l'occhio biecomostra/nascondi nota in-23-85 con l'occhio bieco: guardando di traverso, e per l'ostacolo del cappuccio, e perché non hanno perso lo sguardo ipocrita.
23.86 mi rimiraron sanza far parola;
23.87 poi si volsero in sé, e dicean seco:mostra/nascondi nota in-23-87 in sé: tra di loro (cfr. lat. inter se).

23.88 «Costui par vivo a l'atto de la gola;mostra/nascondi nota in-23-88 a l'atto della gola: le pulsazioni e il respiro sono visibili proprio nella gola.
23.89 e s'e' son morti, per qual privilegio
23.90 vanno scoperti de la grave stola?».mostra/nascondi nota in-23-90 grave stola: la cappa di piombo.

23.91 Poi disser me: «O Tosco, ch'al collegio
23.92 de l'ipocriti tristi se' venuto,
23.93 dir chi tu se' non avere in dispregio».

23.94 E io a loro: «I' fui nato e cresciuto
23.95 sovra 'l bel fiume d'Arno a la gran villa,mostra/nascondi nota in-23-95 villa: città; cioè Firenze.
23.96 e son col corpo ch'i' ho sempre avuto.

23.97 Ma voi chi siete, a cui tanto distillamostra/nascondi nota in-23-97 a cui: a cui giù per le guance scende, a stilla a stilla, tanto dolore quanto io ne vedo.
23.98 quant'i' veggio dolor giù per le guance?
23.99 e che pena è in voi che sì sfavilla?».mostra/nascondi nota in-23-99 sfavilla: le cappe sono estesamente dorate e lucenti.

23.100 E l'un rispuose a me: «Le cappe rancemostra/nascondi nota in-23-100 rance: color arancio, dorate.
23.101 son di piombo sì grosse, che li pesi
23.102 fan così cigolar le lor bilance.mostra/nascondi nota in-23-102 le lor bilance: corpi che le sostengono.

23.103 Frati godenti fummo, e bolognesi;mostra/nascondi nota in-23-103 Frati godenti: ordine di frati laici, istituito a Bologna nel 1261. Il nome Gaudenti assunto dai frati perché era " lo più diritto nome " di " ogni omo a Dio renduto " (Guittone), finì col suonare scherno quando l'ordine si traviò.
23.104 io Catalano e questi Loderingomostra/nascondi nota in-23-104 io Catalano: è Catalano dei Malavolti, bolognese, il quale con Loderingo degli Andalò, suo concittadino, ebbe diverse podesterie in varie città. Nel 1268 i due furono chiamati a Firenze (" da tua terra ") con l'ufficio di podestà (" per conservar sua pace "); ma, ipocritamente, favorirono la parte guelfa, per cui si ebbe la fuga dei ghibellini e la distruzione delle case degli Uberti site presso il " Gardingo ", antica fortezza longobarda eretta " a guardia " di Firenze.
23.105 nomati, e da tua terra insieme presi,

23.106 come suole esser tolto un uom solingo,
23.107 per conservar sua pace; e fummo tali,
23.108 ch'ancor si pare intorno dal Gardingo».

23.109 Io cominciai: «O frati, i vostri mali...»;
23.110 ma più non dissi, ch'a l'occhio mi corse
23.111 un, crucifisso in terra con tre pali.

23.112 Quando mi vide, tutto si distorse,
23.113 soffiando ne la barba con sospiri;
23.114 e 'l frate Catalan, ch'a ciò s'accorse,mostra/nascondi nota in-23-114 ch'a ciò s'accorse: che al sentir sospirare il crocifisso si accorse che io lo guardavo.

23.115 mi disse: «Quel confitto che tu miri,
23.116 consigliò i Farisei che conveniamostra/nascondi nota in-23-116 consigliò i Farisei: è Caifas, il sommo pontefice che, fingendo di parlare per il comune interesse, persuase i Farisei che era necessario far morire un uomo per il bene del popolo; determinando in tal modo la crocifissione di Gesù Cristo.
23.117 porre un uom per lo popolo a' martìri.

23.118 Attraversato è, nudo, ne la via,
23.119 come tu vedi, ed è mestier ch'el sentamostra/nascondi nota in-23-119 ed è mestier ch'el senta: ed è giusto che senta come pesa chiunque passi, prima che sia passato (" pria ").
23.120 qualunque passa, come pesa, pria.

23.121 E a tal modo il socero si stentamostra/nascondi nota in-23-121 il socero: così é punito il suocero Anna e gli altri Farisei, che parteciparono a quel concilio che fu la prima radice di sciagura per gli Ebrei. Infatti Dio vendicò la morte di Cristo con la distruzione di Gerusalemme, ad opera di Tito.
23.122 in questa fossa, e li altri dal concilio
23.123 che fu per li Giudei mala sementa».

23.124 Allor vid'io maravigliar Virgiliomostra/nascondi nota in-23-124 maravigliar Virgilio: la commossa meraviglia può, in linea subordinata, ricordarci che, nella precedente discesa, Virgilio non aveva visto Caifas, non ancora morto.
23.125 sovra colui ch'era disteso in croce
23.126 tanto vilmente ne l'etterno essilio.

23.127 Poscia drizzò al frate cotal voce:
23.128 «Non vi dispiaccia, se vi lece, dirci
23.129 s'a la man destra giace alcuna focemostra/nascondi nota in-23-129 foce : sbocco, uscita.

23.130 onde noi amendue possiamo uscirci,
23.131 sanza costrigner de li angeli nerimostra/nascondi nota in-23-131 angeli neri: i demoni.
23.132 che vegnan d'esto fondo a dipartirci».

23.133 Rispuose adunque: «Più che tu non speri
23.134 s'appressa un sasso che de la gran cerchiamostra/nascondi nota in-23-134 un sasso: una serie di ponti.
23.135 si move e varca tutt'i vallon feri,

23.136 salvo che 'n questo è rotto e nol coperchia:
23.137 montar potrete su per la ruina,mostra/nascondi nota in-23-137 su per la ruina: su per le macerie del ponte, rotto proprio sulla sesta bolgia, che giacciono in pendenza (" in costa ") e si elevano dal fondo (" soperchia ").
23.138 che giace in costa e nel fondo soperchia».

23.139 Lo duca stette un poco a testa china;
23.140 poi disse: «Mal contava la bisognamostra/nascondi nota in-23-140 Mal contava: ci informava male su quel che bisognasse fare, colui che afferra con l'uncino i peccatori nella quinta bolgia (" di qua "). Si ricordi la falsa informazione di Malacoda (cfr. c. XXI, 111).
23.141 colui che i peccator di qua uncina».

23.142 E 'l frate: «Io udi' già dire a Bolognamostra/nascondi nota in-23-142 E 'l frate: la frase di Catalano è una sapida e sottile canzonatura dei dotti teologi bolognesi e, per riflesso, di Virgilio, così malignamente giocato da Malacoda.
23.143 del diavol vizi assai, tra ' quali udi'
23.144 ch'elli è bugiardo, e padre di menzogna».

23.145 Appresso il duca a gran passi sen gì,mostra/nascondi nota in-23-145 sen gì: si avviò.
23.146 turbato un poco d'ira nel sembiante;
23.147 ond'io da li 'ncarcati mi parti'mostra/nascondi nota in-23-147 da li 'ncarcati : dai peccatori gravati dal peso delle cappe.

23.148 dietro a le poste de le care piante.mostra/nascondi nota in-23-148 poste: peste, passi.

Inferno : Canto 24

24.1 In quella parte del giovanetto annomostra/nascondi nota in-24-1 giovanetto: cominciato da poco, tra il 21 gennaio e il 21 febbraio, quando il sole rinforza (" tempra ") i suoi raggi (" i crin "), trovandosi sotto la costellazione dell'Acquario e già le notti si avviano (" sen vanno ") a durare la metà esatta del giorno (" al mezzo dí "); il che accade il giorno dell'equinozio di primavera (21 marzo).
24.2 che 'l sole i crin sotto l'Aquario tempra
24.3 e già le notti al mezzo dì sen vanno,

24.4 quando la brina in su la terra assempramostra/nascondi nota in-24-4 assempra: imita l'aspetto che offre la neve ( " sorella bianca " ), ma per poco tempo, che la " penna " con cui la brina disegna i suoi bianchi arabeschi si stempera al primo raggio di sole.
24.5 l'imagine di sua sorella bianca,
24.6 ma poco dura a la sua penna tempra,

24.7 lo villanello a cui la roba manca,mostra/nascondi nota in-24-7 la roba: il foraggio per nutrire il bestiame.
24.8 si leva, e guarda, e vede la campagna
24.9 biancheggiar tutta; ond'ei si batte l'anca,

24.10 ritorna in casa, e qua e là si lagna,
24.11 come 'l tapin che non sa che si faccia;
24.12 poi riede, e la speranza ringavagna,mostra/nascondi nota in-24-12 riede: torna ad uscire e ripone nell'animo la speranza. Le gavagne sono delle grosse ceste usate dai contadini.

24.13 veggendo 'l mondo aver cangiata faccia
24.14 in poco d'ora, e prende suo vincastro,mostra/nascondi nota in-24-14 vincastro: verga flessibile, per guidare il gregge.
24.15 e fuor le pecorelle a pascer caccia.

24.16 Così mi fece sbigottir lo mastromostra/nascondi nota in-24-16 lo mastro: il maestro, Virgilio.
24.17 quand'io li vidi sì turbar la fronte,
24.18 e così tosto al mal giunse lo 'mpiastro;mostra/nascondi nota in-24-18 lo 'mpiastro: il rimedio.

24.19 ché, come noi venimmo al guasto ponte,mostra/nascondi nota in-24-19 guasto ponte: il ponte crollato.
24.20 lo duca a me si volse con quel piglio
24.21 dolce ch'io vidi prima a piè del monte.

24.22 Le braccia aperse, dopo alcun consiglio
24.23 eletto seco riguardando primamostra/nascondi nota in-24-23 eletto seco: scelto tra sè il partito più conveniente.
24.24 ben la ruina, e diedemi di piglio.

24.25 E come quei ch'adopera ed estima,mostra/nascondi nota in-24-25 adopera ed estima: agisce e pensa a ciò che deve fare, sì che pare che sempre si premunisca ( " si proveggia " ).
24.26 che sempre par che 'nnanzi si proveggia,
24.27 così, levando me sù ver la cima

24.28 d'un ronchione, avvisava un'altra scheggiamostra/nascondi nota in-24-28 avvisava: valutava con l'occhio.
24.29 dicendo: «Sovra quella poi t'aggrappa;
24.30 ma tenta pria s'è tal ch'ella ti reggia».

24.31 Non era via da vestito di cappa,mostra/nascondi nota in-24-31 da vestito di cappa: possibile per gli ipocriti, ricoperti delle loro cappe di piombo.
24.32 ché noi a pena, ei lieve e io sospinto,
24.33 potavam sù montar di chiappa in chiappa.mostra/nascondi nota in-24-33 di chiappa in chiappa: di sporgenza in sporgenza, che offrisse un facile appiglio.

24.34 E se non fosse che da quel precinto
24.35 più che da l'altro era la costa corta,mostra/nascondi nota in-24-35 era la costa corta: poiché il fondo di Malebolge è tutto in pendenza verso l'abisso, gli argini di ogni bolgia risultano più alti dal lato verso la bolgia precedente e più bassi verso quella seguente. Dante sale la parete scoscesa che cinge (" precinto ") la sesta bolgia e immette nella settima.
24.36 non so di lui, ma io sarei ben vinto.

24.37 Ma perché Malebolge inver' la porta
24.38 del bassissimo pozzo tutta pende,
24.39 lo sito di ciascuna valle portamostra/nascondi nota in-24-39 lo sito: la posizione.

24.40 che l'una costa surge e l'altra scende;
24.41 noi pur venimmo al fine in su la puntamostra/nascondi nota in-24-41 pur : finalmente.
24.42 onde l'ultima pietra si scoscende.

24.43 La lena m'era del polmon sì munta
24.44 quand'io fui sù, ch'i' non potea più oltre,
24.45 anzi m'assisi ne la prima giunta.mostra/nascondi nota in-24-45 ne la prima giunta: appena giunto in cima.

24.46 «Omai convien che tu così ti spoltre»,mostra/nascondi nota in-24-46 ti spoltre: ti spoltrisca, abbandoni la pigrizia.
24.47 disse 'l maestro; «ché, seggendo in piuma,mostra/nascondi nota in-24-47 seggendo: stando adagiati.
24.48 in fama non si vien, né sotto coltre;

24.49 sanza la qual chi sua vita consuma,
24.50 cotal vestigio in terra di sé lascia,mostra/nascondi nota in-24-50 vestigio: segno, ricordo.
24.51 qual fummo in aere e in acqua la schiuma.

24.52 E però leva sù: vinci l'ambascia
24.53 con l'animo che vince ogne battaglia,
24.54 se col suo grave corpo non s'accascia.mostra/nascondi nota in-24-54 grave corpo: corpo appesantito dalla materia.

24.55 Più lunga scala convien che si saglia;mostra/nascondi nota in-24-55 si saglia: si salga.
24.56 non basta da costoro esser partito.
24.57 Se tu mi 'ntendi, or fa sì che ti vaglia».mostra/nascondi nota in-24-57 ti vaglia: ti valga.

24.58 Leva'mi allor, mostrandomi fornitomostra/nascondi nota in-24-58 Leva'mi: mi levai:.
24.59 meglio di lena ch'i' non mi sentìa;
24.60 e dissi: «Va, ch'i' son forte e ardito».

24.61 Su per lo scoglio prendemmo la via,
24.62 ch'era ronchioso, stretto e malagevole,
24.63 ed erto più assai che quel di pria.mostra/nascondi nota in-24-63 ed erto: più difficile da attraversare che quello situato a cavallo della quinta bolgia.

24.64 Parlando andava per non parer fievole;mostra/nascondi nota in-24-64 Parlando andava: procedevo conversando, per non parere troppo debole.
24.65 onde una voce uscì de l'altro fosso,
24.66 a parole formar disconvenevole.mostra/nascondi nota in-24-66 disconvenevole: incapace di articolar parole.

24.67 Non so che disse, ancor che sovra 'l dossomostra/nascondi nota in-24-67 ancor che: sebbene mi trovassi sul punto centrale (" dosso ") del ponte ( " de l'arco ").
24.68 fossi de l'arco già che varca quivi;
24.69 ma chi parlava ad ire parea mosso.mostra/nascondi nota in-24-69 ad ire: sembrava spinto all'ira e perciò la sua voce non articolava bene le parole (cfr. v. 66).

24.70 Io era vòlto in giù, ma li occhi vivi
24.71 non poteano ire al fondo per lo scuro;
24.72 per ch'io: «Maestro, fa che tu arrivi

24.73 da l'altro cinghio e dismontiam lo muro;mostra/nascondi nota in-24-73 cinghio : l'argine della bolgia.
24.74 ché, com'i' odo quinci e non intendo,mostra/nascondi nota in-24-74 odo: percepisco, ma non comprendo; così spingo giù lo sguardo, ma non distinguo.
24.75 così giù veggio e neente affiguro».

24.76 «Altra risposta», disse, «non ti rendo
24.77 se non lo far; ché la dimanda onestamostra/nascondi nota in-24-77 onesta : giusta.
24.78 si de' seguir con l'opera tacendo».

24.79 Noi discendemmo il ponte da la testa
24.80 dove s'aggiugne con l'ottava ripa,mostra/nascondi nota in-24-80 l'ottava ripa: l'argine fra la settima e l'ottava bolgia.
24.81 e poi mi fu la bolgia manifesta:

24.82 e vidivi entro terribile stipamostra/nascondi nota in-24-82 stipa: massa imponente e confusa.
24.83 di serpenti, e di sì diversa menamostra/nascondi nota in-24-83 mena : comportamento.
24.84 che la memoria il sangue ancor mi scipa.mostra/nascondi nota in-24-84 scipa: sciupa, guasta, come al c. VII, 21. Cioè: lo spaventoso ricordo fa guastare il sangue.

24.85 Più non si vanti Libia con sua rena;
24.86 ché se chelidri, iaculi e fareemostra/nascondi nota in-24-86 chelidri, iaculi e faree: con " cencri " e " anfisibena " sono nomi di serpenti desunti da Lucano (cfr. Farsaglia IX, 700 e segg.).
24.87 produce, e cencri con anfisibena,

24.88 né tante pestilenzie né sì ree
24.89 mostrò già mai con tutta l'Etiopia
24.90 né con ciò che di sopra al Mar Rosso èe.mostra/nascondi nota in-24-90 di sopra al Mar Rosso èe: è di sopra al Mar Rosso: l'Arabia, anch'essa desertica e infestata da serpenti.

24.91 Tra questa cruda e tristissima copiamostra/nascondi nota in-24-91 copia: l'intricata massa dei serpenti.
24.92 correan genti nude e spaventate,
24.93 sanza sperar pertugio o elitropia:mostra/nascondi nota in-24-93 pertugio o elitropia: un anfratto ove rifugiarsi o la famosa pietra filosofale (" elitropia ") che si credeva rendesse invisibili.

24.94 con serpi le man dietro avean legate;
24.95 quelle ficcavan per le ren la coda
24.96 e 'l capo, ed eran dinanzi aggroppate.

24.97 Ed ecco a un ch'era da nostra proda,mostra/nascondi nota in-24-97 da nostra proda: presso l'argine sul quale noi eravamo.
24.98 s'avventò un serpente che 'l trafisse
24.99 là dove 'l collo a le spalle s'annoda.

24.100 Né O sì tosto mai né I si scrisse,mostra/nascondi nota in-24-100 Né O sì tosto mai né I: la O e la I sono le vocali più rapide a scriversi.
24.101 com'el s'accese e arse, e cener tutto
24.102 convenne che cascando divenisse;

24.103 e poi che fu a terra sì distrutto,
24.104 la polver si raccolse per sé stessa,mostra/nascondi nota in-24-104 per sé stessa: per un moto spontaneo ed improvviso (" di butto ") ritornò nella forma di prima (" in quel medesmo ").
24.105 e 'n quel medesmo ritornò di butto.

24.106 Così per li gran savi si confessamostra/nascondi nota in-24-106 per li gran savi: dai sapienti si attesta (" si confessa "); e tra questi soprattutto Ovidio, al quale Dante si ispira (cfr. Metamorfosi, XV, 392 e segg.): ma, della Fenice, uccello leggendario, si legge anche in Plinio e in Brunetto Latini.
24.107 che la fenice more e poi rinasce,
24.108 quando al cinquecentesimo anno appressa;

24.109 erba né biado in sua vita non pasce,
24.110 ma sol d'incenso lagrime e d'amomo,mostra/nascondi nota in-24-110 amomo: è sostanza aromatica come l'incenso.
24.111 e nardo e mirra son l'ultime fasce.mostra/nascondi nota in-24-111 l'ultime fasce: quando è presso a morire, la Fenice si avvolge in spighe di nardo e mirra.

24.112 E qual è quel che cade, e non sa como,mostra/nascondi nota in-24-112 E qual è quel: l'epilettico era considerato posseduto dal demonio, oppure oppresso da altra ostruzione (" oppilazion ") " delle vie degli spiriti vitali " (Tommaseo).
24.113 per forza di demon ch'a terra il tira,
24.114 o d'altra oppilazion che lega l'omo,

24.115 quando si leva, che 'ntorno si mira
24.116 tutto smarrito de la grande angoscia
24.117 ch'elli ha sofferta, e guardando sospira:

24.118 tal era il peccator levato poscia.
24.119 Oh potenza di Dio, quant'è severa,
24.120 che cotai colpi per vendetta croscia!mostra/nascondi nota in-24-120 croscia: abbatte, fa piombare; il verbo, costruito transitivamente, ha il suo oggetto in " colpi ". " Vendetta " è la giusta punizione, come nel c. XIV, 16.

24.121 Lo duca il domandò poi chi ello era;
24.122 per ch'ei rispuose: «Io piovvi di Toscana,
24.123 poco tempo è, in questa gola fiera.

24.124 Vita bestial mi piacque e non umana,
24.125 sì come a mul ch'i' fui; son Vanni Fuccimostra/nascondi nota in-24-125 Vanni Fucci: è il figlio bastardo (perciò si definisce mulo) di Fucci dei Lazzari, pistoiese. E' qui punito tra i ladri, che non devono essere confusi con i predoni del 1° girone del VII cerchio (cfr. c. XII), perché quelli agirono con violenza, questi con malizia (cfr. v. 137 seg.).
24.126 bestia, e Pistoia mi fu degna tana».

24.127 E io al duca: «Dilli che non mucci,mostra/nascondi nota in-24-127 mucci : sgusci via.
24.128 e domanda che colpa qua giù 'l pinse;
24.129 ch'io 'l vidi uomo di sangue e di crucci».mostra/nascondi nota in-24-129 ch'io 'l vidi: l'ho conosciuto come uomo sanguinario e attaccabrighe. Dante poté conoscerlo durante la guerra contro Pisa, quando Vanni militò sotto le insegne fiorentine (1292-93).

24.130 E 'l peccator, che 'ntese, non s'infinse,
24.131 ma drizzò verso me l'animo e 'l volto,
24.132 e di trista vergogna si dipinse;

24.133 poi disse: «Più mi duol che tu m'hai colto
24.134 ne la miseria dove tu mi vedi,
24.135 che quando fui de l'altra vita tolto.

24.136 Io non posso negar quel che tu chiedi;
24.137 in giù son messo tanto perch'io fui
24.138 ladro a la sagrestia d'i belli arredi,mostra/nascondi nota in-24-138 a la sagrestia: il furto di arredi sacri e del tesoro della cappella di San Iacopo, nella cattedrale di Pistoia, fu attribuito (" apposto ") ad altri, e cioè a Rampino di Ranuccio Foresi, poi scagionato dal notaio Vanni della Monna.

24.139 e falsamente già fu apposto altrui.
24.140 Ma perché di tal vista tu non godi,
24.141 se mai sarai di fuor da' luoghi bui,

24.142 apri li orecchi al mio annunzio, e odi:
24.143 Pistoia in pria d'i Neri si dimagra;mostra/nascondi nota in-24-143 si dimagra: si spopola dei Neri cacciati dai Bianchi (maggio 1301).
24.144 poi Fiorenza rinova gente e modi.mostra/nascondi nota in-24-144 Fiorenza rinova: il I novembre 1301, per l'intervento di Carlo di Valois, la situazione politica di Firenze cambia con il ritorno al potere dei Neri e con la cacciata dei Bianchi.

24.145 Tragge Marte vapor di Val di Magramostra/nascondi nota in-24-145 Tragge: Marte trascina dalla Lunigiana ( " Val di Magra " ) il Marchese Moroello Malaspina, che è circondato dai Bianchi, suoi nemici (" nuvoli "); con una dura battaglia si combatterà nel territorio di Pistoia (" Campo Picen "), e il Malaspina, capo dei Neri, sconfiggerà i Bianchi (" spezzerà la nebbia "). Sono avvenimenti che vanno dal 1302 al 1306.
24.146 ch'è di torbidi nuvoli involuto;
24.147 e con tempesta impetuosa e agra

24.148 sovra Campo Picen fia combattuto;
24.149 ond'ei repente spezzerà la nebbia,
24.150 sì ch'ogne Bianco ne sarà feruto.

24.151 E detto l'ho perché doler ti debbia!».mostra/nascondi nota in-24-151 perché doler ti debbia: Dante era stato Guelfo di parte Bianca.

Inferno : Canto 25

25.1 Al fine de le sue parole il ladro
25.2 le mani alzò con amendue le fiche,mostra/nascondi nota in-25-2 le fiche: gesto sconcio che Vanni Fucci, (" il ladro "), leva come una bestemmia, alzando le mani chiuse a pugno, e con il pollice sporgente tra l'indice e il medio.
25.3 gridando: «Togli, Dio, ch'a te le squadro!».

25.4 Da indi in qua mi fuor le serpi amiche,
25.5 perch'una li s'avvolse allora al collo,
25.6 come dicesse "Non vo' che più diche";mostra/nascondi nota in-25-6 diche : parli.

25.7 e un'altra a le braccia, e rilegollo,
25.8 ribadendo sé stessa sì dinanzi,
25.9 che non potea con esse dare un crollo.mostra/nascondi nota in-25-9 con esse dare un crollo: con le braccia non poteva effettuare il minimo movimento, tanto strettamente era avvinto il serpente.

25.10 Ahi Pistoia, Pistoia, ché non stanzimostra/nascondi nota in-25-10 stanzi: decidi di incenerirti.
25.11 d'incenerarti sì che più non duri,
25.12 poi che 'n mal fare il seme tuo avanzi?mostra/nascondi nota in-25-12 il seme tuo avanzi: superi i tuoi antenati, cioè i ribaldi fuggiaschi dell'esercito di Catilina, dai quali Pistoia si credeva fosse stata fondata.

25.13 Per tutt'i cerchi de lo 'nferno scuri
25.14 non vidi spirto in Dio tanto superbo,
25.15 non quel che cadde a Tebe giù da' muri.mostra/nascondi nota in-25-15 quel che cadde a Tebe: Capaneo (cfr. c. XIV, 68 e segg.).

25.16 El si fuggì che non parlò più verbo;mostra/nascondi nota in-25-16 verbo: parola (cfr. lat. verbum).
25.17 e io vidi un centauro pien di rabbia
25.18 venir chiamando: «Ov'è, ov'è l'acerbo?».mostra/nascondi nota in-25-18 l'acerbo: il malvagio.

25.19 Maremma non cred'io che tante n'abbia,
25.20 quante bisce elli avea su per la groppa
25.21 infin ove comincia nostra labbia.mostra/nascondi nota in-25-21 nostra labbia: il nostro aspetto, quello umano; i centauri, come s'è visto, erano per metà uomini e per metà cavalli.

25.22 Sovra le spalle, dietro de la coppa,mostra/nascondi nota in-25-22 coppa: nuca; particolarmente detto di animali.
25.23 con l'ali aperte li giacea un draco;
25.24 e quello affuoca qualunque s'intoppa.mostra/nascondi nota in-25-24 s'intoppa : s'incontra, urtando.

25.25 Lo mio maestro disse: «Questi è Caco,mostra/nascondi nota in-25-25 Caco: personaggio mitologico descritto da Virgilio (cfr. En. VIII 194 e segg.) e liberamente trasformato da Dante in centauro; abitava sotto una rupe (" sasso ") del monte Aventino ove più volte mostrò la sua violenza (" di sangue… fece laco "). Non è punito nello stesso cerchio degli altri centauri (" suoi fratei ") perché, oltre ad essere violento, rubò con frode gli armenti di Ercole e di Gerione, trascinando i buoi per la coda, in modo che le orme rovesciate guidassero lontano dal luogo ove li aveva nascosti. Ma fu smascherato da Ercole, che l'uccise con la sua mazza, dandogli cento colpi mentre, forse, Caco non sentì che i primi dieci (" non sentì le diece "), ben sufficienti ad ammazzarlo.
25.26 che, sotto 'l sasso di monte Aventino,
25.27 di sangue fece spesse volte laco.

25.28 Non va co' suoi fratei per un cammino
25.29 per lo furto che frodolente fece
25.30 del grande armento ch'elli ebbe a vicino;

25.31 onde cessar le sue opere biecemostra/nascondi nota in-25-31 biece : bieche.
25.32 sotto la mazza d'Ercule, che forse
25.33 gliene diè cento, e non sentì le diece».

25.34 Mentre che sì parlava, ed el trascorse,mostra/nascondi nota in-25-34 trascorse : corse via.
25.35 e tre spiriti venner sotto noi,mostra/nascondi nota in-25-35 e: ecco che.
25.36 de' quai né io né 'l duca mio s'accorse,

25.37 se non quando gridar: «Chi siete voi?»;
25.38 per che nostra novella si ristette,mostra/nascondi nota in-25-38 per che: e per questo richiamo si interruppe (" si ristette ") il racconto (" nostra novella ") e rivolgemmo ad essi la nostra attenzione.
25.39 e intendemmo pur ad essi poi.

25.40 Io non li conoscea; ma ei seguette,mostra/nascondi nota in-25-40 ei seguette: accadde, come suole accadere talvolta, che uno dovette (" convenette ") chiamare un altro.
25.41 come suol seguitar per alcun caso,
25.42 che l'un nomar un altro convenette,

25.43 dicendo: «Cianfa dove fia rimaso?»;mostra/nascondi nota in-25-43 Cianfa dove fia rimaso?: Cianfa dove sarà rimasto? Cianfa Donati fu guelfo fiorentino di parte Nera.
25.44 per ch'io, acciò che 'l duca stesse attento,
25.45 mi puosi 'l dito su dal mento al naso.mostra/nascondi nota in-25-45 su dal mento al naso: cioè il dito incrocia la bocca nel gesto di chi domanda silenzio, per meglio prestare attenzione.

25.46 Se tu se' or, lettore, a creder lento
25.47 ciò ch'io dirò, non sarà maraviglia,
25.48 ché io che 'l vidi, a pena il mi consento.mostra/nascondi nota in-25-48 il mi consento: me lo permetto; cioè posso crederlo.

25.49 Com'io tenea levate in lor le ciglia,
25.50 e un serpente con sei piè si lanciamostra/nascondi nota in-25-50 e un serpente: ecco che un serpente con sei piedi…; naturalmente è Cianfa, così trasformato in serpe, che aggredisce Agnolo Brunelleschi (cfr. v. 68) per dar vita ad una nuova misteriosa trasformazione.
25.51 dinanzi a l'uno, e tutto a lui s'appiglia.

25.52 Co' piè di mezzo li avvinse la pancia,
25.53 e con li anterior le braccia prese;
25.54 poi li addentò e l'una e l'altra guancia;

25.55 li diretani a le cosce distese,mostra/nascondi nota in-25-55 li diretani: i piedi posteriori.
25.56 e miseli la coda tra 'mbedue,
25.57 e dietro per le ren sù la ritese.

25.58 Ellera abbarbicata mai non fuemostra/nascondi nota in-25-58 Ellera : edera.
25.59 ad alber sì, come l'orribil fiera
25.60 per l'altrui membra avviticchiò le sue.

25.61 Poi s'appiccar, come di calda ceramostra/nascondi nota in-25-61 s'appiccar: si appiccicarono, si fusero.
25.62 fossero stati, e mischiar lor colore,
25.63 né l'un né l'altro già parea quel ch'era:mostra/nascondi nota in-25-63 né l'un : né il serpe ( " l'un " ) né l'uomo (" l'altro ") ormai ( " già " ) appariva come era prima, come procede innanzi alla fiamma (" ardore ") su per la carta ( " lo papiro "), mentre brucia, un color bruno che non è ancor nero, come la carta bruciata, mentre il bianco del foglio va scomparendo (" more ").

25.64 come procede innanzi da l'ardore,
25.65 per lo papiro suso, un color bruno
25.66 che non è nero ancora e 'l bianco more.

25.67 Li altri due 'l riguardavano, e ciascuno
25.68 gridava: «Omè, Agnel, come ti muti!mostra/nascondi nota in-25-68 Agnel: è Agnolello o Agnolo Brunelleschi, nobile fiorentino di famiglia ghibellina, il quale dopo il 1300 passò prima ai Bianchi, indi ai Neri.
25.69 Vedi che già non se' né due né uno».mostra/nascondi nota in-25-69 né due né uno: Dante coglie il momento in cui la trasformazione si va compiendo, e non è ancor compiuta.

25.70 Già eran li due capi un divenuti,
25.71 quando n'apparver due figure miste
25.72 in una faccia, ov'eran due perduti.

25.73 Fersi le braccia due di quattro liste;mostra/nascondi nota in-25-73 Fersi: si fecero, divennero due liste, di quattro che erano; due del serpe, due dell'uomo.
25.74 le cosce con le gambe e 'l ventre e 'l cassomostra/nascondi nota in-25-74 casso : torace.
25.75 divenner membra che non fuor mai viste.

25.76 Ogne primaio aspetto ivi era casso:mostra/nascondi nota in-25-76 primaio: ogni aspetto di prima era cancellato (" casso ").
25.77 due e nessun l'imagine perversa
25.78 parea; e tal sen gio con lento passo.mostra/nascondi nota in-25-78 sen gio: se ne andava, simile ad un uomo ed a serpente, senza esser né l'uno né l'altro.

25.79 Come 'l ramarro sotto la gran fersamostra/nascondi nota in-25-79 fersa: sferza dei giorni di canicola.
25.80 dei dì canicular, cangiando sepe,
25.81 folgore par se la via attraversa,

25.82 sì pareva, venendo verso cmostra/nascondi nota in-25-82 l'epe : i ventri.
25.83 de li altri due, un serpentello acceso,mostra/nascondi nota in-25-83 un serpentello acceso: con gli occhi fiammeggianti. II serpentello è Francesco Cavalcanti (cfr. v. 151). 85 e quella parte: è l'ombelico, parte donde l'uomo, ancor nel seno materno, trae il suo primo alimento.
25.84 livido e nero come gran di pepe;

25.85 e quella parte onde prima è preso
25.86 nostro alimento, a l'un di lor trafisse;
25.87 poi cadde giuso innanzi lui disteso.

25.88 Lo trafitto 'l mirò, ma nulla disse;
25.89 anzi, co' piè fermati, sbadigliavamostra/nascondi nota in-25-89 sbadigliava: l'uomo morsicato comincia a perder conoscenza ed ha inizio la trasformazione.
25.90 pur come sonno o febbre l'assalisse.

25.91 Elli 'l serpente, e quei lui riguardava;
25.92 l'un per la piaga, e l'altro per la bocca
25.93 fummavan forte, e 'l fummo si scontrava.

25.94 Taccia Lucano ormai là dove toccamostra/nascondi nota in-25-94 Lucano: è il poeta latino Anneo Lucano, autore del poema Farsaglia (cfr. c. IV, 90 e n. 86), nel quale narra (cfr. IX, 761 segg.) di Sabello, soldato dell'esercito di Catone, morto di consunzione per il morso di un serpente e di Nassidio, suo commilitone (cfr. IX, 789 segg.), gonfiatosi fino a scoppiare per analoga causa.
25.95 del misero Sabello e di Nasidio,
25.96 e attenda a udir quel ch'or si scocca.

25.97 Taccia di Cadmo e d'Aretusa Ovidio;mostra/nascondi nota in-25-97 Ovidio: è il poeta latino Ovidio Nasone (cfr. c. IV, 90 e n. 86), autore delle Metamorfosi, in cui si legge (cfr. IV, 563 segg.) di Cadmo, fondatore di Tebe, trasformato in serpente e di Aretusa (cfr. V, 572 segg.) trasformata in fonte.
25.98 ché se quello in serpente e quella in fonte
25.99 converte poetando, io non lo 'nvidio;

25.100 ché due nature mai a fronte a fronte
25.101 non trasmutò sì ch'amendue le forme
25.102 a cambiar lor matera fosser pronte.

25.103 Insieme si rispuosero a tai norme,mostra/nascondi nota in-25-103 si rispuosero: si corrisposero secondo tali regole (" norme ") per cui il serpente biforcò la coda (" in forca fesse "), formando due gambe e il ferito unì i piedi (" l'orme "), formando una coda. Le gambe e le cosce si congiunsero al punto che, in breve, la giuntura non mostrava alcun segno che apparisse (" paresse "). La coda del serpente (" fessa ") prendeva (" togliea ") la figura che si perdeva nell'uomo ( " là ") e la sua pelle si faceva morbida, mentre quella dell'uomo si faceva squamosa.( " dura " ).
25.104 che 'l serpente la coda in forca fesse,
25.105 e il feruto ristrinse insieme l'orme.

25.106 Le gambe con le cosce seco stesse
25.107 s'appiccar sì, che 'n poco la giuntura
25.108 non facea segno alcun che si paresse.

25.109 Togliea la coda fessa la figura
25.110 che si perdeva là, e la sua pelle
25.111 si facea molle, e quella di là dura.

25.112 Io vidi intrar le braccia per l'ascelle,
25.113 e i due piè de la fiera, ch'eran corti,
25.114 tanto allungar quanto accorciavan quelle.

25.115 Poscia li piè di retro, insieme attorti,mostra/nascondi nota in-25-115 li piè di rietro: i piedi posteriori del serpente, formando un unico corpo (" attorti "), diventarono il membro virile, che l'uomo tien coperto (" cela "), e l'uomo ( " 'l misero " ), dal suo membro, aveva sporti ( " porti " ) due piedi, corrispondenti a quelli posteriori del serpente. Mentre il fumo avvolge entrambe le figure, attribuendo a ciascuna il colore dell'altra, dando peli al serpente e rendendo glabro l'uomo, il serpente si levò in piedi e l'altro cadde giù, senza torcer gli occhi (" lucerne ") empi, sotto i quali ciascuno cambiava il volto ancora informe (" muso ").
25.116 diventaron lo membro che l'uom cela,
25.117 e 'l misero del suo n'avea due porti.

25.118 Mentre che 'l fummo l'uno e l'altro vela
25.119 di color novo, e genera 'l pel suso
25.120 per l'una parte e da l'altra il dipela,

25.121 l'un si levò e l'altro cadde giuso,
25.122 non torcendo però le lucerne empie,
25.123 sotto le quai ciascun cambiava muso.

25.124 Quel ch'era dritto, il trasse ver' le tempie,
25.125 e di troppa matera ch'in là venne
25.126 uscir li orecchi de le gote scempie;mostra/nascondi nota in-25-126 scempie: prive. Il serpente, infatti, non aveva orecchie.

25.127 ciò che non corse in dietro e si ritenne
25.128 di quel soverchio, fé naso a la faccia
25.129 e le labbra ingrossò quanto convenne.

25.130 Quel che giacea, il muso innanzi caccia,
25.131 e li orecchi ritira per la testa
25.132 come face le corna la lumaccia;mostra/nascondi nota in-25-132 la lumaccia: la lumaca.

25.133 e la lingua, ch'avea unita e prestamostra/nascondi nota in-25-133 presta: pronta e adatta.
25.134 prima a parlar, si fende, e la forcuta
25.135 ne l'altro si richiude; e 'l fummo resta.mostra/nascondi nota in-25-135 si richiude: si salda, divenendo una. E il fumo scompare.

25.136 L'anima ch'era fiera divenuta,
25.137 suffolando si fugge per la valle,mostra/nascondi nota in-25-137 suffolando : sibilando.
25.138 e l'altro dietro a lui parlando sputa.mostra/nascondi nota in-25-138 sputa: quale estremo segno della trascorsa animalità.

25.139 Poscia li volse le novelle spalle,
25.140 e disse a l'altro: «I' vo' che Buoso corra,mostra/nascondi nota in-25-140 Buoso: è, probabilmente, Buoso Donati; altri propende per Buoso degli Abati.
25.141 com'ho fatt'io, carpon per questo calle».

25.142 Così vid'io la settima zavorramostra/nascondi nota in-25-142 la settima zavorra: i dannati della settima bolgia.
25.143 mutare e trasmutare; e qui mi scusi
25.144 la novità se fior la penna abborra.mostra/nascondi nota in-25-144 la novità: mi sia di scusa la novità dell'argomento, se la mia penna un poco (" fior ") si è espressa inadeguatamente e confusamente (" abborra " da abborracciare).

25.145 E avvegna che li occhi miei confusi
25.146 fossero alquanto e l'animo smagato,mostra/nascondi nota in-25-146 smagato: smarrito.
25.147 non poter quei fuggirsi tanto chiusi,mostra/nascondi nota in-25-147 chiusi: nascosti.

25.148 ch'i' non scorgessi ben Puccio Sciancato;mostra/nascondi nota in-25-148 Puccio Sciancato: fiorentino, della famiglia ghibellina dei Galigai. I "tre compagni" sono, dunque: Agnello, che si tramuta con Cianfa (v. 49-78) Puccio, che non subisce trasformazioni e Buoso, tramutato con Francesco Cavalcanti, come è detto al v.151.
25.149 ed era quel che sol, di tre compagni
25.150 che venner prima, non era mutato;

25.151 l'altr'era quel che tu, Gaville, piagni.mostra/nascondi nota in-25-151 Gaville: paese del Valdarno superiore, i cui abitanti furono sanguinosamente perseguitati dai congiunti di Francesco Cavalcanti, ucciso da ignoti dl quel paese.

Inferno : Canto 26

26.1 Godi, Fiorenza, poi che se' sì grande,
26.2 che per mare e per terra batti l'ali,
26.3 e per lo 'nferno tuo nome si spande!

26.4 Tra li ladron trovai cinque cotalimostra/nascondi nota in-26-4 Cotali: tali… che (" onde ").
26.5 tuoi cittadini onde mi ven vergogna,
26.6 e tu in grande orranza non ne sali.mostra/nascondi nota in-26-6 orranza : onore.

26.7 Ma se presso al mattin del ver si sogna,mostra/nascondi nota in-26-7 presso al mattin: si credeva, ai tempi di Dante, che i sogni avuti sul far del giorno fossero autentici presagi (cfr. Purg. IX, 16).
26.8 tu sentirai di qua da picciol tempomostra/nascondi nota in-26-8 di qua da picciol tempo: tra breve.
26.9 di quel che Prato, non ch'altri, t'agogna.mostra/nascondi nota in-26-9 t'agogna: desidera per te, quindi ti augura sciagure. Prato era città minore, soggetta a Firenze.

26.10 E se già fosse, non saria per tempo.mostra/nascondi nota in-26-10 non saria per tempo: non sarebbe troppo presto.
26.11 Così foss'ei, da che pur esser dee!mostra/nascondi nota in-26-11 Così foss'ei: così fosse già accaduto, dato che non si può evitare; che tanto più mi addolorerà, quanto più mi invecchio (" m'attempo ").
26.12 ché più mi graverà, com'più m'attempo.

26.13 Noi ci partimmo, e su per le scalee
26.14 che n'avea fatto iborni a scender pria,
26.15 rimontò 'l duca mio e trasse mee;mostra/nascondi nota in-26-15 rimontò: risalì lungo le scalee che, prima, nello scendere, ci avevano offerto le sporgenze (" i borni ").

26.16 e proseguendo la solinga via,
26.17 tra le schegge e tra ' rocchi de lo scoglio
26.18 lo piè sanza la man non si spedia.mostra/nascondi nota in-26-18 sanza la man: senza l'aiuto delle mani.

26.19 Allor mi dolsi, e ora mi ridoglio
26.20 quando drizzo la mente a ciò ch'io vidi,
26.21 e più lo 'ngegno affreno ch'i' non soglio,

26.22 perché non corra che virtù nol guidi;mostra/nascondi nota in-26-22 perché non corra: perché non proceda troppo oltre, senza che la virtù lo diriga; di modo che, se un benevolo influsso delle stelle o la grazia divina (" o miglior cosa ") mi ha dato il bene, io stesso non me ne privi ( " nol m'invidi "). Dante intende riprovare l'abuso della ragione umana, quando sia volta a fini maliziosi.
26.23 sì che, se stella bona o miglior cosa
26.24 m'ha dato 'l ben, ch'io stessi nol m'invidi.

26.25 Quante 'l villan ch'al poggio si riposa,
26.26 nel tempo che colui che 'l mondo schiaramostra/nascondi nota in-26-26 nel tempo: d'estate, quando il sole (" colui… ") ci tien meno nascosta la sua presenza (" faccia "), e sul far della sera, quando la mosca cede il posto alla zanzara.
26.27 la faccia sua a noi tien meno ascosa,

26.28 come la mosca cede alla zanzara,
26.29 vede lucciole giù per la vallea,mostra/nascondi nota in-26-29 vede lucciole : far precedere da : " quante 'l villan… ".
26.30 forse colà dov'e' vendemmia e ara:

26.31 di tante fiamme tutta risplendea
26.32 l'ottava bolgia, sì com'io m'accorsi
26.33 tosto che fui là 've 'l fondo parea.mostra/nascondi nota in-26-33 've 'l fondo parea: ove il fondo appariva, si poteva scorgere; cioè sul ponte che attraversa la bolgia.

26.34 E qual colui che si vengiò con li orsimostra/nascondi nota in-26-34 colui: secondo il racconto biblico, Eliseo, deriso da alcuni fanciulli per la sua calvizie, li maledisse solennemente; due orsi, usciti dal bosco presso la città di Betel, ne sbranarono quarantadue, cosi Eliseo si vendicò (" si vengiò ") con gli orsi.
26.35 vide 'l carro d'Elia al dipartire,mostra/nascondi nota in-26-35 'l carro d'Elia.: Eliseo, mentre camminava col suo maestro Elia, se lo vide rapire su un carro di fuoco, tirato da cavalli di fuoco, così rapidamente che non riuscì a scorgere altro che la fiamma sparire in cielo come una " nuvoletta ".
26.36 quando i cavalli al cielo erti levorsi,

26.37 che nol potea sì con li occhi seguire,
26.38 ch'el vedesse altro che la fiamma sola,
26.39 sì come nuvoletta, in sù salire:

26.40 tal si move ciascuna per la gola
26.41 del fosso, ché nessuna mostra 'l furto,mostra/nascondi nota in-26-41 'l furto: ciò che contiene; e si spiega con " invola" (carpisce, ruba) del v. seg.
26.42 e ogne fiamma un peccatore invola.

26.43 Io stava sovra 'l ponte a veder surto,mostra/nascondi nota in-26-43 surto: ritto in piedi.
26.44 sì che s'io non avessi un ronchion preso,
26.45 caduto sarei giù sanz'esser urto.mostra/nascondi nota in-26-45 urto: urtato.

26.46 E 'l duca che mi vide tanto atteso,mostra/nascondi nota in-26-46 atteso: intento.
26.47 disse: «Dentro dai fuochi son li spirti;
26.48 catun si fascia di quel ch'elli è inceso».mostra/nascondi nota in-26-48 catun: ciascuno si trova ad esser fasciato dalla fiamma che lo accende.

26.49 «Maestro mio», rispuos'io, «per udirtimostra/nascondi nota in-26-49 per udirti: per le parole che ho udito da te.
26.50 son io più certo; ma già m'era avvisomostra/nascondi nota in-26-50 m'era avviso : pensavo.
26.51 che così fosse, e già voleva dirti:

26.52 chi è 'n quel foco che vien sì diviso
26.53 di sopra, che par surger de la pira
26.54 dov'Eteòcle col fratel fu miso?».mostra/nascondi nota in-26-54 Eteòcle: fratello di Polinice, il quale, con altri sei re, gli mosse guerra (guerra dei sette contro Tebe cfr. c. XIV, 68 seg. e n. 46); entrambi figli di Edipo, nati da un incesto e maledetti dal padre che essi cacciarono da Tebe, si odiarono così ferocemente che, posti i loro cadaveri su di un medesimo rogo, ne sorse una fiamma che si divise in due lingue, simbolo di discordia anche dopo la morte.

26.55 Rispuose a me: «Là dentro si martiramostra/nascondi nota in-26-55 si martira: sono puniti.
26.56 Ulisse e Diomede, e così insiememostra/nascondi nota in-26-56 Ulisse e Diomede: figlio di Laerte il primo e di Tideo l'altro, uniti più di una volta, durante la guerra di Troia nella realizzazione di imprese basate sulla violenza e la frode, si trovano insieme a subire la pena (" vendetta ") imposta da Dio, come insieme ne affrontarono " l'ira ".
26.57 a la vendetta vanno come a l'ira;

26.58 e dentro da la lor fiamma si gememostra/nascondi nota in-26-58 si geme: si sconta l'inganno del cavallo di legno, ideato da Ulisse, che rese possibile l'occupazione di Troia da parte dei Greci e, quindi la fuga di Enea dalla città in fiamme, con tutte le conseguenze, anche indirette, di questa fuga, come la fondazione di Roma (" onde uscì de' Romani il gentil seme ").
26.59 l'agguato del caval che fé la porta
26.60 onde uscì de' Romani il gentil seme.

26.61 Piangevisi entro l'arte per che, morta,mostra/nascondi nota in-26-61 l'arte: l'astuzia con la quale, mostrandogli delle armi, Ulisse e Diomede riuscirono a far si che Achille li accompagnasse alla guerra di Troia, quando lo trovarono, travestito da donna, presso la corte di Licomede in Sciro, dove la madre Teti lo aveva nascosto e dove il giovane principe aveva sposato Deidamia, la fanciulla che dopo la morte rimpiange il prestigioso eroe.
26.62 Deidamìa ancor si duol d'Achille,
26.63 e del Palladio pena vi si porta».mostra/nascondi nota in-26-63 Palladio: statua di Pallade Atena, che Ulisse e Diomede rubarono con frode.

26.64 «S'ei posson dentro da quelle faville
26.65 parlar», diss'io, «maestro, assai ten priego
26.66 e ripriego, che 'l priego vaglia mille,

26.67 che non mi facci de l'attender niegomostra/nascondi nota in-26-67 che non mi facci: che tu non mi dia un rifiuto per l'attendere.
26.68 fin che la fiamma cornuta qua vegna;mostra/nascondi nota in-26-68 cornuta: biforcata in due lingue di fuoco.
26.69 vedi che del disio ver' lei mi piego!».

26.70 Ed elli a me: «La tua preghiera è degna
26.71 di molta loda, e io però l'accetto;
26.72 ma fa che la tua lingua si sostegna.mostra/nascondi nota in-26-72 si sostegna: si astenga dal parlare.

26.73 Lascia parlare a me, ch'i' ho concettomostra/nascondi nota in-26-73 concetto : concepito, compreso.
26.74 ciò che tu vuoi; ch'ei sarebbero schivi,
26.75 perch'e' fuor greci, forse del tuo detto».mostra/nascondi nota in-26-75 perch'e' fuor greci: perché furono dei grandi dell'antica Grecia, meglio qualificato a rivolgere la parola è Virgilio; il quale col suo poema ha acquistato dei meriti nei loro confronti (cfr. v. 80 e 81).

26.76 Poi che la fiamma fu venuta quivi
26.77 dove parve al mio duca tempo e loco,
26.78 in questa forma lui parlare audivi:mostra/nascondi nota in-26-78 audivi: udii; è un latinismo.

26.79 «O voi che siete due dentro ad un foco,
26.80 s'io meritai di voi mentre ch'io vissi,
26.81 s'io meritai di voi assai o poco

26.82 quando nel mondo li alti versi scrissi,
26.83 non vi movete; ma l'un di voi dica
26.84 dove, per lui, perduto a morir gissi».mostra/nascondi nota in-26-84 dove: dove egli, sperdutosi, andò (" gissi ") a morire.

26.85 Lo maggior corno de la fiamma anticamostra/nascondi nota in-26-85 Lo maggior corno: quello che " invola " Ulisse.
26.86 cominciò a crollarsi mormorando
26.87 pur come quella cui vento affatica;

26.88 indi la cima qua e là menando,
26.89 come fosse la lingua che parlasse,
26.90 gittò voce di fuori, e disse: «Quando

26.91 mi diparti' da Circe, che sottrassemostra/nascondi nota in-26-91 Circe: figlia del Sole, esercitava i suoi incantesimi sui malcapitati stranieri, trasformandoli in animali. Trattenne per oltre un anno Ulisse il quale, ripartito, non tornò, afferma Dante, contrariamente alla tradizione omerica, nella sua Itaca, ma volle vivere l'esperienza " del mondo sanza gente ".
26.92 me più d'un anno là presso a Gaeta,mostra/nascondi nota in-26-92 Gaeta: il monte Circello, poi chiamato Gaeta dal nome della nutrice di Enea, Caieta, che vi fu sepolta.
26.93 prima che sì Enea la nomasse,

26.94 né dolcezza di figlio, né la pietamostra/nascondi nota in-26-94 la pieta: l'amor filiale.
26.95 del vecchio padre, né 'l debito amore
26.96 lo qual dovea Penelopé far lieta,mostra/nascondi nota in-26-96 Penelopè: Penelope, la sposa di Ulisse.

26.97 vincer potero dentro a me l'ardore
26.98 ch'i' ebbi a divenir del mondo esperto,
26.99 e de li vizi umani e del valore;mostra/nascondi nota in-26-99 valore: virtù (cfr. lat. virtus).

26.100 ma misi me per l'alto mare aperto
26.101 sol con un legno e con quella compagnamostra/nascondi nota in-26-101 compagna: compagnia, ciurma.
26.102 picciola da la qual non fui diserto.mostra/nascondi nota in-26-102 diserto: abbandonato.

26.103 L'un lito e l'altro vidi infin la Spagna,mostra/nascondi nota in-26-103 L'un lito: le coste europee e quelle d'Africa (" Morrocco ").
26.104 fin nel Morrocco, e l'isola d'i Sardi,
26.105 e l'altre che quel mare intorno bagna.

26.106 Io e ' compagni eravam vecchi e tardi
26.107 quando venimmo a quella foce stretta
26.108 dov'Ercule segnò li suoi riguardi,mostra/nascondi nota in-26-108 riguardi: limiti; le colonne d'Ercole, cioè Gibilterra.

26.109 acciò che l'uom più oltre non si metta:
26.110 da la man destra mi lasciai Sibilia,mostra/nascondi nota in-26-110 Sibilia: Siviglia, in Spagna.
26.111 da l'altra già m'avea lasciata Setta.mostra/nascondi nota in-26-111 Setta: Ceuta, sulla costa d'Africa.

26.112 "O frati", dissi "che per cento miliamostra/nascondi nota in-26-112 per cento milia: attraverso centomila pericoli.
26.113 perigli siete giunti a l'occidente,
26.114 a questa tanto picciola vigiliamostra/nascondi nota in-26-114 vigilia: veglia dei sensi che precede il sonno della morte.

26.115 d'i nostri sensi ch'è del rimanente,
26.116 non vogliate negar l'esperienza,
26.117 di retro al sol, del mondo sanza gente.mostra/nascondi nota in-26-117 di retro al sol: seguendo l'apparente moto del sole da oriente ad occidente.

26.118 Considerate la vostra semenza:mostra/nascondi nota in-26-118 semenza : natura.
26.119 fatti non foste a viver come bruti,
26.120 ma per seguir virtute e canoscenza''.

26.121 Li miei compagni fec'io sì aguti,mostra/nascondi nota in-26-121 aguti : disposti favorevolmente.
26.122 con questa orazion picciola, al cammino,
26.123 che a pena poscia li avrei ritenuti;

26.124 e volta nostra poppa nel mattino,mostra/nascondi nota in-26-124 nel mattino: ad oriente; perciò la nave va verso occidente.
26.125 de' remi facemmo ali al folle volo,
26.126 sempre acquistando dal lato mancino.mostra/nascondi nota in-26-126 dal lato mancino: lungo la costa dell'Africa.

26.127 Tutte le stelle già de l'altro polomostra/nascondi nota in-26-127 Tutte le stelle: la notte mostrava già tutte le stelle del polo antartico mentre il polo artico (" 'l nostro ") non si levava al di sopra dell'orizzonte. Cioè era stato oltrepassato l'equatore.
26.128 vedea la notte e 'l nostro tanto basso,
26.129 che non surgea fuor del marin suolo.

26.130 Cinque volte racceso e tante cassomostra/nascondi nota in-26-130 Cinque volte: il lume della luna si era riacceso e spento (" casso ") cinque volte, cioè erano passati cinque mesi da quando ci eravamo posti in viaggio.
26.131 lo lume era di sotto da la luna,
26.132 poi che 'ntrati eravam ne l'alto passo,

26.133 quando n'apparve una montagna, brunamostra/nascondi nota in-26-133 una montagna: è la montagna del Purgatorio.
26.134 per la distanza, e parvemi alta tanto
26.135 quanto veduta non avea alcuna.

26.136 Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto,
26.137 ché de la nova terra un turbo nacque,
26.138 e percosse del legno il primo canto.mostra/nascondi nota in-26-138 il primo canto: la prora.

26.139 Tre volte il fé girar con tutte l'acque;
26.140 a la quarta levar la poppa in susomostra/nascondi nota in-26-140 levar: infinito narrativo come " ire " del v. seg.
26.141 e la prora ire in giù, com'altrui piacque,mostra/nascondi nota in-26-141 altrui: ad altri, alla divina volontà.

26.142 infin che 'l mar fu sovra noi richiuso».

Inferno : Canto 27

27.1 Già era dritta in sù la fiamma e queta
27.2 per non dir più, e già da noi sen giamostra/nascondi nota in-27-2 per non dir più: per il fatto che più non parlava.
27.3 con la licenza del dolce poeta,

27.4 quand'un'altra, che dietro a lei venia,
27.5 ne fece volger li occhi a la sua cima
27.6 per un confuso suon che fuor n'uscia.

27.7 Come 'l bue cicilian che mugghiò primamostra/nascondi nota in-27-7 Come 'l bue cicilian: l'artefice ateniese Perillo aveva fabbricato un toro di rame da donare a Falaride tiranno d'Agrigento, perché vi rinchiudesse i condannati e ne ascoltasse i lamenti, provocati dall'essere il toro posto sul fuoco, e simili a veri muggiti; perciò: come il bue siciliano che per la prima volta mugghiò con le urla di Perillo (" colui "), e ciò fu giusto ("dritto"), che l'aveva fabbricato con la sua lima, e che Falaride fece arrostire per primo, come, dunque, il bue siciliano muggiva con la voce del condannato (" l'afflitto ") si che, sebbene fosse di rame, pure sembrava straziato dal dolore, così le misere (" grame ") parole, poiché non avevano via d'uscita, in un primo tempo, né sfogo (" forame " ) nel fuoco, si convertivano nel linguaggio del fuoco stesso, cioè in un rugghiante (cfr. v. 58) " confuso suon " (crf. v. 6).
27.8 col pianto di colui, e ciò fu dritto,
27.9 che l'avea temperato con sua lima,

27.10 mugghiava con la voce de l'afflitto,
27.11 sì che, con tutto che fosse di rame,
27.12 pur el pareva dal dolor trafitto;

27.13 così, per non aver via né forame
27.14 dal principio nel foco, in suo linguaggio
27.15 si convertian le parole grame.

27.16 Ma poscia ch'ebber colto lor viaggiomostra/nascondi nota in-27-16 viaggio : via.
27.17 su per la punta, dandole quel guizzo
27.18 che dato avea la lingua in lor passaggio,

27.19 udimmo dire: «O tu a cu' io drizzo
27.20 la voce e che parlavi mo lombardo,
27.21 dicendo "Istra ten va, più non t'adizzo",mostra/nascondi nota in-27-21 Istra: ora; corrisponde ad " issa " (crf. c. XXIII, 7). Più non t'adizzo: non ti aizzo, incito più a parlare. E' la frase con cui Virgilio dà " licenza " (cfr. v. 3) ad Ulisse.

27.22 perch'io sia giunto forse alquanto tardo,
27.23 non t'incresca restare a parlar meco;
27.24 vedi che non incresce a me, e ardo!

27.25 Se tu pur mo in questo mondo cieco
27.26 caduto se' di quella dolce terra
27.27 latina ond'io mia colpa tutta reco,mostra/nascondi nota in-27-27 ond'io: da cui ho qui portato tutta la mia colpa.

27.28 dimmi se Romagnuoli han pace o guerra;
27.29 ch'io fui de' monti là intra Orbinomostra/nascondi nota in-27-29 de' monti: della contea di Montefeltro, tra Urbino e la cima da cui nasce il Tevere.
27.30 e 'l giogo di che Tever si diserra».

27.31 Io era in giuso ancora attento e chino,
27.32 quando il mio duca mi tentò di costa,mostra/nascondi nota in-27-32 mi tentò di costa: mi toccò di fianco.
27.33 dicendo: «Parla tu; questi è latino».mostra/nascondi nota in-27-33 latino: Guido da Montefeltro è italiano, perciò connazionale di Dante e suo contemporaneo (1220 ca.-1298). Con lui Dante può parlare, mentre con Ulisse e Diomede, " perché fur greci ", la reverente considerazione verso il mondo classico impone al poeta di cedere la parola a Virgilio (cfr. c. XXVI, 75).

27.34 E io, ch'avea già pronta la risposta,
27.35 sanza indugio a parlare incominciai:
27.36 «O anima che se' là giù nascosta,

27.37 Romagna tua non è, e non fu mai,
27.38 sanza guerra ne' cuor de' suoi tiranni;mostra/nascondi nota in-27-38 ne' cuor de' suoi tiranni: : signori di Romagna hanno sempre la guerra nei loro desideri; ma, al presente, non ve ne sono in atto (" 'n palese "). Nell'aprile 1300, a Castel S. Pietro, si era giurata la completa pacificazione della Romagna.
27.39 ma 'n palese nessuna or vi lasciai.

27.40 Ravenna sta come stata è molt'anni:
27.41 l'aguglia da Polenta la si cova,mostra/nascondi nota in-27-41 la si cova: se la cova sì che con le ali (" vanni ") raggiunge e ricopre Cervia. L'aquila è nello stemma dei da Polenta.
27.42 sì che Cervia ricuopre co' suoi vanni.

27.43 La terra che fé già la lunga provamostra/nascondi nota in-27-43 La terra: Forlì, che combatté a lungo contro i Francesi (" Franceschi ") e i Guelfi, inviati da Martino IV, si trova sotto l'artiglio (" branche ") del leone verde in rampo d'oro che figura nello stemma degli Ordelaffi.
27.44 e di Franceschi sanguinoso mucchio,
27.45 sotto le branche verdi si ritrova.

27.46 E 'l mastin vecchio e 'l nuovo da Verrucchio,mostra/nascondi nota in-27-46 E 'l mastin : i due " mastini " sono Malatesta da Verrucchio e suo figlio Malatestino, fratello di Gianciotto e Paolo (cfr. c. V, n. 74); essi fecero trucidare in carcere il capo ghibellino Montagna da Parcitade e fanno succhiello (" succhio ") dei loro denti, cioè azzannano la città di Rimini (" là dove soglion ").
27.47 che fecer di Montagna il mal governo,
27.48 là dove soglion fan d'i denti succhio.

27.49 Le città di Lamone e di Santernomostra/nascondi nota in-27-49 Le città: Maghinardo Pagani da Susinana, il cui stemma accampa un leone azzurro su sfondo bianco, e che muta alleanze col variar delle stagioni, regge Faenza (bagnata dal Lamone) e Imola (sita presso il Santerno).
27.50 conduce il lioncel dal nido bianco,
27.51 che muta parte da la state al verno.

27.52 E quella cu' il Savio bagna il fianco,mostra/nascondi nota in-27-52 il Savio: Cesena, bagnata dal Savio, così come siede….
27.53 così com'ella sie' tra 'l piano e 'l monte
27.54 tra tirannia si vive e stato franco.

27.55 Ora chi se', ti priego che ne conte;
27.56 non esser duro più ch'altri sia stato,mostra/nascondi nota in-27-56 altri: io.
27.57 se 'l nome tuo nel mondo tegna fronte».mostra/nascondi nota in-27-57 se: ha il consueto valore ottativo; possa il tuo nome sopravvivere nel tempo.

27.58 Poscia che 'l foco alquanto ebbe rugghiatomostra/nascondi nota in-27-58 rugghiato: il rugghio è il linguaggio della fiamma (cfr. n. 7).
27.59 al modo suo, l'aguta punta mosse
27.60 di qua, di là, e poi diè cotal fiato:mostra/nascondi nota in-27-60 di qua, di là: cfr. c. XXVI, 88.

27.61 «S'i' credesse che mia risposta fosse
27.62 a persona che mai tornasse al mondo,
27.63 questa fiamma staria sanza più scosse;mostra/nascondi nota in-27-63 staria: starebbe senza parlare. Non é la prima volta che i dannati si preoccupano della fama lasciata nel mondo (cfr. c. VI, 88 e seg.).

27.64 ma però che già mai di questo fondo
27.65 non tornò vivo alcun, s'i' odo il vero,
27.66 sanza tema d'infamia ti rispondo.

27.67 Io fui uom d'arme, e poi fui cordigliero,mostra/nascondi nota in-27-67 Io fui uom d'arme: Guido da Montefeltro fu abile condottiero e protagonista dei principali avvenimenti di Romagna; poi entrò nell'Ordine francescano ("cordigliero") cingendo i fianchi con il cingolo o cordiglio.
27.68 credendomi, sì cinto, fare ammenda;
27.69 e certo il creder mio venìa intero,

27.70 se non fosse il gran prete, a cui mal prenda!,mostra/nascondi nota in-27-70 il gran prete: il pontefice Bonifacio VIII.
27.71 che mi rimise ne le prime colpe;
27.72 e come e quare, voglio che m'intenda.mostra/nascondi nota in-27-72 e come e quare: in qual modo e per qual ragione (cfr. lat. quare).

27.73 Mentre ch'io forma fui d'ossa e di polpe
27.74 che la madre mi diè, l'opere mie
27.75 non furon leonine, ma di volpe.mostra/nascondi nota in-27-75 non furon leonine; non ispirate al coraggio, ma all'astuzia.

27.76 Li accorgimenti e le coperte vie
27.77 io seppi tutte, e sì menai lor arte,
27.78 ch'al fine de la terra il suono uscie.mostra/nascondi nota in-27-78 il suono: che la fama raggiunse (" uscie ") il confine (" fine ") della terra.

27.79 Quando mi vidi giunto in quella parte
27.80 di mia etade ove ciascun dovrebbe
27.81 calar le vele e raccoglier le sarte,mostra/nascondi nota in-27-81 le sarte: le sartie (cfr. c. XXI, 14).

27.82 ciò che pria mi piacea, allor m'increbbe,
27.83 e pentuto e confesso mi rendei;mostra/nascondi nota in-27-83 mi rendei: mi feci frate.
27.84 ahi miser lasso! e giovato sarebbe.

27.85 Lo principe d'i novi Farisei,mostra/nascondi nota in-27-85 Lo principe: il capo dei corrotti sacerdoti (" nuovi Farisei "), cioè Bonifacio VIII, tutto preso dalle lotte contro i Colonna in Roma stessa (" presso a Laterano "), ove sorge la basilica di San Giovanni in Laterano.
27.86 avendo guerra presso a Laterano,
27.87 e non con Saracin né con Giudei,

27.88 ché ciascun suo nimico era cristiano,
27.89 e nessun era stato a vincer Acrimostra/nascondi nota in-27-89 e nessun: e nessuno dei Cristiani, nemici di Bonifacio, aveva collaborato coi Saraceni che, nel 1291, conquistarono Acri, ultimo baluardo della cristianità in Palestina, né coi Saraceni aveva effettuato commerci, decisamente proibiti dalla Chiesa.
27.90 né mercatante in terra di Soldano;

27.91 né sommo officio né ordini sacri
27.92 guardò in sé, né in me quel capestromostra/nascondi nota in-27-92 quel capestro: il cingolo o cordiglio che un tempo era solito macerare nella penitenza chi lo indossava.
27.93 che solea fare i suoi cinti più macri.

27.94 Ma come Costantin chiese Silvestromostra/nascondi nota in-27-94 Ma come Costantin: Costantino, malato di lebbra, fu guarito con il battesimo da papa Silvestro I, che egli aveva mandato a chiamare in una grotta del monte Soratte (" Siratti "), ove quello si era rifugiato.
27.95 d'entro Siratti a guerir de la lebbre;
27.96 così mi chiese questi per maestromostra/nascondi nota in-27-96 maestro: era il titolo dato ai medici.

27.97 a guerir de la sua superba febbre:mostra/nascondi nota in-27-97 superba febbre: l'ansia di dominare i suoi avversari, i Colonna, le cui case sorgevano presso il Laterano.
27.98 domandommi consiglio, e io tacetti
27.99 perché le sue parole parver ebbre.

27.100 E' poi ridisse: "Tuo cuor non sospetti;
27.101 finor t'assolvo, e tu m'insegna faremostra/nascondi nota in-27-101 finor: fin da questo momento.
27.102 sì come Penestrino in terra getti.mostra/nascondi nota in-27-102 Penestrino: il castello di Palestrina, roccaforte dei Colonna.

27.103 Lo ciel poss'io serrare e diserrare,mostra/nascondi nota in-27-103 serrare e diserrare: è l'aprire e il chiudere della chiave (cfr. c. XIII, 60).
27.104 come tu sai; però son due le chiavi
27.105 che 'l mio antecessor non ebbe care".mostra/nascondi nota in-27-105 'l mio antecessor: papa Celestino V, " che fece per viltade il gran rifiuto " (cfr. c. III, 60), indotto da Bonifacio.

27.106 Allor mi pinser li argomenti gravi
27.107 là 've 'l tacer mi fu avviso 'l peggio,mostra/nascondi nota in-27-107 là 've 'l tacer: al punto che tacere mi sembrò peggior partito.
27.108 e dissi: "Padre, da che tu mi lavi

27.109 di quel peccato ov'io mo cader deggio,
27.110 lunga promessa con l'attender cortomostra/nascondi nota in-27-110 lunga promessa: promettere molto e mantenere poco ti consentirà di trionfare. E Bonifacio VIII così fece, ottenendo la resa di Palestrina con la promessa di rimettere i Colonnesi " in loro stato e dignità; la qual cosa non attenne loro, ma fece disfare la detta città " (G. Villani VIII, 23).
27.111 ti farà triunfar ne l'alto seggio".

27.112 Francesco venne poi com'io fu' morto,mostra/nascondi nota in-27-112 Francesco: San Francesco d'Assisi.
27.113 per me; ma un d'i neri cherubinimostra/nascondi nota in-27-113 neri cherubini: i diavoli che vengono a prender l'anima, secondo una diffusa credenza medioevale.
27.114 li disse: "Non portar: non mi far torto.

27.115 Venir se ne dee giù tra ' miei meschinimostra/nascondi nota in-27-115 meschini : servi, schiavi.
27.116 perché diede 'l consiglio frodolente,
27.117 dal quale in qua stato li sono a' crini;

27.118 ch'assolver non si può chi non si pente,
27.119 né pentere e volere insieme puossimostra/nascondi nota in-27-119 né pentere: non ci si può pentire di un peccato e volerlo commettere nello stesso tempo, per il principio di non contraddizione che non lo consente; perciò l'assoluzione di Bonifacio non era efficace.
27.120 per la contradizion che nol consente".

27.121 Oh me dolente! come mi riscossi
27.122 quando mi prese dicendomi: "Forse
27.123 tu non pensavi ch'io loico fossi!".mostra/nascondi nota in-27-123 loico: ragionatore, sottile conoscitore della logica.

27.124 A Minòs mi portò; e quelli attorse
27.125 otto volte la coda al dosso duro;
27.126 e poi che per gran rabbia la si morse,

27.127 disse: "Questi è d'i rei del foco furo";mostra/nascondi nota in-27-127 foco furo: fuoco ladro, perché " invola " le anime (cfr. c. XXVI, 42).
27.128 per ch'io là dove vedi son perduto,
27.129 e sì vestito, andando, mi rancuro».mostra/nascondi nota in-27-129 mi rancuro: mi dolgo.

27.130 Quand'elli ebbe 'l suo dir così compiuto,
27.131 la fiamma dolorando si partio,
27.132 torcendo e dibattendo 'l corno aguto.

27.133 Noi passamm'oltre, e io e 'l duca mio,
27.134 su per lo scoglio infino in su l'altr'arco
27.135 che cuopre 'l fosso in che si paga il fio

27.136 a quei che scommettendo acquistan carco.mostra/nascondi nota in-27-136 scommettendo: scommettere è l'opposto di commettere: unire; perciò qui sono puniti (" acquistan carco ") coloro che seminarono scismi e scandali.

Inferno : Canto 28

28.1 Chi poria mai pur con parole scioltemostra/nascondi nota in-28-1 parole sciolte: in prosa che è libera dai legami del verso (cfr. lat. oratio soluta).
28.2 dicer del sangue e de le piaghe a pieno
28.3 ch'i' ora vidi, per narrar più volte?mostra/nascondi nota in-28-3 per narrar più volte: per quanto provasse a ripetere la narrazione.

28.4 Ogne lingua per certo verria menomostra/nascondi nota in-28-4 verria meno: sarebbe insufficiente.
28.5 per lo nostro sermone e per la mente
28.6 c'hanno a tanto comprender poco seno.mostra/nascondi nota in-28-6 seno: capacità.

28.7 S'el s'aunasse ancor tutta la gentemostra/nascondi nota in-28-7 s'aunasse: si radunasse di nuovo ( " ancor ").
28.8 che già in su la fortunata terramostra/nascondi nota in-28-8 fortunata: fortunosa terra di Puglia.
28.9 di Puglia, fu del suo sangue dolente

28.10 per li Troiani e per la lunga guerramostra/nascondi nota in-28-10 per li Troiani: a causa dei Romani, discendenti dei Troiani, durante le guerre sannitiche e nella seconda guerra punica, quando, come attesta Livio, a Canne Annibale riempì più di " tre moggia " con gli anelli tolti ai nemici uccisi.
28.11 che de l'anella fé sì alte spoglie,
28.12 come Livio scrive, che non erra,

28.13 con quella che sentio di colpi dogliemostra/nascondi nota in-28-13 con quella: con quella gente che fu ferita e uccisa quando Roberto il Guiscardo cacciò i Saraceni dall'Italia meridionale; e l'altra, le cui ossa ancora sono ammucchiate a Ceprano. Veramente, Carlo I d'Angiò passò per il ponte di Ceprano, sul Liri, lasciato libero in seguito al tradimento dei baroni pugliesi (v. 16 e segg.), ma la battaglia si svolse nel 1266, a Benevento, dove fu ucciso Manfredi. A Tagliacozzo, nel 1268, fu battuto Corradino di Svevia e la vittoria di Carlo fu dovuta, più che alle armi, all'astuzia di Alardo di Valery.
28.14 per contastare a Ruberto Guiscardo;
28.15 e l'altra il cui ossame ancor s'accoglie

28.16 a Ceperan, là dove fu bugiardo
28.17 ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo,
28.18 dove sanz'arme vinse il vecchio Alardo;

28.19 e qual forato suo membro e qual mozzo
28.20 mostrasse, d'aequar sarebbe nullamostra/nascondi nota in-28-20 d'aequar sarebbe nulla: non vi sarebbe modo di uguagliare la misura (" modo ") del carname contenuto nella nona bolgia.
28.21 il modo de la nona bolgia sozzo.

28.22 Già veggia, per mezzul perdere o lulla,mostra/nascondi nota in-28-22 Già veggia : una botte ( " veggia " ) per il fatto di perdere la doga di mezzo (" mezzul ") o una doga laterale (" lulla ") del fondo, non si squarcia (" pertugia ") casi come io vidi uno, spaccato dal mento fino al posteriore, dove si emette vento ( " trulla " ).
28.23 com'io vidi un, così non si pertugia,
28.24 rotto dal mento infin dove si trulla.

28.25 Tra le gambe pendevan le minugia;mostra/nascondi nota in-28-25 le minugia: le budella (cfr. lat. minutia).
28.26 la corata pareva e 'l tristo saccomostra/nascondi nota in-28-26 pareva: appariva, era visibile la " corata ", cioè cuore, fegato, polmoni, milza e intestino (" 'l tristo sacco ").
28.27 che merda fa di quel che si trangugia.

28.28 Mentre che tutto in lui veder m'attacco,
28.29 guardommi, e con le man s'aperse il petto,
28.30 dicendo: «Or vedi com'io mi dilacco!mostra/nascondi nota in-28-30 mi dilacco: mi squarcio in due pezzi.

28.31 vedi come storpiato è Maometto!mostra/nascondi nota in-28-31 Maometto: è il fondatore dell'Islamismo (560-633), considerato nel Medio Evo come un cristiano scismatico. Alì è il cugino e genero di Maometto, uno dei primi seguaci dell'Islamismo.
28.32 Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
28.33 fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

28.34 E tutti li altri che tu vedi qui,
28.35 seminator di scandalo e di scismamostra/nascondi nota in-28-35 di scandalo e di scisma: di discordia e di scissione, perciò questi peccatori sono così divisi nella persona (" fessi ").
28.36 fuor vivi, e però son fessi così.

28.37 Un diavolo è qua dietro che n'accismamostra/nascondi nota in-28-37 n'accisma: ci spacca, sottoponendo al taglio della spada ciascuno di questa schiera (" risma "), quando abbiamo compiuto l'intero giro della bolgia. E ogni giro si ripete la pena.
28.38 sì crudelmente, al taglio de la spada
28.39 rimettendo ciascun di questa risma,

28.40 quand'avem volta la dolente strada;
28.41 però che le ferite son richiuse
28.42 prima ch'altri dinanzi li rivada.mostra/nascondi nota in-28-42 altri: noi; le ferite, insomma si rimarginano.

28.43 Ma tu chi se' che 'n su lo scoglio muse,mostra/nascondi nota in-28-43 muse: musi, cioè rivolgi il muso, lo sguardo.
28.44 forse per indugiar d'ire a la pena
28.45 ch'è giudicata in su le tue accuse?».mostra/nascondi nota in-28-45 giudicata : assegnata in base ( " in su ") alle tue confessioni (" accuse ").

28.46 «Né morte 'l giunse ancor, né colpa 'l mena»,mostra/nascondi nota in-28-46 'l giunse: lo ha raggiunto.
28.47 rispuose 'l mio maestro «a tormentarlo;
28.48 ma per dar lui esperienza piena,

28.49 a me, che morto son, convien menarlo
28.50 per lo 'nferno qua giù di giro in giro;
28.51 e quest'è ver così com'io ti parlo».

28.52 Più fuor di cento che, quando l'udiro,mostra/nascondi nota in-28-52 fuor: furono più di cento che….
28.53 s'arrestaron nel fosso a riguardarmi
28.54 per maraviglia obliando il martiro.

28.55 «Or dì a fra Dolcin dunque che s'armi,mostra/nascondi nota in-28-55 fra Dolcin: Dolcino Tornielli non fu frate, ma seguace della setta dei Fratelli Apostolici (o Apostoli), che auspicava un ritorno alla semplicità di costume degli Apostoli e predicava la comunanza dei beni e delle donne. Clemente V promosse una crociata contro di lui e, nel 1307, Dolcino fu costretto ad arrendersi per fame. Fu arso vivo a Novara con alcuni suoi seguaci. Qui Maometto lo fa avvertire che si provveda di cibo (" di vivanda ") in modo che la morsa (" stretta ") della neve non faciliti la vittoria ai Novaresi e agli altri crociati, vittoria che altrimenti non sarebbe facile (" leve ") conseguire.
28.56 tu che forse vedra' il sole in breve,
28.57 s'ello non vuol qui tosto seguitarmi,

28.58 sì di vivanda, che stretta di neve
28.59 non rechi la vittoria al Noarese,
28.60 ch'altrimenti acquistar non sarìa leve».

28.61 Poi che l'un piè per girsene sospese,
28.62 Maometto mi disse esta parola;
28.63 indi a partirsi in terra lo distese.

28.64 Un altro, che forata avea la gola
28.65 e tronco 'l naso infin sotto le ciglia,
28.66 e non avea mai ch'una orecchia sola,mostra/nascondi nota in-28-66 mai ch': più che (cfr. lat. magis) nel senso di: altro che.

28.67 ristato a riguardar per maraviglia
28.68 con li altri, innanzi a li altri aprì la canna,mostra/nascondi nota in-28-68 la canna: l'orribile ferita alla gola (cfr. v. 64).
28.69 ch'era di fuor d'ogni parte vermiglia,

28.70 e disse: «O tu cui colpa non condanna
28.71 e cu' io vidi su in terra latina,mostra/nascondi nota in-28-71 terra latina: l'Italia.
28.72 se troppa simiglianza non m'inganna,

28.73 rimembriti di Pier da Medicina,mostra/nascondi nota in-28-73 Pier da Medicina: personaggio di cui ben poco si conosce; Medicina si trova presso Bologna, città ove forse Piero poté incontrare Dante.
28.74 se mai torni a veder lo dolce piano
28.75 che da Vercelli a Marcabò dichina.mostra/nascondi nota in-28-75 Marcabò: castello dei Veneziani presso Ravenna.

28.76 E fa saper a' due miglior da Fano,mostra/nascondi nota in-28-76 due miglior da Fano: sono Guido del Cassero e Agnolello da Carignano, che furono gettati dalla nave e annegati (" mazzerati ") presso Cattolica, tra Rimini e Pesaro, per opera del tiranno Malatestino Malatesta (cfr. c. XXVII, 46 e segg.); con un tal delitto, che Nettuno non ne vide mai uno simile, tra Cipro e Maiorca (" Maiolica ") cioè in tutto il Mediterraneo, neppure per opera di pirati o di greci (" gente argolica "), ritenuti proverbiali traditori.
28.77 a messer Guido e anco ad Angiolello,
28.78 che, se l'antiveder qui non è vano,

28.79 gittati saran fuor di lor vasello
28.80 e mazzerati presso a la Cattolica
28.81 per tradimento d'un tiranno fello.

28.82 Tra l'isola di Cipri e di Maiolica
28.83 non vide mai sì gran fallo Nettuno,
28.84 non da pirate, non da gente argolica.

28.85 Quel traditor che vede pur con l'uno,mostra/nascondi nota in-28-85 Quel traditor: il traditore Malatestino, orbo di un occhio, che governa la terra di Rimini, che uno (" tal ") a me vicino, e cioè Curione, vorrebbe non aver mai visto, li convocherà a parlamento, poi farà in modo che essi non abbiano bisogno (" mestier ") di invocazioni e di preghiere a1 vento di Focara (monte sul mare tra Pesaro e Cattolica) perché non ostacoli la navigazione; e ciò perché ormai saranno " mazzerati ", cioè gettati a mare con un peso per sommergerli.
28.86 e tien la terra che tale qui meco
28.87 vorrebbe di vedere esser digiuno,

28.88 farà venirli a parlamento seco;
28.89 poi farà sì, ch'al vento di Focara
28.90 non sarà lor mestier voto né preco».

28.91 E io a lui: «Dimostrami e dichiara,
28.92 se vuo' ch'i' porti sù di te novella,
28.93 chi è colui da la veduta amara».mostra/nascondi nota in-28-93 colui: è quel " tal " di cui al v. 36. cioè Curione.

28.94 Allor puose la mano a la mascella
28.95 d'un suo compagno e la bocca li aperse,
28.96 gridando: «Questi è desso, e non favella.mostra/nascondi nota in-28-96 e non favella: come si vedrà ha la lingua mozzata.

28.97 Questi, scacciato, il dubitar sommersemostra/nascondi nota in-28-97 Questi: costui, Curione, scacciato da Roma perché del partito cesariano, raggiunse il suo capo a Ravenna e lo convinse (" il dubitar sommerse ") a passare il Rubicone, affermando che chi è pronto ( " 'l fornito " ) sempre ricevette danno dall'attendere. Poiché il Rubicone scorre vicino a Rimini, si spiegano i v. 86-87.
28.98 in Cesare, affermando che 'l fornito
28.99 sempre con danno l'attender sofferse».

28.100 Oh quanto mi pareva sbigottito
28.101 con la lingua tagliata ne la strozza
28.102 Curio, ch'a dir fu così ardito!

28.103 E un ch'avea l'una e l'altra man mozza,
28.104 levando i moncherin per l'aura fosca,
28.105 sì che 'l sangue facea la faccia sozza,

28.106 gridò: «Ricordera'ti anche del Mosca,mostra/nascondi nota in-28-106 Mosca: è Mosca dei Lamberti, fiorentino illustre, il quale nel 1215 indusse gli Amidei ad uccidere Buondelmonte de' Buondelmonti, affermando che cosa fatta non ammette discussioni; da tale uccisione ebbe origine la scissione tra Guelfi e Ghibellini in Firenze e nel resto della Toscana. Per Mosca cfr. c. VI, 80.
28.107 che disse, lasso!, "Capo ha cosa fatta",
28.108 che fu mal seme per la gente tosca».

28.109 E io li aggiunsi: «E morte di tua schiatta»;mostra/nascondi nota in-28-109 E morte: e la rovina della tua gente; i Lamberti, infatti, scacciati da Firenze, non vi fecero più ritorno.
28.110 per ch'elli, accumulando duol con duolo,
28.111 sen gio come persona trista e matta.

28.112 Ma io rimasi a riguardar lo stuolo,mostra/nascondi nota in-28-112 stuolo: la schiera dei dannati.
28.113 e vidi cosa, ch'io avrei paura,
28.114 sanza più prova, di contarla solo;mostra/nascondi nota in-28-114 sanza più prova: senza miglior prova che averla vista; se non che, mi dà sicurezza la coscienza, quella buona compagnia che ci rinfranca sotto la difesa (" asbergo " = usbergo; corazza) del sentirsi pura.

28.115 se non che coscienza m'assicura,
28.116 la buona compagnia che l'uom francheggia
28.117 sotto l'asbergo del sentirsi pura.

28.118 Io vidi certo, e ancor par ch'io 'l veggia,
28.119 un busto sanza capo andar sì come
28.120 andavan li altri de la trista greggia;

28.121 e 'l capo tronco tenea per le chiome,
28.122 pesol con mano a guisa di lanterna;mostra/nascondi nota in-28-122 pesol: pendulo, sospeso in aria, come una lanterna che rischiari la via.
28.123 e quel mirava noi e dicea: «Oh me!».

28.124 Di sé facea a sé stesso lucerna,
28.125 ed eran due in uno e uno in due:mostra/nascondi nota in-28-125 due in uno: un'unica vita animava le due parti e l'unica persona era ridotta in due tronconi.
28.126 com'esser può, quei sa che sì governa.mostra/nascondi nota in-28-126 quei sa: lo sa colui che così dispone.

28.127 Quando diritto al piè del ponte fue,
28.128 levò 'l braccio alto con tutta la testa,
28.129 per appressarne le parole sue,

28.130 che fuoro: «Or vedi la pena molesta
28.131 tu che, spirando, vai veggendo i morti:
28.132 vedi s'alcuna è grande come questa.

28.133 E perché tu di me novella porti,
28.134 sappi ch'i' son Bertram dal Bornio, quellimostra/nascondi nota in-28-134 Bertram dal Bornio: Bertran de Born, signore del castello di Hautefort, e famoso trovatore provenzale. Si credette, a torto, che mal consigliasse il giovane Enrico III a ribellarsi al padre Enrico II, re d'Inghilterra.
28.135 che diedi al re giovane i ma' conforti.

28.136 Io feci il padre e 'l figlio in sé ribelli:mostra/nascondi nota in-28-136 in sé: tra loro (cfr. lat. inter se).
28.137 Achitofèl non fé più d'Absalonemostra/nascondi nota in-28-137 Achitofél: non più tristemente si comportò Achitofel nell'istigare con le sue esortazioni (" punzelli "), Assalonne ad uccidere il padre David.
28.138 e di Davìd coi malvagi punzelli.

28.139 Perch'io parti' così giunte persone,mostra/nascondi nota in-28-139 parti': disunii persone cosi unite.
28.140 partito porto il mio cerebro, lasso!,
28.141 dal suo principio ch'è in questo troncone.mostra/nascondi nota in-28-141 dal suo principio: il midollo spinale, da cui si credeva traesse origine il cervello (" cerebro ").

28.142 Così s'osserva in me lo contrapasso».mostra/nascondi nota in-28-142 lo contrapasso : dal lat. contra pati : soffrire in cambio. E' il criterio secondo il quale la qualità della pena corrisponde perfettamente alla natura della colpa. Di ascendenza aristotelica, era penetrato nella scolastica del tempo.

Inferno : Canto 29

29.1 La molta gente e le diverse piaghemostra/nascondi nota in-29-1 diverse: strane, mai viste prima.
29.2 avean le luci mie sì inebriate,mostra/nascondi nota in-29-2 le luci: gli occhi, che erano desiderosi ( " vaghe " ) di pianto.
29.3 che de lo stare a piangere eran vaghe.

29.4 Ma Virgilio mi disse: «Che pur guate?
29.5 perché la vista tua pur si soffolgemostra/nascondi nota in-29-5 pur si soffolge: continua a rivolgersi (cfr. lat. suffulcire: poggiare).
29.6 là giù tra l'ombre triste smozzicate?

29.7 Tu non hai fatto sì a l'altre bolge;
29.8 pensa, se tu annoverar le credi,
29.9 che miglia ventidue la valle volge.mostra/nascondi nota in-29-9 che miglia: che la valle gira intorno per ventidue miglia.

29.10 E già la luna è sotto i nostri piedi:mostra/nascondi nota in-29-10 E già la luna: la luna, già stata piena la notte precedente e al tramonto alla uscita dei poeti dalla quarta bolgia (cfr. c. XX, n. 126), si trova ora al nadir (" sotto i nostri piedi "). E' da poco trascorso il mezzogiorno e breve è il tempo rimasto per compiere la visita dell'Infermo entro il termine concesso: 24 ore.
29.11 lo tempo è poco omai che n'è concesso,
29.12 e altro è da veder che tu non vedi».

29.13 «Se tu avessi», rispuos'io appresso,
29.14 «atteso a la cagion perch'io guardava,
29.15 forse m'avresti ancor lo star dimesso».mostra/nascondi nota in-29-15 dimesso: accordato.

29.16 Parte sen giva, e io retro li andava,mostra/nascondi nota in-29-16 Parte: intanto (Virgilio) se ne andava.
29.17 lo duca, già faccendo la risposta,
29.18 e soggiugnendo: «Dentro a quella cavamostra/nascondi nota in-29-18 cava: la bolgia, a forma di " valla " e perciò concava.

29.19 dov'io tenea or li occhi sì a posta,
29.20 credo ch'un spirto del mio sangue piangamostra/nascondi nota in-29-20 un spirto: un mio parente (" del mio sangue " ).
29.21 la colpa che là giù cotanto costa».

29.22 Allor disse 'l maestro: «Non si frangamostra/nascondi nota in-29-22 Non si franga: " non si perda dietro di lui " (Del Lungo).
29.23 lo tuo pensier da qui innanzi sovr'ello.
29.24 Attendi ad altro, ed ei là si rimanga;

29.25 ch'io vidi lui a piè del ponticello
29.26 mostrarti, e minacciar forte, col dito,
29.27 e udi' 'l nominar Geri del Bello.mostra/nascondi nota in-29-27 e udi' 'l nominar: e udii che lo chiamavano Geri del Bello. Era, costui, cugino del padre di Dante e fu ucciso da Brodaio dei Sacchetti, per aver suscitato discordie in quella famiglia.

29.28 Tu eri allor sì del tutto impedito
29.29 sovra colui che già tenne Altaforte,mostra/nascondi nota in-29-29 tenne Altaforte: è Bertran de Born, signore di Hautefort (" Altaforte ").
29.30 che non guardasti in là, sì fu partito».mostra/nascondi nota in-29-30 sì: tanto che.

29.31 «O duca mio, la violenta morte
29.32 che non li è vendicata ancor», diss'io,
29.33 «per alcun che de l'onta sia consorte,mostra/nascondi nota in-29-33 per alcun: da qualcuno degli Alighieri che, come parente, condivida l'onta sua.

29.34 fece lui disdegnoso; ond'el sen gio
29.35 sanza parlarmi, sì com'io estimo:
29.36 e in ciò m'ha el fatto a sé più pio».mostra/nascondi nota in-29-36 a sé più pio: più pietosamente disposto verso di lui.

29.37 Così parlammo infino al loco primo
29.38 che de lo scoglio l'altra valle mostra,mostra/nascondi nota in-29-38 de lo scoglio: dal ponte.
29.39 se più lume vi fosse, tutto ad imo.mostra/nascondi nota in-29-39 tutto ad imo: fino in fondo.

29.40 Quando noi fummo sor l'ultima chiostramostra/nascondi nota in-29-40 sor l'ultima chiostra: sopra l'ultimo recinto, cioè la bolgia, che racchiude i peccatori (cfr. lat. claustrum).
29.41 di Malebolge, sì che i suoi conversimostra/nascondi nota in-29-41 conversi: frati; l'immagine è suggerita dal chiostro del v. precedente.
29.42 potean parere a la veduta nostra,mostra/nascondi nota in-29-42 parere: apparire.

29.43 lamenti saettaron me diversi,
29.44 che di pietà ferrati avean li strali;
29.45 ond'io li orecchi con le man copersi.

29.46 Qual dolor fora, se de li spedali,mostra/nascondi nota in-29-46 fora : sarebbe.
29.47 di Valdichiana tra 'l luglio e 'l settembremostra/nascondi nota in-29-47 Valdichiana: la Valdichiana, la Maremma e la Sardegna, specialmente nella stagione estiva (" tra 'l luglio e 'l settembre "), erano funestate da frequenti epidemie.
29.48 e di Maremma e di Sardigna i mali

29.49 fossero in una fossa tutti 'nsembre,mostra/nascondi nota in-29-49 'nsembre: insieme (cfr. francese ensemble dal lat. insimul).
29.50 tal era quivi, e tal puzzo n'usciva
29.51 qual suol venir de le marcite membre.

29.52 Noi discendemmo in su l'ultima rivamostra/nascondi nota in-29-52 riva: l'ultimo argine.
29.53 del lungo scoglio, pur da man sinistra;
29.54 e allor fu la mia vista più viva

29.55 giù ver lo fondo, la 've la ministra
29.56 de l'alto Sire infallibil giustizia
29.57 punisce i falsador che qui registra.mostra/nascondi nota in-29-57 qui: sulla terra iscrive (" registra ") sul libro dei peccatori.

29.58 Non credo ch'a veder maggior tristizia
29.59 fosse in Egina il popol tutto infermo,mostra/nascondi nota in-29-59 in Egina: narra Ovidio nelle Metamorfosi (cfr. VII, 523, segg.) che Giunone inviò una pestilenza nell'isola di Egina e che, essendo morti tutti gli abitanti, Eaco, l'unico sopravvissuto, ottenne da Giove di rinnovare ( " ristorar ", v. 64) la popolazione, trasformando in uomini quante formiche si trovavano sotto la quercia ai cui piedi egli giaceva. Così i nuovi abitanti presero il nome di Mirmidoni (dal greco myrmex = formica).
29.60 quando fu l'aere sì pien di malizia,mostra/nascondi nota in-29-60 malizia: male; il contagio della peste.

29.61 che li animali, infino al picciol vermo,
29.62 cascaron tutti, e poi le genti antiche,
29.63 secondo che i poeti hanno per fermo,

29.64 si ristorar di seme di formiche;
29.65 ch'era a veder per quella oscura vallemostra/nascondi nota in-29-65 ch'era: di quanto era. Da unire a " maggior tristizia " del v. 58.
29.66 languir li spirti per diverse biche.mostra/nascondi nota in-29-66 biche: mucchi; covoni di grano.

29.67 Qual sovra 'l ventre, e qual sovra le spalle
29.68 l'un de l'altro giacea, e qual carpone
29.69 si trasmutava per lo tristo calle.mostra/nascondi nota in-29-69 si trasmutava: si trascinava.

29.70 Passo passo andavam sanza sermone,
29.71 guardando e ascoltando li ammalati,
29.72 che non potean levar le lor persone.

29.73 Io vidi due sedere a sé poggiati,
29.74 com'a scaldar si poggia tegghia a tegghia,mostra/nascondi nota in-29-74 tegghia a tegghia: teglia a teglia.
29.75 dal capo al piè di schianze macolati;mostra/nascondi nota in-29-75 schianze: chiazze, croste.

29.76 e non vidi già mai menare stregghiamostra/nascondi nota in-29-76 menare stregghia: muover con rapidità la striglia da parte ("a" dativo d'agente come in lat.) di un giovane di stalla atteso dal suo signore (" segnorso "=signor suo, forma dell'uso antico), né da parte di colui che veglia (" vegghia ") contro il suo volere.
29.77 a ragazzo aspettato dal segnorso,
29.78 né a colui che mal volontier vegghia,

29.79 come ciascun menava spesso il morso
29.80 de l'unghie sopra sé per la gran rabbia
29.81 del pizzicor, che non ha più soccorso;mostra/nascondi nota in-29-81 più soccorso: altro aiuto.

29.82 e sì traevan giù l'unghie la scabbia,
29.83 come coltel di scardova le scagliemostra/nascondi nota in-29-83 scardova: pesce d'acqua dolce, assai squamoso.
29.84 o d'altro pesce che più larghe l'abbia.

29.85 «O tu che con le dita ti dismaglie»,mostra/nascondi nota in-29-85 ti dismaglie: ti togli le croste come se fossero le maglie di una corazza, sì che le unghie sembrano " tanaglie ".
29.86 cominciò 'l duca mio a l'un di loro,
29.87 «e che fai d'esse talvolta tanaglie,

29.88 dinne s'alcun Latino è tra costoromostra/nascondi nota in-29-88 Latino: italiano.
29.89 che son quinc'entro, se l'unghia ti bastimostra/nascondi nota in-29-89 se: con il consueto valore ottativo, come anche ai vv. 103 e 105.
29.90 etternalmente a cotesto lavoro».

29.91 «Latin siam noi, che tu vedi sì guasti
29.92 qui ambedue», rispuose l'un piangendo;
29.93 «ma tu chi se' che di noi dimandasti?».

29.94 E 'l duca disse: «I' son un che discendo
29.95 con questo vivo giù di balzo in balzo,mostra/nascondi nota in-29-95 dl balzo in balzo: di cerchio in cerchio.
29.96 e di mostrar lo 'nferno a lui intendo».

29.97 Allor si ruppe lo comun rincalzo;mostra/nascondi nota in-29-97 rincalzo: appoggio; i due sono appoggiati l'uno all'altro.
29.98 e tremando ciascuno a me si volse
29.99 con altri che l'udiron c.mostra/nascondi nota in-29-99 di rimbalzo: di riflesso.

29.100 Lo buon maestro a me tutto s'accolse,
29.101 dicendo: «Dì a lor ciò che tu vuoli»;
29.102 e io incominciai, poscia ch'ei volse:mostra/nascondi nota in-29-102 volse: volle.

29.103 «Se la vostra memoria non s'imbolimostra/nascondi nota in-29-103 non s'imboli: non si involi, non dilegui.
29.104 nel primo mondo da l'umane menti,
29.105 ma s'ella viva sotto molti soli,mostra/nascondi nota in-29-105 sotto molti soli: per molti anni.

29.106 ditemi chi voi siete e di che genti;
29.107 la vostra sconcia e fastidiosa pena
29.108 di palesarvi a me non vi spaventi».

29.109 «Io fui d'Arezzo, e Albero da Siena»,mostra/nascondi nota in-29-109 Io fui d'Arezzo: è Griffolino d'Arezzo, mandato al rogo, prima del 1272, sotto la falsa accusa di eresia (" ma quel per ch'io morii qui non mi mena ") e qui punito perché fu falsario di metalli.
29.110 rispuose l'un, «mi fé mettere al foco;
29.111 ma quel per ch'io mori' qui non mi mena.

29.112 Vero è ch'i' dissi lui, parlando a gioco:mostra/nascondi nota in-29-112 a gioco: celiando, per scherzo.
29.113 I' mi saprei levar per l'aere a volo;
29.114 e quei, ch'avea vaghezza e senno poco,

29.115 volle ch'i' li mostrassi l'arte; e solo
29.116 perch'io nol feci Dedalo, mi fecemostra/nascondi nota in-29-116 perch'io nol feci Dedalo: perché io non feci di lui un Dedalo (cfr. c. XVII, 109 e n.), mi fece condannare al rogo da uno che lo teneva come figlio. Albero o Alberto da Siena era un giovane di nobile famiglia, qui ritratto come un balordo (" avea vaghezza e senno poco "), mentre l'uomo che lo teneva come figlio potrebbe essere il vescovo di Siena, che si diceva fosse veramente il padre di Albero.
29.117 ardere a tal che l'avea per figliuolo.

29.118 Ma nell 'ultima bolgia de le diece
29.119 me per l'alchìmia che nel mondo usaimostra/nascondi nota in-29-119 l'alchìmia: scienza " sofistica " che mirava a falsificare i metalli; un'altra branca dell'alchimia, progenitrice della chimica moderna, studiava il modo di estrarre l'oro e l'argento dai minerali.
29.120 dannò Minòs, a cui fallar non lece».

29.121 E io dissi al poeta: «Or fu già mai
29.122 gente sì vana come la sanese?
29.123 Certo non la francesca sì d'assai!».mostra/nascondi nota in-29-123 la francesca: i Francesi erano tenuti in conto di frivoli e leggeri.

29.124 Onde l'altro lebbroso, che m'intese,
29.125 rispuose al detto mio: «Tra'mene Striccamostra/nascondi nota in-29-125 Tra'mene Stricca: toglimene, cioè tranne Stricca, forse della famiglia dei Salimbeni, che fu podestà a Bologna nel 1276 e nel 1286. La frase è ironica e così al v. 130.
29.126 che seppe far le temperate spese,

29.127 e Niccolò che la costuma riccamostra/nascondi nota in-29-127 e Niccolò: forse fratello di Stricca; egli per primo importò la dispendiosa usanza orientale di " mettere, in fagiani e pernici arrosto, garofani " (Lana) nella città di Siena (" l'orto "), dove il seme del vano sperpero attecchisce rapidamente (" s'appicca ").
29.128 del garofano prima discoverse
29.129 ne l'orto dove tal seme s'appicca;

29.130 e tra'ne la brigata in che dispersemostra/nascondi nota in-29-130 la brigata: la gaia compagnia detta " spendereccia " per cui Caccia d'Asciano degli Scialenghi profuse le sue vigne e i suoi boschi (" la gran fronda ").
29.131 Caccia d'Ascian la vigna e la gran fonda,
29.132 e l'Abbagliato suo senno proferse.mostra/nascondi nota in-29-132 l'Abbagliato: è Bartolomeo dei Folcacchieri, fratello del rimatore Folcacchiero:.

29.133 Ma perché sappi chi sì ti secondamostra/nascondi nota in-29-133 chi sì tì seconda: chi in questo modo è con te d'accordo.
29.134 contra i Sanesi, aguzza ver me l'occhio,
29.135 sì che la faccia mia ben ti risponda:

29.136 sì vedrai ch'io son l'ombra di Capocchio,mostra/nascondi nota in-29-136 Capocchio: è un fiorentino che antichi commentatori affermano abbia conosciuto personalmente Dante. Fu falsario di metalli, ma era anche in grado di contraffare e imitare qualsiasi persona; perciò dice di sè stesso " buona scimia ". Fu arso vivo a Siena nel 1293.
29.137 che falsai li metalli con l'alchìmia;
29.138 e te dee ricordar, se ben t'adocchio,mostra/nascondi nota in-29-138 te dee: ti devi.

29.139 com'io fui di natura buona scimia».

Inferno : Canto 30

30.1 Nel tempo che Iunone era crucciatamostra/nascondi nota in-30-1 Nel tempo: quando Giunone era adirata con la stirpe (" sangue ") tebana a causa degli amori di Giove con Semele, (figlia di Cadmo, fondatore di Tebe), come mostro più volte, fino a far morire incenerita la stessa Semele; Atamante, impazzito (" insano "), vedendo la moglie Ino, sorella di Semele, recar per mano i figlioletti Learco e Melicerta, li scambiò per una leonessa coi leoncini e, avendo egli ucciso Learco, la sventurata Ino si gettò in mare con Melicerta (" l'altro carco " ).
30.2 per Semelè contra 'l sangue tebano,
30.3 come mostrò una e altra fiata,

30.4 Atamante divenne tanto insano,
30.5 che veggendo la moglie con due figli
30.6 andar carcata da ciascuna mano,

30.7 gridò: «Tendiam le reti, sì ch'io pigli
30.8 la leonessa e ' leoncini al varco»;
30.9 e poi distese i dispietati artigli,

30.10 prendendo l'un ch'avea nome Learco,
30.11 e rotollo e percosselo ad un sasso;
30.12 e quella s'annegò con l'altro carco.

30.13 E quando la fortuna volse in basso
30.14 l'altezza de' Troian che tutto ardiva,mostra/nascondi nota in-30-14 l'altezza: quando la potenza dei Troiani che tutto osava declinò, tanto che in uno stesso tempo fu cancellato ( " casso ") il regno insieme col suo re, Priamo.
30.15 sì che 'nsieme col regno il re fu casso,

30.16 Ecuba trista, misera e cattiva,mostra/nascondi nota in-30-16 Ecuba: moglie di Priamo, divenuta schiava (" cattiva " cfr. lat. captiva) dei Greci, dopo che vide Polissena immolata sulla tomba di Achille e il cadavere del figlio Polidoro (cfr. c. XIII, 48 e n.) sulla costa della Tracia, impazzì emettendo ululati canini.
30.17 poscia che vide Polissena morta,
30.18 e del suo Polidoro in su la riva

30.19 del mar si fu la dolorosa accorta,
30.20 forsennata latrò sì come cane;
30.21 tanto il dolor le fé la mente torta.

30.22 Ma né di Tebe furie né troiane
30.23 si vider mai in alcun tanto crude,mostra/nascondi nota in-30-23 in: contro.
30.24 non punger bestie, nonché membra umane,

30.25 quant'io vidi in due ombre smorte e nude,
30.26 che mordendo correvan di quel modo
30.27 che 'l porco quando del porcil si schiude.

30.28 L'una giunse a Capocchio, e in sul nodo
30.29 del collo l'assannò, sì che, tirando,
30.30 grattar li fece il ventre al fondo sodo.mostra/nascondi nota in-30-30 al fondo sodo: al suolo duro della bolgia.

30.31 E l'Aretin che rimase, tremandomostra/nascondi nota in-30-31 l'Aretín: è Griffolino.
30.32 mi disse: «Quel folletto è Gianni Schicchi,mostra/nascondi nota in-30-32 Gianni Schicchí: è Gianni Schicchi dei Cavalcanti, fiorentino, chiamato folletto col nome che si dava a certi spiriti maligni che tormentavano gli uomini. Morì prima del 1280.
30.33 e va rabbioso altrui così conciando».

30.34 «Oh!», diss'io lui, «se l'altro non ti ficchimostra/nascondi nota in-30-34 se l'altro: il " se " é ottativo; " l'altro " è la seconda ombra (cfr. v. 25), cioè Mirra, figlia di Cinira, re di Cipro, la quale, dominata da un'insana passione per il padre, falsificando la persona che Cinira credeva di possedere, si congiunse con lui, divenendogli perciò " amica " al di fuori e contro l'amore (" dritto amore ") che una figlia deve al padre.
30.35 li denti a dosso, non ti sia fatica
30.36 a dir chi è, pria che di qui si spicchi».

30.37 Ed elli a me: «Quell'è l'anima antica
30.38 di Mirra scellerata, che divenne
30.39 al padre fuor del dritto amore amica.

30.40 Questa a peccar con esso così venne,
30.41 falsificando sé in altrui forma,
30.42 come l'altro che là sen va, sostenne,mostra/nascondi nota in-30-42 l'altro: anche Gianni Schicchi osò (" sostenne ") sostituirsi a Buoso Donati (cfr. c. XXV, 140) già morto, facendo testamento a suo nome e dandogli validità legale (" norma "), per favorire Simone Donati, nipote di Buoso, e anche se stesso, in quanto carpì 500 fiorini e la miglior mula della scuderia (" la donna de la torma ").

30.43 per guadagnar la donna de la torma,
30.44 falsificare in sé Buoso Donati,
30.45 testando e dando al testamento norma».

30.46 E poi che i due rabbiosi fuor passati
30.47 sovra cu' io avea l'occhio tenuto,
30.48 rivolsilo a guardar li altri mal nati.

30.49 Io vidi un, fatto a guisa di leuto,mostra/nascondi nota in-30-49 a guisa dl leuto: a forma di liuto (strumento nell'aspetto simile al nostro mandolino), sol che egli avesse avuto l'inguinaia staccata (" tronca ") dalle gambe (" da l'altro… ").
30.50 pur ch'elli avesse avuta l'anguinaia
30.51 tronca da l'altro che l'uomo ha forcuto.

30.52 La grave idropesì, che sì dispaiamostra/nascondi nota in-30-52 La grave idropesì: l'idropisia, male che appesantisce (" grave ") e che così rende deformi le membra, con l'umore che trasforma in marciume, tanto che l'aspetto del viso non corrisponde alle dimensioni del ventre.
30.53 le membra con l'omor che mal converte,
30.54 che 'l viso non risponde a la ventraia,

30.55 facea lui tener le labbra aperte
30.56 come l'etico fa, che per la sete
30.57 l'un verso 'l mento e l'altro in sù rinverte.

30.58 «O voi che sanz'alcuna pena siete,mostra/nascondi nota in-30-58 l'etico: il malato di etisia.
30.59 e non so io perché, nel mondo gramo»,
30.60 diss'elli a noi, «guardate e attendete

30.61 a la miseria del maestro Adamo:mostra/nascondi nota in-30-61 maestro Adamo: è stato riconosciuto in un "magister Adam de Anglia", probabilmente inglese.
30.62 io ebbi vivo assai di quel ch'i' volli,
30.63 e ora, lasso!, un gocciol d'acqua bramo.

30.64 Li ruscelletti che d'i verdi colli
30.65 del Casentin discendon giuso in Arno,
30.66 faccendo i lor canali freddi e molli,

30.67 sempre mi stanno innanzi, e non indarno,
30.68 ché l'imagine lor vie più m'asciuga
30.69 che 'l male ond'io nel volto mi discarno.

30.70 La rigida giustizia che mi fruga
30.71 tragge cagion del loco ov'io peccaimostra/nascondi nota in-30-71 del loco: dal luogo, il Casentino (cfr. v. 65), così ricco d'acque.
30.72 a metter più li miei sospiri in fuga.

30.73 Ivi è Romena, là dov'io falsaimostra/nascondi nota in-30-73 Romena: castello dei conti Guidi, per cui incarico Adamo falsificò i fiorini di Firenze, che recavano l'immagine di San Giovanni Battista. Venuto a Firenze per spacciare monete, l'incauto falsario fu scoperto e condannato al rogo.
30.74 la lega suggellata del Batista;
30.75 per ch'io il corpo sù arso lasciai.

30.76 Ma s'io vedessi qui l'anima tristamostra/nascondi nota in-30-76 Ma s'io vedessi: se io potessi vedere qui l'anima malvagia di Guido, di Alessandro, o di Aghinolfo (oppure Ildebrandino, ché quattro erano i conti di Romena), non cederei il piacere di vederla (" la vista ") in cambio di tutta l'acqua di fonte Branda. Una di queste anime (Guido, morto nel 1292) c'è già, se le anime dei falsatori di persona, che vanno in giro mordendo ( " arrabbiate ") hanno detto la verità. Ma a che serve, dato che non posso muovermi?.
30.77 di Guido o d'Alessandro o di lor frate,
30.78 per Fonte Branda non darei la vista.mostra/nascondi nota in-30-78 Fonte Branda: presso Romena, da non confondere con la Fontebranda di Siena.

30.79 Dentro c'è l'una già, se l'arrabbiate
30.80 ombre che vanno intorno dicon vero;
30.81 ma che mi val, c'ho le membra legate?

30.82 S'io fossi pur di tanto ancor leggero
30.83 ch'i' potessi in cent'anni andare un'oncia,mostra/nascondi nota in-30-83 andare un'oncia: avanzare quanto è la dodicesima parte di un piede, sarei già in cammino a cercarlo, sebbene la bolgia misuri una circonferenza di undici miglia e trasversalmente non conti meno di mezzo miglio.
30.84 io sarei messo già per lo sentiero,

30.85 cercando lui tra questa gente sconcia,
30.86 con tutto ch'ella volge undici miglia,
30.87 e men d'un mezzo di traverso non ci ha.mostra/nascondi nota in-30-87 non ci ha : da leggere "noncia", per esigenze di rima.

30.88 Io son per lor tra sì fatta famiglia:mostra/nascondi nota in-30-88 per lor: per loro colpa.
30.89 e' m'indussero a batter li fiorini
30.90 ch'avevan tre carati di mondiglia».mostra/nascondi nota in-30-90 mondiglia: il metallo vile in lega con l'oro. Un carato é la ventiquattresima parte di una oncia d'oro puro.

30.91 E io a lui: «Chi son li due tapini
30.92 che fumman come man bagnate 'l verno,
30.93 giacendo stretti a' tuoi destri confini?».

30.94 «Qui li trovai - e poi volta non dierno - »,mostra/nascondi nota in-30-94 non dierno: non si sono più mossi. E non credo che si muoveranno per l'eternità.
30.95 rispuose, «quando piovvi in questo greppo,mostra/nascondi nota in-30-95 greppo: dirupo, cioè la bolgia.
30.96 e non credo che dieno in sempiterno.

30.97 L'una è la falsa ch'accusò Gioseppo;mostra/nascondi nota in-30-97 la falsa: la moglie di Putifarre, che, dopo aver cercato, inutilmente, di sedurre Giuseppe, si vendicò di lui accusandolo di aver tentato di violentarla (cfr. Genesi XXXIX, 6-23).
30.98 l'altr'è 'l falso Sinon greco di Troia:mostra/nascondi nota in-30-98 Sinon: è il greco che convinse i Troiani ad introdurre il fatale cavallo nella città, servendosi di false parole.
30.99 per febbre aguta gittan tanto leppo».mostra/nascondi nota in-30-99 leppo: è il puzzo delle cose grasse quando bruciano. I falsatori di parole, infatti, " fumman " (v. 92) perché consunti dalla febbre.

30.100 E l'un di lor, che si recò a noia
30.101 forse d'esser nomato sì oscuro,
30.102 col pugno li percosse l'epa croia.mostra/nascondi nota in-30-102 l'epa croia: la pancia dura come cuoio (cfr. lat. corium).

30.103 Quella sonò come fosse un tamburo;
30.104 e mastro Adamo li percosse il volto
30.105 col braccio suo, che non parve men duro,

30.106 dicendo a lui: «Ancor che mi sia tolto
30.107 lo muover per le membra che son gravi,
30.108 ho io il braccio a tal mestiere sciolto».mostra/nascondi nota in-30-108 a tal mestiere: per questa bisogna; il dar pugni.

30.109 Ond'ei rispuose: «Quando tu andavi
30.110 al fuoco, non l'avei tu così presto;mostra/nascondi nota in-30-110 al fuoco: al rogo.
30.111 ma sì e più l'avei quando coniavi».

30.112 E l'idropico: «Tu di' ver di questo:
30.113 ma tu non fosti sì ver testimonio
30.114 là 've del ver fosti a Troia richesto».mostra/nascondi nota in-30-114 la 've del ver: quando a Troia ti chiesero di parlare liberamente e sinceramente (là dove del vero).

30.115 «S'io dissi falso, e tu falsasti il conio»,
30.116 disse Sinon; «e son qui per un fallo,
30.117 e tu per più ch'alcun altro demonio!».

30.118 «Ricorditi, spergiuro, del cavallo»,mostra/nascondi nota in-30-118 spergiuro: Simone aveva giurato di dire la verità, invocando il cielo come testimonio (cfr. En. II, 154 segg.).
30.119 rispuose quel ch'avea infiata l'epa;
30.120 «e sieti reo che tutto il mondo sallo!».mostra/nascondi nota in-30-120 sieti reo: ti sia amaro il pensare ecc.

30.121 «E te sia rea la sete onde ti crepa»,
30.122 disse 'l Greco, «la lingua, e l'acqua marcia
30.123 che 'l ventre innanzi a li occhi sì t'assiepa!».mostra/nascondi nota in-30-123 sì t'assiepa: ti si gonfia fin davanti agli occhi.

30.124 Allora il monetier: «Così si squarciamostra/nascondi nota in-30-124 il monetier: il falsario delle monete, Adamo.
30.125 la bocca tua per tuo mal come suole;
30.126 ché s'i' ho sete e omor mi rinfarcia,mostra/nascondi nota in-30-126 mi rinfarcia: mi infarcisce, mi gonfia.

30.127 tu hai l'arsura e 'l capo che ti duole,
30.128 e per leccar lo specchio di Narcisso,mostra/nascondi nota in-30-128 e per leccar: e per lambire appena un po' d'acqua ("lo specchio di Narciso") non ci vorrebbero molte parole come invito.
30.129 non vorresti a 'nvitar molte parole».

30.130 Ad ascoltarli er'io del tutto fisso,
30.131 quando 'l maestro mi disse: «Or pur mira,mostra/nascondi nota in-30-131 Or pur mira: Continua pure a guardare, che per poco non vengo a lite con te.
30.132 che per poco che teco non mi risso!».

30.133 Quand'io 'l senti' a me parlar con ira,
30.134 volsimi verso lui con tal vergogna,
30.135 ch'ancor per la memoria mi si gira.

30.136 Qual è colui che suo dannaggio sogna,mostra/nascondi nota in-30-136 dannaggio: danno.
30.137 che sognando desidera sognare,
30.138 sì che quel ch'è, come non fosse, agogna,mostra/nascondi nota in-30-138 sì che: sì che desidera che il sogno sia sogno (" quel ch'è "), come se non lo fosse.

30.139 tal mi fec'io, non possendo parlare,
30.140 che disiava scusarmi, e scusava
30.141 me tuttavia, e nol mi credea fare.

30.142 «Maggior difetto men vergogna lava»,mostra/nascondi nota in-30-142 Maggior difetto: una vergogna anche minore lava una colpa anche maggiore di quel che la tua non è stata.
30.143 disse 'l maestro, «che 'l tuo non è stato;
30.144 però d'ogne trestizia ti disgrava.

30.145 E fa ragion ch'io ti sia sempre allato,mostra/nascondi nota in-30-145 fa ragion: fa conto.
30.146 se più avvien che fortuna t'accogliamostra/nascondi nota in-30-146 fortuna: la sorte ti faccia trovare (" t'accoglia ") in luogo ove siano persone prese da simile alterco (" piato ").
30.147 dove sien genti in simigliante piato:

30.148 ché voler ciò udire è bassa voglia».

Inferno : Canto 31

31.1 Una medesma lingua pria mi morse,mostra/nascondi nota in-31-1 Una medesma lingua: Virgilio prima aveva rimproverato Dante, facendolo arrossire, poi gli aveva reso il conforto ( " medicina ").
31.2 sì che mi tinse l'una e l'altra guancia,
31.3 e poi la medicina mi riporse;

31.4 così od'io che solea far la lanciamostra/nascondi nota in-31-4 od'io: ho sentito dire che la lancia, lasciata da Peleo ad Achille, col primo colpo feriva e col secondo sanava la ferita.
31.5 d'Achille e del suo padre esser cagione
31.6 prima di trista e poi di buona mancia.mostra/nascondi nota in-31-6 mancia: in generale, cosa data con la mano.

31.7 Noi demmo il dosso al misero vallonemostra/nascondi nota in-31-7 al misero vallone: alla decima bolgia.
31.8 su per la ripa che 'l cinge dintorno,
31.9 attraversando sanza alcun sermone.

31.10 Quiv'era men che notte e men che giorno,mostra/nascondi nota in-31-10 men che notte: meno scuro che di notte e meno chiaro che di giorno; è una tenebra incerta.
31.11 sì che 'l viso m'andava innanzi poco;mostra/nascondi nota in-31-11 viso : la vista.
31.12 ma io senti' sonare un alto corno,mostra/nascondi nota in-31-12 un alto corno: un suono dal rauco, profondo rimbombo, che avrebbe reso flebile il rumore di un tuono al confronto.

31.13 tanto ch'avrebbe ogne tuon fatto fioco,
31.14 che, contra sé la sua via seguitando,
31.15 dirizzò li occhi miei tutti ad un loco.mostra/nascondi nota in-31-15 dirizzò: attrasse il mio sguardo nel luogo dal quale proveniva.

31.16 Dopo la dolorosa rotta, quandomostra/nascondi nota in-31-16 dolorosa rotta: la disfatta di Roncisvalle (nel 778), in cui Carlo Magno perse la santa schiera (" gesta ") dei paladini.
31.17 Carlo Magno perdé la santa gesta,
31.18 non sonò sì terribilmente Orlando.mostra/nascondi nota in-31-18 Orlando: il paladino, comandante della retroguardia, suonò il corno per chiedere rinforzi.

31.19 Poco portai in là volta la testa,
31.20 che me parve veder molte alte torri;
31.21 ond'io: «Maestro, di', che terra è questa?».

31.22 Ed elli a me: «Però che tu trascorri
31.23 per le tenebre troppo da la lungi,
31.24 avvien che poi nel maginare abborri.mostra/nascondi nota in-31-24 nel maginare abborri : nel valutare le immagini, fai confusione (" abborri " cfr. c. XXV, 144).

31.25 Tu vedrai ben, se tu là ti congiungi,mostra/nascondi nota in-31-25 là ti congiungi: giungi fin là.
31.26 quanto 'l senso s'inganna di lontano;
31.27 però alquanto più te stesso pungi».mostra/nascondi nota in-31-27 pungi: affrettati.

31.28 Poi caramente mi prese per mano,
31.29 e disse: «Pria che noi siamo più avanti,
31.30 acciò che 'l fatto men ti paia strano,

31.31 sappi che non son torri, ma giganti,
31.32 e son nel pozzo intorno da la ripa
31.33 da l'umbilico in giuso tutti quanti».

31.34 Come quando la nebbia si dissipa,
31.35 lo sguardo a poco a poco raffigura
31.36 ciò che cela 'l vapor che l'aere stipa,mostra/nascondi nota in-31-36 'l vapor: il vapore che addensa l'aria (" l'aere stipa ").

31.37 così forando l'aura grossa e scura,
31.38 più e più appressando ver' la sponda,
31.39 fuggiemi errore e cresciemi paura;mostra/nascondi nota in-31-39 fuggiemi: mi fuggiva, dileguava l'errore e mi cresceva la paura, lo smarrimento.

31.40 però che come su la cerchia tonda
31.41 Montereggion di torri si corona,mostra/nascondi nota in-31-41 Montereggion: Monteriggioni, castello senese della val d'Elsa, la cui cerchia di mura era forte di ben quattordici torri.
31.42 così la proda che 'l pozzo circonda

31.43 torreggiavan di mezza la personamostra/nascondi nota in-31-43 torreggiavan: si levavano come torri.
31.44 li orribili giganti, cui minacciamostra/nascondi nota in-31-44 cui minaccia: i giganti, ribellatisi contro il cielo, furono fulminati da Giove alla battaglia di Flegra (cfr. c. XIV, 58 e n. 52).
31.45 Giove del cielo ancora quando tuona.

31.46 E io scorgeva già d'alcun la faccia,mostra/nascondi nota in-31-46 d'alcun: di uno. E' Nembrot (cfr. v. 58 e segg.).
31.47 le spalle e 'l petto e del ventre gran parte,
31.48 e per le coste giù ambo le braccia.

31.49 Natura certo, quando lasciò l'artemostra/nascondi nota in-31-49 Natura: quando la Natura smise di produrre simili mostri (" animali ") fece bene, perché tolse ( " per tòrre ") a Marte tali esecutori di stragi. E se essa non cessa dal produrre elefanti e balene, chi sottilmente la giudichi, la ritiene per questo più saggia e più discreta; poiché dove la capacità di ragione si somma al mal volere ed alla forza, non c'è più possibilità di alcun riparo.
31.50 di sì fatti animali, assai fé bene
31.51 per tòrre tali essecutori a Marte.

31.52 E s'ella d'elefanti e di balene
31.53 non si pente, chi guarda sottilmente,
31.54 più giusta e più discreta la ne tene;

31.55 ché dove l'argomento de la mente
31.56 s'aggiugne al mal volere e a la possa,
31.57 nessun riparo vi può far la gente.

31.58 La faccia sua mi parea lunga e grossa
31.59 come la pina di San Pietro a Roma,mostra/nascondi nota in-31-59 la pina: la pigna di bronzo oggi conservata in Vaticano nel Cortile della Pigna, cui ha dato il nome.
31.60 e a sua proporzione eran l'altre ossa;

31.61 sì che la ripa, ch'era perizomamostra/nascondi nota in-31-61 perizoma: cintura, dai fianchi in giù.
31.62 dal mezzo in giù, ne mostrava ben tanto
31.63 di sovra, che di giugnere a la chioma

31.64 tre Frison s'averien dato mal vanto;mostra/nascondi nota in-31-64 Frison: abitanti della Frisia, famosi per la loro altezza. 66: dal loco: dalla gola.
31.65 però ch'i' ne vedea trenta gran palmi
31.66 dal loco in giù dov'omo affibbia 'l manto.

31.67 «Raphèl maì amècche zabì almi»,mostra/nascondi nota in-31-67 Raphèl: parole volutamente incomprensibili, come quelle di Pluto (cfr. canto VII, 1), foggiate da Dante tramite una calcolata miscela di voci e suoni ebraici.
31.68 cominciò a gridar la fiera bocca,
31.69 cui non si convenia più dolci salmi.

31.70 E 'l duca mio ver lui: «Anima sciocca,
31.71 tienti col corno, e con quel ti disfogamostra/nascondi nota in-31-71 tienti col corno: attieniti al corno e sfogati con quello.
31.72 quand'ira o altra passion ti tocca!

31.73 Cércati al collo, e troverai la sogamostra/nascondi nota in-31-73 la soga: la cinghia.
31.74 che 'l tien legato, o anima confusa,
31.75 e vedi lui che 'l gran petto ti doga».mostra/nascondi nota in-31-75 doga: attraversa.

31.76 Poi disse a me: «Elli stessi s'accusa;
31.77 questi è Nembrotto per lo cui mal cotomostra/nascondi nota in-31-77 Nembrotto: è il biblico primo re di Babilonia, che divisò di costruire la torre di Babele, alta fino al cielo; e per il cui insano pensiero (" mal coto "), in seguito alla confusione delle lingue, non si usa più nel mondo un solo linguaggio.
31.78 pur un linguaggio nel mondo non s'usa.

31.79 Lasciànlo stare e non parliamo a vòto;
31.80 ché così è a lui ciascun linguaggiomostra/nascondi nota in-31-80 è a lui: per lui ciascun linguaggio è come il suo per gli altri, cioè incomprensibile.
31.81 come 'l suo ad altrui, ch'a nullo è noto».

31.82 Facemmo adunque più lungo viaggio,
31.83 vòlti a sinistra; e al trar d'un balestro,mostra/nascondi nota in-31-83 al trar: a un tiro d'arco (" balestro ").
31.84 trovammo l'altro assai più fero e maggio.mostra/nascondi nota in-31-84 maggio: maggiore, più grande (cfr. c. VI, 48).

31.85 A cigner lui qual che fosse 'l maestro,mostra/nascondi nota in-31-85 A cigner: non so dire chi fosse l'artefice (" maestro ") che l'aveva cinto con catene; ma egli era legato con una catena al braccio destro, dietro, e al sinistro (" l'altro ") sul davanti, si che lungo il busto, sulla parte scoperta del corpo, la catena si avvolgeva in cinque giri.
31.86 non so io dir, ma el tenea soccinto
31.87 dinanzi l'altro e dietro il braccio destro

31.88 d'una catena che 'l tenea avvinto
31.89 dal collo in giù, sì che 'n su lo scoperto
31.90 si ravvolgea infino al giro quinto.

31.91 «Questo superbo volle esser esperto
31.92 di sua potenza contra 'l sommo Giove»,
31.93 disse 'l mio duca, «ond'elli ha cotal merto.mostra/nascondi nota in-31-93 merto: ricompensa.

31.94 Fialte ha nome, e fece le gran provemostra/nascondi nota in-31-94 Fialte: o Efialte; figlio di Nettuno, partecipò alla battaglia di Flegra, combattendo dalla parte dei Giganti.
31.95 quando i giganti fer paura a' dèi;
31.96 le braccia ch'el menò, già mai non move».

31.97 E io a lui: «S'esser puote, io vorrei
31.98 che de lo smisurato Briareomostra/nascondi nota in-31-98 Briareo: figlio di Urano e della Terra, era dotato di cento braccia e di cinquanta teste. Partecipò anch'egli alla battaglia di Flegra.
31.99 esperienza avesser li occhi miei».

31.100 Ond'ei rispuose: «Tu vedrai Anteomostra/nascondi nota in-31-100 Anteo: figlio di Nettuno e della Terra, era alto sessanta braccia. Non partecipò alla titanomachia, essendo nato dopo. Perciò ha un trattamento meno duro.
31.101 presso di qui che parla ed è disciolto,
31.102 che ne porrà nel fondo d'ogne reo.mostra/nascondi nota in-31-102 nel fondo: sulla ghiaccia di Cocito, che costituisce il fondo dell'Inferno (" d'ogni reo ").

31.103 Quel che tu vuo' veder, più là è molto,
31.104 ed è legato e fatto come questo,
31.105 salvo che più feroce par nel volto».

31.106 Non fu tremoto già tanto rubesto,
31.107 che scotesse una torre così forte,
31.108 come Fialte a scuotersi fu presto.mostra/nascondi nota in-31-108 fu presto: Efialte, nella sua superbia, non sopporta di esser paragonato e addirittura posposto a Briareo, perciò si agita nelle sue catene.

31.109 Allor temett'io più che mai la morte,
31.110 e non v'era mestier più che la dotta,mostra/nascondi nota in-31-110 e non v'era: e non c'era bisogno d'altro, oltre la paura (" dotta "), per cagionarla (la morte).
31.111 s'io non avessi viste le ritorte.mostra/nascondi nota in-31-111 le ritorte: le catene.

31.112 Noi procedemmo più avante allotta,mostra/nascondi nota in-31-112 allotta: allora.
31.113 e venimmo ad Anteo, che ben cinque alle,mostra/nascondi nota in-31-113 alle: l'alla era unità di misura, originariamente inglese, corrispondente a due braccia e mezzo fiorentine, circa.
31.114 sanza la testa, uscia fuor de la grotta.mostra/nascondi nota in-31-114 grotta: la parete del pozzo ove sono i giganti.

31.115 «O tu che ne la fortunata vallemostra/nascondi nota in-31-115 ne la fortunata valle: la valle del Bagrada, presso Zama, che rese Scipione erede di gloria quando Annibale con i suoi volse le spalle.
31.116 che fece Scipion di gloria reda,
31.117 quand'Anibàl co' suoi diede le spalle,

31.118 recasti già mille leon per preda,mostra/nascondi nota in-31-118 mille leon: si diceva che Anteo abitasse la valle del Bagrada, ove si nutriva di leoni (cfr. Lucano, Farsaglia IV, 601 e seguenti).
31.119 e che, se fossi stato a l'alta guerramostra/nascondi nota in-31-119 l'alta guerra: la titanomachia a Flegra.
31.120 de'tuoi fratelli, ancor par che si creda

31.121 ch'avrebber vinto i figli de la terra;
31.122 mettine giù, e non ten vegna schifo,mostra/nascondi nota in-31-122 mettine: mettici.
31.123 dove Cocito la freddura serra.mostra/nascondi nota in-31-123 dove: dove il freddo gela (" serra ") Cocito.

31.124 Non ci fare ire a Tizio né a Tifo:mostra/nascondi nota in-31-124 Tizio: altro gigante ribelle, come Tifo, cioè Tifeo.
31.125 questi può dar di quel che qui si brama;mostra/nascondi nota in-31-125 questi: Dante può rinverdire sulla terra la memoria dei dannati.
31.126 però ti china, e non torcer lo grifo.mostra/nascondi nota in-31-126 lo grifo: il viso bestiale del gigante.

31.127 Ancor ti può nel mondo render fama,
31.128 ch'el vive, e lunga vita ancor aspetta
31.129 se 'nnanzi tempo grazia a sé nol chiama».

31.130 Così disse 'l maestro; e quelli in fretta
31.131 le man distese, e prese 'l duca mio,
31.132 ond'Ercule sentì già grande stretta.mostra/nascondi nota in-31-132 ond'Ercule: le mani delle quali Ercole patì la terribile presa, quando combatté con Anteo. 136 Qual pare: quale è la sensazione che dà la Garisenda, (la minore delle due torri di Bologna), a chi la guardi sotto il lato dal quale pende, quando una nuvola la sorvola in direzione opposta alla pendenza: cioè sembra cadere….

31.133 Virgilio, quando prender si sentio,
31.134 disse a me: «Fatti qua, sì ch'io ti prenda»;
31.135 poi fece sì ch'un fascio era elli e io.

31.136 Qual pare a riguardar la Carisenda
31.137 sotto 'l chinato, quando un nuvol vada
31.138 sovr'essa sì, ched ella incontro penda;

31.139 tal parve Anteo a me che stava a bada
31.140 di vederlo chinare, e fu tal oramostra/nascondi nota in-31-140 tal ora: un tale momento, che….
31.141 ch'i' avrei voluto ir per altra strada.

31.142 Ma lievemente al fondo che divora
31.143 Lucifero con Giuda, ci sposò;mostra/nascondi nota in-31-143 ci sposò: ci depose, ci posò.
31.144 né sì chinato, lì fece dimora,

31.145 e come albero in nave si levò.

Inferno : Canto 32

32.1 S'io avessi le rime aspre e chiocce,
32.2 come si converrebbe al tristo bucomostra/nascondi nota in-32-2 tristo buco: il pozzo estremo dell'Infermo, sul quale gravitano ( "pontan") tutti gli altri cerchi ( " rocce " ).
32.3 sovra 'l qual pontan tutte l'altre rocce,

32.4 io premerei di mio concetto il suco
32.5 più pienamente; ma perch'io non l'abbo,mostra/nascondi nota in-32-5 l'abbo: l'ho (cfr. lat. habeo).
32.6 non sanza tema a dicer mi conduco;mostra/nascondi nota in-32-6 mi conduco: mi induco.

32.7 ché non è impresa da pigliare a gabbomostra/nascondi nota in-32-7 a gabbo: alla leggera.
32.8 discriver fondo a tutto l'universo,mostra/nascondi nota in-32-8 discriver fondo: descrivere l'ultimo cerchio dell'Inferno, che costituisce il fondo dell'universo.
32.9 né da lingua che chiami mamma o babbo.mostra/nascondi nota in-32-9 né da lingua: né da lingua balbettante alla maniera infantile.

32.10 Ma quelle donne aiutino il mio versomostra/nascondi nota in-32-10 quelle donne: le Muse.
32.11 ch'aiutaro Anfione a chiuder Tebe,mostra/nascondi nota in-32-11 Anfione: secondo la leggenda, i1 poeta Anfione, aiutato dalle Muse, con il suono della cetra mosse le pietre a formare le mura di Tebe.
32.12 sì che dal fatto il dir non sia diverso.mostra/nascondi nota in-32-12 il dir non sia diverso: le parole siano adeguate al fatto.

32.13 Oh sovra tutte mal creata plebemostra/nascondi nota in-32-13 sovra tutte: la plebaglia delle anime contenute nel cerchio più profondo è la peggiore di tutte.
32.14 che stai nel loco onde parlare è duro,mostra/nascondi nota in-32-14 onde: di cui.
32.15 mei foste state qui pecore o zebe!mostra/nascondi nota in-32-15 mei: meglio. Zebe sono le capre.

32.16 Come noi fummo giù nel pozzo scuro
32.17 sotto i piè del gigante assai più bassi,mostra/nascondi nota in-32-17 sotto i piè: ad un livello inferiore al punto ove poggiano i piedi di Anteo, perché il fondo dell'Infermo è tutto in pendenza verso il centro e tale è pure l'andamento della ghiaccia di Cocito.
32.18 e io mirava ancora a l'alto muro,

32.19 dicere udi'mi: «Guarda come passi:
32.20 va sì, che tu non calchi con le piante
32.21 le teste de' fratei miseri lassi».mostra/nascondi nota in-32-21 de' fratei: di noi dannati, che pur siamo tuoi fratelli.

32.22 Per ch'io mi volsi, e vidimi davantemostra/nascondi nota in-32-22 vidimi davante: comincia la descrizione della ghiaccia, cui già Virgilio ha accennato senza entrare in particolari (cfr. c. XIV, 119 e segg.).
32.23 e sotto i piedi un lago che per gelo
32.24 avea di vetro e non d'acqua sembiante.mostra/nascondi nota in-32-24 sembiante: aspetto.

32.25 Non fece al corso suo sì grosso velomostra/nascondi nota in-32-25 grosso velo: lo spesso strato di ghiaccio formato in inverno dal Danubio (" Danoia ") in Austria (" Osterlicchi " = Oesterreich), o dal Don (" Tanaì ") in Russia ( " freddo cielo " ).
32.26 di verno la Danoia in Osterlicchi,
32.27 né Tanai là sotto 'l freddo cielo,

32.28 com'era quivi; che se Tambernicchimostra/nascondi nota in-32-28 Tambernicchi: monte probabilmente identificabile con la Tambura, trova nelle Alpi Apuane anche Pietrapana, che oggi si chiama Pania della Croce.Questi due monti, se fossero caduti sulla ghiaccia di Cocito, non ne avrebbero incrinato la superficie (" fatto cricchi ") neppure ai bordi, dove lo strato è più sottile.
32.29 vi fosse sù caduto, o Pietrapana,
32.30 non avria pur da l'orlo fatto cricchi.

32.31 E come a gracidar si sta la rana
32.32 col muso fuor de l'acqua, quando sognamostra/nascondi nota in-32-32 quando sogna: quando la contadina rivede in sogno il lavoro di spigolatura svolto durante il giorno: cioè in estate.
32.33 di spigolar sovente la villana;

32.34 livide, insin là dove appar vergognamostra/nascondi nota in-32-34 dove appar vergogna: il viso, che arrossisce per vergogna.
32.35 eran l'ombre dolenti ne la ghiaccia,
32.36 mettendo i denti in nota di cicogna.mostra/nascondi nota in-32-36 i denti: battendo i denti come la cicogna suole battere il becco.

32.37 Ognuna in giù tenea volta la faccia;
32.38 da bocca il freddo, e da li occhi il cor tristomostra/nascondi nota in-32-38 da bocca: il freddo è testimoniato dal vibrare della bocca e il dolore dell'animo dal pianto degli occhi.
32.39 tra lor testimonianza si procaccia.

32.40 Quand'io m'ebbi dintorno alquanto visto,
32.41 volsimi a' piedi, e vidi due sì stretti,mostra/nascondi nota in-32-41 a' piedi: per vedere chi parla.
32.42 che 'l pel del capo avieno insieme misto.

32.43 «Ditemi, voi che sì strignete i petti»,
32.44 diss'io, «chi siete?». E quei piegaro i colli;
32.45 e poi ch'ebber li visi a me eretti,

32.46 li occhi lor, ch'eran pria pur dentro molli,mostra/nascondi nota in-32-46 pria pur: prima bagnati di pianto soltanto nell'interno.
32.47 gocciar su per le labbra, e 'l gelo strinsemostra/nascondi nota in-32-47 strinse: coagulò, ghiacciandole, tra le palpebre (" tra essi ").
32.48 le lagrime tra essi e riserrolli.

32.49 Con legno legno spranga mai non cinsemostra/nascondi nota in-32-49 Con legno: mai spranga di ferro non congiunse legno con legno, forte in quel modo.
32.50 forte così; ond'ei come due becchimostra/nascondi nota in-32-50 becchi: caproni.
32.51 cozzaro insieme, tanta ira li vinse.

32.52 E un ch'avea perduti ambo li orecchi
32.53 per la freddura, pur col viso in giùe,mostra/nascondi nota in-32-53 pur col viso in giùe: sempre tenendo il viso basso, per evitare il congelamento delle lacrime.
32.54 disse: «Perché cotanto in noi ti specchi?mostra/nascondi nota in-32-54 ti specchi: ci guardi con attenta insistenza?.

32.55 Se vuoi saper chi son cotesti due,mostra/nascondi nota in-32-55 cotesti due: sono Napoleone ed Alessandro Alberti, figli di Alberto, conte di Mangona, signore dei castelli di Vernio e di Cerbaia, in val di Bisenzio, che li ebbe entrambi dalla contessa Gualdrada (" D'un corpo usciro "). Nemici tra loro poiché Napoleone era ghibellino e Alessandro guelfo, si uccisero a vicenda per una questione d'interesse. Perciò stanno nella Caina, prima zona della ghiaccia, dove son puniti i traditori dei parenti.
32.56 la valle onde Bisenzo si dichina
32.57 del padre loro Alberto e di lor fue.

32.58 D'un corpo usciro; e tutta la Caina
32.59 potrai cercare, e non troverai ombra
32.60 degna più d'esser fitta in gelatina;mostra/nascondi nota in-32-60 gelatina: luogo gelato.

32.61 non quelli a cui fu rotto il petto e l'ombramostra/nascondi nota in-32-61 non quelli: non Mordréc, nipote o figlio di re Artù, che per aver tentato di togliergli a tradimento la vita e il regno, fu ucciso dallo stesso Artù con un colpo di lancia che, dopo avergli attraversato il petto, gli forò il torace in modo che per la ferita passò un raggio di sole rompendo così anche l'ombra proiettata dal corpo.
32.62 con esso un colpo per la man d'Artù;
32.63 non Focaccia; non questi che m'ingombramostra/nascondi nota in-32-63 Focaccia: è Vanni dei Cancellieri, di Pistoia, che, per motivi politici, uccise a tradimento un suo cugino di parte nera, Detto dei Cancellieri.

32.64 col capo sì, ch'i' non veggio oltre più,
32.65 e fu nomato Sassol Mascheroni;mostra/nascondi nota in-32-65 Sassol Mascheroni: per impossessarsi di una eredità, uccise a tradimento il cugino, ancora fanciullo. Il delitto ebbe larga risonanza in Toscana e ciò spiega il v. 66.
32.66 se tosco se', ben sai omai chi fu.

32.67 E perché non mi metti in più sermoni,
32.68 sappi ch'i' fu' il Camicion de' Pazzi;mostra/nascondi nota in-32-68 Camicion de' Pazzi: uccise a tradimento un congiunto, sembra il cugino Ubertino dei Pazzi. Egli attende che Carlino dei Pazzi, il quale tradì per denaro i Bianchi di Firenze, vada a finire nell'Antenora, ancor più giù, dove sono puniti i traditori politici, in modo da scagionarlo, cioè da render meno grave, al confronto, la colpa di Camicione.
32.69 e aspetto Carlin che mi scagioni».

32.70 Poscia vid'io mille visi cagnazzimostra/nascondi nota in-32-70 Poscia: si passa all'Antenora, seconda zona della ghiaccia, dove i dannati hanno i visi paonazzi ( " cagnazzi " ) per il freddo.
32.71 fatti per freddo; onde mi vien riprezzo,
32.72 e verrà sempre, de' gelati guazzi.mostra/nascondi nota in-32-72 guazzi: guadi.

32.73 E mentre ch'andavamo inver' lo mezzo
32.74 al quale ogne gravezza si rauna,
32.75 e io tremava ne l'etterno rezzo;mostra/nascondi nota in-32-75 rezzo: luogo in ombra e freddo (cfr. c. XVII, 87 e n.).

32.76 se voler fu o destino o fortuna,mostra/nascondi nota in-32-76 se voler: se fosse un inconscio desiderio (" voler ") o volere di Dio (" destino " ) o un caso ( " fortuna ").
32.77 non so; ma, passeggiando tra le teste,
32.78 forte percossi 'l piè nel viso ad una.

32.79 Piangendo mi sgridò: «Perché mi peste?
32.80 se tu non vieni a crescer la vendettamostra/nascondi nota in-32-80 a crescer: ad accrescere la pena in cui il dannato è incorso per il tradimento perpetrato a Montaperti (cfr. v. 106).
32.81 di Montaperti, perché mi moleste?».

32.82 E io: «Maestro mio, or qui m'aspetta,
32.83 si ch'io esca d'un dubbio per costui;
32.84 poi mi farai, quantunque vorrai, fretta».mostra/nascondi nota in-32-84 quantunque: quanto.

32.85 Lo duca stette, e io dissi a colui
32.86 che bestemmiava duramente ancora:
32.87 «Qual se' tu che così rampogni altrui?».mostra/nascondi nota in-32-87 Qual: chi.

32.88 «Or tu chi se' che vai per l'Antenora,mostra/nascondi nota in-32-88 Antenora: la seconda zona è cosi chiamata dal nome di Antenore troiano che, nel Medio Evo, si credeva avesse tradito i suoi a favore dei Greci. Caina è invece così detta dal nome di Caino, che uccise il fratello Abele.
32.89 percotendo», rispuose, «altrui le gote,
32.90 sì che, se fossi vivo, troppo fora?».mostra/nascondi nota in-32-90 se fossi vivo: se fossi vivo non l'avrei tollerato e te l'avrei fatta pagare.

32.91 «Vivo son io, e caro esser ti puote»,
32.92 fu mia risposta, «se dimandi fama,
32.93 ch'io metta il nome tuo tra l'altre note».

32.94 Ed elli a me: «Del contrario ho io brama.mostra/nascondi nota in-32-94 Del contrario: dell'oblio.
32.95 Lèvati quinci e non mi dar più lagna,mostra/nascondi nota in-32-95 lagna: fastidio.
32.96 ché mal sai lusingar per questa lama!».mostra/nascondi nota in-32-96 per questa lama: tale può dirsi il piano di Cocito, lucente e levigato.

32.97 Allor lo presi per la cuticagna,mostra/nascondi nota in-32-97 cuticagna: la parte capelluta della collottola.
32.98 e dissi: «El converrà che tu ti nomi,
32.99 o che capel qui sù non ti rimagna».

32.100 Ond'elli a me: «Perché tu mi dischiomi,mostra/nascondi nota in-32-100 Perché: per quanto mi strappi la chioma (" mi dischiomi ").
32.101 né ti dirò ch'io sia, né mosterrolti,
32.102 se mille fiate in sul capo mi tomi».mostra/nascondi nota in-32-102 mi tomi: mi cadi sul capo (cfr. c. XVI, 63).

32.103 Io avea già i capelli in mano avvolti,
32.104 e tratto glien'avea più d'una ciocca,
32.105 latrando lui con li occhi in giù raccolti,mostra/nascondi nota in-32-105 latrando lui: mentre lui urlava come un cane.

32.106 quando un altro gridò: «Che hai tu, Bocca?mostra/nascondi nota in-32-106 Bocca: è Bocca degli Abati, il quale, combattendo a fianco dei Guelfi a Montaperti, si macchiò di tradimento, poiché tagliò la mano del portainsegne della cavalleria fiorentina. In conseguenza di ciò, vista cadere la propria insegna, i Guelfi si sbandarono e volsero in fuga.
32.107 non ti basta sonar con le mascelle,
32.108 se tu non latri? qual diavol ti tocca?».

32.109 «Omai», diss'io, «non vo' che più favelle,
32.110 malvagio traditor; ch'a la tua onta
32.111 io porterò di te vere novelle».mostra/nascondi nota in-32-111 novelle: notizie.

32.112 «Va via», rispuose, «e ciò che tu vuoi conta;
32.113 ma non tacer, se tu di qua entro eschi,
32.114 di quel ch'ebbe or così la lingua pronta.

32.115 El piange qui l'argento de' Franceschi:mostra/nascondi nota in-32-115 El piange: è Buoso da Duera o Dovera, signore di Cremona. Nel 1265 avrebbe dovuto contrastare il passo a Carlo d'Angiò presso Parma; ma preferì accettare il denaro, che i Francesi gli offrivano, e ritirarsi.
32.116 "Io vidi", potrai dir, "quel da Duera
32.117 là dove i peccatori stanno freschi".

32.118 Se fossi domandato "Altri chi v'era?",mostra/nascondi nota in-32-118 Se fossi domandato: se ti si domandasse.
32.119 tu hai dallato quel di Beccheriamostra/nascondi nota in-32-119 quel di Beccheria: è Tesauro di Beccheria, abate di Vallombrosa e legato pontificio in Toscana, che, accusato di aver cospirato coi ghibellini, dopo il 1258, per la loro restaurazione in Firenze, fu condannato al taglio della gola ( " gorgiera " ).
32.120 di cui segò Fiorenza la gorgiera.

32.121 Gianni de' Soldanier credo che siamostra/nascondi nota in-32-121 Gianni de' Soldanier: fiorentino e ghibellino, durante il governo dei due frati gaudenti (cfr. c. XXIII, 103 e n. 104) del 1266, si fece capo del popolo per fini personali e a danno del suo partito.
32.122 più là con Ganellone e Tebaldello,mostra/nascondi nota in-32-122 Ganellone: è Gano di Maganza, il famoso traditore, colpevole della rotta di Roncisvalle. Tebaldello è un faentino della famiglia Zambrasi, il quale, il 13 novembre 1280 sul far dell'alba (" quando si dormía "), apri le porte della sua città ai Geremei di Bologna, per vendicarsi della burla subita ad opera dei Lambertazzi, i quali vivevano da sei anni rifugiati in Faenza.
32.123 ch'aprì Faenza quando si dormia».

32.124 Noi eravam partiti già da ello,mostra/nascondi nota in-32-124 da ello: da lui.
32.125 ch'io vidi due ghiacciati in una buca,
32.126 sì che l'un capo a l'altro era cappello;mostra/nascondi nota in-32-126 era cappello: era poggiato sull'altro.

32.127 e come 'l pan per fame si manduca,mostra/nascondi nota in-32-127 si manduca: si mangia (cfr. lat. manducare).
32.128 così 'l sovran li denti a l'altro posemostra/nascondi nota in-32-128 'l sovran: quello posto sopra, che " era cappello ".
32.129 là 've 'l cervel s'aggiugne con la nuca:

32.130 non altrimenti Tideo si rosemostra/nascondi nota in-32-130 non altrimenti: Tideo, ferito da Menalippo alla guerra dei sette contro Tebe, e fattosi consegnare da Capaneo la testa di quello, ne rose le tempie, non altrimenti da come quello ( " che quei " ) faceva con il teschio e il resto.
32.131 le tempie a Menalippo per disdegno,
32.132 che quei faceva il teschio e l'altre cose.

32.133 «O tu che mostri per sì bestial segno
32.134 odio sovra colui che tu ti mangi,
32.135 dimmi 'l perché», diss'io, «per tal convegno,mostra/nascondi nota in-32-135 convegno: patto.

32.136 che se tu a ragion di lui ti piangi,
32.137 sappiendo chi voi siete e la sua pecca,
32.138 nel mondo suso ancora io te ne cangi,mostra/nascondi nota in-32-138 te ne cangi: io te ne ricambi.

32.139 se quella con ch'io parlo non si secca».mostra/nascondi nota in-32-139 se quella: se la mia lingua.

Inferno : Canto 33

33.1 La bocca sollevò dal fiero pasto
33.2 quel peccator, forbendola a' capellimostra/nascondi nota in-33-2 forbendola: nettandola (da forbire, cfr. c. XV; 69), con i capelli del capo che egli aveva guastato ( " guasto " ), mordendolo, sulla nuca (" di retro "). 4: rinovelli: rinnovi, rievochi.
33.3 del capo ch'elli avea di retro guasto.

33.4 Poi cominciò: «Tu vuo' ch'io rinovelli
33.5 disperato dolor che 'l cor mi preme
33.6 già pur pensando, pria ch'io ne favelli.mostra/nascondi nota in-33-6 già pur pensando: al solo pensarci, prima ancor che ne parli.

33.7 Ma se le mie parole esser dien sememostra/nascondi nota in-33-7 dien: devono essere ragione (" seme ") d'infamia.
33.8 che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,
33.9 parlar e lagrimar vedrai insieme.mostra/nascondi nota in-33-9 parlar e lagrimar: si ricordi il c. V, 126.

33.10 Io non so chi tu se' né per che modo
33.11 venuto se' qua giù; ma fiorentino
33.12 mi sembri veramente quand'io t'odo.

33.13 Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino,mostra/nascondi nota in-33-13 conte Ugolino: è Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico. L'arcivescovo è Ruggieri degli Ubaldini, nipote del cardinale Ottaviano (cfr. c. X, 120 e n.119).
33.14 e questi è l'arcivescovo Ruggieri:mostra/nascondi nota in-33-14 questi: è il cranio spolpato, il " fiero pasto ".
33.15 or ti dirò perché i son tal vicino.mostra/nascondi nota in-33-15 tal: simile, così fatto.

33.16 Che per l'effetto de' suo' mai pensieri,
33.17 fidandomi di lui, io fossi preso
33.18 e poscia morto, dir non è mestieri;mostra/nascondi nota in-33-18 dir nón è mestieri: non è necessario dire che io fui preso e ucciso, fidandomi di lui, in conseguenza dei suoi malvagi pensieri. La storia, alquanto incerta, è questa: il conte Ugolino apparteneva a famiglia pisana di parte ghibellina ma, accordatosi col genero Giovanni Visconti, tradì i suoi e contribuì all'instaurazione del governo guelfo in Pisa. Esiliato, riuscì a tornare nella sua città, nel 1278, sorretto dalle armi dei Guelfi; in seguito divenne capo della flotta sconfitta dai Genovesi alla Meloria nel 1284. Fatto podestà di Pisa nel tempo in cui Genova strinse alleanza con Firenze e Lucca contro la sua città, Ugolino, per incrinare, come sembra, quella alleanza, cedette alle due città toscane alcuni castelli pisani, il che gli fu imputato a tradimento (cfr. vv. 85-86). Tornato a prevalere in Pisa il partito ghibellino, dopo il 1288, Ugolino tentò un riaccostamento ai suoi antichi compagni, ma l'arcivescovo Ruggieri, acceso ghibellino, fingendo di essergli amico, dopo averlo chiamato a Pisa, gli suscitò contro l'odio popolare, sfruttando la voce del tradimento operato con la cessione dei castelli; in conseguenza di ciò, Ugolino fu arrestato e imprigionato con due figli e due nipoti finché, dopo otto mesi, nel febbraio 1289 fu lasciato morire di fame. Ugolino è punito nell'Antenora per il tradimento verso i Guelfi e l'arcivescovo per quello verso Ugolino.

33.19 però quel che non puoi avere inteso,
33.20 cioè come la morte mia fu cruda,
33.21 udirai, e saprai s'e' m'ha offeso.mostra/nascondi nota in-33-21 m'ha offeso: si ricordi il c. V, 102.

33.22 Breve pertugio dentro da la Mudamostra/nascondi nota in-33-22 Muda: è la torre dei Gualandi, ove Ugolino fu rinchiuso. Muda è il luogo dove si pongono gli uccelli cacciatori a mutare le penne.
33.23 la qual per me ha 'l titol de la fame,mostra/nascondi nota in-33-23 per me: per causa mia è stata ribattezzata "torre della Fame".
33.24 e che conviene ancor ch'altrui si chiuda,mostra/nascondi nota in-33-24 e che conviene: e in cui sarebbe bene rinchiudere anche altri più di me colpevoli.

33.25 m'avea mostrato per lo suo forame
33.26 più lune già, quand'io feci 'l mal sonnomostra/nascondi nota in-33-26 più lune: diversi mesi.
33.27 che del futuro mi squarciò 'l velame.

33.28 Questi pareva a me maestro e donno,mostra/nascondi nota in-33-28 Questi: l'arcivescovo Ruggieri, nel sogno, mi appariva come direttore (" maestro " ) e signore ( " donno " ) della caccia.
33.29 cacciando il lupo e ' lupicini al montemostra/nascondi nota in-33-29 al monte: il monte San Giuliano, per il cui ostacolo i Pisani non possono vedere Lucca.
33.30 per che i Pisan veder Lucca non ponno.

33.31 Con cagne magre, studiose e contemostra/nascondi nota in-33-31 studiose e conte: bramose e ben ammaestrate.
33.32 Gualandi con Sismondi e con Lanfranchimostra/nascondi nota in-33-32 Gualandi: con i Sismondi e i Lanfranchi era tra le più influenti famiglie ghibelline.
33.33 s'avea messi dinanzi da la fronte.mostra/nascondi nota in-33-33 dinanzi da la fronte: innanzi a sè.

33.34 In picciol corso mi parieno stanchi
33.35 lo padre e ' figli, e con l'agute scanemostra/nascondi nota in-33-35 scane: zanne.
33.36 mi parea lor veder fender li fianchi.

33.37 Quando fui desto innanzi la dimane,mostra/nascondi nota in-33-37 innanzi la dimane: prima dell'alba; i sogni avuti in quell'ora erano considerati premonitori (cfr. c. XXVI, 7 e Purg. c. IX, 16).
33.38 pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuolimostra/nascondi nota in-33-38 i miei figliuoli: con Ugolino erano prigionieri i figli Gaddo e Uguiccione; e i nipoti Nino, detto il Brigata, e Anselmuccio, figli del primogenito di Ugolino, Guelfo II.
33.39 ch'eran con meco, e dimandar del pane.

33.40 Ben se' crudel, se tu già non ti duoli
33.41 pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava;mostra/nascondi nota in-33-41 s'annunziava: presagiva a sè stesso.
33.42 e se non piangi, di che pianger suoli?

33.43 Già eran desti, e l'ora s'appressava
33.44 che 'l cibo ne solea essere addotto,
33.45 e per suo sogno ciascun dubitava;mostra/nascondi nota in-33-45 dubitava: temeva per un sogno analogo. Infatti essi avevano pianto nel sonno (cfr. v. 38).

33.46 e io senti' chiavar l'uscio di sottomostra/nascondi nota in-33-46 chiavar: inchiodare (dal lat. clavus: chiodo).
33.47 a l'orribile torre; ond'io guardai
33.48 nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

33.49 Io non piangea, sì dentro impetrai:mostra/nascondi nota in-33-49 impetrai: impietrii, divenni di pietra.
33.50 piangevan elli; e Anselmuccio mio
33.51 disse: "Tu guardi sì, padre! che hai?".

33.52 Perciò non lacrimai né rispuos'io
33.53 tutto quel giorno né la notte appresso,
33.54 infin che l'altro sol nel mondo uscìo.

33.55 Come un poco di raggio si fu messo
33.56 nel doloroso carcere, e io scorsi
33.57 per quattro visi il mio aspetto stesso,mostra/nascondi nota in-33-57 per: attraverso.

33.58 ambo le man per lo dolor mi morsi;
33.59 ed ei, pensando ch'io 'l fessi per vogliamostra/nascondi nota in-33-59 'l fessi: lo facessi per desiderio di mangiare (" manicar ").
33.60 di manicar, di subito levorsimostra/nascondi nota in-33-60 levorsi: si levarono.

33.61 e disser: "Padre, assai ci fia men doglia
33.62 se tu mangi di noi: tu ne vestisti
33.63 queste misere carni, e tu le spoglia".

33.64 Queta'mi allor per non farli più tristi;
33.65 lo dì e l'altro stemmo tutti muti;
33.66 ahi dura terra, perché non t'apristi?

33.67 Poscia che fummo al quarto dì venuti,
33.68 Gaddo mi si gittò disteso a' piedi,
33.69 dicendo: ``Padre mio, ché non mi aiuti?''.

33.70 Quivi morì; e come tu mi vedi,
33.71 vid'io cascar li tre ad uno ad uno
33.72 tra 'l quinto dì e 'l sesto; ond'io mi diedi,

33.73 già cieco, a brancolar sovra ciascuno,
33.74 e due dì li chiamai, poi che fur morti.mostra/nascondi nota in-33-74 poi che: dopo che.
33.75 Poscia, più che 'l dolor, poté 'l digiuno».mostra/nascondi nota in-33-75 più che 'l dolor: mentre il dolore non mi aveva ucciso, il lungo digiuno ebbe ragione delle mie forze residue. Ma l'oscuro verso non respinge una diversa chiosa esegetica: "poi, sull'angoscia, ebbe il sopravvento la fame", cioè "finii per cibarmi dei cadaveri di figli e nipoti".

33.76 Quand'ebbe detto ciò, con li occhi tortimostra/nascondi nota in-33-76 torti: biechi.
33.77 riprese 'l teschio misero co'denti,
33.78 che furo a l'osso, come d'un can, forti.

33.79 Ahi Pisa, vituperio de le genti
33.80 del bel paese là dove 'l sì suona,mostra/nascondi nota in-33-80 'l sì suona: il paese ove si afferma col sì è l'Italia.
33.81 poi che i vicini a te punir son lenti,mostra/nascondi nota in-33-81 i vicini: i Fiorentini e i Lucchesi.

33.82 muovasi la Capraia e la Gorgona,mostra/nascondi nota in-33-82 la Capraia e la Gorgona: sono due isolette poste alla foce dell'Arno, fiume che attraversa Pisa.
33.83 e faccian siepe ad Arno in su la foce,
33.84 sì ch'elli annieghi in te ogne persona!

33.85 Ché se 'l conte Ugolino aveva voce
33.86 d'aver tradita te de le castella,
33.87 non dovei tu i figliuoi porre a tal croce.

33.88 Innocenti facea l'età novella,mostra/nascondi nota in-33-88 novella Tebe: nell'antichità Tebe fu famosa per le tragiche vicende della stirpe di Cadmo (elr. c. XXVI, n. 54 e c. XXX, n. 1).
33.89 novella Tebe, Uguiccione e 'l Brigata
33.90 e li altri due che 'l canto suso appella.

33.91 Noi passammo oltre, là 've la gelata
33.92 ruvidamente un'altra gente fascia,
33.93 non volta in giù, ma tutta riversata.mostra/nascondi nota in-33-93 riversata: supina.

33.94 Lo pianto stesso lì pianger non lascia,mostra/nascondi nota in-33-94 lì: siamo nella terza zona della ghiaccia, la Tolomea, così detta, forse, dal biblico Tolomeo che uccise a tradimento il suocero e due cognati da lui invitati a banchetto, o dal Tolomeo re d'Egitto, che fece uccidere Pompeo. Qui sono puniti i traditori degli ospiti. La pena consiste nel fatto che il pianto si ghiaccia sulle palpebre e non lascia uscire le lacrime; per cui il pianto doloroso, che trova ostacolo (" rintoppo ") sugli occhi, si volge all'interno per accrescere lo strazio.
33.95 e 'l duol che truova in su li occhi rintoppo,
33.96 si volge in entro a far crescer l'ambascia;

33.97 ché le lagrime prime fanno groppo,
33.98 e sì come visiere di cristallo,
33.99 riempion sotto 'l ciglio tutto il coppo.mostra/nascondi nota in-33-99 il coppo: la cavità che contiene l'occhio.

33.100 E avvegna che, sì come d'un callo,mostra/nascondi nota in-33-100 E avvegna che: e sebbene; come accade in una callosità, per il freddo ogni sensibilità ( " sentimento " ) avesse cessato di albergare (" stallo " : dimora) sul mio viso.
33.101 per la freddura ciascun sentimento
33.102 cessato avesse del mio viso stallo,

33.103 già mi parea sentire alquanto vento:
33.104 per ch'io: «Maestro mio, questo chi move?
33.105 non è qua giù ogne vapore spento?».mostra/nascondi nota in-33-105 vapore: si credeva che il vento fosse originato dall'evaporazione provocata dal calore del sole; e ciò non può accadere nel buio Inferno.

33.106 Ond'elli a me: «Avaccio sarai dovemostra/nascondi nota in-33-106 Avaccio: presto; tra non molto.
33.107 di ciò ti farà l'occhio la risposta,
33.108 veggendo la cagion che 'l fiato piove».

33.109 E un de' tristi de la fredda crosta
33.110 gridò a noi: «O anime crudeli,
33.111 tanto che data v'è l'ultima posta,mostra/nascondi nota in-33-111 tanto che: crudeli al punto che vi è stata assegnata l'ultima dimora ( " posta " ), cioè l'ultima zona di Cocito. Il dannato ha udito le parole di Virgilio: " Avaccio…".

33.112 levatemi dal viso i duri veli,mostra/nascondi nota in-33-112 i duri veli: le lacrime coagulate dal freddo.
33.113 sì ch'io sfoghi 'l duol che 'l cor m'impregna,mostra/nascondi nota in-33-113 m'impregna: mi gonfia.
33.114 un poco, pria che 'l pianto si raggeli».

33.115 Per ch'io a lui: «Se vuo' ch'i' ti sovvegna,mostra/nascondi nota in-33-115 ti sovvegna: ti soccorra.
33.116 dimmi chi se', e s'io non ti disbrigo,mostra/nascondi nota in-33-116 e s'io non ti disbrigo: se non ti libero dalle lacrime ghiacciate, possa io raggiungere il fondo della ghiaccia. Ma la promessa è una specie di tradimento che ben si addice al traditore (cfr. v. 149 e seg.).
33.117 al fondo de la ghiaccia ir mi convegna».

33.118 Rispuose adunque: «I' son frate Alberigo;mostra/nascondi nota in-33-118 frate Alberigo: è Alberigo di Ugolino dei Manfredi, di Faenza, frate gaudente e caporione guelfo di Firenze. Nel corso di un alterco con Manfredo Manfredi fu schiaffeggiato dal figlio di questi, Alberghetto. Fingendosi riconciliato, li invitò a banchetto nella villa di Cesato e li fece uccidere entrambi (2 maggio 1285), al segnale convenuto: " Vengano le frutta ". Ciò spiega il v. 119.
33.119 i' son quel da le frutta del mal orto,
33.120 che qui riprendo dattero per figo».mostra/nascondi nota in-33-120 dattero per figo: variante del proverbio : " rendere pan per focaccia ".

33.121 «Oh!», diss'io lui, «or se' tu ancor morto?».mostra/nascondi nota in-33-121 ancor: già. Nella primavera del 1300 frate Alberigo era ancora vivo; come il suo corpo potesse trovarsi sulla terra e la sua anima all'Inferno, è spiegato nei vv. segg.
33.122 Ed elli a me: «Come 'l mio corpo stea
33.123 nel mondo sù, nulla scienza porto.mostra/nascondi nota in-33-123 nulla scïenza porto: non so.

33.124 Cotal vantaggio ha questa Tolomea,mostra/nascondi nota in-33-124 vantaggio: prerogativa, caratteristica della Tolomea.
33.125 che spesse volte l'anima ci cade
33.126 innanzi ch'Atropòs mossa le dea.mostra/nascondi nota in-33-126 innanzi: prima che Atropos, una delle tre Parche, dia (" dea ") all'anima la spinta (" mossa ") recidendo lo stame della vita.

33.127 E perché tu più volentier mi rade
33.128 le 'nvetriate lagrime dal volto,
33.129 sappie che, tosto che l'anima trademostra/nascondi nota in-33-129 trade: tradisce. Quindi, non appena il traditore pecca, il suo corpo è occupato da un demonio e l'anima precipita nell'Inferno. Il tradimento, secondo Dante, uccide istantaneamente l'anima.

33.130 come fec'io, il corpo suo l'è tolto
33.131 da un demonio, che poscia il governa
33.132 mentre che 'l tempo suo tutto sia vòlto.

33.133 Ella ruina in sì fatta cisterna;mostra/nascondi nota in-33-133 cisterna: pozzo.
33.134 e forse pare ancor lo corpo susomostra/nascondi nota in-33-134 pare: appare, è visibile.
33.135 de l'ombra che di qua dietro mi verna.mostra/nascondi nota in-33-135 de l'ombra: dello spirito che qua dietro trascorre l'eterna invernata (" verna ").

33.136 Tu 'l dei saper, se tu vien pur mo giuso:
33.137 elli è ser Branca Doria, e son più annimostra/nascondi nota in-33-137 Branca Doria: nobile genovese, genero di Michele Zanche (cfr. c. XXII, 88 e n.), aspirando alla signoria del Logudoro, in Sardegna, invitò il suocero e lo fece uccidere durante il pranzo. L'assassinio è del 1275 (o del 1290?), perciò Branca Doria, ancor vivo nel corpo, è nella Tolomea da 25 anni (o da 10).
33.138 poscia passati ch'el fu sì racchiuso».

33.139 «Io credo», diss'io lui, «che tu m'inganni;
33.140 ché Branca Doria non morì unquanche,mostra/nascondi nota in-33-140 unquanche: non ancora. Visse fino al 1325.
33.141 e mangia e bee e dorme e veste panni».

33.142 «Nel fosso sù», diss'el, «de' Malebranche,
33.143 là dove bolle la tenace pece,
33.144 non era ancor giunto Michel Zanche,

33.145 che questi lasciò il diavolo in sua vece
33.146 nel corpo suo, ed un suo prossimanomostra/nascondi nota in-33-146 prossimano: congiunto, parente.
33.147 che 'l tradimento insieme con lui fece.

33.148 Ma distendi oggimai in qua la mano;mostra/nascondi nota in-33-148 oggimai: ormai.
33.149 aprimi li occhi». E io non gliel'apersi;
33.150 e cortesia fu lui esser villano.mostra/nascondi nota in-33-150 e cortesia: e fu cortesia esser villano con lui (cfr. c. XX, 28).

33.151 Ahi Genovesi, uomini diversimostra/nascondi nota in-33-151 diversi: alieni da ogni buon costume.
33.152 d'ogne costume e pien d'ogne magagna,
33.153 perché non siete voi del mondo spersi?

33.154 Ché col peggiore spirto di Romagnamostra/nascondi nota in-33-154 spirto di Romagna: il faentino frate Alberigo.
33.155 trovai di voi un tal, che per sua opramostra/nascondi nota in-33-155 per sua opra: per il suo tradimento, in spirito già è immerso in Cocito e, fisicamente, appare ancor vivo nel mondo.
33.156 in anima in Cocito già si bagna,

33.157 e in corpo par vivo ancor di sopra.

Inferno : Canto 34

34.1 «Vexilla regis prodeunt infernimostra/nascondi nota in-34-1 Vexilla: i vessilli del re dell'Inferno si protendono verso di noi. Le prime tre parole appartengono all'Inno allo Croce di Venanzio Fortunato (sec. VI). I vessilli sono le ali di Lucifero.
34.2 verso di noi; però dinanzi mira»,
34.3 disse 'l maestro mio «se tu 'l discerni».

34.4 Come quando una grossa nebbia spira,
34.5 o quando l'emisperio nostro annotta,mostra/nascondi nota in-34-5 l'emisperio: il nostro emisfero diviene buio perché scende la notte.
34.6 par di lungi un molin che 'l vento gira,mostra/nascondi nota in-34-6 par: appare un molino che i1 vento fa girare.

34.7 veder mi parve un tal dificio allotta;mostra/nascondi nota in-34-7 un tal dificio allotta: un tal edifico allora.
34.8 poi per lo vento mi ristrinsi retro
34.9 al duca mio; ché non lì era altra grotta.mostra/nascondi nota in-34-9 altra grotta: altro riparo.

34.10 Già era, e con paura il metto in metro,
34.11 là dove l'ombre tutte eran coperte,mostra/nascondi nota in-34-11 là: siamo nella Giudecca, quarta zona di Cocito; dove sono puniti i traditori dei benefattori e che prende il nome da Giuda, che tradì Cristo. I dannati sono immersi nel ghiaccio, in varie posizioni.
34.12 e trasparien come festuca in vetro.

34.13 Altre sono a giacere; altre stanno erte,
34.14 quella col capo e quella con le piante;
34.15 altra, com'arco, il volto a' piè rinverte.mostra/nascondi nota in-34-15 rinverte: ripiega il volto verso i piedi come arcuandosi.

34.16 Quando noi fummo fatti tanto avante,
34.17 ch'al mio maestro piacque di mostrarmi
34.18 la creatura ch'ebbe il bel sembiante,mostra/nascondi nota in-34-18 la creatura: Lucifero, prima della ribellione era l'angelo più bello (" ch'ebbe il bel sembiante ").

34.19 d'innanzi mi si tolse e fé restarmi,
34.20 «Ecco Dite», dicendo, «ed ecco il locomostra/nascondi nota in-34-20 Dite: è il nome dell'antico dio dell'Averno, che qui Dante attribuisce a Lucifero.
34.21 ove convien che di fortezza t'armi».

34.22 Com'io divenni allor gelato e fioco,
34.23 nol dimandar, lettor, ch'i' non lo scrivo,
34.24 però ch'ogne parlar sarebbe poco.

34.25 Io non mori' e non rimasi vivo:
34.26 pensa oggimai per te, s'hai fior d'ingegno,mostra/nascondi nota in-34-26 fior: un poco (cfr. c. XXV, 144).
34.27 qual io divenni, d'uno e d'altro privo.mostra/nascondi nota in-34-27 d'uno e d'altro: dell'una e dell'altra cosa, della vita e della morte (cfr. v. 2ó).

34.28 Lo 'mperador del doloroso regnomostra/nascondi nota in-34-28 Lo 'mperador: Lucifero.
34.29 da mezzo 'l petto uscìa fuor de la ghiaccia;
34.30 e più con un gigante io mi convegno,mostra/nascondi nota in-34-30 e più: e più io son proporzionato a un gigante ( " io mi convegno ") di quanto i giganti lo siano alle sue braccia.

34.31 che i giganti non fan con le sue braccia:
34.32 vedi oggimai quant'esser dee quel tutto
34.33 ch'a così fatta parte si confaccia.

34.34 S'el fu sì bel com'elli è ora brutto,
34.35 e contra 'l suo fattore alzò le ciglia,mostra/nascondi nota in-34-35 alzò le ciglia: levò lo sguardo superbo del ribelle; facilmente ne consegue (" ben dee ") che da lui derivi ogni male (" lutto ").
34.36 ben dee da lui proceder ogne lutto.

34.37 Oh quanto parve a me gran maraviglia
34.38 quand'io vidi tre facce a la sua testa!mostra/nascondi nota in-34-38 tre facce: costituiscono un'antitesi della Trinità (cfr. c. III, 5-6).
34.39 L'una dinanzi, e quella era vermiglia;mostra/nascondi nota in-34-39 L'una: una sta al centro, vermiglia, e simboleggia l'Odio (antitesi dell'Amore divino) delle altre due, che s'aggiungevano (" s'aggiugnieno ") a questa, al di sopra di ciascuna spalla, e si univano (" sé giugnieno ") dove gli animali hanno la cresta, la destra, di color gialliccio (" tra bianca e gialla "), simboleggia l'Impotenza (antitesi della divina Potestà), la sinistra, di color nero simile al volto di quelli che vengono dall'Etiopia ove il Nilo scende a valle, simboleggia l'ignoranza (antitesi della Sapienza divina).

34.40 l'altr'eran due, che s'aggiugnieno a questa
34.41 sovresso 'l mezzo di ciascuna spalla,
34.42 e sé giugnieno al loco de la cresta:

34.43 e la destra parea tra bianca e gialla;
34.44 la sinistra a vedere era tal, quali
34.45 vegnon di là onde 'l Nilo s'avvalla.

34.46 Sotto ciascuna uscivan due grand'ali,
34.47 quanto si convenia a tanto uccello:
34.48 vele di mar non vid'io mai cotali.

34.49 Non avean penne, ma di vispistrellomostra/nascondi nota in-34-49 di vispistrello: di pipistrello era il loro atteggiamento (" modo ").
34.50 era lor modo; e quelle svolazzava,mostra/nascondi nota in-34-50 svolazzava: usato transitivamente; le agitava, sì che tre venti si movevano da lui (" ello ").
34.51 sì che tre venti si movean da ello:

34.52 quindi Cocito tutto s'aggelava.mostra/nascondi nota in-34-52 quindi: per conseguenza. E' così spiegata l'origine del vento avvertito da Dante (cfr. c. XXXIII, 1Q0 e segg.).
34.53 Con sei occhi piangea, e per tre menti
34.54 gocciava 'l pianto e sanguinosa bava.

34.55 Da ogne bocca dirompea co' denti
34.56 un peccatore, a guisa di maciulla,mostra/nascondi nota in-34-56 maciulla: arnese per " dirompere " le fibre della canapa.
34.57 sì che tre ne facea così dolenti.

34.58 A quel dinanzi il mordere era nullamostra/nascondi nota in-34-58 A quel dinanzi: al peccatore, divorato dalla bocca centrale, il morso sembrava un nulla, al confronto (" verso ") dei graffi, poiché la schiena talvolta rimaneva tutta spoglia della pelle.
34.59 verso 'l graffiar, che talvolta la schiena
34.60 rimanea de la pelle tutta brulla.

34.61 «Quell'anima là sù c'ha maggior pena»,
34.62 disse 'l maestro, «è Giuda Scariotto,mostra/nascondi nota in-34-62 Giuda: è Giuda Iscariota, il traditore di Cristo.
34.63 che 'l capo ha dentro e fuor le gambe mena.

34.64 De li altri due c'hanno il capo di sotto,
34.65 quel che pende dal nero ceffo è Bruto:mostra/nascondi nota in-34-65 Bruto: Giunio Bruto e Cassio Longino tradirono Cesare, considerato da Dante fondatore della monarchia universale, suprema autorità voluta da Dio non meno dell'autorità del pontefice (cfr. Mon. III, XVI).
34.66 vedi come si storce, e non fa motto!;

34.67 e l'altro è Cassio che par sì membruto.
34.68 Ma la notte risurge, e oramaimostra/nascondi nota in-34-68 la notte: sono dunque trascorse 24 ore dall'inizio del viaggio oltremondano.
34.69 è da partir, ché tutto avem veduto».

34.70 Com'a lui piacque, il collo li avvinghiai;
34.71 ed el prese di tempo e loco poste,mostra/nascondi nota in-34-71 di tempo e loco poste: le opportune condizioni di tempo e di luogo.
34.72 e quando l'ali fuoro aperte assai,

34.73 appigliò sé a le vellute coste;mostra/nascondi nota in-34-73 vellute: ricoperte di pelo (vello).
34.74 di vello in vello giù discese poscia
34.75 tra 'l folto pelo e le gelate croste.mostra/nascondi nota in-34-75 le gelate croste: le incrostazioni di ghiaccio che rivestono le pareti del pozzo, nel quale si trova Lucifero.

34.76 Quando noi fummo là dove la coscia
34.77 si volge, a punto in sul grosso de l'anche,
34.78 lo duca, con fatica e con angoscia,

34.79 volse la testa ov'elli avea le zanche,mostra/nascondi nota in-34-79 volse: Lucifero, con la parte centrale del corpo, occupa il centro della terra. Per salire nell'altro emisfero, Virgilio è costretto a capovolgersi, e questa manovra fa supporre a Dante che si torni nell'Inferno. " Zanche " sono le gambe di Lucifero (cfr. c. XIX, 45 e n. 44).
34.80 e aggrappossi al pel com'om che sale,
34.81 sì che 'n inferno i' credea tornar anche.

34.82 «Attienti ben, ché per cotali scale»,
34.83 disse 'l maestro, ansando com'uom lasso,
34.84 «conviensi dipartir da tanto male».

34.85 Poi uscì fuor per lo fóro d'un sasso,
34.86 e puose me in su l'orlo a sedere;
34.87 appresso porse a me l'accorto passo.mostra/nascondi nota in-34-87 porse: diresse verso di me il suo passo esperto ( " accorto ").

34.88 Io levai li occhi e credetti vedere
34.89 Lucifero com'io l'avea lasciato,
34.90 e vidili le gambe in sù tenere;

34.91 e s'io divenni allora travagliato,
34.92 la gente grossa il pensi, che non vedemostra/nascondi nota in-34-92 la gente grossa: le persone ignoranti.
34.93 qual è quel punto ch'io avea passato.mostra/nascondi nota in-34-93 quel punto: il centro della terra.

34.94 «Lèvati sù», disse 'l maestro, «in piede:
34.95 la via è lunga e 'l cammino è malvagio,
34.96 e già il sole a mezza terza riede».mostra/nascondi nota in-34-96 a mezza terza: il sole, mai nominato nelle indicazioni cronologiche dell'Inferno, torna qui come un presentimento. La mezza terza corrisponde alle 7,30 antimeridiane.

34.97 Non era camminata di palagiomostra/nascondi nota in-34-97 camminata: sala grande e spaziosa, dotata di camino.
34.98 là 'v'eravam, ma natural burellamostra/nascondi nota in-34-98 burella : luogo buio (da buro : buio) fatto ad opera della natura (" natural ").
34.99 ch'avea mal suolo e di lume disagio.mostra/nascondi nota in-34-99 disagio: mancanza.

34.100 «Prima ch'io de l'abisso mi divella,
34.101 maestro mio», diss'io quando fui dritto,
34.102 «a trarmi d'erro un poco mi favella:mostra/nascondi nota in-34-102 d'erro: dall'errore.

34.103 ov'è la ghiaccia? e questi com'è fitto
34.104 sì sottosopra? e come, in sì poc'ora,
34.105 da sera a mane ha fatto il sol tragitto?».

34.106 Ed elli a me: «Tu imagini ancora
34.107 d'esser di là dal centro, ov'io mi presi
34.108 al pel del vermo reo che 'l mondo fóra.mostra/nascondi nota in-34-108 del vermo reo: del ripugnante malvagio (cfr. c. VI, 22), cioè Lucifero.

34.109 Di là fosti cotanto quant'io scesi;
34.110 quand'io mi volsi, tu passasti 'l punto
34.111 al qual si traggon d'ogne parte i pesi.mostra/nascondi nota in-34-111 al qual si traggon : il centro della gravitazione universale, dato che per Dante la Terra costituiva il centro dell'universo.

34.112 E se' or sotto l'emisperio giuntomostra/nascondi nota in-34-112 sotto l'emisperio: sei ora sotto l'emisfero (australe) che è opposto a quello (boreale) che ricopre la terra emersa (" la gran secca ") e sotto il cui punto culminante (" colmo "), cioè sul Golgota presso Gerusalemme, fu ucciso (" consunto ") Gesù che nacque e visse senza peccato.
34.113 ch'è contraposto a quel che la gran secca
34.114 coverchia, e sotto 'l cui colmo consunto

34.115 fu l'uom che nacque e visse sanza pecca:
34.116 tu hai i piedi in su picciola spera
34.117 che l'altra faccia fa de la Giudecca.

34.118 Qui è da man, quando di là è sera;mostra/nascondi nota in-34-118 Qui: nell'emisfero australe è giorno, quando nel boreale è sera.
34.119 e questi, che ne fé scala col pelo,
34.120 fitto è ancora sì come prim'era.

34.121 Da questa parte cadde giù dal cielo;mostra/nascondi nota in-34-121 Da questa parte: dalla parte australe Lucifero precipitò giù dal cielo e la terra di tale emisfero si raccolse tutta nel nostro, per sfuggirlo. Si credeva, infatti, che le terre emerse (cfr. "la gran secca", v. 113) si trovassero soltanto nel nostro emisfero. 127 Luogo: v'è un luogo, laggiù, lontano da Lucifero ( " Belzebù " ) tanto quanto è estesa la burella (" tomba "), riconoscibile ( " noto " ) non perché si veda, ma per il rumore di un ruscelletto che qui discende, attraverso il foro in una roccia erosa dalle acque, con un corso tortuoso e in dolce declivio (" poco pende ").
34.122 e la terra, che pria di qua si sporse,
34.123 per paura di lui fé del mar velo,

34.124 e venne a l'emisperio nostro; e forse
34.125 per fuggir lui lasciò qui loco vòto
34.126 quella ch'appar di qua, e sù ricorse».

34.127 Luogo è là giù da Belzebù remoto
34.128 tanto quanto la tomba si distende,
34.129 che non per vista, ma per suono è noto

34.130 d'un ruscelletto che quivi discende
34.131 per la buca d'un sasso, ch'elli ha roso,
34.132 col corso ch'elli avvolge, e poco pende.

34.133 Lo duca e io per quel cammino ascoso
34.134 intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
34.135 e sanza cura aver d'alcun riposo,

34.136 salimmo sù, el primo e io secondo,
34.137 tanto ch'i' vidi de le cose belle
34.138 che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.

34.139 E quindi uscimmo a riveder le stelle.mostra/nascondi nota in-34-139 quindi: di lì, cioè dal " pertugio tondo ". Con la parola " stelle " si chiudono le tre cantiche.




Sappi che 'l vaso che 'l serpente ruppe | fu e non è; ma chi n'ha colpa, creda | che vendetta di Dio non teme suppe.   •   Purgatorio, Canto 33, Verso 35

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